Calabria, Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti, forse lunedì l’elezione in Consiglio Regionale


Probabilmente, nei prossimi giorni, salvo intoppi, sarà eletto il Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti della Regione Calabria. Infatti, il Presidente del Consiglio Regionale Nicola Irto, per lunedì prossimo 11 marzo alle ore 10 ha convocato l’Assemblea Legislativa e, tra le altre cose, all’ordine del giorno è stata iscritta anche la “Proposta di Provvedimento Amministrativo n. 234/10 “Elezione del Garante Regionale dei Diritti delle persone detenute o private della libertà personale.”

Lo scorso 11 febbraio, all’esito delle ultime visite effettuate in alcuni Istituti Penitenziari della Calabria, avevo nuovamente sollecitato il Presidente Irto, a convocare il Consiglio per procedere alla elezione del Garante Regionale, attese le numerose violazioni ai diritti umani fondamentali, con particolare riferimento a quello alla tutela della salute, riscontrate durante le visite.

Il Garante Regionale, a norma della Legge Regionale n. 1/2018, dovrà essere eletto dal Consiglio Regionale con deliberazione adottata a maggioranza dei due terzi dei Consiglieri assegnati. In mancanza di raggiungimento del quorum, dalla terza votazione, l’elezione avviene a maggioranza semplice dei consiglieri assegnati. Durerà in carica 5 anni e non sarà immediatamente rieleggibile.

L’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale della Calabria ha valutato 17 candidati idonei alla carica di Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti, escludendo solo 3 candidature perché non in possesso dei requisiti e della esperienza richiesta dalla normativa e dal bando pubblico. Tra la rosa di candidati idonei e che i Consiglieri Regionali potranno votare ci sarò anche io.

Nelle scorse settimane 80 detenuti dell’Alta Sicurezza ristretti nella Casa di Reclusione di Rossano hanno indirizzato una petizione al Presidente del Consiglio Regionale della Calabria proprio per sostenere la mia candidatura a Garante Regionale.

Finalmente, dopo tanti anni di attesa, anche la Regione Calabria avrà un Autorità indipendente che si occuperà di promuovere e salvaguardare su tutto il territorio i diritti delle persone detenute o private della libertà personale, alla stregua di tutte le altre Regioni d’Italia.

Emilio Enzo Quintieri

già Consigliere Nazionale Radicali Italiani

candidato Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti della Calabria

Quintieri (Radicali): finalmente verrà riaperta la Falegnameria Industriale del Carcere di Rossano


Finalmente, dopo tanti anni, verrà riaperta la falegnameria industriale della Casa di Reclusione di Rossano e verranno assunti, per il momento, due detenuti dell’Alta Sicurezza. Lo dice Emilio Enzo Quintieri, già Consigliere Nazionale di Radicali Italiani e candidato Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti della Calabria, all’esito di una visita effettuata insieme all’esponente radicale Valentina Anna Moretti, al Carcere di Rossano, attualmente guidato, in missione, dal Dirigente Penitenziario Maria Luisa Mendicino, Direttore della Casa Circondariale di Cosenza.

La falegnameria – fortemente voluta in quegli anni dal Provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Calabria Paolo Quattrone – che ha una superficie di 900 mq, venne finanziata dalla Cassa delle Ammende nell’ambito del progetto di Inserimento Lavorativo Detenuti (Ilde) con 1,5 milioni di euro, fu inaugurata il 9 ottobre 2006 dal Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia del II Governo Prodi con delega all’Amministrazione Penitenziaria Luigi Manconi e dall’ex Presidente del Comitato Carceri della Camera dei Deputati, On. Enrico Buemi. All’epoca, tutta l’attività produttiva, fu coordinata e gestita dal Consorzio Magna Grecia sotto forma di cooperativa, e funzionò grazie alla Provincia di Cosenza, Assessorato all’Edilizia Scolastica guidato dall’Avvocato Oreste Morcavallo, che fece un protocollo con l’Amministrazione Penitenziaria per favorire l’inclusione sociale e lavorativa dei detenuti, acquistando tutti gli arredi scolastici prodotti dalle lavorazioni penitenziarie.

L’ex Provveditore Regionale delle Carceri calabresi Quattrone, suicidatosi il 22 luglio 2010, diceva che “la gestione partecipata della vita carceraria, nell’assoluto rispetto delle regole, può creare un clima migliore all’interno della vita nelle strutture” ed è vero continua il radicale Quintieri. Quattrone come Provveditore Regionale si spese molto per il miglioramento delle condizioni di vita dei detenuti in tutti gli Istituti Penitenziari della Calabria. Grazie a lui vennero ristrutturate e rinnovate quasi tutte le strutture penitenziarie calabresi che erano in una situazione di degrado assoluto. Tra le tante che vennero ammodernate vi fu Rossano, ma anche Cosenza, Paola, Laureana di Borrello ed altre ancora. Purtroppo, una volta ultimate le commesse per conto della Provincia di Cosenza, quella falegnameria industriale, che è dotata di strumenti ed apparecchiature all’avanguardia sia per la produzione di mobili che per l’antinfortunistica, chiuse e non venne più utilizzata per assenza di commesse, nonostante le continue sollecitazioni provenienti anche da parte nostra.

Attualmente, nell’Istituto di Rossano, è attivo anche un laboratorio per la lavorazione della ceramica, gestito dalla Ditta “Pirri Ceramiche Artistiche” di Francesco Pirri di Bisignano, che ha assunto alle sue dipendenze 4 detenuti dell’Alta Sicurezza. Quindi, adesso, con la falegnameria, i detenuti che saranno impiegati in attività lavorative, assunti e retribuiti da imprese esterne, da 4 passeranno a 6 e, prossimamente, potranno essere ancora di più se ci saranno ulteriori commesse. E’ non sono pochi visto che in Calabria, i “lavoranti” in Istituto alle dipendenze di datori di lavoro esterni sono soltanto 7 di cui 4 per conto di imprese (che sono quelli di Rossano, esclusi quelli della falegnameria) ed altri 3 (donne) per conto di cooperative. A questi si aggiungono 34 detenuti di cui 20 semiliberi (3 dei quali lavorano in proprio e 17 per conto di datori di lavoro esterno) ed altri 17 in lavori esterni ex Art. 21 O.P. Un dato molto basso rispetto a quello nazionale facendo il confronto con i “lavoranti” negli Istituti delle Regioni Veneto (314), Lombardia (274), Lazio (61), Emilia Romagna (42), Piemonte (38), Liguria (33), Trentino Alto Adige (22), Toscana (21), Puglia (20). Peggio della Calabria solo le Regioni Basilicata (0), Molise (1) ed Umbria (2).

Inoltre, l’Amministrazione Penitenziaria, ha assunto 76 detenuti, per i lavori intramoenia (manutenzione ordinaria fabbricato, cuochi, portavitto, addetto alla lavanderia, a tempo determinato, nel rispetto delle graduatorie previste dalla Legge Penitenziaria. In Calabria, invece, i “lavoranti” assunti alle dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria, sono 834 (14 donne), di cui 5 impiegati in lavorazioni, 712 in servizi di istituto, 50 nella manutenzione ordinaria dei fabbricati e 67 in servizi extramurari ai sensi dell’Art. 21 O.P.

Oggi, nel Carcere di Rossano, conclude l’ex Consigliere Nazionale dei Radicali Italiani Emilio Enzo Quintieri, a fronte di una capienza regolamentare di 263 posti, sono ristretti 293 detenuti, 56 dei quali stranieri; 89 appartengono al circuito della media sicurezza e 203 a quello dell’alta sicurezza (183 As3 criminalità organizzata e 20 As2 terrorismo internazionale di matrice islamica), aventi le seguenti posizioni giuridiche : 3 giudicabili, 7 appellanti, 10 ricorrenti, 273 definitivi di cui 31 ergastolani, 26 dei quali ostativi cioè che non usciranno mai dal carcere salvo collaborazione con la Giustizia o nei casi di collaborazione impossibile. A Rossano manca un Direttore titolare, speriamo che al più presto l’Amministrazione Penitenziaria ne nomini uno in pianta stabile perché un’Istituto così importante e complesso non può essere affidato ad un Dirigente in missione per due volte a settimana.

Offese al Garante dei Detenuti sul 41 bis, il Sindacato dei Dirigenti Penitenziari “Identificate i Poliziotti e sanzionateli”


Il Si.Di.Pe., sindacato maggiormente rappresentativo dei Dirigenti Penitenziari, con una nota a firma del suo Segretario Nazionale Rosario Tortorella, interpretando anche i sentimenti di tutti i Dirigenti, esprime al Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, Prof. Mauro Palma, la propria solidarietà per le ignobili offese e le gravi minacce perpetrate nei giorni scorsi a suo danno sulla pagina Facebook della rivista “Polizia Penitenziaria – Società, Giustizia & Sicurezza” a seguito della sua relazione relativa al 41 bis O.P..

Si può anche non essere d’accordo con il Garante ma è assolutamente inaccettabile che possa essere destinatario di insulti e minacce per aver espresso, nell’esercizio del proprio incarico istituzionale, le proprie valutazioni sul 41-bis . Espressioni come “Ma vaffanculo delinquente legalizzato”, “Lui dovrebbe andare al 41 ter”, “garante di delinquenti”, “Sei un fango”, “anche tu che li difendi dovresti essere chiuso”, “Vai a cagare stronzo”, “Buffone vatti a buttare da uno strapiombo, cretino”, “Prendete questo garante e mettetelo una settimana in mezzo a queste persone”, “Vai a lavorare come si deve”, “Pancio Villa per i delinquenti”, “Ma perché non ti fai ammazzare coglione”, “Ma chi cazzo lo a messo questo stupido”, “Ma vai a cagare garante dei miei stivali”, “Ma che vada in Africa anche lui”, “Mettete al 41 bis il garante”, “Non mi stupirei se si scoprisse che è stipendiato da qualche mafia”, “Ammazzati indegno”, “Spero ti ammazzino un figlio”, “Questo garante parassita è molto pericoloso”, “fai solo pena….vomitevole che nessuno prenda provvedimenti… verso un soggetto così vomitevole”, “Ma chi cazzo si crede di essere questo camoscio”, “vergognosamente schifoso… non è che è pure garante della mafia?”, sono parole gravi e inammissibili per la loro inaudita violenza verbale nei confronti di un soggetto istituzionale e lo sarebbero ancor più se fosse accertato che provengono da operatori di polizia penitenziaria il cui mandato professionale è quello di garantire che l’esecuzione delle pene detentive e delle altre misure restrittive della libertà personale avvenga sempre nel pieno rispetto della Costituzione e dell’ordinamento penitenziario.

Per questa ragione tali espressioni, pur provenendo da una minoranza, per un verso offendono i principi democratici del nostro Paese, quei principi che pure hanno determinato l’istituzione del Garante, e per altro verso offendono anche l’assoluta maggioranza degli operatori penitenziari, compresi quelli di polizia penitenziaria, che quotidianamente e con profondo spirito di sacrificio ed inarrestabile abnegazione operano nelle carceri per assicurare che in esse regnino l’ordine e la sicurezza nel rispetto più assoluto della dignità umana, nonostante le enormi difficoltà, i pesanti rischi e la scarsità di risorse. Per questa ragione il Si.Di.Pe. nel rinnovare la propria solidarietà al Garante auspica che i responsabili siano identificati e sanzionati.

Sindacato Dirigenti Penitenziari – Solidarietà Garante Nazionale Detenuti (clicca per scaricare)

Il carcere nel tempo della paura, il Giudice Maisto contesta le “linee programmatiche” del nuovo Capo del Dap


Il 5 dicembre 2018 il nuovo Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Francesco Basentini, ha inviato al personale del Dap le sue «Linee programmatiche», con una circolare in cui invita «ad adottare tutte le iniziative per garantire la tempestiva esecuzione delle disposizioni». Per fortuna nella Premessa del documento tali indicazioni sono qualificate solo come «tendenziali», perché, se invece fossero effettive, rappresenterebbero sicuramente una drammatica battuta di arresto del lungo e faticoso cammino di attuazione dell’Ordinamento penitenziario in senso costituzionale e una tragedia per gli scenari di un sistema carcerario futuro.

La Circolare restituisce un quadro eccessivamente desolante e caotico delle carceri senza tenere in nessun conto il passato più recente, caratterizzato dalla riduzione dei suicidi e degli autolesionismi, dall’adeguamento alle sentenze della Corte Edu e da tante pratiche virtuose promosse da quei territori oggi deprecati.

Il documento si presenta come il progetto di riorganizzazione, secondo criteri economici e di controllo verticistico del sistema, di una qualsiasi altra «macchina» amministrativa postmoderna e tecnologica, trascurando la specificità umana che connota «questa» amministrazione, deputata alla cura di persone in carne ed ossa, alla loro crescita responsabile ed attiva, e perciò orientata ai valori della Costituzione.
Alla programmata rigidità del sistema, monocentrico e standardizzato, non potrà che corrispondere un’inutile e dannosa inflessibilità verso i detenuti, con l’istituzione supplementare di «squadrette» di polizia penitenziaria – nuovi piccoli Gom («gruppi di intervento operativo dotati di equipaggiamento idoneo ad affrontare ogni possibile evento critico») – ed una maggiore applicazione di sanzioni disciplinari, sia con i divieti tipici del regime di sorveglianza particolare, sia con i trasferimenti da un penitenziario all’altro come strumento anomalo di punizione.

L’assetto prefigurato non è quello del carcere che rieduca, che responsabilizza per l’inserimento nel contesto sociale, perché mortifica il necessario pluralismo delle figure professionali penitenziarie. Un carcere improntato alla rigidità, con la previsione del monopolio dell’informazione attraverso la figura del Referente della comunicazione, la militarizzazione dei funzionari direttivi (copiando la legge di riforma della pubblica sicurezza del 1981), inquadrati nei ruoli della polizia penitenziaria.

Ulteriore elemento di separatezza dell’istituzione sarebbe l’implementazione della partecipazione a distanza dei detenuti alle udienze per evitarne la traduzione in nome dell’abolizione del fenomeno qualificato, erroneamente, «come tornelli o porte girevoli».

In un siffatto contesto la «popolazione detenuta», «i soggetti reclusi» verrebbero trasformati in «risorsa dell’amministrazione penitenziaria». Il presunto miglioramento della «qualità di vita» si ridurrebbe, così, alla restrizione degli spazi intramurari di libertà mediante la revisione della sorveglianza dinamica, ad una scelta «allargata» dei canali televisivi ed al massiccio aumento del lavoro di pubblica utilità non retribuito, a tutto vantaggio delle carceri e degli uffici giudiziari. Ritornerebbe così la prigione come disciplinamento dei corpi.

In una situazione di ripresa – crescente, rapida e non casuale – di quel sovraffollamento che mortifica la dignità del mondo umano delle galere, ci si limita ad evocare indefinite «soluzioni di minor impatto finanziario», dimenticando l’efficacia di una pur possibile sinergia con la Magistratura di sorveglianza per l’implementazione di quelle misure alternative alla detenzione che, comunque, rappresenterebbero una strategia diversificata del contrasto alla criminalità.

Francesco Maisto *

*Magistrato, già Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna

Il Manifesto, 2 gennaio 2019

Rossano, già 20 studenti universitari dietro le sbarre. Radicali ed Unical in visita al Penitenziario


Cresce sempre di più il numero dei detenuti, ristretti nella Casa di Reclusione di Rossano, che decidono di iscriversi all’Università della Calabria ed in modo particolare ai corsi di laurea in Scienze del Servizio Sociale e Scienze Politiche. Al momento, sono 20 i detenuti, quasi tutti appartenenti al circuito penitenziario dell’alta sicurezza, ad essere iscritti presso l’Unical, il più grande ateneo calabrese, situato ad Arcavata di Rende, nell’area urbana di Cosenza, guidato dal Magnifico Rettore Gino Mirocle Crisci. Molti degli studenti, sono detenuti da tantissimi anni, ed alcuni di loro sono condannati alla pena perpetua.

Nei giorni scorsi, una delegazione di studenti del corso di laurea magistrale in “Intelligence ed Analisi del Rischio” del Dipartimento di Lingue e Scienze dell’Educazione dell’Università della Calabria, guidati dal Prof. Mario Caterini, Docente di Diritto Penale, si è recata a visitare l’Istituto Penitenziario di Rossano, accompagnata dall’ex Consigliere Nazionale dei Radicali Italiani e candidato Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti Emilio Enzo Quintieri, previamente autorizzato dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia. Nella circostanza, all’interno dell’Istituto, vi era anche la Prof.ssa Franca Garreffa, Docente di Sociologia della Devianza dell’Unical insieme ad altri studenti, per una lezione didattica.

Attualmente, riferisce il radicale Quintieri, nel Carcere di Rossano, il cui reggente è il Direttore della Casa Circondariale di Paola Caterina Arrotta, a fronte di una capienza di 263 posti, sono presenti 282 detenuti, 62 dei quali stranieri (prevalentemente albanesi, tunisini ed iracheni). 81 detenuti appartengono al circuito della media sicurezza e 201 a quello dell’alta sicurezza. Tra questi ultimi, 179 al sottocircuito As3 (criminalità organizzata) e 22 al sottocircuito As2 (terrorismo internazionale di matrice islamica). Essendo una Casa di Reclusione, la maggior parte dei detenuti (262) sono definitivi e vi sono molti ergastolani (33). Per 5 di loro il “fine pena mai” è di tipo condizionale mentre per gli altri 28 è ostativo, a meno che non collaborino con la giustizia o che la loro collaborazione sia dichiarata dall’Autorità Giudiziaria impossibile o inesigibile. Pochissimi sono quelli in attesa di primo giudizio (4) e pochi sono anche gli appellanti (7) ed i ricorrenti (9). Più che altro i detenuti con queste posizioni giuridiche sono gli appartenenti al sottocircuito As2 cioè quelli accusati di terrorismo internazionale di matrice islamica. A Rossano vi sono 20 studenti universitari e non sono pochi considerato che in tutta Italia risultano iscritti all’Università soltanto 590 persone detenute. Vi è anche un detenuto in semilibertà, fruitore anche di licenza premio.

Nell’Istituto, alle dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria, lavorano solo 83 detenuti, abbastanza pochi poiché per i condannati il lavoro è obbligatorio secondo quanto stabilisce l’Art. 20 della Legge Penitenziaria. Pochissimi detenuti sono impegnati in lavori esterni di pubblica utilità (canile municipale) e pochi altri sono dipendenti di una impresa esterna (ditta di ceramica). Ma non è tutto rose e fiori a Rossano perché vi sono anche delle criticità, in parte già denunciate all’esito delle precedenti visite, che debbono essere risolte al più presto. Tra queste la mancanza di un Direttore titolare (è pendente un interpello straordinario per la Direzione dell’Istituto di Rossano poiché il precedente Direttore Giuseppe Carrà è stato trasferito alla Casa Circondariale di Castrovillari), l’assenza di un funzionario della mediazione culturale e la carenza del personale di Polizia Penitenziaria. Il Reparto, guidato dal Commissario Capo Elisabetta Ciambriello, dovrebbe essere composto da 153 unità ma ve ne sono assegnate soltanto 131 che non sono tutte in servizio poiché 3 sono distaccate in altra sede penitenziaria, 2 sono in missione ed altre 6 in missione per partecipare al corso di Vice Ispettore presso le Scuole di Formazione dell’Amministrazione Penitenziaria. In servizio, vi sono, a malapena, 120 unità di Polizia Penitenziaria (di cui 12 addetti al Nucleo Traduzioni e Piantonamenti) che sono assolutamente insufficienti per un Istituto particolare e complesso come Rossano con circuiti di media ed alta sicurezza. Tale carenza, non riguarda esclusivamente il profilo della sicurezza, ma anche quello del trattamento perché senza sorveglianza non possono essere svolte attività trattamentali di nessun genere, ricreative, culturali, sportive.

Recentemente, grazie all’impegno profuso dal Prof. Mario Caterini dell’Università della Calabria ed alla disponibilità dell’Amministrazione Penitenziaria, sia nella Casa di Reclusione di Rossano che nelle Case Circondariali di Castrovillari, Cosenza e Paola, gli studenti di Giurisprudenza che sono al quinto anno, potranno svolgere attività di tirocinio. Il Dipartimento di Scienze Giuridiche ed Aziendali dell’Unical ha già fatto apposito bando e, prossimamente, ad ogni Istituto Penitenziario verranno assegnati 2 tirocinanti per 4 mesi.

Ma non basta il lavoro e l’impegno svolto dall’Amministrazione Penitenziaria, dall’Università o dagli altri Enti ed Associazioni, conclude l’ex Consigliere Nazionale dei Radicali Italiani Emilio Enzo Quintieri. Bisogna che le Istituzioni Pubbliche ed in particolare modo la Regione Calabria facciano la loro parte per sostenere tutte le attività finalizzate alla rieducazione ed al reinserimento sociale. Ad esempio nel Carcere di Rossano, gli studenti-detenuti, hanno solo un computer stravecchio, possibile che la Regione Calabria non provveda a fornire quantomeno dei nuovi personal computer all’Istituto per consentire ai detenuti di poter espletare l’attività di studio e di ricerca?

Carcere di Rossano, situazione disastrosa, 21 giorni per avere l’esito di un esame del sangue


Riprende l’attività di monitoraggio all’interno degli Istituti Penitenziari della Calabria da parte dei Radicali Italiani, autorizzata dal Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia Francesco Basentini. Ad annunciarlo l’ex Consigliere Nazionale Emilio Enzo Quintieri, candidato alla carica di Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti, che giovedì prossimo insieme al Prof. Mario Caterini, Docente di Diritto Penale dell’Università della Calabria e ad una delegazione di Studenti del corso di laurea magistrale di “Intelligence ed Analisi del Rischio” del Dipartimento di Lingue e Scienze dell’Educazione, farà visita alla Casa di Reclusione di Rossano, allo stato amministrata dal Direttore “in missione” Caterina Arrotta, dirigente titolare dell’Istituto di Paola.

All’esito della precedente visita, svoltasi il 30 agosto scorso, la delegazione dei Radicali Italiani, aveva relazionato, oltre alle criticità afferenti la Sezione As2 in cui sono ristretti i detenuti imputati o condannati per terrorismo internazionale di matrice islamica, una serie di problematiche al Capo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, al Provveditore Regionale Reggente, al Direttore dell’Istituto, al Magistrato di Sorveglianza di Cosenza ed al Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti.

Tra le criticità segnalate vi è quella afferente l’organizzazione del Servizio Sanitario Penitenziario: la delegazione, nel corso della visita, ha avuto modo di interloquire col personale sanitario che presta servizio nell’Istituto, alle dipendenze dell’Asp di Cosenza. Dai colloqui è emerso che nell’Istituto, ormai da tempo, manca un ecografo nonostante la presenza di un medico specialista, il che determina la traduzione di numerosi detenuti presso il locale Presidio Ospedaliero per le indagini ecografiche con tempi di attesa abbastanza lunghi (rispetto a quelli intramoenia) e con tutte le problematiche che ne conseguono per l’Amministrazione Penitenziaria (carburante, manutenzione veicoli, costo personale) dovute al servizio di traduzione individuale diretta su strada a mezzo del Corpo di Polizia Penitenziaria (circa 200 traduzioni nel solo 2017). Ed infatti, com’è noto, per un detenuto appartenente al circuito della media sicurezza occorrono 3 unità di Polizia Penitenziaria, per un detenuto appartenente al circuito dell’Alta Sicurezza – Sottocircuito As3 criminalità organizzata – occorrono 4 unità e per un detenuto appartenente al Sottocircuito As2 terrorismo internazionale servono addirittura 6 poliziotti. Inoltre, vista la carenza del personale in forza al Nucleo Traduzioni e Piantonamenti, altro personale addetto agli Uffici ed alle Sezioni detentive, deve assentarsi dal servizio per coadiuvare i loro colleghi nelle traduzioni.

Eppure, tempo addietro, l’Asp di Cosenza, aveva provveduto ad acquistare un apparecchio ecografico di ultima generazione, munito anche di ecocolordoppler (costato circa 20 mila euro), assegnandolo al Carcere di Rossano che col medico specialista, riusciva ad eseguire tutti gli accertamenti intramoenia (anche 10/15 al giorno), senza necessità di traduzioni in strutture esterne (ove, comunque, non è possibile praticare il servizio con le stesse modalità). Pare che, a seguito di non meglio precisati lavori sul tetto dell’area sanitaria, da parte di una ditta esterna, tale apparecchio sia stato danneggiato e reso inservibile (ci sarebbe piovuto di sopra). Tale questione, peraltro, pare non sia stata mai sollevata da nessuno, prima dei Radicali che hanno chiesto di disporre degli accertamenti per individuare eventuali responsabilità e per ripristinare il servizio.

Altra problematica relativa sempre al Servizio Sanitario Penitenziario della Casa di Reclusione di Rossano, in cui sono ristretti numerosi soggetti affetti dal virus dell’epatite b e c, riguarda il ritardo con il quale vengono comunicati dall’Asp di Cosenza gli esiti degli esami ematochimici dei detenuti ed in particolare modo quello emocromocitometrico. Il personale sanitario ha riferito alla delegazione visitante che tali risultati, nonostante la loro semplicità (ed infatti per i cittadini liberi sono previsti, al massimo, 24/48 ore di attesa), giungono all’Istituto, dai Laboratori di Cosenza, addirittura dopo 21 giorni dal prelievo. Ciò, sempre secondo i sanitari, impedisce di gestire in maniera appropriata ed efficiente i detenuti portatori del virus con una ottimizzazione del percorso diagnostico – terapeutico – assistenziale e del trattamento secondo quanto previsto dai protocolli e linee guida più innovativi. Anche per questa problematica, i Radicali, hanno chiesto all’Amministrazione Penitenziaria, centrale e periferica, di sollecitare la Regione Calabria e l’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza, ad una migliore organizzazione del servizio, garantendo tempi assolutamente più brevi per la comunicazione all’Istituto degli esiti degli esami, per una migliore tutela della salute delle persone ristrette, affinché il carcere non sia considerato come un luogo in cui vige un regime di extraterritorialità rispetto alle garanzie fondamentali assicurate dallo Stato.

Infine, la delegazione radicale, ha espresso soddisfazione per la stipula del protocollo di intesa tra la Direzione del Carcere di Rossano e l’Asp di Cosenza per la prevenzione e gestione degli eventi suicidari. A tale proposito, è stata colta l’occasione per sollecitare l’Amministrazione Penitenziaria, centrale e regionale, a voler fornire tempestivamente all’Istituto il materiale (effetti letterecci) in tessuto non tessuto per la consegna a quei detenuti nei confronti dei quali siano state disposte eccezionali misure di sicurezza, evitando di lasciare gli stessi privati di ogni genere di conforto, ivi compreso le lenzuola, in condizioni di disagio e di afflizione di difficile sopportazione, specialmente quando tale condizione si protragga per considerevoli periodi di tempo.

Ulteriori segnalazioni, non di minor importanza, sono state fatte in ordine al funzionamento dell’area amministrativo – contabile (nonostante l’organico sia al completo), alla carenza di personale di Polizia Penitenziaria (dal 10 settembre 5 unità sono assenti per partecipare al corso di Vice Ispettore e non rientreranno fino a marzo 2019, restano in servizio 123 unità su 153), alla carenza di attività lavorativa intramoenia (lavorano pochissimi detenuti), all’autorizzazione per l’uso ed il possesso nelle camere detentive del personal computer per motivi di studio ai 15 detenuti iscritti all’Università della Calabria, alla impraticabilità del campo sportivo (perché quando piove si allaga per molto tempo, non essendoci impianto di drenaggio), al potenziamento delle linee telefoniche dell’Istituto perché insufficienti (sono presenti solo 2 linee telefoniche) ed infine in ordine alla illegittima prassi di sospendere le telefonate straordinarie o escludere dalle attività lavorative quei detenuti che siano stati sanzionati disciplinarmente.

Calabria, sono 17 i candidati alla carica di Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti


Consiglio Regionale della Calabria - Palazzo CampanellaFinalmente, l’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale della Calabria, accogliendo la sollecitazione di Emilio Enzo Quintieri, già Consigliere Nazionale dei Radicali Italiani (e candidato Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti), si è riunito per la presa d’atto delle proposte di candidatura, pervenute dopo il bando pubblico del 5 giugno 2018, alla carica di Garante Regionale dei Diritti delle persone detenute o private della libertà personale, istituito con Legge Regionale n. 1 del 2018.

Sono 20 le candidature, 3 delle quali escluse, perché i candidati non sono stati ritenuti in possesso dei requisiti e dell’esperienza richiesta per lo svolgimento dell’incarico di Garante Regionale.

Tra i 17 candidati che il Consiglio Regionale della Calabria dovrà scegliere ci sono anche io, dice il radicale Quintieri. Gli altri candidati che leggo in elenco, eccetto qualcuno, non li conosco perché mai visti o sentiti nell’ambiente penitenziario. Non mi risulta che siano mai stati impegnati in Calabria od altrove per la promozione e la tutela dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale o dei diritti umani più in generale.

Per il momento non aggiungo ulteriori commenti, conclude l’ex Consigliere Nazionale dei Radicali Italiani, riservandomi di accedere agli atti per valutare le posizioni degli altri candidati perché ritengo che siano in tanti quelli non idonei a ricoprire l’incarico di Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti.

Deliberazione Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale della Calabria

Elenco candidature a Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti