Visita di Radicali Italiani all’ex OPG di Aversa. Oggi è una Casa di Reclusione modello


Lo scorso venerdì Santo una delegazione di Radicali Italiani guidata da Emilio Quintieri e Sarah Meraviglia del comitato nazionale si è recata in visita ispettiva presso il carcere di Aversa, nell’ambito di un ciclo di ispezioni che ha toccato anche Pozzuoli e Poggioreale. I dati emersi nel corso della visita nell’istituto diretto da Carlotta Giaquinto (direttrice anche a Santa Maria Capua Vetere) raccontano che il carcere di Aversa è un vero e proprio modello a cui ispirarsi. La stessa direttrice, assieme al Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria, Commissario Capo Antonio Villano, ha accompagnato la delegazione radicale nella visita che si è protratta per cinque ore. Nato come manicomio, poi divenuto Opg e infine casa di reclusione, il carcere di Aversa è composto da sette sezioni per un totale di 90 celle dove sono ospitati 219 detenuti. Di questi, 163 sono in reclusione a custodia aperta e vi sono ancora undici internati. Gli stranieri sono pochi, non più di quattro. In questo istituto la sentenza Torregiani è ampiamente rispettata, infatti ogni detenuto dispone di oltre quattro metri quadri di spazio calpestabile nella propria cella.

Il carcere di Aversa offre inoltre una vasta gamma di attività: venti detenuti lavorano la terra e in una serra, coltivando prodotti agricoli. Altri dodici ristretti stanno usufruendo di un corso di formazione elettromeccanica della durata di quattro mesi, nell’ambito del progetto Garanzia Giovani. È stata inoltre istituita una scuola media. Altri 80 detenuti sono al servizio dell’amministrazione penitenziaria, due dei quali intra moenia ex articolo 21 (possibilità di lavoro esterno). In prevalenza sono detenuti a basso indice di pericolosità, quasi tutti con un residuo di pena pari o inferiore ai cinque anni. Il tutto perché, come ha spiegato la direttrice alla delegazione radicale, il carcere di Aversa è concepito per essere l’ultimo step prima della libertà e dunque il lavoro è considerato fondamentale. La stessa dottoressa Giaquinto sta lavorando affinché possa essere aperta un’officina vera e propria che dia da lavorare ai detenuti, impiegandoli nella produzione di materiali da vendere all’esterno o ad altre carceri.

Nel carcere di Aversa è presente un’ampia zona verde con area gioco per i bambini, vialetti e giardini ben curati dove i detenuti svolgono in primavera e in estate i colloqui con le famiglie. Le sale adibite ai colloqui sono tre. È inoltre in fase di stipula un accordo col comune di Aversa per creare opportunità di lavoro ai detenuti, impiegandoli nella pulizia e nella cura dei parchi pubblici cittadini. Carlotta Giaquinto ha ribadito come il carcere di Aversa, estendendosi in orizzontale, disponga di ampi spazi da poter colmare con diverse attività produttive, confermando la sua determinazione in tal senso. Le celle sono ampie e luminose, ospitano non oltre sei detenuti e a tal proposito si può fare un raffronto con altri istituti come Pozzuoli, dove in una cella vi sono fino a dodici detenute, o Poggioreale con i picchi di nove ristretti in una stanza “tugurio” nel famigerato padiglione Milano. Le sale comuni sono apparse alla delegazione grandi e pulite, munite di fornelli elettrici, frigoriferi, lavabo, e congelatori. Vi è inoltre un campo di calcio in erba naturale, molto ben curato. Il tutto in un ambiente dove nulla sembra lasciato al caso e anzi tutto sembra pensato a misura d’uomo, con l’obiettivo di una convivenza il più possibile umana e civile. In ogni cella vi è il bagno in perfette condizioni con tanto di mattonelle alle pareti e il vano doccia è separato. Il carcere di Aversa, inoltre, dispone di un teatro da 270 posti e perfino di un museo, dove sono custodite parti anatomiche che testimoniano ricerche risalenti al passato “lombrosiano” di una struttura nata come manicomio. Oggi, invece, la casa di reclusione “Filippo Saporito” di Aversa può a pieno titolo essere indicato come un modello da seguire, soprattutto grazie all’impegno della direttrice Carlotta Giaquinto.

Fabrizio Ferrante 

http://www.argacampania.it 01 aprile 2018

Radicali Italiani in visita al Carcere di Napoli Poggioreale


Sabato di Pasqua dietro le sbarre per una nutrita delegazione di Radicali Italiani che, dopo le visite del venerdì Santo ad Aversa e Pozzuoli, ha concluso il suo giro di ispezioni prepasquali nella casa circondariale di Napoli Poggioreale. A guidare il gruppo, il membro della direzione nazionale di Radicali Italiani, avvocato Raffaele Minieri, assieme ad Emilio Quintieri e Sarah Meraviglia, del comitato nazionale dello stesso movimento. Nel corso della lunga ispezione nel carcere partenopeo, la delegazione è stata accompagnata dalla direttrice, dottoressa Maria Luisa Palma e dal commissario capo Antonio Sgambati, già abituato a seguire i radicali durante le visite ispettive.

Le cifre emerse durante il colloquio coi due dirigenti del carcere, parlano ad oggi di 2193 detenuti (di cui oltre 1.100 in attesa di giudizio) in un penitenziario che può contenerne non più di 1700, dunque è ancora evidente un sovraffollamento che in taluni padiglioni particolarmente degradati coincide con condizioni di vita rese ulteriormente complicate dalla fatiscenza della struttura. È il caso dei padiglioni Salerno, Napoli e Milano che saranno a breve – come spiegato dalla direttrice – oggetto di ristrutturazioni in qualità di opere pubbliche. “E’una scelta politica per un nuovo carcere”, ha tenuto a evidenziare la dottoressa Palma che ha promesso quanto prima l’istituzione di 300 nuovi posti nel carcere partenopeo con il completamento del primo lotto del padiglione Genova (inizio lavori a giugno, consegna prevista a dicembre) del padiglione Venezia e con il rifacimento già in corso dei padiglioni Salerno e Roma. Il tutto grazie anche all’impiego dei fondi della cassa ammende. Promessi anche una nuova cucina – che per un periodo di due mesi sarà sostituita da una cucina da campo – mentre tramite un montacarichi è stato risolto l’annoso problema delle vivande servite fredde ai detenuti. Prevista infine la manutenzione delle docce del centro clinico San Paolo.

La direttrice del carcere ha inoltre fatto notare, nel corso del colloquio coi radicali, che vi sono diversi casi di detenuti incompatibili col regime detentivo e, nonostante le richieste di differimento pena che partono dall’istituto stesso, le risposte molto spesso tardano ad arrivare. Al momento a Poggioreale lavora circa il 10% dei detenuti (più o meno 200 persone) e per incrementare il numero di lavoratori dietro le sbarre è stato liberato il sottopadiglione del reparto Firenze, dove sorgerà un’attività produttiva che sarà stabilita mediante un bando pubblico. Obiettivo, iniziare la produzione da giugno. A breve potrebbe aprire una pizzeria (con tanto di formazione per i pizzaioli detenuti) mentre presto i detenuti potranno intrattenersi in un’area verde con le proprie famiglie per dei colloqui anche a misura di bambino. Inoltre, presto nel padiglione Avellino al posto di 16 celle sorgeranno otto stanze adibite alla socialità. Ulteriore segno di apertura di un’amministrazione che si pone in linea di continuità con quella, altrettanto illuminata, di Antonio Fullone.

L’ispezione non ha tuttavia mancato di evidenziare vecchie criticità tutt’ora in essere: nel padiglione San Paolo, centro clinico del carcere, in alcune celle i detenuti lamentano l’assenza dell’allarme in bagno e il malfunzionamento di macchinari utili a mantenere i detenuti in condizioni almeno accettabili. La responsabilità è tuttavia da ascrivere all’Asl e non all’amministrazione del carcere. Visitato anche il padiglione Roma (trans, sex offenders, malati di Aids e attività trattamentali) dove sono in corso lavori di ristrutturazione. Ristrutturato di recente il reparto Torino che appare luminoso e pulito. Vi è una palestra (gli attrezzi sono stati donati dalla chiesa valdese) e un’infermeria degna di questo nome. Tuttavia le celle sono piccole e i letti a castello sono posti su tre piani. Ciò nonostante, ha spiegato il commissario capo della Polizia Penitenziaria, Antonio Sgambati, sono rispettati i tre metri quadri di spazio calpestabile a detenuto, ai sensi della sentenza Torreggiani. Il tutto con l’utilizzo dell’applicativo 15. Il padiglione Genova, recentemente inaugurato, rappresenta una vera eccellenza. Le celle sono quasi dei mini appartamenti con zona giorno e due camere da letto per tre detenuti. Visitando il padiglione Genova, insomma, ci si dimentica di essere in un carcere italiano. Il padiglione è altresì provvisto di attrezzi da palestra in corridoio e perfino di alcune librerie.

La visita ha poi toccato padiglioni le cui condizioni sono imparagonabili con quelle del reparto Genova o anche con quelle dei reparti Torino e Venezia, decisamente accettabili. Si è passati per il padiglione Firenze, dove transitano i detenuti al primo arresto, per poi passare al Salerno: qui la situazione è degradata per stessa ammissione della direttrice che ha però rassicurato la delegazione in merito ai futuri interventi e ha chiosato: “Stiamo facendo”. Inoltre, rivolgendosi a un detenuto, ha detto che “questo padiglione va chiuso e ristrutturato”, evidenziando le difficili condizioni di vita e di lavoro all’interno di uno dei peggiori reparti di Poggioreale. Qui mancano le docce in cella, le stanze sono fatiscenti e le pareti spesso interamente scrostate con giornali usati come carta da parati perfino in bagno. Bagni che, inutile sottolinearlo, sono apparsi in condizioni pessime.

Per descrivere la situazione del padiglione Milano, segnatamente il lato destro, è possibile citare quanto esclamato da un detenuto al passaggio della delegazione: “Queste non sono stanze, sono tuguri”. Insomma Poggioreale conferma antiche pecche ma evidenzia l’attivismo di una direttrice che appare al fianco dei detenuti nella richiesta di un carcere legale e a misura d’uomo. Una donna il cui lavoro si può sintetizzare con una sua stessa battuta: “Vorrei avere la bacchetta magica, chiudere gli occhi e dopo averli riaperti vedere tutto il carcere di Poggioreale come il padiglione Genova”. La strada, in ogni caso, è quella giusta.

Fabrizio Ferrante 

http://www.argacampania.it 02 aprile 2018

Delegazione di Radicali Italiani visita la Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli


Una lunga visita ispettiva da parte di una delegazione di Radicali Italiani all’interno del carcere femminile di Pozzuoli. Visita che ha seguito di poche ore quella che ha avuto luogo ad Aversa nell’ex Opg, oggi a tutti gli effetti un carcere modello e che ha preceduto l’ispezione che avrà luogo oggi nel carcere di Poggioreale.

A Pozzuoli la delegazione guidata dai membri del comitato nazionale di Radicali Italiani, Emilio Quintieri e Sarah Meraviglia, ha potuto riscontrare l’impegno della direttrice Stella Scialpi e degli operatori, finalizzato a rendere la casa circondariale flegrea conforme alle normative nazionali e comunitarie. Dunque spazio a numerosi progetti e ad opportunità lavorative per le detenute e rispetto della sentenza Torreggiani, almeno secondo quanto dichiarato sia dalla direttrice che da Maria Di Falco, assistente capo coordinatore della Polizia Penitenziaria, la quale ha affiancato i radicali durante l’ispezione.

Visita che ha riguardato praticamente l’intero penitenziario, composto da tre piani e da un reparto psichiatrico, non senza uno sguardo al teatro (fulcro di moltissime attività a causa della carenza di spazi nella struttura) alla biblioteca, all’infermeria e alla cucina. Qui le detenute erano alle prese con la preparazione delle tipiche pietanze pasquali in un ambiente attrezzato e pulito munito perfino di forno a legna. I numeri raccontano tuttavia una realtà non esente da problemi, anche di sovraffollamento: in 109 posti di capienza regolamentare, attualmente il carcere di Pozzuoli ospita 160 detenute. Tuttavia è un minimo storico, secondo quanto raccontato dalla direttrice, rispetto a un recente passato che un anno fa vedeva 180 ristrette con picchi di 220 fino a pochi anni fa. Di queste 160 donne ristrette, circa 70 sono in attesa di giudizio, ci sono tre detenute semilibere e un quinto delle detenute di Pozzuoli è di nazionalità straniera. In particolare è folta la rappresentanza di nigeriane. Pozzuoli ospita inoltre un reparto psichiatrico che al momento conta sei detenute in otto posti disponibili.

Sebbene le celle siano spaziose ci si imbatte in stanze che contengono fino a dodici detenute, con un solo bagno e una sola doccia per tutte. Ciò nonostante, le condizioni dei servizi igienici sono buone come buona è quella delle celle e così la condizione generale delle detenute. Vi sono diversivi come una biblioteca, corsi di zumba, di ginnastica (con la presenza di Rosa Todisco del Coni) di ricamo e perfino un accordo con Marinella per la produzione di cravatte, attualmente in uso proprio dal corpo di polizia penitenziaria. C’è inoltre la ormai storica torrefazione del caffè “Le lazzarelle” con l’omonima cooperativa e perfino una boutique con prodotti di abbigliamento e cosmesi donati dalla Caritas a disposizione delle detenute. Inoltre, i lavori di manutenzione, di ristrutturazione e di pulizia un tempo appaltati a ditte esterne sono stati affidati alle detenute in articolo 21, ovvero con la possibilità di lavoro esterno. Essendo ciò difficile, come ha confermato la direttrice, ecco che il carcere diventa datore di lavoro come fosse un ente terzo, favorendo in tal modo la riabilitazione delle ristrette. Un caso in cui l’articolo 27 della Costituzione, insomma, trova riscontro nei fatti. Al momento sono sette le detenute in articolo 21, mentre sono più di 50 quelle che, a vario titolo, svolgono attività lavorative nel carcere.

Quanto all’istruzione, questa si ferma al biennio delle scuole superiori, non è dunque possibile conseguire la maturità e a breve sarà istituito un corso di informatica. In cantiere, inoltre, la nascita di un call center con mansioni di C.U.P. (centro unico di prenotazione per prestazioni sanitarie) ma l’endemica carenza di spazio ha fin qui impedito la realizzazione del progetto. Vi è inoltre un’infermeria, anch’essa oggetto della visita, con dentista, ginecologo, tac e radiologia. La pianta organica della polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Pozzuoli è stata rivista al ribasso: dai 170 agenti un tempo previsti si è passati a 135 ma solo (al massimo) 110 sono effettivamente in servizio nella struttura. Vi sono infatti una trentina di agenti dislocati altrove.

Nonostante la pianta organica non del tutto coperta, a Pozzuoli (casa circondariale di media sicurezza) si applica la politica delle celle aperte: al primo e al secondo piano le detenute possono girare per la struttura dalle 7 alle 12 e dalle 13:30 alle 18:00. Al terzo piano stanze aperte dalle sette di mattina alle sette del pomeriggio. Il primo piano ospita detenute condannate in via definitiva e detenute ricorrenti, il secondo piano quelle in attesa di primo giudizio o di sentenza d’Appello, il terzo piano altre ristrette con sentenza passata in giudicato.

Fabrizio Ferrante 

http://www.ottopagine.it – 31 marzo 2018

“Oltre le sbarre”, Quintieri e Moretti (Radicali) ospiti di “Linea Rovente”


Nei giorni scorsi, insieme alla collega Valentina Moretti, siamo stati ospiti della trasmissione televisiva “Linea Rovente” su Teleuropa Network condotta dalla giornalista Alessandra Carrieri.

Abbiamo parlato delle Carceri della Calabria, del trattamento dei detenuti e delle condizioni lavorative del personale penitenziario.

Qui trovate il link per vedere la puntata “Oltre le sbarre” http://www.tenonline.tv/linea-rovente-22-marzo-2018-oltre-le-sbarre/

Quintieri candidato alla Camera dei Deputati per +Europa con Emma Bonino nel Collegio Cosenza – Crotone


Per affrontare le grandi questioni del nostro tempo occorrono risposte più ampie che può dare solo un’Italia più europea in un’Europa unita e democratica. Un’Europa per il benessere e contro la povertà, per le libertà fondamentali e contro ogni forma di discriminazione, per l’accoglienza e l’integrazione con regole certe e contro l’indifferenza, per la sicurezza e contro il terrorismo. Un’Europa votata all’innovazione tecnologica e alla ricerca scientifica, alla valorizzazione del patrimonio storico e ambientale, alla tutela della concorrenza in un mercato aperto e alla creazione di opportunità e lavoro.

Vogliamo farlo a partire dall’Italia, abbattendo i muri reali e immaginari eretti dai nazionalismi, dall’odio e dal populismo e dobbiamo farlo perché la Storia ha dimostrato dove questi portano: indietro, mai avanti. È tempo di dire che per guardare al futuro dell’Italia non serve meno Europa, anzi.

Per avere – anche in Italia – più crescita, più diritti, più democrazia, più libertà, più opportunità, più sicurezza, più rispetto dell’ambiente, serve più Europa.

Per queste ragioni Radicali italiani, Forza Europa e Centro Democratico alle prossime elezioni hanno deciso di promuovere +EUROPA con Emma Bonino.

Nella Circoscrizione Elettorale della Calabria, per la Camera dei Deputati, nel Collegio Plurinominale denominato “Calabria 1” che comprende i Collegi Uninominali “Calabria 1” (Castrovillari), “Calabria 2” (Corigliano Calabro), “Calabria 3” (Cosenza) e “Calabria 5” (Crotone), la lista + Europa con Emma Bonino ha candidato Emilio Enzo Quintieri, dopo la capolista Caterina Forelli.

Quintieri, 31 anni, cetrarese abitante a Cosenza, laureando in Giurisprudenza, è membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e capo della delegazione visitante gli Istituti Penitenziari, autorizzato dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia.

C’è tanto lavoro da fare per rendere il nostro Paese più libero e democratico. Questi sono gli otto “più” per i quali tutti noi di +Europa ci impegniamo a lottare con fiducia, determinazione e concretezza. Per voi e per il futuro dell’Italia.

Programma + Europa con Emma Bonino (clicca per leggere)

COLLEGIO PLURINOMINALE CALABRIA 1

Collegio Uninominale Calabria 1 (Castrovillari) ne fanno parte gli elettori di: Acquaformosa, Acquappesa, Aieta, Altomonte, Amantea,  Belmonte Calabro, Belvedere Maritittimo, Bisignano, Bonifati, Buonvicino, Castrovillari, Cerzeto, Cervicati, Cetraro, Civita, Cleto, Diamante, Fagnano Castello, Falconara Albanese, Firmo, Fiumefreddo Bruzio, Frascineto, Fuscaldo, Grisolia, Guardia Piemontese, Laino Borgo, Laino Castello, Lattarico, Longobardi, Lungro, Malvito, Maierà, Mongrassano, Morano Calabro, Mormanno, Mottafollone, Orsomarso, Paola, Papasidero, Praia a Mare, Roggiano Gravina, Rota Greca, San Basile, San Benedetto Ullano, San Donato di Ninea, San Lucido, San Marco Argentano, San Martino di Finita, San Nicola Arcella, San Pietro in Amantea, San Sosti, Sangineto, Santa Caterina Albanese, Santa Domenica Talao, Santa Maria del Cedro, Sant’Agata di Esaro, Saracena, Scalea, Serra d’Aiello, Tarsia, Torano Castello, Tortora, Verbicaro.

Collegio Uninominale Calabria 2 (Corigliano) ne fanno parte gli elettori di: Acri, Albidona, Alessandria del Carretto, Amendolara, Bocchigliero, Calopezzati, Caloveto, Campana, Canna, Cariati, Cassano allo Ionio, Castroregio, Cerchiara di Calabria, Corigliano Calabro, Cropalati, Crosia, Francavilla Marittima, Mandatoriccio, Longobucco, Montegiordano, Nocara, Oriolo, Paludi, Pietrapaola, Plataci, Rocca UImperiale, Roseto Capo Spulico, Rossano, San Cosmo Albanese, San Demetrio Corone, San Giorgio Albanese, San Giovanni in Fiore, San Lorenzo Bellizzi, San Lorenzo del Vallo, Santa Sofia d’Epiro, Scala Coeli, Spezzano Albanese, Terranova da Sibari, Terravecchia, Trebisacce, Vaccarizzo Albanese, Villapiana.

Collegio Uninominale Calabria 3 (Cosenza) ne fanno parte gli elettori di: Aiello Calabro, Altilia, Aprigliano, Belsito, Bianchi, Carolei, Carpanzano, Casali del Manco, Castiglione Cosentino, Castrolibero, Celico, Cellara, Cerisano, Colosimi, Cosenza, Dipignano, Domanico, Figline Vegliaturo, Grimaldi, Lago, Lappano, Luzzi, Malito, Mangone, Marano Marchesato, Marano Principato, Marzi, Mendicino, Montalto Uffugo, Panettieri, Parenti, Paterno Calabro, Pedivigliano, Piane Crati, Pietrafitta, Rende, Rogliano, Rose, Rovito, San Fili, San Pietro in Guarano, San Vincenzo La Costa, Santo Stefano di Rogliano, Scigliano, Spezzano della Sila, Zumpano.

Collegio Uninominale Calabria 5 (Crotone) ne fanno parte gli elettori di: Albi, Andali, Belcastro, Belvedere di Spinello, Botricello, Caccuri, Carfizzi, Carlopoli, Casabona, Castelsilano, Cerenzia, Cerva, Cicala, Cirò, Cirò Marina, Cotronei, Cropani, Crotone, Crucoli, Cutro, Fossato, Serralta, Isola di Capo Rizzuto, Magisano, Marcedusa, Melissa, Pentone, Pallagorio, Petilia Policastro, Petronà, Rocca di Neto, Roccabernarda, San Mauro Marchesato, San Nicola dell’Alto, San Pietro Apostolo, Santa Severina, Savelli, Scandale, Sellia, Sellia Marina, Serrastretta, Sersale, Settingiano, Sorbo San Basile, Strongoli, Taverna, Tiriolo, Umbriatico, Verzino, Zagarise.

Le Elezioni Politiche per il rinnovo della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica si terranno Domenica 4 marzo 2018 dalle ore 07,00 alle ore 20,00. La scheda elettorale che verrà consegnata al cittadino sarà la medesima per la Camera e per il Senato. L’elettore dispone di un’unica scheda, sulla quale potrà esprimere un unico voto. La scheda recherà il nome del candidato nel Collegio Uninominale e, per il Collegio Proporzionale, il contrassegno di ciascuna lista o coalizione di liste ad esso collegate. I contrassegni delle liste hanno riportati a fianco i nominativi dei candidati nel Collegio Plurinominale. Il voto può essere espresso tracciando un segno sul rettangolo contenente il contrassegno della lista e i nominativi dei candidati nel Collegio Plurinominale. Il voto così espresso sarà valido ai fini dell’elezione del candidato nel Collegio Uninominale ed a favore della lista nel Collegio Plurinominale. Basta, dunque, tracciare un segno sul simbolo di + Europa con Emma Bonino, lista apparentata col Partito Democratico.

Calabria, in Consiglio Regionale l’approvazione definitiva del Garante dei Diritti dei Detenuti


Domani pomeriggio l’Assemblea del Consiglio Regionale della Calabria, appositamente convocata dal suo Presidente Nicola Irto discuterà il testo unificato: “Istituzione del Garante Regionale dei Diritti delle persone detenute o private della libertà personale“, scaturito dalle Proposte di Legge n. 34/10 e 221/10 presentate, rispettivamente, dai Consiglieri Regionali Nicola Irto (Pd) e Franco Sergio (Oliverio Presidente). Quest’ultimo, Presidente della I Commissione Consiliare Affari Istituzionali, è stato designato quale Consigliere Relatore.

Il progetto di legge unificato Irto-Sergio è stato già approvato dalle Commissioni di merito cui era stato assegnato, Affari Istituzionali e Bilancio, il 20 settembre ed il 30 novembre e trasmesso in Segreteria Assemblea (con eventuali pareri) il 13 dicembre 2017. La II Commissione presieduta dal Consigliere Regionale Giuseppe Aieta (Pd) ha inteso modificare l’articolo 12 relativo alla norma finanziaria, determinando che gli oneri derivanti per l’attuazione della legge, per gli esercizi finanziari 2018 e 2019, non superino i 35.564,00 euro, autorizzando la Giunta Regionale ad effettuare le necessarie variazioni allo stato di previsione della spesa del bilancio di previsione 2017-2019, annualità 2018 e 2019 mentre per gli anni successivi si provvederà nei limiti consentiti dalle effettive disponibilità di risorse autonome per come stabilite nella legge di approvazione del bilancio di previsione della Regione.

La figura del Garante, modellata alle diverse esperienze regionali, risulta essere quella di un riferimento diretto – senza sovrapposizione e/o supplenza all’autorità giurisdizionale – per tutti coloro che si trovano privati, per ragioni di giustizia, della libertà personale. Quindi, figura di mediazione, dotata di autorevolezza istituzionale, autonoma sia rispetto all’amministrazione penitenziaria, sia rispetto all’amministrazione giudiziaria, indipendente, in grado di intervenire, di propria iniziativa ovvero su richiesta, per migliorare le condizioni detentive e per consentire, all’interno delle stesse strutture, l’esercizio dei diritti essenziali dell’uomo (vita, dignità, salute, religione, famiglia, istruzione, formazione, lavoro, risocializzazione). Un organismo in grado di vigilare ed osservare costantemente, in maniera ravvicinata e diretta, il mondo “oltre le sbarre”, che abbia la possibilità effettiva di segnalare eventuali violazioni di legge alle autorità, amministrative e giurisdizionali, competenti.
Allo stesso tempo, il Garante deve svolgere un ruolo di promozione, di stimolo e di diffusione culturale del rispetto e della tutela dei diritti delle persone che si trovano in stato detentivo e/o comunque limitativo della libertà personale.

Ogni iniziativa in grado di “umanizzare il carcere” è un contributo essenziale alla funzione risocializzante e rieducativa che la nostra Costituzione assegna alla pena, con conseguenti effetti positivi per l’individuo e per la società che anela maggiore sicurezza e coesione sociale. Proprio per rispondere alle esigenze esplicitate ed in virtù del ruolo determinante che caratterizza la Regione nei rapporti con le altre componenti istituzionali e sociali, in ossequio al principio di sussidiarietà, per la programmazione, coordinamento ed attuazione delle politiche sociali, fra tutte quelle socio-lavorative di reinserimento, è stato disegnato il progetto di legge regionale.

Durante i lavori della Commissione Affari Istituzionali, sono stati auditi, oltre a Maria Ciaccio per il Dipartimento Politiche Sociali della Regione Calabria, tanti professionisti addetti del settore (tra gli altri Emilio Enzo Quintieri dei Radicali italiani; Gianpaolo Catanzariti referente dell’Osservatorio Carcere dell’Unione Camere Penali italiane;Agostino Siviglia Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Reggio Calabria; Caterina Arrotta direttore della Casa Circondariale di Paola ed Angela Marcello direttore della Casa di Reclusione “Luigi Daga” di Laureana di Borrello). Ognuno degli auditi ha dato il proprio contributo, migliorando notevolmente il progetto di legge regionale che, domani, salvo eventuali rinvii, l’Assemblea del Consiglio Regionale dovrebbe definitivamente approvare.

Consiglio Regionale della Calabria – Ordine del Giorno della seduta del 18/01/2018 ore 15,00 (clicca per leggere)

Radicali e Unical in visita al Carcere di Paola. Chiesta l’istituzione del Garante dei Detenuti


Nella giornata odierna, una Delegazione di Radicali Italiani con quindici Studenti del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università della Calabria accompagnati dal Prof. Mario Caterini e dal Prof. Sabato Romano, entrambi Docenti di Diritto Penale, hanno fatto ingresso nella Casa Circondariale di Paola, ove sono stati ricevuti dal Direttore dell’Istituto Dott.ssa Caterina Arrotta, dal Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria, Commissario Capo Dott.ssa Maria Molinaro e dall’Ispettore Capo Ercole Vanzillotta, Coordinatore della Sorveglianza Generale dell’Istituto.

Per i Radicali Italiani era presente Emilio Enzo Quintieri, membro del Comitato Nazionale e Valentina Anna Moretti, che unitamente al personale dell’Amministrazione Penitenziaria ha accompagnato la Delegazione visitante in tutto lo stabilimento detentivo.

Nel Carcere di Paola, al momento della visita, a fronte di una capienza di 182 posti, erano ristrette 173 persone, 79 delle quali straniere, con le seguenti posizioni giuridiche: 10 giudicabili, 13 appellanti, 21 ricorrenti e 129 definitivi tra cui 5 ergastolani. Tra i detenuti 82 sono quelli che lavorano alle dirette dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria per lavori intramurari, 1 lavorante secondo quanto previsto dall’Art. 21 dell’Ordinamento Penitenziario, 18 sono i tossicodipendenti seguiti dal Servizio per le Tossicodipendenze dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza, 1 sieropositivo, 40 con problematiche psichiatriche, 1 disabile motorio e 6 affetti da epatite C. Non vi sono, invece, detenuti affetti da altre malattie infettive come la scabbia o la tubercolosi. Quanto agli “eventi critici” nel corso del 2017 si sono verificati 13 atti di autolesionismo e 2 tentati suicidi, fortunatamente sventati grazie al tempestivo intervento del personale di Polizia Penitenziaria.

La Delegazione, autorizzata dal Vice Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Dott. Marco Del Gaudio, ha visitato tutti gli ambienti dell’Istituto, dagli Uffici alle Sezioni detentive, non riscontrando alcuna grave criticità, esprimendo un giudizio positivo sia per quanto concerne il trattamento riservato ai detenuti che per quanto attiene la gestione della struttura da parte della Direzione. Gli unici problemi rilevati e che sono stati oggetto di lamentele da parte della popolazione detenuta sono la carenza del personale della professionalità giuridico pedagogica (al momento prestano servizio soltanto 2 Educatori, di cui 1 anche a tempo parziale, a fronte di una pianta organica di 6 unità) ed il mancato riscaldamento degli spazi detentivi a causa di un guasto alle caldaie, per quest’ultimo comunque l’Amministrazione si è attivata e sono in corso i lavori per la sistemazione.

Debbo denunciare per l’ennesima volta – afferma il capo della delegazione Quintieri – che, nonostante le ripetute rassicurazioni fornitemi dai vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, non è stato ancora avviato il modello operativo della sorveglianza dinamica, nemmeno nella Prima Sezione detentiva, individuata dai Tecnici del Provveditorato Regionale per la Calabria per divenire a “custodia aperta”. Mi si continua a ripetere che debbono essere realizzati dei lavori di adeguamento e che per l’esecuzione degli stessi non sono state elargite le necessarie risorse economiche da parte degli Uffici Superiori. E’ più di un anno che sto insistendo per far rivedere l’organizzazione custodiale dell’Istituto di Paola e di tanti altri calabresi. Mentre in tutta Italia, già da tempo, anche i detenuti del Circuito dell’Alta Sicurezza sono a “custodia aperta” qui in Calabria si continua a praticare la tradizionale “custodia chiusa”, anche per i detenuti comuni ed a basso indice di pericolosità. Proprio all’esito dell’ultima visita fatta la vigilia di Ferragosto ho inteso sollecitare l’Amministrazione Penitenziaria chiedendo di conoscere entro quali tempi la “custodia aperta” possa trovare concreta attuazione nella Sezione individuata nel Carcere di Paola e, se eventualmente, nel prossimo futuro, tale iniziativa possa essere estesa anche ad altre Sezioni dell’Istituto.

Colgo l’occasione, conclude l’esponente nazionale dei Radicali Italiani, per chiedere al Sindaco, alla Giunta ed al Consiglio Comunale di Paola, di istituire con urgenza il Garante dei Diritti dei Detenuti della Città di Paola così come hanno fatto tantissimi altri Comuni d’Italia sedi di Istituti Penitenziari.