Corigliano Rossano, i Radicali ringraziano i Consiglieri per la proposta di istituzione del Garante dei Diritti dei Detenuti


Sono grato ai Consiglieri Comunali Francesco Madeo, Rosellina Madeo, Gino Promenzio e Aldo Zagarese, per essere stati sensibili ed aver ufficialmente presentato la proposta di istituzione del Garante dei Diritti delle persone detenute o private della libertà personale della Città di Corigliano Rossano, nel cui territorio ha sede uno degli Istituti Penitenziari più importanti della Regione Calabria. Nel contempo auspico che il Sindaco Flavio Stasi e l’Assessore Roberta Novellis, a cui mi sono rivolto più volte in questi mesi, sostengano la proposta in modo tale che si giunga, nel più breve tempo possibile, alla istituzione dell’Autorità Garante. Lo dichiara Emilio Enzo Quintieri, già Consigliere Nazionale di Radicali Italiani, esperto di diritto penitenziario e promotore della Legge Regionale che nel 2018 ha istituito anche in Calabria il Garante Regionale dei Diritti delle persone detenute o private della libertà personale. Nella giornata di ieri, infatti, i Consiglieri Comunali, hanno depositato la proposta ufficiale al Presidente della Commissione Affari Generali Domenico Rotondo, al Presidente del Consiglio Marinella Grillo ed al Sindaco Flavio Stasi.

Attualmente, nella Casa di Reclusione di Rossano, a fronte di una capienza di 263 posti, sono presenti 293 detenuti (indice di affollamento del 111%), 53 dei quali stranieri (prevalentemente albanesi, marocchini, rumeni, tunisini ed ucraini), con le seguenti posizioni giuridiche: 6 giudicabili, 4 appellanti, 15 ricorrenti e 268 definitivi di cui 38 ergastolani. La maggior parte dei detenuti (204 su 293) appartiene al Circuito dell’Alta Sicurezza (tra questi anche 18 detenuti imputati o condannati per terrorismo internazionale di matrice islamica) mentre 89 sono quelli che appartengono al Circuito della Media Sicurezza. All’interno dell’Istituto, diretto dal Direttore Reggente Maria Luisa Mendicino, lavorano 65 detenuti alle dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria mentre altri 5 lavorano alle dipendenze di datori di lavoro esterni (4 con la Ditta Pirri di Bisignano che gestisce il laboratorio di ceramica ed 1 con la Ditta Santoro di Corigliano Rossano che gestisce il laboratorio di falegnameria industriale). Altri detenuti (3) sono stati recentemente assunti ed impegnati nella riattivazione delle Serre presenti nell’Istituto. Quanto ai lavori di pubblica utilità, al momento, vi è solo un detenuto che lavora gratuitamente presso il Canile Municipale ed a breve anche tale attività sarà potenziata. Infatti è in corso una interlocuzione con il Comune, per impegnare altri 6 detenuti sul territorio, 4 da utilizzare per la manutenzione del verde pubblico ed altri 2 nella gestione del Canile Municipale.

E’ stato attivato il Polo Universitario Penitenziario che conta già numerosi iscritti all’Università della Calabria e, per quanto riguarda l’istruzione superiore, sono attivi tre primi periodi didattici, un secondo periodo didattico ed un terzo periodo didattico di cui un primo periodo didattico per l’indirizzo professionale alberghiero (di nuova istituzione) e due primi, un secondo ed un terzo periodo didattico per l’indirizzo tecnico di meccanica e meccatronica. Nell’ultima visita, prosegue l’ex Consigliere Nazionale dei Radicali Italiani, ho accertato che sono state effettivamente soppresse la I, II, III e IV classe dell’Itis per la Media Sicurezza nonostante contavano 55 iscritti e, per tale ragione, ho sollecitato le Autorità competenti ad attivare almeno un secondo periodo per tale indirizzo scolastico.

Ma non è tutto rose e fiori perché vi sono anche delle gravi criticità nell’Istituto. Infatti rispetto ad una pianta organica di 153 unità di Polizia Penitenziaria, il Comandante del Reparto Commissario Coordinatore Elisabetta Ciambriello, può contare solo su 126 unità tra uomini e donne. Tale carenza, oltre a tutti i disagi per il personale costretto ad estenuanti turni lavorativi, si ripercuote negativamente anche sui detenuti perché molte attività senza la vigilanza del personale non si possono svolgere. Ulteriori carenze vi sono nell’organico degli amministrativi e degli educatori. Anche sotto il profilo sanitario la situazione non è delle migliori, soprattutto per la presenza sempre più numerosa di soggetti con problematiche psichiatriche, alcuni dei quali anche con gravi patologie, difficilmente gestibili nella sede penitenziaria di Corigliano Rossano, sia perché non è attrezzata dal punto di vista strutturale e sia perché gli specialisti psichiatri sono insufficienti.

Per queste ed altre ragioni, conclude l’esponente radicale, l’istituzione del Garante dei Diritti delle persone detenute o private della libertà personale nella Città di Corigliano Rossano è assolutamente importante e necessario.

Rossano, Quintieri (Radicali): Il Corpo di Polizia Penitenziaria va subito rafforzato


Carcere di RossanoNei giorni scorsi, una delegazione dei Radicali guidata da Emilio Enzo Quintieri, già membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, ha effettuato una visita ispettiva alla Casa di Reclusione di Rossano, grazie all’autorizzazione concessa dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia.

La delegazione, della quale facevano parte anche Valentina Anna Moretti ed Ercole Blasi Nevone, stante l’assenza del Direttore Giuseppe Carrà e del Comandante di Reparto, Commissario Elisabetta Ciambriello, è stata ricevuta ed accompagnata dal Sovrintendente Damiano Cadicamo, sottufficiale della Polizia Penitenziaria, nella circostanza addetto al coordinamento della Sorveglianza Generale dell’Istituto.

La delegazione, che ha visitato tutti i Padiglioni detentivi di Alta e Media Sicurezza nonché il Reparto di Isolamento, ha accertato che nella struttura erano presenti 216 detenuti (157 italiani e 59 stranieri) a fronte di una capienza regolamentare di 215 posti (1 in esubero) con le seguenti posizioni giuridiche : 204 condannati definitivi e 12 giudicabili (7 imputati, 3 appellanti e 2 ricorrenti). 129 sono i ristretti appartenenti al Circuito dell’Alta Sicurezza (120 al Sottocircuito As3 criminalità organizzata e 9 al Sottocircuito As2 terrorismo internazionale di matrice islamica) e 75 quelli appartenenti al Circuito della Media Sicurezza. Tra di essi vi sono 26 condannati all’ergastolo dei quali 23 appartengono all’Alta Sicurezza e quindi “ostativi” e 3 alla Media Sicurezza.

Per quanto riguarda le ulteriori “posizioni” della popolazione detenuta, i Radicali, hanno riscontrato la presenza di 18 tossicodipendenti e di 4 “lavoranti” in Art. 21 o.p. all’interno dell’Istituto. Nell’occasione 1 detenuto si trovava in permesso premio fuori dall’Istituto, beneficio accordatogli dal Magistrato di Sorveglianza di Cosenza Silvana Ferriero. 2 detenuti, invece, provenienti da altri Istituti Penitenziari del Nord Italia, si trovano nel Reparto di Isolamento, poiché sottoposti al regime di sorveglianza particolare previsto dall’Art. 14 bis o.p. Con riferimento a questi 2 detenuti, entrambi di nazionalità straniera, la Delegazione ha preso atto che, tra le altre cose, è stato loro proibito di vedere persino la televisione e quindi di tenersi informati, rimuovendo il televisore dalle rispettive camere di pernottamento. Secondo i Radicali, esperti di questioni carcerarie, l’Ordinamento (Art. 14 quater o.p.) prevede che le restrizioni previste dal regime di sorveglianza particolare debbono essere “strettamente necessarie per il mantenimento dell’ordine e della sicurezza”. Non si comprende quali siano i motivi che giustifichino la rimozione dalle camere detentive del televisore, afferma il capodelegazione Quintieri, posto che tale apparecchio non può assolutamente ritenersi, nel caso specifico, funzionale al mantenimento dell’ordine e della sicurezza intramoenia per cui la sua rimozione è ingiustificata, inutilmente afflittiva ed illegittima non essendo “strettamente necessaria” allo scopo previsto dalla legge. Con la rimozione del televisore viene anche impedito ai detenuti di potersi avvalere dei mezzi di informazione, negandogli un diritto umano fondamentale costituzionalmente protetto dall’Art. 21 della Costituzione oltre che dall’Art. 18 comma 6 della Legge Penitenziaria.

Per tali motivi, la Delegazione, con una nota inviata anche all’Amministrazione Penitenziaria ed al Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti, ha sollecitato l’intervento “d’ufficio” del Magistrato di Sorveglianza di Cosenza (poiché i detenuti non hanno presentato alcun reclamo) per valutare la legittimità del decreto disposto dall’Amministrazione Penitenziaria ed in particolare modo della restrizione segnalata, adottando i provvedimenti conseguenti qualora condivida che la rimozione del televisore sia “contra legem”. Nell’Istituto, da qualche mese, proprio grazie ai Radicali, opera un Mediatore Culturale dell’Associazione Alone Cosenza Onlus che si occupa gratuitamente dell’integrazione interculturale e linguistica dei detenuti stranieri. Infine, la delegazione Radicale, ha lamentato la grave carenza del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria nel Carcere di Rossano; nell’ambito della visita, infatti, erano presenti solo 11 unità di Polizia Penitenziaria fino alle 20 (2 delle quali in servizio dalle 8 del mattino ed 1 richiamato nonostante fosse in congedo per fare il Preposto) e che, successivamente, si sarebbero ulteriormente ridotte a 8 unità (dalle 20 alle 24) e poi ancora, nel turno notturno, a 7 unità dalle 24 alle 8 del mattino seguente.

Il personale di Polizia Penitenziaria di Rossano, la maggior parte del quale ha una età superiore ai 50 anni, non può continuare a svolgere servizio in queste condizioni, anche perché la carenza di organico (mancherebbero oltre 30 unità), limiterà notevolmente la realizzazione delle molteplici attività trattamentali programmate dall’Istituto, con tutte le gravi conseguenze che ne deriveranno nella gestione e nel trattamento della popolazione ivi reclusa.

Pertanto, la delegazione dei Radicali, ha sollecitato l’Amministrazione Penitenziaria, centrale e periferica, di voler intervenire tempestivamente per potenziare l’organico del personale di Polizia Penitenziaria presso la Casa di Reclusione di Rossano, ricorrendo anche ad eventuali distacchi da altri Istituti, al fine di eliminare disagi e stress per il personale operante e, contestualmente, al fine di consentire l’effettivo e concreto svolgimento di tutte le attività trattamentali programmate dall’Istituto di Rossano.

Dell’esito della visita ispettiva condotta dai Radicali, con una dettagliata relazione, sono stati informati il Capo ed il Vice Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo e Massimo De Pascalis, il Provveditore Regionale della Calabria Salvatore Acerra, il Direttore della Casa di Reclusione di Rossano Giuseppe Carrà, il Magistrato di Sorveglianza di Cosenza Silvana Ferriero ed il Garante Nazionale per i Diritti dei Detenuti Mauro Palma.

Rossano, i Radicali difendono l’On. Bruno Bossio dalle accuse dei Cinque Stelle


Bruno-Bossio-e-Guccione-visita-carcere-RossanoDopo aver letto le farneticanti, vergognose e sorprendenti dichiarazioni degli “Amici di Beppe Grillo, Rossano in Movimento” nei confronti dell’On. Enza Bruno Bossio, Deputato del Partito Democratico e membro della Commissione Bicamerale Antimafia, per quanto riguarda la sua attività di Sindacato Ispettivo Parlamentare effettuata, tra l’altro, in perfetta sinergia con il Partito Radicale (unica Forza Politica che si occupa da decenni del “Pianeta Carceri”) e che ha interessato anche la Casa di Reclusione di Rossano (Cosenza), non posso esimermi dal fare alcune, doverose, precisazioni a seguito della lectio magistralis di diritto penitenziario fatta dagli sconosciuti grillini e ripresa anche dagli organi di stampa.

Relativamente al fatto che “in quella particolare ala del Carcere di Rossano vengono rinchiuse determinate tipologie di soggetti che danno segni di elevata irrequietezza ovvero che vengono monitorati costantemente dallo Psichiatra della Casa di detenzione in attesa di un eventuale trasferimento nelle apposite strutture” evidenzio che, tale trattamento riservato ai detenuti ristretti nell’Istituto di Rossano, è contrario alla Costituzione ed alla Legge Penitenziaria. Infatti, nel Reparto di Isolamento (attualmente in fase di ristrutturazione dopo l’attività ispettiva dell’On. Bruno Bossio), possono essere “rinchiuse” soltanto quelle persone nei casi tassativi stabiliti dal legislatore (Art. 33 O.P.). Non vi è alcuna disposizione di legge che consentiva alla Direzione della Casa di Reclusione di Rossano di allocare i detenuti che davano “segni di elevata irrequietezza” o per essere “monitorati costantemente dallo Psichiatra” all’interno di quel Reparto. Anzi, vi è di più. Proprio per rafforzare l’eccezionalità della disciplina, il legislatore, ha stabilito il divieto per l’Amministrazione Penitenziaria, di utilizzare sezioni o reparti di isolamento per casi diversi da quelli previsti dalla Legge. (Art. 73 c. 8 Reg. Es. O.P.). Principi poi richiamati anche dalla Circolare Dipartimentale n. 500422 del 02/05/2011. L’isolamento del detenuto rappresenta una situazione del tutto eccezionale in quanto idoena ad incidere negativamente sul diritto alla salute ed al benessere individuale della persona e poiché, di norma, il detenuto, deve vivere insieme agli altri perché la vita in comune è un elemento basilare del trattamento penitenziario. Il Medico può prescrivere l’isolamento per ragioni sanitarie e, più precisamente, solo in caso di malattia contagiosa, da eseguirsi in appositi locali dell’infermeria o in un reparto clinico (Art. 73 c. 1 Reg. Es. O.P.). A tal proposito, sono già numerosi, i Medici (ed altri dipendenti dell’Amministrazione Penitenziaria) condannati dall’Autorità Giudiziaria competente, per omicidio colposo proprio per aver cagionato il suicidio di detenuti, specie quelli con disturbi psichiatrici conclamati, mettendoli in isolamento, misura prevista in casi eccezionali e tassativamente elencati, in violazione dell’Ordinamento e del Regolamento di Esecuzione Penitenziaria.

Quanto, invece, alle “celle” di questa “particolare ala del Carcere”, ribadisco la illegittimità del collocamento dei detenuti nelle “celle lisce” cioè prive dell’arredo ministeriale poiché, anche durante l’esecuzione dell’isolamento, i detenuti debbono essere alloggiati in camere ordinarie pur se il loro comportamento sia tale da arrecare disturbo o da costituire pregiudizio per l’ordine e la disciplina. (Art. 73 c. 2 Reg. Es. O.P.). Anche per questa particolare “prassi generalizzata” sono già state diverse le sentenze di condanna pronunciate nei confronti del personale dipendente dell’Amministrazione Penitenziaria. Le sanzioni disciplinari, infatti, devo essere “eseguite nel rispetto della personalità” (Art. 38 c. 4 O.P.) in ossequio al principio costituzionale di cui all’Art. 27 c. 3 secondo cui le pene devono essere conformi ad umanità. E “rinchiudere” delle persone in cella, senza vestiti, senza alcun mobilio o suppellettile non può considerarsi sicuramente rispettoso della dignità umana !

Per quanto riguarda tutto il resto delle critiche rivolte dagli “Amici di Beppe Grillo di Rossano” all’On. Bruno Bossio, le stesse, sono destituite di fondamento e, pertanto, vanno rispedite al mittente o, piuttosto, indirizzate ai propri rappresentanti in Parlamento che mai, sino ad ora, si sono seriamente occupati delle problematiche penitenziarie. Nell’Interrogazione Parlamentare nr. 5-03339 del 16/09/2014 presentata dalla Deputata democratica ai Ministri della Giustizia, della Salute e del Lavoro e delle Politiche Sociali non vi sono assolutamente riportate “mezze verità” come invece sostenuto dai “grillini”. E’ stato espressamente sollecitato il Governo ad attivarsi, con urgenza, sia per incrementare l’organico della Polizia Penitenziaria e degli Educatori in modo da migliorare le condizioni lavorative del personale e rendere lo stesso adeguato alle esigenze della popolazione detenuta e sia per aumentare l’organico degli esperti psicologi o, comunque, assicurare l’incremento delle ore di lavoro di quelli attualmente assegnati per migliorare l’efficacia degli interventi trattamentali nei confronti dei detenuti. Infine, è stato chiesto ai Ministri, se non ritengano di implementare l’attività trattamentale dei detenuti, sia essa di studio e/o di formazione e lavoro, di avviare immediatamente un corso di formazione professionale affinchè i detenuti possano lavorare in cucina e, se non ritengano opportuno intervenire con urgenza, per riavviare il laboratorio di falegnameria denominato “Dedalo” di cui è dotato l’Istituto in modo da ampliare i posti di lavoro intramurario. L’On. Bruno Bossio non si è mai adoperata per favorire l’allontanamento del Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria. Il trasferimento del Vice Commissario Elisabetta Ciambriello è stato disposto dall’Ufficio del Personale del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria perche, evidentemente, ve ne erano i presupposti.

Venendo al “piano carceri razionale e degno di tal nome, come quello proposto dal M5S alla Camera”, bene ha fatto l’On. Bruno Bossio (e, contestualmente, il Parlamento ed il Governo) a non sostenerlo, poiché si trattava di un autentica accozzaglia di dati scollegati tra loro, anche non aggiornati, che non risolveva assolutamente la questione di prepotente urgenza, sempre più prepotentemente urgente, delle Carceri italiane, pluricondannate dalla giurisdizione europea. Francamente non capisco come si faccia ancora a parlare di “piano carceri” poiché si trattava di tre misere paginette accompagnate da una sola nota, con dati non aggiornati, risalenti addirittura al 2010. Il “piano carceri” dei grillini, all’epoca dei fatti, venne sonoramente bocciato da tutti, persino dalle Organizzazioni Sindacali della Polizia Penitenziaria.

Gli “Amici di Beppe Grillo di Rossano” quindi, a mio avviso, avrebbero fatto bene a continuare a tacere invece di improvvisarsi “professori” su qualcosa come la “comunità penitenziaria” che non conoscono e che ignorano completamente.

Emilio Enzo Quintieri

Rossano : situazione migliorata dopo ispezione a sorpresa dell’On. Enza Bruno Bossio


Bruno-Bossio-e-Guccione-visita-carcere-RossanoIl direttore del penitenziario rossanese dichiara di attendere con serenità l’esito dell’ispezione. Intanto ieri mattina la deputata Enza Bruno Bossio ed il consigliere regionale Carlo Guccione si sono recati nel carcere di Rossano per un’altra visita ispettiva dopo quella “a sorpresa” effettuata dalla deputata lo scorso 9 agosto.

I due hanno dichiarato di avere trovato una situazione “sostanzialmente migliore” rispetto a quanto riscontrato nella visita precedente. In quella occasione l’on. Enza Bruno Bossio aveva trovato alcuni detenuti della sezione isolamento praticamente nudi in celle completamente vuote e in mezzo ai loro escrementi.

“Questa mattina – afferma Enza Bruno Bossio – abbiamo potuto constatare che nelle celle sono stati sistemati gli arredi ed i detenuti sembravano in buone condizioni. Resta da spiegare come sia stato possibile che delle persone possano essere tenute in condizioni tanto inumane, soprattutto se si considera che uno di loro era in condizioni psichiche gravi tali da far temere atti autolesionistici e non si sia provveduto al suo piantonamento come di solito si fa in questi casi piuttosto che lasciarlo da solo nudo in una cella vuota”.

“Si tratta di una questione assai seria – ha proseguito Bruno Bossio – ancor più alla luce della entrata in vigore del dl 92/2014 che stabilisce misure compensative per quei detenuti che subiscono un trattamento disumano”. Il dl 92/2014, oltre a sancire sconti di pena o risarcimenti per i detenuti che hanno subito trattamenti contrari all’art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, prevede anche un aumento degli organici della magistratura di sorveglianza e della polizia penitenziaria.

Visitato il reparto di alta sicurezza i due hanno avuto modo di parlare con i reclusi, i quali hanno rappresentato diverse problematiche che vanno dalle difficoltà di ricevere regolarmente la posta, di poter lavorare e svolgere attività alternative, di potere comunicare con i propri congiunti, di poter ricevere visite specialistiche, l’insufficienza del servizio di assistenza sociale, ecc.

Carlo Guccione ha affermato che “i detenuti ci hanno detto che l’infermeria del carcere svolge il proprio ruolo in maniera sostanzialmente efficiente, anche se abbiamo dovuto riscontrare che un detenuto non autosufficiente era praticamente affidato al sostegno volontario dei suoi compagni di cella. Alcuni di loro ci hanno anche rappresentato la circostanza che negli istituti del centro-nord le condizioni di vita siano decisamente migliori. In generale, anche a Rossano, dobbiamo quindi rilevare le carenze di personale di custodia, di assistenza sanitaria, sociale e culturale e di sovraffollamento che si riscontrano in altri istituti di pena”.

I due esponenti democratici si sono impegnati a farsi carico delle problematiche che sono state loro sottoposte e di tornare a far visita alla struttura nelle prossime settimane. Entrambi hanno infine affermato “come sia ormai improcrastinabile la nomina in Calabria di un garante per i detenuti, figura già istituita in diverse altre regioni”. Il garante avrebbe “la funzione di recepire le istanze ed i bisogni dei detenuti e di svolgere una efficace opera di mediazione con la magistratura di sorveglianza e contribuire quindi a migliorare le condizioni di vita all’interno delle carceri calabresi. Un risultato che anche le più frequenti visite ispettive da parte di deputati ed esponenti delle istituzioni non potrebbero certamente ottenere”.

http://www.quicosenza.it, 23 agosto 2014

Gonnella (Antigone) : Come nuovo Capo dell’Amministrazione Penitenziaria servirebbe un “Brubaker”


Carceri1Pare che 29 agosto il Governo nominerà il nuovo capo dell’amministrazione penitenziaria. Ci piacerebbe che abbia il coraggio di non essere solo un funzionario pubblico come Robert Redford nel famoso film.

Pare che 29 agosto il Governo nominerà il nuovo capo dell’amministrazione penitenziaria nota ai più come Dap. Non è una nomina di secondo piano. Nelle sue mani vi è il destino di circa 500 mila persone, tra detenuti, poliziotti, operatori vari e i loro familiari.

Dalla sua capacità, dalla sua autorevolezza morale e dalle sue idee dipenderà il modello di pena riservato ai 54 mila detenuti ristretti nelle nostre prigioni e alle decine di migliaia di persone attualmente in esecuzione penale esterna. Il capo Dap è trattato, finanche ai fini previdenziali, alla pari del capo della Polizia.

Si usa la parola capo non a caso. Non è un dirigente come tutti gli altri. È uno dei vertici del sistema pubblico italiano. Si capisce come il ruolo attragga molti. Da tre mesi, ovvero da quando a fine maggio l’Italia si è presentata davanti al comitato del Consiglio d’Europa che controlla l’esecuzione delle sentenze dalla Corte Europea dei diritti Umani per rendere conto di quanto fatto dopo essere stata condannata per la situazione delle proprie carceri, il seggio è vacante.

L’attenzione pubblica intorno al tema penitenziario, un tema di difficile digestione da parte dei media e delle forze politiche, è stata crescente tra il 2011 e il 2014. I messaggi di Giorgio Napolitano e gli scioperi della fame e della sete di Marco Pannella, a cui va un saluto riconoscente, sono stati importanti. Da qualche mese l’attenzione è scemata. Di carcere si parla poco, molto poco. Qualche giorno fa una deputata del Partito democratico (On. Enza Bruno Bossio n.d.r.) ha denunciato nefandezze, umiliazioni e prevaricazioni da lei viste nel carcere di Rossano in Calabria.

Quel racconto di persone costrette a vivere in isolamento tra i loro escrementi avrebbe meritato ben diversa esposizione mediatica. Dalla periferia penitenziaria italica arrivano segnali non proprio rassicuranti. Pratiche poco rispettose dei diritti umani trovano terreno fertile là dove non c’è una direzione forte e ostinata in senso contrario, ovvero nel senso della costruzione di una pena pienamente rispettosa della dignità umana.

L’Italia sarà ancora un anno sotto la supervisione degli organismi giurisdizionali europei. Un anno nel quale, in fretta, bisognerà definitivamente cestinare antiche e consolidate prassi custodiali fortemente lesive dei diritti fondamentali della persona detenuta. Nei mesi precedenti alla decisione del Consiglio d’Europa lo si è iniziato a fare (si pensi alla decisione di superare la pratica medievale di lasciare i detenuti chiusi nelle celle fino a 20-22 ore al giorno) e si è anche avviato un percorso di trasparenza nei dati.

Un ruolo decisivo lo ha avuto il nostro Mauro Palma nella sua doppia funzione di presidente del Consiglio europeo per la cooperazione nell’esecuzione penale e di consigliere del Ministro della Giustizia. È indubbio che senza il suo contributo l’Italia avrebbe subito ben altra sorte a Strasburgo. Sarebbero probabilmente piovute condanne per il passato e si sarebbe consolidata sfiducia per il futuro.

Come detto, tra qualche giorno dopo mesi di vacatio saranno nominati i vertici del Dap. Il primo messaggio che vorremmo arrivasse dal nuovo futuro capo dell’amministrazione penitenziaria deve essere quello diretto a bandire del tutto la violenza fisica e psichica dalla vita reclusa. Va ridisegnato in altri termini il rapporto tra custodi e custoditi, oggi non sempre all’insegna della legalità. Chi ha costruito o avallato il modello Rossano deve subirne le conseguenze. Chi viceversa ha creduto in un modello legale e umanocentrico deve essere pubblicamente sostenuto.

Robert Redford in Brubaker, film di Stuart Rosenberg del lontano 1980, racconta una storia realmente accaduta negli anni sessanta del secolo scorso in Arkansas. Il criminologo Thomas Murton per riformare il sistema carcerario dello Stato si finse detenuto. Così scoprì una quotidianità fatta di violenze, vessazioni, soprusi e spie. Pochi mesi fa il nuovo capo delle carceri del Colorado, Rick Raemisch, si è fatto rinchiudere per quasi un giorno intero in una cella di isolamento per poi raccontare al mondo la crudele disumanità del trattamento subito.

Ci piacerebbe che il prossimo capo Dap abbia il coraggio di non essere solo un funzionario pubblico. Vorremmo che sappia di cosa si parla quando si usano termini come sbobba, superiore, domandina, camosci e girachiavi in modo da non iniziare da zero una scalata di conoscenze. Vorremmo un capo Dap che parli la lingua della legalità, della dignità e della nonviolenza. Il trattamento dei detenuti di mafia o sottoposti al regime di cui all’articolo 41-bis – circa 700 rispetto ai 54 mila totali – non è una scusa per nominare un giudice, e ancor più un pm, ai vertici dell’amministrazione.

Siamo arrivati alle condanne europee a causa di un sistema che ha fallito nei suoi obiettivi costituzionali. Una responsabilità che è anche esito di un modello gestionale nel quale le correnti della magistratura hanno trattato la questione penitenziaria come un posto di potere piuttosto che un problema da risolvere. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha finora usato un linguaggio fortunatamente distante da quello intollerante e violento di alcuni suoi predecessori. Ha usato parole chiare per spiegare quale debba essere il senso della pena in una società democratica. Ci auguriamo che si sia preso questi mesi di tempo, lasciando il sistema penitenziario privo di testa, per fronteggiare le pressioni di chi pretendeva ruoli di vertice al Dap in continuità con il passato. Se così non fosse sarebbe l’ennesima occasione persa.

Patrizio Gonnella (Presidente dell’Associazione Antigone)

Il Manifesto, 21 agosto 2014

Quintieri (Radicali) : Il Comandante ed il Direttore del Carcere di Rossano vanno rimossi


On. Andrea Orlando MinistroCosa ci fa l’ergastolano Vincenzo Rucci in Isolamento nel Carcere di Rossano ? Se lo chiede l’esponente del Partito Radicale Emilio Quintieri che, nei giorni scorsi, aveva accompagnato l’Onorevole Enza Bruno Bossio, Deputato del Partito Democratico e membro della Commissione Bicamerale Antimafia, presso la Casa di Reclusione di Rossano (Cosenza) per una visita ispettiva senza preavviso.

La Legge Penitenziaria stabilisce, in maniera tassativa, in quali casi (e per quanto tempo) si possa applicare l’isolamento nei confronti dei detenuti : 1) per ragioni sanitarie, nei casi di malattia contagiosa, quando lo prescriva il Medico; 2) per ragioni disciplinari, durante l’esecuzione della sanzione dell’esclusione dalle attività in comune, applicata dal Consiglio di Disciplina; 3) per ragioni di cautela processuale, quando, nel corso di un Procedimento Penale, l’Autorità Giudiziaria ritenga necessario applicarlo all’indagato al fine di far fronte alle situazioni di concreto e attuale pericolo per l’acquisizione o la genuinità della prova. Per casi diversi da quelli specificatamente previsti dalla Legge, è fatto assoluto divieto all’Amministrazione Penitenziaria di utilizzare Sezioni o Reparti di Isolamento !

Non mi risulta – sostiene Quintieri – che il detenuto Rucci sia affetto da una malattia contagiosa tale da mettere in pericolo la salute degli altri reclusi così come non mi risulta che, lo stesso, sia stato sottoposto a sanzione disciplinare ed infine che sia stato raggiunto da un provvedimento dell’Autorità Giudiziaria che abbia disposto la sua allocazione in regime di isolamento. Quindi, per quale motivo, in seguito al trasferimento dalla Casa Circondariale di Catanzaro, non è stato allocato in “vita comune” ? Negli anni scorsi, più volte, è intervenuto il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria con delle Circolari rivolte ai Direttori degli Istituti Penitenziari per invitarli a “riportare l’utilizzazione del reparto e dell’istituto dell’isolamento ai soli casi prefissati dal legislatore, disapprovando, peraltro, la prassi di far transitare dal reparto d’isolamento : i condannati al rientro dal permesso (per uno o più giorni), i c.d. “nuovi giunti” (sino all’assegnazione) e i detenuti che, per ragioni personali o processuali, hanno un divieto di incontro con la popolazione detenuta. In ordine a quest’ultimo caso, peraltro, si sottolinea come l’isolamento continuo determina situazioni di grave disagio fisico e psichico, con esposizione del detenuto a rischio suicida serio ed attuale”.

Infatti, qualora la richiesta del detenuto di essere “isolato” sia giustificata da ragioni oggettive, che consigliano di adottare cautele per la protezione della sua incolumità personale, la Direzione dell’Istituto, dovrà disporre l’assegnazione ad una c.d. “Sezione Protetta”. Inoltre, la pregressa situazione del Rucci, emergente inconfutabilmente dalla sua cartella personale, avrebbe dovuto escludere la sua destinazione in isolamento, per il concreto ed attuale rischio di gesti autolesionistici o suicidari. Per quali motivi, anche gli altri detenuti, uno dei quali avrebbe anche tentato il suicidio, sono stati allocati in Isolamento ed in delle “celle lisce” e cioè prive dell’arredo ministeriale ? Per quale motivo non è stato consentito a questi prigionieri di avere il proprio corredo e vestiario ? Al Rucci, infine, mi risulta – prosegue Quintieri – che sia stata “censurata” la corrispondenza epistolare e telegrafica anche con l’On. Enza Bruno Bossio. Chi e per quale motivo ha disposto una cosa simile visto che è illegale in quanto la corrispondenza indirizzata ai membri del Parlamento non può essere censurata o controllata né dall’Amministrazione Penitenziaria né dall’Autorità Giudiziaria ?

Il Comandante della Polizia Penitenziaria andrebbe immediatamente rimosso. Soprattutto per il gravissimo contegno scorretto avuto nei confronti dell’On. Enza Bruno Bossio e per aver ostacolato e limitato la funzione ispettiva riconosciutagli quale Deputato della Repubblica. Stessa sorte toccherebbe al Direttore essendo responsabile di tutto ciò che avviene all’interno del Carcere. Ringrazio il Ministro della Giustizia Andrea Orlando – conclude l’esponente radicale Emilio Quintieri – per aver tempestivamente disposto l’ispezione presso il Carcere di Rossano e mi auguro che tutti coloro i quali hanno sottoposto quei detenuti, affidati alla loro vigilanza e custodia, a misure di rigore non consentite dalla legge, siano puniti in maniera esemplare sia dal punto di vista disciplinare che penale.

In cella nudi tra vomito e escrementi. Abu Ghraib è in Calabria. Il blitz della deputata Bruno Bossio


Cella carcereCostretti a vivere nelle loro feci e nel loro vomito. A dormire per terra, senza un materasso. I detenuti delle celle 1, 2 e 7 hanno ematomi su tutto il corpo. Alcuni di loro sostengono di essere stati pestati dai carcerieri. Ad uno gli avrebbero rotto un orecchio a forza di botte. Nessun medico, dice, l’ha poi visitato. Segregati completamente, anche durante l’ora d’aria che viene trascorsa in uno spazio più piccolo della cella, circondata da una rete metallica. Non è la descrizione del carcere di Guantamo o di Abu Grahib, e nemmeno delle celle turche descritte nel film “Fuga da mezzanotte”.

Accade qui da noi. A Rossano, provincia di Cosenza. Nello stesso carcere dove circa un mese fa un detenuto di etnia curda si è dato fuoco usando la piccola bomboletta di gas del fornellino usato per cucinare ed un accendino. Due anni fa si è suicidata anche una guardia carceraria, un assistente capo di 44 anni. Si è sparato un colpo di pistola alla tempia.
A descrivere l’orrore del carcere di Rossano è la deputata Enza Bruno Bossio del partito democratico. Ha accertato le condizioni inumane e degradanti durante una visita ispettiva, senza preavviso. Accompagnata dal Emilio Quintieri, ragazzo dei Radicali, calabrese, da sempre attento ai diritti dei detenuti. Gli addetti del carcere hanno cercato di impedire la visita della deputata, chiedendole di entrare in un altro momento. Lei ha insistito e alla fine hanno acconsentito che entrasse, ma da sola.

Poiché voleva capire come mai un detenuto che era al carcere di Catanzaro fosse stato trasferito all’improvviso a quello di Rossano, la deputata ha accettato di entrare alle condizioni poste. Una volta varcata la soglia dell’ istituto ha trovato una condizione terribile. Il detenuto in questione era in un reparto di isolamento. Non l’hanno fatta entrare nella sua cella, che comunque presentava condizioni accettabili. I familiari avevano detto alla Bruno Bossio che gli era stata bloccata la corrispondenza epistolare. Ad un certo punto però i detenuti, per attirare l’attenzione della deputata, si sono messi a gridare e allora ha potuto scoprire una situazione che lei non pensava nemmeno potesse esistere all’interno di un carcere italiano.

Una realtà atroce che in pochi hanno l’opportunità di vedere, compresi i deputati che fanno le visite ispettive con preavviso: detenuti semi-nudi, con le sole mutande addosso; un uomo in una cella senza il letto né un materasso, seduto per terra in mezzo ai suoi escrementi e sporcizia; un altro ha il letto nella, ma senza lenzuola e non ha vestiti; un altro per terra circondato dal suo vomito perché sta male, è celiaco e vomita in continuazione. Ha visto detenuti ricoperti di lividi, uno con un orecchio rotto che non ha ricevuto nessuna assistenza sanitaria.
Le guardie si sono giustificate dicendo che questi detenuti sono tenuti in quelle condizioni perché hanno tentato il suicidio, altri perché hanno tentato di evadere. Giustificazione senza senso, l’esperienza ha dimostrato gli effetti deleteri che l’isolamento produce sulla psiche e sul fisico delle persone costrette a subirlo.

Ad aggravare la situazione è stata la telefonata della comandante delle guardie penitenziarie, la vice commissaria Elisabetta Ciambrello: ha insultato la deputata dicendole che non si doveva permettere di entrare in carcere senza chiedere prima il permesso. Le è stato ricordato che il regolamento, per quanto riguarda le visite ispettive parlamentari, permette di fare le ispezioni anche all’improvviso e senza chiedere il permesso a nessuno.
Enza Bruno Bossio ha informato dell’accaduto la segretaria dei radicali Rita Bernardini, il responsabile nazionale carceri del Pd Sandro Favi e la segreteria del ministro della giustizia Orlando. Nei prossimi giorni procederà ad una formale denuncia indirizzata alla procura di Castrovillari e presenterà un’interrogazione parlamentare per chiedere una risposta scritta del governo. Il Ministro ha fatto sapere di essere stato informato della visita della deputata del Pd e di essere anche lui indignato, e ha giurato che interverrà immediatamente. Speriamo che sia vero, speriamo che lo faccia con efficacia.

Damiano Aliprandi

Il Garantista, 12 Agosto 2014