Carcere di Rossano, situazione disastrosa, 21 giorni per avere l’esito di un esame del sangue


Riprende l’attività di monitoraggio all’interno degli Istituti Penitenziari della Calabria da parte dei Radicali Italiani, autorizzata dal Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia Francesco Basentini. Ad annunciarlo l’ex Consigliere Nazionale Emilio Enzo Quintieri, candidato alla carica di Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti, che giovedì prossimo insieme al Prof. Mario Caterini, Docente di Diritto Penale dell’Università della Calabria e ad una delegazione di Studenti del corso di laurea magistrale di “Intelligence ed Analisi del Rischio” del Dipartimento di Lingue e Scienze dell’Educazione, farà visita alla Casa di Reclusione di Rossano, allo stato amministrata dal Direttore “in missione” Caterina Arrotta, dirigente titolare dell’Istituto di Paola.

All’esito della precedente visita, svoltasi il 30 agosto scorso, la delegazione dei Radicali Italiani, aveva relazionato, oltre alle criticità afferenti la Sezione As2 in cui sono ristretti i detenuti imputati o condannati per terrorismo internazionale di matrice islamica, una serie di problematiche al Capo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, al Provveditore Regionale Reggente, al Direttore dell’Istituto, al Magistrato di Sorveglianza di Cosenza ed al Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti.

Tra le criticità segnalate vi è quella afferente l’organizzazione del Servizio Sanitario Penitenziario: la delegazione, nel corso della visita, ha avuto modo di interloquire col personale sanitario che presta servizio nell’Istituto, alle dipendenze dell’Asp di Cosenza. Dai colloqui è emerso che nell’Istituto, ormai da tempo, manca un ecografo nonostante la presenza di un medico specialista, il che determina la traduzione di numerosi detenuti presso il locale Presidio Ospedaliero per le indagini ecografiche con tempi di attesa abbastanza lunghi (rispetto a quelli intramoenia) e con tutte le problematiche che ne conseguono per l’Amministrazione Penitenziaria (carburante, manutenzione veicoli, costo personale) dovute al servizio di traduzione individuale diretta su strada a mezzo del Corpo di Polizia Penitenziaria (circa 200 traduzioni nel solo 2017). Ed infatti, com’è noto, per un detenuto appartenente al circuito della media sicurezza occorrono 3 unità di Polizia Penitenziaria, per un detenuto appartenente al circuito dell’Alta Sicurezza – Sottocircuito As3 criminalità organizzata – occorrono 4 unità e per un detenuto appartenente al Sottocircuito As2 terrorismo internazionale servono addirittura 6 poliziotti. Inoltre, vista la carenza del personale in forza al Nucleo Traduzioni e Piantonamenti, altro personale addetto agli Uffici ed alle Sezioni detentive, deve assentarsi dal servizio per coadiuvare i loro colleghi nelle traduzioni.

Eppure, tempo addietro, l’Asp di Cosenza, aveva provveduto ad acquistare un apparecchio ecografico di ultima generazione, munito anche di ecocolordoppler (costato circa 20 mila euro), assegnandolo al Carcere di Rossano che col medico specialista, riusciva ad eseguire tutti gli accertamenti intramoenia (anche 10/15 al giorno), senza necessità di traduzioni in strutture esterne (ove, comunque, non è possibile praticare il servizio con le stesse modalità). Pare che, a seguito di non meglio precisati lavori sul tetto dell’area sanitaria, da parte di una ditta esterna, tale apparecchio sia stato danneggiato e reso inservibile (ci sarebbe piovuto di sopra). Tale questione, peraltro, pare non sia stata mai sollevata da nessuno, prima dei Radicali che hanno chiesto di disporre degli accertamenti per individuare eventuali responsabilità e per ripristinare il servizio.

Altra problematica relativa sempre al Servizio Sanitario Penitenziario della Casa di Reclusione di Rossano, in cui sono ristretti numerosi soggetti affetti dal virus dell’epatite b e c, riguarda il ritardo con il quale vengono comunicati dall’Asp di Cosenza gli esiti degli esami ematochimici dei detenuti ed in particolare modo quello emocromocitometrico. Il personale sanitario ha riferito alla delegazione visitante che tali risultati, nonostante la loro semplicità (ed infatti per i cittadini liberi sono previsti, al massimo, 24/48 ore di attesa), giungono all’Istituto, dai Laboratori di Cosenza, addirittura dopo 21 giorni dal prelievo. Ciò, sempre secondo i sanitari, impedisce di gestire in maniera appropriata ed efficiente i detenuti portatori del virus con una ottimizzazione del percorso diagnostico – terapeutico – assistenziale e del trattamento secondo quanto previsto dai protocolli e linee guida più innovativi. Anche per questa problematica, i Radicali, hanno chiesto all’Amministrazione Penitenziaria, centrale e periferica, di sollecitare la Regione Calabria e l’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza, ad una migliore organizzazione del servizio, garantendo tempi assolutamente più brevi per la comunicazione all’Istituto degli esiti degli esami, per una migliore tutela della salute delle persone ristrette, affinché il carcere non sia considerato come un luogo in cui vige un regime di extraterritorialità rispetto alle garanzie fondamentali assicurate dallo Stato.

Infine, la delegazione radicale, ha espresso soddisfazione per la stipula del protocollo di intesa tra la Direzione del Carcere di Rossano e l’Asp di Cosenza per la prevenzione e gestione degli eventi suicidari. A tale proposito, è stata colta l’occasione per sollecitare l’Amministrazione Penitenziaria, centrale e regionale, a voler fornire tempestivamente all’Istituto il materiale (effetti letterecci) in tessuto non tessuto per la consegna a quei detenuti nei confronti dei quali siano state disposte eccezionali misure di sicurezza, evitando di lasciare gli stessi privati di ogni genere di conforto, ivi compreso le lenzuola, in condizioni di disagio e di afflizione di difficile sopportazione, specialmente quando tale condizione si protragga per considerevoli periodi di tempo.

Ulteriori segnalazioni, non di minor importanza, sono state fatte in ordine al funzionamento dell’area amministrativo – contabile (nonostante l’organico sia al completo), alla carenza di personale di Polizia Penitenziaria (dal 10 settembre 5 unità sono assenti per partecipare al corso di Vice Ispettore e non rientreranno fino a marzo 2019, restano in servizio 123 unità su 153), alla carenza di attività lavorativa intramoenia (lavorano pochissimi detenuti), all’autorizzazione per l’uso ed il possesso nelle camere detentive del personal computer per motivi di studio ai 15 detenuti iscritti all’Università della Calabria, alla impraticabilità del campo sportivo (perché quando piove si allaga per molto tempo, non essendoci impianto di drenaggio), al potenziamento delle linee telefoniche dell’Istituto perché insufficienti (sono presenti solo 2 linee telefoniche) ed infine in ordine alla illegittima prassi di sospendere le telefonate straordinarie o escludere dalle attività lavorative quei detenuti che siano stati sanzionati disciplinarmente.

Cosenza, Consolo (Dap) risponde sulle criticità della Casa Circondariale sollevate dai Radicali


A seguito di una interlocuzione avviata con l’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza, è stata risolta la problematica relativa alla carente assistenza psichiatrica presso l’Istituto Penitenziario di Cosenza. Infatti, con la delibera n. 72 del 5 maggio 2017, sono state incrementate le presenze dello specialista psichiatra a 25 ore settimanali, nonché gli specialisti in otorinolaringoiatria. Preciso, altresì, che l’incremento dell’assistenza specialistica ha riguardato anche la Casa Circondariale di Castrovillari e la Casa di Reclusione di Rossano, Istituti Penitenziari del distretto di competenza dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza. Successivamente alla sottoscrizione del Protocollo regionale sulla prevenzione degli atti suicidiari è stato costituito, presso il Provveditorato di Catanzaro, un gruppo di lavoro deputato a compiere tutte le necessarie attività di impulso, verifica e raccordo rivolte agli Istituti, nonché di analisi degli eventi suicidari o autolesivi che si verificano. Rispetto a questa delicata e importante tematica, si è pervenuti alla sottoscrizione di cinque Protocolli in sede locale e si è in attesa che le rimanenti strutture completino le procedure. Lo afferma Santi Consolo, il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, in risposta alla relazione dei Radicali Italiani a seguito della visita compiuta da una delegazione guidata da Emilio Enzo Quintieri e composta da Valentina Anna Moretti e Roberto Blasi Nevone presso la Casa Circondariale di Cosenza “Sergio Cosmai” con la quale erano state rappresentate diverse criticità, tra cui quella afferente al servizio di assistenza psichiatrica per i detenuti.

Quintieri, inoltre, aveva lamentato la mancanza di un Regolamento d’Istituto per la Casa Circondariale di Cosenza, come previsto dall’Ordinamento Penitenziario, invitando l’Amministrazione centrale e periferica ad attivarsi per quanto di competenza. Ed il Capo del Dipartimento, anche su questo, ha voluto rassicurare l’esponente radicale. L’iter per la redazione del Regolamento interno, prosegue Consolo, è stato avviato e si è in attesa dell’approvazione della Commissione relativa alla predisposizione delle modifiche alla bozza di Regolamento, così come formulate dal locale Provveditorato Regionale.

Per quanto concerne, invece, i colloqui a distanza tramite collegamento Skype, servizio già attivo in 17 Istituti del territorio nazionale, l’Amministrazione Penitenziaria ha rappresentato quali siano le ragioni ostative per l’attivazione del servizio anche presso il Carcere di Cosenza, come richiesto dai Radicali Italiani. In modo particolare, vengono indicate: l’assenza di spazi idonei, la mancanza di richieste da parte delle famiglie, la mancanza di personale con adeguate competenze informatiche, l’assenza di una linea di trasmissione adeguata in quanto insufficiente o sovraccarica, l’esigenza di adeguamenti tecnici per il cablaggio dei locali, la mancanza di strumentazioni per le postazioni e la mancanza di fondi per la copertura delle spese di installazione e gestione.

Infine, per quel che concerne le problematiche segnalate in ordine al ritardo nell’avvio dei lavori relativi alla realizzazione di due campi di calcetto e di una pista di atletica leggera, la Direzione dell’Istituto in argomento, conclude il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo, ha assicurato di spendere il massimo impegno per la preparazione degli adempimenti amministrativo-burocratici propedeutici all’avvio dei lavori, riferendo, al tempo stesso, in ordine a obiettive difficoltà legate agli atti di gara; a tal riguardo, allo scopo di evitare ulteriori involontari ritardi e favorire il buon esito della progettualità, la medesima Direzione ha intrapreso mirate interlocuzioni con il locale Provveditorato al fine di approfondire la questione e raggiungere in tempi brevi la risoluzione delle criticità prospettate.

Le risposte fornite dal Capo Dipartimento ci soddisfano parzialmente tiene comunque a precisare il capo della delegazione radicale Emilio Enzo Quintieri, non essendo state evase altre importanti richieste che abbiamo rappresentato, come ad esempio sugli inaccettabili ritardi nei lavori per la sistemazione dell’area verde per i colloqui all’aperto dei detenuti, progetto anche questo da tempo approvato e finanziato dalla Cassa delle Ammende nonché sulla revisione dell’organizzazione custodiale della Casa Circondariale di Cosenza poiché, allo stato, in tutte le Sezioni detentive, contrariamente a quanto avviene nel resto d’Italia, viene mantenuta la “custodia chiusa” nonostante sia realisticamente realizzabile la “custodia aperta” con piccoli interventi, finanziabili con il fondo patrimoniale a disposizione della Cassa delle Ammende. Va assolutamente superato, anche a Cosenza, il criterio di perimetrazione della vita penitenziaria all’interno della camera di pernottamento, obiettivo peraltro auspicato dalla stessa Amministrazione Penitenziaria.

Cosenza, 8 Parlamentari interrogano il Governo Gentiloni. L’Asp non garantisce le cure ai detenuti


La Casa Circondariale di Cosenza “Sergio Cosmai” finisce in Parlamento per colpa della condotta omissiva tenuta dai vertici dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza. Era stata una visita dei Radicali Italiani, guidati da Emilio Enzo Quintieri, a riscontrare la grave situazione esistente nell’Istituto Penitenziario, all’esito di una visita effettuata all’interno dello stesso, autorizzata dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia.

Nei giorni scorsi, il Governo Gentiloni, è stato ufficialmente investito della questione, grazie a delle Interrogazioni a risposta scritta presentate alla Camera dei Deputati ed al Senato della Repubblica da parte degli Onorevoli Serenella Fucksia, Ivana Simeoni, Laura Bignami (Senatori del Gruppo Misto) e Peppe De Cristofaro (Senatore del Gruppo di Sinistra Italiana), Michela Rostan, Carlo Galli, Giovanna Martelli e Davide Zoggia (Deputati del Gruppo Articolo 1, Movimento Democratico e Progressista). Gli atti di sindacato ispettivo sono stati presentati, a Palazzo Madama il 19 aprile durante la 808 seduta (Interrogazione n. 4/07380 a prima firma della Senatrice Fucskia) ed il 20 aprile durante la 811 seduta (Interrogazione n. 4/07403 a prima firma del Senatore De Cristofaro) ed a Palazzo Montecitorio il 20 aprile durante la 782 seduta (Interrogazione n. 4/16369 a prima firma della Deputata Michela Rostan). Tutte le Interrogazioni sono state rivolte ai Ministri della Giustizia e della Salute On. Andrea Orlando e On. Beatrice Lorenzin.

Gli otto Parlamentari, dopo aver illustrato che nella Casa Circondariale di Cosenza, a fronte di una capienza regolamentare di 218 posti, sono ristretti 272 detenuti, 50 dei quali stranieri e 57 con patologie psichiatriche, hanno pesantemente stigmatizzato l’operato dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza, per l’inadeguato servizio di assistenza sanitaria specialistica di tipo psichiatrico organizzato nell’Istituto e per la condotta omissiva mantenuta nonostante le reiterate sollecitazioni, tutte rimaste inevase, avanzate dal Direttore dell’Istituto Filiberto Benevento, dal Dirigente del Servizio Sanitario Penitenziario Francesco Strazzulli, dal Provveditore Regionale Reggente dell’Amministrazione Penitenziaria della Calabria Rosario Tortorella, dal Magistrato di Sorveglianza di Cosenza Paola Lucente, dal Segretario Provinciale del Sindacato Unitario dei Medici Ambulatoriali Italiani Francesco Lanzone e dal Responsabile Provinciale dell’ex Medicina Penitenziaria del medesimo Sindacato Francesco De Marco. Ed infatti a causa della cattiva organizzazione del servizio di psichiatria intramurario che ultimamente prevede solo 6 ore alla settimana, affidate anche a 5 specialisti diversi, vi è stato un crollo verticale di qualsiasi forma di prevenzione, l’inattuabilità di una effettiva presa in carico dei pazienti, la mancanza di continuità terapeutica, il mancato funzionamento dello staff multidisciplinare, nel cui ambito lo psichiatra è elemento decisivo, ed il potenziale innalzamento del livello di rischio suicidario e auto/etero aggressivo. Inoltre, tale problematica, oltre a comportare un aggravio dello stato di sofferenza dei detenuti bisognosi di cure, ha acuito maggiormente le loro problematiche tanto da creare uno stato di tensione che ha reso critico il mantenimento dell’ordine e della sicurezza intramuraria. Per questo motivo, il Comandante del Reparto di Polizia Penitenziaria, il Commissario Davide Pietro Romano, aveva finanche proposto lo sfollamento dell’Istituto per i detenuti con problematiche psichiatriche perché non erano gestibili appunto per carenza di psichiatra.

La riduzione del servizio di psichiatria da 30 a 6 ore settimanali e la mancata nomina in pianta stabile di uno o al massimo due specialisti, ha provocato, nei casi più gravi, il ricorso alle strutture sanitarie esterne con tempi di attesa non compatibili con le necessità del disagio psichico nella detenzione, comportando anche gravi ripercussioni per la sicurezza dovute alle traduzioni che devono essere effettuate per l’accompagnamento dei detenuti con enorme dispendio di risorse umane e finanziarie. La Direzione Generale dell’Asp di Cosenza, in numerose occasioni e sistematicamente, è stata invitata a riassegnare all’Istituto 30 ore settimanali per la branca di psichiatria ed a nominare uno o al massimo due professionisti in modo da garantire la gestione dei casi nel rispetto delle esigenze di continuità dell’assistenza sanitaria, attesa la rilevanza che la cura della salute mentale assume negli Istituti Penitenziari, in relazione alla necessità di ridurre il rischio di suicidio e prevenire gesti auto ed etero aggressivi da parte dei detenuti con problematiche psichiatriche. Ma, nonostante gli impegni, anche formalmente assunti, non ha mai provveduto a risolvere la situazione assicurando sia l’integrazione delle ore di psichiatria e sia la nomina degli specialisti, come richiesto.

Pertanto, i Senatori Fucskia, Simeoni, Bignami e De Cristofaro hanno chiesto ai Ministri della Giustizia e della Salute di sapere se siano a conoscenza dei fatti descritti e se questi corrispondano al vero, come ed entro quali tempi intendano adoperarsi, affinché alla popolazione ristretta nella Casa Circondariale di Cosenza venga finalmente reso effettivo il godimento del diritto fondamentale alla tutela della salute, al pari dei cittadini in stato di libertà, come previsto dalla normativa vigente in materia, anche al fine di eliminare tutte quelle situazioni di disagio che determinano gli “eventi critici” e se non ritengano doveroso verificare, con urgenza, anche attraverso un’ispezione ministeriale, le reali condizioni di salute delle persone detenute nella Casa Circondariale di Cosenza e se siano riscontrabili delle omissioni nella condotta tenuta dai dirigenti dell’Azienda Sanitaria Provinciale, ed eventualmente procedere nei confronti dei responsabili per quanto di competenza. Richieste, più o meno, simili quelle avanzate dai Deputati Rostan, Carlo Galli, Martelli e Zoggia che hanno chiesto al Ministro della Giustizia Orlando ed al Ministro della Salute Lorenzin, di conoscere di quali notizie dispongano in ordine ai fatti riferiti, quali iniziative intendano intraprendere affinché ai detenuti venga assicurato il godimento al diritto alla tutela della salute, al pari dei cittadini liberi, come prevede il Decreto Legislativo n. 230/1999 di riordino della Medicina Penitenziaria ed infine, se non ritengano doveroso verificare eventuali omissioni nella condotta tenuta dall’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza e, in caso affermativo, se non ritengano opportuno procedere nei confronti dei responsabili. La risposta agli otto membri del Parlamento, previa istruttoria da parte delle competenti articolazioni dei Dicasteri della Giustizia e dalla Salute, sarà fornita dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando.

Interrogazione 4-07380 – Senato della Repubblica (clicca per leggere)

Interrogazione 4-16369 – Camera dei Deputati (clicca per leggere)

Interrogazione 4-07403 – Senato della Repubblica (clicca per leggere)

Cosenza, 57 detenuti psichiatrici senza cure ed assistenza. Radicali denunciano l’Asp


Nelle scorse settimane, una Delegazione dei Radicali Italiani integrata da Dirigenti ed Istruttori Sportivi, autorizzata dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, ha fatto visita alla Casa Circondariale di Cosenza “Sergio Cosmai”. La Delegazione, guidata da Emilio Enzo Quintieri, già membro del Comitato Nazionale, era composta da Valentina Moretti, Roberto Blasi Nevone, Adamo Guerrini e Francesca Stancati, questi ultimi due, rispettivamente, Presidente Provinciale dell’Acsi di Cosenza e Delegato Provinciale del Coni di Cosenza. A ricevere la Delegazione c’era il Direttore Filiberto Benevento, la Responsabile dell’Area Giuridico Pedagogica Bruna Scarcello ed il Comandante di Reparto Facente Funzioni della Polizia Penitenziaria, Ispettore Capo Pasquale Picarelli. Nell’Istituto di Cosenza, al momento della visita, a fronte di una capienza di 218 posti disponibili, erano presenti 272 detenuti, 50 dei quali di nazionalità straniera, aventi le seguenti posizioni giuridiche: 63 giudicabili, 51 appellanti, 18 ricorrenti e 140 definitivi di cui 2 ergastolani. Durante la visita è stato accertato che tra i 272 detenuti, vi sono 14 tossicodipendenti di cui 2 in terapia metadonica, 1 con disabilità motoria e 57 con patologie psichiatriche nonché 3 semiliberi dipendenti da datori di lavoro esterno e 2 lavoratori ex Art. 21 O.P.

Qualche giorno fa, gli esiti della visita, sono stati comunicati, al Capo dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo, al Provveditore Regionale della Calabria Cinzia Calandrino, al Magistrato di Sorveglianza di Cosenza Paola Lucente ed all’Ufficio del Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti presso il Ministero della Giustizia. La Delegazione, nella relazione, si è particolarmente soffermata sulla gravissima situazione riscontrata in ordine alla tutela della salute delle persone detenute con patologie psichiatriche, ristrette nell’Istituto.

Sulla questione, i Radicali Italiani, hanno effettuato puntigliosi accertamenti dai quali è emersa l’assoluta veridicità e fondatezza delle rimostranze dei detenuti. Lo stesso Direttore Benevento, non ha potuto far altro che confermare l’esistenza del problema, precisando di aver fatto tutto quel che era nelle sue possibilità, segnalando la situazione venutasi a creare agli Uffici Superiori ed alle altre Autorità competenti ivi compresa la Procura della Repubblica di Cosenza per quanto di competenza. Riferiva, altresì, di aver ripetutamente sollecitato, negli ultimi mesi, i vertici dell’Asp di Cosenza affinché nell’Istituto fosse garantita alla popolazione ristretta l’assistenza psichiatrica. Ma tutte le richieste e le sollecitazioni effettuate sono rimaste tutte inesitate. Anche quelle del Provveditorato Regionale della Calabria e dall’Ufficio di Sorveglianza di Cosenza.

Mi domando come sia possibile, dice l’esponente radicale Quintieri, che l’Asp di Cosenza abbia ridotto il monte ore per il servizio intramurario di psichiatria da 30 ore settimanali prima a 12 e poi a 6 ore alla settimana, nella Casa Circondariale di Cosenza, l’Istituto più grande della Provincia di Cosenza, ove sono presenti mediamente circa 300 detenuti, 60 dei quali affetti da patologie psichiatriche, bisognosi di cura ed assistenza continua, in misura efficace ed appropriata.

Lo scorso 20 dicembre 2016, il Direttore Generale dell’Asp di Cosenza Raffaele Mauro, rendeva noto con apposito avviso pubblico che erano disponibili i turni di attività specialistica ambulatoriale presso la Casa Circondariale di Cosenza (25 ore di psichiatria e 5 di otorinolaringoiatria) ed invitava gli Specialisti ad inviare entro il 10 gennaio 2017 la propria disponibilità al Comitato Consultivo Zonale della Provincia di Cosenza. Per la pubblicazione delle ore di specialistica ambulatoriale per garantire l’assistenza alla popolazione detenuta, i vertici dell’Asp di Cosenza, avevano finanche preteso l’autorizzazione del Commissario del Governo per la Sanità Massimo Scura che l’ha accordata.

Nonostante la disponibilità manifestata dagli Specialisti ed il notevole lasso di tempo trascorso, prosegue il capo della delegazione Quintieri, l’Asp di Cosenza, non ha assunto alcun provvedimento al riguardo, mantenendo una condotta deliberatamente omissiva comprimendo ai soggetti detenuti il diritto alla tutela della salute, tutelato dalla Costituzione. Peraltro, ultimamente, il servizio di psichiatria, viene assicurato da 5 Medici secondo un calendario prestabilito, per un turno di 3 ore, che è del tutto inefficace ed inappropriato perché non garantisce la continuità del trattamento terapeutico. L’Asp, inoltre, non ha provveduto nemmeno a sottoscrivere il Protocollo di Intesa con l’Amministrazione Penitenziaria, per la prevenzione e gestione degli eventi suicidari, nonostante la disponibilità fornita durante gli incontri del 7 maggio e l’8 settembre 2016.

La Delegazione dei Radicali Italiani, visto che ogni tentativo posto in essere dalla Direzione della Casa Circondariale di Cosenza, dal Provveditorato Regionale della Calabria e dall’Ufficio di Sorveglianza di Cosenza è risultato vano, ha chiesto al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria presso il Ministero della Giustizia, di adoperarsi per sollecitare l’intervento sostitutivo della Regione Calabria e del Ministero della Salute, in luogo dell’inadempiente Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza, affinché venga reso effettivo alle persone detenute, ristrette nella Casa Circondariale di Cosenza, il godimento del diritto fondamentale alla tutela della salute, al pari dei cittadini in stato di libertà, come prevede la normativa vigente in materia. In particolare, è stato chiesto, che si provveda con sollecitudine ad una migliore organizzazione del servizio di assistenza psichiatrica intramoenia, mediante implementazione del monte ore settimanale e nomina di uno o al massimo due Specialisti Psichiatri in pianta stabile ed alla stipula del Protocollo di Intesa per la prevenzione del rischio suicidario. Il Capo dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo, appena ricevuta la relazione dei Radicali Italiani, ha assicurato al Capo della delegazione Emilio Enzo Quintieri il suo personale ed immediato intervento per quanto di competenza.

Carceri, Lecce : ci sono 500 mila euro per curare i detenuti, ma l’Asl fa finta di niente


Carcere Lecce Borgo San NicolaIl direttore di Borgo San Nicola: “l’azienda sanitaria si è presentata con un elenco di apparecchiature per un totale di circa 170mila euro che non risulta rispondente a quello elaborato dal distretto socio sanitario. Questo senza dare alcuna spiegazione che cosa ne è degli altri 330 mila euro?”.

I fondi comunitari destinati all’acquisto di dotazioni sanitarie per il carcere Borgo San Nicola di Lecce, ci sono e anche abbondanti: si tratta di 500mila euro tenuti a bagnomaria da oltre un anno e che l’Asl non ha ancora speso. Mezzo milione di euro, che rischia di finire in fumo: se non verranno impiegati entro il 31 ottobre andranno perduti, perché, spiega la Regione, quelle spese vanno “pagate e quietanzate inderogabilmente entro il 31 ottobre 2015 per consentire validazioni e controlli del caso da parte dei suoi uffici. Procedure, queste ultime, da definire a loro volta entro il 31 dicembre”.

È una corsa contro il tempo insomma. E soprattutto uno spreco intollerabile, che il Sappe, il sindacato autonomo di Polizia penitenziaria, non intende supinamente accettare: tant’è che ha segnalato la vicenda alla Procura di Lecce. Quei 500mila euro possono salvare la pelle di chi è in galera. Spenderli nelle apparecchiature vorrebbe dire poter curare i detenuti ammalati direttamente in carcere, evitando loro il trasporto in strutture esterne che comporta molti tipi di rischi. Il segretario regionale del Sappe, Federico Pilagatti, in una lettera inviata, tra gli altri, al procuratore Cataldo Motta, al prefetto di Lecce, Claudio Palomba, e al governatore Michele Emiliano, esprime molta preoccupazione per le “traduzioni di detenuti, anche pericolosissimi, con un numero inadeguato di poliziotti di scorta.

“Ci sembra inaccettabile che, in presenza di condizioni che potrebbero far diminuire le uscite dal carcere non si agisca con la dovuta rapidità”, ammonisce Pilagatti. E la stessa irritazione emerge anche dai vertici dell’amministrazione penitenziaria del carcere leccese “Attendiamo chiarimenti dal direttore generale dell’Asl, Giovanni Gorgoni, che in questi giorni ci ha richiesto l’elenco degli acquisti destinati al carcere, già peraltro stilato a suo tempo dal Distretto socio sanitario di Lecce e consegnato all’azienda sanitaria”, spiega la direttrice della casa circondariale salentina, Rita Russo. Motivi per essere perplessi ce ne sono: l’elenco richiesto di recente fu inviato all’Area Patrimonio dell’Asl già nel settembre del 2014. Ma non è tutto. Nel vertice del 25 agosto che ha coinvolto il comitato provinciale per l’ordine; e la sicurezza pubblica convocato appositamente dal prefetto di Lecce, al quale ha preso parte anche il manager dell’Asl, “l’Asl si è presentata con un elenco di apparecchiature per un totale di circa 170mila euro che non risulta rispondente a quello elaborato dal distretto socio sanitario.

Questo senza dare alcuna spiegazione. Dunque, ci chiediamo perché non si stia sfruttando l’intero finanziamento! di 500mila euro”, chiarisce la direttrice del carcere, Rita Russo. Perché, si chiede insomma l’amministrazione del penitenziario insieme al Sappe, c’è voluto tanto tempo per bandire la gara? E perché mancano all’appello ben 329 mila euro, dei 500mila disponibili ?

Errico Novi

Il Garantista, 4 settembre 2015

Catanzaro, Sospeso l’Isolamento al detenuto che ha tentato il suicidio. Soddisfatti i Radicali


Carcere Siano - reparti detentiviApprendo con soddisfazione che al detenuto Fabio Pignataro, così come peraltro avevo pubblicamente sollecitato, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, ha immediatamente sospeso il 14 bis, il rigoroso regime di sorveglianza particolare, che gli era stato applicato per una tentata evasione dalla Casa di Reclusione di Rossano (Cosenza) ed al quale era attualmente sottoposto presso la Casa Circondariale di Catanzaro. Lo dichiara Emilio Quintieri, il radicale calabrese, che aveva dato notizia del tentato suicidio messo in atto dal detenuto pugliese ristretto in isolamento a Catanzaro e fortunatamente sventato dai Sanitari e dalla Polizia Penitenziaria. L’esponente dei Radicali Italiani, proprio ieri, aveva chiesto al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ed alla Magistratura di Sorveglianza competente di intervenire per valutare la sospensione del particolare regime detentivo applicato nei riguardi del trentaseienne brindisino, al fine di evitare la consumazione di ulteriori atti autolesionistici o suicidari. Della questione se ne era subito interessata anche l’Onorevole Enza Bruno Bossio, Deputato del Partito Democratico e membro della Commissione Bicamerale Antimafia, che segue con particolare attenzione in Parlamento e nel territorio le problematiche afferenti il pianeta carcere.

Come Partito Radicale, da anni, riserviamo massima attenzione sulla Casa Circondariale di Catanzaro. Tant’è che siamo riusciti a migliorare decisamente le condizioni di vita all’interno della struttura, penitenziario che, attualmente, a fronte di una capienza regolamentare di 627 posti, ospita 560 detenuti, molti dei quali appartenenti al circuito differenziato dell’Alta Sicurezza (As1, As2, As3). Tra di essi, 52 sono tossicodipendenti, 2 quelli affetti da patologie psichiatriche e 73 sono gli stranieri. E’ stato lo stesso Vice Ministro della Giustizia On. Enrico Costa, rispondendo ad una Interrogazione Parlamentare da me sollecitata – prosegue il radicale Quintieri – ad ammettere che “gli interventi riguardanti la struttura sono stati molteplici, proprio perché si è consapevoli delle molte criticità evidenziate anche in periodi molto recenti.” Tuttavia, molte delle problematiche sollevate con l’atto ispettivo parlamentare, sono state risolte ed altre sono in via di risoluzione. Sono stati tutti sistemati gli uffici interni destinati alle varie attività istituzionali e gestionali, sono stati ultimati i lavori di adeguamento dei cortili “passeggi” relativi al reparto alta sicurezza, è in atto la progettazione degli interventi di adeguamento dei reparti detentivi che non hanno la doccia all’interno delle camere di pernottamento (due padiglioni di alta e media sicurezza), sono in corso lavori di adeguamento dei cortili “passeggi”, per i quali è prevista la creazione di un posto di servizio coperto per il personale vigilante e l’implementazione del sistema di videosorveglianza, sono stati ristrutturati i locali doccia in comune e ritinteggiate le celle ed i reparti detentivi, sono stati sostituiti tutti i rivestimenti delle rampe e dei pianerottoli delle scale agenti e di quelle riservate ai detenuti, è stato debellato l’annoso problema dei topi. Anche l’area verde destinata ai colloqui dei detenuti con i bambini è stata già individuata ed è in fase di studio da parte dell’Ufficio Tecnico del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, una soluzione per dotarla di attrezzature idonee.

Purtroppo, ancora oggi, nonostante il lasso di tempo trascorso, non è stato attivato il Centro Diagnostico Terapeutico annesso alla Casa Circondariale di Catanzaro. Oltre ai nostri continui solleciti, di recente anche il Provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria ha chiesto al Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro affinchè procedesse a quanto necessario per la stipula, in tempi brevi, dell’Accordo Operativo previsto dall’Art. 4 del Protocollo di Intesa, sottoscritto dal Ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri e dal Presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti. Stando a quanto dichiarato dal Vice Ministro della Giustizia, la situazione sembra essere in via di completa definizione ed il Centro Diagnostico Terapeutico dovrebbe essere attivato per la fine dell’anno. L’esponente del Governo Renzi ha tenuto a precisare che, “le difficoltà presentatesi nell’iter procedimentale, sono legate allo scioglimento del Consiglio Regionale della Calabria ed alla conseguente mancata proroga o, in alternativa, nomina dei Dirigenti delle Asl, tra cui proprio quella di Catanzaro”. Ci auguriamo – conclude il radicale calabrese Emilio Quintieri – che come dichiarato dal Ministero della Giustizia, tra qualche mese, venga finalmente attivato il Centro Diagnostico Terapeutico nella Casa Circondariale di Catanzaro.

Caso Ricco, Quintieri (Radicali) replica a Montuoro dell’Asp di Catanzaro


Carcere Siano - ingresso“Apprendo dalla stampa le dichiarazioni rilasciate dal Dottor Antonio Montuoro, Referente della Sanità Penitenziaria dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro, a seguito della visita ispettiva effettuata, nei giorni scorsi, presso la Casa Circondariale “Ugo Caridi” di Catanzaro sita in Località Siano.

Nello specifico, il Dottor Montuoro, non ha fatto altro che rendere pubblica la relazione del 20/01/2014 che è stata redatta dal Medico Penitenziario ed inviata alla Seconda Sezione Penale della Corte di Appello di Catanzaro in riferimento alle condizioni di salute del detenuto Alessio Ricco. Inoltre, coglieva l’occasione per rappresentare all’Onorevole Enza Bruno Bossio, Deputato Pd, che “pur in presenza di una situazione difficile della sanità calabrese, sottoposta ai vincoli del piano di rientro, vi è una particolare attenzione dell’Azienda Sanitaria di Catanzaro per la medicina penitenziaria, per il bisogno della salute dei detenuti, espressi o inespressi.” precisando che “l’assistenza sanitaria a favore dei detenuti viene quotidianamente fornita all’interno degli Istituti Penitenziari ricadenti nell’ambito territoriale, ed all’esterno del carcere, in caso di necessità, per l’attività specialistica non altrimenti eseguibile in sede intramuraria o per ricoveri ospedalieri.

Nella nostra azione portiamo sempre nella mente e nel cuore l’Art. 32 della Costituzione: “La Repubblica garantisce la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della comunità e garantisce cure gratuite agli indigenti.”. Mi sarebbe piaciuto che il Dottor Montuoro dicesse qualche parola sulla preoccupante ed illegale condizione strutturale ed igienico – sanitaria in cui versa, ormai da diverso tempo, la Casa Circondariale di Siano oppure sulla vasta colonia di topi che ha invaso gli spazi detentivi interni ed esterni nonché i posti di servizio del personale di Polizia Penitenziaria (circa 50 Agenti Penitenziari sono dovuti assentarsi dal servizio per “problemi gastrointestinali”), sulla mancata apertura del Centro Diagnostico Terapeutico (34 posti), sull’alto tasso di sovraffollamento esistente (157%) ed altro ancora. La sua “difesa d’ufficio” si è limitata all’operato dei Medici che, peraltro, a mio avviso, non è stato così efficiente come lui sostiene.

Nei giorni scorsi, del resto, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario anche il Presidente Vicario della Corte di Appello di Catanzaro Dottor Bruno Arcuri, ha evidenziato lo stato allarmante degli Istituti Penitenziari calabresi facendo particolare riferimento proprio alla Casa Circondariale di Catanzaro. Secondo l’alto magistrato l’Asp di Catanzaro ha sospeso tutti gli incarichi specialistici, lasciando quindi l’Istituto senza assistenza psichiatrica, cardiologica, neurologica, odontoiatrica, urologica e pneumologia.

Non si è realizzato, per quanto annunciato da tempo, il reparto destinato alla degenza dei detenuti nel policlinico universitario. Ormai da anni si attende l’apertura del Centro Diagnostico Terapeutico con 34 posti. “Si tratta di ambienti – scrive il Presidente Arcuri – assolutamente adeguati, perfettamente realizzati e arredati, con presenza di ampi spazi ben distribuiti; dotati perfino di piscina per la riabilitazione e soprattutto di numerose e preziose attrezzature inutilizzate”.

In attesa degli insopportabili tempi della burocrazia italiana, succede, però, l’irreparabile. Arcuri sottolinea come “nel corso del periodo preso in considerazione si sono verificati tre suicidi, l’ultimo dei quali, il 2 maggio 2013, di un detenuto straniero, per il quale era stata disposta l’osservazione psichiatrica e che, nelle more della relativa esecuzione ingiustificatamente ritardata, si toglieva la vita”.

Mi sembra che, quanto affermato dal Presidente Vicario della Corte di Appello di Catanzaro, smentisca nella maniera più categorica le dichiarazioni rilasciate alla stampa dal Referente della Sanità Penitenziaria dell’Asp di Catanzaro. Altro che “particolare attenzione dell’Azienda Sanitaria di Catanzaro per la medicina penitenziaria, per il bisogno di salute dei detenuti, espressi o inespressi”!

Venendo poi al caso di Alessio Ricco ebbene evidenziare che dal 9 di agosto è stato visitato dallo specialista reumatologo il 10 ottobre (dopo 63 giorni) che ha chiesto di rivedere il paziente dopo 20 giorni previa sospensione dei cortisonici somministrati ed effettuazione di ulteriori accertamenti diagnostici (esami di laboratorio e radiologici). Tali accertamenti sono stati effettuati, rispettivamente il 31 ottobre ed il 16 novembre ed in data 4 dicembre (dopo altri 55 giorni) il Ricco è stato inviato nuovamente in visita dal reumatologo ma senza la documentazione sanitaria per cui, prima di diagnosticare la patologia e quindi la terapia da svolgere, veniva richiesto alla Direzione del Carcere di visionarla.

Dal 4 dicembre al 19 gennaio (sono passati altri 47 giorni) questi documenti non sono stati consegnati allo Specialista Reumatologo. Soltanto il 20 gennaio, il giorno seguente la visita ispettiva, il Medico Penitenziario ha contattato telefonicamente lo Specialista dicendogli che, a breve, avrebbe ricevuto quanto richiesto affermando che “purtroppo per una serie di circostanze sfavorevoli (festività natalizie e successiva malattia di chi aveva il compito di recapitarle al reumatologo) non sono arrivate all’attenzione dello specialista causando un ritardo.”

In definitiva, Ricco ha dovuto attendere 165 giorni (circa 5 mesi), prima di veder diagnosticata e ricevere una cura efficace (al di la della somministrazione dei cortisonici e degli antinfiammatori) per l’artrite reumatoide, una malattia molto veloce che riduce pesantemente la qualità della vita di chi ne soffre provocando danni irreversibili. Non c’è dubbio che questo “ritardo” abbia contribuito a peggiorare le condizioni del Ricco perché una diagnosi tempestiva con una terapia farmacologica appropriata avrebbe contrastato la progressione della malattia che se non viene adeguatamente trattata ha esiti altamente invalidanti.

E, probabilmente, se non ci sarebbe stato il clamore sollevato da Pd e Radicali il detenuto Alessio Ricco ancora starebbe aspettando in cella che il “fattorino” recapitasse le sue radiografie allo Specialista in Reumatologia. A nulla sarebbe servito anche lo sciopero della fame ed il rifiuto della terapia praticato dal detenuto dal 15 al 18 gennaio posto che non è stato convocato e ascoltato da nessuno come dallo stesso riferito durante la visita ispettiva.

La Casa Circondariale di Catanzaro, a mio avviso, andrebbe immediatamente chiusa per le notorie criticità strutturali ed igienico sanitarie già ampiamente evidenziate che costituiscono per i detenuti un trattamento inumano e degradante severamente proibito dal diritto interno, comunitario ed internazionale, per il quale lo Stato Italiano è stato già pesantemente condannato dalla Corte per i Diritti dell’Uomo del Consiglio d’Europa.”

http://www.cn24tv.it – 28 Gennaio 2014

http://www.cn24tv.it/news/82377/caso-ricco-quintieri-radicali-replica-a-montuoro-dell-asp-di-catanzaro.html