Cosenza, Radicali visitano il Carcere : area verde chiusa e prezzi alle stelle per i detenuti


Sabato scorso 30 giugno, una Delegazione di Radicali Italiani composta da Emilio Enzo Quintieri e Valentina Anna Moretti, previamente autorizzata dal Consigliere Marco Del Gaudio, Vice Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia su richiesta dell’On. Riccardo Magi, Deputato di Più Europa con Emma Bonino e Segretario Nazionale di Radicali Italiani, ha visitato la Casa Circondariale di Cosenza “Sergio Cosmai” ove è stata ricevuta ed accompagnata dal Comandante di Reparto Commissario Capo Davide Pietro Romano ed altro personale di Polizia Penitenziaria.

Preliminarmente, la Delegazione, prima di accedere alle Sezioni detentive, ha chiesto notizie in ordine all’area verde per i colloqui all’aperto, per la quale lo scorso 29 maggio, all’esito della precedente visita del 7 maggio fatta con gli Studenti dell’Università della Calabria, aveva sollecitato, ancora una volta, l’Amministrazione Penitenziaria a voler ultimare i lavori di rifacimento della stessa, al fine di rendere più gradevole e sereno l’incontro dei detenuti con i propri familiari, specie durante i mesi estivi. Ed infatti, una volta fatto ingresso negli spazi detentivi, numerosi detenuti, appartenenti ai Circuiti della Media e dell’Alta Sicurezza, hanno lamentato l’impossibilità di poter effettuare i colloqui all’aperto con le loro famiglie ed in particolare con figli/nipoti in tenera età o adolescenti e/o genitori anziani. Non si comprende come sia possibile che una progettualità finanziata nel lontano 2015 dalla Cassa delle Ammende, alla data odierna, non sia stata ancora completata e ciò nonostante le ripetute sollecitazioni, puntualmente effettuate all’esito di ogni visita. Stando a quanto riferito, allo stato i lavori sarebbero stati ultimati e mancherebbe soltanto il collaudo da parte dell’Ufficio Tecnico del Prap per la Calabria di Catanzaro. Pertanto, l’Amministrazione Penitenziaria ed in modo particolare il Provveditorato Regionale per la Calabria, è stato invitato dalla Delegazione visitante, per quanto di rispettiva competenza, a voler provvedere con la massima sollecitudine e senza ulteriori perdite di tempo, ad inviare il personale dell’Ufficio Tecnico presso l’Istituto di Cosenza al fin di definire la procedura di collaudo in modo tale che l’area verde venga immediatamente aperta e resa fruibile ai detenuti che, ormai da anni, sono privati di poter effettuare colloqui all’aperto.

Altra problematica, degna di nota, emersa durante i colloqui intrattenuti con i detenuti circa le condizioni di vita detentiva nell’Istituto, riguarda il servizio di sopravvitto. Più precisamente, tantissimi detenuti, hanno lamentato che, proprio nei giorni antecedenti alla visita, sono state apportate delle modifiche al c.d. “Modello 72”, con assurdo aumento dei prezzi ed eliminazione di alcuni prodotti in vendita al sopravvitto. Da una veloce visione del “Modello 72” effettuata dal radicale Quintieri, in effetti, è stato riscontrato che: 1) vi è stato un aumento significativo dei prezzi per molti dei prodotti in vendita al sopravvitto; 2) sono stati eliminati alcuni prodotti di frequente consumo, in particolare quelli per la pulizia personale lasciando, unicamente, ai detenuti la possibilità di acquistarne solo uno; 3) in tutte le Sezioni detentive non è stato rinvenuto affisso alle bacheche il tariffario “Modello 72” vistato dall’Autorità comunale.

L’Ordinamento Penitenziario del 1975 ed il Regolamento di Esecuzione del 2000 stabiliscono che: a) i prezzi del sopravvitto non possono essere superiori a quelli comunemente praticati nel luogo in cui è sito l’Istituto; b) che una rappresentanza dei detenuti composta da tre persone, designata mensilmente per sorteggio, integrata da un delegato del Direttore, scelto tra il personale civile, controlli qualità e prezzi dei generi venduti nell’Istituto; c) che la Direzione assumi mensilmente informazioni dall’Autorità comunale sui prezzi correnti all’esterno relativi ai generi corrispondenti a quelli in vendita da parte dello spaccio o assuma informazioni sui prezzi praticati negli esercizi della grande distribuzione più vicini all’Istituto e d) che i prezzi dei generi in vendita nello spaccio, debbano essere comunicati alla rappresentanza dei detenuti ed adeguati a quelli esterni risultanti dalle informazioni. Inoltre numerose Circolari del Dap emanate dal 1979 al 2011 invitano le Direzioni degli Istituti: ad eseguire costanti, puntuali e penetranti controlli in ordine al servizio del sopravvitto, con particolare attenzione ai prezzi praticati che andranno confrontati, con le informazioni sui prezzi correnti all’esterno, richiesti mensilmente all’Autorità comunale; il tariffario modello 72 deve essere, compatibilmente con le esigenze d’ordine e sicurezza, il più ampio possibile e prevedere tre o quattro articoli dello stesso genere; copia del tariffario, vistato dall’Autorità comunale, con cadenza almeno mensile, deve essere esposto nei reparti detentivi.

Alla luce di quanto riferito dai detenuti e riscontrato dalla Delegazione, in ordine al servizio di sopravvitto, pare che nella Casa Circondariale di Cosenza non vengano scrupolosamente rispettate le norme vigenti e le disposizioni impartite al riguardo dalla stessa Amministrazione Penitenziaria. Per tali ragioni, la Delegazione dei Radicali Italiani, ha invitato l’Amministrazione ed in particolare modo la Direzione dell’Istituto ed il Provveditorato Regionale, di volersi attivare con la massima sollecitudine affinché venga rivisto il “modello 72” per verificare, insieme alla rappresentanza dei detenuti, integrata dal delegato del Direttore, se i prezzi di tutti i generi posti in vendita nell’Istituto siano corrispondenti a quelli degli esercizi della grande distribuzione più vicini all’Istituto ove si praticano i prezzi più bassi, assicurando che il predetto “modello 72” sia il più ampio possibile e che vi siano inseriti almeno 3 o 4 articoli dello stesso genere, di diversa qualità e prezzo. Inoltre, è stato chiesto che tale verifica venga effettuata con cadenza mensile e che copia del “modello 72”, vistato dall’Autorità comunale, venga esposto in tutti i reparti detentivi. Ulteriore proposta della Delegazione è stata quella di stilare un elenco, da diffondere nelle Sezioni, degli altri prodotti alimentari e di conforto, acquistabili dal detenuto con fondi personali (peculio), per il tramite dell’impresa di mantenimento, previa autorizzazione della Direzione e di offrire la possibilità ai ristretti di fruire anche di “offerte speciali” e cioè di sconti così come riscontrato durante delle visite in altri Istituti Penitenziari della Repubblica. Infine, è stato chiesto di conoscere se le mercedi e i relativi contributi assicurativi e previdenziali a favore dei detenuti che esercitano attività lavorativa per la gestione del sopravvitto, siano a carico dell’impresa appaltatrice o, invece, dell’Amministrazione Penitenziaria.

Gli esiti della visita, con una relazione del capodelegazione Emilio Enzo Quintieri, membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, sono stati trasmessi al Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, al Provveditore Regionale Reggente per la Calabria, al Direttore della Casa Circondariale di Cosenza, al Magistrato di Sorveglianza di Cosenza ed al Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti presso il Ministero della Giustizia.

Visita alla Casa Circondariale di Cosenza del 30/06/2018 – Esiti (clicca per leggere)

Calabria, Quintieri (Radicali) tra i papabili alla carica di Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti


Prossimamente, il Consiglio Regionale della Calabria, sarà chiamato ad eleggere il “Garante Regionale dei Diritti delle persone detenute o private della libertà personale”, istituito con Legge Regionale n. 1 del 29/01/2018. Il Garante, che opererà su tutto il territorio regionale in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione, senza essere sottoposto ad alcuna forma di controllo gerarchico o funzionale, dovrà essere eletto con deliberazione adottata a maggioranza dei due terzi dei Consiglieri assegnati. In mancanza di raggiungimento del quorum, dalla terza votazione, l’elezione avverrà a maggioranza semplice dei Consiglieri assegnati.

Tra i papabili alla carica di Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti della Regione Calabria vi è il cetrarese Emilio Enzo Quintieri, laureando in giurisprudenza, membro del Comitato Nazionale dei Radicali Italiani, da tempo a capo della delegazione visitante gli Istituti Penitenziari della Repubblica con particolare riferimento a quelli delle Regioni Calabria, Puglia, Campania e Lazio, autorizzato dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia. Quintieri, inoltre, nel corso degli anni, è stato collaboratore di numerosi membri del Parlamento per la presentazione di atti di sindacato ispettivo e proposte di legge in ambito penitenziario nonché accompagnatore di Deputati e Senatori durante le ispezioni alle Carceri ed agli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Tra l’altro è stato uno dei promotori della Legge Regionale istitutiva del Garante in Calabria, seguendo i lavori presso il Consiglio Regionale e venendo anche audito come esperto a Palazzo Campanella dalla competente Commissione Consiliare. E’ stato più volte candidato alla Camera dei Deputati, nel 2013, con la Lista “Amnistia Giustizia e Libertà” promossa da Marco Pannella ed Emma Bonino ed infine, nel 2018, con la Lista “Più Europa con Emma Bonino”, promossa da Emma Bonino, Benedetto Della Vedova e Bruno Tabacci. Negli ultimi anni, infine, ha portato centinaia di Studenti di Giurisprudenza e Scienze del Servizio Sociale dell’Università della Calabria, accompagnati dai Docenti di Diritto Penale Prof. Mario Caterini e Prof. Sabato Romano, in visita alle Carceri calabresi.

Il Garante, infatti, dovrà essere scelto tra persone di specifica e comprovata formazione, competenza ed esperienza nel campo giuridico – amministrativo e nelle discipline afferenti alla promozione e tutela dei diritti umani o che si siano comunque distinte in attività di impegno sociale, con particolare riguardo ai temi della detenzione, e che offrano garanzie di probità, indipendenza e obiettività.

Intanto, nei prossimi giorni, in attesa che il Consiglio Regionale definisca l’iter per la elezione del Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti, l’esponente dei Radicali Italiani, debitamente autorizzato dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia su richiesta dell’On. Riccardo Magi, farà visita alla Casa Circondariale di Paola (sabato 16), alla Casa Circondariale di Palmi (domenica 17), alla Casa di Reclusione di Rossano (sabato 23) ed infine alla Casa Circondariale di Cosenza (sabato 30). Quintieri durante le visite sarà accompagnato dalla radicale Valentina Anna Moretti, giurista e praticante Avvocato del Foro di Paola, candidata alla carica di Garante Regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Autonoma della Sardegna.

Napoli, Quintieri (Radicali): Solidarietà a Direttore e Polizia Penitenziaria. Pessimo servizio delle Iene


Ieri sera non avevo visto il servizio delle Iene sulla Casa Circondariale di Napoli Poggioreale. Oggi sono andato a rivederlo visto che sono stato sollecitato in tal senso e dopo aver letto su Facebook migliaia di insulti ed offese contro il Direttore dell’Istituto ed il personale del Corpo di Polizia Penitenziaria, ritenuti responsabili di abusi e violenze di ogni genere ai danni dei detenuti.

Conosco da anni Maria Luisa Palma, da qualche mese Direttore della Casa Circondariale di Napoli Poggioreale e posso tranquillamente affermare che é una delle migliori Dirigenti dell’Amministrazione Penitenziaria in Campania che svolge il suo lavoro con tanta professionalità, disponibilità ed umanità. Sfido chiunque a dimostrare il contrario !

L’Amministrazione Penitenziaria, come ho già avuto modo di dire nel corso di una mia recente visita al Carcere di Poggioreale, non poteva fare scelta migliore per continuare la rivoluzionaria e meritoria attività dell’ex Direttore Antonio Fullone, trasferito ad altro superiore incarico dopo la promozione a Dirigente Generale da parte del Governo.

Stesso discorso dicasi per il Reparto di Polizia Penitenziaria guidato dal Comandante, Commissario Coordinatore Gaetano Diglio e dal Vice Comandante, Commissario Capo Antonio Sgambati, due Ufficiali che nulla hanno a che vedere con le precedenti gestioni (quando c’era come Direttore Teresa Abate e Comandante di Reparto il Commissario Salvatore D’Avanzo).

Oggi nel Carcere di Poggioreale la famigerata “cella zero” in cui, negli anni passati, avvenivano i maltrattamenti nei confronti dei detenuti ad opera di alcuni Poliziotti Penitenziari, non esiste più. “Non c’è” come ha detto la Palma durante l’intervista con la iena Giulio Golia. E’ non ci sono più nemmeno i Poliziotti Penitenziari che sono imputati perché sono stati allontanati dalle Sezioni detentive ed addetti agli Uffici amministrativi per non essere a contatto con la popolazione detenuta.

Quanto ai “maltrattamenti” o ai “pestaggi”, da anni non si avevano più notizie di tali azioni; infatti i detenuti durante tutte le visite che abbiamo effettuato hanno sempre smentito qualsiasi abuso da parte del personale penitenziario. Personalmente non credo e non mi risulta che ancora oggi continuino tali attività illegali, pur non potendo escluderlo completamente.

Vanno bene gli accertamenti in ordine agli abusi denunciati ma occorre cautela perché spesso i fatti accaduti non corrispondono al vero e cioè come vengono narrati dai detenuti e dai loro familiari.

Per tali ragioni, esprimo la mia convinta solidarietà al Direttore della Casa Circondariale di Napoli Poggioreale Maria Luisa Palma, al Comandante Gaetano Diglio, al Vice Comandante Antonio Sgambati ed a tutto il personale di Polizia Penitenziaria per le accuse, gli insulti e le offese ingiuste sino ad ora ricevute.

Emilio Enzo Quintieri

Comitato Nazionale di Radicali Italiani

Napoli, Don Franco Esposito: “Spettacolo indegno delle Iene sul Carcere di Poggioreale”


Qualche anno fa quando nel carcere di Poggioreale alcuni detenuti mi confidavano di aver ricevuto maltrattamenti e anche qualche pestaggio ad opera di agenti della polizia penitenziaria mi sono adoperato a denunciare ciò che mi era stato comunicato alla direzione del carcere, ne parlai con il Garante dei diritti dei detenuti allora la dottoressa Adriana Tocco e anche in un incontro col Cardinale il comandante e la direttrice comunicai ciò di cui ero venuto a conoscenza. Inoltre con una lettera aperta alla polizia penitenziaria invitavo gli agenti a dissociarsi da coloro che commettevano questi abusi. Da allora a Poggioreale sono stati fatti passi da gigante, alcuni agenti sono stati allontanati, altri denunciati alle autorità, infine con l’avvento di un nuovo direttore e un nuovo comandante nel carcere si è incominciato a respirare un aria nuova. E’ iniziato un processo di rinnovamento che attualmente trova continuità con la venuta della nuova direttrice dottoressa Maria Luisa Palma.

Credo che sia profondamente ingiusto oggi voler trovare il capro espiatorio per le innumerevoli problematiche che il carcere continua a vivere, la mala sanità, il sovraffollamento, l’inesistenza di spazi per la socialità, la difficoltà a gestire le celle aperte, la presenza di un numero sempre crescente di persone con seri problemi psichici, e non ultimo la carenza di personale : educatori, psicologi, polizia penitenziaria. Credo che oggi sia profondamente ingiusto continuare ad accusare la polizia penitenziaria di abusi nella gestione della sicurezza. Anzi sento il dovere di lodare i tanti agenti che con sacrificio, professionalità e senza risparmio di fatica, gestiscono ciò che sembra tante volte ingestibile. È grazie a loro che oggi possiamo “nonostante Poggioreale” realizzare delle iniziative a favore dei detenuti, spettacoli, attività culturali, religiose, ricreative, sociali, le uniche che possono dare una parvenza di umanità a una istituzione, quella del carcere, che è di sua natura contro l’uomo.

Voglio infine sottolineare che oggi proprio grazie a tanti agenti della polizia penitenziaria, anche il servizio del volontariato carcerario può svolgere la sua attività di vicinanza alla persona del detenuto con una attenzione particolare a coloro che vivono in particolare stato di bisogno, spesso segnalati proprio da agenti della polizia che quotidianamente assistono alle sofferenze di una umanità ferita dal male, e tante volte sono i primi a cercare di dare un piccolo sollievo insieme ai volontari.
Infine credo che sia profondamente ingiusto oggi soffiare sul fuoco, per creare casi o fare notizia.
Poggioreale, visto che purtroppo deve continuare ad esistere, credo, abbia bisogno di chi con la presenza, il sacrificio e l’impegno, cerchi di migliorarlo soprattutto in umanità, non creando divisioni pericolose, sospetti, calunnie, Questo serve solo ad esasperare gli animi e a distruggere quel poco di bene che si cerca di fare.

Don Franco Esposito

Cappellano della Casa Circondariale di Napoli Poggioreale

Direttore dell’Ufficio per la Pastorale Carceraria della Diocesi di Napoli

Visita di Radicali ed Unical al Carcere di Rossano, aperta nuova Sezione di Alta Sicurezza


Nei giorni scorsi una delegazione di Studenti di Giurisprudenza dell’Università della Calabria, accompagnati dal Prof. Mario Caterini, Aggregato di Diritto Penale, e da Emilio Enzo Quintieri e Valentina Anna Moretti, esponenti dei Radicali Italiani, si sono recati a visitare la Casa di Reclusione di Rossano, dopo aver visitato gli Istituti Penitenziari di Cosenza, Castrovillari e Paola.

A ricevere la delegazione visitante, autorizzata dal Consigliere Marco Del Gaudio, Vice Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, il Direttore dell’Istituto Giuseppe Carrà ed il Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria, Commissario Capo Elisabetta Ciambriello.

Dopo un breve colloquio nei locali della Direzione, la delegazione è stata affidata al Sovrintendente di Polizia Penitenziaria Damiano Cadicamo, che l’ha accompagnata nella struttura detentiva ove, oltre ad incontrare il personale, i detenuti, visitare i reparti e le camere detentive, i locali comuni e gli Uffici, ha incontrato anche il Magistrato di Sorveglianza di Cosenza Silvana Ferriero, Giudice che ha giurisdizione sugli Istituti di Castrovillari e Rossano.

Nell’Istituto, al momento della visita, a fronte di una capienza regolamentare di 263 posti, vi erano ristretti 231 detenuti (42 stranieri) con le seguenti posizioni giuridiche 7 imputati, 6 appellanti, 4 ricorrenti e 214 definitivi, dei quali 161 appartenenti al Circuito dell’Alta Sicurezza (141 As3 criminalità organizzata e 20 As2 terrorismo internazionale di matrice islamica) e 70 al Circuito della Media Sicurezza. Tra i definitivi anche 1 condannato ammesso al regime della semilibertà. C’è da segnalare la presenza di 11 Studenti Universitari, tanti dei quali con “fine pena mai”, particolarmente presenti nell’Istituto (28).

La delegazione ha potuto constatare, ancora una volta, la buona gestione della struttura, rilevando alcune criticità comuni a tutti gli Istituti Penitenziari dovute, principalmente, alla mancanza di risorse umane, strumentali e finanziarie che impediscono una migliore qualità della vita detentiva, del trattamento rieducativo e delle condizioni di lavoro del personale che vi opera con particolare riferimento al Corpo di Polizia Penitenziaria – di cui in questi giorni si festeggia il 201^ anniversario di fondazione (1817-2018) – che avrebbe bisogno di essere incrementato. Le camere di pernottamento hanno una metratura che va dai 12 ai 26 mq e sono garantiti i 3 mq calpestabili per detenuto. Le prime ospitano al massimo 2 detenuti, le seconde massimo 6. Rari sono i letti a castello, massimo di due piani. Le camere sono riscaldate dai termosifoni e hanno tutte la docce, il cui utilizzo è possibile solo in alcune ore del giorno. In ciascuna sezione, esistono delle camere destinate ai detenuti non fumatori ed è presente una sala per la socialità.

Proprio nei giorni precedenti alla nostra visita, dice Emilio Enzo Quintieri, membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, nell’Istituto di Rossano è stata aperta una nuova Sezione detentiva di Alta Sicurezza (As3), da tempo ristrutturata, ove l’Amministrazione Penitenziaria ha già assegnato 37 detenuti, prevalentemente provenienti dagli Istituti della Campania. Altri detenuti, per quanto ci è stato riferito, dovrebbero essere assegnati ed allocati in questa Sezione nei prossimi giorni.

Circa quanto accaduto nelle scorse settimane (aggressione da parte di 3 detenuti per terrorismo internazionale a 7 Poliziotti Penitenziari), nel condannare la violenza posta in essere dai detenuti e nell’esprimere solidarietà al personale aggredito, mi preme evidenziare che, contrariamente a quanto diffuso da altri soggetti tra cui alcuni Sindacati della Polizia Penitenziaria, che i fatti occorsi non sono stati causati in reazione a provvedimenti disciplinari ma a seguito della discutibile sospensione, da parte della Direzione, evidentemente ritenuta ingiusta, delle telefonate straordinarie concessegli perché non aventi la possibilità di fare colloqui visivi con i propri familiari.

Non mi pare, continua l’esponente radicale, che le telefonate straordinarie siano configurate dalla Legge Penitenziaria come “premiali” (infatti la “condotta regolare” non è prevista come requisito) né tantomeno che possano essere “sospese” a seguito di una qualsiasi legittima sanzione disciplinare disposta nei confronti del detenuto. Una volta, quand’era vigente il Regolamento di Esecuzione Penitenziaria del 1976, erano condizionate ad una valutazione premiale dai presupposti piuttosto incerti rimessa al Direttore dell’Istituto ma, con la riforma del 2000, non è più così. Anche durante l’esecuzione della sanzione disciplinare della “esclusione dalle attività in comune”, nel gergo penitenziario definita “isolamento”, una volta era precluso ai detenuti di comunicare con i compagni o di intrattenere corrispondenza telefonica o colloqui. Oggi, invece, resta soltanto la preclusione di comunicare con i compagni, essendo stati eliminati gli ulteriori divieti previsti dall’abrogato Regolamento del 1976.

Questa situazione, probabilmente verificatasi anche in altre circostanze e nei confronti di altrettanti detenuti, verrà da me segnalata al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ed al suo Provveditorato Regionale della Calabria, al Magistrato di Sorveglianza di Cosenza ed al Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti, sia per capire se sia legittimo o meno sospendere le telefonate straordinarie in conseguenza di una sanzione disciplinare e, contestualmente, per evitare il ripetersi di spiacevoli episodi che poi vedono vittima il personale di Polizia Penitenziaria addetto alla notifica ed alla esecuzione di tali provvedimenti, conclude Quintieri, membro del Comitato Nazionale dei Radicali Italiani.

Visita di Radicali Italiani all’ex OPG di Aversa. Oggi è una Casa di Reclusione modello


Lo scorso venerdì Santo una delegazione di Radicali Italiani guidata da Emilio Quintieri e Sarah Meraviglia del comitato nazionale si è recata in visita ispettiva presso il carcere di Aversa, nell’ambito di un ciclo di ispezioni che ha toccato anche Pozzuoli e Poggioreale. I dati emersi nel corso della visita nell’istituto diretto da Carlotta Giaquinto (direttrice anche a Santa Maria Capua Vetere) raccontano che il carcere di Aversa è un vero e proprio modello a cui ispirarsi. La stessa direttrice, assieme al Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria, Commissario Capo Antonio Villano, ha accompagnato la delegazione radicale nella visita che si è protratta per cinque ore. Nato come manicomio, poi divenuto Opg e infine casa di reclusione, il carcere di Aversa è composto da sette sezioni per un totale di 90 celle dove sono ospitati 219 detenuti. Di questi, 163 sono in reclusione a custodia aperta e vi sono ancora undici internati. Gli stranieri sono pochi, non più di quattro. In questo istituto la sentenza Torregiani è ampiamente rispettata, infatti ogni detenuto dispone di oltre quattro metri quadri di spazio calpestabile nella propria cella.

Il carcere di Aversa offre inoltre una vasta gamma di attività: venti detenuti lavorano la terra e in una serra, coltivando prodotti agricoli. Altri dodici ristretti stanno usufruendo di un corso di formazione elettromeccanica della durata di quattro mesi, nell’ambito del progetto Garanzia Giovani. È stata inoltre istituita una scuola media. Altri 80 detenuti sono al servizio dell’amministrazione penitenziaria, due dei quali intra moenia ex articolo 21 (possibilità di lavoro esterno). In prevalenza sono detenuti a basso indice di pericolosità, quasi tutti con un residuo di pena pari o inferiore ai cinque anni. Il tutto perché, come ha spiegato la direttrice alla delegazione radicale, il carcere di Aversa è concepito per essere l’ultimo step prima della libertà e dunque il lavoro è considerato fondamentale. La stessa dottoressa Giaquinto sta lavorando affinché possa essere aperta un’officina vera e propria che dia da lavorare ai detenuti, impiegandoli nella produzione di materiali da vendere all’esterno o ad altre carceri.

Nel carcere di Aversa è presente un’ampia zona verde con area gioco per i bambini, vialetti e giardini ben curati dove i detenuti svolgono in primavera e in estate i colloqui con le famiglie. Le sale adibite ai colloqui sono tre. È inoltre in fase di stipula un accordo col comune di Aversa per creare opportunità di lavoro ai detenuti, impiegandoli nella pulizia e nella cura dei parchi pubblici cittadini. Carlotta Giaquinto ha ribadito come il carcere di Aversa, estendendosi in orizzontale, disponga di ampi spazi da poter colmare con diverse attività produttive, confermando la sua determinazione in tal senso. Le celle sono ampie e luminose, ospitano non oltre sei detenuti e a tal proposito si può fare un raffronto con altri istituti come Pozzuoli, dove in una cella vi sono fino a dodici detenute, o Poggioreale con i picchi di nove ristretti in una stanza “tugurio” nel famigerato padiglione Milano. Le sale comuni sono apparse alla delegazione grandi e pulite, munite di fornelli elettrici, frigoriferi, lavabo, e congelatori. Vi è inoltre un campo di calcio in erba naturale, molto ben curato. Il tutto in un ambiente dove nulla sembra lasciato al caso e anzi tutto sembra pensato a misura d’uomo, con l’obiettivo di una convivenza il più possibile umana e civile. In ogni cella vi è il bagno in perfette condizioni con tanto di mattonelle alle pareti e il vano doccia è separato. Il carcere di Aversa, inoltre, dispone di un teatro da 270 posti e perfino di un museo, dove sono custodite parti anatomiche che testimoniano ricerche risalenti al passato “lombrosiano” di una struttura nata come manicomio. Oggi, invece, la casa di reclusione “Filippo Saporito” di Aversa può a pieno titolo essere indicato come un modello da seguire, soprattutto grazie all’impegno della direttrice Carlotta Giaquinto.

Fabrizio Ferrante 

http://www.argacampania.it 01 aprile 2018

Radicali Italiani in visita al Carcere di Napoli Poggioreale


Sabato di Pasqua dietro le sbarre per una nutrita delegazione di Radicali Italiani che, dopo le visite del venerdì Santo ad Aversa e Pozzuoli, ha concluso il suo giro di ispezioni prepasquali nella casa circondariale di Napoli Poggioreale. A guidare il gruppo, il membro della direzione nazionale di Radicali Italiani, avvocato Raffaele Minieri, assieme ad Emilio Quintieri e Sarah Meraviglia, del comitato nazionale dello stesso movimento. Nel corso della lunga ispezione nel carcere partenopeo, la delegazione è stata accompagnata dalla direttrice, dottoressa Maria Luisa Palma e dal commissario capo Antonio Sgambati, già abituato a seguire i radicali durante le visite ispettive.

Le cifre emerse durante il colloquio coi due dirigenti del carcere, parlano ad oggi di 2193 detenuti (di cui oltre 1.100 in attesa di giudizio) in un penitenziario che può contenerne non più di 1700, dunque è ancora evidente un sovraffollamento che in taluni padiglioni particolarmente degradati coincide con condizioni di vita rese ulteriormente complicate dalla fatiscenza della struttura. È il caso dei padiglioni Salerno, Napoli e Milano che saranno a breve – come spiegato dalla direttrice – oggetto di ristrutturazioni in qualità di opere pubbliche. “E’una scelta politica per un nuovo carcere”, ha tenuto a evidenziare la dottoressa Palma che ha promesso quanto prima l’istituzione di 300 nuovi posti nel carcere partenopeo con il completamento del primo lotto del padiglione Genova (inizio lavori a giugno, consegna prevista a dicembre) del padiglione Venezia e con il rifacimento già in corso dei padiglioni Salerno e Roma. Il tutto grazie anche all’impiego dei fondi della cassa ammende. Promessi anche una nuova cucina – che per un periodo di due mesi sarà sostituita da una cucina da campo – mentre tramite un montacarichi è stato risolto l’annoso problema delle vivande servite fredde ai detenuti. Prevista infine la manutenzione delle docce del centro clinico San Paolo.

La direttrice del carcere ha inoltre fatto notare, nel corso del colloquio coi radicali, che vi sono diversi casi di detenuti incompatibili col regime detentivo e, nonostante le richieste di differimento pena che partono dall’istituto stesso, le risposte molto spesso tardano ad arrivare. Al momento a Poggioreale lavora circa il 10% dei detenuti (più o meno 200 persone) e per incrementare il numero di lavoratori dietro le sbarre è stato liberato il sottopadiglione del reparto Firenze, dove sorgerà un’attività produttiva che sarà stabilita mediante un bando pubblico. Obiettivo, iniziare la produzione da giugno. A breve potrebbe aprire una pizzeria (con tanto di formazione per i pizzaioli detenuti) mentre presto i detenuti potranno intrattenersi in un’area verde con le proprie famiglie per dei colloqui anche a misura di bambino. Inoltre, presto nel padiglione Avellino al posto di 16 celle sorgeranno otto stanze adibite alla socialità. Ulteriore segno di apertura di un’amministrazione che si pone in linea di continuità con quella, altrettanto illuminata, di Antonio Fullone.

L’ispezione non ha tuttavia mancato di evidenziare vecchie criticità tutt’ora in essere: nel padiglione San Paolo, centro clinico del carcere, in alcune celle i detenuti lamentano l’assenza dell’allarme in bagno e il malfunzionamento di macchinari utili a mantenere i detenuti in condizioni almeno accettabili. La responsabilità è tuttavia da ascrivere all’Asl e non all’amministrazione del carcere. Visitato anche il padiglione Roma (trans, sex offenders, malati di Aids e attività trattamentali) dove sono in corso lavori di ristrutturazione. Ristrutturato di recente il reparto Torino che appare luminoso e pulito. Vi è una palestra (gli attrezzi sono stati donati dalla chiesa valdese) e un’infermeria degna di questo nome. Tuttavia le celle sono piccole e i letti a castello sono posti su tre piani. Ciò nonostante, ha spiegato il commissario capo della Polizia Penitenziaria, Antonio Sgambati, sono rispettati i tre metri quadri di spazio calpestabile a detenuto, ai sensi della sentenza Torreggiani. Il tutto con l’utilizzo dell’applicativo 15. Il padiglione Genova, recentemente inaugurato, rappresenta una vera eccellenza. Le celle sono quasi dei mini appartamenti con zona giorno e due camere da letto per tre detenuti. Visitando il padiglione Genova, insomma, ci si dimentica di essere in un carcere italiano. Il padiglione è altresì provvisto di attrezzi da palestra in corridoio e perfino di alcune librerie.

La visita ha poi toccato padiglioni le cui condizioni sono imparagonabili con quelle del reparto Genova o anche con quelle dei reparti Torino e Venezia, decisamente accettabili. Si è passati per il padiglione Firenze, dove transitano i detenuti al primo arresto, per poi passare al Salerno: qui la situazione è degradata per stessa ammissione della direttrice che ha però rassicurato la delegazione in merito ai futuri interventi e ha chiosato: “Stiamo facendo”. Inoltre, rivolgendosi a un detenuto, ha detto che “questo padiglione va chiuso e ristrutturato”, evidenziando le difficili condizioni di vita e di lavoro all’interno di uno dei peggiori reparti di Poggioreale. Qui mancano le docce in cella, le stanze sono fatiscenti e le pareti spesso interamente scrostate con giornali usati come carta da parati perfino in bagno. Bagni che, inutile sottolinearlo, sono apparsi in condizioni pessime.

Per descrivere la situazione del padiglione Milano, segnatamente il lato destro, è possibile citare quanto esclamato da un detenuto al passaggio della delegazione: “Queste non sono stanze, sono tuguri”. Insomma Poggioreale conferma antiche pecche ma evidenzia l’attivismo di una direttrice che appare al fianco dei detenuti nella richiesta di un carcere legale e a misura d’uomo. Una donna il cui lavoro si può sintetizzare con una sua stessa battuta: “Vorrei avere la bacchetta magica, chiudere gli occhi e dopo averli riaperti vedere tutto il carcere di Poggioreale come il padiglione Genova”. La strada, in ogni caso, è quella giusta.

Fabrizio Ferrante 

http://www.argacampania.it 02 aprile 2018