Calabria, Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti, forse lunedì l’elezione in Consiglio Regionale


Probabilmente, nei prossimi giorni, salvo intoppi, sarà eletto il Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti della Regione Calabria. Infatti, il Presidente del Consiglio Regionale Nicola Irto, per lunedì prossimo 11 marzo alle ore 10 ha convocato l’Assemblea Legislativa e, tra le altre cose, all’ordine del giorno è stata iscritta anche la “Proposta di Provvedimento Amministrativo n. 234/10 “Elezione del Garante Regionale dei Diritti delle persone detenute o private della libertà personale.”

Lo scorso 11 febbraio, all’esito delle ultime visite effettuate in alcuni Istituti Penitenziari della Calabria, avevo nuovamente sollecitato il Presidente Irto, a convocare il Consiglio per procedere alla elezione del Garante Regionale, attese le numerose violazioni ai diritti umani fondamentali, con particolare riferimento a quello alla tutela della salute, riscontrate durante le visite.

Il Garante Regionale, a norma della Legge Regionale n. 1/2018, dovrà essere eletto dal Consiglio Regionale con deliberazione adottata a maggioranza dei due terzi dei Consiglieri assegnati. In mancanza di raggiungimento del quorum, dalla terza votazione, l’elezione avviene a maggioranza semplice dei consiglieri assegnati. Durerà in carica 5 anni e non sarà immediatamente rieleggibile.

L’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale della Calabria ha valutato 17 candidati idonei alla carica di Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti, escludendo solo 3 candidature perché non in possesso dei requisiti e della esperienza richiesta dalla normativa e dal bando pubblico. Tra la rosa di candidati idonei e che i Consiglieri Regionali potranno votare ci sarò anche io.

Nelle scorse settimane 80 detenuti dell’Alta Sicurezza ristretti nella Casa di Reclusione di Rossano hanno indirizzato una petizione al Presidente del Consiglio Regionale della Calabria proprio per sostenere la mia candidatura a Garante Regionale.

Finalmente, dopo tanti anni di attesa, anche la Regione Calabria avrà un Autorità indipendente che si occuperà di promuovere e salvaguardare su tutto il territorio i diritti delle persone detenute o private della libertà personale, alla stregua di tutte le altre Regioni d’Italia.

Emilio Enzo Quintieri

già Consigliere Nazionale Radicali Italiani

candidato Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti della Calabria

Quintieri (Radicali): finalmente verrà riaperta la Falegnameria Industriale del Carcere di Rossano


Finalmente, dopo tanti anni, verrà riaperta la falegnameria industriale della Casa di Reclusione di Rossano e verranno assunti, per il momento, due detenuti dell’Alta Sicurezza. Lo dice Emilio Enzo Quintieri, già Consigliere Nazionale di Radicali Italiani e candidato Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti della Calabria, all’esito di una visita effettuata insieme all’esponente radicale Valentina Anna Moretti, al Carcere di Rossano, attualmente guidato, in missione, dal Dirigente Penitenziario Maria Luisa Mendicino, Direttore della Casa Circondariale di Cosenza.

La falegnameria – fortemente voluta in quegli anni dal Provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Calabria Paolo Quattrone – che ha una superficie di 900 mq, venne finanziata dalla Cassa delle Ammende nell’ambito del progetto di Inserimento Lavorativo Detenuti (Ilde) con 1,5 milioni di euro, fu inaugurata il 9 ottobre 2006 dal Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia del II Governo Prodi con delega all’Amministrazione Penitenziaria Luigi Manconi e dall’ex Presidente del Comitato Carceri della Camera dei Deputati, On. Enrico Buemi. All’epoca, tutta l’attività produttiva, fu coordinata e gestita dal Consorzio Magna Grecia sotto forma di cooperativa, e funzionò grazie alla Provincia di Cosenza, Assessorato all’Edilizia Scolastica guidato dall’Avvocato Oreste Morcavallo, che fece un protocollo con l’Amministrazione Penitenziaria per favorire l’inclusione sociale e lavorativa dei detenuti, acquistando tutti gli arredi scolastici prodotti dalle lavorazioni penitenziarie.

L’ex Provveditore Regionale delle Carceri calabresi Quattrone, suicidatosi il 22 luglio 2010, diceva che “la gestione partecipata della vita carceraria, nell’assoluto rispetto delle regole, può creare un clima migliore all’interno della vita nelle strutture” ed è vero continua il radicale Quintieri. Quattrone come Provveditore Regionale si spese molto per il miglioramento delle condizioni di vita dei detenuti in tutti gli Istituti Penitenziari della Calabria. Grazie a lui vennero ristrutturate e rinnovate quasi tutte le strutture penitenziarie calabresi che erano in una situazione di degrado assoluto. Tra le tante che vennero ammodernate vi fu Rossano, ma anche Cosenza, Paola, Laureana di Borrello ed altre ancora. Purtroppo, una volta ultimate le commesse per conto della Provincia di Cosenza, quella falegnameria industriale, che è dotata di strumenti ed apparecchiature all’avanguardia sia per la produzione di mobili che per l’antinfortunistica, chiuse e non venne più utilizzata per assenza di commesse, nonostante le continue sollecitazioni provenienti anche da parte nostra.

Attualmente, nell’Istituto di Rossano, è attivo anche un laboratorio per la lavorazione della ceramica, gestito dalla Ditta “Pirri Ceramiche Artistiche” di Francesco Pirri di Bisignano, che ha assunto alle sue dipendenze 4 detenuti dell’Alta Sicurezza. Quindi, adesso, con la falegnameria, i detenuti che saranno impiegati in attività lavorative, assunti e retribuiti da imprese esterne, da 4 passeranno a 6 e, prossimamente, potranno essere ancora di più se ci saranno ulteriori commesse. E’ non sono pochi visto che in Calabria, i “lavoranti” in Istituto alle dipendenze di datori di lavoro esterni sono soltanto 7 di cui 4 per conto di imprese (che sono quelli di Rossano, esclusi quelli della falegnameria) ed altri 3 (donne) per conto di cooperative. A questi si aggiungono 34 detenuti di cui 20 semiliberi (3 dei quali lavorano in proprio e 17 per conto di datori di lavoro esterno) ed altri 17 in lavori esterni ex Art. 21 O.P. Un dato molto basso rispetto a quello nazionale facendo il confronto con i “lavoranti” negli Istituti delle Regioni Veneto (314), Lombardia (274), Lazio (61), Emilia Romagna (42), Piemonte (38), Liguria (33), Trentino Alto Adige (22), Toscana (21), Puglia (20). Peggio della Calabria solo le Regioni Basilicata (0), Molise (1) ed Umbria (2).

Inoltre, l’Amministrazione Penitenziaria, ha assunto 76 detenuti, per i lavori intramoenia (manutenzione ordinaria fabbricato, cuochi, portavitto, addetto alla lavanderia, a tempo determinato, nel rispetto delle graduatorie previste dalla Legge Penitenziaria. In Calabria, invece, i “lavoranti” assunti alle dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria, sono 834 (14 donne), di cui 5 impiegati in lavorazioni, 712 in servizi di istituto, 50 nella manutenzione ordinaria dei fabbricati e 67 in servizi extramurari ai sensi dell’Art. 21 O.P.

Oggi, nel Carcere di Rossano, conclude l’ex Consigliere Nazionale dei Radicali Italiani Emilio Enzo Quintieri, a fronte di una capienza regolamentare di 263 posti, sono ristretti 293 detenuti, 56 dei quali stranieri; 89 appartengono al circuito della media sicurezza e 203 a quello dell’alta sicurezza (183 As3 criminalità organizzata e 20 As2 terrorismo internazionale di matrice islamica), aventi le seguenti posizioni giuridiche : 3 giudicabili, 7 appellanti, 10 ricorrenti, 273 definitivi di cui 31 ergastolani, 26 dei quali ostativi cioè che non usciranno mai dal carcere salvo collaborazione con la Giustizia o nei casi di collaborazione impossibile. A Rossano manca un Direttore titolare, speriamo che al più presto l’Amministrazione Penitenziaria ne nomini uno in pianta stabile perché un’Istituto così importante e complesso non può essere affidato ad un Dirigente in missione per due volte a settimana.

Rossano, già 20 studenti universitari dietro le sbarre. Radicali ed Unical in visita al Penitenziario


Cresce sempre di più il numero dei detenuti, ristretti nella Casa di Reclusione di Rossano, che decidono di iscriversi all’Università della Calabria ed in modo particolare ai corsi di laurea in Scienze del Servizio Sociale e Scienze Politiche. Al momento, sono 20 i detenuti, quasi tutti appartenenti al circuito penitenziario dell’alta sicurezza, ad essere iscritti presso l’Unical, il più grande ateneo calabrese, situato ad Arcavata di Rende, nell’area urbana di Cosenza, guidato dal Magnifico Rettore Gino Mirocle Crisci. Molti degli studenti, sono detenuti da tantissimi anni, ed alcuni di loro sono condannati alla pena perpetua.

Nei giorni scorsi, una delegazione di studenti del corso di laurea magistrale in “Intelligence ed Analisi del Rischio” del Dipartimento di Lingue e Scienze dell’Educazione dell’Università della Calabria, guidati dal Prof. Mario Caterini, Docente di Diritto Penale, si è recata a visitare l’Istituto Penitenziario di Rossano, accompagnata dall’ex Consigliere Nazionale dei Radicali Italiani e candidato Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti Emilio Enzo Quintieri, previamente autorizzato dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia. Nella circostanza, all’interno dell’Istituto, vi era anche la Prof.ssa Franca Garreffa, Docente di Sociologia della Devianza dell’Unical insieme ad altri studenti, per una lezione didattica.

Attualmente, riferisce il radicale Quintieri, nel Carcere di Rossano, il cui reggente è il Direttore della Casa Circondariale di Paola Caterina Arrotta, a fronte di una capienza di 263 posti, sono presenti 282 detenuti, 62 dei quali stranieri (prevalentemente albanesi, tunisini ed iracheni). 81 detenuti appartengono al circuito della media sicurezza e 201 a quello dell’alta sicurezza. Tra questi ultimi, 179 al sottocircuito As3 (criminalità organizzata) e 22 al sottocircuito As2 (terrorismo internazionale di matrice islamica). Essendo una Casa di Reclusione, la maggior parte dei detenuti (262) sono definitivi e vi sono molti ergastolani (33). Per 5 di loro il “fine pena mai” è di tipo condizionale mentre per gli altri 28 è ostativo, a meno che non collaborino con la giustizia o che la loro collaborazione sia dichiarata dall’Autorità Giudiziaria impossibile o inesigibile. Pochissimi sono quelli in attesa di primo giudizio (4) e pochi sono anche gli appellanti (7) ed i ricorrenti (9). Più che altro i detenuti con queste posizioni giuridiche sono gli appartenenti al sottocircuito As2 cioè quelli accusati di terrorismo internazionale di matrice islamica. A Rossano vi sono 20 studenti universitari e non sono pochi considerato che in tutta Italia risultano iscritti all’Università soltanto 590 persone detenute. Vi è anche un detenuto in semilibertà, fruitore anche di licenza premio.

Nell’Istituto, alle dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria, lavorano solo 83 detenuti, abbastanza pochi poiché per i condannati il lavoro è obbligatorio secondo quanto stabilisce l’Art. 20 della Legge Penitenziaria. Pochissimi detenuti sono impegnati in lavori esterni di pubblica utilità (canile municipale) e pochi altri sono dipendenti di una impresa esterna (ditta di ceramica). Ma non è tutto rose e fiori a Rossano perché vi sono anche delle criticità, in parte già denunciate all’esito delle precedenti visite, che debbono essere risolte al più presto. Tra queste la mancanza di un Direttore titolare (è pendente un interpello straordinario per la Direzione dell’Istituto di Rossano poiché il precedente Direttore Giuseppe Carrà è stato trasferito alla Casa Circondariale di Castrovillari), l’assenza di un funzionario della mediazione culturale e la carenza del personale di Polizia Penitenziaria. Il Reparto, guidato dal Commissario Capo Elisabetta Ciambriello, dovrebbe essere composto da 153 unità ma ve ne sono assegnate soltanto 131 che non sono tutte in servizio poiché 3 sono distaccate in altra sede penitenziaria, 2 sono in missione ed altre 6 in missione per partecipare al corso di Vice Ispettore presso le Scuole di Formazione dell’Amministrazione Penitenziaria. In servizio, vi sono, a malapena, 120 unità di Polizia Penitenziaria (di cui 12 addetti al Nucleo Traduzioni e Piantonamenti) che sono assolutamente insufficienti per un Istituto particolare e complesso come Rossano con circuiti di media ed alta sicurezza. Tale carenza, non riguarda esclusivamente il profilo della sicurezza, ma anche quello del trattamento perché senza sorveglianza non possono essere svolte attività trattamentali di nessun genere, ricreative, culturali, sportive.

Recentemente, grazie all’impegno profuso dal Prof. Mario Caterini dell’Università della Calabria ed alla disponibilità dell’Amministrazione Penitenziaria, sia nella Casa di Reclusione di Rossano che nelle Case Circondariali di Castrovillari, Cosenza e Paola, gli studenti di Giurisprudenza che sono al quinto anno, potranno svolgere attività di tirocinio. Il Dipartimento di Scienze Giuridiche ed Aziendali dell’Unical ha già fatto apposito bando e, prossimamente, ad ogni Istituto Penitenziario verranno assegnati 2 tirocinanti per 4 mesi.

Ma non basta il lavoro e l’impegno svolto dall’Amministrazione Penitenziaria, dall’Università o dagli altri Enti ed Associazioni, conclude l’ex Consigliere Nazionale dei Radicali Italiani Emilio Enzo Quintieri. Bisogna che le Istituzioni Pubbliche ed in particolare modo la Regione Calabria facciano la loro parte per sostenere tutte le attività finalizzate alla rieducazione ed al reinserimento sociale. Ad esempio nel Carcere di Rossano, gli studenti-detenuti, hanno solo un computer stravecchio, possibile che la Regione Calabria non provveda a fornire quantomeno dei nuovi personal computer all’Istituto per consentire ai detenuti di poter espletare l’attività di studio e di ricerca?

Carcere di Rossano, situazione disastrosa, 21 giorni per avere l’esito di un esame del sangue


Riprende l’attività di monitoraggio all’interno degli Istituti Penitenziari della Calabria da parte dei Radicali Italiani, autorizzata dal Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia Francesco Basentini. Ad annunciarlo l’ex Consigliere Nazionale Emilio Enzo Quintieri, candidato alla carica di Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti, che giovedì prossimo insieme al Prof. Mario Caterini, Docente di Diritto Penale dell’Università della Calabria e ad una delegazione di Studenti del corso di laurea magistrale di “Intelligence ed Analisi del Rischio” del Dipartimento di Lingue e Scienze dell’Educazione, farà visita alla Casa di Reclusione di Rossano, allo stato amministrata dal Direttore “in missione” Caterina Arrotta, dirigente titolare dell’Istituto di Paola.

All’esito della precedente visita, svoltasi il 30 agosto scorso, la delegazione dei Radicali Italiani, aveva relazionato, oltre alle criticità afferenti la Sezione As2 in cui sono ristretti i detenuti imputati o condannati per terrorismo internazionale di matrice islamica, una serie di problematiche al Capo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, al Provveditore Regionale Reggente, al Direttore dell’Istituto, al Magistrato di Sorveglianza di Cosenza ed al Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti.

Tra le criticità segnalate vi è quella afferente l’organizzazione del Servizio Sanitario Penitenziario: la delegazione, nel corso della visita, ha avuto modo di interloquire col personale sanitario che presta servizio nell’Istituto, alle dipendenze dell’Asp di Cosenza. Dai colloqui è emerso che nell’Istituto, ormai da tempo, manca un ecografo nonostante la presenza di un medico specialista, il che determina la traduzione di numerosi detenuti presso il locale Presidio Ospedaliero per le indagini ecografiche con tempi di attesa abbastanza lunghi (rispetto a quelli intramoenia) e con tutte le problematiche che ne conseguono per l’Amministrazione Penitenziaria (carburante, manutenzione veicoli, costo personale) dovute al servizio di traduzione individuale diretta su strada a mezzo del Corpo di Polizia Penitenziaria (circa 200 traduzioni nel solo 2017). Ed infatti, com’è noto, per un detenuto appartenente al circuito della media sicurezza occorrono 3 unità di Polizia Penitenziaria, per un detenuto appartenente al circuito dell’Alta Sicurezza – Sottocircuito As3 criminalità organizzata – occorrono 4 unità e per un detenuto appartenente al Sottocircuito As2 terrorismo internazionale servono addirittura 6 poliziotti. Inoltre, vista la carenza del personale in forza al Nucleo Traduzioni e Piantonamenti, altro personale addetto agli Uffici ed alle Sezioni detentive, deve assentarsi dal servizio per coadiuvare i loro colleghi nelle traduzioni.

Eppure, tempo addietro, l’Asp di Cosenza, aveva provveduto ad acquistare un apparecchio ecografico di ultima generazione, munito anche di ecocolordoppler (costato circa 20 mila euro), assegnandolo al Carcere di Rossano che col medico specialista, riusciva ad eseguire tutti gli accertamenti intramoenia (anche 10/15 al giorno), senza necessità di traduzioni in strutture esterne (ove, comunque, non è possibile praticare il servizio con le stesse modalità). Pare che, a seguito di non meglio precisati lavori sul tetto dell’area sanitaria, da parte di una ditta esterna, tale apparecchio sia stato danneggiato e reso inservibile (ci sarebbe piovuto di sopra). Tale questione, peraltro, pare non sia stata mai sollevata da nessuno, prima dei Radicali che hanno chiesto di disporre degli accertamenti per individuare eventuali responsabilità e per ripristinare il servizio.

Altra problematica relativa sempre al Servizio Sanitario Penitenziario della Casa di Reclusione di Rossano, in cui sono ristretti numerosi soggetti affetti dal virus dell’epatite b e c, riguarda il ritardo con il quale vengono comunicati dall’Asp di Cosenza gli esiti degli esami ematochimici dei detenuti ed in particolare modo quello emocromocitometrico. Il personale sanitario ha riferito alla delegazione visitante che tali risultati, nonostante la loro semplicità (ed infatti per i cittadini liberi sono previsti, al massimo, 24/48 ore di attesa), giungono all’Istituto, dai Laboratori di Cosenza, addirittura dopo 21 giorni dal prelievo. Ciò, sempre secondo i sanitari, impedisce di gestire in maniera appropriata ed efficiente i detenuti portatori del virus con una ottimizzazione del percorso diagnostico – terapeutico – assistenziale e del trattamento secondo quanto previsto dai protocolli e linee guida più innovativi. Anche per questa problematica, i Radicali, hanno chiesto all’Amministrazione Penitenziaria, centrale e periferica, di sollecitare la Regione Calabria e l’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza, ad una migliore organizzazione del servizio, garantendo tempi assolutamente più brevi per la comunicazione all’Istituto degli esiti degli esami, per una migliore tutela della salute delle persone ristrette, affinché il carcere non sia considerato come un luogo in cui vige un regime di extraterritorialità rispetto alle garanzie fondamentali assicurate dallo Stato.

Infine, la delegazione radicale, ha espresso soddisfazione per la stipula del protocollo di intesa tra la Direzione del Carcere di Rossano e l’Asp di Cosenza per la prevenzione e gestione degli eventi suicidari. A tale proposito, è stata colta l’occasione per sollecitare l’Amministrazione Penitenziaria, centrale e regionale, a voler fornire tempestivamente all’Istituto il materiale (effetti letterecci) in tessuto non tessuto per la consegna a quei detenuti nei confronti dei quali siano state disposte eccezionali misure di sicurezza, evitando di lasciare gli stessi privati di ogni genere di conforto, ivi compreso le lenzuola, in condizioni di disagio e di afflizione di difficile sopportazione, specialmente quando tale condizione si protragga per considerevoli periodi di tempo.

Ulteriori segnalazioni, non di minor importanza, sono state fatte in ordine al funzionamento dell’area amministrativo – contabile (nonostante l’organico sia al completo), alla carenza di personale di Polizia Penitenziaria (dal 10 settembre 5 unità sono assenti per partecipare al corso di Vice Ispettore e non rientreranno fino a marzo 2019, restano in servizio 123 unità su 153), alla carenza di attività lavorativa intramoenia (lavorano pochissimi detenuti), all’autorizzazione per l’uso ed il possesso nelle camere detentive del personal computer per motivi di studio ai 15 detenuti iscritti all’Università della Calabria, alla impraticabilità del campo sportivo (perché quando piove si allaga per molto tempo, non essendoci impianto di drenaggio), al potenziamento delle linee telefoniche dell’Istituto perché insufficienti (sono presenti solo 2 linee telefoniche) ed infine in ordine alla illegittima prassi di sospendere le telefonate straordinarie o escludere dalle attività lavorative quei detenuti che siano stati sanzionati disciplinarmente.

Calabria, Quintieri (Radicali): Oliverio non ha mantenuto gli impegni presi per le Carceri


La X legislatura calabrese volge al termine. Il Presidente della Regione Mario Oliverio non ha mantenuto alcun impegno con gli elettori previsti dal suo programma di candidato Presidente e nello specifico quelli riportati nella parte “Per i diritti, oltre la reclusione”, che nel 2014 ho contribuito a scrivere.

Dopo una lunga battaglia, siamo riusciti a far istituire il Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti, ma ad oggi, nonostante il lasso di tempo trascorso (L.R. n. 1 del 29/01/2018), le ripetute sollecitazioni e le rassicurazioni pervenute, il Consiglio Regionale della Calabria non procede alla elezione del Garante Regionale tra coloro i quali hanno presentato la candidatura. Ed anche sull’approvazione della legge istitutiva, c’è da dire che è stata licenziata grazie al grande senso di responsabilità della minoranza consiliare perché su 31 Consiglieri assegnati ne erano presenti solo 19 e tra gli assenti molti erano di maggioranza tra cui lo stesso Oliverio (erano impegnati ad una riunione del Pd a Roma per le candidature alle politiche).

Manca circa un anno per la fine della legislatura e qualcuno già ripropone la sua candidatura alla carica di Presidente o di Consigliere Regionale. Per quanto mi riguarda, a livello personale, non sono disposto più a sostenere chi non ha mantenuto gli accordi scritti presi in campagna elettorale. Credo che anche a livello politico, Radicali Italiani e Più Europa, dovranno ragionare bene sull’eventuale “apparentamento” con chi in questi anni ha fatto poco e niente per non dire nulla, specialmente per quanto concerne le problematiche che ci stanno a cuore.

Emilio Enzo Quintieri

Comitato Nazionale Radicali Italiani

PROGRAMMA DEL CANDIDATO PRESIDENTE DELLA REGIONE CALABRIA

“PER I DIRITTI, OLTRE LA RECLUSIONE”

“Gli istituti penitenziari, anche quelli calabresi, sono i luoghi in cui le contraddizioni sociali sono più visibili e più acute. Luoghi di sofferenza e, in alcuni casi, di degrado e abbandono.

La Regione dovrà impegnarsi per superare le condizioni di emergenza con politiche ed interventi coordinati che promuovano un confronto anche con le direzioni degli istituti di pena e con la Magistratura di Sorveglianza, coinvolgendo i sindacati dei lavoratori penitenziari e le associazioni/organizzazioni del volontariato.

Istituiremo, presso il Consiglio Regionale della Calabria il Garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. La figura del Garante, nell’attuale contesto sociale e nella particolare situazione carceraria, rappresenta un elemento di garanzia e tutela per dare piena e concreta attuazione a quanto previsto dai Trattati Internazionali e  dall’Art. 27 della nostra Costituzione,“le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Il Garante, autorità la cui nomina, ad opera del Consiglio Regionale, avrà un ruolo super partes, dovrà assicurare un’analisi obiettiva della situazione carceraria, per migliorare le forme in cui si realizza l’esecuzione penale, assicurando umanità e civiltà nei luoghi deputati a rieducare, al senso e alla cultura della legalità, le persone che hanno infranto le norme, coinvolgendo in tutte le attività anche i movimenti e le associazioni politiche, culturali e cattoliche che operano nel campo della tutela e promozione dei diritti umani. Il Garante, quindi, rappresenta anche uno strumento fondamentale a tutela della sicurezza della società, cui vengono restituiti, grazie all’esercizio della funzione riabilitativa, cittadini in grado di reinserirsi socialmente nel tessuto della comunità di provenienza.

La Regione Calabria, nel rispetto delle competenze stabilite dalla Costituzione e dallo Statuto e dei principi fondamentali posti dalla legislazione statale e regionaleha il dovere di tutelare il diritto alla salute dei detenuti e degli internati, ivi compresi i minori, presenti negli Istituti Penitenziari, negli Istituti Penali Minorili ed in tutte le altre strutture ubicate nel territorio regionale (Artt. 3 e 32 della Costituzione e dell’Art. 1 del D. Lgs.vo nr. 230/1999), garantendo livelli di assistenza sanitaria concernenti le prestazioni preventive, diagnostico – terapeutiche e riabilitative, analoghi o equiparabili a quelli previsti per i cittadini in stato di libertà. I questa direzione la Regione Calabria si attiverà immediatamente per l’apertura del Centro Diagnostico Terapeutico annesso alla Casa Circondariale di Catanzaro.

Al fine di favorire il rapporto tra madre e figlio minore, nel corso del processo penale e durante l’esecuzione della pena, in applicazione della Legge 62/2011 e del Decreto del Ministero della Giustizia, che riguarda le madri detenute con figli da 0 a 6 anni, istituiremo case famiglia protette nel territorio regionale per accogliere le madri condannate.

Per garantire, poi,  la sicurezza sociale, ridurre al minimo il rischio di recidiva e migliorare le condizioni di detenzione a livello regionale, la Regione Calabria, promuoverà interventi volti al reinserimento sociale dei soggetti, adulti o minori, comunque sottoposti a restrizione della libertà personale, privilegiando il lavoro quale strumento principale di risocializzazione. Si farà promotrice di idonee iniziative di sensibilizzazione verso i privati, si impegnerà per far riattivare le strutture interne (falegnamerie, fabbriche per la lavorazione dell’alluminio, etc.) in grado di far lavorare i detenuti di cui sono dotati diversi Istituti Penitenziari della Calabria (Rossano, Vibo Valentia, Catanzaro, Laureana di Borrello, etc.) e , in applicazione dei recenti interventi legislativi (D.L. nr. 78/2013 convertito in Legge nr. 94/2013), incentiverà gli Enti Locali perché si creino condizioni  per far lavorare all’esterno i detenuti, anche sotto forma di lavoro volontario e gratuito.”

In Calabria si continua a “morire di carcere”. Nell’indifferenza delle Istituzioni


In Calabria si continua a “morire di carcere”. Nella indifferenza delle Istituzioni: dallo Stato alla Regione, dalle Province ai Comuni. Una vergogna senza fine !

Qualche giorno fa un detenuto ristretto nella Casa Circondariale di Paola, è morto nel locale Presidio Ospedaliero, dopo uno sciopero della fame. Si chiamava Gabriele Milito, 75 anni, ragioniere di Sapri. Era in attesa di giudizio per il delitto di uxoricidio (omicidio della moglie). Dopo un periodo trascorso nella Casa Circondariale di Potenza, aveva ottenuto gli arresti domiciliari in un appartamento di Scalea. Pare avesse trasgredito gli obblighi impostigli dall’Autorità Giudiziaria competente, ragion per cui venne tradotto presso il Carcere di Paola. Con la sua morte, nel 2018 sino ad oggi, i decessi nelle Carceri italiane, salgono ad 80 di cui 34 per suicidio (2.814 morti, 1.020 dei quali per suicidio, dal 2000 ad oggi).

Un altro detenuto ristretto nella Casa di Reclusione di Rossano, rischia di fare la stessa fine. Sempre per lo sciopero della fame. Si tratta di Victor Pereshacko, Ingegnere Informatico ed Imprenditore nel settore pubblicitario, ex Paracadutista dell’Armata Rossa, Forza Armata della Federazione Russa, in espiazione della pena dell’ergastolo per un duplice omicidio commesso – insieme ad un altro connazionale – in Sardegna nel 2005.

A Pereshacko, il 30 aprile 2014, venne proposto dallo Stato Italiano, di essere trasferito nel suo Paese, in Russia, per scontare la pena residua. Ed ha immediatamente accettato, firmando tutti gli atti necessari. Nonostante il notevole lasso di tempo trascorso (oltre 4 anni), la procedura di trasferimento, non è stata definita. Pare che la causa di tutto ciò sia da attribuire allo Stato Italiano ed in modo particolare al Ministero della Giustizia poiché non avrebbe trasmesso, nonostante le ripetute richieste del Ministero della Giustizia della Federazione Russa, tutti gli atti del processo conclusosi con la condanna al “fine pena mai”.

Per tale ragione, l’ex militare russo recluso a Rossano, dal 10 maggio, sta praticando lo sciopero della fame per protestare “contro la inoperosità premeditata della Autorità Italiana”. Nell’ultima visita che ho fatto al Carcere di Rossano, il 23 giugno, sono passato a trovarlo, pregandolo di interrompere lo sciopero. Era molto debilitato, a malapena riuscí a raccontarmi un po la sua vicenda dicendomi “grazie per il suo interessamento, ci penserò se smettere lo sciopero”. Ma non ha smesso, come emerge da una lettera che mi ha scritto : “Ho perso più di 20 chili di peso e come sto potete immaginare. Molti cercano di convincermi di smettere. E perché? Per far tornare il tutto come prima? Qualche anno fa, nel Carcere di San Gimignano, ho avuto il piacere di incontrare Marco Pannella. Ho conosciuto quest’uomo e sempre avuto rispetto per la sua lotta per i diritti civili. Ora però tocca a me, il mio diritto che è stabilito dalle leggi internazionali, è violato e di brutto. La procedura di estradizione dura da anni, io sono sempre qui e non si muove niente. Non ho intenzione di smettere lo sciopero della fame finché non mi venga riconosciuto il diritto ad essere estradato nel mio Paese.”

Spesso, e di recente ancora più frequentemente, leggo varie dichiarazioni pubbliche di alcuni Ministri, Sottosegretari e Parlamentari (principalmente della Lega Nord, del MoVimento Cinque Stelle e di Fratelli d’Italia), che parlano di trasferimento dei detenuti stranieri nei loro Paesi per sfollare le nostre Carceri. Ovviamente sono soltanto chiacchiere e la situazione di Victor Pereshacko ne è la prova evidente. Naturalmente non è il solo caso di cui sono a conoscenza. Negli Istituti Penitenziari della Calabria (come nel resto d’Italia) vi sono altri detenuti stranieri con decreto di espulsione emesso dal Magistrato di Sorveglianza che non viene eseguito e tanti altri ancora che vorrebbero essere trasferiti nei loro Paesi per espiare la loro pena ed a cui, per svariati motivi, tale diritto viene negato.

Mi chiedo a cosa servano le Convenzioni multilaterali e gli Accordi bilaterali stipulati dall’Italia con numerosi Paesi Esteri visto che poi non vengono messi in attuazione? L’Italia (al pari della Federazione Russa), ha aderito e ratificato la Convenzione per il trasferimento delle persone condannate, fatta a Strasburgo il 21 marzo 1983. Quindi, per quale motivo, dopo oltre 4 anni, non viene definito l’iter per il trasferimento dell’ergastolano russo Pereshacko dall’Italia alla Russia ? Cosa si aspetta ? Che anche lui come Gabriele Milito debba passare a miglior vita ? Oltre a garantire un diritto previsto dal nostro Ordinamento, si libererebbe un posto e si risparmierebbero tanti soldi per la vigilanza, il trattamento ed il suo mantenimento in Istituto (137 euro al giorno). Aspettiamo fiduciosi che alle parole seguano i fatti !

In ogni caso, prossimamente, segnalerò la questione alle Autorità Penitenziarie, al Magistrato di Sorveglianza di Cosenza ed al Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti presso il Ministero della Giustizia (oltre a sollecitare una Interrogazione Parlamentare al Governo).

Il tutto, in Calabria, viene ulteriormente “aggravato” perché sono completamente inesistenti i Garanti dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. Quello regionale, seppur istituito, non viene eletto dal Consiglio Regionale. Quelli Provinciali e Comunali (salvo Reggio Calabria) non sono stati ancora nemmeno istituiti dalle Province e dai Comuni competenti (e non credo che abbiano intenzione di istituirli).

Nei prossimi giorni, autorizzato dal Dap del Ministero della Giustizia, faró visita alle Carceri di Cosenza, Paola, Castrovillari e Rossano.

Quintieri (+Europa) visita il Carcere di Crotone. Soddisfatto per l’incremento del personale


Finalmente, dopo una battaglia, abbiamo ottenuto il potenziamento del personale di Polizia Penitenziaria presso la Casa Circondariale di Crotone. Lo dichiara soddisfatto Emilio Enzo Quintieri, membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e candidato alla Camera dei Deputati nel Collegio Plurinominale Calabria Nord nella Lista Più Europa con Emma Bonino, all’esito della visita effettuata presso l’Istituto Penitenziario di Crotone, autorizzata dal Vice Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia Marco Del Gaudio.

L’aspirante Deputato Quintieri, nella circostanza accompagnato dall’esponente radicale Valentina Moretti, stante l’assenza del Direttore Emilia Boccagna e del Comandante di Reparto, Commissario Capo Giuseppe La Forgia, è stato accolto dall’Ispettore Superiore Francesco Tisci, Vice Comandante del Reparto di Polizia Penitenziaria nonché dal Capo dell’Area Giuridico Pedagogica Concetta Froio, con i quali dopo un breve colloquio a cui ha preso parte anche il Cappellano Don Stefano Cava, si è recato all’interno della struttura per verificare sia le condizioni di vita dei detenuti che di lavoro del personale. La delegazione radicale è stata accompagnata anche dall’Ispettore Superiore Gaetano Megna e dall’Assistente Capo Francesco Caruso.

Ero stato a visitare il Carcere di Crotone il 4 agosto scorso ed il 12 ottobre, in una relazione inoltrata, tra gli altri, al Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo ed al Provveditore Regionale Reggente della Calabria Cinzia Calandrino, avevo rappresentato proprio la cronica carenza del personale di Polizia Penitenziaria, ritenendolo inadeguato per far fronte alle numerose esigenze di lavoro. Infatti, a Crotone, negli ultimi tempi, nonostante la presenza media di 120/130 detenuti, il personale del comparto sicurezza risultava essere di 52 unità, con una pianta organica che ne prevedeva sole 33. Per tali ragioni, continua il candidato Deputato, avevo invitato l’Amministrazione a rivedere, con cortese urgenza, l’organico del Corpo di Polizia Penitenziaria addetto al Reparto di Crotone. Successivamente, anche a seguito di alcuni accertamenti, con Decreto del Capo del Dipartimento del 29 novembre si è deciso di incrementare la pianta organica di Crotone da 33 unità (1 Commissario, 3 Ispettori, 2 Sovrintendenti e 27 Agenti/Assistenti) ad 85 unità (2 Commissari, 7 Ispettori, 13 Sovrintendenti e 63 Agenti/Assistenti). Al momento 9 Poliziotti Penitenziari hanno già preso servizio nell’Istituto, altri 11 arriveranno entro il 28 febbraio ed altri 20 entro il 20 marzo, a conclusione delle assegnazioni del 171 e 172 corso. Anche il Commissario Capo La Forgia, prima distaccato al Reparto di Frosinone e poi mandato in missione a quello di Cosenza, rientrerà stabilmente in servizio a Crotone.  Inoltre, conclude Quintieri, nell’Istituto di Località Passovecchio, oltre alle numerose unità di Polizia Penitenziaria, è stato pure assegnato, in pianta stabile, un Funzionario Contabile nonché un altro Funzionario Giuridico Pedagogico.

Al termine della visita alla Casa Circondariale, gli esponenti radicali Quintieri e Moretti, hanno incontrato alcuni Consiglieri ed Assessori del Comune di Crotone, ai quali hanno chiesto l’istituzione del Garante dei Diritti dei Detenuti nonché l’avvio di una collaborazione con la Direzione dell’Istituto per la stipula di una convenzione finalizzata all’assegnazione di alcuni detenuti a prestare la propria attività a titolo volontario e gratuito, tenendo conto anche delle loro specifiche professionalità e attitudini lavorative, nell’esecuzione di progetti di pubblica utilità in favore della collettività da svolgere presso il Comune di Crotone secondo quanto previsto dall’Art. 21 comma 4 ter dell’Ordinamento Penitenziario.

Dopo il Carcere di Crotone, Emilio Enzo Quintieri insieme ad altri colleghi candidati alla Camera dei Deputati ed al Senato della Repubblica nella Lista Più Europa con Emma Bonino ed esponenti di Radicali Italiani, proseguirà le visite negli Istituti Penitenziari di Catanzaro (22), Castrovillari (23), Paola (24) e Cosenza (28).