Catanzaro, l’ergastolano De Feo : “Sto dormendo da trent’anni. Sono un morto vivente”


Casa Circondariale Catanzaro SianoPasquale De Feo, condannato all’ergastolo ostativo, cioè senza alcuna speranza di uscire, mai, ci spiega perché questa pena è la più crudele di tutte. De Feo, l’ex boss della Piana del Sele nel Salernitano, in passato vicino alla Nuova Camorra Organizzata del boss Raffaele Cutolo, attualmente è detenuto in Calabria, nella Casa Circondariale di Catanzaro, nel Reparto AS1.

Vi prego, svegliatemi, perché sto dormendo da trent’anni. Siccome Travaglio ha scritto che un ergastolano sconta solo sette anni e mezzo, allora ho scontato già quattro ergastoli. Quando mi scarcerate ?
La realtà è un’altra. In questi tempi si è fatto crescere un allarmismo ingiustificato, dato che nella storia degli ultimi cinque secoli in Italia i reati, tutti senza esclusione, non sono mai calati così drasticamente. Possiamo dire che negli ultimi dieci anni, guardando alle persone morte in carcere, ha ucciso più lo Stato che la criminalità, mentre nelle statistiche europee siamo uno degli ultimi paesi per numero di omicidi e l’Italia è ritenuta dall’Unione Europea fra i paesi più sicuri. Chi commette un reato è giusto che paghi la sanzione, ma la situazione oggi è che bisogna fare i conti con una legislazione che calpesta i diritti umani, straccia la Costituzione e regredisce la civiltà a quella del Medioevo.

L’ergastolo ostativo, l’art 4bis, il 41 bis, il 416 bis (cito solo i più importanti) sono degli obbrobri paragonabili solo alla legge Pica, la madre di tutte le leggi repressive, del 1863, arrivata, anche se con nomi diversi, fino ai nostri giorni. Inquinati a mio parere ancora oggi dalle teorie razziste di Cesare Lombroso che affermava che i meridionali erano geneticamente “difettati” per conformazione fisica ed etnica con una naturale propensione a delinquere, dunque criminali per nascita, eredi di un’atavica popolazione “difettosa”, che niente e nessuno poteva sottrarre al suo destino. Non delinquenti per un atto cosciente e di libera volontà, ma per innate tendenze malvagie. Alcuni dati. L’ergastolo ostativo interessa al 99% meridionali; l’art.4bis lo stesso; i 41bis degli ultimi venti anni sono stati e sono al 100% meridionali; il 416bis (associazione di tipo mafioso), al 99% è applicato a meridionali…

E c’è chi dice che l’ergastolo in Italia non esiste. Va a finire che ce lo siamo sognati e stiamo vivendo in un sogno. Ripeto: vi prego, svegliatemi, perché sto dormendo da trent’anni. Come una volta erano stati separati i detenuti in due classi, recuperabili e irrecuperabili, così è stato fatto con l’ergastolo, una pena di morte diluita nel tempo. L’efferatezza di questa pena è doppiamente crudele, non ti tolgono la vita ma te la rendono insopportabile, tenendoti nel limbo di un eterno presente. Costringendoti a vivere con la più spietata delle torture: la speranza del nulla. Mentre tanti sono seppelliti vivi nel regime di 41 bis.

L’ergastolo è la più arcaica e residuale delle sanzioni medievali, ti “marchiano” con un timbro sulla fronte -non adatto al mondo esterno, una schiavitù perpetua simile all’ergastulum romano. Da quel momento la vita non ti appartiene più. Ti prendono anche in giro, ti vogliono recuperare ma per tenerti chiuso tutta la vita in una cella; un loculo che i signori del Dap ora vogliono imporci di condividere con un altro schiavo. I maiali per legge devono avere nove metri quadrati di spazio, mentre a noi non vogliono concedere neanche i sette metri di spazio stabiliti dal Cpt. Valiamo meno degli animali. L’ergastolo ostativo è una tortura istituzionalizzata e chi lo subisce viene presentato come un mostro per legittimare agli occhi della gente la sua disumanità. Come disse Aldo Moro, “l’ergastolo è più crudele della pena di morte”. L’avevano già capito i rivoluzionari francesi oltre due secoli fa: avevano abolito l’ergastolo perché ritenuto più disumano della pena capitale, e d’altronde la pena di morte ha bisogno di un coraggio momentaneo. L’ergastolo ha bisogno di un coraggio mostruoso perché dura tutta la vita.

Sono un morto vivente, in attesa che il tempo, boia della sentenza, porti a termine il suo compito, con la fine biologica.
Il giorno in cui spedisco questa lettera compio 53 anni. Mi sembra ieri che sono entrato in questo girone dantesco, ero un ragazzo, con la convinzione di essere il padrone del mondo. La potenza onnipotente dei giovani, forse è meglio dire la stupidità ottusa dei ragazzi. I giovani non sono stati vecchi pertanto non hanno esperienza, sono convinti che tutto gli sia dovuto. I vecchi sono stati giovani e hanno l’esperienza per capire come va il mondo, e possono correggere gli errori e insegnare i rimedi. Per me è tardi, ma voglio augurarmi che con quello che scrivo possa riuscire a consigliare e insegnare qualcosa di buono anche a una sola persona. Nel Talmud c’è scritto: “Chi salva una sola persona, salva il mondo intero”.

Pasquale De Feo
Casa Circondariale di Catanzaro

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