Coronavirus, i detenuti di Cosenza ringraziano l’Amministrazione Penitenziaria ma chiedono allo Stato di non essere dimenticati


Con un comunicato diffuso pubblicamente, a mezzo della Direzione dell’Istituto, i detenuti della Sezione di Alta Sicurezza della Casa Circondariale di Cosenza “Sergio Cosmai”, a seguito della proroga della sospensione dei colloqui visivi con i propri familiari a causa dell’emergenza epidemiologica Coronavirus che sta interessando l’Italia, hanno inteso tranquillizzare i propri familiari circa il loro stato di salute e di vita all’interno dell’Istituto.

Inoltre hanno voluto ringraziare il Direttore Dott.ssa Maria Luisa Mendicino ed il Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria Commissario Capo Dott. Paolo Cugliari per la costante disponibilità al dialogo e per quanto messo in atto e in programma per consentire i contatti, telefonici e video, con i familiari, nonché il personale di Polizia Penitenziaria e dell’Area Sanitaria per l’assistenza prestata.

I detenuti hanno altresí colto l’occasione per dichiararsi vicini alla Comunità Nazionale tutta per lo sforzo in atto per battere il nemico invisibile “Coronavirus” e auspicano di non essere dimenticati dallo Stato.

Domani nel Carcere di Cosenza “Giulieo e Rometta”, commedia teatrale in dialetto calabrese realizzata dai detenuti


Domani pomeriggio sarò nella Casa Circondariale di Cosenza “Sergio Cosmai”, invitato dall’Amministrazione Penitenziaria ed autorizzato dalla Magistratura di Sorveglianza, per partecipare alla commedia teatrale “Giuleo e Rometta” della regista Aurelia Carbone, rivisitazione in dialetto calabrese della più celebre “Romeo e Giulietta” scritta dal famoso William Shakespeare.

La commedia teatrale, organizzata dalla Direzione dell’Istituto diretto dal Dirigente Penitenziario Maria Luisa Mendicino in collaborazione con l’Associazione Liberamente presieduta da Francesco Cosentini, già prevista nel progetto pedagogico dell’Istituto per il 2018, vedrà la partecipazione di 15 detenuti del Circuito della Media Sicurezza, che sono stati seguiti da alcuni volontari dell’Associazione con funzione di tutor.

Mi preme precisare che, questa, non è l’unica iniziativa trattamentale che viene positivamente realizzata e lo dico perché qualcuno, ripetutamente, anche di recente, ha lamentato che nell’Istituto Penitenziario di Cosenza non vi siano attività trattamentali o, che le stesse, siano “carenti” o “ridotte”. Sono numerose le attività che vengono effettuate tra mille difficoltà, in primo luogo per la carenza delle risorse economiche, umane e strumentali a disposizione dell’Amministrazione Penitenziaria.

Proprio nei giorni scorsi, nell’ambito della VI edizione della Rassegna Nazionale Teatro in Carcere “Destini Incrociati”, svoltasi quest’anno per la prima volta nella Regione Piemonte, presso il Teatro Civico “Magda Olivero” di Saluzzo, è stato messo in scena “Redemption Day” da otto attori detenuti della Casa Circondariale di Cosenza, guidati dall’attore e regista Adolfo Adamo. “Redemption Day”, liberamente ispirato al “Moby Dick” di Herman Melville, è finito alla ribalta nazionale dopo essere stato messo in scena il 19 luglio scorso a Cosenza presso il Teatro “Alfonso Rendano”, nell’ambito del Festival delle Invasioni, organizzato in collaborazione col Comune di Cosenza.

L’iniziativa “Destini Incrociati”, promossa dal Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere e dalla Compagnia Voci Erranti, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, del Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, la partecipazione della Fondazione Piemonte dal Vivo e il sostegno della Compagnia di San Paolo, è stata realizzata a Saluzzo non per una casualità ma per un motivo ben preciso. Nella locale Casa di Reclusione “Rodolfo Morandi” da anni è attiva la Compagnia Voci Erranti, un gruppo di eccellenza diretto da Grazia Isoardi, già insignito lo scorso anno al Teatro “Argentina” di Roma, uno dei principali teatri della Capitale d’Italia, del Premio della Critica Anct/Teatri delle Diversità 2018.

Giovedì 19 dicembre, invece, sarò nella Casa di Reclusione di Rossano, non solo per una visita all’Istituto insieme ad una delegazione del Dipartimento di Lingue e Scienze dell’Educazione dell’Università della Calabria (Corso di Laurea Magistrale in Intelligence ed Analisi del Rischio) accompagnata dal Docente di Diritto Penale Prof. Avv. Mario Caterini, ma anche per partecipare ad una importante rappresentazione teatrale realizzata dai detenuti del Circuito di Alta Sicurezza a cui prenderanno parte, oltre alla delegazione visitante, tra gli altri, anche una delegazione del Consiglio Comunale della Città di Corigliano Rossano e, precisamente, i Consiglieri Avv. Francesco Madeo e Avv. Rosellina Madeo che, su mia sollecitazione, hanno già proposto l’istituzione del Garante dei Diritti delle persone detenute o private della libertà personale. Ma di questa ulteriore iniziativa ne parlerò meglio nei prossimi giorni.

Emilio Enzo Quintieri

già Consigliere Nazionale Radicali Italiani

Anche Cosenza con “Redemption Day” alla Rassegna Nazionale del Teatro in Carcere “Destini Incrociati”


Anche il Carcere di Cosenza alla Rassegna Nazionale di Teatro in Carcere “Destini Incrociati”, giunta alla VI Edizione, che si terrà nella Città di Saluzzo (CN) dal 12 al 14 dicembre 2019.

Giovedì 12 dicembre alle ore 21,15 al Teatro Civico “Magda Olivero” di Saluzzo andrà in scena “Redemption Day”, lo spettacolo teatrale con gli attori detenuti della Casa Circondariale di Cosenza “Sergio Cosmai” guidati dall’attore e regista Adolfo Adamo.

Gli attori che si trovano ancora detenuti o sottoposti ad altre misure restrittive della libertà personale, sono stati autorizzati dall’Autorità Giudiziaria competente (Magistrato di Sorveglianza e Giudice della Prevenzione) e saranno accompagnati dall’Associazione Liberamente, dal Dirigente Penitenziario Maria Luisa Mendicino e dai Funzionari Giuridico Pedagogici del Carcere di Cosenza.

4 attori, sono ancora ristretti in carcere, 1 altro si trova affidato in una comunità, 1 altro in detenzione domiciliare, 1 altro libero ma sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza ed 1 altro ancora libero, il quale si recherà autonomamente a Saluzzo dalla Città di Londra ove risiede.

La Rassegna “Destini Incrociati” è promossa dal “Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere” che raggruppa 33 Compagnie Teatrali provenienti da 16 Regioni d’Italia e dalla Compagnia “Voci Erranti” di Savigliano. Quest’anno, tra i selezionati, vi sono le Carceri di Cosenza, Livorno, Pesaro e, ovviamente, Saluzzo. Inoltre, saranno proiettati, gli spettacoli realizzati da altri 15 Istituti Penitenziari del Paese.

Purtroppo, anche questa importante iniziativa, è stata completamente snobbata da tutte le Istituzioni Pubbliche (dal Comune di Cosenza alla Regione Calabria) e realizzata solo grazie alla collaborazione tra l’Amministrazione Penitenziaria, la Magistratura di Sorveglianza, l’attore e regista Adolfo Adamo e le altre Associazioni di Volontariato che operano nel settore penitenziario.

Mi auguro che sia l’ultima volta che si debba lavorare in queste condizioni e che tutte le Istituzioni calabresi ed in particolare modo la Regione Calabria, supportino queste iniziative, anche economicamente visto che ci sono appositi fondi per il teatro, perché oltre alla loro valenza rieducativa ed inclusiva, sono rilevanti anche in termini di sicurezza poiché è noto che per chi fa teatro in carcere, la recidiva si riduce sensibilmente dal 65 al 6%.

Congratulazioni a tutti per gli straordinari risultati sino ad ora ottenuti, nonostante le difficoltà di cui ho parlato, e buon prosieguo !

Emilio Enzo Quintieri

già Consigliere Nazionale di Radicali Italiani

Napoli, detenuto non tradotto dal padre morente, nonostante il permesso del Giudice di Sorveglianza


Continua senza sosta l’intollerabile violazione dei diritti umani fondamentali nei confronti delle persone detenute negli Istituti Penitenziari della Repubblica. Nei giorni scorsi, l’ennesimo caso ha riguardato un giovane detenuto campano C.B., di 35 anni, ristretto nella Casa Circondariale di Cosenza. Lo denunciano Samuele Ciambriello, Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti della Campania ed Emilio Enzo Quintieri, già Consigliere Nazionale di Radicali Italiani.

All’uomo, avuta notizia che il padre versava in imminente pericolo di vita a causa di un incidente, il Magistrato di Sorveglianza di Cosenza Silvana Ferriero, nell’esercizio della sua funzione, ha concesso un permesso di necessità ex Art. 30 comma 1 della Legge Penitenziaria, per recarsi dal proprio genitore, scortato dal personale del Corpo di Polizia Penitenziaria, raccomandando l’urgenza della esecuzione del provvedimento.

Ciambriello e Quintieri raccontano i fatti: non appenal’ok del Giudice è arrivato alla Casa Circondariale di Cosenza, il personale del Nucleo Traduzioni della Polizia Penitenziaria ha provveduto a dare esecuzione immediata al provvedimento, traducendo in data 23 ottobre 2019 il detenuto presso la Casa Circondariale di Napoli Secondigliano, dopo aver ricevuto disposizioni in tal senso dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia.

Inspiegabilmente, su ordine del D.A.P., il detenuto veniva fermato a Secondigliano e non condotto immediatamente al capezzale del padre morente. Giunto nell’Istituto di Napoli Secondigliano, C.B., avrebbe dovuto essere tradotto presso l’abitazione del papà ma la traduzione non è stata effettuata né lo stesso giorno né nei giorni successivi nonostante le numerose sollecitazioni effettuate sia dai familiari che dai difensori.

Qualche giorno dopo, mentre stava ancora sperando di essere accompagnato a casa, il suo difensore, evidentemente credendo che fosse già a conoscenza della triste notizia, si è recato in carcere a fargli le condoglianze ma nessuno, sino a quel momento, gli aveva comunicato alcunché.

Soltanto dopo il decesso, lunedì 28 ottobre 2019, C.B. ha avuto la possibilità di recarsi al funerale del padre. Stando a quanto riferito al detenuto, ai suoi familiari e ai difensori, l’Amministrazione Penitenziaria, nei diversi giorni trascorsi presso la Casa Circondariale di Napoli Secondigliano, non avrebbe potuto effettuare la traduzione adducendo, come per altri casi analoghi (permessi di necessità, visite mediche specialistiche, interventi chirurgici), la mancanza di personale e di mezzi.

Le Regole Penitenziarie Europee emanate dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa stabiliscono che “Le condizioni detentive che violano i diritti umani del detenuto non possono essere giustificate dalla mancanza di risorse”. “La violazione per difetto di risorse economiche, di personale o di mezzi dei diritti fondamentali dei detenuti e degli internati non può essere addotta quale valida giustificazione alla elusione degli stessi.

Le giustificazioni fornite non possono essere tollerate, non è possibile che nel 2019 l’Amministrazione Penitenziaria non riesca a dare immediata esecuzione ai provvedimenti della Magistratura di Sorveglianza per mancanza di fondi” dichiarano il Garante Regionale Ciambriello ed il radicale Quintieri.

Emilio Enzo Quintieri

Il Governo: ripristinate le Scuole nelle Carceri della Provincia di Cosenza. Quintieri (Radicali) andrò subito a verificare


“In tutti gli Istituti Penitenziari sono stati attivati percorsi didattici completi, in numero tale da consentire di accogliere tutti gli iscritti, nel rispetto della normativa vigente sul numero minimo d’iscritti per ciascuna classe.” Questo è quel che ha riferito l’On. Giuseppe De Cristofaro, Sottosegretario di Stato all’Istruzione, all’Università ed alla Ricerca del Governo Conte II, in risposta all’Interrogazione Parlamentare n. 5/02198 del 30 maggio 2019 dagli Onorevoli Alessandro Fusacchia (Più Europa) e Gabriele Toccafondi (Italia Viva), sollecitata da Emilio Enzo Quintieri, già Consigliere Nazionale dei Radicali Italiani, all’esito delle visite effettuate insieme all’esponente radicale Valentina Anna Moretti, negli Istituti Penitenziari di Paola, Cosenza, Castrovillari e Rossano, interessati da provvedimenti di soppressione e/o riduzione dell’offerta formativa per i detenuti da parte dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Cosenza.

Il Governo ha risposto alla Camera dei Deputati durante la seduta della VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione lo scorso 9 ottobre, sulla base delle notizie fornite dall’Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria. In particolare, ha riferito che con Circolare Ministeriale n. 422 del 28 marzo 2019, è stato disposto che “in ogni caso, l’attivazione nell’ambito delle risorse dell’organico di autonomia, di almeno un primo periodo didattico in ciascun Istituto di Prevenzione” per cui, in coerenza con la stessa, l’Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria ha attivato, per l’anno scolastico 2019/2020, almeno un primo periodo didattico in ciascuno degli Istituti Penitenziari. In più, è stato possibile attivare almeno un secondo periodo didattico e un terzo periodo didattico, quale percorso conclusivo del percorso di studi. Più in dettaglio, il Sottosegretario all’Istruzione De Cristofaro, ha riferito che sono stati autorizzati i seguenti percorsi:

 CASA CIRCONDARIALE DI CASTROVILLARI

 “Nella sezione carceraria di Castrovillari, sono stati autorizzati due primi periodi didattici, due secondi periodi didattici e due terzi periodi didattici, relativamente all’indirizzo professionale alberghiero e all’indirizzo tecnico di meccanica e meccatronica”. E’ stato precisato che “la proposta avanzata dalle istituzioni scolastiche di riferimento, in organico di diritto, risulta non conforme ai parametri minimi prescritti dalla normativa vigente laddove, a fronte di un numero di iscrizioni pari a 91, è stata richiesta l’autorizzazione di 17 classi, con una media di 5 iscritti per classe.”

CASA DI RECLUSIONE DI ROSSANO

“Nella sezione carceraria di Rossano sono stati autorizzati tre primi periodi didattici, un secondo periodo didattico e un terzo periodo didattico, di cui un primo periodo didattico per l’indirizzo professionale alberghiero (di nuova istituzione) e due primi, un secondo e un terzo periodo didattico per l’indirizzo tecnico di meccanica e meccatronica. Anche in questo caso, la proposta avanzata dall’istituzione scolastica di riferimento, in organico di diritto, risulta non conforme ai parametri minimi prescritti dalla normativa vigente laddove, a fronte di un numero complessivo di iscrizioni comunicate pari a 131, è stata richiesta l’autorizzazione di 11 classi con una media di 11 iscritti per classe.”

CASA CIRCONDARIALE DI COSENZA

“Nella sezione carceraria di Cosenza sono stati autorizzati due primi periodi didattici, due secondi periodi didattici e un terzo periodo didattico, di cui un primo, un secondo e un terzo periodo didattico per l’indirizzo professionale alberghiero e un primo e un secondo periodo didattico per l’indirizzo tecnico di amministrazione, finanza e marketing. Similmente, la proposta avanzata dall’istituzione scolastica di riferimento, in organico di diritto, risulta non conforme ai parametri minimi prescritti dalla normativa vigente laddove, a fronte di un numero complessivo di iscrizioni comunicate pari a 79, è stata richiesta l’autorizzazione di 9 classi, con una media di 8 iscritti a classe.”

CASA CIRCONDARIALE DI PAOLA

“Nella sezione carceraria di Paola sono stati autorizzati due primi periodi didattici, un secondo periodo didattico e un terzo periodo didattico per l’indirizzo professionale alberghiero. Stessa circostanza per la proposta avanzata dall’istituzione scolastica di riferimento, in organico di diritto, che risulta non conforme ai parametri minimi prescritti dalla normativa vigente laddove, a fronte di un numero complessivo di iscrizioni comunicate pari a 105, è stata richiesta l’autorizzazione di 9 classi, con una media di 11 iscritti per classe.”

Nei prossimi giorni, autorizzato dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, annuncia il radicale Quintieri, andrò subito a verificare di persona se le circostanze riferite al Governo dall’Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria siano veritiere perché alcuni numeri esposti dall’On. De Cristofaro, mi sembrano sbagliati, come ad esempio quelli relativi alla Casa di Reclusione di Rossano ove, per quanto mi risulta, i detenuti iscritti a corsi di istruzione secondaria superiore all’epoca dei fatti – secondo dati ufficiali – erano 165 e non 131 come invece rappresentato (95 detenuti Alta Sicurezza Itis, 55 media sicurezza Itis e 15 media sicurezza Ipseoa). Qualora dovessi riscontrare difformità rispetto a quanto comunicato, relazionerò immediatamente a tutte le Autorità competenti, oltre a sollecitare la presentazione di un nuovo atto di sindacato ispettivo alla Camera dei Deputati. Per il momento ringrazio gli Onorevoli Fusacchia e Toccafondi per l’Interrogazione nonché il Sottosegretario De Cristofaro per la risposta fornita.

I Penitenziari della Calabria sono troppo affollati, manca pure il Garante Regionale dei Detenuti


Può definirsi civile un Paese che non riesce a garantire condizioni umane e dignitosi a chi si trova in carcere per scontare una pena? Domanda retorica e anche un po’ banale, ma sempre attuale in riferimento all’Italia. Il sovraffollamento delle carceri è un problema irrisolto, ciclicamente portato alla ribalta, ma mai seriamente affrontato. Un trend negativo, che tocca da vicino anche la Calabria. Secondo gli ultimi dati diffusi dal dipartimento dell’amministrazione penitenziaria – datati 30 giugno 2019 -, nelle carceri calabresi sono ospitate 2.869 persone a fronte di una capienza di 2.734 posti. In buona sostanza, nei penitenziari sono presenti 135 persone in più rispetto agli standard previsti dalle leggi. Sulle dodici case circondariali presenti in Calabria solo due sono frequentate da meno detenuti rispetto alla capienza massima: si tratta del carcere di Palmi e di quello di Vibo Valentia. Tutti gli altri penitenziari presentano numeri superiori agli standard regolamentari. Le situazioni più critiche sono quelle che riguardano le strutture di Castrovillari, Cosenza, Locri, Reggio-Arghillà e Corigliano Rossano.

Quanto alla classificazione dei detenuti, va registrato che le donne presenti nei penitenziari calabresi sono 57, mentre gli stranieri 645 (prevalentemente rumeni, marocchini, ucraini, albanesi, tunisini e nigeriani). I detenuti presentano l’attuale posizioni giuridica: 498 in attesa di primo giudizio, 330 appellanti, 165 ricorrenti, 1 internato e 1.825 condannati definitivi, 23 dei quali ammessi alla semilibertà. Se non siamo davanti a una situazione d’emergenza – con episodi di insubordinazione in costante e preoccupante aumento – , poco ci manca.

Ma chi potrebbe difendere i diritti delle persone costrette a vivere dietro le sbarre? Una figura super partes è rappresentata dal garante dei detenuti. Peccato che in Calabria questa figura non esista. Già, perché nonostante una legge approvata nel gennaio 2018 che ne prevedeva l’istituzione, il Consiglio regionale non ha provveduto alla sua individuazione. Nei mesi scorsi sembrava che qualcosa stesse per sbloccarsi dopo la pubblicazione, da parte dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale, dei nomi degli idonei per ricoprire l’incarico. Tuttavia l’Aula di Palazzo Campanella non è ancora arrivata a una designazione. In caso di inadempienze è possibile che il presidente del Consiglio, Nicola Irto, decida di attivare i poteri sostitutivi che la legge gli riconosce e accelerare i tempi. In più di un’occasione lo stesso Irto ha ribadito l’importanza della nomina del garante: «Non una poltrona per la politica, ma una figura di altissimo profilo e particolarmente strategica per il nostro territorio». Ma oltre alle buone intenzioni, nulla. E non ha sortito effetti, almeno fino ad oggi, nemmeno la diffida scritta inviata sempre alla presidenza del Consiglio regionale da Emilio Quintieri, attivista dei Radicali e da anni studioso delle condizioni di chi vive e lavora nelle carceri calabresi. «Senza riscontri positivi – annuncia Quintieri – sarò costretto a portare la vicenda all’attenzione dell’autorità giudiziaria». Chissà che non si riveli decisivo l’appello lanciato nei giorni scorsi dal Garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma, che in visita in Calabria, ha sottolineato la necessità di procedere in maniera rapida all’individuazione del responsabile regionale dei diritti dei detenuti.

Antonio Ricchio

Gazzetta del Sud, 15/07/2019

I Detenuti del Carcere di Cosenza scrivono al Presidente Mattarella contro la chiusura delle Scuole


Tutti i detenuti ristretti nella Casa Circondariale di Cosenza, con atto trasmesso dalla Direzione dell’Istituto, hanno scritto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per protestare contro la soppressione dei corsi di istruzione secondaria superiore attivi all’interno del carcere.

La Segreteria del Quirinale ha risposto con una breve nota di non avere alcuna competenza al riguardo e che avrebbe inviato la lettera dei detenuti di Cosenza alle Autorità competenti.

Probabilmente, al Quirinale, non sanno che (anche) il Presidente della Repubblica è competente a ricevere i reclami dei detenuti, come prevede l’Art. 35 dell’Ordinamento Penitenziario (Legge n. 354/1975).

L’Art. 34 c. 1 della Costituzione afferma che: “La scuola è aperta a tutti”, riconoscendo in modo chiaro che il diritto all’istruzione è di tutti, indipendente dalle condizioni di ciascuno, per cui il Presidente della Repubblica, anziché limitarsi a dire di non avere competenze, avrebbe potuto accogliere il reclamo dei detenuti, raccomandando alle Autorità Scolastiche di rivedere le decisioni intraprese, perché la Costituzione di cui Egli è garante prevede che ogni cittadino, anche quello privato della libertà personale, abbia il diritto di poter frequentare una scuola e di studiare, soprattutto per dare concreta attuazione a quanto stabilito dall’Art. 27 della Costituzione che sancisce la finalità rieducativa della pena, per favorire il progressivo reinserimento dei condannati nella Società, eliminando o riducendo al minimo il rischio che loro tornino a delinquere.

Chiudere le Scuole in carcere significa negare ai detenuti il diritto costituzionale all’istruzione. Non sono cittadini liberi che, chiusa una Scuola, possono sceglierne un’altra da frequentare. Possibile che chi di competenza non lo riesca a capire ?

Emilio Enzo Quintieri

già Consigliere Nazionale Radicali italiani