Carcere di Rossano, situazione disastrosa, 21 giorni per avere l’esito di un esame del sangue


Riprende l’attività di monitoraggio all’interno degli Istituti Penitenziari della Calabria da parte dei Radicali Italiani, autorizzata dal Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia Francesco Basentini. Ad annunciarlo l’ex Consigliere Nazionale Emilio Enzo Quintieri, candidato alla carica di Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti, che giovedì prossimo insieme al Prof. Mario Caterini, Docente di Diritto Penale dell’Università della Calabria e ad una delegazione di Studenti del corso di laurea magistrale di “Intelligence ed Analisi del Rischio” del Dipartimento di Lingue e Scienze dell’Educazione, farà visita alla Casa di Reclusione di Rossano, allo stato amministrata dal Direttore “in missione” Caterina Arrotta, dirigente titolare dell’Istituto di Paola.

All’esito della precedente visita, svoltasi il 30 agosto scorso, la delegazione dei Radicali Italiani, aveva relazionato, oltre alle criticità afferenti la Sezione As2 in cui sono ristretti i detenuti imputati o condannati per terrorismo internazionale di matrice islamica, una serie di problematiche al Capo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, al Provveditore Regionale Reggente, al Direttore dell’Istituto, al Magistrato di Sorveglianza di Cosenza ed al Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti.

Tra le criticità segnalate vi è quella afferente l’organizzazione del Servizio Sanitario Penitenziario: la delegazione, nel corso della visita, ha avuto modo di interloquire col personale sanitario che presta servizio nell’Istituto, alle dipendenze dell’Asp di Cosenza. Dai colloqui è emerso che nell’Istituto, ormai da tempo, manca un ecografo nonostante la presenza di un medico specialista, il che determina la traduzione di numerosi detenuti presso il locale Presidio Ospedaliero per le indagini ecografiche con tempi di attesa abbastanza lunghi (rispetto a quelli intramoenia) e con tutte le problematiche che ne conseguono per l’Amministrazione Penitenziaria (carburante, manutenzione veicoli, costo personale) dovute al servizio di traduzione individuale diretta su strada a mezzo del Corpo di Polizia Penitenziaria (circa 200 traduzioni nel solo 2017). Ed infatti, com’è noto, per un detenuto appartenente al circuito della media sicurezza occorrono 3 unità di Polizia Penitenziaria, per un detenuto appartenente al circuito dell’Alta Sicurezza – Sottocircuito As3 criminalità organizzata – occorrono 4 unità e per un detenuto appartenente al Sottocircuito As2 terrorismo internazionale servono addirittura 6 poliziotti. Inoltre, vista la carenza del personale in forza al Nucleo Traduzioni e Piantonamenti, altro personale addetto agli Uffici ed alle Sezioni detentive, deve assentarsi dal servizio per coadiuvare i loro colleghi nelle traduzioni.

Eppure, tempo addietro, l’Asp di Cosenza, aveva provveduto ad acquistare un apparecchio ecografico di ultima generazione, munito anche di ecocolordoppler (costato circa 20 mila euro), assegnandolo al Carcere di Rossano che col medico specialista, riusciva ad eseguire tutti gli accertamenti intramoenia (anche 10/15 al giorno), senza necessità di traduzioni in strutture esterne (ove, comunque, non è possibile praticare il servizio con le stesse modalità). Pare che, a seguito di non meglio precisati lavori sul tetto dell’area sanitaria, da parte di una ditta esterna, tale apparecchio sia stato danneggiato e reso inservibile (ci sarebbe piovuto di sopra). Tale questione, peraltro, pare non sia stata mai sollevata da nessuno, prima dei Radicali che hanno chiesto di disporre degli accertamenti per individuare eventuali responsabilità e per ripristinare il servizio.

Altra problematica relativa sempre al Servizio Sanitario Penitenziario della Casa di Reclusione di Rossano, in cui sono ristretti numerosi soggetti affetti dal virus dell’epatite b e c, riguarda il ritardo con il quale vengono comunicati dall’Asp di Cosenza gli esiti degli esami ematochimici dei detenuti ed in particolare modo quello emocromocitometrico. Il personale sanitario ha riferito alla delegazione visitante che tali risultati, nonostante la loro semplicità (ed infatti per i cittadini liberi sono previsti, al massimo, 24/48 ore di attesa), giungono all’Istituto, dai Laboratori di Cosenza, addirittura dopo 21 giorni dal prelievo. Ciò, sempre secondo i sanitari, impedisce di gestire in maniera appropriata ed efficiente i detenuti portatori del virus con una ottimizzazione del percorso diagnostico – terapeutico – assistenziale e del trattamento secondo quanto previsto dai protocolli e linee guida più innovativi. Anche per questa problematica, i Radicali, hanno chiesto all’Amministrazione Penitenziaria, centrale e periferica, di sollecitare la Regione Calabria e l’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza, ad una migliore organizzazione del servizio, garantendo tempi assolutamente più brevi per la comunicazione all’Istituto degli esiti degli esami, per una migliore tutela della salute delle persone ristrette, affinché il carcere non sia considerato come un luogo in cui vige un regime di extraterritorialità rispetto alle garanzie fondamentali assicurate dallo Stato.

Infine, la delegazione radicale, ha espresso soddisfazione per la stipula del protocollo di intesa tra la Direzione del Carcere di Rossano e l’Asp di Cosenza per la prevenzione e gestione degli eventi suicidari. A tale proposito, è stata colta l’occasione per sollecitare l’Amministrazione Penitenziaria, centrale e regionale, a voler fornire tempestivamente all’Istituto il materiale (effetti letterecci) in tessuto non tessuto per la consegna a quei detenuti nei confronti dei quali siano state disposte eccezionali misure di sicurezza, evitando di lasciare gli stessi privati di ogni genere di conforto, ivi compreso le lenzuola, in condizioni di disagio e di afflizione di difficile sopportazione, specialmente quando tale condizione si protragga per considerevoli periodi di tempo.

Ulteriori segnalazioni, non di minor importanza, sono state fatte in ordine al funzionamento dell’area amministrativo – contabile (nonostante l’organico sia al completo), alla carenza di personale di Polizia Penitenziaria (dal 10 settembre 5 unità sono assenti per partecipare al corso di Vice Ispettore e non rientreranno fino a marzo 2019, restano in servizio 123 unità su 153), alla carenza di attività lavorativa intramoenia (lavorano pochissimi detenuti), all’autorizzazione per l’uso ed il possesso nelle camere detentive del personal computer per motivi di studio ai 15 detenuti iscritti all’Università della Calabria, alla impraticabilità del campo sportivo (perché quando piove si allaga per molto tempo, non essendoci impianto di drenaggio), al potenziamento delle linee telefoniche dell’Istituto perché insufficienti (sono presenti solo 2 linee telefoniche) ed infine in ordine alla illegittima prassi di sospendere le telefonate straordinarie o escludere dalle attività lavorative quei detenuti che siano stati sanzionati disciplinarmente.

Carcere di Paola, dopo la visita dei Radicali, l’On. Magi interroga il Ministro della Giustizia Bonafede


Dopo la visita effettuata lo scorso 23 agosto alla Casa Circondariale di Paola, da una delegazione di Radicali Italiani guidata dal Consigliere Nazionale Emilio Enzo Quintieri, accompagnato da Valentina Anna Moretti, esponente radicale e praticante Avvocato del Foro di Paola, previamente autorizzata dal Vice Capo Reggente del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia Riccardo Turrini Vita, e gli esiti relazionati, ai vertici dell’Amministrazione Penitenziaria, al Magistrato di Sorveglianza di Cosenza ed al Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti, l’Onorevole Riccardo Magi, Deputato di +Europa – Centro Democratico e Segretario Nazionale di Radicali Italiani ha presentato un’ atto di sindacato ispettivo al Ministro della Giustizia On. Alfonso Bonafede.

L’Interrogazione a risposta scritta n. 4/01469 del 25/10/2018, a cui dovrà rispondere il Guardasigilli del Governo Conte, richiama la visita dei Radicali e le problematiche riscontrate nell’Istituto tirrenico che, all’epoca dei fatti, a fronte di una capienza regolamentare di 182 posti, ospitava 221 detenuti, 119 dei quali stranieri (prevalentemente albanesi). Nell’ambito della visita, scrive l’Onorevole Magi, sono state riscontrate alcune criticità tra cui: l’isolamento precauzionale di un detenuto, allocato da circa 7/8 mesi all’interno del cosiddetto “repartino isolamento” avendo lo stesso dichiarato al personale di Polizia Penitenziaria di temere per la propria incolumità personale e di volere essere trasferito in altro Istituto. La Direzione dell’Istituto avrebbe chiesto più volte l’allontanamento del predetto, ma ogni richiesta pare sia stata respinta dai superiori uffici. Inoltre, il detenuto, pare abbia posto in essere anche atti autolesionistici e per tale ragione sia stato sottoposto a “sorveglianza a vista”; è stata anche riscontrata la chiusura di numerose camere detentive per inagibilità dovuta a copiose infiltrazioni meteoriche. In particolare, sono state rilevate n. 17 camere inagibili (4 alla I sezione, 4 alla III sezione, 3 alla IV sezione, 5 alla V sezione e 1 alla sezione infermeria). Inoltre, per gli stessi motivi, altre 2 camere presso la IV sezione, a breve, sarebbero state dichiarate inagibili. Di tale problematica risultavano già essere stati notiziati i superiori uffici; è stata registrata altresì la copiosa infiltrazione di acqua piovana nelle aule scolastiche e in altri locali (teatro, sorveglianza generale, corridoio centrale accesso sezioni). Anche tale problematica, pur essendo stata segnalata ai superiori uffici, non era stata risolta; risulta ancora l’assenza di box office per il personale di Polizia Penitenziaria addetto alla vigilanza ed osservazione dei detenuti all’interno delle sezioni, i box office sono assolutamente inadeguati in termini di arredo e strumentazione, non conformi alla normativa vigente in materia, privi di condizionatori d’aria, di riscaldamento e di servizi igienici. In tutte le sezioni, fatta eccezione per il padiglione a custodia attenuata, le postazioni di servizio sono collocate all’ingresso nel corridoio, senza alcuna protezione, essendo costituite solo da un tavolino e una sedia; è stata rilevata infine la numerosa presenza di detenuti stranieri che vede la Casa Circondariale di Paola tra gli Istituti della Calabria con la più alta percentuale degli stessi (60-70 per cento), con tutte le difficoltà che ne derivano per la gestione penitenziaria di tali persone, spesso prive di alcun collegamento con il territorio. Nell’Istituto di Paola non vi sono mediatori culturali e pare che, contrariamente ad altri Istituti, non vi siano fondi da elargire agli indigenti o, comunque, non vi siano in misura adeguata e sufficiente.

Il Deputato radicale, premettendo infine che la delegazione visitante, per ognuna delle criticità evidenziate, ha formulato articolate raccomandazioni e proposte all’Amministrazione Penitenziaria ha chiesto di conoscere se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e se e quali iniziative di competenza siano state assunte o si intendano intraprendere ed entro quali tempi al fine di risolvere le gravi criticità riscontrate ed illustrate in premessa.

Prossimamente, subito dopo il Congresso nazionale dei Radicali Italiani che si terrà a Roma dal 1 al 3 novembre, la delegazione guidata da Emilio Enzo Quintieri, tornerà a far visita alla Casa Circondariale di Paola per verificare se, in questi mesi, ci siano stati degli sviluppi in ordine a tutte le problematiche riscontrate in quella di fine agosto.

Interrogazione a risposta scritta 4/01469 del 25/10/2018 (clicca per leggere)

Rossano, Radicali denunciano criticità nel reparto As2 per terrorismo internazionale


Abbiamo riscontrato delle criticità nel Carcere di Rossano, nel reparto As2 ove sono ristretti detenuti per terrorismo internazionale islamista. Lo afferma Emilio Enzo Quintieri, Consigliere Nazionale dei Radicali Italiani all’esito di una visita effettuata insieme all’esponente radicale Valentina Anna Moretti nelle scorse settimane presso la Casa di Reclusione di Rossano, autorizzata dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia. La Delegazione, su delega dell’Autorità Dirigente, è stata ricevuta ed accompagnata dal Vice Ispettore Nicola Scigliano ed altro personale di Polizia Penitenziaria in servizio.

Nell’Istituto Penitenziario di Rossano, che è uno dei quattro Istituti d’Italia (gli altri sono quelli di Sassari, Nuoro e L’Aquila), è presente una Sezione di Alta Sicurezza (AS2) destinata ai detenuti imputati o condannati per reati riguardanti il terrorismo internazionale di matrice islamica. Questa Sezione, è divisa in tre piani : il piano terra ed il primo piano sono composti ciascuno da otto camere, una saletta per la socialità ed un locale adibito ad infermeria. Al piano ancora inferiore sono ubicati: la sala di culto per i detenuti musulmani, i locali passeggi, molto angusti e coperti da una rete metallica, un locale barberia ed il locale infermeria. Nonostante la presenza di tale Sezione con diversi detenuti stranieri provenienti da Paesi tradizionalmente di fede islamica, nell’Istituto, non è presente alcun Funzionario Mediatore Culturale dipendente dell’Amministrazione Penitenziaria. Ed infatti, l’attività di mediazione linguistico – culturale, è garantita da alcuni volontari, la cui presenza è limitata a pochissime ore al mese. La maggior parte dei detenuti ristretti in tale Sezione ha la posizione giuridica di “giudicabile” per cui in attesa di giudizio. Tanti di loro, come accertato dalla Delegazione, non sanno nemmeno di cosa siano accusati, perché spesso nemmeno gli atti processuali vengono tradotti nella loro lingua o in altra lingua che sia loro comprensibile. Ciò nonostante la normativa interna ed internazionale preveda che a tutti i detenuti stranieri venga assicurata una adeguata mediazione linguistica e culturale; soprattutto nella fase processuale è stabilito il diritto all’interprete ed alla traduzione degli atti al fine di comprendere le accuse ascrittegli e di seguire il compimento degli atti cui partecipano in maniera tale da potersi difendere adeguatamente e garantire un equo processo. Inoltre, è previsto il diritto all’assistenza gratuita di un interprete per le comunicazioni con il difensore prima di rendere un interrogatorio, ovvero al fine di presentare una richiesta, istanza o memoria all’Autorità Giudiziaria competente.

Durante la visita alla Sezione detentiva, diversi detenuti hanno lamentato che il televisore posto in ogni camera è incastonato nel telaio in ferro soprastante il cancello d’ingresso con lo schermo rivolto verso l’interno del locale e l’amplificazione verso l’esterno (nel corridoio), per cui non è possibile ascoltare la televisione senza arrecare fastidio a tutta la Sezione se non stando in piedi accanto al cancello d’ingresso e tenendo il volume basso. Non si comprende per quali ragioni, esclusivamente in detta Sezione, il televisore debba essere posizionato nelle condizioni appena descritte con oggettive difficoltà nella focalizzazione delle immagini e della comprensione dell’audio, se non da posizione ravvicinata (e con il volume sempre basso per non disturbare gli altri). Inoltre, il detenuto, a causa della collocazione ad un’altezza piuttosto elevata dell’apparecchio, per guardare la televisione, è costretto a tenere il collo proteso all’insù, assumendo pertanto una postura innaturale e scomodissima ed evidentemente non mantenibile, da chiunque, per molto tempo. Ci risulta, scrive Quintieri nella sua informativa, che, in casi analoghi, la Magistratura di Sorveglianza ha accolto alcuni reclami proposti dai detenuti soggetti al regime detentivo ex Art. 41 bis O.P. ordinando all’Amministrazione Penitenziaria di sistemare meglio gli apparecchi televisivi all’interno delle loro camere. Appare assolutamente necessario che l’Amministrazione provveda tempestivamente ad una ricollocazione degli apparecchi televisivi all’interno della Sezione, mediante il sistema che verrà ritenuto concretamente più idoneo ed efficace, ad una distanza ed altezza da terra idonee a permettere ai detenuti, l’agevole visione ed ascolto dei programmi televisivi, essendo peraltro molteplici le soluzioni oggi disponibili sul mercato.

Altra problematica, riferita dai detenuti, è che ormai da diverso tempo, per non meglio definite “ragioni di sicurezza” non possono più usufruire del Campo Sportivo dell’Istituto, contrariamente a quanto avveniva in precedenza. Per loro resta possibile svolgere attività sportiva “al chiuso” presso la palestra per due volte alla settimana. Com’è noto (anche) le attività sportive sono inserite dall’Ordinamento Penitenziario (Art. 15 O.P.) tra i principali elementi del trattamento, assieme ad istruzione, lavoro, religione, contatti con il mondo esterno e con la famiglia. Durante la precedente visita all’Istituto, svolta il 23 giugno scorso, alla Delegazione era stato riferito dal personale di Polizia Penitenziaria che per la Sezione AS2 era stato proposto di allestire un campo di calcio a 5 attiguo ai cortili passeggio e che il relativo progetto era stato sottoposto al Provveditorato Regionale per la Calabria. Nella loro informativa i Radicali Italiani hanno chiesto che l’Amministrazione provveda a risolvere tale problematica, consentendo ai detenuti della Sezione AS2 di poter usufruire del Campo Sportivo utilizzato dal resto della popolazione detenuta, atteso che il trattamento deve essere conforme ad umanità, improntato ad assoluta imparzialità, senza discriminazioni in ordine a nazionalità, razza e condizioni economiche e sociali, a opinioni politiche e a credenze religiose, proprio per assicurare parità di condizioni di vita tra i detenuti (Artt. 1 e 4 O.P.). Sono state chieste, infine, notizie relative alla proposta progettuale di allestimento di un campo di calcio a 5 attiguo ai cortili passeggio ad esclusivo uso dei detenuti appartenenti alla Sezione AS2.

Sulla questione, anche l’Ufficio del Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti presso il Ministero della Giustizia, nelle Raccomandazioni 2016-2017 “Norme e normalità” sugli standard di vita penitenziaria, ha precisato che : “Ai detenuti ristretti nelle Sezioni di “Alta Sicurezza 2” (AS2), i quali rispondono di o sono stati condannati per reati aggravati dalla finalità di terrorismo di sedicente fondamentalismo religioso e ai detenuti cosiddetti “attenzionati” per rischio di radicalizzazione, deve essere assicurato un programma ampio di attività che, seppure modulate secondo le connotazioni del particolare regime, diano loro in ogni caso la possibilità di muoversi, essere impegnati nel lavoro e nello studio (qualora richiesto), avere relazioni con altri, anche al fine di offrire effettivi elementi di comprensione dell’evolversi del loro atteggiamento, delle dinamiche che essi realizzano nel rapporto con gli altri, degli eventuali atteggiamenti di proselitismo o, al contrario, di recesso dalle precedenti scelte. Una quotidianità detentiva, infatti, che lasci le persone nelle proprie stanze per quasi la totalità della giornata, in una sorta di tempo vuoto, non dà strumenti di conoscenza, non consente di capire quali situazioni si stiano nel concreto determinando, non offre elementi per un reinserimento al termine dell’esecuzione della pena che aiuti i singoli e tuteli concretamente la sicurezza della società esterna.”

Gli esiti della visita, nei giorni scorsi, sono stati formalmente comunicati al Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Francesco Basentini, al Provveditore Regionale Reggente per la Calabria Cinzia Calandrino, al Direttore della Casa di Reclusione di Rossano Giuseppe Carrà, al Magistrato di Sorveglianza di Cosenza Silvana Ferriero ed al Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti presso il Ministero della Giustizia Mauro Palma.

Carcere di Castrovillari, per i Radicali è migliorato ma restano alcuni problemi da risolvere


Nell’ambito delle visite agli Istituti Penitenziari della Calabria predisposte dai Radicali Italiani ed autorizzate dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, ieri pomeriggio, una Delegazione composta da Emilio Enzo Quintieri e Valentina Anna Moretti, si è recata presso la Casa Circondariale di Castrovillari “Rosetta Sisca” ove è stata accolta dal Direttore Maria Luisa Mendicino, dal Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria Commissario Capo Carmine Di Giacomo e dai Funzionari Giuridico Pedagogici Maria Pia Patrizia Barbaro e Luigi Bloise, con i quali dopo un breve colloquio, ha visitato l’Istituto.

Nella Casa Circondariale di Castrovillari, al momento della visita, a fronte di una capienza regolamentare di 122 posti, vi erano ristrette 125 persone (20 donne), 16 delle quali straniere. Tra i detenuti anche 1 semilibero, fruitore di licenza premio ex Art. 52 O.P. ed 1 in permesso premio ex Art. 30 ter O.P. concesso dal Magistrato di Sorveglianza di Cosenza Silvana Ferriero. 3 detenuti svolgono attività di Antincendio Boschivo ex Art. 21 O.P. con il Parco Nazionale del Pollino e 4, appartenenti al Circuito Sex Offenders gestiscono il Canile nell’ambito del programma “Pet Terapy”.

La Delegazione di Radicali Italiani, all’esito del colloquio con i vertici dell’Istituto e della visita agli spazi detentivi, ha espresso soddisfazione per il progressivo e graduale miglioramento delle condizioni generali di detenzione. Infatti, recentemente, per quanto concerne la Sezione Femminile (in cui sono ristrette 20 detenute), è stata allestita ed aperta una Biblioteca con sala lettura, organizzata secondo le più moderne tecniche di catalogazione libraria (anche per il maschile ove sono stati ricatalogati 3500 testi, alcuni dei quali donati dalla Prefettura di Cosenza). E’ stato, altresì, organizzato un corso di orientamento per Assistenti Bibliotecari di 40 ore per 15 detenuti (5 donne e 10 uomini). Il tutto grazie alla collaborazione prestata all’Amministrazione Penitenziaria dal Club Soroptmist International Italia e dal CPIA “Valeria Solesin” di Cosenza. Inoltre, per quanto riguarda la Sezione Femminile, la Direzione dell’Istituto ha concesso la possibilità alle detenute di poter pranzare insieme tutti i giorni della settimana mentre prima ciò era consentito soltanto nei giorni festivi. Inoltre, proprio grazie alle continue sollecitazioni dei Radicali Italiani, puntualmente effettuate all’esito di ogni visita, l’Amministrazione Penitenziaria, si è finalmente decisa di rivedere l’organizzazione custodiale della Sezione Femminile. In breve tempo si passerà dalla tradizionale e rigorosa “custodia chiusa” alla più moderna “custodia aperta” con la sorveglianza dinamica. Sono già in corso i lavori propedeutici ad attivare il regime aperto. Altre iniziative, così come riferito dal Direttore Mendicino e dal Funzionario Responsabile dell’Area Giuridico Pedagogica Barbaro, saranno realizzate a breve.

Nel frattempo, sono state ultimate ed aperte, le aree verdi (una per il maschile ed una per il femminile) ed il campo sportivo polivalente, progettualità finanziate dalla Cassa delle Ammende del Ministero della Giustizia. Nelle scorse settimane, proprio in una delle aree verdi, l’Amministrazione ha concesso ad un detenuto di poter svolgere un “colloquio” anche con il proprio cane, ormai sempre più riconosciuti come “familiari”, a tutti gli effetti. Per molto tempo le Carceri sono state considerate “off-limits” per i cani: nessun animale poteva fare il proprio ingresso dietro alle sbarre e non esisteva nessuna possibilità di contatto con i detenuti fino al termine della loro scarcerazione per espiazione di pena o per durata della custodia cautelare. Sono stati quasi completati i lavori di rifacimento di tutte le Sezioni Maschili, ivi compresi i locali doccia che sono ancora in comune, anche nella Sezione Femminile, che prima erano particolarmente degradati, come più volte denunciato dai Radicali.

Tuttavia, nell’Istituto, permangono delle criticità, relative alla carenza del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria, alla carenza di autovetture per assicurare i numerosi servizi di istituto, alla mancanza di automazione dei vari cancelli per accedere alle Sezioni detentive ed all’assenza di locali per svolgere iniziative trattamentali e risocializzanti e manifestazioni di vario genere come un teatro o una sala polivalente. Per queste ragioni, la Delegazione di Radicali Italiani, solleciterà i vertici dell’Amministrazione Penitenziaria, centrale e territoriale, ad attivarsi per quanto di competenza.

Visita dei Radicali nel Carcere di Paola: 17 celle inagibili, piove anche dentro le aule scolastiche


Lo scorso 23 agosto, una Delegazione di Radicali Italiani, previamente autorizzata dal Vice Capo Reggente del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia Riccardo Turrini Vita, si è recata in visita presso la Casa Circondariale di Paola.

La Delegazione visitante, composta da Emilio Enzo Quintieri, membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e candidato Garante dei Diritti dei Detenuti in Calabria, da Valentina Anna Moretti, esponente radicale e praticante Avvocato del Foro di Paola e da Giuseppe Cuconato, Studente in Giurisprudenza dell’Università della Calabria, è stata accolta dal Commissario Capo Soccorsa Irianni, Vice Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria e dall’Ispettore Capo Attilio Lo Bianco, Coordinatore della Sorveglianza Generale e da altro personale addetto al Reparto.

Al momento della visita nell’Istituto erano presenti 221 detenuti, 119 dei quali stranieri (prevalentemente albanesi) con le seguenti posizioni giuridiche: 12 imputati, 16 appellanti, 22 ricorrenti e 171 definitivi. 43 tra i detenuti presenti, tutti definitivi, sono allocati nel Padiglione a custodia attenuata con regime custodiale aperto. Altri 5 detenuti invece si trovavano in permesso premio ex Art. 30 ter O.P. concesso dal Magistrato di Sorveglianza di Cosenza Paola Lucente.

Nell’ambito della visita la Delegazione ha riscontrato gravissime criticità nell’Istituto che ha immediatamente segnalato al Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Francesco Basentini, al Provveditore Regionale Reggente dell’Amministrazione Penitenziaria della Calabria Cinzia Calandrino, al Direttore della Casa Circondariale di Paola Caterina Arrotta, al Magistrato di Sorveglianza di Cosenza Paola Lucente ed al Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti presso il Ministero della Giustizia Mauro Palma.

ISOLAMENTO DEL DETENUTO A.N. PER MOTIVI PRECAUZIONALI

Tra le altre cose, la Delegazione visitante, ha denunciato la presenza continuativa di un detenuto calabrese A.N., nel Reparto di Isolamento, da circa 8 mesi per motivi precauzionali poiché lo stesso ha dichiarato di temere per la propria incolumità personale e di voler essere trasferito in altra struttura. La Direzione dell’Istituto ha già più volte sollecitato il trasferimento dello stesso ma ogni istanza al riguardo è stata respinta dai Superiori Uffici dell’Amministrazione Penitenziaria. Recentemente il detenuto ha posto in essere alcuni atti autolesionistici ed è stata disposta nei suoi confronti anche la sorveglianza a vista. Per tale ragione, la Delegazione, ha chiesto all’Amministrazione di rivalutare la questione poiché tale detenuto non può continuare a restare isolato.

INAGIBILITÀ DI NUMEROSE CAMERE PER INFILTRAZIONI METEORICHE

Durante la visita a tutti le Sezioni Detentive, la Delegazione, ha notato la chiusura di diverse camere di pernottamento sulla cui porta blindata era affisso un cartello che ne indicava la inagibilità. Chieste informazioni al personale di Polizia Penitenziaria veniva riferito che dette camere, erano inagibili poiché necessitavano di interventi di manutenzione straordinaria a causa della copiosa infiltrazione di acqua piovana. In particolare, la Delegazione, ha rilevato che nell’Istituto vi sono n. 17 camere inagibili così suddivise: 4 camere alla I Sezione, 4 camere alla II Sezione, 3 camere alla IV Sezione, 5 alla V Sezione ed 1 alla Sezione Infermeria. Inoltre, alla IV Sezione, altre 2 camere, a breve, dovranno parimenti essere dichiarate inagibili per gli stessi motivi. Su tale problematica, che risulta essere stata già rappresentata dalla Direzione dell’Istituto ai Superiori Uffici, allo stato pare vi sia stato solo un sopralluogo da parte del personale tecnico del Provveditorato Regionale della Calabria di Catanzaro. Per tale problematica, la Delegazione, ha chiesto che vengano disposti gli opportuni provvedimenti di manutenzione straordinaria per riattivare le camere allo stato inagibili.

AULE SCOLASTICHE DEGRADATE PER INFILTRAZIONI METEORICHE

La Delegazione, dopo aver visitato tutte le Sezioni, si è recata a visitare l’area trattamentale dell’Istituto ove sono presenti le aule scolastiche, la biblioteca, il teatro, la cappella, la palestra ed alcuni laboratori. Visitando le aule scolastiche ci si è subito resi conto della grave situazione in cui versano a causa delle copiose infiltrazioni meteoriche provenienti dal tetto, tanto da pioverci dentro. Anche tale circostanza, per quanto riferito, pare sia stata rappresentata dalla Direzione dell’Istituto ai Superiori Uffici ma, alla data della visita, non si aveva alcuna notizia al riguardo circa interventi di manutenzione straordinaria, nonostante l’imminente ripresa delle attività scolastiche e trattamentali. Altri analoghi problemi di infiltrazione che meritano di essere risolti sono stati riscontrati nel teatro, nell’Ufficio della Sorveglianza Generale e nel corridoio che conduce alle Sezioni. Inoltre, durante la visita al padiglione a custodia attenuata, si è rilevata la pericolosità del pavimento in gomma che andrebbe sostituito o, comunque, risistemato se possibile. Anche per tale situazione, la Delegazione, ha invitato l’Amministrazione Penitenziaria ed in particolare il Provveditorato Regionale di Catanzaro, a voler disporre con cortese urgenza degli accertamenti in merito tramite il personale dell’Ufficio Tecnico, necessari per procedere ad attivare gli interventi manutentivi straordinari al fin di elidere le gravi criticità prospettate, soprattutto per le aule scolastiche, in considerazione dell’imminente ripresa delle attività che, inevitabilmente, rischiano di essere sospese qualora non si intervenga.

ASSENZA “BOX-OFFICE” PER IL PERSONALE DI POL. PEN. NELLE SEZIONI

Altra nota dolente che merita di essere evidenziata riguarda l’assenza dei c.d. “Box-Office”, le postazioni di servizio destinate al personale di Polizia Penitenziaria per la vigilanza all’interno delle Sezioni detentive. Infatti, si è preso atto che i “Box-Office” destinati ai Poliziotti sono assolutamente inadeguati in termini di arredo e strumentazione, non conformi alla normativa vigente in materia, privi di condizionatori d’aria, di riscaldamento e di servizi igienici. In tutte le Sezioni, fatta eccezione per il padiglione a custodia attenuata, le postazioni dell’Agente sono collocate all’ingresso, nel corridoio, senza alcuna protezione, essendo costituite solo da un tavolino ed una sedia. Per quanto precede, l’Amministrazione, è stata invitata a voler disporre gli opportuni interventi volti alla risoluzione delle criticità prospettate, verificando la possibilità di dotare ogni Sezione detentiva di “Box-Office” adeguati e rispettosi della normativa vigente, nel rispetto della sicurezza e della dignità del personale operante.

NUMEROSA PRESENZA DI DETENUTI STRANIERI NELL’ISTITUTO

Una delle più importanti criticità dell’Istituto, peraltro già segnalata in passato, è senz’altro legata alla numerosa presenza di detenuti stranieri. La CC di Paola conta la più alta percentuale di stranieri che sono ristretti negli Istituti Penitenziari della Calabria e le difficoltà a gestire dette persone che non hanno alcun collegamento con il territorio (famiglia, affetti, etc.) sono di palmare evidenza. L’Istituto, come già rappresentato, peraltro è privo di mediatori culturali, sia dell’Amministrazione, che volontari o convenzionati con altri Enti ex Art. 35 c. 2 Reg. Es. O.P. Negli anni, per come riferito dal personale, la percentuale di stranieri nell’Istituto si attestava sempre intorno al 30/40 % mentre alla data odierna risulta essere del 60/70% comportando numerose difficoltà per la loro gestione penitenziaria. Infatti, tantissimi degli stranieri reclusi, essendo privi di fondi, chiedono di poter lavorare, per avere la possibilità di acquistare le sigarette, prodotti per l’igiene personale, intrattenere corrispondenza epistolare e telefonica con la famiglia, etc. Per cui, non essendo possibile assicurargli il lavoro o, comunque, offrirgli la possibilità di poter scrivere o telefonare ai familiari, detti soggetti ricorrono ad atti autolesionistici che, a lungo termine, possono sfociare in gesti auto soppressivi ed aggressioni al personale. Pare, infine, che l’Istituto di Paola, contrariamente ad altri stabilimenti penitenziari, non sia dotato di fondi da elargire agli indigenti o, comunque, non lo sia in misura adeguata. Per quanto precede, la Delegazione visitante, ha invitato l’Amministrazione Penitenziaria, centrale e periferica, ex Artt. 30 ed 85 Reg. Es. O.P., a valutare la possibilità di non assegnare più all’Istituto altri detenuti stranieri ed eventualmente, procedere ad un loro sfollamento, per le gravi difficoltà gestionali rappresentate. Inoltre, è stato chiesto che l’Istituto di Paola, venga dotato di un congruo fondo economico che la Direzione possa gestire per elargire sussidi alle persone bisognose, soprattutto per la rilevante presenza di detenuti stranieri. In ultimo, si è reiterata la richiesta di procedere ad attivare un servizio di mediazione culturale.

Nei prossimi giorni, la Delegazione di Radicali Italiani, farà visita alla Casa Circondariale di Castrovillari (lunedì 27 agosto) e poi al Carcere di Rossano (giovedì 30 agosto).

Visita alla CC di Paola del 23-08-2018 – Esiti (clicca per leggere)

Napoli, Quintieri (Radicali): Solidarietà a Direttore e Polizia Penitenziaria. Pessimo servizio delle Iene


Ieri sera non avevo visto il servizio delle Iene sulla Casa Circondariale di Napoli Poggioreale. Oggi sono andato a rivederlo visto che sono stato sollecitato in tal senso e dopo aver letto su Facebook migliaia di insulti ed offese contro il Direttore dell’Istituto ed il personale del Corpo di Polizia Penitenziaria, ritenuti responsabili di abusi e violenze di ogni genere ai danni dei detenuti.

Conosco da anni Maria Luisa Palma, da qualche mese Direttore della Casa Circondariale di Napoli Poggioreale e posso tranquillamente affermare che é una delle migliori Dirigenti dell’Amministrazione Penitenziaria in Campania che svolge il suo lavoro con tanta professionalità, disponibilità ed umanità. Sfido chiunque a dimostrare il contrario !

L’Amministrazione Penitenziaria, come ho già avuto modo di dire nel corso di una mia recente visita al Carcere di Poggioreale, non poteva fare scelta migliore per continuare la rivoluzionaria e meritoria attività dell’ex Direttore Antonio Fullone, trasferito ad altro superiore incarico dopo la promozione a Dirigente Generale da parte del Governo.

Stesso discorso dicasi per il Reparto di Polizia Penitenziaria guidato dal Comandante, Commissario Coordinatore Gaetano Diglio e dal Vice Comandante, Commissario Capo Antonio Sgambati, due Ufficiali che nulla hanno a che vedere con le precedenti gestioni (quando c’era come Direttore Teresa Abate e Comandante di Reparto il Commissario Salvatore D’Avanzo).

Oggi nel Carcere di Poggioreale la famigerata “cella zero” in cui, negli anni passati, avvenivano i maltrattamenti nei confronti dei detenuti ad opera di alcuni Poliziotti Penitenziari, non esiste più. “Non c’è” come ha detto la Palma durante l’intervista con la iena Giulio Golia. E’ non ci sono più nemmeno i Poliziotti Penitenziari che sono imputati perché sono stati allontanati dalle Sezioni detentive ed addetti agli Uffici amministrativi per non essere a contatto con la popolazione detenuta.

Quanto ai “maltrattamenti” o ai “pestaggi”, da anni non si avevano più notizie di tali azioni; infatti i detenuti durante tutte le visite che abbiamo effettuato hanno sempre smentito qualsiasi abuso da parte del personale penitenziario. Personalmente non credo e non mi risulta che ancora oggi continuino tali attività illegali, pur non potendo escluderlo completamente.

Vanno bene gli accertamenti in ordine agli abusi denunciati ma occorre cautela perché spesso i fatti accaduti non corrispondono al vero e cioè come vengono narrati dai detenuti e dai loro familiari.

Per tali ragioni, esprimo la mia convinta solidarietà al Direttore della Casa Circondariale di Napoli Poggioreale Maria Luisa Palma, al Comandante Gaetano Diglio, al Vice Comandante Antonio Sgambati ed a tutto il personale di Polizia Penitenziaria per le accuse, gli insulti e le offese ingiuste sino ad ora ricevute.

Emilio Enzo Quintieri

Comitato Nazionale di Radicali Italiani

Napoli, Don Franco Esposito: “Spettacolo indegno delle Iene sul Carcere di Poggioreale”


Qualche anno fa quando nel carcere di Poggioreale alcuni detenuti mi confidavano di aver ricevuto maltrattamenti e anche qualche pestaggio ad opera di agenti della polizia penitenziaria mi sono adoperato a denunciare ciò che mi era stato comunicato alla direzione del carcere, ne parlai con il Garante dei diritti dei detenuti allora la dottoressa Adriana Tocco e anche in un incontro col Cardinale il comandante e la direttrice comunicai ciò di cui ero venuto a conoscenza. Inoltre con una lettera aperta alla polizia penitenziaria invitavo gli agenti a dissociarsi da coloro che commettevano questi abusi. Da allora a Poggioreale sono stati fatti passi da gigante, alcuni agenti sono stati allontanati, altri denunciati alle autorità, infine con l’avvento di un nuovo direttore e un nuovo comandante nel carcere si è incominciato a respirare un aria nuova. E’ iniziato un processo di rinnovamento che attualmente trova continuità con la venuta della nuova direttrice dottoressa Maria Luisa Palma.

Credo che sia profondamente ingiusto oggi voler trovare il capro espiatorio per le innumerevoli problematiche che il carcere continua a vivere, la mala sanità, il sovraffollamento, l’inesistenza di spazi per la socialità, la difficoltà a gestire le celle aperte, la presenza di un numero sempre crescente di persone con seri problemi psichici, e non ultimo la carenza di personale : educatori, psicologi, polizia penitenziaria. Credo che oggi sia profondamente ingiusto continuare ad accusare la polizia penitenziaria di abusi nella gestione della sicurezza. Anzi sento il dovere di lodare i tanti agenti che con sacrificio, professionalità e senza risparmio di fatica, gestiscono ciò che sembra tante volte ingestibile. È grazie a loro che oggi possiamo “nonostante Poggioreale” realizzare delle iniziative a favore dei detenuti, spettacoli, attività culturali, religiose, ricreative, sociali, le uniche che possono dare una parvenza di umanità a una istituzione, quella del carcere, che è di sua natura contro l’uomo.

Voglio infine sottolineare che oggi proprio grazie a tanti agenti della polizia penitenziaria, anche il servizio del volontariato carcerario può svolgere la sua attività di vicinanza alla persona del detenuto con una attenzione particolare a coloro che vivono in particolare stato di bisogno, spesso segnalati proprio da agenti della polizia che quotidianamente assistono alle sofferenze di una umanità ferita dal male, e tante volte sono i primi a cercare di dare un piccolo sollievo insieme ai volontari.
Infine credo che sia profondamente ingiusto oggi soffiare sul fuoco, per creare casi o fare notizia.
Poggioreale, visto che purtroppo deve continuare ad esistere, credo, abbia bisogno di chi con la presenza, il sacrificio e l’impegno, cerchi di migliorarlo soprattutto in umanità, non creando divisioni pericolose, sospetti, calunnie, Questo serve solo ad esasperare gli animi e a distruggere quel poco di bene che si cerca di fare.

Don Franco Esposito

Cappellano della Casa Circondariale di Napoli Poggioreale

Direttore dell’Ufficio per la Pastorale Carceraria della Diocesi di Napoli