I Penitenziari della Calabria sono troppo affollati, manca pure il Garante Regionale dei Detenuti


Può definirsi civile un Paese che non riesce a garantire condizioni umane e dignitosi a chi si trova in carcere per scontare una pena? Domanda retorica e anche un po’ banale, ma sempre attuale in riferimento all’Italia. Il sovraffollamento delle carceri è un problema irrisolto, ciclicamente portato alla ribalta, ma mai seriamente affrontato. Un trend negativo, che tocca da vicino anche la Calabria. Secondo gli ultimi dati diffusi dal dipartimento dell’amministrazione penitenziaria – datati 30 giugno 2019 -, nelle carceri calabresi sono ospitate 2.869 persone a fronte di una capienza di 2.734 posti. In buona sostanza, nei penitenziari sono presenti 135 persone in più rispetto agli standard previsti dalle leggi. Sulle dodici case circondariali presenti in Calabria solo due sono frequentate da meno detenuti rispetto alla capienza massima: si tratta del carcere di Palmi e di quello di Vibo Valentia. Tutti gli altri penitenziari presentano numeri superiori agli standard regolamentari. Le situazioni più critiche sono quelle che riguardano le strutture di Castrovillari, Cosenza, Locri, Reggio-Arghillà e Corigliano Rossano.

Quanto alla classificazione dei detenuti, va registrato che le donne presenti nei penitenziari calabresi sono 57, mentre gli stranieri 645 (prevalentemente rumeni, marocchini, ucraini, albanesi, tunisini e nigeriani). I detenuti presentano l’attuale posizioni giuridica: 498 in attesa di primo giudizio, 330 appellanti, 165 ricorrenti, 1 internato e 1.825 condannati definitivi, 23 dei quali ammessi alla semilibertà. Se non siamo davanti a una situazione d’emergenza – con episodi di insubordinazione in costante e preoccupante aumento – , poco ci manca.

Ma chi potrebbe difendere i diritti delle persone costrette a vivere dietro le sbarre? Una figura super partes è rappresentata dal garante dei detenuti. Peccato che in Calabria questa figura non esista. Già, perché nonostante una legge approvata nel gennaio 2018 che ne prevedeva l’istituzione, il Consiglio regionale non ha provveduto alla sua individuazione. Nei mesi scorsi sembrava che qualcosa stesse per sbloccarsi dopo la pubblicazione, da parte dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale, dei nomi degli idonei per ricoprire l’incarico. Tuttavia l’Aula di Palazzo Campanella non è ancora arrivata a una designazione. In caso di inadempienze è possibile che il presidente del Consiglio, Nicola Irto, decida di attivare i poteri sostitutivi che la legge gli riconosce e accelerare i tempi. In più di un’occasione lo stesso Irto ha ribadito l’importanza della nomina del garante: «Non una poltrona per la politica, ma una figura di altissimo profilo e particolarmente strategica per il nostro territorio». Ma oltre alle buone intenzioni, nulla. E non ha sortito effetti, almeno fino ad oggi, nemmeno la diffida scritta inviata sempre alla presidenza del Consiglio regionale da Emilio Quintieri, attivista dei Radicali e da anni studioso delle condizioni di chi vive e lavora nelle carceri calabresi. «Senza riscontri positivi – annuncia Quintieri – sarò costretto a portare la vicenda all’attenzione dell’autorità giudiziaria». Chissà che non si riveli decisivo l’appello lanciato nei giorni scorsi dal Garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma, che in visita in Calabria, ha sottolineato la necessità di procedere in maniera rapida all’individuazione del responsabile regionale dei diritti dei detenuti.

Antonio Ricchio

Gazzetta del Sud, 15/07/2019

Operazione della Polizia Penitenziaria: sequestrati 4 microcellulari all’interno del Carcere di Cosenza


Questa mattina una delegazione dei Radicali Italiani, autorizzata dal Vice Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia Lina Di Domenico, ha effettuato una visita alla Casa Circondariale di Cosenza. La delegazione visitante, guidata da Emilio Enzo Quintieri, ex Consigliere Nazionale di Radicali Italiani e candidato Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti della Calabria, è stata ricevuta dal Direttore dell’Istituto Maria Luisa Mendicino, dal Funzionario Responsabile dell’Area Giuridico Pedagogica Brunella Scarcello, dal Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria Ispettore Superiore Francesco Bufano e dal Coordinatore del Nucleo Traduzioni e Piantonamenti Ispettore Superiore Pasquale Picarelli. Quintieri era accompagnato dall’esponente radicale Valentina Anna Moretti e da alcuni Studenti di Giurisprudenza dell’Università della Calabria.

Nell’Istituto Penitenziario di Cosenza, a fronte di una capienza regolamentare di 218 posti, sono ristrette 247 persone detenute, 55 delle quali straniere, con le seguenti posizioni giuridiche : 49 giudicabili, 20 appellanti, 17 ricorrenti, 161 definitivi di cui 5 ergastolani (3 Media Sicurezza e 2 Alta Sicurezza); 151 appartengono al Circuito della Media Sicurezza e 93 a quello dell’Alta Sicurezza ed altri 3 sono sottoposti al regime della semilibertà.

Poiché durante la mattinata era in atto una importante operazione di Polizia Giudiziaria condotta dal personale di Polizia Penitenziaria, la visita non ha interessato tutti gli ambienti e gli spazi della Casa Circondariale. Infatti, gli uomini coordinati dall’Ispettore Superiore Bufano, a seguito di una attività investigativa, hanno sequestrato quattro micro cellulari, perfettamente funzionanti, nella disponibilità di alcuni detenuti del Circuito di Media Sicurezza. Gli Agenti Penitenziari, nel giro di poco tempo, sono riusciti ad intercettare gli apparecchi telefonici introdotti abusivamente nell’Istituto: uno era nascosto nella cavità anale di un detenuto, un’altro nelle parti intime, uno all’interno di una cartellina e l’altro all’interno di una presa della corrente. Tali telefonini, essendo molto piccoli e composti prevalentemente da materiale plastico, sono difficilmente rilevabili dai metal detector. Gli apparecchi rinvenuti sono stati sottoposti a sequestro e verranno messi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria competente per ulteriori indagini.

Complimenti al personale del Corpo di Polizia Penitenziaria, dice Quintieri, per l’operazione di Polizia Giudiziaria compiuta all’interno dell’Istituto di Cosenza, che ha permesso di rinvenire e sequestrare ben quattro telefonini, utilizzati dai detenuti per comunicare fraudolentemente con l’esterno. Nonostante la cronica carenza di organico e tra mille difficoltà la Polizia Penitenziaria di Cosenza continua ad assicurare un encomiabile servizio per il mantenimento della sicurezza interna ed esterna, contrastando ogni forma di illegalità, conclude l’ex Consigliere Nazionale dei Radicali Italiani.

Al termine della visita la Delegazione Radicale ha partecipato alla conferenza stampa – tenutasi presso i locali della Direzione dell’Istituto – per la sottoscrizione di un Protocollo di Intesa con l’Associazione Lotta contro i Tumori, che sarà attivo nelle Carceri di Cosenza e di Rossano.

Rossano, detenuto 36enne muore suicida. Si è impiccato questa mattina nel bagno della cella


Questa mattina, purtroppo, nella Casa di Reclusione di Rossano si è verificato un grave evento critico: un detenuto, con fine pena 2030, appartenente al Circuito Penitenziario della Media Sicurezza, si è suicidato impiccandosi nel bagno della cella, utilizzando la cintura del suo accappatoio. Si tratta di Arturo Saraceno, 36 anni, originario di Teana (Potenza), in carcere per l’omicidio della ex fidanzata, Debora Fuso, 25 anni, di Lonate Pozzolo (Varese), avvenuto il 17 maggio 2016, all’ora di pranzo, al culmine di una lite nella casa del 36enne, a Magnano (Milano). Lo rivela Emilio Enzo Quintieri, già Consigliere Nazionale dei Radicali Italiani e candidato Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti della Calabria che proprio questa mattina era presso la Casa di Reclusione di Rossano, accompagnato dall’esponente radicale Valentina Anna Moretti, per una riunione con la Direzione dell’Istituto.

Da quel che sono riuscito a sapere, il detenuto che si è tolto la vita, proveniva dalla Casa Circondariale di Busto Arsizio (Varese) e da pochi mesi era stato trasferito temporaneamente alla Casa di Reclusione di Rossano affinché potesse effettuare i colloqui con la sua famiglia. Era molto seguito dallo staff multidisciplinare dell’Istituto ma non aveva mai dato problemi di alcun genere. Questa mattina, intorno alle ore 9,00, ha atteso che il compagno di cella si recasse al cortile passeggio ed utilizzando la cintura del suo accappatoio, si è appeso alle sbarre della finestra del bagno della camera detentiva. Nonostante la scoperta immediata ed i primi soccorsi da parte del personale di Polizia Penitenziaria, quando è arrivata l’ambulanza, non c’è stato niente da fare. I Sanitari del 118 non hanno potuto fare altro che constatare il decesso del 36enne. Nella Casa di Reclusione di Rossano, conclude il radicale Quintieri, al momento, a fronte di una capienza di 263 posti, sono ristrette 305 persone, molte delle quali appartenenti al Circuito dell’Alta Sicurezza. Quest’anno, nelle Carceri italiane, sono morte 58 persone, 18 delle quali per suicidio mentre dal 2000 ad oggi ci sono stati 1.071 suicidi, per un totale di 2.942 decessi.

La storia di Antonio, giovane detenuto calabrese, da quasi analfabeta a forse ragioniere, anzi a forse diplomato


Mi scrive Antonio, giovane calabrese, di Crotone, detenuto nel Carcere di Rossano (che ho incontrato durante le mie visite), da quasi analfabeta a forse ragioniere, anzi a forse diplomato!
 
<<Egregio Dott. Quintieri, salve!
sono Antonio, le invio questa mia per farle sapere che sono detenuto dal 2008; fino al 2018 sono stato nel Carcere di Catanzaro Siano, nel quale ho conseguito la licenza media. Poi mi sono iscritto all’I.T.C. che ho frequentato per il 1° e il 2° anno di continuo e ho ottenuto la promozione al 3° ma poi mi hanno trasferito nella C.R. di Rossano dalla quale le sto scrivendo.
Vorrei che sapesse che nella C.R. di Rossano non ho la possibilità di continuare il percorso iniziato, I.T.C., perché, come ben sa, non c’è l’I.T.C. ma l’I.T.I.S. e in mancanza di alternative, mi sono iscritto nuovamente. Mi creda non lo faccio con piacere, ma solo per non buttare il tempo a non fare niente, anche perché a me piace sfruttare il tempo in modo istruttivo, ovviamente per quello che si può.
A tale proposito, vorrei che lei intervenisse in mio soccorso. L’aiuto che le chiedo è di essere trasferito in un carcere dove poter continuare a frequentare l’I.T.C., cosicché io possa continuare i miei studi interrotti per via del trasferimento. Vorrei che sapesse che all’I.T.C. studiavo con piacere e motivazione ed era troppo nei miei desideri diplomarmi ragioniere.
Ora concludo ringraziando tutto lo staff dei Radicali per il sostegno ed il coraggio che ci date giorno per giorno con le visite che ci fate in varie occasioni, per come vi battete per fare riconoscere i nostri diritti e per tutta la gentilezza che avete nei nostri confronti e nei confronti di tanta gente disperata e rinchiusa in posti oscuri come questi.
Con entusiasmo e commozione.
Antonio P. – detenuto C.R. Rossano>>
 
[Nei prossimi giorni scriverò al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia – Direzione Generale dei Detenuti e del Trattamento ed al suo Provveditorato Regionale della Calabria – Ufficio Detenuti e Trattamento, sia per conoscere le ragioni del trasferimento di Antonio da Catanzaro a Rossano, in considerazione del fatto che le disposizioni legislative e regolamentari vigenti in materia, prevedono che non possa esserci una regressione incolpevole del trattamento penitenziario e che i detenuti che sono impegnati in attività scolastiche, non debbano essere trasferiti, e sia per chiedere il suo trasferimento in altro Istituto Penitenziario del Distretto, nel rispetto del principio di territorialità della pena, in cui sia attivo l’I.T.C. affinché possa proseguire e completare il percorso di studio, anche perché a breve nella C.R. di Rossano, salvo eventuali cambiamenti, non potrà nemmeno più praticare l’I.T.I.S. perché soppresso. Qualora l’Amministrazione Penitenziaria non dovesse provvedere con sollecitudine al trasferimento, attiveremo reclamo giurisdizionale innanzi al Magistrato di Sorveglianza di Cosenza ex Art. 35 bis e 69 O.P.]

Chiuse le Scuole nelle Carceri di Paola, Cosenza, Castrovillari e Rossano. Radicali interrogano il Governo Conte


Martedì 28 maggio, una Delegazione di Radicali Italiani composta da Emilio Enzo Quintieri e Valentina Anna Moretti, ha visitato la Casa Circondariale di Castrovillari “Rosetta Sisca” unitamente ad alcuni Studenti di Giurisprudenza dell’Università della Calabria, accompagnati dal Prof. Mario Caterini, Associato di Diritto Penale.

La Delegazione, autorizzata all’ingresso nell’Istituto, dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, è stata accolta dal Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria, Sostituto Commissario Maurizio Petrassi e dal Responsabile dell’Area Trattamentale, Funzionario Giuridico Pedagogico Maria Pia Patrizia Barbaro.

Nell’ambito della visita, la Delegazione è venuta a conoscenza che l’Ufficio Scolastico Provinciale di Cosenza, aveva disposto la chiusura di tutte le Classi Scolastiche degli Istituti di Istruzione Superiore attivi all’interno dell’Istituto, nonostante proprio di recente, con enormi sacrifici, l’Amministrazione Penitenziaria, aveva investito per realizzare ed attrezzare un laboratorio-cucina nel Reparto Femminile per le detenute frequentanti l’Istituto Alberghiero.

Successivamente, al termine della visita, gli esponenti dei Radicali Italiani sono stati telefonicamente informati che la soppressione aveva interessato anche le altre sedi penitenziarie della Provincia di Cosenza (Rossano, Paola e Cosenza) e, per tale ragione, si sono immediatamente attivati per protestare contro tale scellerata decisione e chiederne la revoca immediata con una nota inviata ai vertici dell’Amministrazione Penitenziaria, centrale e periferica, all’Ufficio di Sorveglianza di Cosenza ed al Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti presso il Ministero della Giustizia.

Inoltre, l’ex Consigliere Nazionale dei Radicali Italiani Quintieri, candidato Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti della Calabria, ha chiesto all’Onorevole Alessandro Fusacchia, Deputato di Più Europa, di presentare subito una Interrogazione Parlamentare al Governo Conte.

Ebbene, qualche giorno dopo, giovedì 30 maggio, durante la 181^ seduta della Camera dei Deputati, l’On. Fusacchia, ha indirizzato una Interrogazione a risposta in Commissione ai Ministri della Giustizia On. Alfonso Bonafede e dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Prof. Marco Bussetti, evidenziando che la la reclusione priva i detenuti della propria libertà ma non dei diritti fondamentali, che sono previsti e garantiti sia dall’ordinamento penitenziario che dalla Costituzione della Repubblica. Infatti, secondo il Deputato di Più Europa, i detenuti, non perdono il loro status di cittadini e rimangono perciò titolari di alcuni diritti, tra cui quello all’istruzione, che, oltre ad essere un diritto costituzionale, rappresenta l’elemento principale del percorso rieducativo dei condannati e, per tale motivo, ha chiesto se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative intendano adottare, per quanto di competenza, affinché sia garantito il diritto allo studio ai detenuti ristretti negli istituti penitenziari di Castrovillari, Rossano di Calabria, Paola e Cosenza. Per la risposta al quesito contenuto nel predetto atto di Sindacato Ispettivo (Interrogazione n. 5/02198 del 30/05/2019) è stato delegato il Ministro della Giustizia On. Alfonso Bonafede.

Interrogazione a risposta in Commissione n. 5_02198 (clicca per leggere)

 

Carcere di Cosenza, dopo l’evasione del giovane detenuto straniero, i Radicali difendono gli Operatori Penitenziari


Ritengo doveroso intervenire per esprimere la mia solidarietà e vicinanza agli Operatori Penitenziari della Casa Circondariale di Cosenza ed in particolare modo al Direttore dell’Istituto Maria Luisa Mendicino ed al Comandante della Polizia Penitenziaria Commissario Capo Paolo Cugliari, a seguito dell’evasione di un giovane detenuto straniero, verificatasi domenica mattina e che ha determinato l’apertura di una indagine da parte della Procura della Repubblica di Cosenza per chiarire le dinamiche del grave evento critico ed accertare se vi siano state eventuali responsabilità attive od omissive. Lo sostiene Emilio Enzo Quintieri, già Consigliere Nazionale dei Radicali Italiani e candidato Garante Regionale dei Diritti delle persone detenute o private della libertà personale della Regione Calabria.

Com’è noto, domenica mattina, intorno alle ore 9:45, il detenuto Amadou Coulibally, cittadino del Mali, classe 1999, con fine pena il 20 maggio 2023, è improvvisamente evaso dalla Casa Circondariale di Cosenza, riuscendo ad eludere la sorveglianza, mentre stava fruendo dell’ora di permanenza all’aperto, nei cortili passeggio dell’Istituto. Coulibally era stato trasferito dalla Casa Circondariale di Catanzaro il 10 maggio 2019. Dopo l’immediato allarme dato dal Reparto di Polizia Penitenziaria di Cosenza, il Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria, reparto specializzato nella cattura degli evasi, ha subito pianificato gli interventi e coordinato le operazioni a cui hanno partecipato, 30 Poliziotti Penitenziari del Reparto di Cosenza e del Nucleo Investigativo Regionale di Catanzaro, tutte le altre Forze di Polizia presenti sul territorio. La cattura dell’evaso è stata rapida tant’è vero che, intorno alle 20:00, è stato rintracciato nel Centro Storico e, dopo una breve permanenza presso il vicino Comando Stazione Carabinieri di Cosenza Principale, subito tradotto in Istituto.

Qualcuno, in virtù di quanto accaduto, non ha perso l’occasione per muovere accuse immeritate agli Operatori Penitenziari, precisa il radicale Quintieri, ma in realtà – pur non conoscendo nel dettaglio la dinamica dell’evento – posso tranquillamente affermare che non hanno alcuna responsabilità, soprattutto perché eventuali inefficienze e carenze del sistema, non possono essere attribuite a chi dirige o lavora nell’Istituto. Infatti, la grave carenza di personale di Polizia Penitenziaria addetto alla custodia dei detenuti ed alla sicurezza dell’Istituto, è notoria: a fronte di una pianta organica che prevede 169 unità, ne sono presenti soltanto 142. Peraltro, il Reparto di Cosenza, ormai da tempo, è privo di un Comandante titolare in quanto il Commissario Capo Cugliari è un Funzionario in missione. Ed inoltre, il Direttore Mendicino, oltre alla Casa Circondariale di Cosenza in cui a fronte di una capienza di 218 posti sono ristretti 262 detenuti, dirige in missione anche la Casa di Reclusione di Rossano in cui allo stato sono ospitati 295 detenuti per una capienza di 263 posti.

L’Istituto Penitenziario di Cosenza è uno dei pochi, a livello nazionale, in cui da tanti anni, non si verificano gravi eventi critici, proprio per la grande professionalità, la straordinaria umanità e sensibilità di tutti gli Operatori Penitenziari, nonostante le obiettive difficoltà derivanti dalla carenza di risorse umane, finanziarie e strumentali.

Quali responsabilità dovrebbero avere gli Operatori Penitenziari ? L’allarme e le ricerche dell’evaso sono state immediate; non mi pare che vi siano stati ritardi – continua il candidato Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti – Coulibally, alla stregua di tutti gli altri ristretti, stava fruendo dell’ora di permanenza all’aperto. Non potevano certo prevedere quanto aveva intenzione di fare oppure negargli di recarsi nel cortile passeggio insieme agli altri. L’unico modo per evitare tali eventi critici è quello di tenere le persone sempre chiuse nelle loro camere e sorvegliate a vista ma non è il modello di esecuzione penitenziaria previsto dal Legislatore né è il trattamento che noi vogliamo che si pratichi negli Istituti.

Il Carcere di Cosenza è sempre stato gestito in maniera eccellente, prima dal Dirigente Penitenziario Filiberto Benevento, recentemente posto in quiescenza e, da pochi mesi, dal Direttore Maria Luisa Mendicino, ex Dirigente della Casa Circondariale di Castrovillari ove si è particolarmente distinta per aver completamente rivoluzionato in meglio tale Istituto, sotto il profilo strutturale, della sicurezza e del trattamento rieducativo.

Infine, quanto alla storia giudiziaria del detenuto, non corrisponde al vero il fatto che lo stesso sia stato condannato per “rissa e lesioni”, così come appare esagerato definire che sia responsabile di “tentato omicidio”, nonostante la condanna irrevocabile a 6 anni e 4 mesi, inflittagli all’esito del giudizio abbreviato dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Lagonegro e confermata dalla Prima Sezione Penale della Corte Suprema di Cassazione con sentenza n. 21403/2019 del 7 marzo e depositata solo il 16 maggio scorso. Infatti, il maliano Coulibally, pochi giorni dopo aver compiuto la maggiore età, venne arrestato il 21 gennaio 2017 nel Centro di Accoglienza “Il Gabbiano” di Sanza (Salerno) gestito dalla Caritas di Teggiano Policastro, per un diverbio avuto in ordine alla partita di calcio cui assistere: lui, tifosissimo della sua Nazionale, voleva vedere Mali-Ghana valevole per la Coppa d’Africa ed invece gli altri ospiti scelsero altro match del campionato spagnolo burlandolo per tutto l’incontro. Al termine della partita si recò improvvisamente nella sua camera e fece ritorno nella sala comune con una bottiglia di vetro infranta con la quale colpì alla gola Balde Fode, un suo coetaneo senegalese, che era la prima persona che gli si venne a trovare davanti e con la quale non aveva avuto nulla in precedenza. Quindi un semplice litigio tra due amici, compagni di stanza, sfociato in lesioni non gravi (la vittima è guarita nell’arco di venti giorni e non è mai stata in pericolo di vita), purtroppo qualificato come “tentato omicidio” solo in rapporto al mezzo utilizzato per colpire, con una pena eccessiva.

Oggi, a seguito di quanto accaduto, – conclude l’ex Consigliere Nazionale dei Radicali Italiani Emilio Enzo Quintieri – dovrà rispondere anche del delitto di evasione, con una ulteriore pena detentiva, ed oltre alla sanzione disciplinare ed alla perdita della liberazione anticipata, potrà essergli applicato anche il rigoroso regime di sorveglianza particolare previsto dall’Art. 14 bis dell’Ordinamento Penitenziario.

La pena dell’ergastolo è contro la Costituzione. Lectio Magistralis del Prof. Moccia nel Carcere di Rossano


Giovedì scorso, dalle ore 10,30 in poi, presso la Casa di Reclusione di Rossano guidata dal Direttore in missione Dott.ssa Maria Luisa Mendicino, si è tenuta la Lectio Magistralis del Prof. Sergio Moccia, Emerito di Diritto Penale dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, su “La pena come integrazione sociale: quale senso ha l’ergastolo ?”.

I lavori, moderati dal Prof. Mario Caterini, Associato di Diritto Penale dell’Università della Calabria, sono stati preceduti da una visita all’Istituto Penitenziario, insieme alla delegazione dei Radicali Italiani composta da Emilio Enzo Quintieri, Valentina Anna Moretti e Danilo Crusco, autorizzati dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia. La numerosa delegazione è stata accompagnata dal Vice Ispettore Damiano Cadicamo in forza al Reparto di Polizia Penitenziaria di Rossano, diretto dal Commissario Capo Dott.ssa Elisabetta Ciambriello.

Oltre al Prof. Moccia ed alla Dott.ssa Mendicino, sono intervenuti tanti altri relatori, tra cui la Prof.ssa Franca Garreffa, Aggregato di Sociologia Giuridica dell’Università della Calabria, la Prof.ssa Rossella Marzullo, Aggregato di Pedagogia Speciale dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, il Prof. Sabato Romano, Aggregato di Diritto Penale dell’Università della Calabria ed il Prof. Giuseppe Spadafora, Ordinario di Pedagogia Speciale dell’Università della Calabria. Non ha partecipato il Provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Calabria Dott. Massimo Parisi poichè, nei giorni precedenti, è stato nominato Direttore Generale del Personale e delle Risorse dell’Amministrazione Penitenziaria. In sua vece è intervenuta la Dott.ssa Giuseppina Irrera, Direttore dell’Ufficio Detenuti e Trattamento del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Calabria.

All’iniziativa, tra gli altri, erano presenti non solo gli Studenti di Giurisprudenza dell’Università della Calabria, tutti i rappresentanti delle Forze di Polizia presenti sul territorio (Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza), ma anche gli stessi detenuti, diversi dei quali condannati definitivamente alla pena dell’ergastolo e ristretti proprio nell’Istituto Penitenziario di Rossano. In rappresentanza dei detenuti sono intervenuti Francesco Argentieri e Marcello Ramirez.

Alla fine dell’evento, organizzato grazie alla collaborazione dei Funzionari Giuridico Pedagogici della Casa di Reclusione Simona Piazzetta, Simona Carone e Simona Gitto, l’Istituto Professionale Alberghiero “Ettore Majorana” di Rossano, ha offerto a tutti i convenuti, un ottimo e ricco aperitivo. Era presente ai lavori anche il Dirigente Scolastico Prof.ssa Pina De Martino.

Spesso si sente dire : in Italia non c’è certezza della pena o, peggio ancora, l’ergastolo non esiste, non lo sconta nessuno perché dopo pochi anni sono tutti fuori. Naturalmente chi scrive e dice queste cose è un grandissimo ignorante !

Per alcune categorie di persone e, segnatamente, per gli ergastolani, soprattutto quelli ostativi, la pena è assolutamente certa e si conclude esclusivamente con la loro morte.

Oggi in Italia vi sono 1.748 condannati definitivi alla pena dell‘ergastolo, 109 dei quali sono stranieri. Sulla loro posizione giuridica è scritto : “FINE PENA:MAI” oppure un fine pena impossibile, tradotto nel linguaggio informatico penitenziario, con : “99/99/9999”.

Tra i 1.748 ergastolani, 1.200 sono ostativi, poiché condannati per uno dei delitti ricompresi nell’Art. 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario. Questi detenuti, molti dei quali reclusi da 30, 40 e 50 anni, non usciranno mai, nemmeno per un ora, se non collaboreranno utilmente con la Giustizia o se la loro dichiarazione non verrà dichiarata inesigibile. A loro è precluso ope legis qualunque beneficio premiale o misura alternativa alla detenzione inframuraria ivi compresa la liberazione condizionale.

Una volta, prima del 1991/1992, tutti gli ergastolani, dopo 26 anni di pena espiata, se ravveduti, potevano ottenere la liberazione condizionale; venivano sottoposti alla misura di sicurezza della libertà vigilata per 5 anni decorsi positivamente i quali la pena veniva dichiarata estinta, ottenendo nuovamente la libertà.

Poco prima dell’approvazione dell’Art. 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario, i condannati all’ergastolo erano solo 341 (1991). Da quel momento, iniziarono ad aumentare sempre di più : 360 (1992), 380 (1993), 396 (1994), 501 (1997), 683 (1999), poi 868 (2001), 990 (2002), 1068 (2003), 1161 (2004), 1224 (2005), 1237 (2006), 1357 (2007), 1408 (2008), 1461 (2009), 1512 (2010) e poi ancora 1584 (2014), 1633 (2015), 1687 (2016), 1735 (2017) fino ad arrivare a 1748 (2018).

Se il fine della pena è la fine della pena, può essere considerata legittima una pena senza fine !?

Emilio Enzo Quintieri

già Consigliere Nazionale Radicali Italiani