Cosenza, Uepe in crisi : dopo Quintieri e Molinari protestano gli Assistenti Sociali


Uepe CosenzaNon è solo il radicale Emilio Quintieri ed il Senatore Francesco Molinari a lamentare la disastrosa situazione in cui versa, ormai da tempo, l’Ufficio per l’Esecuzione Penale Esterna di Cosenza. Nei giorni scorsi, dopo le ripetute segnalazioni rimaste senza esito e dopo aver letto la recente Interrogazione Parlamentare presentata al Ministro della Giustizia On. Andrea Orlando, i tre Funzionari di Servizio Sociale in servizio all’Uepe di Cosenza, Adriana De Linna, Silvana Puleo e Maria Cristina Di Forti, hanno lamentato nuovamente la grave situazione in cui sono costretti a lavorare.

“Preso atto che, allo stato, non sono state ipotizzate azioni per risanare lo stato di carenza di personale di Servizio Sociale che, in questa sede, contro un organico previsto in 22 unità, vede operativi 3 Funzionari, di cui uno in regime lavorativo part time e destinatario di Legge 104/92, per un carico di lavoro di oltre 900 casi” – scrivono gli Assistenti Sociali – e “rilevato che il perdurare, ormai ultradecennale, del costante ed elevatissimo stress derivante dal carico di lavoro, umanamente e professionalmente improponibile, e dalle responsabilità connesse, sta determinando inevitabili ricadute sugli utenti del Servizio, sugli Operatori Sociali e sulle Autorità Giudiziarie” ed infine “rilevato che l’eccessiva richiesta da parte dell’utenza, che non può oggettivamente essere evasa, potrebbe determinare anche delle azioni imprevedibili da parte della stessa”, hanno ritenuto opportuno di dichiarare “di non essere più in grado di garantire lo svolgimento dei compiti istituzionali in modo professionalmente adeguato, essendo gravati da un eccessivo carico di lavoro, con il rischio di pregiudizio nei confronti dell’utente, dell’ente stesso, nonché della propria salute psico-fisica. Declinano, pertanto, ogni responsabilità, di qualsiasi natura, in relazione ad eventuali conseguenze imputabili all’agire di professionisti che continuano a lavorare in una situazione di emergenza, che incide anche sulle capacità cognitive, non potendo più far fronte a tale situazione”.

Tali dichiarazioni sono state formalizzate per iscritto ed inviate a numerose Autorità dello Stato nazionali, territoriali e locali, al Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro ed al Magistrato di Sorveglianza di Cosenza, ai Tribunali di Cosenza, Paola e Castrovillari, alle Direzioni degli Istituti Penitenziari di Cosenza, Castrovillari, Paola e Rossano, al Presidente Nazionale dell’Ordine Professionale degli Assistenti Sociali, al Presidente dell’Ordine Professionale degli Assistenti Sociali della Calabria ed alle Organizzazioni Sindacali. Immediatamente, anche la Rappresentanza Sindacale Unitaria (Rsu) dell’Ufficio per l’Esecuzione Penale Esterna di Cosenza si è associata alla nota sottoscritta dai Funzionari di Servizio Sociale “relativa alla gravissima situazione di sottorganico e di sovraccarico di lavoro, sottolineando la necessità che venga risolta con urgenza stanti le grosse difficoltà ormai non più sostenibili dal personale interessato”.

Delegazione visita Carcere ed Uepe CosenzaQualche giorno fa, con il Senatore Molinari abbiamo effettuato una visita ispettiva all’Uepe di Cosenza, riferisce l’ex membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani Emilio Quintieri, ed abbiamo constatato che negli Uffici, a parte il personale amministrativo ed il Direttore, non c’era nessuno oltre alle centinaia di fascicoli collocati in ogni posto. Al momento della visita vi erano solo le 3 Assistenti Sociali, due delle quali prossime alla pensione, con un carico di lavoro giornaliero di 802 casi : 274 assegnati alla Delinna, 216 alla Di Forti e 304 alla Puleo. Altri 6 casi risultavano affidati ad altri Funzionari. Nell’anno 2015 l’Ufficio ha gestito 2081 casi e 914 solo nello scorso mese di gennaio. E’ da tre anni, invece, che gli Assistenti Sociali non riescono a metter piede in un Istituto Penitenziario della Provincia di Cosenza ed a farne le spese sono i detenuti i quali, pur avendone diritto, non riescono ad ottenere i benefici premiali e le misure alternative alla detenzione. Ed infatti, puntualmente, in ogni ispezione che facciamo, sono tanti quelli che si lamentano di tale incredibile situazione. Il Senatore Molinari, tramite il Sindacato Ispettivo Parlamentare, ha chiesto al Governo Renzi di assicurare, in tempi brevi, la copertura dei posti di Assistente Sociale previsti dalla pianta organica attualmente vacanti e ci auguriamo – conclude il radicale Quintieri – che tutto ciò avvenga con la massima urgenza.

Cosenza, il Senatore Molinari “striglia” il Governo sull’Uepe. Soddisfatti i Radicali


Delegazione Radicale visitante il Carcere di CrotoneE’ da qualche tempo che ho preso l’abitudine di visitare gli istituti di pena. Penso che dovrebbe essere in cima ai pensieri di ogni società civile il recupero di chi ha sbagliato attentando alle regole della pacifica convivenza della comunità. Un pensiero che dovrebbe suonare doveroso per chi deve rappresentare le istituzioni. In questa abitudine devo ringraziare i “Radicali Italiani” e, nella fattispecie, Emilio Enzo Quintieri (vittima di un incubo giudiziario di tipo kafkiano, recentemente conclusosi nel migliore dei modi), con il quale sto effettuando alcune visite ispettive. Prossimamente, accompagnato da Quintieri ed altri miei collaboratori, mi recherò in visita presso l’Ufficio per l’Esecuzione Penale Esterna (Uepe), ufficio periferico del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, situato nella Casa Circondariale “Sergio Cosmai”, a Cosenza, con giurisdizione su tutta la provincia. Lo rende noto l’Avvocato Francesco Molinari, Senatore della Repubblica (Gruppo Misto) e membro della Commissione Bicamerale Antimafia.

L’Uepe, versa da tempo in gravissime condizioni operative in virtù della carenza di personale (su 22 Assistenti Sociali previsti dalla pianta organica ve ne sono in servizio soltanto 3) e del costante aumento del carico di lavoro, derivante anche dall’introduzione dell’istituto della sospensione del procedimento con messa alla prova, una carenza ormai cronicizzatasi. Non è stato neanche possibile stabilizzare – in posizione di distacco da oltre un anno presso l’Uepe – il Funzionario che si occupa di coordinare le attività di segreteria nonostante costei abbia avanzato, con parere favorevole del Direttore dell’Ufficio, istanza alla competente Direzione Generale del Personale e della Formazione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, e nonostante l’imminente quiescenza (avvenuta lo scorso agosto) del Responsabile dell’Area di Segreteria.

Ma poi, presso gli Uepe, possono prestare la loro collaborazione – come previsto dall’Ordinamento Penitenziario – le Organizzazioni di Volontariato, con i rispettivi Assistenti Volontari, anche per lo svolgimento di attività trattamentali e risocializzanti individuate nelle intese sottoscritte dall’Ufficio con gli Enti Pubblici e Privati e, in particolare, per l’affidamento in prova, per il regime di semilibertà e per l’assistenza ai dimessi dagli Istituti Penitenziari ed alle loro famiglie. Allo stato – prosegue il Senatore Molinari – presso l’Uepe di Cosenza non risulta presente alcun Assistente Volontario mentre sarebbe necessario il contributo apportato dagli stessi nella collaborazione nell’esecuzione delle misure alternative, in particolare per assicurare con maggiore continuità un’azione di prossimità ai bisogni ed alle esigenze dei condannati e del loro ambiente di vita. Un’opportunità della quale, alla luce delle esperienze realizzate con risultati lusinghieri in altre realtà locali del Paese, potrebbero usufruire gli stranieri, al fine di assicurare loro la fruizione di diritti fondamentali ed uguale possibilità di accesso alle informazioni ed alle opportunità trattamentali, generalmente compresse a causa delle difficoltà linguistiche e culturali nonché della lontananza dalla famiglia di origine. La presenza dei volontari potrebbe inoltre costituire un valido supporto anche nelle attività di segretariato e nel servizio di accoglienza del pubblico.

Senato della RepubblicaEcco perché, ieri mentre il Ministro della Giustizia On. Andrea Orlando presentava la sua relazione sull’Amministrazione della Giustizia in Senato, ho ritenuto opportuno presentare una Interrogazione (Interrogazione a risposta scritta n. 4-05116), sottoscritta anche dai colleghi Senatori Giuseppe Vacciano e Maria Mussini (Misto), Maurizio Romani e Alessandra Bencini (Italia dei Valori), per conoscere se e quali iniziative ed in quali tempi intenda adoperarsi per risolvere l’adeguamento numerico e professionale della pianta organica dell’Uepe di Cosenza, anche e soprattutto in funzione degli obiettivi sanciti dall’art. 27, comma 3, della Costituzione in tema di rieducazione e reinserimento nella società delle persone detenute, al fine di rendere più efficace l’attività istituzionale cui è preposto, contribuendo – altresì – alla crescita del livello di sicurezza sociale, in modo tale da valorizzare anche le recenti scelte legislative intraprese dal Governo e dal Parlamento in materia penitenziaria (diventate pressanti in seguito alle sollecitazioni provenienti dall’Europa). Così come ho chiesto di sapere quale sia lo stato della collaborazione dell’Uepe di Cosenza con le Organizzazioni di volontariato ovvero con i singoli volontari, chiedendo di conoscere se siano state presentate delle istanze di collaborazione e quali mezzi intenda usare per promuovere l’Ufficio di cui trattasi ad incentivare l’attività del volontariato penitenziario.

Il Ministro Orlando, racconta Molinari che è anche il Presidente di Calabria Terra Libera, durante la sua relazione in Senato, tra le altre cose, ci ha detto chiaramente che “E vero che l’Italia rimane uno dei Paesi a più alto tasso di recidiva in Europa, il che significa che in troppi casi non è conseguita la finalità rieducativa della pena” ma, se tutti gli Uffici per l’Esecuzione Penale Esterna e, più in generale, gli Uffici ed il personale penitenziario che si occupa delle misure alternative al carcere, sono nelle condizioni di quello di Cosenza, non ci potrà mai essere un drastico abbattimento del tasso di recidiva.

E’ necessario compiere un maggiore sforzo per promuovere ed incentivare l’attività di recupero e rieducazione di chi sbaglia – conclude il Senatore Francesco Molinari – anche attraverso l’attività volontaria di chiunque dimostri interesse e sensibilità per la condizione umana di chi è sottoposto a misure privative e limitative della libertà personale.

Soddisfazione per la presentazione dell’atto di Sindacato Ispettivo al Governo Renzi sulla problematica dell’Uepe di Cosenza e del volontariato penitenziario è stata espressa da Emilio Quintieri e Valentina Moretti, esponenti dei Radicali Italiani.

Interrogazione a risposta scritta n. 4-05116 del Sen. Francesco Molinari (clicca per leggere)

Cosenza, Poco personale, Uepe al collasso. Ci sono 4 Assistenti Sociali sui 22 previsti dalla pianta organica


Santi Consolo Capo DAPL’Ufficio per l’Esecuzione Penale Esterna (Uepe) di Cosenza è al collasso. Non c’è personale ed a farne le spese sono soprattutto i detenuti per i quali diventa sempre più difficile ottenere i benefici e le altre misure alternative alla detenzione previste dall’Ordinamento Penitenziario che, al momento, per tanti cittadini restano solo sulla carta. Lo dichiara Emilio Quintieri, esponente dei Radicali Italiani, che da anni segue tenacemente i problemi di tutta la comunità penitenziaria calabrese anche collaborando con diversi Deputati e Senatori in attività di sindacato ispettivo all’interno delle strutture penitenziarie.

L’Uepe di Cosenza, Ufficio periferico del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) del Ministero della Giustizia, diretto da Emilio Molinari, soffre di una gravissima carenza di personale di servizio sociale pari all’80% della scopertura. Infatti, al momento – prosegue Quintieri – vi sono in servizio solo 4 Assistenti Sociali su una pianta organica che ne prevede ben 22. E, tra qualche giorno, la situazione continuerà ad aggravarsi poiché uno di questi Funzionari che, tra l’altro, attualmente, ricopre l’incarico di Responsabile dell’Area di Segreteria, andrà in pensione per sopraggiunti limiti d’età. Inoltre, all’Ufficio di Cosenza, non è mai stato assegnato il funzionario dell’organizzazione e delle relazioni, pur essendo previsto nella pianta organica ed il Direttore Molinari, da alcuni anni, è costretto a svolgere servizio in missione anche presso l’Ufficio Territoriale di Catanzaro.

Da circa un anno, continua l’esponente del Partito Radicale, una dipendente del Ministero della Giustizia, in servizio presso la Casa Circondariale “Ugo Caridi” di Catanzaro ma distaccata all’Uepe di Cosenza, avendo i requisiti culturali e professionali richiesti, ha chiesto alla competente Direzione Generale del Personale e della Formazione del Dap, il passaggio dal profilo di funzionario informatico a quello di funzionario dell’organizzazione e delle relazioni. L’istanza è stata trasmessa, con parere favorevole del Direttore dell’Ufficio, al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria di Catanzaro per quanto di competenza. La nomina della suddetta dipendente, che negli anni passati ha già svolto le funzioni di Coordinatrice dell’Area di Segreteria, risolverebbe ed in maniera definitiva, la problematica evitando di attribuire tale incarico ad altro funzionario di servizio sociale che verrebbe inevitabilmente sottratto dal proprio compito istituzionale che è quello di seguire i condannati ristretti negli Istituti Penitenziaria o sottoposti ad altre misure restrittive della libertà. Come al solito, prosegue il radicale Quintieri, nessuno, né il Provveditorato Regionale né il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria si è degnato di rispondere all’istanza e comunque di assumere le dovute determinazioni per risolvere la situazione venutasi a creare. 

Non è possibile che un Ufficio importante come quello dell’Uepe di Cosenza che ha competenza su 4 Istituti Penitenziari, 3 Case Circondariali (Cosenza, Paola e Castrovillari) ed 1 Casa di Reclusione (Rossano) e su tanti altri cittadini sottoposti a misure alternative alla detenzione intramoenia, possa svolgere le numerose funzioni assegnategli dall’Ordinamento Penitenziario : tra le tante, quelle di svolgere, su richiesta della Magistratura, le inchieste utili a fornire i dati occorrenti per l’applicazione, la modificazione, la proroga e la revoca delle misure di sicurezza; di svolgere le indagini socio-familiari per l’applicazione delle misure alternative alla detenzione ai condannati; di proporre all’Autorità Giudiziaria il programma di trattamento da applicare agli imputati ed ai condannati che chiedono di essere messi alla prova, affidati al servizio sociale e/o sottoposti alla detenzione domiciliare; di controllare l’esecuzione dei programmi, da parte degli ammessi alle misure alternative, e di riferirne all’Autorità Giudiziaria, proponendo eventuali interventi di modificazione o di revoca; di prestare consulenza, su richiesta delle Direzioni degli Istituti Penitenziari, per favorire il buon esito del trattamento penitenziario e tantissime altre funzioni nei confronti dei detenuti ristretti in carcere e dei loro familiari.

Il Governo ed il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria pare che abbiano completamente dimenticato la Calabria, aggiunge ancora l’esponente radicale Emilio Quintieri. Nella nostra Regione, ormai da 5 anni, dopo il suicidio di Paolo Quattrone, manca un Provveditore Regionale in pianta stabile. C’è il Dirigente Generale Salvatore Acerra, in missione, poiché è Provveditore Regionale in Basilicata con sede a Potenza. Ci auguriamo che l’Amministrazione Penitenziaria guidata dal Capo Dipartimento Santi Consolo, in tempi brevi, provveda a dotare l’Uepe di Cosenza dei mezzi e delle risorse umane necessari, assicurando la copertura dei posti di servizio previsti dalla pianta organica, attualmente vacanti, al fin di rendere più efficace l’attività istituzionale cui è preposto, contribuendo, altresì, alla crescita del livello di sicurezza sociale e, contestualmente, che proceda alla nomina del Provveditore Regionale della Calabria, revocando l’incarico di missione attribuito al Provveditore della Basilicata.

 

Milano, il Giudice Crosti : i detenuti malati restano in cella perché mancano le strutture


cella detenuti 1Troppi detenuti non vengono scarcerati per motivi di salute e non hanno delle strutture idonee. A denunciare questo problema non sono le solite associazioni che si occupano dei diritti, ma la giudice del Tribunale di Sorveglianza di Milano, Beatrice Crosti.

“È capitato spesso di dover tenere persone in carcere perché non si sapeva dove mandarle. Oppure di ritardare scarcerazioni per riuscire a trovare una soluzione”, così la giudice Beatrice Crosti ha sintetizzato il più grosso problema del sistema penitenziario di Milano. Mancano le strutture adeguate per detenuti che hanno bisogno di un ospedalizzazione una volta usciti dal carcere, così capita che alcuni di loro, i più gravi, restino in infermeria nel penitenziario nell’attesa che si liberi un posto in qualche hospice.

È la denuncia che emerge dall’incontro “Il carcere e la città. Promuovere buoni processi di inclusione sociale e di sostegno all’autonomia”, nell’ambito del Forum delle Politiche sociali del Comune di Milano. Il Tribunale dei Sorveglianza – secondo l’agenzia Redattore Sociale – fa quanto può per alleggerire con pene alternative da scontare fuori dal carcere.

E, sempre secondo la testata giornalistica sui temi sociali, i risultati sono apprezzabili: nel 2013 le richieste accolte di affidamento ai servizi sociali sono state 1.116 e 111 le respinte. Nel 2014 1.463 accolte e 100 respinte e nei primi due mesi del 2015 le richieste accolte sono state 184 e 12 respinte. Gli ultimi numeri dell’Uepe (Ufficio Esecuzione Penale Esterna) di Milano indicano che i casi di affidamento sono stati 1.423, altri 820 i casi di detenzione domiciliare e 190 quelli in libertà vigilata. Numeri che evidenziano l’impegno della magistratura milanese a tenere, chi può, fuori dal carcere. Almeno quando ci sono le condizioni. I problemi sorgono anche nei confronti dei detenuti ai domiciliari: capita spesso che il ristretto a fine pena o che deve espiare a casa sua non possa rientrare nella sua vecchia abitazione perché inquilino abusivo.

E cosa accade? A spiegarlo è Alessandra Naldi, la garante dei detenuti di Milano: “Il più delle volte gli ex detenuti tornano a casa dai loro familiari, evento che spesso crea nuovi conflitti in famiglia”. Per questo la giudice Crosti propone di creare “un centro di smistamento di chi va preso in carico fuori dal carcere, per evitare che si debba ricorrere sempre alla buona volontà di qualcuno o ai propri contatti”. Una proposta accolta anche dalla Garante dei detenuti.

Sempre secondo i dati snocciolati da Redattore Sociale, ci sono notizie migliori invece per quanto riguarda il sovraffollamento delle carceri: “In tutte le strutture milanesi – ha spiegato il provveditore lombardo Aldo Fabozzi – sono garantiti i tre metri quadri a detenuto, in alcuni casi si arriva anche a quattro”. La situazione migliorerà ulteriormente con l’aggiunta di 75 posti nel carcere di Busto Arsizio e un altro reparto a Cremona.

Damiano Aliprandi

Il Garantista, 5 marzo 2015