Emma Bonino (Radicali): “Non c’è nessuna invasione di Migranti. Sono solo bugie”


emma-bonino“Ci rubano il lavoro”. “Gli diamo 35 euro al giorno per non fare niente”. “Li ospitiamo in alberghi a 5 stelle”. Fermo: “Tutto quello che sai sugli immigrati è falso!”. O almeno così sostiene un “prontuario” dei Radicali italiani, ideato da Emma Bonino, che prova a confutare punto per punto “otto grandi bugie” sui migranti.

1. Siamo di fronte a un’invasione! Il “Piccolo prontuario per un racconto (finalmente) veritiero sull’immigrazione” parte da otto affermazioni, poi tenta di smontarle utilizzando dati di varie fonti. La prima: “Siamo di fronte a un’invasione!”. La replica: ” Nell’Unione Europea, su oltre 500 milioni di residenti di ogni età (510 milioni) nel 2015, solo il 7% è costituito da immigrati (35 milioni), mentre gli autoctoni sono la stragrande maggioranza (93%, pari a 473 milioni). La quota di stranieri varia notevolmente tra i Paesi europei (il 10% in Spagna, il 9% in Germania, l’8% nel Regno Unito e in Italia, il 7% in Francia). È curioso, però, che i Paesi più ostili all’accoglienza degli immigrati sono quelli che ne hanno di meno: la Croazia, la Slovacchia e l’Ungheria, ad esempio, che ne hanno circa l’1%”.

2. Ma non c’è lavoro neanche per gli italiani, non possiamo accoglierli! La risposta dei Radicali: “Per mantenere sostanzialmente inalterata la popolazione italiana dei 15-64enni nel prossimo decennio, visto che tra il 2015 e il 2025 gli italiani diminuiranno di 1,8 milioni, è invece necessario un aumento degli immigrati di circa 1,6 milioni di persone: si tratta di un fabbisogno indispensabile per compensare la riduzione della popolazione italiana in età lavorativa”.

3. Sì, ma questi ci rubano il lavoro! La replica: “Agli immigrati sono riservati solo i lavori non qualificati, in gran parte rifiutati dagli italiani: gli stranieri non riducono l’occupazione degli italiani, ma occupano progressivamente le posizioni meno qualificate abbandonate dagli autoctoni, soprattutto nei servizi alla persona, nelle costruzioni e in agricoltura: settori in cui il lavoro è prevalentemente manuale, più pesante, con remunerazioni modeste e con contratti non stabili. Dai dati più aggiornati del 2015, infatti, emerge che oltre un terzo degli immigrati svolge lavori non qualificati (36% contro il 9% degli italiani)”.

4. Sarà, però ci tolgono risorse per il welfare. “I costi complessivi dell’immigrazione, tra welfare e settore della sicurezza, sono inferiori al 2% della spesa pubblica. Dopodiché, gli stranieri sono soprattutto contribuenti: nel 2014 i loro contributi previdenziali hanno raggiunto quota 11 miliardi, e si può calcolare che equivalgono a 640mila pensioni italiane. Col particolare che i pensionati stranieri sono solo 100mila, mentre i pensionati totali oltre 16 milioni”.

5. Comunque i rifugiati sono troppi, non c’è abbastanza spazio in Europa! “Dei 16 milioni complessivi – scrivono i Radicali – solo 1,3 milioni sono ospitati nei 28 Paesi dell’Unione europea (8,3%), tra cui l’Italia (118mila, pari allo 0,7%). I Paesi che ospitano il maggior numero di rifugiati nel 2015 sono la Turchia (2,5 milioni), il Pakistan (1,6 milioni), il Libano (1,1 milioni) e la Giordania (664 mila)”.

6. Certo, e allora li ospitiamo negli alberghi. “I centri di accoglienza straordinaria sono strutture temporanee cui il ministero dell’Interno ha fatto ricorso, a partire dal 2014, in considerazione dell’aumento del flusso: le prefetture, insieme alle Regioni e agli enti locali, cercano ulteriori posti di accoglienza nei singoli territori regionali, e quando non li trovano si rivolgono anche a strutture alberghiere. Si tratta di una gestione straordinaria ed emergenziale, spesso criticata in primo luogo da chi si occupa di asilo, perché improvvisata, in molti casi non conforme agli standard minimi di accoglienza e quindi inadatta ad attuare percorsi di autonomia. Quindi sono uno scandalo non gli alberghi, ma la mala gestione e l’assenza di servizi forniti in quei centri improvvisati”.

7. E diamo loro 35 euro al giorno per non fare niente! “In Italia, nel 2014, sono stati spesi complessivamente per l’accoglienza 630 milioni di euro, e nel 2015 circa 1 miliardo e 162 milioni. Il costo medio per l’accoglienza di un richiedente asilo o rifugiato è di 35 euro al giorno (45 per i minori) che non finiscono in tasca ai migranti ma vengono erogati agli enti gestori dei centri e servono a coprire le spese di gestione e manutenzione, ma anche a pagare lo stipendio degli operatori che ci lavorano. Della somma complessiva solo 2,5 euro in media, il cosiddetto “pocket money”, è la cifra che viene data ai migranti per le piccole spese quotidiane (dalle ricariche telefoniche alle sigarette)”.

8. Sì, però i terroristi islamici stanno sfruttando i flussi migratori per fare attentati e conquistare l’Europa! “Limitando l’osservazione al terrorismo islamista, i primi 5 Paesi con la maggiore quota di morti sono l’Afghanistan (25%), l’Iraq (24%), la Nigeria (23%), la Siria (12%), il Niger (4%) e la Somalia (3%). Le vittime dell’Europa occidentale rappresentano una quota residuale, inferiore all’1%. L`Italia è terra d’immigrazione con molti cristiani ortodossi: oltre 2 milioni tra ucraini, romeni, moldavi e altre nazionalità. Seguono circa 1 milione e 700mila persone di religione musulmana (compresi gli irregolari e minori), meno di un terzo del totale degli oltre 5 milioni di stranieri in Italia. In Europa solo il 5,8 per cento della popolazione è di religione islamica”.

Wladimiro Polchi

http://www.repubblica.it – 13 Ottobre 2016

Le proposte di Radicali italiani per cambiare il racconto sull’immigrazione (clicca per leggere)

Le proposte di Radicali italiani per cambiare il racconto sull’immigrazione – Sintesi (clicca per leggere)

Sintesi delle proposte di Radicali Italiani (clicca per leggere)

 

Rossano, Quintieri (Radicali): Il Corpo di Polizia Penitenziaria va subito rafforzato


Carcere di RossanoNei giorni scorsi, una delegazione dei Radicali guidata da Emilio Enzo Quintieri, già membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, ha effettuato una visita ispettiva alla Casa di Reclusione di Rossano, grazie all’autorizzazione concessa dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia.

La delegazione, della quale facevano parte anche Valentina Anna Moretti ed Ercole Blasi Nevone, stante l’assenza del Direttore Giuseppe Carrà e del Comandante di Reparto, Commissario Elisabetta Ciambriello, è stata ricevuta ed accompagnata dal Sovrintendente Damiano Cadicamo, sottufficiale della Polizia Penitenziaria, nella circostanza addetto al coordinamento della Sorveglianza Generale dell’Istituto.

La delegazione, che ha visitato tutti i Padiglioni detentivi di Alta e Media Sicurezza nonché il Reparto di Isolamento, ha accertato che nella struttura erano presenti 216 detenuti (157 italiani e 59 stranieri) a fronte di una capienza regolamentare di 215 posti (1 in esubero) con le seguenti posizioni giuridiche : 204 condannati definitivi e 12 giudicabili (7 imputati, 3 appellanti e 2 ricorrenti). 129 sono i ristretti appartenenti al Circuito dell’Alta Sicurezza (120 al Sottocircuito As3 criminalità organizzata e 9 al Sottocircuito As2 terrorismo internazionale di matrice islamica) e 75 quelli appartenenti al Circuito della Media Sicurezza. Tra di essi vi sono 26 condannati all’ergastolo dei quali 23 appartengono all’Alta Sicurezza e quindi “ostativi” e 3 alla Media Sicurezza.

Per quanto riguarda le ulteriori “posizioni” della popolazione detenuta, i Radicali, hanno riscontrato la presenza di 18 tossicodipendenti e di 4 “lavoranti” in Art. 21 o.p. all’interno dell’Istituto. Nell’occasione 1 detenuto si trovava in permesso premio fuori dall’Istituto, beneficio accordatogli dal Magistrato di Sorveglianza di Cosenza Silvana Ferriero. 2 detenuti, invece, provenienti da altri Istituti Penitenziari del Nord Italia, si trovano nel Reparto di Isolamento, poiché sottoposti al regime di sorveglianza particolare previsto dall’Art. 14 bis o.p. Con riferimento a questi 2 detenuti, entrambi di nazionalità straniera, la Delegazione ha preso atto che, tra le altre cose, è stato loro proibito di vedere persino la televisione e quindi di tenersi informati, rimuovendo il televisore dalle rispettive camere di pernottamento. Secondo i Radicali, esperti di questioni carcerarie, l’Ordinamento (Art. 14 quater o.p.) prevede che le restrizioni previste dal regime di sorveglianza particolare debbono essere “strettamente necessarie per il mantenimento dell’ordine e della sicurezza”. Non si comprende quali siano i motivi che giustifichino la rimozione dalle camere detentive del televisore, afferma il capodelegazione Quintieri, posto che tale apparecchio non può assolutamente ritenersi, nel caso specifico, funzionale al mantenimento dell’ordine e della sicurezza intramoenia per cui la sua rimozione è ingiustificata, inutilmente afflittiva ed illegittima non essendo “strettamente necessaria” allo scopo previsto dalla legge. Con la rimozione del televisore viene anche impedito ai detenuti di potersi avvalere dei mezzi di informazione, negandogli un diritto umano fondamentale costituzionalmente protetto dall’Art. 21 della Costituzione oltre che dall’Art. 18 comma 6 della Legge Penitenziaria.

Per tali motivi, la Delegazione, con una nota inviata anche all’Amministrazione Penitenziaria ed al Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti, ha sollecitato l’intervento “d’ufficio” del Magistrato di Sorveglianza di Cosenza (poiché i detenuti non hanno presentato alcun reclamo) per valutare la legittimità del decreto disposto dall’Amministrazione Penitenziaria ed in particolare modo della restrizione segnalata, adottando i provvedimenti conseguenti qualora condivida che la rimozione del televisore sia “contra legem”. Nell’Istituto, da qualche mese, proprio grazie ai Radicali, opera un Mediatore Culturale dell’Associazione Alone Cosenza Onlus che si occupa gratuitamente dell’integrazione interculturale e linguistica dei detenuti stranieri. Infine, la delegazione Radicale, ha lamentato la grave carenza del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria nel Carcere di Rossano; nell’ambito della visita, infatti, erano presenti solo 11 unità di Polizia Penitenziaria fino alle 20 (2 delle quali in servizio dalle 8 del mattino ed 1 richiamato nonostante fosse in congedo per fare il Preposto) e che, successivamente, si sarebbero ulteriormente ridotte a 8 unità (dalle 20 alle 24) e poi ancora, nel turno notturno, a 7 unità dalle 24 alle 8 del mattino seguente.

Il personale di Polizia Penitenziaria di Rossano, la maggior parte del quale ha una età superiore ai 50 anni, non può continuare a svolgere servizio in queste condizioni, anche perché la carenza di organico (mancherebbero oltre 30 unità), limiterà notevolmente la realizzazione delle molteplici attività trattamentali programmate dall’Istituto, con tutte le gravi conseguenze che ne deriveranno nella gestione e nel trattamento della popolazione ivi reclusa.

Pertanto, la delegazione dei Radicali, ha sollecitato l’Amministrazione Penitenziaria, centrale e periferica, di voler intervenire tempestivamente per potenziare l’organico del personale di Polizia Penitenziaria presso la Casa di Reclusione di Rossano, ricorrendo anche ad eventuali distacchi da altri Istituti, al fine di eliminare disagi e stress per il personale operante e, contestualmente, al fine di consentire l’effettivo e concreto svolgimento di tutte le attività trattamentali programmate dall’Istituto di Rossano.

Dell’esito della visita ispettiva condotta dai Radicali, con una dettagliata relazione, sono stati informati il Capo ed il Vice Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo e Massimo De Pascalis, il Provveditore Regionale della Calabria Salvatore Acerra, il Direttore della Casa di Reclusione di Rossano Giuseppe Carrà, il Magistrato di Sorveglianza di Cosenza Silvana Ferriero ed il Garante Nazionale per i Diritti dei Detenuti Mauro Palma.

Carceri, i diritti violati e le iniquità di quel 32% di detenuti stranieri


carceri detenuti stranieriROMA – Per la prima volta si può osservare con chiarezza uno di quei luoghi dove in Italia emerge la contraddizione tra giustizia e diritto. Dove l’assenza di capacità organizzativa da parte dello Stato rischia di creare dei vuoti di diritto che mettono a repentaglio prerogative inviolabili di migliaia di persone. L’Associazione Antigone, grazie al lavoro di Patrizio Gonnella, il suo presidente, illumina la situazione dei detenuti immigrati nel nostro Paese. Dati, cifre, analisi delle norme vigenti. E alcune proposte che potrebbero rendere l’Italia un paese all’altezza della tradizione della sua giurisprudenza.

Partiamo con i dati. Al 31 luglio del 2014 i detenuti immigrati sono passati a 17.423 unità, il 32% del totale della popolazione carceraria. E il rilevamento di un miglioramento statistico – in pochi anni la percentuale è diminuita di cinque punti – non può cancellare l’analisi. “Ciò è avvenuto più per caso che non per una strategia penale diretta a redistribuire il peso delle iniquità sociali. Di fronte al grave problema del sovraffollamento non si poteva che intervenire nei confronti di quelle categorie di persone detenute che nel tempo, loro malgrado, hanno contribuito a determinarlo”, scrive Gonnella in “Detenuti stranieri in Italia”, il libro pubblicato dalle Edizioni Scientifiche italiane frutto di una ricerca che Antigone ha svolto insieme alla Open Society Foundations. Testo che sarà presentato oggi a Roma e che Repubblica. it ha potuto leggere in anteprima.

Un territorio instabile. E si tratta di un viaggio all’interno di un territorio giuridico paradossalmente instabile. Perché il “caso” non può essere contemplato quando si tratta di diritti. Gonnella è molto chiaro. “Quando ci si affida il caso e non a una strategia il rischio è che in breve tempo si torni al passato. Così da ottobre 2014 si sentono le sirene di nuove campagne contro gli immigrati che potrebbero portare a un aumento generale della popolazione reclusa”. E a fronte di questo pericolo, l’unica soluzione è una “rivoluzione organizzativa che tenga conto di come sia cambiata l’utenza penitenziaria e ridisegni il tutto alla luce della presenza non minoritaria dello straniero in carcere”.

Il rischio della recidiva. Il punto è prevedere che lo staff penitenziario sia all’altezza delle sfide poste dall’accoglienza degli stranieri. Che va fatta anche in carcere. Ancora Gonnella: “L’enunciazione di principi anti- discriminatori, per essere effettiva, richiederebbe ulteriori modifiche legislative, organizzative e operative. Ogni carcere deve avere un numero sufficiente di mediatori culturali e interpreti pagati dallo Stato e inseriti a pieno titolo nella vita penitenziaria”. Tutto per rendere il sistema non punitivo ma indirizzato sulla strada del reinserimento sociale anche dello straniero che delinque. Che se viene lasciato solo a se stesso in carcere, rischi di ritornare a commettere gli stessi reati per cui è stato già condannato.

Dopo l’analisi, le proposte. Che Antigone articola in trentatré punti che potrebbero andare a comporre uno Statuto dei diritti dei detenuti stranieri in Italia. Quasi un suggerimento alla politica. Si parte dalla “cancellazione dell’espulsione come misura di sicurezza fino all’inserimento nel sistema procedurale italiano del principio del favor rei, secondo il quale “nessuno deve ? essere soggetto in Italia a una sanzione o una misura alternativa più afflittiva rispetto a quella ? del Paese di provenienza”. ? Poi la recezione della Raccomandazione del 2012 del Consiglio d’Europa sui detenuti stranieri.

Per farli sentire meno soli. Poi il lavoro “culturale” da organizzare negli istituti di pena. Dai corsi in cui si portano a reciproca conoscenza le diverse “culture nazionali” fino alle norme che esplicitino come “in materia di vestiario ed igiene vanno rispettate le identità culturali e religiose” e che facciano che all’interno del carcere sia possibile acquistare “cibi etnici”. Poi la liberalizzazione della corrispondenza telefonica e l’uso di internet: dalla comunicazione via skype fino alla possibilità di inviare mail ai parenti lontani. Poi le biblioteche, lo sport, l’accelerazione nelle pratiche per la concessione del visto. Per uno Stato che faccia sentire meno soli i migranti che ospita anche nelle proprie strutture carcerarie.

Carmine Saviano

http://www.repubblica.it – 02 Febbraio 2015

Carceri, i detenuti stranieri costano all’Italia 3 milioni al giorno. Un miliardo di euro all’anno !


carceri detenuti stranieriL’Italia ha il record europeo di detenuti stranieri, sono 23.773 gli immigrati assicurati alle patrie galere nel 2012. Il costo globale della popolazione carceraria è di tre milioni di euro al giorno e pro-capite di 124 euro. Gli stranieri da soli pesano sulle tasche della collettività per più di un miliardo di euro l’anno.

I preoccupanti dati sono diffusi dal Consiglio d’Europa che segnala ancora la grave condizione delle carceri italiane, dove sono rinchiuse 66.271 persone a fronte di 45.568 posti disponibili. Il vergognoso 36% di “fuori quota” è già costato al nostro Paese la condanna della Corte di Giustizia europea.

Oltre un terzo della popolazione carceraria è straniero e il primato di sovraffollamento spetta alla Lombardia con 4.000 detenuti e al Veneto, dove nei 10 istituti penitenziari gli stranieri sono 2.000 e rappresentano il 60% dei carcerati: quasi il doppio della media nazionale.

“Ci cono 145 detenuti ogni 100 posti e peggio dell’Italia fa solo la Serbia con un rapporto di 160 a 100” commenta l’europarlamentare leghista Bizzotto. “L’unica strada per risparmiare risorse ed evitare il sovraffollamento degli istituti penitenziari è iniziare la politica di rimpatrio nei Paesi d’origine degli stranieri mediante la stipula di accordi bilaterali con Paesi come Marocco e Tunisia: tale strada è ritenuta percorribile anche dalla Ue”.

Inutile dire che con gli sbarchi di quest’estate la situazione diverrà insostenibile. Poiché prevenire è meglio che curare, è ora che l’Italia inizi una politica di respingimenti al largo delle coste dei Paesi di provenienza con o senza accordo bilaterale. Più che rimpatriare i carcerati è ora di respingere i clandestini, perché i costi insopportabili per lo Stato italiano iniziano quando gli immigrati mettono piede sul suolo italico.

Vere e proprie task force di medici e avvocati attendono a Lampedusa e dintorni le navi dal sud Mediterraneo per dare immediata assistenza sanitaria e legale ai clandestini, mentre un italiano che paga le tasse da 30 anni aspetta tre mesi per una tac. Nessuno vuole negare solidarietà a chicchessia, ma sarebbe bene che il concetto solidaristico ritrovasse un equilibrio tra connazionali e stranieri.

Dopo 20 anni di delirio catto-progressista che ha trattato l’italiano come un appestato e il clandestino come un Messia, potremmo permetterci anche di far funzionare meglio tribunali, ospedali e carceri italiani, se dessimo precedenza ai nostrani sugli stranieri. Molti delinquenti vengono preordinatamente a commettere reati in Italia, perché il nostro Paese è il bengodi dei furfanti. Possibile che costoro ci debbano costare un occhio della testa dietro le sbarre con record nel Lombardo-Veneto, dove gli imprenditori si suicidano a ripetizione per default economico delle imprese e del sistema sociale? Il problema non è più chi mangia la banana, ma di chi vogliamo salvare le chiappe.

di Matteo Mion

Libero, 20 maggio 2014