L’Unione Camere Penali indaga sulla custodia cautelare. Il Presidente Migliucci scrive a tutte le Camere Penali


Avv. Beniamino MigliucciAi Presidenti delle Camere Penali
Loro Sedi

Caro Presidente,
sono lieto di renderTi partecipe – e per Tuo tramite, tutti gli iscritti alla Camera Penale da Te presieduta – di una nuova iniziativa politica che l’Unione ha deliberato di assumere, alla quale io e la Giunta che ho l’onore di presiedere annettiamo grande importanza, e che richiede, per la sua riuscita, la diretta e fattiva partecipazione di tutte le Camere Penali italiane.
E’ infatti giunta l’ora di raccontare – all’ opinione pubblica, alle istituzioni parlamentari, alle forze politiche – la verità sull’uso che quotidianamente viene fatto nel nostro Paese, nella concreta amministrazione della giustizia penale, dell’istituto della custodia cautelare.
E’ una verità che i penalisti italiani, beninteso, conoscono alla perfezione, grazie alla propria quotidiana esperienza professionale; ed è la verità di un abuso ordinario e sistematico di uno strumento che invece legge e Costituzione impongono categoricamente come eccezionale e residuale. Ma, appunto, il problema politico che ci siamo posti è: come la possiamo raccontare, questa verità, in modo che non possa essere liquidata come un punto di vista, fazioso ed interessato, degli avvocati penalisti, ma sia invece disvelata nella sua rigorosa, non controvertibile oggettività?
L’UCPI già raggiunse con successo, nel 2008, un analogo obiettivo politico: la ricerca sull’udienza dibattimentale, realizzata insieme all’Istituto Eurispes con la decisiva collaborazione di un gran numero di Camere Penali, demolì una volta per tutte la menzogna che pretendeva di attribuire ad un supposto eccesso di garanzie difensive la irragionevole durata dei processi penali.
E noi vogliamo – o almeno, questa è la nostra ambizione- esattamente replicare quel successo politico, questa volta in tema di abuso della custodia cautelare, e di malfunzionamento dei meccanismi procedimentali deputati al controllo della legittimità delle misure custodiali.
Per tali ragioni, sin dal suo insediamento questa Giunta ha ritenuto prioritario dotarsi di uno strumento deputato proprio alla raccolta dei dati statistici sul funzionamento e sulla amministrazione della giustizia penale in Italia: l’Osservatorio Dati, affidandone la responsabilità a Gian Domenico Caiazza, che già aveva organizzato e coordinato la “ricerca Eurispes” nel 2007-2008.
Ebbene, in questi mesi i (numerosi) Colleghi componenti di quell’Osservatorio (espressione di tutte le 24 Camere Penali residenti nelle città sede delle Corti di Appello), hanno con grande impegno lavorato alla predisposizione degli strumenti indispensabili per la realizzazione di questa grande indagine nazionale, che si realizzerà mediante due distinti, ma ovviamente convergenti, strumenti di acquisizione dei dati.
Il primo nasce dalla collaborazione tra l’Osservatorio e l’Ufficio Statistica del Ministero di Giustizia, che ha prodotto la condivisa elaborazione di un complesso catalogo di query, cioè di interrogazioni in tema di custodia cautelare e di procedimenti cautelari, che verranno ora poste ai sistemi informatici ed agli uffici statistici degli uffici giudiziari territoriali, prima nelle sedi-pilota di Palermo e Milano, e poi su tutto il territorio nazionale.
Il secondo nasce grazie alla collaborazione scientifica, preziosa ed ovviamente indispensabile, con il Dipartimento di scienze statistiche dell’Università “Sapienza” di Roma, e consiste nella realizzazione di un sofisticato questionario on line, destinato alla interrogazione di un preciso campione statistico di avvocati penalisti italiani.
Il questionario, la cui davvero complessa articolazione ha richiesto molti mesi di lavoro, costituisce ora lo straordinario strumento scientifico attraverso il quale gli avvocati italiani, ricostruendo le vicende cautelari direttamente patrocinate negli anni 2013 e 2014, potranno raccontare non un innocuo punto di vista, ma la deflagrante, oggettiva verità di questo ormai non più tollerabile scandalo della giustizia penale italiana, dal momento della richiesta della misura, alla sua esecuzione, alle esigenze che l’hanno motivata, a tutte le successive vicende procedimentali (Riesame, Appello, Cassazione, istanze di revoca e di sostituzione), fino all’esito (se nel frattempo intervenuto nell’arco di tempo considerato), del giudizio di merito, quantomeno del primo grado.
Come puoi constatare, caro Presidente, si tratta di una autentica impresa, considerata la mole monumentale dei dati che intendiamo raccogliere ed elaborare con rigore scientifico non controvertibile, e poi analizzare politicamente; ed è una impresa le cui possibilità di successo sono interamente nelle nostre mani. Qui, a differenza che nella ricerca Eurispes 2008, la natura dei dati che ci proponiamo di raccogliere non è pubblica, e dunque la raccolta non può che derivare dallo scrutinio accurato e rigoroso dei fascicoli, di studio o di ufficio, relativi alle vicende cautelari da noi patrocinate.
Dunque il successo di questa nostra iniziativa politica dipenderà, senza dubbio alcuno, dall’impegno che ciascuna Camera Penale italiana (coordinata, per distretto di Corte di Appello, dal rispettivo componente dell’Osservatorio), saprà assicurare per garantire le risposte al questionario da parte del numero di avvocati che a ciascuna di esse sarà assegnato di raggiungere.
Anche per questa ragione, nel corso del Congresso straordinario che si terrà a Cagliari dal 25 al 27 settembre 2015, effettueremo una presentazione della ricerca ed una dimostrazione delle modalità di compilazione del questionario on line.
Confidiamo dunque molto nel forte impegno della Tua Camera Penale, non solo per il raggiungimento dell’obiettivo politico immediato di questa ricerca, ma ancor più per vedere definitivamente affermata e riconosciuta ai penalisti italiani una ulteriore ragione di forza ed autorevolezza politica, cioè quella –ci auguriamo – di avere finalmente sconfitto il monopolio della Magistratura italiana sulla raccolta e la conoscenza dei dati relativi al funzionamento della giustizia penale italiana.
Gli avvocati penalisti italiani, caro Presidente, sono – letteralmente – seduti su una miniera di dati e di verità sul processo penale: noi vogliamo finalmente portarli alla luce, per costringere politica, istituzioni ed opinione pubblica a conoscerli, ed a misurarsi con essi.
RingraziandoTi per l’attenzione, formulo i miei più cordiali saluti.

Roma, 1 settembre 2015
Beniamino Migliucci

* Presidente Unione Camere Penali Italiane

Le Camere Penali: su riforma della custodia cautelare la Politica non si faccia condizionare dai Pm


AvvocatiSulla nuova custodia cautelare converge, da qualche giorno, il fuoco di fila di diversi magistrati di punta: tutti pubblici ministeri. Viene il sospetto che a stargli a cuore non sia tanto la pena che il giudice sentenzierà all’esito del processo, quanto piuttosto quella che i p.m. possono infliggere in via anticipata con le loro richieste. Il fenomeno dell’abuso della custodia cautelare è oramai riconosciuto finanche dai più alti vertici della magistratura. I rappresentati del nuovo corso politico dovranno prenderne atto e non cedere ai diktat delle procure, mosse dall’istinto di conservare il potere di arrestare.

Si succedono in questi ultimi giorni prese di posizione provenienti da esponenti della magistratura contro il progetto di legge che intende riportare all’interno del dettato costituzionale l’istituto della custodia cautelare, mettendo un freno alla distorsione – ormai ammessa esplicitamente anche dai più alti vertici della magistratura – dell’utilizzo della medesima come incostituzionale anticipazione di pena.

Sia il Procuratore di Roma Pignatone, che il Dottor Cantone, neo Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, che il Segretario dell’Anm Carbone, hanno infatti ammonito sul pericolo che si correrebbe se la normativa, così come approvata in Senato diventasse legge. Secondo questa opinione ciò “impedirebbe” di applicare la custodia cautelare in carcere anche a soggetti che, secondo la valutazione del giudice sarebbero destinati ad usufruire dei benefici dell’ordinamento penitenziario al momento della esecuzione e dunque non dovrebbero mai scontare la pena detentiva all’esito del giudizio.

Come è facile intuire, al di là della evidente pressione che in tal guisa si sta esercitando sul Parlamento, l’esempio in discussione è proprio quello che dimostra che una parte della magistratura utilizzi la custodia cautelare per fini ben diversi rispetto a quelli previsti dal codice. Dolersi, infatti, di non poter privare della libertà nel corso delle indagini imputati che non sono destinati, secondo una valutazione ancorata a rigorosi presupposti legislativi, ad entrare in carcere per scontare la pena definitiva, significa proprio che si vuole privare della libertà dei cittadini in forza di valutazioni di carattere metagiuridico e che addirittura si vuole andare al di là dell’incostituzionale uso anticipatorio della pena oggi dilagante.

Significa, in altre parole, che si pretende di avere mano libera di sbattere in carcere gli imputati anche nel caso in cui questo non avverrà mai all’esito della irrogazione definitiva della pena. In buona sostanza ci si duole del fatto che, se la legge passasse si comprimerebbe un po’ di quell’enorme potere che la distorta applicazione delle norme ha fin qui conferito alla magistratura. Una previsione che, se si avverasse, sarebbe il miglior risultato che la legge potrebbe raggiungere. Ora sta al Parlamento decidere.

Un Parlamento che dovrebbe essere ben consapevole che l’uso distorto della custodia cautelare è un problema gravissimo e che esso viene utilizzato come arma di pressione capace di condizionare il comportamento processuale degli imputati. Ed allora la politica deve dimostrare, al di là dei proclami, di essere in grado di operare le proprie scelte senza farsi condizionare dalle levate di scudi dei procuratori della Repubblica, se non altro perché questo trito copione, seguito tanto nella prima che nella seconda Repubblica con monotona ripetitività, ha lasciato sul campo il principio di separazione dei poteri, non meno che la presunzione di innocenza e la inviolabilità della libertà personale.

Sia detto con chiarezza: questa vicenda è una vera e propria cartina di tornasole sulla quale il Governo e le forze politiche di maggioranza sono chiamate a dimostrare una reale inversione di tendenza, altrimenti non rimarrà che concludere che di fronte agli ammonimenti delle Procure la nuova politica si lascia intimidire esattamente come la vecchia.

Unione delle Camere Penali Italiane (UCPI) 

http://www.camerepenali.it, 8 aprile 2014