La pena dell’ergastolo è contro la Costituzione. Lectio Magistralis del Prof. Moccia nel Carcere di Rossano


Giovedì scorso, dalle ore 10,30 in poi, presso la Casa di Reclusione di Rossano guidata dal Direttore in missione Dott.ssa Maria Luisa Mendicino, si è tenuta la Lectio Magistralis del Prof. Sergio Moccia, Emerito di Diritto Penale dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, su “La pena come integrazione sociale: quale senso ha l’ergastolo ?”.

I lavori, moderati dal Prof. Mario Caterini, Associato di Diritto Penale dell’Università della Calabria, sono stati preceduti da una visita all’Istituto Penitenziario, insieme alla delegazione dei Radicali Italiani composta da Emilio Enzo Quintieri, Valentina Anna Moretti e Danilo Crusco, autorizzati dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia. La numerosa delegazione è stata accompagnata dal Vice Ispettore Damiano Cadicamo in forza al Reparto di Polizia Penitenziaria di Rossano, diretto dal Commissario Capo Dott.ssa Elisabetta Ciambriello.

Oltre al Prof. Moccia ed alla Dott.ssa Mendicino, sono intervenuti tanti altri relatori, tra cui la Prof.ssa Franca Garreffa, Aggregato di Sociologia Giuridica dell’Università della Calabria, la Prof.ssa Rossella Marzullo, Aggregato di Pedagogia Speciale dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, il Prof. Sabato Romano, Aggregato di Diritto Penale dell’Università della Calabria ed il Prof. Giuseppe Spadafora, Ordinario di Pedagogia Speciale dell’Università della Calabria. Non ha partecipato il Provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Calabria Dott. Massimo Parisi poichè, nei giorni precedenti, è stato nominato Direttore Generale del Personale e delle Risorse dell’Amministrazione Penitenziaria. In sua vece è intervenuta la Dott.ssa Giuseppina Irrera, Direttore dell’Ufficio Detenuti e Trattamento del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Calabria.

All’iniziativa, tra gli altri, erano presenti non solo gli Studenti di Giurisprudenza dell’Università della Calabria, tutti i rappresentanti delle Forze di Polizia presenti sul territorio (Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza), ma anche gli stessi detenuti, diversi dei quali condannati definitivamente alla pena dell’ergastolo e ristretti proprio nell’Istituto Penitenziario di Rossano. In rappresentanza dei detenuti sono intervenuti Francesco Argentieri e Marcello Ramirez.

Alla fine dell’evento, organizzato grazie alla collaborazione dei Funzionari Giuridico Pedagogici della Casa di Reclusione Simona Piazzetta, Simona Carone e Simona Gitto, l’Istituto Professionale Alberghiero “Ettore Majorana” di Rossano, ha offerto a tutti i convenuti, un ottimo e ricco aperitivo. Era presente ai lavori anche il Dirigente Scolastico Prof.ssa Pina De Martino.

Spesso si sente dire : in Italia non c’è certezza della pena o, peggio ancora, l’ergastolo non esiste, non lo sconta nessuno perché dopo pochi anni sono tutti fuori. Naturalmente chi scrive e dice queste cose è un grandissimo ignorante !

Per alcune categorie di persone e, segnatamente, per gli ergastolani, soprattutto quelli ostativi, la pena è assolutamente certa e si conclude esclusivamente con la loro morte.

Oggi in Italia vi sono 1.748 condannati definitivi alla pena dell‘ergastolo, 109 dei quali sono stranieri. Sulla loro posizione giuridica è scritto : “FINE PENA:MAI” oppure un fine pena impossibile, tradotto nel linguaggio informatico penitenziario, con : “99/99/9999”.

Tra i 1.748 ergastolani, 1.200 sono ostativi, poiché condannati per uno dei delitti ricompresi nell’Art. 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario. Questi detenuti, molti dei quali reclusi da 30, 40 e 50 anni, non usciranno mai, nemmeno per un ora, se non collaboreranno utilmente con la Giustizia o se la loro dichiarazione non verrà dichiarata inesigibile. A loro è precluso ope legis qualunque beneficio premiale o misura alternativa alla detenzione inframuraria ivi compresa la liberazione condizionale.

Una volta, prima del 1991/1992, tutti gli ergastolani, dopo 26 anni di pena espiata, se ravveduti, potevano ottenere la liberazione condizionale; venivano sottoposti alla misura di sicurezza della libertà vigilata per 5 anni decorsi positivamente i quali la pena veniva dichiarata estinta, ottenendo nuovamente la libertà.

Poco prima dell’approvazione dell’Art. 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario, i condannati all’ergastolo erano solo 341 (1991). Da quel momento, iniziarono ad aumentare sempre di più : 360 (1992), 380 (1993), 396 (1994), 501 (1997), 683 (1999), poi 868 (2001), 990 (2002), 1068 (2003), 1161 (2004), 1224 (2005), 1237 (2006), 1357 (2007), 1408 (2008), 1461 (2009), 1512 (2010) e poi ancora 1584 (2014), 1633 (2015), 1687 (2016), 1735 (2017) fino ad arrivare a 1748 (2018).

Se il fine della pena è la fine della pena, può essere considerata legittima una pena senza fine !?

Emilio Enzo Quintieri

già Consigliere Nazionale Radicali Italiani

Domani cerimonia di laurea di un detenuto ristretto nella Casa Circondariale di Castrovillari


Domani mattina cerimonia di laurea di un detenuto ristretto presso la Casa Circondariale di Castrovillari. La Commissione del Dipartimento di Farmacia e Scienze della Salute e della Nutrizione dell’Università della Calabria si recherà nell’Istituto Penitenziario per la discussione della tesi di laurea di Foca Rosario Carchedi, 31 anni, in “Informazione Scientifica del Farmaco e dei Prodotti per la Salute”.

L’Amministrazione Penitenziaria ha agevolato il detenuto non solo nel suo percorso di studio ma anche nello svolgimento del tirocinio obbligatorio, direttamente presso l’Area Sanitaria della locale Casa Circondariale, gestita dall’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza.
All’evento, che non si potrà svolgere presso l’Università della Calabria, poiché l’Ordinamento Penitenziario non prevede che il “permesso di necessità” venga concesso per casi del genere (più volte, inutilmente, abbiamo cercato di far modificare l’Art. 30 OP), potranno partecipare anche 15 persone tra familiari ed amici del laureando, appositamente autorizzati dal Magistrato di Sorveglianza di Cosenza Dott.ssa Antonietta Dodaro ex Art. 17 OP.

Congratulazioni a Foca Rosario Carchedi per aver raggiunto il suo traguardo ed un ringraziamento a tutti gli Operatori Penitenziari ed in particolare ai Funzionari del Trattamento per averlo aiutato e sostenuto per quanto possibile.

Il Premio Nazionale “Sulle ali della libertà” vinto dal detenuto Argentieri. Martedì cerimonia al Carcere di Rossano


Il Premio Nazionale “Sulle ali della libertà”, giunto alla sua seconda edizione, promosso e ideato dall’Associazione Isola Solidale (in collaborazione con l’Agenzia Comunicatio), che a Roma, da oltre 50 anni, accoglie le persone detenute che hanno commesso reati per i quali sono state condannate, che si trovano agli arresti domiciliari, in permesso premio o che, giunte a fine pena, si ritrovano prive di riferimenti familiari e in stato di difficoltà economica, ha come obiettivo quello di promuovere la cultura negli Istituti Penitenziari. Il Premio consiste in un buono di 1.000 euro da spendere per l’acquisto di libri.

L’anno scorso, il premio nazionale, era stato vinto da Alessandro L., 46 anni, detenuto da 23 anni nella Casa Circondariale di Roma Rebibbia, che ha ottenuto – primo in Italia – il dottorato di ricerca in Sociologia e Scienze applicate, presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, con lo studio dal titolo: “Rieducazione, formazione e reinserimento sociale dei detenuti. Uno studio comparativo ed etnografico dei detenuti rientranti nella categoria “Alta Sicurezza” in Italia: percorsi di vita, aspettative, e reti sociali di riferimento”. Alessandro che è in carcere ininterrottamente dal 1995, aveva conseguito la Laurea con lode in Sociologia nel 2013 ed a breve, conseguirà anche una seconda Laurea in Scienze del Servizio Sociale.

Quest’anno, invece, il premio se lo è aggiudicato Francesco Argentieri, di Mesagne (Brindisi), 45 anni, da tempo ristretto nel Reparto di Alta Sicurezza (As3) della Casa di Reclusione di Rossano (Cosenza). Argentieri, il 18 maggio 2017, si è laureato in Servizio Sociale e Sociologia presso l’Aula Caldora dell’Università della Calabria con una tesi dal titolo: “La sfera pubblica: il carcere come progetto sociale”. La Commissione, presieduta dal Prof. Ercole Giap Parini e composta dai Prof. Pierluigi Adamo, Antonino Campennì, Franca Garreffa, Donatella Loprieno, Giorgio Marcello, Annalisa Palermiti, Antonio Samà e Giovanna Vingelli, dopo aver ascoltato l’illustrazione della tesi, gli assegnò il voto più alto (106/110) su tutti i numerosi studenti che sostennero l’esame di laurea.

La cerimonia di premiazione si terrà martedì 30 aprile presso il Teatro della Casa di Reclusione di Rossano, attualmente diretta dal Dirigente Penitenziario Maria Luisa Mendicino e, tra gli altri, vedrà la partecipazione di Alessandro Pinna, Presidente dell’Associazione “L’isola solidale”, promotrice del concorso, congiuntamente ad alcuni membri della stessa nonché dei Professori Ercole Giap Parini e Olimpia Affuso del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università della Calabria.

Nella circostanza, inoltre, si terrà lo spettacolo teatrale “Lo cunto dei ristretti”, inserito nel cartellone della Sesta Giornata Nazionale del Teatro in Carcere, patrocinata anche dal Ministero della Giustizia, che coinvolgerà i detenuti del Circuito di Alta Sicurezza (As3) impegnati in qualità di attori, di tecnici di scenografia e costumi nonché di tecnici audio e luci. La rappresentazione costituisce il fecondo epilogo del progetto “Lo cunto dei ristretti” che si inserisce nel percorso costruito dal Centro Studi Scuola Pubblica (Cesp) e dalla rete delle scuole ristrette, volto a potenziare il ruolo della scuola e della cultura quali elementi portanti dell’esecuzione penale. Difatti, il teatro in carcere costituisce una pratica formativa non tradizionale, utile a ri-scoprire le proprie capacità e inclinazioni atteso che nel laboratorio teatrale è possibile sperimentare ruoli e dinamiche differenti da quelli che caratterizzano la detenzione, privilegiando meccanismi relazionali improntati alla collaborazione, allo scambio e alla condivisione.

Il lavoro svolto, pur partendo dal progetto originale, “Il Pentamerone” (cinque giornate) di Giambattista Basile, ha subito, in corso d’opera, una trasformazione frutto della creatività dei partecipanti i quali hanno contribuito alla stesura del copione con apporti di scrittura drammaturgica legata alla loro condizione quotidiana e con l’utilizzo del proprio dialetto di origine. “Lo cunto de li cunti” è una raccolta di 50 fiabe in lingua napoletana edite tra il 1634 e il 1636. Si è sostituito il dialetto napoletano del 600 con i dialetti di appartenenza, come strumento di espressione autentica. La conduzione del laboratorio artistico-espressivo è stata affidata ad Antonello Antonante, Direttore artistico del Teatro dell’Acquario di Cosenza. Fanno parte dell’Equipe Dora Ricca, scenografa e regista e la Prof.ssa Antonietta Cosenza, Docente del Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti (CPIA) di Cosenza “Valeria Solesin” e referente del progetto.

Soddisfazione per la vittoria del premio nazionale “Sulle ali della libertà” da parte del detenuto Francesco Argentieri, è stata espressa da Emilio Enzo Quintieri, già Consigliere Nazionale dei Radicali Italiani e candidato Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti della Calabria che, nei giorni scorsi, unitamente a Valentina Moretti e Danilo Crusco, ha visitato la Casa di Reclusione di Rossano, previamente autorizzato dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia. Anche Quintieri, Moretti e Crusco, parteciperanno allo spettacolo teatrale ed alla cerimonia di premiazione che si terrà nel Carcere di Rossano.

Quale senso ha l’ergastolo ? Lectio Magistralis del Prof. Sergio Moccia nel Carcere di Rossano


Quale senso ha l’ergastolo ? Se ne discuterà giovedì 16 maggio 2019 dalle ore 10,00 in poi presso il Teatro della Casa di Reclusione di Rossano. La Lectio Magistralis del Prof. Sergio Moccia, Emerito di Diritto Penale dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, è stata organizzata dal Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche (Discag) unitamente al Dipartimento di Culture, Educazione e Società (Dices) dell’Università della Calabria (Unical), in collaborazione con il Polo Universitario Penitenziario (Pup), la Conferenza Nazionale dei Delegati dei Rettori per i Poli Universitari Penitenziari (Cnupp) e la Direzione della Casa di Reclusione di Rossano.

Alla Lectio Magistralis del Prof. Moccia, porteranno i saluti il Prof. Pietro Fantozzi, Delegato del Rettore Polo Universitario Penitenziario dell’Unical, la Dott.ssa Maria Luisa Mendicino, Direttore in missione della Casa di Reclusione di Rossano e la Dott.ssa Antonietta Dodaro, Magistrato di Sorveglianza di Cosenza. I lavori, che saranno introdotti e coordinati dal Prof. Mario Caterini, Docente di Diritto Penale Unical. vedranno la partecipazione e l’intervento della Prof.ssa Franca Garreffa, Aggregato di Sociologia Giuridica dell’Unical, della Prof.ssa Rossella Marzullo, Aggregato di Pedagogia Generale dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria (Unirc), del Prof. Sabato Romano, Aggregato di Diritto Penale dell’Unical e del Prof. Giuseppe Spadafora, Ordinario di Pedagogia Speciale Unical.

E’ prevista, altresì, la partecipazione dei detenuti ristretti nella Casa di Reclusione di Rossano e degli Studenti di Giurisprudenza del Corso di Diritto Penale 1 dell’Università della Calabria. Gli altri interessati a partecipare, al fine di poter ottenere l’autorizzazione all’accesso nell’Istituto Penitenziario, da parte dell’Ufficio di Sorveglianza di Cosenza, debbono accreditarsi, entro e non oltre il 28 aprile 2019, inviando una mail alla Referente Unical Annarita Apolito : annarita.apolito@unical.it.

Locandina Lectio Magistralis CR Rossano del 16/05/2019  (clicca per scaricare)

Rossano, già 20 studenti universitari dietro le sbarre. Radicali ed Unical in visita al Penitenziario


Cresce sempre di più il numero dei detenuti, ristretti nella Casa di Reclusione di Rossano, che decidono di iscriversi all’Università della Calabria ed in modo particolare ai corsi di laurea in Scienze del Servizio Sociale e Scienze Politiche. Al momento, sono 20 i detenuti, quasi tutti appartenenti al circuito penitenziario dell’alta sicurezza, ad essere iscritti presso l’Unical, il più grande ateneo calabrese, situato ad Arcavata di Rende, nell’area urbana di Cosenza, guidato dal Magnifico Rettore Gino Mirocle Crisci. Molti degli studenti, sono detenuti da tantissimi anni, ed alcuni di loro sono condannati alla pena perpetua.

Nei giorni scorsi, una delegazione di studenti del corso di laurea magistrale in “Intelligence ed Analisi del Rischio” del Dipartimento di Lingue e Scienze dell’Educazione dell’Università della Calabria, guidati dal Prof. Mario Caterini, Docente di Diritto Penale, si è recata a visitare l’Istituto Penitenziario di Rossano, accompagnata dall’ex Consigliere Nazionale dei Radicali Italiani e candidato Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti Emilio Enzo Quintieri, previamente autorizzato dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia. Nella circostanza, all’interno dell’Istituto, vi era anche la Prof.ssa Franca Garreffa, Docente di Sociologia della Devianza dell’Unical insieme ad altri studenti, per una lezione didattica.

Attualmente, riferisce il radicale Quintieri, nel Carcere di Rossano, il cui reggente è il Direttore della Casa Circondariale di Paola Caterina Arrotta, a fronte di una capienza di 263 posti, sono presenti 282 detenuti, 62 dei quali stranieri (prevalentemente albanesi, tunisini ed iracheni). 81 detenuti appartengono al circuito della media sicurezza e 201 a quello dell’alta sicurezza. Tra questi ultimi, 179 al sottocircuito As3 (criminalità organizzata) e 22 al sottocircuito As2 (terrorismo internazionale di matrice islamica). Essendo una Casa di Reclusione, la maggior parte dei detenuti (262) sono definitivi e vi sono molti ergastolani (33). Per 5 di loro il “fine pena mai” è di tipo condizionale mentre per gli altri 28 è ostativo, a meno che non collaborino con la giustizia o che la loro collaborazione sia dichiarata dall’Autorità Giudiziaria impossibile o inesigibile. Pochissimi sono quelli in attesa di primo giudizio (4) e pochi sono anche gli appellanti (7) ed i ricorrenti (9). Più che altro i detenuti con queste posizioni giuridiche sono gli appartenenti al sottocircuito As2 cioè quelli accusati di terrorismo internazionale di matrice islamica. A Rossano vi sono 20 studenti universitari e non sono pochi considerato che in tutta Italia risultano iscritti all’Università soltanto 590 persone detenute. Vi è anche un detenuto in semilibertà, fruitore anche di licenza premio.

Nell’Istituto, alle dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria, lavorano solo 83 detenuti, abbastanza pochi poiché per i condannati il lavoro è obbligatorio secondo quanto stabilisce l’Art. 20 della Legge Penitenziaria. Pochissimi detenuti sono impegnati in lavori esterni di pubblica utilità (canile municipale) e pochi altri sono dipendenti di una impresa esterna (ditta di ceramica). Ma non è tutto rose e fiori a Rossano perché vi sono anche delle criticità, in parte già denunciate all’esito delle precedenti visite, che debbono essere risolte al più presto. Tra queste la mancanza di un Direttore titolare (è pendente un interpello straordinario per la Direzione dell’Istituto di Rossano poiché il precedente Direttore Giuseppe Carrà è stato trasferito alla Casa Circondariale di Castrovillari), l’assenza di un funzionario della mediazione culturale e la carenza del personale di Polizia Penitenziaria. Il Reparto, guidato dal Commissario Capo Elisabetta Ciambriello, dovrebbe essere composto da 153 unità ma ve ne sono assegnate soltanto 131 che non sono tutte in servizio poiché 3 sono distaccate in altra sede penitenziaria, 2 sono in missione ed altre 6 in missione per partecipare al corso di Vice Ispettore presso le Scuole di Formazione dell’Amministrazione Penitenziaria. In servizio, vi sono, a malapena, 120 unità di Polizia Penitenziaria (di cui 12 addetti al Nucleo Traduzioni e Piantonamenti) che sono assolutamente insufficienti per un Istituto particolare e complesso come Rossano con circuiti di media ed alta sicurezza. Tale carenza, non riguarda esclusivamente il profilo della sicurezza, ma anche quello del trattamento perché senza sorveglianza non possono essere svolte attività trattamentali di nessun genere, ricreative, culturali, sportive.

Recentemente, grazie all’impegno profuso dal Prof. Mario Caterini dell’Università della Calabria ed alla disponibilità dell’Amministrazione Penitenziaria, sia nella Casa di Reclusione di Rossano che nelle Case Circondariali di Castrovillari, Cosenza e Paola, gli studenti di Giurisprudenza che sono al quinto anno, potranno svolgere attività di tirocinio. Il Dipartimento di Scienze Giuridiche ed Aziendali dell’Unical ha già fatto apposito bando e, prossimamente, ad ogni Istituto Penitenziario verranno assegnati 2 tirocinanti per 4 mesi.

Ma non basta il lavoro e l’impegno svolto dall’Amministrazione Penitenziaria, dall’Università o dagli altri Enti ed Associazioni, conclude l’ex Consigliere Nazionale dei Radicali Italiani Emilio Enzo Quintieri. Bisogna che le Istituzioni Pubbliche ed in particolare modo la Regione Calabria facciano la loro parte per sostenere tutte le attività finalizzate alla rieducazione ed al reinserimento sociale. Ad esempio nel Carcere di Rossano, gli studenti-detenuti, hanno solo un computer stravecchio, possibile che la Regione Calabria non provveda a fornire quantomeno dei nuovi personal computer all’Istituto per consentire ai detenuti di poter espletare l’attività di studio e di ricerca?

Carcere di Rossano, situazione disastrosa, 21 giorni per avere l’esito di un esame del sangue


Riprende l’attività di monitoraggio all’interno degli Istituti Penitenziari della Calabria da parte dei Radicali Italiani, autorizzata dal Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia Francesco Basentini. Ad annunciarlo l’ex Consigliere Nazionale Emilio Enzo Quintieri, candidato alla carica di Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti, che giovedì prossimo insieme al Prof. Mario Caterini, Docente di Diritto Penale dell’Università della Calabria e ad una delegazione di Studenti del corso di laurea magistrale di “Intelligence ed Analisi del Rischio” del Dipartimento di Lingue e Scienze dell’Educazione, farà visita alla Casa di Reclusione di Rossano, allo stato amministrata dal Direttore “in missione” Caterina Arrotta, dirigente titolare dell’Istituto di Paola.

All’esito della precedente visita, svoltasi il 30 agosto scorso, la delegazione dei Radicali Italiani, aveva relazionato, oltre alle criticità afferenti la Sezione As2 in cui sono ristretti i detenuti imputati o condannati per terrorismo internazionale di matrice islamica, una serie di problematiche al Capo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, al Provveditore Regionale Reggente, al Direttore dell’Istituto, al Magistrato di Sorveglianza di Cosenza ed al Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti.

Tra le criticità segnalate vi è quella afferente l’organizzazione del Servizio Sanitario Penitenziario: la delegazione, nel corso della visita, ha avuto modo di interloquire col personale sanitario che presta servizio nell’Istituto, alle dipendenze dell’Asp di Cosenza. Dai colloqui è emerso che nell’Istituto, ormai da tempo, manca un ecografo nonostante la presenza di un medico specialista, il che determina la traduzione di numerosi detenuti presso il locale Presidio Ospedaliero per le indagini ecografiche con tempi di attesa abbastanza lunghi (rispetto a quelli intramoenia) e con tutte le problematiche che ne conseguono per l’Amministrazione Penitenziaria (carburante, manutenzione veicoli, costo personale) dovute al servizio di traduzione individuale diretta su strada a mezzo del Corpo di Polizia Penitenziaria (circa 200 traduzioni nel solo 2017). Ed infatti, com’è noto, per un detenuto appartenente al circuito della media sicurezza occorrono 3 unità di Polizia Penitenziaria, per un detenuto appartenente al circuito dell’Alta Sicurezza – Sottocircuito As3 criminalità organizzata – occorrono 4 unità e per un detenuto appartenente al Sottocircuito As2 terrorismo internazionale servono addirittura 6 poliziotti. Inoltre, vista la carenza del personale in forza al Nucleo Traduzioni e Piantonamenti, altro personale addetto agli Uffici ed alle Sezioni detentive, deve assentarsi dal servizio per coadiuvare i loro colleghi nelle traduzioni.

Eppure, tempo addietro, l’Asp di Cosenza, aveva provveduto ad acquistare un apparecchio ecografico di ultima generazione, munito anche di ecocolordoppler (costato circa 20 mila euro), assegnandolo al Carcere di Rossano che col medico specialista, riusciva ad eseguire tutti gli accertamenti intramoenia (anche 10/15 al giorno), senza necessità di traduzioni in strutture esterne (ove, comunque, non è possibile praticare il servizio con le stesse modalità). Pare che, a seguito di non meglio precisati lavori sul tetto dell’area sanitaria, da parte di una ditta esterna, tale apparecchio sia stato danneggiato e reso inservibile (ci sarebbe piovuto di sopra). Tale questione, peraltro, pare non sia stata mai sollevata da nessuno, prima dei Radicali che hanno chiesto di disporre degli accertamenti per individuare eventuali responsabilità e per ripristinare il servizio.

Altra problematica relativa sempre al Servizio Sanitario Penitenziario della Casa di Reclusione di Rossano, in cui sono ristretti numerosi soggetti affetti dal virus dell’epatite b e c, riguarda il ritardo con il quale vengono comunicati dall’Asp di Cosenza gli esiti degli esami ematochimici dei detenuti ed in particolare modo quello emocromocitometrico. Il personale sanitario ha riferito alla delegazione visitante che tali risultati, nonostante la loro semplicità (ed infatti per i cittadini liberi sono previsti, al massimo, 24/48 ore di attesa), giungono all’Istituto, dai Laboratori di Cosenza, addirittura dopo 21 giorni dal prelievo. Ciò, sempre secondo i sanitari, impedisce di gestire in maniera appropriata ed efficiente i detenuti portatori del virus con una ottimizzazione del percorso diagnostico – terapeutico – assistenziale e del trattamento secondo quanto previsto dai protocolli e linee guida più innovativi. Anche per questa problematica, i Radicali, hanno chiesto all’Amministrazione Penitenziaria, centrale e periferica, di sollecitare la Regione Calabria e l’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza, ad una migliore organizzazione del servizio, garantendo tempi assolutamente più brevi per la comunicazione all’Istituto degli esiti degli esami, per una migliore tutela della salute delle persone ristrette, affinché il carcere non sia considerato come un luogo in cui vige un regime di extraterritorialità rispetto alle garanzie fondamentali assicurate dallo Stato.

Infine, la delegazione radicale, ha espresso soddisfazione per la stipula del protocollo di intesa tra la Direzione del Carcere di Rossano e l’Asp di Cosenza per la prevenzione e gestione degli eventi suicidari. A tale proposito, è stata colta l’occasione per sollecitare l’Amministrazione Penitenziaria, centrale e regionale, a voler fornire tempestivamente all’Istituto il materiale (effetti letterecci) in tessuto non tessuto per la consegna a quei detenuti nei confronti dei quali siano state disposte eccezionali misure di sicurezza, evitando di lasciare gli stessi privati di ogni genere di conforto, ivi compreso le lenzuola, in condizioni di disagio e di afflizione di difficile sopportazione, specialmente quando tale condizione si protragga per considerevoli periodi di tempo.

Ulteriori segnalazioni, non di minor importanza, sono state fatte in ordine al funzionamento dell’area amministrativo – contabile (nonostante l’organico sia al completo), alla carenza di personale di Polizia Penitenziaria (dal 10 settembre 5 unità sono assenti per partecipare al corso di Vice Ispettore e non rientreranno fino a marzo 2019, restano in servizio 123 unità su 153), alla carenza di attività lavorativa intramoenia (lavorano pochissimi detenuti), all’autorizzazione per l’uso ed il possesso nelle camere detentive del personal computer per motivi di studio ai 15 detenuti iscritti all’Università della Calabria, alla impraticabilità del campo sportivo (perché quando piove si allaga per molto tempo, non essendoci impianto di drenaggio), al potenziamento delle linee telefoniche dell’Istituto perché insufficienti (sono presenti solo 2 linee telefoniche) ed infine in ordine alla illegittima prassi di sospendere le telefonate straordinarie o escludere dalle attività lavorative quei detenuti che siano stati sanzionati disciplinarmente.

Rende, Studenti dell’Unical entrano nelle Carceri per tirocinio formativo. Soddisfatti i Radicali


L’Unical “scavalca” la recinzione. Del carcere. Finire in carcere, non è e, soprattutto, non deve essere un punitivo “isolamento” dalla società ma, semmai, un utile “corso” per reinserirsi nel mondo, attraverso percorsi di riabilitazione sociale. E, proprio, nell’ambito di questa attività che i due mondi, quello del sapere da un lato e quello dello “sbaglio” dall’altro, hanno deciso di unirsi.

Il Dipartimento di Scienze Aziendali e Giuridiche dell’Unical, infatti, ha sottoscritto una convezione con l’amministrazione penitenziaria, per far svolgere attività di tirocinio formativo e di orientamento agli studenti del corso di Laurea magistrale in Giurisprudenza. La prima convenzione, coinvolge gli istituti penitenziari di Castrovillari e Paola. E’, invece, in fase di completamento la procedura burocratica per il coinvolgimento anche delle case circondariali di Cosenza e Rossano.

Al tirocinio, possono accedere gli studenti iscritti al quinto anno o fuori corso che abbiano superato gli esami di Diritto Costituzionale, Penale 1, Penale 2 e Diritto Amministrativo. Qualora il numero di domande, dovesse superare i posti disponibili, l’Ateneo provvederà a stilare una graduatoria, nella quale verranno privilegiati gli studenti con la media dei voti più alta nei predetti esami e coloro che abbiamo superato l’esame di procedura penale. La sottoscrizione di questo protocollo d’intesa è stata accolta, con ampia soddisfazione, da Emilio Quintieri, l’attivista radicale schierato da sempre in prima linea per la tutela e la salvaguardia dei diritti degli “ospiti” dei penitenziari.

http://www.cosenzainforma.it – 29 settembre 2018