Vercelli: la Radicale Roswitha Flaibani nominata Garante Comunale dei Detenuti


Casa Circondariale di VercelliLo scorso 23 febbraio il sindaco di Vercelli, Maura Forte, ha nominato per la prima volta nella storia del Comune il “Garante dei diritti delle persone private della libertà personale”, nella persona di Roswitha Flaibani, militante storica radicale a Vercelli. La carica di Garante non è retribuita.

Fin dagli anni 90 del secolo scorso, Roswitha Flaibani ha seguito la vita della Casa Circondariale di Vercelli, collaborando sia con i vari Direttori succedutisi sia con l’area Educativa dell’Istituto, al fine di instaurare un rapporto costante tra la struttura e il territorio. Dal 1999 ha compiuto visite ispettive nel carcere di Vercelli, accompagnando parlamentari e consiglieri regionali; in tal contesto, negli anni 2009, 2010 e 2011 ha organizzato a Vercelli l’iniziativa nazionale di Radicali Italiani “Ferragosto in carcere”.

Roswitha Flaibani è stata membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani. Dal 2005 al 2011 è stata consigliere comunale a Prarolo (Vc). È attualmente iscritta all’Associazione radicale Adelaide Aglietta.

Igor Boni e Giulio Manfredi (presidente e segretario Associazione radicale Adelaide Aglietta): “Chi conosce Roswitha Flaibani sa che il sindaco di Vercelli ha fatto la cosa giusta; da decenni, su Vercelli, abbiamo sempre potuto contare sul suo impegno a sostegno dei diritti dei detenuti e degli agenti di polizia penitenziaria; un impegno, vale la pena ricordarlo, da sempre non retribuito, come non retribuita sarà questa carica. Oggi, finalmente, questo impegno ha ottenuto un giusto e opportuno riconoscimento pubblico; siamo sicuri che Roswitha cercherà di dare ancora di più del tanto che ha già dato in questi anni.

Ringraziamo il sindaco Forte sia per aver istituito il Garante sia per la volontà manifestata di visitare quanto prima il carcere. Vercelli è la quarta città in Piemonte ad aver istituito la figura del garante comunale (dopo Torino, Ivrea e Asti). Sarebbe importante che ciascuna delle 12 città piemontesi sede di carcere riuscisse a nominare un garante comunale capace e determinato come Roswitha Flaibani, per creare una rete regionale di garanti in grado di scambiarsi informazioni e di lavorare in sinergia con il garante regionale”.

Vercelli, Arrestati due Agenti di Polizia Penitenziaria per usura


Casa Circondariale di VercelliPrestavano soldi con interessi mensili dal 20 al 100%. In un caso, a fronte di un prestito da 1200 euro, ne hanno chiesti indietro 6500. Un grosso giro di usura che avveniva tra agenti di polizia penitenziaria è stato scoperto dalla procura della Repubblica di Vercelli in collaborazione con Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria di Torino: le indagini hanno portato – al momento – all’arresto di quattro persone, due finanziatori e due poliziotti che facevano da tramite. I due finanziatori sono Catalin Botezatu, originario di Vercelli ma titolare di esercizio pubblico a Carpignano Sesia, e Diego Corona, risicoltore di Pezzana. I due agenti arrestati (attualmente sono ai domiciliari) sono Salvatore Zarelli e Bruno Crisafio, quest’ultimo temporaneamente in servizio all’Uepe (Ufficio esecuzioni penitenziarie esterne) di Vercelli.

Le vittime erano quasi sempre colleghi agenti della polizia penitenziaria, a cui gli strozzini sono arrivati a chiedere fino a 30 mila euro in restituzione di un prestito. Gli usurai, con i soldi intascati, si compravano vestiti firmati, rolex d’oro, cellulari da migliaia di euro dagli Emirati arabi. I dettagli dell’operazione «Tendenza» sono stati presentati dal procuratore capo Paolo Tamponi e dal sostituto procuratore Davide Pretti. «Non avevamo idea della portata di questi fatti», ha commentato il direttore del carcere di Vercelli, Tullia Ardito.

Roberto Maggio

La Stampa, 28 Luglio 2014

Vercelli, Condannati l’ex Direttore del Carcere ed altri tre ex Agenti di Polizia Penitenziaria


Casa Circondariale di VercelliL’ex Direttore della Casa Circondariale di Vercelli e tre ex Agenti della Polizia Penitenziaria sono stati condannati oggi per una vicenda legata al sequestro di un cellulare appartenente a un detenuto.

Ad Antonino Raineri, l’ex Direttore, il Giudice Monocratico del Tribunale Ordinario di Vercelli Marco Dovesi, dopo oltre due ore di Camera di Consiglio, ha inflitto 1 anno e 6 mesi di reclusione, oltre al risarcimento delle spese procedurali perché ritenuto colpevole del reato di peculato: aveva sequestrato il telefonino di un detenuto e invece di consegnarlo alla Procura della Repubblica lo aveva tenuto in cassaforte; inoltre, per le pressioni esercitate su un’Ispettrice di Polizia Penitenziaria, era accusato di lesioni. Per quest’ultima vicenda inizialmente l’imputazione era di maltrattamenti, reato poi derubricato. E’ stato assolto, invece, dall’imputazione di abuso d’ufficio. Raineri, infatti, era accusato anche di avere sottratto del cibo dalla dispensa del carcere. Per lui il Pubblico Ministero Pier Luigi Pianta aveva chiesto la condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione.

Sempre per peculato (si sarebbero impossessati di generi alimentari destinati alla mensa del carcere) sono stati condannati tre ex Agenti della Polizia Penitenziaria in servizio presso il Carcere di Vercelli: Davide Straullu, Alberto Pili, entrambi a 2 anni con la condizionale, mentre 1 anno e 4 mesi è stato inflitto a Mario Corvino. Per Straullo il Pm aveva chiesto 2 anni, per Pili 2 anni e 6 mesi e per Corvino 3 anni di reclusione. Altri due Agenti imputati, Robertino Pisanu e Filippo Calandra, sono stati assolti. Per questi ultimi la pubblica accusa aveva chiesto, rispettivamente, 2 anni e 3 mesi e 2 anni di reclusione.

Tutti gli imputati sono stati difesi dagli avvocati Roberto Rossi e Roberto Scheda. «Siamo soddisfatti di come l’impalcatura dell’accusa sia stata disattesa – ha commentato Roberto Scheda, che insieme con Roberto Rossi ha difeso gli imputati – per le altre condanne ricorreremo in Appello».

Durante la requisitoria, il Sostituto Procuratore della Repubblica Pianta ha ricostruito il “sistema” che esisteva all’interno del Carcere Biliemme, in cui i detenuti si lamentavano per la scarsità di cibo, ma dove esisteva un deposito attiguo alla cucina pieno di scatolame, confezioni di latte, tonno e pane. Un magazzino definito dal pm “improprio”, mai autorizzato, ma del quale Raineri ne era a conoscenza.