Visita di Radicali ed Unical al Carcere di Rossano, aperta nuova Sezione di Alta Sicurezza


Nei giorni scorsi una delegazione di Studenti di Giurisprudenza dell’Università della Calabria, accompagnati dal Prof. Mario Caterini, Aggregato di Diritto Penale, e da Emilio Enzo Quintieri e Valentina Anna Moretti, esponenti dei Radicali Italiani, si sono recati a visitare la Casa di Reclusione di Rossano, dopo aver visitato gli Istituti Penitenziari di Cosenza, Castrovillari e Paola.

A ricevere la delegazione visitante, autorizzata dal Consigliere Marco Del Gaudio, Vice Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, il Direttore dell’Istituto Giuseppe Carrà ed il Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria, Commissario Capo Elisabetta Ciambriello.

Dopo un breve colloquio nei locali della Direzione, la delegazione è stata affidata al Sovrintendente di Polizia Penitenziaria Damiano Cadicamo, che l’ha accompagnata nella struttura detentiva ove, oltre ad incontrare il personale, i detenuti, visitare i reparti e le camere detentive, i locali comuni e gli Uffici, ha incontrato anche il Magistrato di Sorveglianza di Cosenza Silvana Ferriero, Giudice che ha giurisdizione sugli Istituti di Castrovillari e Rossano.

Nell’Istituto, al momento della visita, a fronte di una capienza regolamentare di 263 posti, vi erano ristretti 231 detenuti (42 stranieri) con le seguenti posizioni giuridiche 7 imputati, 6 appellanti, 4 ricorrenti e 214 definitivi, dei quali 161 appartenenti al Circuito dell’Alta Sicurezza (141 As3 criminalità organizzata e 20 As2 terrorismo internazionale di matrice islamica) e 70 al Circuito della Media Sicurezza. Tra i definitivi anche 1 condannato ammesso al regime della semilibertà. C’è da segnalare la presenza di 11 Studenti Universitari, tanti dei quali con “fine pena mai”, particolarmente presenti nell’Istituto (28).

La delegazione ha potuto constatare, ancora una volta, la buona gestione della struttura, rilevando alcune criticità comuni a tutti gli Istituti Penitenziari dovute, principalmente, alla mancanza di risorse umane, strumentali e finanziarie che impediscono una migliore qualità della vita detentiva, del trattamento rieducativo e delle condizioni di lavoro del personale che vi opera con particolare riferimento al Corpo di Polizia Penitenziaria – di cui in questi giorni si festeggia il 201^ anniversario di fondazione (1817-2018) – che avrebbe bisogno di essere incrementato. Le camere di pernottamento hanno una metratura che va dai 12 ai 26 mq e sono garantiti i 3 mq calpestabili per detenuto. Le prime ospitano al massimo 2 detenuti, le seconde massimo 6. Rari sono i letti a castello, massimo di due piani. Le camere sono riscaldate dai termosifoni e hanno tutte la docce, il cui utilizzo è possibile solo in alcune ore del giorno. In ciascuna sezione, esistono delle camere destinate ai detenuti non fumatori ed è presente una sala per la socialità.

Proprio nei giorni precedenti alla nostra visita, dice Emilio Enzo Quintieri, membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, nell’Istituto di Rossano è stata aperta una nuova Sezione detentiva di Alta Sicurezza (As3), da tempo ristrutturata, ove l’Amministrazione Penitenziaria ha già assegnato 37 detenuti, prevalentemente provenienti dagli Istituti della Campania. Altri detenuti, per quanto ci è stato riferito, dovrebbero essere assegnati ed allocati in questa Sezione nei prossimi giorni.

Circa quanto accaduto nelle scorse settimane (aggressione da parte di 3 detenuti per terrorismo internazionale a 7 Poliziotti Penitenziari), nel condannare la violenza posta in essere dai detenuti e nell’esprimere solidarietà al personale aggredito, mi preme evidenziare che, contrariamente a quanto diffuso da altri soggetti tra cui alcuni Sindacati della Polizia Penitenziaria, che i fatti occorsi non sono stati causati in reazione a provvedimenti disciplinari ma a seguito della discutibile sospensione, da parte della Direzione, evidentemente ritenuta ingiusta, delle telefonate straordinarie concessegli perché non aventi la possibilità di fare colloqui visivi con i propri familiari.

Non mi pare, continua l’esponente radicale, che le telefonate straordinarie siano configurate dalla Legge Penitenziaria come “premiali” (infatti la “condotta regolare” non è prevista come requisito) né tantomeno che possano essere “sospese” a seguito di una qualsiasi legittima sanzione disciplinare disposta nei confronti del detenuto. Una volta, quand’era vigente il Regolamento di Esecuzione Penitenziaria del 1976, erano condizionate ad una valutazione premiale dai presupposti piuttosto incerti rimessa al Direttore dell’Istituto ma, con la riforma del 2000, non è più così. Anche durante l’esecuzione della sanzione disciplinare della “esclusione dalle attività in comune”, nel gergo penitenziario definita “isolamento”, una volta era precluso ai detenuti di comunicare con i compagni o di intrattenere corrispondenza telefonica o colloqui. Oggi, invece, resta soltanto la preclusione di comunicare con i compagni, essendo stati eliminati gli ulteriori divieti previsti dall’abrogato Regolamento del 1976.

Questa situazione, probabilmente verificatasi anche in altre circostanze e nei confronti di altrettanti detenuti, verrà da me segnalata al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ed al suo Provveditorato Regionale della Calabria, al Magistrato di Sorveglianza di Cosenza ed al Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti, sia per capire se sia legittimo o meno sospendere le telefonate straordinarie in conseguenza di una sanzione disciplinare e, contestualmente, per evitare il ripetersi di spiacevoli episodi che poi vedono vittima il personale di Polizia Penitenziaria addetto alla notifica ed alla esecuzione di tali provvedimenti, conclude Quintieri, membro del Comitato Nazionale dei Radicali Italiani.

Rossano, Quintieri (Radicali), Arriva il Gom della Penitenziaria per i 21 terroristi internazionali


Prossimamente, anche presso la Casa di Reclusione di Rossano, arriverà il Gruppo Operativo Mobile (Gom) del Corpo di Polizia Penitenziaria, per gestire il Reparto As2 ove sono ristretti 21 detenuti tra imputati e condannati per reati afferenti al terrorismo internazionale di matrice islamica. Lo rivela Emilio Enzo Quintieri, capo della Delegazione dei Radicali Italiani che nella giornata di ieri, insieme all’esponente radicale Valentina Anna Moretti, ha effettuato una visita presso il Carcere di Rossano, autorizzato dai vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia.

Il Gom, che una volta si occupava esclusivamente della custodia, del controllo e delle traduzioni dei detenuti ad altissimo indice di pericolosità, ovvero sottoposti al regime detentivo speciale di cui all’Art. 41 bis O.P., nonché di taluni collaboratori di Giustizia, prosegue l’esponente radicale, a seguito del nuovo riordino e riorganizzazione, voluto dal Ministro della Giustizia On. Andrea Orlando, si dovrà occupare anche di svolgere vigilanza ed osservazione di detenuti per reati di terrorismo, anche internazionale, specificatamente individuati dalla Direzione Generale dei Detenuti e del Trattamento, anche se ristretti in regimi diversi da quello previsto dall’Art. 41 bis, comma 2, della Legge Penitenziaria.

Negli ultimi mesi a Rossano, in virtù dei trasferimenti fatti in alcuni Istituti Penitenziari della Sardegna, le presenze nel Reparto As2 si erano notevolmente ridotte; 8/9 erano i detenuti ivi ristretti, mentre oggi ve ne sono 21 come i primi tempi. Già durante la visita che feci a maggio, dice il radicale Quintieri, riscontrai la presenza di 13 detenuti per terrorismo internazionale, di cui 1 allocato (anche attualmente) nel Reparto di Isolamento, perché sottoposto al regime di sorveglianza particolare prevista dall’Art. 14 bis O.P.

Complessivamente, nella Casa di Reclusione di Rossano che è un Istituto Penitenziario classificato di terzo livello, sono presenti 224 detenuti, 60 dei quali stranieri, con le seguenti posizioni giuridiche: 12 giudicabili, 1 appellante, 6 ricorrenti e 204 definitivi di cui 28 ergastolani. La maggior parte della popolazione ivi ristretta (138 su 224) appartiene al Circuito dell’Alta Sicurezza (As2 e As3). Il resto (86) sono detenuti comuni.

Credo che l’Istituto di Rossano, gestito dal Direttore Giuseppe Carrà in cui, peraltro, non c’è il Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria appartenente al ruolo dei Commissari ed il resto del personale è carente specie con riferimento a quello del ruolo dei Sovrintendenti e degli Ispettori, in relazione alla tipologia particolare dei detenuti ospitati ed in considerazione del fatto che prossimamente sarà attiva una ulteriore Sezione di Alta Sicurezza (As3) di 50 posti (in fase di collaudo), nella ex degenza sanitaria, debba essere necessariamente “promosso” come secondo livello, adottando tutti i consequenziali provvedimenti, poiché allo stato è classificato come istituto di terzo livello. Inoltre, continua Quintieri, vi è l’assoluta necessità che al più presto l’Istituto sia guidato da un Comandante di Reparto appartenente al ruolo dei Commissari anziché a quello degli Ispettori.

Sempre con riferimento alla problematica del terrorismo, dopo gli attentati avvenuti a Barcellona in Spagna ed a Turku in Finlandia, previa convocazione straordinaria da parte del Ministro dell’Interno On. Marco Minniti, si è riunito il Comitato Analisi Strategica Antiterrorismo (Casa) a cui ha partecipato anche l’Amministrazione Penitenziaria insieme a tutti i vertici delle Forze di Polizia dello Stato. Durante la riunione, conclude l’esponente dei Radicali Italiani Emilio Enzo Quintieri, tra le altre cose, è stato disposto che il personale delle Forze dell’Ordine tra cui la Polizia Penitenziaria, porti sempre con se l’arma di ordinanza, anche fuori dall’orario di servizio, nonché di potenziare l’attività di prevenzione e di controllo, effettuando con ogni possibile attenzione i servizi istituzionali, specialmente quelli di vigilanza armata.

Cosenza, Altri due detenuti laureati all’Unical del Carcere di Rossano. Soddisfatti i Radicali


Questa mattina Giovanni Musone, classe 1964, ergastolano ostativo, di Marcianise (Caserta) e Francesco Pasquale Argentieri, classe 1974, di Mesagne (Brindisi), entrambi detenuti in espiazione di pena nella Casa di Reclusione di Rossano nel Circuito Penitenziario dell’Alta Sicurezza (As3), si sono laureati in Scienze del Servizio Sociale e Sociologia presso l’Aula Caldora dell’Università della Calabria. La Commissione, presieduta dal Prof. Ercole Giap Parini e composta dai Professori Pierluigi Adamo, Antonino Campennì, Franca Garreffa, Donatella Loprieno, Giorgio Marcello, Annalisa Palermiti, Antonio Samà e Giovanna Vingelli, dopo aver ascoltato gli interessati che hanno brevemente illustrato le loro tesi, ha assegnato loro il voto più alto (106/110) tra tutti i numerosi studenti che hanno sostenuto l’esame di laurea.

Gli studenti-detenuti, su disposizione del Magistrato di Sorveglianza di Cosenza Silvana Ferriero, per motivi di sicurezza, sono stati accompagnati dal personale del Reparto di Polizia Penitenziaria di Rossano guidato dall’Ispettore Superiore Domenico Vennari.

Musone, il cui Docente tutor era la Prof. Franca Garreffa, ha presentato una tesi in “Sprigionare la genitorialità. Come valorizzare il ruolo educativo del padre detenuto.” mentre Argentieri, il cui Docente Tutor era il Prof. Ercole Giap Parini, quella del “La sfera pubblica: il Carcere come progetto sociale”.

Alla cerimonia di laurea, oltre agli Agenti di Polizia Penitenziaria, ai Funzionari Giuridico Pedagogici, al Cappellano della Casa di Reclusione di Rossano ed ai familiari degli interessati, erano presenti anche Emilio Enzo Quintieri e Valentina Anna Moretti, esponenti dei Radicali Italiani, che hanno regalato ai due neodottori le tradizionali corone di alloro. Era assente, per altri impegni istituzionali, il Direttore dell’Istituto Penitenziario rossanese Giuseppe Carrà.

Siamo particolarmente soddisfatti per questo grande risultato, ha detto l’esponente dei Radicali Italiani Quintieri. Martedì prossimo, con una delegazione di studenti del Corso di Diritto Penale dell’Università della Calabria guidati dal Prof. Mario Caterini, faremo visita proprio alla Casa di Reclusione di Rossano, ove attualmente vi sono 11 detenuti iscritti all’Università. Altri 2 detenuti, Francesco Carannante e Gennaro Barnoffi, si sono laureati l’anno scorso presentando il primo un elaborato su “Reclusi insieme. La condizione dei familiari dei detenuti: tra etichettamento e inclusione” ed il secondo su “Una squadra una città: breve storia della Società Sportiva Calcio Napoli”. Ci auguriamo, conclude Quintieri, che presto ci siano altri iscritti all’Università della Calabria e che l’Ateneo deliberi l’esenzione delle tasse o la sensibile riduzione delle stesse per i detenuti come avviene in tante altre Università d’Italia.

         FRANCESCO ARGENTIERI

            GIOVANNI MUSONE

Rossano, Quintieri (Radicali): Il Corpo di Polizia Penitenziaria va subito rafforzato


Carcere di RossanoNei giorni scorsi, una delegazione dei Radicali guidata da Emilio Enzo Quintieri, già membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, ha effettuato una visita ispettiva alla Casa di Reclusione di Rossano, grazie all’autorizzazione concessa dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia.

La delegazione, della quale facevano parte anche Valentina Anna Moretti ed Ercole Blasi Nevone, stante l’assenza del Direttore Giuseppe Carrà e del Comandante di Reparto, Commissario Elisabetta Ciambriello, è stata ricevuta ed accompagnata dal Sovrintendente Damiano Cadicamo, sottufficiale della Polizia Penitenziaria, nella circostanza addetto al coordinamento della Sorveglianza Generale dell’Istituto.

La delegazione, che ha visitato tutti i Padiglioni detentivi di Alta e Media Sicurezza nonché il Reparto di Isolamento, ha accertato che nella struttura erano presenti 216 detenuti (157 italiani e 59 stranieri) a fronte di una capienza regolamentare di 215 posti (1 in esubero) con le seguenti posizioni giuridiche : 204 condannati definitivi e 12 giudicabili (7 imputati, 3 appellanti e 2 ricorrenti). 129 sono i ristretti appartenenti al Circuito dell’Alta Sicurezza (120 al Sottocircuito As3 criminalità organizzata e 9 al Sottocircuito As2 terrorismo internazionale di matrice islamica) e 75 quelli appartenenti al Circuito della Media Sicurezza. Tra di essi vi sono 26 condannati all’ergastolo dei quali 23 appartengono all’Alta Sicurezza e quindi “ostativi” e 3 alla Media Sicurezza.

Per quanto riguarda le ulteriori “posizioni” della popolazione detenuta, i Radicali, hanno riscontrato la presenza di 18 tossicodipendenti e di 4 “lavoranti” in Art. 21 o.p. all’interno dell’Istituto. Nell’occasione 1 detenuto si trovava in permesso premio fuori dall’Istituto, beneficio accordatogli dal Magistrato di Sorveglianza di Cosenza Silvana Ferriero. 2 detenuti, invece, provenienti da altri Istituti Penitenziari del Nord Italia, si trovano nel Reparto di Isolamento, poiché sottoposti al regime di sorveglianza particolare previsto dall’Art. 14 bis o.p. Con riferimento a questi 2 detenuti, entrambi di nazionalità straniera, la Delegazione ha preso atto che, tra le altre cose, è stato loro proibito di vedere persino la televisione e quindi di tenersi informati, rimuovendo il televisore dalle rispettive camere di pernottamento. Secondo i Radicali, esperti di questioni carcerarie, l’Ordinamento (Art. 14 quater o.p.) prevede che le restrizioni previste dal regime di sorveglianza particolare debbono essere “strettamente necessarie per il mantenimento dell’ordine e della sicurezza”. Non si comprende quali siano i motivi che giustifichino la rimozione dalle camere detentive del televisore, afferma il capodelegazione Quintieri, posto che tale apparecchio non può assolutamente ritenersi, nel caso specifico, funzionale al mantenimento dell’ordine e della sicurezza intramoenia per cui la sua rimozione è ingiustificata, inutilmente afflittiva ed illegittima non essendo “strettamente necessaria” allo scopo previsto dalla legge. Con la rimozione del televisore viene anche impedito ai detenuti di potersi avvalere dei mezzi di informazione, negandogli un diritto umano fondamentale costituzionalmente protetto dall’Art. 21 della Costituzione oltre che dall’Art. 18 comma 6 della Legge Penitenziaria.

Per tali motivi, la Delegazione, con una nota inviata anche all’Amministrazione Penitenziaria ed al Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti, ha sollecitato l’intervento “d’ufficio” del Magistrato di Sorveglianza di Cosenza (poiché i detenuti non hanno presentato alcun reclamo) per valutare la legittimità del decreto disposto dall’Amministrazione Penitenziaria ed in particolare modo della restrizione segnalata, adottando i provvedimenti conseguenti qualora condivida che la rimozione del televisore sia “contra legem”. Nell’Istituto, da qualche mese, proprio grazie ai Radicali, opera un Mediatore Culturale dell’Associazione Alone Cosenza Onlus che si occupa gratuitamente dell’integrazione interculturale e linguistica dei detenuti stranieri. Infine, la delegazione Radicale, ha lamentato la grave carenza del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria nel Carcere di Rossano; nell’ambito della visita, infatti, erano presenti solo 11 unità di Polizia Penitenziaria fino alle 20 (2 delle quali in servizio dalle 8 del mattino ed 1 richiamato nonostante fosse in congedo per fare il Preposto) e che, successivamente, si sarebbero ulteriormente ridotte a 8 unità (dalle 20 alle 24) e poi ancora, nel turno notturno, a 7 unità dalle 24 alle 8 del mattino seguente.

Il personale di Polizia Penitenziaria di Rossano, la maggior parte del quale ha una età superiore ai 50 anni, non può continuare a svolgere servizio in queste condizioni, anche perché la carenza di organico (mancherebbero oltre 30 unità), limiterà notevolmente la realizzazione delle molteplici attività trattamentali programmate dall’Istituto, con tutte le gravi conseguenze che ne deriveranno nella gestione e nel trattamento della popolazione ivi reclusa.

Pertanto, la delegazione dei Radicali, ha sollecitato l’Amministrazione Penitenziaria, centrale e periferica, di voler intervenire tempestivamente per potenziare l’organico del personale di Polizia Penitenziaria presso la Casa di Reclusione di Rossano, ricorrendo anche ad eventuali distacchi da altri Istituti, al fine di eliminare disagi e stress per il personale operante e, contestualmente, al fine di consentire l’effettivo e concreto svolgimento di tutte le attività trattamentali programmate dall’Istituto di Rossano.

Dell’esito della visita ispettiva condotta dai Radicali, con una dettagliata relazione, sono stati informati il Capo ed il Vice Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo e Massimo De Pascalis, il Provveditore Regionale della Calabria Salvatore Acerra, il Direttore della Casa di Reclusione di Rossano Giuseppe Carrà, il Magistrato di Sorveglianza di Cosenza Silvana Ferriero ed il Garante Nazionale per i Diritti dei Detenuti Mauro Palma.

Calabria, il Carcere di Rossano come “Guantánamo”, si viene pestati per uno sguardo. Ed il Direttore annuncia querele


CARCERE ROSSANOQuattrocentodieci persone hanno beneficiato del decreto Svuota Carceri in Calabria contribuendo alla notevole riduzione della popolazione carceraria. Nonostante la situazione nei carceri calabresi pare sia lievemente migliorata, a livello infrastrutturale si registrano ancora gravi carenze. In diversi istituti pare non vi siano né acqua calda né riscaldamento, mentre le infiltrazioni di acqua piovana invadono le celle dove alcuni detenuti sono costretti a trascorrervi oltre 21 ore al giorno privi di assistenza psichica e sanitaria.

Nessun intervento è stato programmato per rendere più vivibile la permanenza tra le celle, ma quello che più preoccupa sono le violenze che in alcune case circondariali continuano ad essere denunciate. A parlarne è Italo di Sabato presidente dell’Osservatorio nazionale sulla Repressione che rileva condizioni di vita aberranti nelle strutture presenti in Calabria, una delle poche regioni italiane in cui non esiste ancora la figura regionale del Garante per i Diritti dei Detenuti. Esiste, infatti, solo un Garante Comunale a Reggio Calabria.

“Un detenuto trentottenne – spiega Di Sabato – condannato per furto a cinque anni di reclusione, ha definito il carcere di Rossano la Guantánamo italiana dove basta uno sguardo o una parola sbagliata per far scattare il pestaggio. Si veniva picchiati per niente. Naturalmente durante la permanenza nella struttura è difficile che tali episodi vengano denunciati, soprattutto per il timore di ripercussioni.

L’ispezione avvenuta a Rossano qualche mese fa ha portato alla luce condizioni igieniche degradanti con i detenuti costretti a convivere con i propri escrementi a causa del malfunzionamento della rete fognaria”. Il direttore del carcere di Rossano, Carrà interpellato sulla vicenda ha dichiarato “non intendo rilasciare dichiarazioni in merito. Anzi, provvederò a querelare chiunque tratti l’argomento come ho intenzione di fare per il giornalista de Il Garantista che trattò il caso tempo fa”. “Anche nel carcere di Siano, – continua il presidente dell’Osservatorio sulla Repressione – sono stati denunciati episodi di pestaggi e di bassa tortura come la censura delle lettere. Il problema è che in Italia, come testimoniato dalle segnalazioni della Corte Europea i carceri sono solo delle discariche sociali. Non vi è nessun progetto di recupero solo un fomentare nel detenuto sentimenti di rabbia e vendetta nei confronti delle istituzioni”.

Maria Teresa Improta

http://www.quicosenza.it, 6 novembre 2014

 

Rossano : situazione migliorata dopo ispezione a sorpresa dell’On. Enza Bruno Bossio


Bruno-Bossio-e-Guccione-visita-carcere-RossanoIl direttore del penitenziario rossanese dichiara di attendere con serenità l’esito dell’ispezione. Intanto ieri mattina la deputata Enza Bruno Bossio ed il consigliere regionale Carlo Guccione si sono recati nel carcere di Rossano per un’altra visita ispettiva dopo quella “a sorpresa” effettuata dalla deputata lo scorso 9 agosto.

I due hanno dichiarato di avere trovato una situazione “sostanzialmente migliore” rispetto a quanto riscontrato nella visita precedente. In quella occasione l’on. Enza Bruno Bossio aveva trovato alcuni detenuti della sezione isolamento praticamente nudi in celle completamente vuote e in mezzo ai loro escrementi.

“Questa mattina – afferma Enza Bruno Bossio – abbiamo potuto constatare che nelle celle sono stati sistemati gli arredi ed i detenuti sembravano in buone condizioni. Resta da spiegare come sia stato possibile che delle persone possano essere tenute in condizioni tanto inumane, soprattutto se si considera che uno di loro era in condizioni psichiche gravi tali da far temere atti autolesionistici e non si sia provveduto al suo piantonamento come di solito si fa in questi casi piuttosto che lasciarlo da solo nudo in una cella vuota”.

“Si tratta di una questione assai seria – ha proseguito Bruno Bossio – ancor più alla luce della entrata in vigore del dl 92/2014 che stabilisce misure compensative per quei detenuti che subiscono un trattamento disumano”. Il dl 92/2014, oltre a sancire sconti di pena o risarcimenti per i detenuti che hanno subito trattamenti contrari all’art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, prevede anche un aumento degli organici della magistratura di sorveglianza e della polizia penitenziaria.

Visitato il reparto di alta sicurezza i due hanno avuto modo di parlare con i reclusi, i quali hanno rappresentato diverse problematiche che vanno dalle difficoltà di ricevere regolarmente la posta, di poter lavorare e svolgere attività alternative, di potere comunicare con i propri congiunti, di poter ricevere visite specialistiche, l’insufficienza del servizio di assistenza sociale, ecc.

Carlo Guccione ha affermato che “i detenuti ci hanno detto che l’infermeria del carcere svolge il proprio ruolo in maniera sostanzialmente efficiente, anche se abbiamo dovuto riscontrare che un detenuto non autosufficiente era praticamente affidato al sostegno volontario dei suoi compagni di cella. Alcuni di loro ci hanno anche rappresentato la circostanza che negli istituti del centro-nord le condizioni di vita siano decisamente migliori. In generale, anche a Rossano, dobbiamo quindi rilevare le carenze di personale di custodia, di assistenza sanitaria, sociale e culturale e di sovraffollamento che si riscontrano in altri istituti di pena”.

I due esponenti democratici si sono impegnati a farsi carico delle problematiche che sono state loro sottoposte e di tornare a far visita alla struttura nelle prossime settimane. Entrambi hanno infine affermato “come sia ormai improcrastinabile la nomina in Calabria di un garante per i detenuti, figura già istituita in diverse altre regioni”. Il garante avrebbe “la funzione di recepire le istanze ed i bisogni dei detenuti e di svolgere una efficace opera di mediazione con la magistratura di sorveglianza e contribuire quindi a migliorare le condizioni di vita all’interno delle carceri calabresi. Un risultato che anche le più frequenti visite ispettive da parte di deputati ed esponenti delle istituzioni non potrebbero certamente ottenere”.

http://www.quicosenza.it, 23 agosto 2014

Quintieri (Radicali) : Il Comandante ed il Direttore del Carcere di Rossano vanno rimossi


On. Andrea Orlando MinistroCosa ci fa l’ergastolano Vincenzo Rucci in Isolamento nel Carcere di Rossano ? Se lo chiede l’esponente del Partito Radicale Emilio Quintieri che, nei giorni scorsi, aveva accompagnato l’Onorevole Enza Bruno Bossio, Deputato del Partito Democratico e membro della Commissione Bicamerale Antimafia, presso la Casa di Reclusione di Rossano (Cosenza) per una visita ispettiva senza preavviso.

La Legge Penitenziaria stabilisce, in maniera tassativa, in quali casi (e per quanto tempo) si possa applicare l’isolamento nei confronti dei detenuti : 1) per ragioni sanitarie, nei casi di malattia contagiosa, quando lo prescriva il Medico; 2) per ragioni disciplinari, durante l’esecuzione della sanzione dell’esclusione dalle attività in comune, applicata dal Consiglio di Disciplina; 3) per ragioni di cautela processuale, quando, nel corso di un Procedimento Penale, l’Autorità Giudiziaria ritenga necessario applicarlo all’indagato al fine di far fronte alle situazioni di concreto e attuale pericolo per l’acquisizione o la genuinità della prova. Per casi diversi da quelli specificatamente previsti dalla Legge, è fatto assoluto divieto all’Amministrazione Penitenziaria di utilizzare Sezioni o Reparti di Isolamento !

Non mi risulta – sostiene Quintieri – che il detenuto Rucci sia affetto da una malattia contagiosa tale da mettere in pericolo la salute degli altri reclusi così come non mi risulta che, lo stesso, sia stato sottoposto a sanzione disciplinare ed infine che sia stato raggiunto da un provvedimento dell’Autorità Giudiziaria che abbia disposto la sua allocazione in regime di isolamento. Quindi, per quale motivo, in seguito al trasferimento dalla Casa Circondariale di Catanzaro, non è stato allocato in “vita comune” ? Negli anni scorsi, più volte, è intervenuto il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria con delle Circolari rivolte ai Direttori degli Istituti Penitenziari per invitarli a “riportare l’utilizzazione del reparto e dell’istituto dell’isolamento ai soli casi prefissati dal legislatore, disapprovando, peraltro, la prassi di far transitare dal reparto d’isolamento : i condannati al rientro dal permesso (per uno o più giorni), i c.d. “nuovi giunti” (sino all’assegnazione) e i detenuti che, per ragioni personali o processuali, hanno un divieto di incontro con la popolazione detenuta. In ordine a quest’ultimo caso, peraltro, si sottolinea come l’isolamento continuo determina situazioni di grave disagio fisico e psichico, con esposizione del detenuto a rischio suicida serio ed attuale”.

Infatti, qualora la richiesta del detenuto di essere “isolato” sia giustificata da ragioni oggettive, che consigliano di adottare cautele per la protezione della sua incolumità personale, la Direzione dell’Istituto, dovrà disporre l’assegnazione ad una c.d. “Sezione Protetta”. Inoltre, la pregressa situazione del Rucci, emergente inconfutabilmente dalla sua cartella personale, avrebbe dovuto escludere la sua destinazione in isolamento, per il concreto ed attuale rischio di gesti autolesionistici o suicidari. Per quali motivi, anche gli altri detenuti, uno dei quali avrebbe anche tentato il suicidio, sono stati allocati in Isolamento ed in delle “celle lisce” e cioè prive dell’arredo ministeriale ? Per quale motivo non è stato consentito a questi prigionieri di avere il proprio corredo e vestiario ? Al Rucci, infine, mi risulta – prosegue Quintieri – che sia stata “censurata” la corrispondenza epistolare e telegrafica anche con l’On. Enza Bruno Bossio. Chi e per quale motivo ha disposto una cosa simile visto che è illegale in quanto la corrispondenza indirizzata ai membri del Parlamento non può essere censurata o controllata né dall’Amministrazione Penitenziaria né dall’Autorità Giudiziaria ?

Il Comandante della Polizia Penitenziaria andrebbe immediatamente rimosso. Soprattutto per il gravissimo contegno scorretto avuto nei confronti dell’On. Enza Bruno Bossio e per aver ostacolato e limitato la funzione ispettiva riconosciutagli quale Deputato della Repubblica. Stessa sorte toccherebbe al Direttore essendo responsabile di tutto ciò che avviene all’interno del Carcere. Ringrazio il Ministro della Giustizia Andrea Orlando – conclude l’esponente radicale Emilio Quintieri – per aver tempestivamente disposto l’ispezione presso il Carcere di Rossano e mi auguro che tutti coloro i quali hanno sottoposto quei detenuti, affidati alla loro vigilanza e custodia, a misure di rigore non consentite dalla legge, siano puniti in maniera esemplare sia dal punto di vista disciplinare che penale.