Voghera, Permesso negato a detenuto per visitare il figlio ammalato: sbagliata l’istanza


Qualche giorno fa su “Il Dubbio” ho letto un articolo dell’amico Damiano Aliprandi, dal titolo “Milano: il figlio di 4 anni lo voleva vicino durante un esame al cuore, permesso negato” (poi ripreso da altri organi di stampa ed oggetto di numerosi commenti), in cui è stata raccontato che la Quinta Sezione della Corte di Appello di Milano, su conforme parere della Procura Generale della Repubblica, abbia negato ad un detenuto calabrese, ristretto nella Casa Circondariale di Voghera, padre di un bambino di 4 anni gravemente malato, che non vedeva da tempo a causa della malattia, di recarsi a fargli visita per due ore, presso l’Ospedale Niguarda di Milano, mentre gli venivano effettuati alcuni accertamenti diagnostici tra cui una biopsia e coronografia cardiaca, perché “non è in pericolo di vita”.

Stando a quanto riferito nell’articolo, l’Autorità Giudiziaria procedente, “visto il parere contrario del Pg, ritenuto che non sussistono i presupposti di cui all’Art. 30 Legge Penitenziaria per le ragioni esposte nello stesso parere, rigetta l’istanza”.

Preliminarmente, ebbene precisare che, il provvedimento emesso dalla Corte di Appello di Milano, è senz’altro corretto e fondato sulla esatta interpretazione di quanto statuito dall’Art. 30 dell’Ordinamento Penitenziario (Legge n. 354/1975 e ss.mm.ii.). Infatti, la norma richiamata, prevede che “Nel caso di imminente pericolo di vita di un familiare o di un convivente, ai condannati e agli internati può essere concesso dal Magistrato di Sorveglianza il permesso di recarsi a visitare, con le cautele previste dal regolamento, l’infermo. Agli imputati il permesso è concesso dall’Autorità Giudiziaria competente a disporre il trasferimento in luoghi esterni di cura ai sensi dell’Art. 11. Analoghi permessi possono essere concessi eccezionalmente per eventi familiari di particolare gravità”.

Pur essendo a conoscenza di pochi elementi, a me pare che l’istanza indirizzata alla Corte di Appello di Milano, non abbia le caratteristiche richieste dalla normativa sopra descritta per poter essere delibata favorevolmente. Invero, né si è in presenza di un “imminente pericolo di vita” ex Art. 30 c. 1 o.p. né si è in presenza di un “evento eccezionale” ex Art. 30 c. 2 o.p., in considerazione del fatto che il bambino è affetto da tempo da questa patologia (infatti non si reca a colloquio dal padre proprio a causa della malattia) per cui, indubbiamente, non costituisce un “evento eccezionale”.

Detto questo però c’è da dire che lo strumento giuridico intramoenia per poter ottenere l’autorizzazione invocata, esiste ed è contemplato all’Art. 21 ter o.p., introdotto dalla Legge n. 62/2011 e recentemente ulteriormente precisato dalla Legge n. 47/2015, che prevede “visite al minore infermo o al figlio, al coniuge o convivente affetto da handicap in situazione di gravità”; io stesso, più volte, ho fatto ottenere permessi di questo genere a diversi detenuti, anche imputati o condannati per associazione a delinquere di stampo mafioso ex Art. 416 bis c.p. Per cui, come ipotizzato nell’articolo, il fatto di essere calabrese, avere un determinato cognome od essere imputato di determinati reati, non costituisce alcun valido motivo ostativo, all’accoglimento di tali richieste.

Tale norma, infatti, a differenza dell’istituto del “permesso di necessità” ex Art. 30 o.p., contempla il campo della cura ed assistenza dei figli minori o affetti da gravi handicap da parte dei detenuti, non solo in casi di “eventi eccezionali”, ma anche in caso di “gravi condizioni di salute” o in conseguenza della stessa esistenza di “handicap grave”.

L’Art. 21 ter o.p., al c. 1, prevede che In caso di imminente pericolo di vita o di gravi condizioni di salute del figlio minore, anche non convivente, ovvero nel caso in cui il figlio sia affetto da handicap in situazione di gravità, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, accertata ai sensi dell’articolo 4 della medesima legge, la madre condannata, imputata o internata, ovvero il padre che versi nelle stesse condizioni della madre, sono autorizzati, con provvedimento del magistrato di sorveglianza o, in caso di assoluta urgenza, del direttore dell’istituto, a recarsi, con le cautele previste dal regolamento, a visitare l’infermo o il figlio affetto da handicap grave. In caso di ricovero ospedaliero, le modalità della visita sono disposte tenendo conto della durata del ricovero e del decorso della patologia.” ed al successivo c. 2 prosegue con La condannata, l’imputata o l’internata madre di un bambino di età inferiore a dieci anni, anche se con lei non convivente, o di figlio affetto da handicap in situazione di gravità, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, accertata ai sensi dell’articolo 4 della medesima legge, ovvero il padre condannato, imputato o internato, qualora la madre sia deceduta o assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole, sono autorizzati, con provvedimento da rilasciarsi da parte del giudice competente non oltre le ventiquattro ore precedenti alla data della visita e con le modalità operative dallo stesso stabilite, ad assistere il figlio durante le visite specialistiche, relative a gravi condizioni di salute.”.

Pertanto, in virtù di tale strumento giuridico, nel caso previsto dal primo comma, il genitore detenuto o internato, indipendentemente dalla posizione giuridica rivestita (imputato, appellante, ricorrente o definitivo), è autorizzato dal Magistrato di Sorveglianza che ha giurisdizione sull’Istituto o, in caso di estrema urgenza, dal Direttore dell’Istituto Penitenziario in cui trovasi ristretto, a visitare il figlio minore che versi in imminente pericolo di vita o in gravi condizioni di salute. La medesima autorizzazione è data al genitore, detenuto o internato, per visitare il figlio, anche maggiorenne, qualora questi sia stato riconosciuto portatore di handicap grave.

Si tratta di una speciale attenzione accordata dal legislatore per assicurare il mantenimento del rapporto affettivo tra un soggetto debole (minore gravemente infermo; portatore di handicap grave) e il proprio genitore (o il soggetto ex lege equiparato) in stato detentivo. Lo dimostra il fatto che la competenza ad autorizzare tali visite viene attribuita, esclusivamente, nel Magistrato di Sorveglianza nonché, eccezionalmente, nel Direttore dell’Istituto Penitenziario, autorità deputata alla gestione amministrativa della detenzione.

Inoltre, vi è una enorme differenza sostanziale dall’istituto ex Art. 30 o.p. a quello ex Art. 21 ter o.p.: infatti, qualora ricorrano i presupposti oggettivi e soggettivi legittimanti, nel primo caso, ai detenuti ed agli internati “può essere consesso” il permesso mentre nel secondo caso, i detenuti e gli internati “sono autorizzati”; si passa, dunque, dalla discrezionalità all’obbligo per l’Autorità Giudiziaria (o in via di residuale, nei casi di assoluta urgenza, per l’Autorità Penitenziaria); nel secondo caso, i genitori detenuti del figlio minore infra decennale ovvero il figlio, anche maggiorenne, riconosciuto portatore di handicap grave, quando essi debbano sottoporsi a visite specialistiche in relazione alle gravi condizioni di salute in cui versano. In quest’ultimo caso, la decisione autorizzativa, è affidata al “Giudice competente” il quale, nel silenzio della norma, dovrà essere individuato rinviando a quanto previsto dall’Art. 11 c. 4 o.p. Detto Giudice, allorché sia accertata la sussistenza delle condizioni previste, è chiamato a rilasciare l’autorizzazione a tale forma di assistenza, “non oltre le 24 ore dalla data della visita”, determinando le modalità esecutive idonee a garantire la sicurezza.

Il Magistrato di Sorveglianza deve provvedere in merito con “Decreto motivato”, in analogia a quanto previsto per i “permessi” ex Art. 69 c. 7 o.p.; stesso discorso dicasi per il “Giudice competente” ex Art. 125 c. 3 c.p.p. mentre il Direttore dell’Istituto, nel caso in cui sia competente, provvederà con motivato atto amministrativo.

L’eventuale provvedimento di rigetto, nel caso del Magistrato di Sorveglianza, potrà essere impugnato nelle forme e nei modi previsti dall’Art. 30 bis o.p. che disciplina il gravame in materia di “permessi”, proponibile dal detenuto istante, dal suo difensore o dal Pubblico Ministero. Mentre, per quanto concerne l’impugnazione dell’eventuale diniego opposto dal Direttore dell’Istituto Penitenziario, si dovrà proporre reclamo giurisdizionale ex Art. 35 bis e 69 c. 6 lett. b) o.p.

Nel caso in specie, dunque, la persona detenuta (imputato appellante) od il suo difensore, avrebbe dovuto chiedere di potersi recare a far visita al figlio minore gravamene ammalato in Ospedale a Milano ai sensi dell’Art. 21 ter o.p. al Magistrato di Sorveglianza di Pavia avente giurisdizione sulla Casa Circondariale di Voghera o, nel caso di assoluta urgenza, al Direttore dell’Istituto Penitenziario predetto, e non come erroneamente effettuato al Giudice che procedeva, cioè alla Corte di Appello di Milano, peraltro secondo il diverso strumento giuridico di cui all’Art. 30 o.p.

Emilio Enzo Quintieri

già Consigliere Nazionale di Radicali Italiani

Esperto in Diritto Penitenziario

Delegazione Radicale visita le Carceri di Cosenza e Paola: 258 detenuti a Cosenza e 212 a Paola


Venerdì scorso, una delegazione radicale composta da Emilio Enzo Quintieri e Valentina Anna Moretti, ha effettuato una visita alla Casa Circondariale di Cosenza. Stamattina, invece, la delegazione, si è recata sul Tirreno presso la Casa Circondariale di Paola.

Entrambe le visite sono state autorizzate da Lina Di Domenico, Vice Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, su richiesta dell’ex Consigliere Nazionale dei Radicali Italiani Quintieri, candidato alla carica di Garante Regionale dei Diritti delle persone detenute o private della libertà personale della Regione Calabria.

A Cosenza, la delegazione visitante, è stata accolta ed accompagnata dall’Ispettore Superiore Francesco Bufano, Vice Comandante del Reparto di Polizia Penitenziaria, dal Funzionario Giuridico Pedagogico Maria Francesca Branca e da una decina di Allievi Agenti di Polizia Penitenziaria mentre a Paola, dal Commissario Capo Davide Pietro Romano e dall’Ispettore Capo Attilio Lo Bianco, Vice Comandante della Polizia Penitenziaria e Coordinatore della Sorveglianza Generale. Inoltre, al Carcere di Paola, la delegazione, è stata ricevuta dal Direttore Caterina Arrotta.

Nell’Istituto di Cosenza, che ha una capienza regolamentare di 218 posti detentivi, al momento della visita, erano ristrette 258 persone, 59 delle quali straniere, di cui 103 appartenenti al circuito dell’Alta Sicurezza (As3 criminalità organizzata) e 155 a quello della Media Sicurezza, con le seguenti posizioni giuridiche : 50 in attesa di primo giudizio, 23 appellanti, 20 ricorrenti e 162 definitivi. Vi erano, altresì, 2 condannati ammessi al regime della semilibertà ex Art. 50 O.P., 2 detenuti in permesso premio ex Art. 30 ter O.P. e 4 detenuti al lavoro esterno ex Art. 21 O.P. Tra la popolazione detenuta vi sono 14 tossicodipendenti di cui 9 in terapia metadonica, 12 sieropositivi, 80 con problemi psichiatrici e 5 affetti da epatite C.

Nell’Istituto di Paola, che ha una capienza regolamentare di 182 posti detentivi (ci sono 2 camere attualmente non disponibili per un totale di 4 posti), al momento della visita, erano ristrette 212 persone, 103 delle quali straniere, tutte appartenenti al circuito della Media Sicurezza, con le seguenti posizioni giuridiche: 16 in attesa di primo giudizio, 25 appellanti, 15 ricorrenti e 156 definitivi di cui 6 ergastolani. Solo 40 detenuti, ritenuti a basso indice di pericolosità e con un fine pena non molto lungo, sono assegnati alla moderna Sezione a custodia attenuata, aperta qualche anno fa, in cui è operativo il sistema della “sorveglianza dinamica”. Unico dato certo rilevato a Paola è la presenza di 17 tossicodipendenti ma vi sono anche diversi detenuti con problemi psichiatrici ed altre patologie.

Nell’Istituto Penitenziario di Cosenza, recentemente affidato al Dirigente Maria Luisa Mendicino in seguito al collocamento a riposo per raggiunti limiti di età del Direttore Filiberto Benevento, sono state riscontrate alcune problematiche che saranno oggetto di ulteriore approfondimento. Inoltre si è constatata la perdurante chiusura dell’area verde esterna, nonostante sia stata ristrutturata ed attrezzata, grazie ad un finanziamento di 50 mila euro della Cassa delle Ammende. Pare che, a breve, anche grazie alle continue sollecitazioni dei Radicali Italiani, puntualmente effettuate all’esito di ogni visita, la stessa sarà resa fruibile ai detenuti per lo svolgimento di colloqui all’aperto con le famiglie ed in modo particolare con figli e nipoti in tenera età o adolescenti e/o genitori anziani, così come avviene ormai da tempo negli altri Istituti Penitenziari della Provincia di Cosenza.

Nella Casa Circondariale di Paola, nell’ultima visita tenutasi il 23 agosto 2018, erano state accertate diverse gravi criticità, oggetto anche di una Interrogazione Parlamentare a risposta scritta rivolta al Ministro della Giustizia da parte dell’Onorevole Riccardo Magi, Deputato di +Europa e Segretario Nazionale di Radicali Italiani. Tra le altre cose, era stata riscontrata la inagibilità di 17 camere di pernottamento per un totale di 34 posti detentivi, a causa delle copiose infiltrazioni di acqua piovana. Infine, per lo stesso motivo, risultavano degradate le aule scolastiche ed altri locali tra cui il teatro, l’ufficio della sorveglianza generale ed il corridoio centrale di ingresso alle sezioni detentive. Successivamente all’intervento dei Radicali Italiani presso i vertici dell’Amministrazione Penitenziaria, della Magistratura di Sorveglianza e del Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti e dell’atto di sindacato ispettivo parlamentare, tali problematiche sono state parzialmente risolte atteso che, come accertato, sono state ripristinate quasi tutte le camere che erano inagibili e ristrutturate tutti i locali destinati alle attività scolastiche. Continuano a persistere le infiltrazioni meteoriche nel corridoio centrale di ingresso agli spazi detentivi, nella 4 Sezione ed in tutta l’area destinata ai colloqui con i familiari e gli avvocati dei detenuti. Tale situazione sarà rappresentata al Capo ed al Vice Capo dell’Amministrazione Penitenziaria Francesco Basentini e Lina Di Domenico, al Provveditore Regionale della Calabria Massimo Parisi, al Magistrato di Sorveglianza di Cosenza Silvana Ferriero ed al Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti.

Nei prossimi giorni, seguiranno le visite dei Radicali Italiani alla Casa Circondariale di Castrovillari (venerdì 15) ed alla Casa di Reclusione di Rossano (martedì 19).