Detenuti morti nella Casa Circondariale di Paola, Sinistra Italiana interroga il Governo


Sen. De Cristofaro e De PetrisCome avevo garantito il Governo Renzi è stato ufficialmente informato con un atto di sindacato ispettivo di quanto incredibilmente accaduto nel Carcere di Paola. Lo afferma Emilio Enzo Quintieri, già membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e capo della delegazione visitante gli Istituti Penitenziari della Calabria. Nella giornata di ieri, durante la 725 seduta del Senato della Repubblica, l’On. Peppe De Cristofaro (Sinistra Italiana), Vice Presidente della Commissione Affari Esteri, membro della Commissione Straordinaria per la tutela dei Diritti Umani e della Commissione Bicamerale Antimafia, ha presentato una Interrogazione a risposta scritta (la n. 4-06659 del 16/11/2016) ai Ministri della Giustizia On. Andrea Orlando e degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale On. Paolo Gentiloni. L’atto di sindacato ispettivo è stato sottoscritto anche dall’On. Loredana De Petris, Presidente del Gruppo Misto e Capogruppo di Sinistra Italiana a Palazzo Madama.

I Senatori della Repubblica, premesso quanto riferitogli dall’esponente radicale Quintieri circa le strane morti avvenute recentemente nella Casa Circondariale di Paola – una delle quali già oggetto di Interrogazione Parlamentare al Ministro della Giustizia da parte dell’On. Enza Bruno Bossio, Deputato del Partito Democratico – ed il comportamento tenuto dalla Direzione dell’Istituto Penitenziario, hanno chiesto di sapere se e di quali informazioni dispongano i Ministri interrogati, ognuno per la parte di propria competenza, circa i fatti relativi al decesso di Youssef Mouhcine, il 31enne marocchino, deceduto nella notte tra il 23 ed il 24 ottobre a pochi giorni dalla sua scarcerazione nonché del decesso di Maurilio Pio Morabito, il 46enne calabrese, deceduto nella notte tra il 28 ed il 29 aprile scorso, sempre nell’imminenza del fine pena.

Inoltre sono stati posti i seguenti quesiti a cui il Governo dovrà rispondere per iscritto : “1) quali siano le cause che hanno cagionato il decesso del detenuto ed in particolare che cosa sia emerso dagli accertamenti autoptici disposti dall’Autorità Giudiziaria competente; 2) se risulti con quale modalità, nella notte tra il 23 ed il 24 ottobre 2016, giorno in cui è morto il detenuto Youssef Mouhcine, fosse garantita la sorveglianza all’interno dell’Istituto e se al momento del decesso fosse presente il Medico Penitenziario; 3) per quali motivi i familiari di Mouhcine non siano stati tempestivamente avvisati dell’avvenuto decesso da parte della Direzione dell’Istituto di Paola come prevede la normativa vigente in materia e se, con riferimento a tale omissione, non ritenga opportuno adottare gli opportuni provvedimenti disciplinari nei confronti del Direttore; 4) per quali motivi la Direzione dell’Istituto abbia provveduto, a cura e spese dell’Amministrazione, alla sepoltura del detenuto straniero presso il Cimitero di Paola, pur essendo a conoscenza che la famiglia voleva restituita la salma per il funerale e se, con riferimento a tale abuso, non ritenga opportuno adottare gli opportuni provvedimenti disciplinari nei confronti del Direttore; 5) per quali ragioni la Direzione dell’Istituto non abbia evaso con la dovuta tempestività la richiesta del Consolato Generale del Regno del Marocco di Palermo e se, anche con riferimento a tale omissione, non ritenga opportuno adottare gli opportuni provvedimenti disciplinari nei confronti del Direttore ; 6) se nella Casa Circondariale di Paola, alla data odierna, vengano ancora utilizzate “celle lisce” così come recentemente accertato da una visita effettuata da una delegazione di Radicali Italiani”.

casa-circondariale-di-paola-2Nella Casa Circondariale di Paola, secondo quanto scrivono i Senatori di Sinistra Italiana De Cristofaro e De Petris nella loro Interrogazione, alla data del 31 ottobre 2016, a fronte di una capienza regolamentare di 182 posti, vi erano ristretti 218 detenuti (36 in esubero), 84 dei quali stranieri. Nell’Istituto, come più volte denunciato dai Radicali Italiani all’esito di alcune visite effettuate, non vi sono mediatori culturali nonostante la rilevante presenza di stranieri. E’ stato precisato, altresì, che la famiglia di Mouhcine, quale parte offesa, ha ritenuto di nominare un difensore di fiducia, Avvocato Manuela Gasparri del Foro di Paola, affinché venga fatta piena luce sulla morte del proprio congiunto, non credendo alla versione del suicidio fornita dall’Amministrazione Penitenziaria. Da inizio dell’anno sono 93 le persone detenute che sono decedute negli Istituti Penitenziari della Repubblica, 33 delle quali per suicidio.

Infine, il radicale Quintieri ha reso noto che, nei giorni scorsi, un funzionario del Ministero degli Affari Esteri del Regno del Marocco, ha contattato la famiglia Mouhcine alla quale, oltre a porgergli le condoglianze, ha garantito di essere intervenuto, anche per il tramite del proprio Consolato Generale di Palermo, presso il Governo Italiano per avere esaustive delucidazioni in ordine a quanto accaduto.

Sulla questione oltre ai Radicali Italiani sono intervenuti l’Associazione Alone Cosenza Onlus, il Dipartimento Politiche dell’Immigrazione della Cgil di Cosenza, la Comunità Marocchina di Cosenza ed il Movimento Diritti Civili.

Altra Interrogazione a risposta scritta (la n. 4-06655 del 16/11/2016) indirizzata al Governo Italiano è stata presentata dai Senatori Francesco Molinari, Ivana Simeoni, Serenella Fucksia e Giuseppe Vacciano. Hanno chiesto di sapere se e di quali informazioni dispongano i Ministri interrogati (Giustizia e Affari Esteri) in ordine ai fatti rappresentati, anche con riferimento ai casi specifici segnalati, e se questi corrispondano al vero e se non si ritenga, indipendentemente dall’attività investigativa condotta dall’Autorità Giudiziaria, qualora non sia stato già fatto nell’immediatezza dei fatti, di avviare una indagine interna, al fine di chiarire l’esatta dinamica del decesso del detenuto, per appurare se nei confronti dello stesso siano state predisposte tutte le misure di sorveglianza in termini di custodia in carcere e tutela sanitaria e se vi siano responsabilità di tipo penale o disciplinare attribuibili al personale che aveva in cura e custodia il detenuto.

Interrogazione a risposta scritta ai Ministri della Giustizia e degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale dei Sen. De Cristofaro e De Petris (clicca per leggere)

Interrogazione a risposta scritta ai Ministri della Giustizia e degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale dei Sen. Molinari, Simeoni, Fucksia e Vacciano (clicca per leggere)

Intervista di Radio Radicale all’On. Enza Bruno Bossio (Pd) sull’Ergastolo Ostativo


On. Bruno Bossio PD Carcere OperaIntervista di Radio Radicale all’On. Enza Bruno Bossio, Deputato Pd, sull’Ergastolo Ostativo presso il Carcere di Milano Opera 

Intervento dell’On. Enza Bruno Bossio al Convegno “L’inferno della speranza : riflessioni sull’Ergastolo Ostativo”

 

Bruno Bossio (Pd) : “L’ergastolo ostativo va superato modificando l’Art. 4 bis Op”


On. Enza Bruno Bossio“L’inferno della speranza. Riflessioni sull’ergastolo ostativo”. E’ stato questo il tema su cui si è dibattuto in un convegno svoltosi ieri presso la Casa di Reclusione di Opera a Milano, organizzato dalla Camera Penale “Gian Domenico Pisapia”, dal Ministero della Giustizia e dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria della Lombardia. Al convegno, che ha riunito intorno allo stesso tavolo magistrati, giuristi, accademici e rappresentanti istituzionali, ho avuto l’onore di partecipare in quanto prima firmataria di un disegno di legge sottoscritto da numerosi parlamentari del Partito Democratico, Partito Socialista e Sinistra Ecologia e Libertà, che propone la modifica dell’art. 4 bis dell’ordinamento penitenziario.

Il dibattito ha innanzitutto sottolineato il carattere incostituzionale dell’ergastolo ostativo
ed ha preso spunto dalla proposta di un gruppo di detenuti di Opera che individua le condotte riparatorie tese a superare la ostatività. I condannati all’ergastolo definito ostativo, in base alla normativa vigente, non possono accedere alle misure di rieducazione e di reinserimento nella società. Papa Francesco ha definito l’ergastolo ostativo una forma di “pena di morte occulta”.
L’ergastolo ostativo è una pena inflitta al 70 % degli ergastolani ai quali, dopo lunghissimi anni di detenzione e dopo la perdita di ogni contatto con il contesto criminale, è precluso l’accesso a quei benefici minimi che l’ordinamento penitenziario concede, semplicemente perché non collaboranti in processi che magari si sono già chiusi da anni. Si tratta di una realtà di dolore resa ancora più drammatica dalle criticità del sistema carcerario italiano di cui la Casa di Opera è un’eccezione positiva.

La proposta di legge affida al giudizio della magistratura di sorveglianza la valutazione della sussistenza dei requisiti che consentono l’accesso ai benefici. Ovviamente è la magistratura competente che è chiamata ad assumersi la responsabilità di riconoscere al detenuto i requisiti che escludono l’attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica, eversiva e l’assenza della pericolosità sociale e consentire, così, l’accesso alle misure di rieducazione e reinserimento nella società.

Con questo disegno di legge non si propone nessuno ‘sconto di pena’ per i mafiosi irriducibili, né la liberazione di ‘migliaia di pericolosi criminali’, come vanno affermando in maniera strumentale e distorcente i colleghi Giarrusso e Sarti del M5S. Se approvata, questa norma consentirà, sempre previa rigorosa valutazione della magistratura di sorveglianza, la possibilità di accesso al lavoro esterno, ai permessi premio e alle misure alternative alla detenzione.

Insomma si tratta solo di rendere la pena dell’ergastolo più compatibile con gli standards richiesti dalla nostra Carta Costituzionale e dall’Unione Europea anche al fine che, dopo un lungo periodo di detenzione, possano prevalere le esigenze umanitarie. Ritengo assai grave che da una parte si cristallizzi per sempre una pena perpetua per persone che oggi sono altra cosa rispetto al tempo del compimento del crimine e dall’altra invece possa considerarsi fatto ordinario la scarcerazione per decorrenza dei termini.

Insomma, come diceva Aldo Moro ‘la pena non è passionale e smodata vendetta privata ma risposta calibrata dell’ordinamento giuridico’. Per questo, rivolgendomi ai detenuti presenti all’incontro ho ricordato le parole di Marco Pannella (molto evocato nel convegno) “mi auguro che la vostra speranza diventi anche la nostra speranza”.

On. Enza Bruno Bossio

Deputato del Partito Democratico

18 Giugno 2016

Detenuto suicida nel Carcere di Paola, l’On Bruno Bossio interroga il Ministro Orlando


On. Enza Bruno Bossio - PDNei giorni scorsi, il caso del detenuto Maurilio Pio Morabito, 46 anni, di Reggio Calabria, morto suicida in una cella del Reparto di Isolamento della Casa Circondariale di Paola, in Provincia di Cosenza, lo scorso 29 aprile 2016, intorno all’una di notte, è finito sulla scrivania del Ministro della Giustizia Onorevole Andrea Orlando grazie ad una circostanziata Interrogazione Parlamentare, con richiesta di risposta scritta, presentata dall’Onorevole Enza Bruno Bossio, Deputata del Partito Democratico e membro della Commissione Bicamerale Antimafia.

Il Morabito, che aveva avuto problemi di tossicodipendenza, da circa un mese, dopo essere stato trasferito dalla Casa Circondariale “Arghillà” di Reggio Calabria, si trovava ristretto presso la Casa Circondariale di Paola, dovendo espiare una pena detentiva di 4 mesi di reclusione. Il suo fine pena era previsto per il prossimo 30 giugno.

L’Onorevole Bruno Bossio, grazie anche alle informazioni acquisite dalla visita ispettiva effettuata da una Delegazione dei Radicali Italiani guidata dal radicale Emilio Enzo Quintieri, effettuata nei giorni successivi al decesso del Morabito, ha riferito che quest’ultimo avrebbe posto in essere il gesto autosoppressivo mediante impiccagione, utilizzando una coperta, che è stata annodata a forma di cappio alla grata della finestra della cella, nel reparto di isolamento, del predetto Istituto Penitenziario che, all’epoca dei fatti, ospitava 182 persone detenute a fronte di altrettanti posti detentivi.

Nell’ambito della visita ispettiva, la Delegazione Radicale, aveva potuto verificare che la cella n. 9 in cui si è impiccato il Morabito era “liscia” cioè priva dell’arredo ministeriale, sporca e maleodorante e che il citato detenuto non era stato sottoposto a “sorveglianza a vista” nonostante, già in altre occasioni, avesse manifestato propositi suicidiari e compiuto vari atti autolesionistici, nonché distrutto due celle, una delle quali mediante l’incendio di un materasso posta nel primo reparto detentivo e l’altra nel reparto di isolamento dirimpetto alla cella in cui si è impiccato.

Sul decesso del Morabito, la Procura della Repubblica di Paola, a seguito della denuncia dei familiari, ha aperto un Procedimento Penale, al momento nei confronti di ignoti, per il delitto di istigazione o aiuto al suicidio previsto e punito dall’Art. 580 del Codice Penale al fine di appurare le cause, le circostanze e le modalità del decesso. Infine, la predetta Autorità Giudiziaria, oltre ad aver disposto l’acquisizione dei filmati delle telecamere di sorveglianza presenti nel reparto detentivo, ha anche ordinato l’esame autoptico sulla salma del Morabito, effettuato lo scorso 7 maggio presso l’Ospedale Riuniti di Reggio Calabria dal Dottore Mario Matarazzo che dovrà concludere la relazione peritale nelle prossime settimane.

Nell’Interrogazione (atto n. 4-13360 del 07/06/2016, Seduta n. 633 della Camera dei Deputati) sono stati richiamati, oltre al suicidio di Morabito, gli altri 12 suicidi e le altre 21 morti per malattia, assistenza sanitaria disastrata, overdose o per cause ancora da accertare, avvenuti dall’inizio del 2016, negli Istituti Penitenziari italiani. Dal 2000 ad oggi, i “morti di carcere” sono stati 2.527, 900 dei quali per suicidio. La maggior parte dei suicidi che avvengono negli stabilimenti penitenziari – ha denunciato con forza la Deputata calabrese – si è verificata nei reparti di isolamento e, ancor di più, nelle “celle lisce”, cioè completamente vuote, (come quella in cui il Morabito è stato collocato, per diversi giorni, in condizioni al limite della tollerabilità, nella Casa Circondariale di Paola) nonostante, da tempo, tali pratiche (collocazione dei detenuti in isolamento ed in celle lisce), secondo gli esperti, siano ritenute “assolutamente controproducenti” poiché pur togliendo dalla cella tutto ciò che potrebbe essere usato dai detenuti per suicidarsi, il modo di farlo lo trovano lo stesso.

In tanti Istituti Penitenziari – come proprio la stessa Onorevole Bruno Bossio ha già avuto modo di denunciare al Governo – con altra Interrogazione a risposta in Commissione Giustizia, rimasta inevasa, a seguito della visita ispettiva alla Casa di Reclusione di Rossano e, direttamente, al Dott. Santi Consolo, Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria durante la sua audizione presso la Commissione Bicamerale Antimafia – l’utilizzo del reparto e dell’istituto dell’isolamento in modo difforme dalla normativa vigente in materia e cioè all’infuori dei casi stabiliti dall’Art. 33 dell’Ordinamento Penitenziario (motivi giudiziari, sanitari o disciplinari).

Ministro Orlando (2)Ha richiamato anche il fatto che il detenuto Morabito avesse, più volte, chiesto con delle missive, di essere trasferito in un Istituto Penitenziario dotato di una “Sezione Protetta” poiché aveva fondato timore di essere vittima di aggressioni, avendo ricevuto minacce di morte conseguenti a non meglio precisati fatti occorsi quando era ristretto presso la Casa Circondariale Arghillà di Reggio Calabria. Inoltre, stando a quanto riferito dai familiari del detenuto morto suicida, sarebbero state numerose le richieste di colloquio fatte anche al Direttore della Casa Circondariale di Paola e mai tenute in considerazione dallo stesso, in violazione di quanto prescrive l’Art. 75 c. 1 dell’Ordinamento Penitenziario.

Pertanto, l’Onorevole Enza Bruno Bossio, ha chiesto al Ministro della Giustizia Onorevole Andrea Orlando, di conoscere : a) se e di quali informazioni disponga in ordine ai fatti rappresentati, anche con riferimento ai casi specifici segnalati e se questi corrispondano al vero; b) se non ritenga, in via cautelativa, di assumere le iniziative, per quanto di competenza, nel rispetto dell’attività della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Paola, volte ad avviare una indagine amministrativa interna al fine di chiarire la causa, le circostanze e le modalità del decesso del detenuto Morabito ed appurare se nei confronti dello stesso siano state messe in atto tutte le misure di sorveglianza custodiale e sanitaria, previste e necessarie, e quindi se non vi siano responsabilità disciplinarmente rilevanti in capo al personale dell’Amministrazione Penitenziaria ; c) quali siano le motivazioni che hanno condotto all’improvviso trasferimento del Morabito dalla Casa Circondariale di Arghillà di Reggio Calabria alla Casa Circondariale di Paola chiarendo, altresì, per quali ragioni, il predetto detenuto non sia stato trasferito, sin da subito o comunque dopo le sue richieste, presso altro Istituto Penitenziario dotato di reparti “protetti” visto che era stato gravemente minacciato ed aveva fondato timore di essere aggredito invece di essere tenuto a giudizio dell’interrogante, impropriamente, nel reparto di isolamento della Casa Circondariale di Paola; d) se e quali problemi di salute presentava il detenuto Morabito all’atto della visita obbligatoria di primo ingresso presso la Casa Circondariale di Arghillà di Reggio Calabria e poi presso quella di Paola, ricavabili dal suo diario clinico e se risulti se lo stesso, durante tutto il periodo detentivo, sia stato adeguatamente assistito dal punto di vista sanitario; se intenda chiarire, infine, se lo stesso fosse sottoposto a particolari trattamenti terapeutici per le sue condizioni personali; e) se risulti veritiero il fatto che il detenuto Morabito abbia chiesto, più volte, di poter avere un colloquio col Direttore della Casa Circondariale di Paola e che le sue istanze siano rimaste tutte inevase; f) se risulti che, il Direttore della Casa Circondariale di Paola offra, con particolare frequenza, ai detenuti la possibilità di poter avere con lo stesso dei periodici colloqui individuali e se e quante volte il predetto si sia recato ad ispezionare i locali ove sono ristretti i medesimi, anche tramite la visione delle annotazioni apposte negli appositi registri previsti dalla normativa ; g) per quali motivi, il signor Morabito, sia stato recluso nell’istituto di cui in premessa visto che la pena da espiare era di soli 4 mesi di reclusione e se, in ogni caso, corrisponde al vero che questi abbia presentato istanza alla competente Magistratura di Sorveglianza per la concessione di una misura alternativa alla detenzione prevista dall’Ordinamento Penitenziario (detenzione domiciliare, affidamento, e altro) ed in caso affermativo, per quali ragioni, gli sia stata negata ed h) se e quali iniziative il Ministro interrogato intenda assumere per assicurare che l’isolamento nei confronti dei detenuti venga disposto solo ed esclusivamente in circostanze eccezionali e, comunque, nei soli casi tassativi stabiliti dal legislatore, proibendo all’Amministrazione Penitenziaria di utilizzare sezioni o reparti di isolamento per altri motivi in applicazione di quanto disposto dall’Articolo 73 del Regolamento di Esecuzione Penitenziaria e se non ritenga, altresì, di dover intervenire con urgenza per emanare delle direttive soprattutto per quanto attiene l’esecuzione dell’isolamento, poiché, ancora oggi, come accertato dalla Delegazione Radicale nella Casa Circondariale di Paola, esistono delle “celle lisce”, prive di ogni suppellettile, in cui vengono collocati i detenuti che, invece, dovrebbero essere posti secondo l’interrogante in “camere ordinarie” che presentino le caratteristiche indicate dall’Articolo 6 dell’Ordinamento Penitenziario.

Interrogazione n. 4-13360 dell’On. Bruno Bossio (clicca per leggere)

Visita dei Radicali e della Camera Penale al Carcere di Paola la vigilia di Pasqua


Carcere di Paola 1Anche quest’anno, durante la vigilia di Pasqua, una delegazione dei Radicali Italiani e della Camera Penale di Paola aderente all’Unione delle Camere Penali Italiane, si recherà in visita alla Casa Circondariale di Paola, in Provincia di Cosenza, per verificare che le condizioni di vita ed il trattamento dei detenuti nonché la conduzione del suddetto Istituto Penitenziario siano conformi ai principi sanciti dalla Costituzione e dalla Legge Penitenziaria.

La delegazione, autorizzata dal Vice Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia Massimo De Pascalis – su richiesta del Senatore della Repubblica Francesco Molinari – sarà guidata da Emilio Enzo Quintieri, esponente dei Radicali Italiani il quale sarà accompagnato da Valentina Anna Moretti, esponente dei Radicali Italiani e candidata al Consiglio Comunale di Cosenza, dall’avvocato Sabrina Mannarino, Tesoriere della locale Camera Penale e dagli avvocati Carmine Curatolo e Salvatore Carnevale del Foro di Paola.

Nella Casa Circondariale di Paola, secondo gli ultimi dati diffusi nelle scorse settimane dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, vi sarebbero ristretti 178 detenuti, 46 dei quali stranieri, tutti appartenenti al Circuito della Media Sicurezza, a fronte di una capienza regolamentare di 182 posti detentivi. Lo scorso anno, invece, durante la vigilia di Pasqua, durante una ispezione fatta dai Parlamentari Enza Bruno Bossio (Pd) e Francesco Molinari (Misto), accompagnati dal radicale Quintieri e dall’avvocato Mannarino, erano presenti 194 persone detenute (12 in esubero), 34 delle quali straniere.

I Radicali ed i Penalisti faranno ingresso nello stabilimento penitenziario intorno alle ore 15 e visiteranno con attenzione tutti i Reparti detentivi, compreso quello di Isolamento nonchè il Padiglione adibito a custodia attenuata in cui vi sono allocati detenuti a basso indice di pericolosità e con fine pena a breve termine. La delegazione sarà accompagnata dal personale del Reparto di Polizia Penitenziaria diretto dal Comandante, Commissario Maria Molinaro.

Il giorno seguente, domenica di Pasqua, alla stessa ora, gli esponenti radicali Emilio Enzo Quintieri e Valentina Anna Moretti, entreranno nella Casa Circondariale “Sergio Cosmai” di Cosenza, Istituto eccellentemente guidato dal Direttore Filiberto Benevento. Anche in questa circostanza, i rappresentanti radicali, saranno accompagnati dagli uomini del Vice Commissario Davide Pietro Romano, Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria di Cosenza. Nel Carcere di Cosenza, a fronte di una capienza regolamentare di 218 posti, sono ospitate 209 persone, 25 delle quali di nazionalità straniera, appartenenti ai Circuiti Penitenziaria dell’Alta e della Media Sicurezza.

Ulteriori visite saranno effettuate nei giorni successivi ed allo stesso orario negli altri Istituti Penitenziari della Calabria e, più precisamente, martedì 29 nella Casa Circondariale “Ugo Caridi” di Catanzaro, giovedì 31 nella Casa di Reclusione di Rossano e sabato 2 aprile nella Casa Circondariale “Rosetta Sisca” di Castrovillari. Faranno parte della delegazione anche Shyama Soodevi Bokkory, Presidente dell’Associazione Alone Cosenza Onlus e Mediatrice Culturale volontaria alla Casa Circondariale di Paola e Marco Calabretta, Laureando in Giurisprudenza all’Università della Calabria.

Carceri, Consolo (Dap) : “Sono favorevole all’abolizione dell’ergastolo ostativo”


“Ho dato parere favorevole all’abolizione dell’ergastolo ostativo”. Lo ha detto chiaramente il Dott. Santi Consolo, Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia intervenendo al VI Congresso di “Nessuno Tocchi Caino, l’Associazione Radicale presieduta dall’Onorevole Marco Pannella, svoltosi nella Casa di Reclusione di Milano Opera ove all’interno sono reclusi il maggior numero di ergastolani (circa 150), molti dei quali ostativi cioè destinati a morire in carcere perché esclusi dalla possibilità di ottenere benefici o misure alternative alla detenzione inframuraria.

“Il titolo del congresso “spes contra spem” aiuta il cambiamento in atto – ha rilevato il Dott. Consolo – anche il Corpo di Polizia Penitenziaria ha cambiato motto, “Despondere spem, munus nostrus” – “Garantire la speranza è il nostro compito” questo è il ruolo della nostra Amministrazione. L’ergastolo ostativo prima non c’era, l’ergastolo prima con l’articolo 176 del codice penale era compatibile con l’articolo 27 della Costituzione, che parla di umanità, cioè di speranza, e se non si ha speranza come si può migliorare ? Come è successo allora tutto questo ? Perché abbiamo avuto gli anni di piombo. Da un lato ci siamo calati un un regime differenziato, il 41 bis, e dall’altro c’è stata l’incentivazione della legislazione premiale fino a prevedere, e lì c’è la violazione della Costituzione che ci porta ad essere incostituzionali, che c’è uno sbarramento all’accesso alla liberazione condizionale laddove non c’è collaborazione utile con la Giustizia. Auspico che il sistema italiano in fatto e in diritto – ha concluso il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo – offra la possibilità anche agli ergastolani ostativi di poter ottenere la liberazione anticipata”.

On. Bruno Bossio PdPrima del 1992, infatti, i condannati alla pena dell’ergastolo, pur sottoposti alla tortura dell’incertezza, hanno sempre avuto la speranza di non finire il resto dei loro giorni in carcere. Successivamente, invece, questa possibilità è stata del tutto abolita con l’approvazione dell’Articolo 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario. Oggi, per la maggior parte degli ergastolani (1.174 su 1.619) la pena è divenuta realmente perpetua poiché se non collaborano con la Giustizia, non potranno mai più uscire dal carcere se non con i piedi davanti. Negli scorsi mesi, proprio sull’abolizione dell’ergastolo ostativo e quindi sulla possibilità anche per questi condannati, a determinate condizioni, di poter ottenere i benefici premiali o le altre misure alternative alla detenzione previste dall’Ordinamento Penitenziario, l’Onorevole Enza Bruno Bossio, Deputato del Partito Democratico e membro della Commissione Bicamerale Antimafia, aveva presentato una proposta di legge sottoscritta da altri Deputati. Tale iniziativa legislativa venne abbinata al Disegno di Legge del Governo sulla Riforma dell’Ordinamento Penitenziario ed assorbita dallo stesso ma, praticamente, non sono state accolte le ottime osservazioni ed indicazioni in essa contenute non pervenendo al superamento degli sbarramenti preclusivi per questi particolari condannati posti dall’Art. 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario.

Intervento del Dott. Santi Consolo – Capo del Dap

Riforma legge sugli Stupefacenti, la proposta degli On. Bruno Bossio e Stumpo (Pd)


Cannabis legaleCannabis legale, un ulteriore prezioso contributo alla discussione parlamentare in materia di legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati e riforma del Testo Unico sugli Stupefacenti (D.P.R. n. 309/1990) da parte degli Onorevoli Enza Bruno Bossio e Nico Stumpo, Deputati del Partito Democratico eletti in Calabria. Rispetto alle altre iniziative legislative presentate in Parlamento, propone la riduzione del trattamento sanzionatorio (pene detentive e pecuniarie) – nello specifico la reclusione da 1 a 4 anni e della multa da euro 1.000 a euro 5.000 relativamente alle sostanze di cui alle tabelle I e III previste dall’articolo 14 c.d. “droghe pesanti” e la reclusione da 6 mesi a 3 anni e della multa da euro 500 a euro 2.500 relativamente alle sostanze di cui alle tabelle II e IV previste dal medesimo art. 14 c.d. “droghe leggere” – per i fatti di lieve entità (Art. 73 c. 5) a prescindere dal tipo di sostanza, ribadendo l’applicabilità della non punibilità per la particolare tenuità del fatto (Art. 131 bis cp) e della sospensione del processo con messa alla prova dell’imputato (Art. 168 bis cp).

L’atto di iniziativa parlamentare, abbinato a quello dell’Intergruppo Cannabis legale e ad altre proposte di legge, prevede espressamente la depenalizzazione dell’uso personale di gruppo degli stupefacenti (Art. 73 c. 7 ter); stabilisce la perentorietà del termine concesso al Prefetto (40 giorni) per l’adozione dei provvedimenti per gli illeciti amministrativi e la non applicabilità delle sanzioni, in automatico, a chi giustifichi di non aver potuto ottemperare a presentarsi al colloquio dal Prefetto (Art. 75 c. 4); abolisce completamente le misure di prevenzione (Art. 75 bis); propone l’abolizione completa delle pene accessorie, diverse dalla confisca, per i condannati al termine della pena detentiva (divieto di espatrio, revoca patente di guida, etc) in ossequio al principio costituzionale di finalizzazione rieducativa della pena (Art. 85); prevede la riforma della misura di sicurezza dell’espulsione dallo Stato nei confronti dello straniero condannato a pena espiata se risulti socialmente pericoloso all’esito di una procedura giurisdizionale camerale partecipata avanti al Magistrato di Sorveglianza e che la revoca della misura escluda o faccia cessare gli effetti di altre eventuali espulsioni amministrative. Viene, in sostanza, recepita l’indicazione della Corte Costituzionale circa la necessità di applicare la misura di sicurezza, al termine della pena, soltanto qualora il condannato sia concretamente ed attualmente socialmente pericoloso. Inoltre, ai commi successivi, è sancito che la revoca della misura pronunciata dal Giudice escluda o faccia cessare gli effetti di altri provvedimenti di espulsione di natura amministrativa e che dei provvedimenti adottati dalla Magistratura di Sorveglianza venga data immediata comunicazione, a cura della cancelleria, alla Autorità Provinciale di Pubblica Sicurezza competente (Art. 86).

Commissione Giustizia Camera DeputatiLa proposta dei Deputati Bruno Bossio e Stumpo, introduce il diritto di Sindacato Ispettivo di varie Autorità (Parlamentari, Consiglieri Regionali, Magistrati, etc.) e per i loro accompagnatori nelle Comunità Terapeutiche pubbliche e private convenzionate nonché la possibilità di accesso alle predette strutture, previa autorizzazione da parte dei Responsabili, dei Ministri del Culto cattolico e di altri Culti (Art. 135 bis). La proposta di legge AC 3447 del 24/11/2015 degli On. Enza Bruno Bossio e Nico Stumpo è stata assegnata alle Commissioni riunite Giustizia e Affari Sociali che si sono riunite giovedì 26 Novembre 2015 alle ore 16 presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati (Relatori On. Daniele Farina di Sel e Anna Margherita Miotto del Pd) per avviare l’esame in sede referente prima di approdare all’esame dell’Aula nel prossimo mese di dicembre, ove conclusi i lavori delle Commissioni Parlamentari.

Proposta di Legge n. 3447 On. Bruno Bossio e Stumpo (clicca per scaricare)

Resoconto Commissioni riunite Giustizia e Affari Sociali Camera dei Deputati del 26 Novembre 2015 (clicca per scaricare)