Radicali e Unical in visita al Carcere di Paola. Chiesta l’istituzione del Garante dei Detenuti


Nella giornata odierna, una Delegazione di Radicali Italiani con quindici Studenti del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università della Calabria accompagnati dal Prof. Mario Caterini e dal Prof. Sabato Romano, entrambi Docenti di Diritto Penale, hanno fatto ingresso nella Casa Circondariale di Paola, ove sono stati ricevuti dal Direttore dell’Istituto Dott.ssa Caterina Arrotta, dal Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria, Commissario Capo Dott.ssa Maria Molinaro e dall’Ispettore Capo Ercole Vanzillotta, Coordinatore della Sorveglianza Generale dell’Istituto.

Per i Radicali Italiani era presente Emilio Enzo Quintieri, membro del Comitato Nazionale e Valentina Anna Moretti, che unitamente al personale dell’Amministrazione Penitenziaria ha accompagnato la Delegazione visitante in tutto lo stabilimento detentivo.

Nel Carcere di Paola, al momento della visita, a fronte di una capienza di 182 posti, erano ristrette 173 persone, 79 delle quali straniere, con le seguenti posizioni giuridiche: 10 giudicabili, 13 appellanti, 21 ricorrenti e 129 definitivi tra cui 5 ergastolani. Tra i detenuti 82 sono quelli che lavorano alle dirette dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria per lavori intramurari, 1 lavorante secondo quanto previsto dall’Art. 21 dell’Ordinamento Penitenziario, 18 sono i tossicodipendenti seguiti dal Servizio per le Tossicodipendenze dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza, 1 sieropositivo, 40 con problematiche psichiatriche, 1 disabile motorio e 6 affetti da epatite C. Non vi sono, invece, detenuti affetti da altre malattie infettive come la scabbia o la tubercolosi. Quanto agli “eventi critici” nel corso del 2017 si sono verificati 13 atti di autolesionismo e 2 tentati suicidi, fortunatamente sventati grazie al tempestivo intervento del personale di Polizia Penitenziaria.

La Delegazione, autorizzata dal Vice Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Dott. Marco Del Gaudio, ha visitato tutti gli ambienti dell’Istituto, dagli Uffici alle Sezioni detentive, non riscontrando alcuna grave criticità, esprimendo un giudizio positivo sia per quanto concerne il trattamento riservato ai detenuti che per quanto attiene la gestione della struttura da parte della Direzione. Gli unici problemi rilevati e che sono stati oggetto di lamentele da parte della popolazione detenuta sono la carenza del personale della professionalità giuridico pedagogica (al momento prestano servizio soltanto 2 Educatori, di cui 1 anche a tempo parziale, a fronte di una pianta organica di 6 unità) ed il mancato riscaldamento degli spazi detentivi a causa di un guasto alle caldaie, per quest’ultimo comunque l’Amministrazione si è attivata e sono in corso i lavori per la sistemazione.

Debbo denunciare per l’ennesima volta – afferma il capo della delegazione Quintieri – che, nonostante le ripetute rassicurazioni fornitemi dai vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, non è stato ancora avviato il modello operativo della sorveglianza dinamica, nemmeno nella Prima Sezione detentiva, individuata dai Tecnici del Provveditorato Regionale per la Calabria per divenire a “custodia aperta”. Mi si continua a ripetere che debbono essere realizzati dei lavori di adeguamento e che per l’esecuzione degli stessi non sono state elargite le necessarie risorse economiche da parte degli Uffici Superiori. E’ più di un anno che sto insistendo per far rivedere l’organizzazione custodiale dell’Istituto di Paola e di tanti altri calabresi. Mentre in tutta Italia, già da tempo, anche i detenuti del Circuito dell’Alta Sicurezza sono a “custodia aperta” qui in Calabria si continua a praticare la tradizionale “custodia chiusa”, anche per i detenuti comuni ed a basso indice di pericolosità. Proprio all’esito dell’ultima visita fatta la vigilia di Ferragosto ho inteso sollecitare l’Amministrazione Penitenziaria chiedendo di conoscere entro quali tempi la “custodia aperta” possa trovare concreta attuazione nella Sezione individuata nel Carcere di Paola e, se eventualmente, nel prossimo futuro, tale iniziativa possa essere estesa anche ad altre Sezioni dell’Istituto.

Colgo l’occasione, conclude l’esponente nazionale dei Radicali Italiani, per chiedere al Sindaco, alla Giunta ed al Consiglio Comunale di Paola, di istituire con urgenza il Garante dei Diritti dei Detenuti della Città di Paola così come hanno fatto tantissimi altri Comuni d’Italia sedi di Istituti Penitenziari.

Paola, Radicali e Studenti Unical visitano l’Istituto Penitenziario. Martedì visita al Carcere di Rossano


Questa mattina una Delegazione composta da Radicali Italiani e Studenti del Corso di Diritto Penale dell’Università della Calabria, ha fatto visita alla Casa Circondariale di Paola.

La Delegazione, che è stata autorizzata dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, è stata ricevuta dal Direttore dell’Istituto Caterina Arrotta, dal Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria, Commissario Maria Molinaro e dagli Ispettori Capo Attilio Lo Bianco ed Ercole Vanzillotta, sottufficiali in forza al Reparto di Paola.

Per i Radicali Italiani c’erano Emilio Enzo Quintieri e Valentina Anna Moretti mentre gli Studenti dell’Unical erano accompagnati dal Prof. Mario Caterini, Docente di Diritto Penale, che ha fortemente voluto far conoscere la realtà carceraria degli Istituti esistenti nella Provincia di Cosenza.

Nel Carcere di Paola, al momento della visita, erano presenti 196 detenuti, 91 dei quali stranieri, a fronte di una capienza di 182 posti (14 in esubero), con le seguenti posizioni giuridiche: 15 giudicabili, 16 appellanti, 17 ricorrenti e 148 definitivi di cui 5 ergastolani. 2 detenuti si trovavano in permesso premio ex Art. 30 ter O.P. concesso dal Magistrato di Sorveglianza Paola Lucente ed 1 detenuto lavora in Art. 21 O.P. 82 sono le persone detenute alle dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria, un numero abbastanza elevato rispetto alle altre Carceri calabresi.

Tra la popolazione ristretta vi sono 24 tossicodipendenti, di cui 5 in terapia metadonica, 40 con patologie psichiatriche e 1 con disabilità motorie. Nel corso del 2017 si sono verificati 2 tentati suicidi, 5 atti di autolesionismo e 3 aggressioni nei confronti del personale di Polizia Penitenziaria.

La Delegazione ha visitato tutto lo stabilimento penitenziario, dagli Uffici, ai locali in comune, alle sale colloquio, agli spazi esterni, alle camere di pernottamento, intrattenendo anche colloqui diretti con i detenuti e gli Operatori per rendersi conto delle condizioni di vita detentiva e chiedere notizie sulla conduzione e gestione dell’Istituto. Sono stati visitati tutti e 5 i Reparti detentivi (2 Sezioni Circondariali e 3 Sezioni di Reclusione) nonché il Padiglione a custodia attenuata, separato dal resto dell’Istituto, in cui sono presenti 34 detenuti rispetto ad una capienza di 48 posti, con un trattamento differenziato rispetto al resto della popolazione detenuta.

Come al solito abbiamo trovato un clima abbastanza sereno, commenta il radicale Quintieri, e questo ci fa molto piacere. A Paola, così come in tanti altri posti, il personale penitenziario opera con molta professionalità e tantissima umanità, cercando di fare il possibile nonostante la cronica carenza di organico. A seguito delle nostre continue sollecitazioni ai vertici dell’Amministrazione Penitenziaria centrale e periferica, conclude l’esponente radicale, si sta procedendo ad una revisione dell’organizzazione custodiale dell’Istituto, per passare dal modello operativo tradizionale della custodia chiusa a quello moderno che prevede la custodia aperta, c.d. “sorveglianza dinamica”. Manterremo alta la vigilanza affinché, al più presto, si concludano le procedure per l’attivazione della sorveglianza dinamica in maniera tale da adeguarsi al resto degli altri penitenziari d’Italia.

Martedì 23 dalle ore 9,30 in poi, una delegazione di Radicali Italiani e dell’Università della Calabria, farà visita anche alla Casa di Reclusione di Rossano.

Quintieri (Radicali): “Più che la lettera di un detenuto sembra quella del Direttore”


Emilio Quintieri - RadicaliGentile Direttore de “La Provincia di Cosenza”, ho letto con molta attenzione la stupefacente lettera pubblicata, in data odierna, su “La Provincia di Cosenza” asseritamente redatta da tale R.M., detenuto ristretto presso la Casa Circondariale di Paola in riferimento al decesso del detenuto marocchino Youssef Mouhcine ed essendo stato chiamato più volte in causa ritengo doveroso replicare anche per chiarire alcuni atti, pensieri ed affermazioni attribuitimi che non corrispondono al vero.

Il detenuto, che asserisce di avermi conosciuto personalmente ai tempi della mia detenzione presso l’Istituto Penitenziario di Paola, di stimarmi ed ammirarmi per le mie battaglie civili – riconducibili a suo avviso anche all’insofferenza che ho sempre mostrato verso le regole dell’organizzazione carceraria ritenendole obsolete ed inutili e di essere anche un simpatizzante del Movimento dei Radicali, racconta di essersi “meravigliato di come una vera e propria disgrazia sia stata travisata, quasi come se volesse essere strumentalizzata a fini politici o propagandistici facendo leva persino sul dolore dei familiari della vittima”.

Non le nascondo che, la lettera, più che essere quella di un detenuto mi sembra quella del Direttore del Carcere o del suo difensore.

E’ la prima volta in assoluto che un detenuto si prende la briga di scrivere una nota pubblica per difendere l’operato del Corpo di Polizia Penitenziaria e della Direzione, violando quello che prevedono le “leggi non scritte” che i carcerati sono tenuti ad osservare rigorosamente.

Inoltre, da anni, ricevo ogni giorno decine di lettere di detenuti ma mai sino ad ora mi era capitato di leggere qualcosa di simile; una lettera perfetta, senza errori, con un lessico impeccabile, che forse nemmeno io sarei capace di fare nonostante abbia un pochino di esperienza e sia un laureando in Giurisprudenza !

Venendo alla lettera del detenuto (o del Direttore?) desidero precisare che in nessun mio intervento sono state formulate accuse nei confronti del personale di Polizia Penitenziaria che conosco benissimo e che, quasi sempre, all’esito di numerose visite ispettive effettuate con i membri del Parlamento o con varie Delegazioni Radicali, ho avuto modo di elogiare pubblicamente, ricevendo per questo motivo “attacchi” dai detenuti e dai loro familiari e da altri che, a loro dire, si occupano di carcere e carcerati.

Peraltro, anche quando si è verificato il decesso del detenuto Maurilio Pio Morabito, non ho mai rivolto accuse nei confronti della Polizia Penitenziaria, contrariamente ai familiari del detenuto con i quali, in più occasioni, ho avuto qualche “discussione” perché accusavano i Poliziotti della morte del loro congiunto.

Non sono stato io a dire che Mouhcine fosse “vittima di maltrattamenti” perché non avevo alcun elemento per poterlo affermare. Così come non sono stato io a dire che lo stesso era isolato, in cella liscia, costretto a dormire per terra sul pavimento o che gli veniva impedito di telefonare alla famiglia.

Sono “circostanze” che mi sono state riferite, oralmente e per iscritto, dai congiunti del Mouhcine e che ho ritenuto di esternare pubblicamente affinché venissero fatte delle verifiche, senza colpevolizzare nessuno.

In altri casi, quando ne ho avuto contezza, ho provveduto a denunciare tali fatti senza problemi, come ad esempio la indecente “cella liscia” in cui era allocato da giorni Morabito senza nemmeno la “sorveglianza a vista”, prassi illegale ancora seguita a Paola ed in altri stabilimenti penitenziari. Per cui, ad esser priva di fondamento, è soltanto la “difesa d’ufficio” accuratamente sostenuta del sedicente detenuto !

Leggo, inoltre, che in alcune parti della lettera, il detenuto parla al plurale scrivendo “noi detenuti” ma posso affermare, con tranquillizzante certezza e senza paura di essere smentito, che la stragrande maggioranza dei detenuti ristretti nel Carcere di Paola, non la pensa allo stesso modo di questo grande “scienziato”.

Proprio ieri, ho ricevuto l’ennesima lettera di un detenuto L.D. che si lamenta delle condizioni di detenzione e del trattamento offerto nella Casa Circondariale di Paola riferendo, tra le altre cose, che “la Direttrice non ti riceve mai” chiedendo di sapere “se in Calabria il diritto penitenziario è diverso” e che conclude “spero che il Dap mi rispedisce al Nord perché questo Carcere è un Carcere fantasma”.

Sia nel caso di Morabito che nel caso di Mouhcine ho mosso delle contestazioni ben precise nei confronti della locale Amministrazione Penitenziaria individuando quello che, a mio avviso, costituisce violazione alle disposizioni dell’Ordinamento Penitenziario, del Regolamento di Esecuzione, delle direttive emanate dal Dipartimento e delle altre norme vigenti in materia e criticando la gestione e la conduzione dell’Istituto, diritto che per fortuna è riconosciuto e garantito dalla Costituzione della Repubblica.

Nel chiederle, dunque, di voler pubblicare questa mia “replica” con risalto analogo a quello riservato al brano giornalistico cui la rettifica si riferisce, la ringrazio anticipatamente per la sua disponibilità.

Cosenza 22 Novembre 2016

Emilio Enzo Quintieri (Radicali Italiani)

Stupefacente lettera di un detenuto di Paola “Youssef Mouhcine non si è suicidato”


LCasa Circondariale di Paolaa morte di Youssef Mouchine, avvenuta nella notte tra il 23 e il 24 ottobre nel carcere di Paola continua a tenere banco e ad alimentare polemiche. Alla redazione de La Provincia di Cosenza è stata recapitata una lettera da parte di un detenuto che, per ovvie ragioni ha deciso di mantenere l’anonimato, nella quale smentisce categoricamente la possibilità che Youssef si sia sucidato “amava la vita ed era felicissimo, perché a giorni sarebbe tornato libero” ma scagiona anche il personale del carcere che “svolge il proprio lavoro con umanità”.

Quindi, ricapitoliamo, Youssef non si è suicidato, non è stato “vittima di maltrattamenti e non è morto per cause naturali. Allora che cosa è successo, la notte tra il 23 e il 24 ottobre? A dare la risposta è sempre il detenuto: “Forse proprio per “festeggiare” la sua imminente liberazione, ha pensato di “sballarsi” un po’ inalando del gas dal fornellino che noi detenuti abbiamo in dotazione nella cella, inconsapevole che avrebbe trovato la morte nel sonno”.

Ma veniamo alla lettera, scritta da R.M. “Premetto che sono un detenuto dellastessa casa circondariale e che ho conosciuto personalmente Emilio Quintieriai tempi della sua detenzione presso questo stesso carcere; è una persona che stimo e che ammiro per le sue battaglie civili (riconducibili, a mio avviso, anche all’insofferenza che ha sempre mostrato verso le regole dell’organizzazione carceraria ritenute da lui obsolete ed inutili) e sono anche un simpatizzante del movimento dei Radicali che si è sempre battuto per ladifesa dei diritti dei detenuti. Proprio perché conosco l’onestà intellettuale di questo partito e dei suoi esponenti, in primis del compianto Marco Pannella, nel leggere l’articolo apparso sul vostro giornale, mi sono meravigliato di come una vera e propria disgrazia sia stata travisata, quasi come se volesse essere strumentalizzata a fini politici o propagandistici facendo leva persino sul dolore dei familiari della vittima.

Personalmente ho conosciuto bene Youssef, con cui spesso ho avuto modo di parlare; svolgendo la stessa mansione lavorativa all’interno del carcere eravamo diventati amici e per l’affetto che mi legava a lui, sarei stato io il primo a chiedere che venisse fatta chiarezza se avessi avuto il benché minimo sospetto sulle circostanze della sua morte. Dopo aver letto l’articolo posso sostenere che le affermazioni che stigmatizzano pesantemente l’operato della locale Polizia Penitenziaria e mettono in cattiva luce l’operato di tutta l’Amministrazione, siano dal mio punto di vista totalmente prive di fondamento.

Da detenuto vorrei spezzare una lancia a favore della Direzione, degli agenti e di tutta l’Amministrazione di Polizia Penitenziaria del carcere di Paola, che svolgono il loro lavoro con senso di umanità e solidarietà soprattutto nei confronti dei detenuti più deboli e fragili. Posso affermare, dopo dieci anni di detenzione in varie carceri italiane, che da quando sono arrivato in questa struttura ho trovato uno “sguardo” diverso, un calore umano nei confronti di chi vive dietro le sbarre; tutti gli operatori mi hanno teso la loro mano nei momenti più difficili della mia vita carceraria, mi hanno sostenuto in ogni modo e mi hanno accompagnato nel mio percorso interiore aiutandomi a trovare un nuovo equilibrio.

Come dicevo sopra, conoscevo bene Youssef e so per certo che non era sua intenzione suicidarsi, è vero; era, al contrario, felicissimo perché tra breve sarebbe tornato in libertà. E’ proprio per questo, e conoscendo l’ambiente di questo carcere che sicuramente non istiga nessuno al suicidio anzi prende tutte le misure possibili per evitare che i detenuti compiano gesti estremi, che penso che la sua morte sia stata solo una tragica fatalità. Forse proprio per “festeggiare” la sua imminente liberazione, ha pensato di “sballarsi” un po’ inalando del gas dal fornellino che noi detenuti abbiamo in dotazione nella cella, inconsapevole che avrebbe trovato la morte nel sonno. Il ritrovamento del suo corpo ormai privo di vita, ha gettato nello sconforto non solo noi detenuti, ma anche gli agenti perché ogni vita persa qui dentro è una sconfitta anche per chi vi lavora. Personalmente non ritengo giusto, ogni volta che si verificano disgrazie, puntare dall’esterno il dito contro chi, qui dentro, in realtà ci tutela; solo noi che ci viviamo vediamo con i nostri occhi quanto tutti si adoperino per la nostra sicurezza ed incolumità. Alla cronaca balzano solo gli episodi tragici, le morti che si verificano in carcere, ma non si conoscono nemmeno tutti i tentativi di suicidi sventati grazie alla prontezza ed alla competenza degli agenti che spesso per salvare uno di noi mettono in gioco la loro stessa vita.

Non mi sembra giusto inveire contro il personale carcerario e credo che sia doveroso da parte di tutti avere rispetto per il dolore dei familiari e per la memoria del povero Youssef. Tutti noi che viviamo in questo carcere, oggi siamo legati da un unico sentimento: il dolore ed il rammarico che sia potuta accadere una disgrazia del genere e ci stringiamo idealmente nel ricordo di un ragazzo di trent’anni che amava la vita e che voleva correre verso la felicità, senza sapere che avrebbe trovato la morte”.

Per capire le cause che hanno portato alla morte di Yousef dovremo attendere i risultati dell’esame autoptico.

Francesca Piffi

La Provincia di Cosenza 22/11/2016

Detenuti morti nella Casa Circondariale di Paola, Sinistra Italiana interroga il Governo


Sen. De Cristofaro e De PetrisCome avevo garantito il Governo Renzi è stato ufficialmente informato con un atto di sindacato ispettivo di quanto incredibilmente accaduto nel Carcere di Paola. Lo afferma Emilio Enzo Quintieri, già membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e capo della delegazione visitante gli Istituti Penitenziari della Calabria. Nella giornata di ieri, durante la 725 seduta del Senato della Repubblica, l’On. Peppe De Cristofaro (Sinistra Italiana), Vice Presidente della Commissione Affari Esteri, membro della Commissione Straordinaria per la tutela dei Diritti Umani e della Commissione Bicamerale Antimafia, ha presentato una Interrogazione a risposta scritta (la n. 4-06659 del 16/11/2016) ai Ministri della Giustizia On. Andrea Orlando e degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale On. Paolo Gentiloni. L’atto di sindacato ispettivo è stato sottoscritto anche dall’On. Loredana De Petris, Presidente del Gruppo Misto e Capogruppo di Sinistra Italiana a Palazzo Madama.

I Senatori della Repubblica, premesso quanto riferitogli dall’esponente radicale Quintieri circa le strane morti avvenute recentemente nella Casa Circondariale di Paola – una delle quali già oggetto di Interrogazione Parlamentare al Ministro della Giustizia da parte dell’On. Enza Bruno Bossio, Deputato del Partito Democratico – ed il comportamento tenuto dalla Direzione dell’Istituto Penitenziario, hanno chiesto di sapere se e di quali informazioni dispongano i Ministri interrogati, ognuno per la parte di propria competenza, circa i fatti relativi al decesso di Youssef Mouhcine, il 31enne marocchino, deceduto nella notte tra il 23 ed il 24 ottobre a pochi giorni dalla sua scarcerazione nonché del decesso di Maurilio Pio Morabito, il 46enne calabrese, deceduto nella notte tra il 28 ed il 29 aprile scorso, sempre nell’imminenza del fine pena.

Inoltre sono stati posti i seguenti quesiti a cui il Governo dovrà rispondere per iscritto : “1) quali siano le cause che hanno cagionato il decesso del detenuto ed in particolare che cosa sia emerso dagli accertamenti autoptici disposti dall’Autorità Giudiziaria competente; 2) se risulti con quale modalità, nella notte tra il 23 ed il 24 ottobre 2016, giorno in cui è morto il detenuto Youssef Mouhcine, fosse garantita la sorveglianza all’interno dell’Istituto e se al momento del decesso fosse presente il Medico Penitenziario; 3) per quali motivi i familiari di Mouhcine non siano stati tempestivamente avvisati dell’avvenuto decesso da parte della Direzione dell’Istituto di Paola come prevede la normativa vigente in materia e se, con riferimento a tale omissione, non ritenga opportuno adottare gli opportuni provvedimenti disciplinari nei confronti del Direttore; 4) per quali motivi la Direzione dell’Istituto abbia provveduto, a cura e spese dell’Amministrazione, alla sepoltura del detenuto straniero presso il Cimitero di Paola, pur essendo a conoscenza che la famiglia voleva restituita la salma per il funerale e se, con riferimento a tale abuso, non ritenga opportuno adottare gli opportuni provvedimenti disciplinari nei confronti del Direttore; 5) per quali ragioni la Direzione dell’Istituto non abbia evaso con la dovuta tempestività la richiesta del Consolato Generale del Regno del Marocco di Palermo e se, anche con riferimento a tale omissione, non ritenga opportuno adottare gli opportuni provvedimenti disciplinari nei confronti del Direttore ; 6) se nella Casa Circondariale di Paola, alla data odierna, vengano ancora utilizzate “celle lisce” così come recentemente accertato da una visita effettuata da una delegazione di Radicali Italiani”.

casa-circondariale-di-paola-2Nella Casa Circondariale di Paola, secondo quanto scrivono i Senatori di Sinistra Italiana De Cristofaro e De Petris nella loro Interrogazione, alla data del 31 ottobre 2016, a fronte di una capienza regolamentare di 182 posti, vi erano ristretti 218 detenuti (36 in esubero), 84 dei quali stranieri. Nell’Istituto, come più volte denunciato dai Radicali Italiani all’esito di alcune visite effettuate, non vi sono mediatori culturali nonostante la rilevante presenza di stranieri. E’ stato precisato, altresì, che la famiglia di Mouhcine, quale parte offesa, ha ritenuto di nominare un difensore di fiducia, Avvocato Manuela Gasparri del Foro di Paola, affinché venga fatta piena luce sulla morte del proprio congiunto, non credendo alla versione del suicidio fornita dall’Amministrazione Penitenziaria. Da inizio dell’anno sono 93 le persone detenute che sono decedute negli Istituti Penitenziari della Repubblica, 33 delle quali per suicidio.

Infine, il radicale Quintieri ha reso noto che, nei giorni scorsi, un funzionario del Ministero degli Affari Esteri del Regno del Marocco, ha contattato la famiglia Mouhcine alla quale, oltre a porgergli le condoglianze, ha garantito di essere intervenuto, anche per il tramite del proprio Consolato Generale di Palermo, presso il Governo Italiano per avere esaustive delucidazioni in ordine a quanto accaduto.

Sulla questione oltre ai Radicali Italiani sono intervenuti l’Associazione Alone Cosenza Onlus, il Dipartimento Politiche dell’Immigrazione della Cgil di Cosenza, la Comunità Marocchina di Cosenza ed il Movimento Diritti Civili.

Altra Interrogazione a risposta scritta (la n. 4-06655 del 16/11/2016) indirizzata al Governo Italiano è stata presentata dai Senatori Francesco Molinari, Ivana Simeoni, Serenella Fucksia e Giuseppe Vacciano. Hanno chiesto di sapere se e di quali informazioni dispongano i Ministri interrogati (Giustizia e Affari Esteri) in ordine ai fatti rappresentati, anche con riferimento ai casi specifici segnalati, e se questi corrispondano al vero e se non si ritenga, indipendentemente dall’attività investigativa condotta dall’Autorità Giudiziaria, qualora non sia stato già fatto nell’immediatezza dei fatti, di avviare una indagine interna, al fine di chiarire l’esatta dinamica del decesso del detenuto, per appurare se nei confronti dello stesso siano state predisposte tutte le misure di sorveglianza in termini di custodia in carcere e tutela sanitaria e se vi siano responsabilità di tipo penale o disciplinare attribuibili al personale che aveva in cura e custodia il detenuto.

Interrogazione a risposta scritta ai Ministri della Giustizia e degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale dei Sen. De Cristofaro e De Petris (clicca per leggere)

Interrogazione a risposta scritta ai Ministri della Giustizia e degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale dei Sen. Molinari, Simeoni, Fucksia e Vacciano (clicca per leggere)

Detenuto muore in Carcere a Paola. Notizia tenuta nascosta, Radicali protestano col Dap


 

Casa Circondariale di PaolaUn giovane detenuto, di nazionalità straniera, con problemi di tossicodipendenza ed al quale restava da espiare circa un mese di reclusione, nei giorni scorsi, è stato trovato morto all’interno della sua cella nella Casa Circondariale di Paola. Al momento non è dato capire se si tratti di un suicidio oppure di un incidente visto che l’evento critico sarebbe stato causato dalla inalazione del gas della bomboletta, del tipo consentito di cui i detenuti sono in legittimo possesso per riscaldare cibi e bevande. Pare, inoltre, che la Procura della Repubblica di Paola abbia disposto l’esame autoptico per accertare le cause del decesso. Lo dichiara Emilio Enzo Quintieri, esponente dei Radicali Italiani ed attivista per i diritti dei detenuti. Non ci sono notizie ufficiali e nessuno ha diffuso la notizia del tragico evento ma nonostante tutto, tramite i nostri informatori, siamo riusciti a venirne a conoscenza. E non è la prima volta che accade che si cerchi di nascondere decessi o altri “eventi critici” nella Casa Circondariale di Paola. Infatti ci sono stati altri gravi atti autolesivi anche con tentativi di suicidio nonché casi di aggressione al personale dell’Amministrazione Penitenziaria che non sono state rivelate all’esterno, contrariamente a quanto avviene in altri Penitenziari.

Viene ripetutamente violato – prosegue l’esponente radicale – un provvedimento del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del 18/10/2011, trasmesso con Circolare n. 397498 del 21/10/2011, col quale si stabilisce che “Per garantire una trasparente e corretta informazione dei fenomeni inseriti nell’applicativo degli “eventi critici” le principali notizie d’interesse saranno, inoltre trasmesse al Direttore dell’Ufficio Stampa e Relazioni Esterne per le attività di informazione e comunicazione agli organi di stampa e la eventuale diffusione mediante i canali di comunicazione di cui dispone il Dap (rivista istituzionale, newsletter, siti istituzionali).” Non è più tollerabile che venga nascosto quanto avviene all’interno degli Istituti Penitenziari. Ho sentito l’Ufficio Stampa e Relazioni Esterne del Dap e non sapevano nulla. Ho sentito anche la Sala Situazioni dell’Ufficio per l’Attività Ispettiva e per il Controllo ma mi hanno detto che, telefonicamente, non davano queste notizie, pretendendo una formale richiesta scritta alla quale, per il momento, non è stata data risposta. Nemmeno all’Osservatorio Permanente per le Morti in Carcere sapevano nulla. L’ultimo decesso inserito nell’elenco riguarda il suicidio del detenuto El Magharpil Said, 47 anni, avvenuto il 22 ottobre scorso nella Casa di Reclusione di Padova. Senza il decesso verificatosi a Paola, continua Quintieri, nelle Carceri italiane in questi mesi del 2016 sono morte 81 persone detenute, 29 delle quali per suicidio, mentre dal 2000 ad oggi sono 2.575 i detenuti “morti di carcere”, 917 dei quali si sono tolti la vita. Una strage che non fa notizia e che non interessa a nessuno !

A protestare e chiedere spiegazioni in ordine al decesso del detenuto straniero anche Shyama Bokkory, Presidente dell’Associazione Alone Cosenza Onlus che si occupa della tutela dei diritti degli stranieri, già Mediatrice interculturale e linguistica presso la Casa Circondariale di Paola, attività di volontariato stranamente fatta cessare dal Direttore Caterina Arrotta perché non vi erano più stranieri quando invece il Carcere di Paola è uno dei pochi in cui la presenza dei detenuti extracomunitari è particolarmente rilevante (83 su 210). La Bokkory ha scritto al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ed al Provveditorato Regionale della Calabria nonché all’Ufficio di Sorveglianza presso il Tribunale di Cosenza.

Nelle ultime visite dei Radicali al Carcere di Paola, tenutesi il 16 luglio ed il 24 settembre, era stata riscontrata e denunciata alle Autorità competenti, tra le altre cose, l’assenza del Mediatore culturale per gli stranieri, la mancata attivazione nell’Istituto della “sorveglianza dinamica”, la carenza degli Educatori ed il mancato accesso e visita del Provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria.

Nei giorni scorsi, il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo con nota Prot. n. 346188 del 20/10/2016, in risposta alla relazione inviatagli dai Radicali all’esito della visita presso la Casa Circondariale di Paola, ha trasmesso la direttiva impartita alle articolazioni competenti con la quale ha chiesto di relazionare in merito alle criticità rilevate durante la visita e agli interventi all’uopo adottati.

La direttiva del Capo Dipartimento Prot. n. 346169 del 20/10/2016 è stata inviata alla Direzione Generale del Personale e delle Risorse del Dap, al Provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per la Calabria di Catanzaro ed al Direttore della Casa Circondariale di Paola.

Consolo ha chiesto che gli vengano riferite notizie riguardo al “perdurare dell’assenza del “mediatore culturale”, nonostante all’esito della precedente visita del 16/7/2016 la Direzione dell’Istituto de quo avesse dato rassicurazione circa l’adozione di apposite iniziative, anche mediante le associazioni e gli enti presenti sul territorio tirreno, al fine di individuare una idonea figura professionale; avvio delle opportune verifiche volte a favorire l’eventuale applicazione del modello operativo della c.d. “sorveglianza dinamica”, anche tramite il ricorso, con progetti specifici, ai finanziamenti della Cassa delle Ammende; carenza di personale appartenente alla qualifica professionale di Funzionario giuridico pedagogico, atteso che si asserisce che risultino in servizio solo n. 2 educatori, a fronte di una previsione organica di n. 6 unità totali (con conseguente opportunità di mobilità intra-distrettuale o inter-distrettuale finalizzata ad una progressiva soluzione della problematica) e sugli asseriti mancati accessi e ispezioni da parte del Provveditore, sia nell’Istituto di Paola che in altri Penitenziari calabresi”.

Carcere di Paola, visita dei Radicali. Ritorna il problema del sovraffollamento


Delegazione CC Paola 16 luglio 2016Nei giorni scorsi, la Casa Circondariale di Paola in Provincia di Cosenza, è stata oggetto di una visita da parte di una Delegazione autorizzata dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, guidata da Emilio Enzo Quintieri, già membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani. Della delegazione facevano parte anche Valentina Moretti, esponente di Radicali Italiani, Shyama Bokkory, Presidente dell’Associazione Alone Cosenza Onlus e Mediatore Culturale, Manuel Pisani e l’Avvocato Natalia Branda del Foro di Paola. La delegazione visitante, stante l’assenza del Direttore Caterina Arrotta e del Comandante di Reparto Maria Molinaro, è stata accolta ed accompagnata dagli Ispettori del Reparto di Polizia Penitenziaria Ercole Vanzillotta ed Attilio Lo Bianco.

Nella Casa Circondariale di Paola, al momento della visita, erano presenti 195 detenuti (dei quali 129 italiani e 66 stranieri), a fronte di una capienza regolamentare di 182 posti (13 in esubero), aventi le seguenti posizioni giuridiche : 145 condannati definitivi, 50 giudicabili (10 imputati, 18 appellanti e 22 ricorrenti). Per quanto riguarda le ulteriori “posizioni” dei detenuti è stato riscontrato che erano presenti : 29 tossicodipendenti, 45 con patologie psichiatriche (a questi vanno aggiunti altri 16 detenuti, appena trasferiti dalla CC. di Catanzaro insieme ad altri 3 detenuti) ed 1 con problemi di disabilità motoria; 18 sono, invece, quelli che lavorano ex Art. 21 O.P., 17 dei quali all’interno ed 1 all’esterno dell’Istituto; 1 detenuto era sottoposto, all’interno della sua camera, al regime di sorveglianza particolare ex Art. 14 bis O.P. Nell’occasione, 3 detenuti, si trovavano in permesso premio ex Art. 30 ter O.P. fuori dall’Istituto.

Le condizioni generali dell’Istituto sono apparse, come al solito, sostanzialmente buone (anche) dal punto di vista igienico – sanitario. A tal proposito, la Delegazione, è venuta a conoscenza che proprio nelle scorse settimane, l’A.S.P. di Cosenza, ha effettuato la visita ispettiva semestrale ex Art. 11 c. 12 O.P. Questa volta, a differenza delle altre occasioni, la Delegazione, ha visitato anche il locale cucina – adibito alla preparazione del vitto della popolazione detenuta – recentemente ristrutturato, abbastanza grande e spazioso e dotato di attrezzature moderne, trovandolo ordinato e abbastanza pulito. Stessa cosa, dicasi, per gli altri locali destinati ad attività trattamentali (teatro, laboratori informatici, aule scolastiche, etc.). E’ stato riscontrato che sono in corso i lavori di rifacimento della Palestra e dei relativi servizi igienici, locali che a breve saranno accessibili e fruibili dalla popolazione detenuta, migliorando e valorizzando la vita detentiva. La delegazione ha preso atto che, finalmente, dopo tanto tempo, è stata dissequestrata dal Tribunale di Paola la lavanderia dell’Istituto. Erano stati proprio i Radicali, nel corso delle visite precedenti, a denunciare il mantenimento del vincolo giudiziario sul locale, senza alcuna motivazione visto che i lavori prescritti dall’Autorità Giudiziaria erano stati regolarmente effettuati. Per il momento, la lavanderia, non sarà utilizzabile poiché i macchinari, non essendo stati per lungo tempo utilizzati, abbisognano di essere rimessi in funzione.

Relativamente al lavoro penitenziario, la Delegazione, è venuta a conoscenza che, proprio di recente, l’Amministrazione Penitenziaria, ha ridotto il fondo mercedi costringendo la Casa Circondariale di Paola a ridurre le ore lavorative dei detenuti da 4 a 3 (fatta eccezione per i lavoranti alla M.O.F. Manutenzione Ordinaria Fabbricati). Tale situazione, non consente ai lavoranti nemmeno di ottenere una retribuzione dignitosa per poter soddisfare le proprie esigenze personali fondamentali, specie per coloro che non hanno famiglia e/o per gli stranieri, creando ulteriori problematiche nell’Istituto. Pertanto, la Delegazione, ha invitato l’Amministrazione Penitenziaria a rivedere la propria determinazione sulle mercedi, auspicando che il relativo fondo venga aumentato o quantomeno ripristinato anche in virtù del fatto che presso detto Istituto non vi sono altre opportunità lavorative se non quelle alle dipendenze dell’Amministrazione.

Casa Circondariale 1Nel corso dell’ispezione, numerosi sono stati i detenuti che hanno lamentato, per l’ennesima volta, di non essere adeguatamente curati ed assistiti dal Servizio Sanitario Penitenziario. La Delegazione ha riscontrato che ci sono detenuti che attendono, da oltre 6 mesi, di essere trasferiti in una struttura sanitaria esterna per visite oncologiche o neurochirurgiche o per interventi chirurgici anche abbastanza delicati. Alcuni detenuti hanno già rappresentato tali problemi al Magistrato di Sorveglianza di Cosenza Paola Lucente che ritenendo inaccettabili e non giustificati tali ritardi, ha provveduto a sollecitare le Autorità Sanitarie competenti affinché vengano soddisfatte le legittime richieste dei detenuti. Ulteriori lamentele provenienti dai detenuti hanno riguardato l’impossibilità di vedere la televisione nelle celle, il guasto dei surgelatori in alcuni Reparti detentivi e che l’Istituto di Paola, contrariamente ad altri, non disponga di freezer per raffreddare le bevande consentite, specie durante la stagione estiva, per rendere meno afflittiva la detenzione.

Denunciata, altresì, l’inattuazione della “sorveglianza dinamica” che costringe i detenuti a restare per molte ore della giornata all’interno delle proprie camere di pernottamento. Nella Casa Circondariale di Paola, infatti, con esclusione del Reparto a custodia attenuata, ci sono solo le “celle aperte” per 8 ore al giorno ma non la “sorveglianza dinamica” che prevede un tipo di regime custodiale “aperto” e non “chiuso”. La Delegazione, ritiene che gli spazi per la socialità esistenti nei Reparti, siano insufficienti e non accessibili a tutti e che, invece, attuando la “sorveglianza dinamica”, potrebbero essere utilizzati i grandi e spaziosi corridoi dei Reparti detentivi, senza alcun problema per l’ordine e la sicurezza dell’Istituto. In modo particolare, i Radicali, hanno proposto che la “sorveglianza dinamica” venga praticata anche solo nelle Sezioni adibite a “Reclusione” (3° e 5° Reparto) visto che all’interno delle stesse vi sono condannati di “lieve pericolosità” e con regolare condotta intramurale, lasciando immutata la situazione nelle Sezioni adibite a “Circondariale” (1°, 2° e 4° Reparto).

Infine, gli stranieri, hanno chiesto il ripristino del servizio di mediazione culturale, precedentemente assicurato dall’Associazione Alone Cosenza Onlus tramite propri volontari; istanza che la Delegazione ritiene giusto fare propria e sostenere con forza. I Radicali, preso atto del sovraffollamento dell’Istituto, determinato anche con il recentissimo trasferimento di 19 detenuti dalla Casa Circondariale di Catanzaro disposto dal Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Calabria, ha chiesto che vengano bloccati ulteriori trasferimenti di detenuti e che, diversamente, la popolazione detenuta venga ridotta fino alla capienza regolamentare.

Tutto quanto emerso nell’ambito della visita ispettiva è stato dettagliatamente relazionato al Capo ed al Vice Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria presso il Ministero della Giustizia, Santi Consolo e Massimo De Pascalis, al Provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria di Catanzaro Salvatore Acerra, al Direttore della Casa Circondariale di Paola Caterina Arrotta, al Magistrato di Sorveglianza di Cosenza Paola Lucente ed all’Ufficio del Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti presso il Ministero della Giustizia presieduto da Mauro Palma.