Catanzaro, niente Comunità Psichiatriche per Minori. Molinari interroga il Governo


Delegazione al Tribunale dei Minori di CatanzaroNei giorni scorsi il Senatore della Repubblica Francesco Molinari (Gruppo Misto), Presidente dell’Associazione Calabria Terra Libera, ha presentato una circostanziata interrogazione al Governo Renzi a cui è stato delegato a rispondere il Ministro della Giustizia On. Andrea Orlando sulle problematiche emerse all’esito della visita ispettiva effettuata lo scorso 7 gennaio unitamente ad Emilio Quintieri e Valentina Moretti, esponenti dei Radicali Italiani ed a Shyama Bokkory, Presidente dell’Associazione Alone Cosenza Onlus ed Assistente Volontario Penitenziario.

In particolare, il Senatore Molinari, nell’Interrogazione a risposta scritta n. 4-05197 rivolta ai Ministri della Giustizia, della Salute, del Lavoro e delle Politiche Sociali, dopo aver raccontato la situazione riscontrata nelle strutture giudiziarie minorili di Catanzaro, ha sollevato alcune questioni importanti chiedendo di avere delucidazioni dal Governo. L’atto di Sindacato Ispettivo è stato sottoscritto anche dai colleghi Senatori Giuseppe Vacciano, Alessandra Bencini, Ivana Simeoni, Cristina De Pietro, Maria Mussini, Maurizio Romani, Laura Bignami e Fabrizio Bocchino.

Per quanto riguarda l’Istituto Penale per Minori “Silvio Paternostro” di Catanzaro, è stato evidenziata la mancata risposta all’istanza di trasferimento definitivo o di proroga del distacco della Educatrice Arianna Mazza, Funzionario della professionalità giuridico pedagogica in forza alla Casa Circondariale “Ugo Caridi” di Siano. A tal proposito è stato chiesto ai Ministri di conoscere quale sia lo stato del relativo procedimento amministrativo e nell’eventualità che questo si sia concluso in maniera negativa quali siano le ragioni che non hanno consentito l’accoglimento dell’istanza. Infine, sempre relativamente al carcere minorile, è stata sollecitata la concessione della possibilità data ai detenuti ristretti negli Istituti Penitenziari per adulti, di far utilizzare il computer ed internet ai detenuti per motivi di formazione e/o di studio nonché l’uso di skype per facilitare i rapporti degli stessi con i propri familiari.

Istituto Penale per Minori di CatanzaroUna delle criticità venute fuori dall’ispezione e denunciata dal Senatore Molinari è costituita dall’assenza in tutta la Regione Calabria di Comunità Psichiatriche Minorili, cioè di strutture residenziali terapeutico – riabilitative ed educative per minori, con gravi disturbi del comportamento correlati a patologie psichiatriche dell’età evolutiva o con problemi di dipendenze patologiche, necessarie per garantire al minore/adolescente accolto, un trattamento terapeutico riabilitativo personalizzato e definito all’interno di un progetto individuale.

La Regione Calabria, qualche tempo fa, prese accordi ben precisi con il Centro per la Giustizia Minorile della Calabria e della Basilicata di Catanzaro per istituire una delle predette Comunità ma, poi, come spesso accade, tali accordi non sono stati rispettati, violando la normativa vigente, che impone alle Regioni di attivarsi per garantire, nel rispetto delle esigenze di sicurezza, la tutela della salute dei detenuti, anche di quelli minorenni. Sarebbe indispensabile ed urgente – scrivono i Senatori della Repubblica – che venga istituita in Calabria una Comunità Psichiatrica Minorile visto che, attualmente, ogni ragazzo deve essere mandato fuori Regione con un costo di circa 200 euro al giorno per l’Azienda Sanitaria Provinciale competente per il luogo di residenza del soggetto. In merito il Governo dovrà chiarire se e quali iniziative ed eventualmente entro quali tempi, intenda intraprendere per favorire l’istituzione delle Comunità Psichiatriche Minorili in Calabria al fin di tutelare la salute dei minori sottoposti a provvedimenti penali, visto anche il ruolo giocato dal Governo sul commissariamento del comparto sanitario della Regione Calabria.

Interrogazione a risposta scritta n. 4-05197 del Sen. Molinari ed altri (clicca per leggere)

Firenze, Domani i Giudici decideranno sul bambino di 6 anni che vive in Carcere con la mamma


firenze_solliccianino33Domani il bambino di sei anni che vive con la mamma a Sollicciano, che è entrato in carcere a un anno e da lì non è più uscito, legato al destino di una madre che finirà di scontare la pena nel 2019, saprà la sua destinazione.

Se finalmente uscirà dall’unica casa che conosce ma che sa benissimo essere una galera e di cui diventa sempre più insofferente, finendo dentro una casa famiglia, come aveva stabilito il tribunale dei minori, o se andrà invece a Genova a casa dello zio paterno come chiedono la famiglia e la madre che ha fatto ricorso contro la decisione del tribunale. La Corte di Appello aveva sospeso lo scorso maggio la sentenza del tribunale dei minori e domani deciderà tra le due opzioni.

“Non ho visto il bambino che era al suo primo giorno di uscita con i campi estivi del Comune, ma ho incontrato la madre”, racconta Franco Corleone, il garante toscano dei detenuti che è entrato ieri mattina a Sollicciano insieme alla collega regionale per i minori, Grazia Sestini. Nessun garante fiorentino con loro anche se il carcere è a Firenze. “Sono stupito – dice Corleone – che nonostante io mi sia rivolto a suo tempo al Comune, l’amministrazione non abbia ancora nominato il garante cittadino.

È incomprensibile per la città capoluogo con il carcere più grande della regione”. Giacomo (questo il suo nome di fantasia) ieri era per la prima volta uscito.

“Ma la sera torna comunque in carcere, proprio quando le celle si chiudono e lui deve restare prigioniero”, sottolinea Corleone. Domani saprà se andrà dallo zio che è straniero, nigeriano, come il resto della famiglia, oppure da sconosciuti. “Mi sembrerebbe la soluzione migliore per un ragazzino che entrerà in prima elementare con problemi non piccoli – dice Corleone.

Lui è vissuto in carcere, gli altri bambini magari hanno già il primo telefonino, hanno sempre avuto una casa, sono stati sempre liberi. Almeno andrebbe in una famiglia che è la sua, capace non solo di assicurargli una continuità di rapporti quando la madre uscirà, ma già da adesso”.

Il garante spiega che lo zio ha moglie e figlio che sono già stati in carcere a conoscere il bambino, che hanno fatto amicizia. “D’altra parte le verifiche dicono che ha lavoro, una casa in affitto e che è regolare”.

Sembra dello stesso parere l’avvocato della madre, Silvia Barbacci che però non si spericola: “Spero davvero che la Corte d’Appello decida nell’interesse del minore ovviamente dopo avere fatto le verifiche necessarie e ascoltato il parere dei servizi sociali”. Intanto ieri Giacomo è tornato prigioniero nel cosiddetto nido di Sollicciano dove vivono solo lui e sua madre: “in questo momento non ci sono altri bambini”, racconta Corleone.

E anche se ci fossero sarebbero più piccoli. “Questo bambino è il più grande mai rimasto dentro un carcere, l’età massima è tre anni”, dice. Anche se dal 2011 è previsto che i figli di detenute possano restare con le madri fino a sei anni, ma in strutture speciali e diverse da Sollicciano “dove sabato scorso si è ucciso un altro detenuto, un trentaduenne morto secondo il carcere per avere semplicemente inalato troppo gas dalla bomboletta solo per stordirsi. Comunque sia, di carcere e in carcere è morto”, dice Corleone.

Ilaria Ciuti

La Repubblica, 1 luglio 2014