Calabria, Elezione del Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti, lunedì la votazione in Consiglio


Mi auguro che, questa volta, non si rinvii ulteriormente l’elezione del Garante Regionale dei Diritti delle persone detenute o private della libertà personale, prevista per lunedì pomeriggio all’ottavo punto all’ordine del giorno del Consiglio Regionale della Calabria. Non è possibile che la Regione Calabria possa essere ancora priva di una Autorità non giurisdizionale preposta alla salvaguardia e promozione dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. Tra l’altro, contrariamente a tutte le altre Regioni d’Italia, non esistono neanche Garanti Comunali o Provinciali su tutto il territorio regionale, fatta eccezione per i Garanti nominati dai Comuni di Reggio Calabria e Crotone. Lo sostiene Emilio Enzo Quintieri, già Consigliere Nazionale di Radicali Italiani e candidato a Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti della Calabria il quale, nei prossimi giorni, in occasione delle festività pasquali, farà visita agli Istituti Penitenziari di Vibo Valentia, Paola, Rossano, Cosenza, Castrovillari e Locri, grazie all’autorizzazione concessagli dal Vice Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia Lina Di Domenico

Nella nostra Regione vi sono dodici Istituti per adulti in cui, a fronte di una capienza regolamentare di 2.734 posti, attualmente sono ristrette 2.882 persone (58 donne), dei quali 667 stranieri (prevalentemente rumeni, albanesi, ucraini, marocchini, tunisini e nigeriani) e 24 semiliberi. 600 sono in attesa di primo giudizio, 263 appellanti, 179 ricorrenti, 51 misti e 1.787 condannati definitivi. Per quanto riguarda il sistema penitenziario minorile – prosegue Quintieri – vi è un Istituto Penitenziario per i Minorenni (24 presenti di cui 15 giovani adulti), un Centro di Prima Accoglienza ed una Comunità Ministeriale per Minori a Catanzaro (9 presenti) ed una Comunità Ministeriale per Minori a Reggio Calabria (6 presenti). Vi sono altre 5 Comunità private per Minori in tutta la Regione (14 presenti).

Vi è, altresì, una sola Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (Rems) a Santa Sofia d’Epiro in Provincia di Cosenza, gestita dal Centro di Solidarietà “Il Delfino”, Società Cooperativa Sociale Onlus in collaborazione con l’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza, che ospita 21 persone, 9 dei quali in misura di sicurezza definitiva e 12 in misura di sicurezza provvisoria. Non è stata ancora attivata la Rems di Girifalco in Provincia di Catanzaro, nonostante da tempo, per tale struttura, siano stati elargiti oltre 6 milioni di euro dallo Stato. Per questo motivo, allo stato, 67 persone alle quali l’Autorità Giudiziaria ha applicato una misura di sicurezza personale, sono in “lista di attesa” per essere ricoverate causa l’indisponibilità di posto letto e ciò è gravissimo poiché si tratta di soggetti con gravi problemi psichiatrici, pericolosi per la sicurezza pubblica.

Tutte le strutture carcerarie calabresi sono sovraffollate (affollamento regionale del 109%): a Castrovillari sono ristretti 165 detenuti (22 donne e 49 stranieri) per una capienza di 122 posti (affollamento del 135,2%); a Cosenza 262 detenuti (60 stranieri) per 218 posti (affollamento del 120,2%); a Paola 218 detenuti (100 stranieri) per 182 posti (affollamento del 119,8%); a Rossano 301 detenuti (68 stranieri) per 263 posti (affollamento del 114,4%); a Catanzaro 674 detenuti (177 stranieri) per 683 posti (affollamento del 98,7%); a Crotone 125 detenuti (54 stranieri) per 109 posti (affollamento del 114,7%); a Laureana di Borrello 46 detenuti (14 stranieri) per 35 posti (affollamento del 131,4%); a Locri 99 detenuti (23 stranieri) per 89 posti (affollamento del 111,2%); a Palmi 72 detenuti (3 stranieri) per 138 posti (affollamento del 52,2%); a Reggio Calabria “Arghillà” 378 detenuti (58 stranieri) per 302 posti (affollamento del 125,2%); a Reggio Calabria “Panzera” 227 detenuti (36 donne e 14 stranieri) per 186 posti (affollamento del 122,0%) ed a Vibo Valentia 315 detenuti (47 stranieri) per 407 posti (affollamento del 77,4%).

Gravemente carente anche il personale del Corpo di Polizia Penitenziaria addetto alla vigilanza, alla osservazione, alla traduzione ed al piantonamento dei detenuti: a fronte di una pianta organica che prevede 1.991 unità, sono presenti in servizio solo 1.470 tra Agenti, Assistenti, Sovrintendenti, Ispettori e Commissari con un deficit di 521 unità. Non va meglio per quanto concerne i Funzionari Giuridico Pedagogici: nella pianta organica sono previsti 66 educatori ed invece ne sono in servizio appena 44.

Mancano pure i Dirigenti Penitenziari per alcuni Istituti – continua il candidato Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti – e qualcuno di loro, ormai da tempo, si occupa “in missione” di altri Istituti con tutto ciò che ne consegue in termini di gestione e conduzione degli stessi: ad esempio manca il Direttore alla Casa di Reclusione a Custodia Attenuata di Laureana di Borrello ed alla Casa di Reclusione di Rossano – che sono le due uniche Case di Reclusione in Calabria – Istituti importanti e complessi che necessitano di un Dirigente a tempo pieno per ottenere risultati concreti e non di una reggenza a singhiozzo ed a scavalco. Anche per cercare di risolvere tutti questi problemi occorre che il Consiglio Regionale della Calabria elegga subito il Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti.

Spero che, per la elezione del Garante Regionale, conclude l’ex Consigliere Nazionale di Radicali Italiani Emilio Enzo Quintieri, non si debba arrivare al terzo scrutinio ove occorre la maggioranza semplice dei Consiglieri Regionali assegnati. Infatti, in prima e seconda votazione, proprio per la importanza che riveste il Garante Regionale, per eleggerlo è necessaria la maggioranza qualificata dei due terzi dei membri del Consiglio.

Carceri: Sovraffollamento e suicidi, il 2018 annus horribilis. Oltre 60 mila detenuti e 67 suicidi


Il 2018 è stato un annus horribilis per le carceri italiane: sessantasette sono stati i detenuti che si sono tolti la vita, superando così gli anni 2010 e 2011 che avevano contabilizzato 66 suicidi.

Solo negli ultimi giorni ci sono stati due detenuti che sono morti nel carcere di Sassari Bancali “Giovanni Bacchiddu”: uno è un suicidio, l’altro ancora da accertare. Ma il 2018 è stato anche l’anno del sovraffollamento. Al 30 novembre, dopo 5 anni, i reclusi sono tornati ad essere oltre 60.000, con un aumento di circa 2.500 unità rispetto alla fine del 2017.

Con una capienza complessiva del sistema penitenziario di circa 50.500 posti, attualmente ci sono circa 10.000 persone oltre la capienza regolamentare, per un tasso di affollamento del 118,6%.

Incertezza sull’effettivo numero dei suicidi nelle carceri italiane avvenute nell’anno 2018. Annus horribilis per quanto riguarda i decessi visto che almeno 67 sono stati i detenuti che sono tolti la vita, superando così l’anno 2010 e 2011 che avevano contabilizzato 66 sucidi. Due sono i detenuti che sono morti nel giro di pochi giorni nel carcere di Sassari Bancali “Giovanni Bacchiddu”: uno è un suicidio, l’altro ancora da accertare. È Emilio Enzo Quintieri, già Consigliere Nazionale Radicali Italiani, candidato Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti della Calabria, ad aver diffuso per primo una nota sui recenti episodi avvenuti nel carcere di Bancali e, in particolare, sulla morte dell’algherese Omar Tavera che sembrerebbe avvenuta per una overdose. Quintieri informa inoltre di un altro tragico decesso, anche questo algherese. «Questa notte ( 30 dicembre, ndr) sono stato informato di altri due decessi avvenuti nei giorni scorsi presso la Casa Circondariale di Sassari Bancali “Giovanni Bacchiddu” e tenuti “riservati” dall’Amministrazione penitenziaria. Dalle poche notizie che sono riuscito ad avere, si tratterebbe di due giovani detenuti di Alghero, morti a poche ore uno dall’altro, entrambi ristretti nell’Istituto Penitenziario di Sassari». Quintieri spiega che il 25 dicembre è deceduto il detenuto Omar Tavera, 37 anni, recluso per reati contro il patrimonio, violazione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza ed altro, trovato morto nella sua cella dal personale del Corpo di Polizia Penitenziaria: «Tavera -, il giorno della vigilia di Natale, l’aveva trascorso fuori dall’Istituto Penitenziario, grazie ad un permesso premio concessogli dal magistrato di Sorveglianza di Sassari. Pare che la causa del decesso sia una overdose. La Procura della Repubblica di Sassari, in persona del Pubblico ministero Mario Leo, informata del decesso, ha nominato un proprio consulente, il medico Legale Salvatore Lorenzoni, disponendo l’esame autoptico sulla salma ivi compresi gli esami tossicologici per accertare le cause della morte del detenuto. Al momento si procede per il reato di cui all’Art. 586 del Codice Penale “morte o lesioni come conseguenza di altro delitto”» . Il consulente tecnico incaricato dalla Procura della Repubblica di Sassari relazionerà in merito entro 90 giorni. Ma spunterebbe un altro suicidio di cui ufficialmente ancora non si ha contezza. «Pare che nelle ore successive – denuncia sempre Quintieri-, probabilmente il 26 o il 27 dicembre, ma di questo non ho ancora avuto alcun riscontro ufficiale, nel medesimo Istituto Penitenziario si sia suicidato tramite impiccagione, un altro detenuto algherese di 31 anni, Stefano C., da poco arrestato per reati contro il patrimonio. Nella Casa Circondariale di Sassari Bancali “Giovanni Bacchiddu”, al momento, a fronte di una capienza regolamentare di 454 posti, sono ristretti 424 detenuti ( 13 donne), di cui 142 stranieri. Tra i ristretti presenti nell’Istituto anche 90 detenuti sottoposti al regime detentivo speciale 41 bis O. P. ed altri 30 detenuti per terrorismo internazionale di matrice islamica. Sale così a 149 il numero dei “morti in carcere”, – conclude Quintieri – di cui 68 suicidi, avvenuti nel 2018». Quintieri parla di 68 persone che si sono uccise, perché include anche l’ultimo suicidio da lui segnalato.

Quindi c’è incertezza, numeri effettivi che non sono ufficiali. D’altronde il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria non pubblica una lista ufficiale delle morti nel sito del ministero della Giustizia. Le notizie dei decessi sono difficili da reperire, non sempre arrivano comunicati ufficiali – di solito da parte dei sindacati della polizia penitenziaria – e quindi c’è difficoltà a stilare il numero reale delle morti in carcere. Da anni c’è la redazione di Ristretti Orizzonti che aggiorna ogni giorno la lista dei detenuti morti dal 2002 fino ai giorni nostri per cognome, età, data e luogo del decesso.

Ma il 2018 appena concluso è anche l’anno del sovraffollamento. Al 30 novembre, dopo 5 anni, i detenuti sono tornati ad essere oltre 60.000, con un aumento di circa 2.500 unità rispetto alla fine del 2017. Con una capienza complessiva del sistema penitenziario di circa 50.500 posti, attualmente ci sono circa 10.000 persone oltre la capienza regolamentare, per un tasso di affollamento del 118,6%.

Il sovraffollamento è però molto disomogeneo nel paese. Al momento la regione più affollata è la Puglia, con un tasso del 161%, seguita dalla Lombardia con il 137%. Se poi si guarda ai singoli istituti, in molti ( Taranto, Brescia, Como) è stata raggiunta o superata la soglia del 200%, numeri non molto diversi da quelli che si registravano ai tempi della condanna della Cedu.

«L’indirizzo dell’attuale governo – dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone sembra quello di costruire nuovi istituti di pena. Costruire un carcere di 250 posti costa tuttavia circa 25 milioni di euro. Ciò significa che ad oggi servirebbero circa 40 nuovi istituti di medie dimensioni per una spesa complessiva di 1 miliardo di euro, senza contare che il numero dei detenuti dal 2014 ad oggi ha registrato una costante crescita e nemmeno questa spesa dunque basterà. Servirebbe inoltre più personale, più risorse, e ci vorrebbe comunque molto tempo». «Quello che si potrebbe fare subito sostiene Gonnella – è investire nelle misure alternative alla detenzione. Sono circa un terzo le persone recluse che potrebbero beneficiarne e finire di scontare la propria pena in una misura di comunità. Inoltre conclude il presidente di Antigone – andrebbe riposta al centro della discussione pubblica la questione droghe. Circa il 34% dei detenuti è in carcere per aver violato le leggi in materia, un numero esorbitante per un fenomeno che andrebbe regolato e gestito diversamente».

L’anno che si è concluso ha visto anche l’approvazione della riforma dell’ordinamento penitenziario, a conclusione di un iter avviato dal precedente governo che aveva convocato gli Stati Generali dell’Esecuzione Penale a cui avevano partecipato addetti ai lavori provenienti da diversi mondi. «Gran parte delle indicazioni uscite da quella consultazione – scrive Antigone – sono state disattese, in particolare proprio sulle misure alternative alla detenzione.

Tuttavia su alcuni temi si sono fatti dei piccoli passi avanti, ad esempio con la creazione di un ordinamento penitenziario per i minorenni». Antigone denuncia anche il discorso dello spazio vitale nelle celle. «L’elaborazione dei dati raccolti è ancora in corso – scrive l’associazione- ma, nei 70 istituti per cui è conclusa, abbiamo rilevato che nel 20% dei casi ci sono celle in cui i detenuti hanno a disposizione meno di 3mq ciascuno». Continua anche a registrare carenza di personale, soprattutto gli educatori. «Negli istituti visitati – denuncia Antigone – c’è in media un educatore ogni 80 detenuti ed un agente di polizia penitenziaria ogni 1,8 detenuti. Ma in alcuni realtà si arriva a 3,8 detenuti per ogni agente ( Reggio Calabria ‘ Arghillà’) o a 206 detenuti per ogni educatore ( Taranto)».

Damiano Aliprandi

Il Dubbio, 2 gennaio 2019

“Oltre le sbarre”, Quintieri e Moretti (Radicali) ospiti di “Linea Rovente”


Nei giorni scorsi, insieme alla collega Valentina Moretti, siamo stati ospiti della trasmissione televisiva “Linea Rovente” su Teleuropa Network condotta dalla giornalista Alessandra Carrieri.

Abbiamo parlato delle Carceri della Calabria, del trattamento dei detenuti e delle condizioni lavorative del personale penitenziario.

Qui trovate il link per vedere la puntata “Oltre le sbarre” http://www.tenonline.tv/linea-rovente-22-marzo-2018-oltre-le-sbarre/

Delegazione Radicale in visita al Carcere di Lecce. A breve aprirà il Reparto di Osservazione Psichiatrica


Carcere Lecce Borgo San NicolaNei giorni scorsi, una Delegazione del Movimento Radicali Italiani, composta da Emilio Enzo Quintieri e Valentina Anna Moretti, ha fatto una visita ispettiva alla Casa Circondariale di Lecce, autorizzata dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia.

Siamo stati ricevuti dal Direttore Rita Russo e dal Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria Commissario Riccardo Secci – dicono gli esponenti radicali Quintieri e Moretti – che ringraziamo per la loro calorosa accoglienza e per la preziosa collaborazione fornita durante tutta la visita all’Istituto. Gli esiti della visita sono stati comunicati al Capo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo, al Provveditore Regionale della Puglia Carmelo Cantone, al Magistrato di Sorveglianza di Lecce ed al Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti presso il Ministero della Giustizia Mauro Palma.

A Borgo San Nicola, al momento della visita, erano presenti 916 detenuti (837 uomini e 79 donne), 169 dei quali stranieri (prevalentemente albanesi, rumeni, ucraini e nigeriani) con le seguenti posizioni giuridiche: 189 giudicabili, 109 appellanti, 69 ricorrenti, 549 definitivi di cui 17 ergastolani. 721 detenuti appartengono al Circuito della Media Sicurezza, 167 a quello dell’Alta Sicurezza (166 As3 e 1 As2), 3 sono Collaboratori di Giustizia, 7 semiliberi e 18 lavoranti all’esterno ex Art. 21 O.P. Durante la visita è stato accertato che tra i 916 detenuti, vi sono 59 tossicodipendenti, 370 affetti da epatite C e 70 con patologie psichiatriche.

La capienza regolamentare dichiarata è di 617 posti mentre, in realtà, a causa della temporanea chiusura di alcune Sezioni per lavori di ristrutturazione (per un totale di circa 80 posti), si riduce a 537 posti con un esubero di 379 detenuti ed un tasso di sovraffollamento superiore al 150%. Secondo il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, invece, i “posti regolamentari attuali non disponibili” sarebbero solo 32. Sul punto, la Delegazione Radicale, ha chiesto che gli vengano fornite delucidazioni. Tutti i locali e gli spazi visitati si presentavano in buono stato di conservazione e di pulizia e, per quanto riguarda i locali destinati alle attività trattamentali, anche sufficientemente attrezzati. Per cui, gli standard di vivibilità appaiono abbastanza soddisfacenti per i recenti lavori di ristrutturazione e per l’applicazione del modello operativo della sorveglianza dinamica che ha sostituito la tradizionale “custodia chiusa” nella quasi totalità dell’Istituto (esclusa al momento solo l’Alta Sicurezza maschile).

Non mancano comunque le criticità. Alcune Sezioni, infatti, si presentano dal punto di vista strutturale molto degradate ed in particolare modo i locali doccia che continuano ad essere in comune, all’esterno delle camere, in violazione di quanto prevede la normativa penitenziaria vigente. I Radicali hanno sollecitato l’Amministrazione di voler provvedere in tempi ragionevoli alla risoluzione delle criticità strutturali evidenziate mediante opportuni lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria. E’ stato riscontrato che gli spazi per la socialità dei detenuti esistenti nelle Sezioni, sono prevalentemente vuote, prive di arredi ed attrezzature ricreative. Diversi detenuti, particolarmente quelli del Circuito As, hanno lamentato l’assenza di locali all’interno delle Sezioni per lo svolgimento di attività sportiva e l’inutilizzabilità (o la ridottissima fruibilità) dell’unico campo sportivo utilizzabile poiché l’altro è da tempo fuori uso. La Delegazione ha invitato l’Amministrazione a provvedere ad una migliore sistemazione delle salette socialità, a valutare la possibilità di riconvertire alcune camere per allestire una piccola Palestra in ogni Sezione e di procedere alla ristrutturazione del campo sportivo allo stato inutilizzato, anche facendo ricorso ai finanziamenti della Cassa delle Ammende, ricorrendone i presupposti. E’ stata, altresì, sollecitata l’attivazione del servizio dei colloqui a distanza dei detenuti con i familiari via Skype, dell’invio e della ricezione della corrispondenza tramite posta elettronica e l’allestimento di un punto di accesso internet, esclusivamente per collegarsi ad una lista di siti verificati, nelle sale destinate alle attività trattamentali.

Per quanto concerne gli “eventi critici” quest’anno si sono verificati già 10 atti di autolesionismo, 16 scioperi della fame, 4 tentati suicidi, 13 reati contro Pubblici Ufficiali e 4 aggressioni. Nel 2016 erano stati 168 gli atti di autolesionismo, 171 scioperi della fame, 31 tentati suicidi, 1 suicidio, 149 reati contro Pubblici Ufficiali e 61 aggressioni.

Quanto al Corpo di Polizia Penitenziaria, la Delegazione dei Radicali Italiani, ha riscontrato che a fronte di una pianta organica di 719 unità (4 Commissari, 55 Ispettori, 82 Sovrintendenti e 578 Agenti/Assistenti) il personale amministrato risulta essere di 601 unità (4 Commissari, 38 Ispettori, 29 Sovrintendenti e 530 Agenti/Assistenti), 78 delle quali addette al Nucleo Traduzioni e Piantonamenti (nel 2016 circa 5 mila le traduzioni effettuate). C’è da segnalare che l’età anagrafica e di servizio del personale di Polizia Penitenziaria è molto elevata. Solo il 6% del personale ha meno di 17 anni di servizio mentre il 62% del personale ha tra i 17 ed i 26 anni di servizio ed il restante 32% del personale va dai 27 ai 35 anni di servizio, con un’età media altissima.

La Delegazione è stata resa edotta che nel 2017 andranno in pensione circa 80 Poliziotti ed altre unità saranno esonerate dal servizio dalla Commissione Medica Ospedaliera competente (proprio nei giorni scorsi pare che siano state già dispensate dal servizio circa 6 unità). E’ indubbio che la prossima apertura del Reparto di Osservazione Psichiatrica, prevista per il prossimo 26 aprile 2017, comporterà un sovraccarico di lavoro per il personale del Corpo di Polizia Penitenziaria, certamente non più umanamente sostenibile, con gravi ripercussioni anche per la gestione ed il trattamento della popolazione detenuta, poiché è noto che la carenza di personale di Polizia Penitenziaria rende difficilmente attuabili tutte le numerose attività trattamentali previste e programmate nel Progetto di Istituto. In considerazione delle gravi criticità rappresentate, la Delegazione Radicale, ha chiesto al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di intervenire tempestivamente non solo per salvaguardare il benessere psicofisico del personale di Polizia Penitenziaria, ma anche per scongiurare la inevitabile compromissione dei diritti fondamentali dei detenuti a causa della carenza del personale medesimo. Nei prossimi mesi, hanno concluso gli esponenti radicali Quintieri e Moretti, torneremo nuovamente alla Casa Circondariale di Lecce per una ulteriore visita di monitoraggio.

Sovraffollate tutte le Carceri pugliesi. A Lecce e Taranto ispezione dei Radicali Italiani


Carcere Lecce Borgo San NicolaTutte le dieci Carceri esistenti nella Regione Puglia sono gravemente sovraffollate. Potrebbero ospitare, al massimo, 2.298 detenuti ed invece, attualmente, ne contengono 3.192, 486 dei quali di nazionalità straniera. Conti alla mano, ci sono 894 persone in più per cui l’indice di affollamento del 138,9%. Ai primi posti c’è la Casa di Reclusione di Altamura (156,62%), poi le Case Circondariali di Lecce (150,41%) e Brindisi (150%).

Lo sostiene Emilio Enzo Quintieri, già membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani che, nei prossimi giorni, insieme agli esponenti radicali Valentina Anna Moretti e Annarita Digiorgio, si recherà negli Istituti Penitenziari di Lecce e Taranto per una visita ispettiva autorizzata dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia.

Nelle carceri pugliesi oltre al sovraffollamento quello che desta preoccupazione è la diffusa carenza del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria che, purtroppo, incide negativamente non solo sulla sicurezza ma anche sul trattamento dei detenuti. Dovrebbero esserci 2.448 Poliziotti Penitenziari, divisi per ruoli, come prevede la pianta organica mentre ne sono in servizio soltanto 2.159. Mancano 289 unità, molte delle quali appartenenti al ruolo dei Commissari (30/26), Ispettori (242/131), Sovrintendenti (249/103) e Agenti/Assistenti (1.927/1899). Gli stabilimenti penitenziari con meno personale sono quelli di Brindisi (161/127), Taranto (340/285) e Foggia (322/281). Un pochino meglio, ma non troppo, tutti gli altri sette.

Mercoledì pomeriggio, la Delegazione di Radicali Italiani, ispezionerà la Casa Circondariale di Lecce e la mattina seguente quella di Taranto. Nel primo Istituto diretto dalla Dott.ssa Rita Russo, avente una capienza di 617 posti, sono presenti 928 detenuti, 169 dei quali stranieri (311 sono in esubero). 365 sono gli imputati e 563 i condannati. L’indice di affollamento è del 150,41%. Mancano 72 unità di Polizia Penitenziaria (15 Ispettori, 49 Sovrintendenti e 8 Agenti/Assistenti). Al completo solo i Commissari (4/4).

Carcere di TarantoNel Penitenziario di Taranto, diretto dalla Dott.ssa Stefania Baldassari, la cui capienza è di 306 posti, sono ristrette 438 persone, 47 delle quali straniere. 203 sono gli imputati e 235 i condannati. Qui i detenuti in esubero sono 132 e l’indice di affollamento è del 143,14%. Anche qui sono numerose le unità di Polizia Penitenziaria mancanti (55). La pianta organica prevede 340 Poliziotti Penitenziari ma ne sono in servizio appena 285. Escluso il ruolo dei Commissari (4/4), gli altri sono tutti sottorganico: Ispettori (35/14), Sovrintendenti (29/13) e Agenti/Assistenti (272/254).

Insufficienti in entrambi gli Istituti Penitenziari anche i Funzionari della professionalità giuridico pedagogica (a Lecce c’è ne sono 8 su 10 ed a Taranto 4 su 8) nonché il personale amministrativo (a Lecce 39 in servizio su 50 ed a Taranto 14 su 25).

Probabilmente, nel Carcere di Lecce, la percentuale di sovraffollamento è ancora più alta – conclude il radicale calabrese Emilio Enzo Quintieri – poiché alcune Sezioni, proprio di recente, sono state chiuse per lavori di ristrutturazione, comportando la riduzione dei posti disponibili. Ne sapremo di più soltanto dopo aver fatto la visita.

Carceri, Giustizia, Valentina Moretti (Radicali) interviene alla Corte di Appello di Catanzaro


moretti-corte-di-appello-catanzaroQuesta mattina, presso il Palazzo di Giustizia di Catanzaro, si è tenuta la Solenne Cerimonia di inaugurazione dell’Anno Giudiziario per il 2017, presieduta dal Presidente della Corte di Appello di Catanzaro, il Dott. Domenico Introcaso. Erano presenti tutti i Magistrati Inquirenti e Giudicanti del Distretto di Catanzaro, numerose Autorità Politiche, Civili, Religiose e Militari, rappresentanti del Ministero della Giustizia, del Consiglio Superiore della Magistratura, del Consiglio Nazionale Forense, dell’Ordine degli Avvocati, dell’Associazione Nazionale Magistrati nonché del Movimento Nazionale Radicali Italiani.

Per i Radicali, su delega della Segreteria Nazionale, è intervenuta l’esponente radicale Valentina Anna Moretti, laureanda in Giurisprudenza all’Università della Calabria e membro della Delegazione visitante gli Istituti Penitenziari della Calabria. Ad accompagnarla Emilio Enzo Quintieri, già membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani.

Qui sotto, troverete il discorso integrale letto in Aula dalla delegata di Radicali Italiani, molto apprezzato da parte di tutti gli intervenuti.

 

INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO 2017

CORTE DI APPELLO DI CATANZARO

28 Gennaio 2017

 

Signor Presidente, Signor Procuratore Generale

Signori Magistrati e Signori Avvocati

Autorità Politiche, Civili e Militari

Signore e Signori

 

Sono onorata di intervenire in quest’Aula, come delegata del Movimento Nazionale Radicali Italiani, al pari degli altri compagni radicali in tutte le sedi delle Corti di Appello d’Italia.

Preliminarmente, desidero ringraziare il Signor Presidente della Corte di Appello di Catanzaro, per averci concesso la possibilità di partecipare ed intervenire a questa solenne cerimonia.

Ancora una volta, come avviene oramai da decenni, l’Anno Giudiziario, è inaugurato nel segno e nel contesto di un’emergenza, anzi di più “emergenze”, che, quando si dà per scontato che l’ordinamento giuridico, la giustizia, il suo ruolo tra le istituzioni dello Stato, possano una volta essere condizionate “dall’emergenza”, è ben difficile che, poi si possa considerare di “esserne fuori” ed escludere che, invece, sempre nuove ne sopravvengano.

Emergenze mafia, emergenze corruzione, emergenze terrorismo.

Mi chiedo se questa giustizia, quella “delle emergenze” possa essere considerata “giustizia” e se sia compatibile con i principi fondamentali cui essa deve essere improntata nei Paesi civili come l’Italia!

Non sarà qui ed ora che potrà darsi una risposta d’ordine generale. Ma è impossibile, se non si vuole che questo diventi uno squallido rituale magari anche un pochetto ridicolo, non interrogarci sul fatto che stanno tragicamente venendo al pettine i nodi rappresentati da questa “devianza” della giustizia.

Cominciamo da uno di quelli che oramai sono diventati scandalosi.

Eventi recentissimi hanno richiamato l’attenzione sul “sistema” dei pentiti, perché di un complesso sistema si tratta, che costituisce l’architrave di ogni prova non solo in materia di criminalità organizzata; hanno creato un loro mondo, una loro “verità”: si sostengono e si “ispirano” reciprocamente.

Ogni tanto clamorosi casi di falsità, evidenti manifestazioni di “pentimenti” strumentali, lasciano intravedere le magagne del problema. Ma a tutti si risponde che i pentiti sono “essenziali” per la “lotta” alla criminalità organizzata. Questo “supera” il problema della affidabilità delle loro dichiarazioni. Ma quante sentenze sono viziate, false, ingiuste, perché fondate su dichiarazioni di pentiti che saranno pure risultati “essenziali” per la lotta, ma non altrettanto per la certezza delle accuse fondate sulle loro “rivelazioni”?

E qui bisogna soffermarsi a riflettere su ciò che la storia della nostra legislazione processuale ci dimostra. Quando fu introdotta nel codice di procedura penale la formula della necessità, per addivenire ad una sentenza di condanna, della dimostrazione della colpevolezza dell’imputato “al di là di ogni ragionevole dubbio” (escludendo quindi, ad esempio, il valore di una pur altissima probabilità) avrebbe dovuto verificarsi una svolta, un “terremoto” nell’esito dei processi penali.

Avrebbe dovuto scomparire per sempre la tendenza a far dipendere le condanne dall’esigenza di “dare un esempio”, di rendere meno allettante l’idea del ricorso al crimine, ma non è stato così. Non sono nemmeno cambiate le parole con le quale le sapienti motivazioni prevalgono sulla ragionevolezza dei motivi delle condanne. Le statistiche non ne hanno risentito. Ancora una volta la legge è risultata non essere fatta per realizzare il suo semplice e chiaro dettato.

E’ in corso un sempre più marcato e frequente ricorso a norme di legge “alla giornata”, spesso al di fuori e contro il sistema complessivo del diritto, per soddisfare sentimenti e reazioni della pubblica opinione in ordine a particolari in sé non essenziali dei comportamenti considerati. L’uso di qualche termine straniero, entrato nel linguaggio usuale da un sistema giuridico totalmente diverso dal nostro, completa il quadro di uno sfascio del sistema.

La proporzionalità delle pene secondo la gravità effettiva del delitto è stata compromessa e rovinata dall’esigenza di adattare le leggi penali alla contingenza di momenti di allarme e di esecrazione per certi reati.

E qui si deve dire chiaramente che la “giustizia di lotta”, per “campagne”, di volta in volta contro questa o quella forma di criminalità, oltre a determinare pregiudizi e deformazioni delle valutazioni delle prove necessarie per applicare le norme repressive, finisce per portare alla disgregazione ed allo sfascio dell’armonia degli ordinamenti giuridici.

Da un punto di vista soggettivo, poi, questo tipo di giustizia finisce per conferire a chi è chiamato ad esercitarla una visione del proprio compito che, anziché di applicazione e, quindi, di soggezione alla legge, è di superiorità della giurisdizione al diritto: la pericolosa involuzione della funzione giuridica e del corpo stesso della Magistratura spinta ad assumere tendenze, ad essere parte, partito, ed a deformare l’Istituzione che rappresenta con l’assunzione di un ruolo concorrente e finalizzato alla supremazia rispetto agli altri organi costituzionali dello Stato.

Infine, mi si consenta, di esprimere qualche considerazione sull’attuale situazione penitenziaria distrettuale di Catanzaro. Com’è noto, come Radicali, ci siamo sempre occupati del “Pianeta Carcere” e continuiamo ad occuparcene con grande impegno, anche con frequenti visite a tutti gli Istituti, grazie all’autorizzazione dell’Amministrazione Penitenziaria che intendo, pubblicamente, ringraziare anche in questa sede.

In questo Distretto Giudiziario vi sono 7 Istituti Penitenziari (6 Case Circondariali ed 1 Casa di Reclusione). Oltre la metà (4 su 7) continuano ad esser sovraffollati. A Paola l’indice di affollamento è del 130%, a Cosenza del 129%, a Crotone del 107% ed a Rossano del 104%.

Manca il personale di Polizia Penitenziaria; in particolare i Funzionari ed i Sottufficiali (8 Commissari, 41 Ispettori, 69 Sovrintendenti). Mancano i Funzionari Giuridico Pedagogici ed anche quelli del Servizio Sociale.

Manca, addirittura, il Provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Calabria. E’ dal 2010 che non è stato più nominato, in pianta stabile, nessun Dirigente Generale per la nostra Regione!

Nel ringraziarvi per la cortese attenzione riservatami, auguro a tutti voi Magistrati ed Operatori del diritto un buon anno giudiziario.

Valentina Anna MORETTI

Delegata del Movimento Radicali Italiani

 

Oltre 18 mila i detenuti stranieri nelle carceri italiane. Lo dicono i dati del Ministero della Giustizia


carcere3I dati del Ministero della Giustizia, nel 2016 presenze in lieve aumento dopo due anni. Il picco nel 2010 con quasi 25mila ospiti stranieri. Da dove arrivano. I detenuti stranieri nelle carceri italiane, al 31 dicembre 2016, sono 18.621. In aumento rispetto all’anno prima (nel 2015 erano quasi 1300 in meno) e in netta discesa rispetto al picco del 2010 quando ne furono censiti quasi 25mila.

I dati relativi alla popolazione carceraria di nazionalità estera, elaboratori dal dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, sono stati pubblicati online dal ministero della Giustizia e si riferiscono alle statistiche degli ultimi dieci anni, dal 2007 fino a tutto il 2016.
Il trend – I numeri complessivi indicano per l’anno appena trascorso un leggero aumento rispetto ai dati del biennio precedente. C’era stata, tra il 2013 e il 2014 una significativa diminuzione di presenze straniere in carcere. S’era passati da 21.894 detenuti a 17.462, cifre poi bissate da un ulteriore, ma piccolissimo, ribasso fino a 17.340 ospiti per il 2015. Nel 2016, invece, i detenuti stranieri sono tornati a crescere attestandosi più o meno agli stessi livelli del 2007, quando nelle carceri italiane erano ospitati 18.252 stranieri. I più numerosi sono i detenuti di origine africana (su tutti quelli provenienti dall’area del Maghreb, dal Marocco fino alla Tunisia, anche se si registra il deciso calo degli algerini in cella che passano dai 1.109 del 2008 ai 408 dell’anno scorso), poi ci sono quelli provenienti dai Paesi dell’area Ue (e quello del 2016 è il dato più basso di sempre). Le “proporzioni” nella provenienza è sempre rispettata anche nelle oscillazioni del dato complessivo relativo all’intero decennio.

La situazione attuale – Risultano detenuti, nel 2016, 18.621 stranieri. Tra di loro, la maggior parte sono di origine africana (poco più di 9mila) ed europea (7.168). Seguono, a distanza, l’Asia (1.318) e le Americhe (poco più di mille). Rispetto alle nazionalità, il “primato” spetta ai cittadini provenienti dai Paesi dell’Unione Europea che sono 3.536. Segue il Marocco, con 3.283 detenuti e l’Albania con 2.429. Sono cittadini tunisini 1.998 detenuti mentre è in crescita il dato degli asiatici in carcere. Tolti i 233 detenuti provenienti dall’area del Medio Oriente, sono 1.085 quelli riportati sotto la dicitura “altri Paesi dell’Asia”. È il dato più alto di sempre che viene anche prima dell’ultimo picco, registratosi nel 2012, quando in carcere vivevano 1.009 persone provenienti dal continente asiatico.

Giovanni Vasso

Il Giornale, 25 gennaio 2017