Coronavirus, Di Rosa (TdS Milano): Ministro Bonafede bisogna mandare i detenuti ai domiciliari. Lo Stato rispetti le sue Leggi


Giovanna Di Rosa Presidente TdS di MilanoLa Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano, Giovanna Di Rosa: “Non viene garantito il distanziamento sociale. Ci deve essere un meccanismo automatico per mandare a casa i detenuti”.

Quando lo Stato prende in carico una persona per fargli espiare una pena deve fare in modo che ciò avvenga in condizioni di legalità e di tutela delle esigenze di salute. Se non è possibile, cosa l’ha messa a fare in carcere? Che messaggio viene dato quando lo Stato per primo non rispetta le regole?”, tuona Giovanna Di Rosa, Presidente del Tribunale di sorveglianza di Milano.

La Presidente Di Rosa sta fronteggiando l’emergenza Covid-19 da un’aula d’udienza ubicata al piano terra del Palazzo di giustizia del capoluogo lombardo. Gli uffici della Sorveglianza, posti all’ultimo piano, sono andati distrutti la scorsa settimana a seguito di un violento incendio causato da un cortocircuito.

Presidente, com’è la situazione adesso?

Di disagio estremo. Siamo accampati. L’Ufficio di Sorveglianza di Milano aveva diverse stanze, adesso è concentrato in un unico ambiente al cui interno abbiamo allestito, in maniera estremamente precaria, cinque postazioni. Il problema è che non abbiamo i fascicoli: dobbiamo andarli a recuperare di volta in volta nel piano incendiato dove però non c’è più l’illuminazione ed è tutto avvolto dalla cenere.

E nelle carceri milanesi

La difficoltà principale, per mancanza di spazio, è quella di riuscire a garantire il “distanziamento sociale” per scongiurare il contagio. Ma non essendoci lo spazio per quelli in regime normale, che sono di più di quelli che dovrebbero essere.

Come ci si organizza?

A San Vittore, ad esempio, per creare le zone d’isolamento stanno pensando di chiudere il centro clinico. E i malati, allora, dove si mettono?

Alcuni giorni fa ha inviato, con la collega della Sorveglianza di Brescia Monica Lazzaroni, una nota al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede con alcune proposte per fronteggiare l’emergenza Covid. Può illustrarcene qualcuna?

Premesso che il sistema è responsabile del sovraffollamento, in questo momento di grandissima emergenza ci deve essere un meccanismo automatico per la concessione dei domiciliari.

Senza passare dal Magistrato di sorveglianza?

Esatto: l’applicazione della detenzione domiciliare, se vogliamo alleggerire le strutture, deve essere automatica. Ad esempio, per chi ha un residuo di pena sotto ai due anni e la disponibilità di un domicilio. Ovviamente non deve aver partecipato alle ultime rivolte. Le attuali procedure per la concessione delle misure alternative al carcere sono fatte per tempi ordinari e non sono compatibili con quelli della pandemia. Bisogna fare l’istruttoria, attendere il visto del pm, tutta una seria di passaggi che rendono lungo l’iter. Il diretto vivente deve adattare le sue norme alla situazione sanitaria.

Il ministro ha risposto?

A oggi (ieri per chi legge, ndr), no.

Anche il personale delle Sorveglianza è stato colpito dal virus?

I Tribunali di sorveglianza sono stati decimati, ci sono stati contagi, il personale è a casa autodecimato. Già per carenze di personale erano disorganizzati, ora hanno ricevuto il colpo di grazia.

La strada maestra è un provvedimento legislativo “chiaro”?

Sì. Penso anche a quello per non mandare in esecuzione ordini di carcerazione per sentenze che hanno avuto un lunghissimo iter processuale e arrivano a tanti anni dalla data di commissione del fatto. Non mi pare il caso adesso di procedere con nuovi accessi.

E per chi è in custodia cautelare?

Ci siamo già coordinati con il Gip e con la Corte d’appello affinché sia incentivata il più possibile la detenzione domiciliare.

Oltre alla mancanza di spazi, nelle carceri mancano pure le mascherine e i prodotti igienizzanti…

Ultimamente a Milano c’è stata una loro fornitura da parte di alcuni privati. Ma affidare allo spontaneismo la gestione delle carceri non può diventare un sistema: la solidarietà è un valore costituzionale che lo Stato deve rispettare.

Pensa che non ci sia piena consapevolezza dei rischi di un contagio di massa nelle carceri?

C’è esitazione ed incertezza. Non compete a me fare valutazioni politiche, penso però che qualsiasi decisione debba essere accompagnata dalla preventiva verifica dei luoghi. Io conosco benissimo le carceri e so come si vive al loro interno. Invito tutti a fare altrettanto, andando a vedere con i propri occhi e non da dietro un pc. Vuole aggiungere qualcosa? Voglio solo dire che, nonostante l’incendio, non ci siamo fermati neanche un giorno. L’impegno è massimo e saremo all’altezza della responsabilità che abbiamo.

Paolo Comi

Il Riformista, 7 aprile 2020

Coronavirus, il Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano: le Procure sospendano gli ordini di carcerazione


pol pen carcereE ora la palla passa alle Procure. È una lettera coraggiosa (e destinata a suscitare polemiche) quella con cui il Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano, Giovanna Di Rosa, prende un’iniziativa clamorosa. Chiede cioè agli uffici giudiziari che firmano gli ordini di carcerazione – i cui destinatari sono destinati ad andare in cella – di valutare se non sia il caso di sospendere quegli ordini: in pratica, di pensarci bene prima di mandare dentro imputati appena riconosciuti colpevoli in via definitiva, ma che avevano atteso in libertà l’ultimo verdetto.

Troppe le persone messe in carcere anche senza un’urgenza specifica, in giorni in cui le strutture sono in difficoltà per ulteriori rischi di contagi da coronavirus e per la necessità di isolare sia i nuovi ingressi che i detenuti già positivi. È per questi motivi che il tribunale di sorveglianza milanese, già al lavoro su alcune centinaia di scarcerazioni con misure alternative per alleggerire il sovraffollamento, ha deciso di chiedere alla Procura e alla Procura generale di valutare “l’opportunità di sospendere” l’emissione di “ordini di carcerazione” per i condannati a pene definitive. Già nei giorni scorsi, del resto, su questo fronte di emergenza nelle carceri era intervenuto anche il Procuratore Generale della Cassazione Giovanni Salvi, con una nota inviata a tutti i Pg delle Corti d’appello, chiedendo di “incentivare la decisione di misure alternative”, salvo che per i reati più gravi, compresi quelli da “codice rosso“”, per “alleggerire la pressione” negli istituti.

Nel capoluogo lombardo, intanto, molti avvocati lamentano proprio il fatto che, a prescindere dalla delicata situazione sanitaria, le carcerazioni, sia come custodie cautelari che come ordini di esecuzione pena, non si stanno fermando. Tanto che due giorni fa, ad esempio, non sono stati concessi i domiciliari ad un albanese fermato su un mandato d’arresto internazionale che pendeva da giugno.

E nei giorni scorsi sia l’Ordine degli avvocati milanesi che la Camera penale hanno spiegato che è “improcrastinabile” un intervento per svuotare le carceri anche con la sospensione “delle esecuzioni in corso delle pene residue sino 4 anni”. Sulla linea della “sospensione” si è mosso ora anche il presidente del tribunale di sorveglianza Di Rosa, che in queste settimane, malgrado gli uffici “trasferiti“ dopo il recente incendio, sta applicando affidamenti in prova e detenzioni domiciliari (circa 400 scarcerazioni finora), sulla base di vecchie e nuove norme. Da qui la richiesta di uno stop agli ordini di carcerazione per “evitare rischi di contagio, provenienti dall’esterno verso l’interno, nonché l’estensione di zone di isolamento che sono già di difficilissimo reperimento, anche a causa dei contagi interni”.

Il Giorno Milano, 5 aprile 2020

Csm : Sono pochi 8 euro per risarcire i detenuti vittime di trattamenti disumani


Consiglio_Superiore_della_MagistraturaTroppo pochi 8 euro al giorno per risarcire un detenuto per le “condizioni inumane o degradanti” vissute in un carcere sovraffollato. Questa la posizione espressa dal Csm con un parere, approvato oggi in plenum a larga maggioranza (19 voti a favore, astenuti il laico della Lega Ettore Albertoni e il togato di Magistratura Indipendente Antonello Racanelli), sul decreto legge che prevede misure compensative per i detenuti.

La norma, osserva Palazzo dei Marescialli, può essere esposta anche a “problemi di compatibilità costituzionale sotto il profilo della effettiva tutela in relazione al combinato disposto” degli articoli 117 della Costituzione (che prevede il rispetto dei vincoli degli ordinamenti comunitari) e dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani. “L’obiettiva esiguità del quantum risarcitorio da liquidarsi – si legge nel parere messo a punto dalla Sesta Commissione (relatrice la togata di Unicost Giovanna Di Rosa) e richiesto dal ministro Andrea Orlando – senza che alcuna discrezionalità sul punto residui al giudicante, potrebbe infatti essere sospettata di svuotare di contenuto la tutela offerta dalla disposizione sovranazionale, la cui violazione non darebbe luogo ad un effettivo ristoro per equivalente da parte dell’amministrazione”.

Inoltre, “al di là della evidente esiguità della somma – osserva il Csm – chiaramente riconducibile al timore che il riconoscimento di importi assai cospicui a favore dei danneggiati possa gravare eccessivamente sulle finanze dello Stato, la previsione di un siffatto limite appare discutibile anche sotto il profilo della rigidità del tasso di risarcimento previsto per legge, senza che sia prevista alcuna possibilità di graduarlo in ragione della gravità del pregiudizio eventualmente accertato”.

Profili “critici”, poi, sono evidenziati anche sulla previsione della riduzione di un giorno di pena per ogni 10 passati in “condizioni degradanti” a favore di coloro che stanno ancora scontando la condanna: “riduzione che forse – sottolinea Palazzo dei Marescialli – sarebbe stato preferibile parametrare su quelle di cui il condannato può beneficiare, a titolo di liberazione anticipata, quando partecipi positivamente all’opera rieducativa”. Infine, l’organo di autogoverno della magistratura definisce “ragionevole ritenere che l’elevato numero dei ricorsi che, presumibilmente, potrà essere esperito da una vastissima platea di soggetti, finisca per determinare un notevole rallentamento nell’accesso alla tutela giurisdizionale, anche tenuto conto della condizione di notevole difficoltà in cui versano gli uffici di sorveglianza, investiti di una nuova gravosa competenza”.