Caso Cucchi, “Morto perché drogato”: da La Russa a Salvini, nove anni di infamie


Così la difesa dell’Arma è diventata un atto d’accusa verso la vittima. Per oltre nove anni, il corpo di Stefano Cucchi, la sua memoria, la battaglia civile della sorella Ilaria e della sua famiglia hanno conosciuto l’oltraggio di una Colonna Infame alimentata da alcune delle voci della destra italiana.

Qualcuna destinata ai giardinetti, come quella dell’ex senatore e ministro Pdl Carlo Giovanardi. Qualcun’altra all’irrilevanza, i senatori Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa. Altre ancora, al contrario, alle fortune del presente, come l’ex segretario generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap) e oggi deputato leghista Gianni Tonelli e, soprattutto, come il Ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini. Parliamo di una compagnia di giro che ha alternato la propria tribuna del dileggio tra i banchi del Parlamento e i divani dei talk show, per declinare un copione che – oggi lo sappiamo dagli atti dell’inchiesta della Procura di Roma – era la fedele trasposizione dei falsi cucinati all’interno dell’Arma per coprire le responsabilità dei propri militari nell’omicidio.

Ed era dunque funzionale a costruire consenso all’impunità. Guardiamo Ignazio La Russa. È il primo a spendersi pochi giorni dopo la morte di Stefano. È ministro della Difesa ed è imboccato dall’appunto con cui il generale Vittorio Tomasone, allora comandante provinciale di Roma, mette subito in fila tre falsi. Che l’Arma è estranea a quella morte. Che Stefano è un tossico sieropositivo e anoressico. I129 ottobre 2009, La Russa decide dunque di chiudere la faccenda prima ancora che si apra. “La sola cosa di cui sono certo – dice – è il comportamento assolutamente corretto dei carabinieri”.

Di più e di meglio fa Carlo Giovanardi. Diciamo pure che è il paziente zero della “narrazione” imbastita sui falsi dell’Arma. Non a caso, nel tempo, viene speso e si spende ogni qual volta l’inchiesta giudiziaria conosce una svolta che possa inchiodarne i militari. Martella dunque da subito per smontare l’evidenza che le lesioni sul corpo di Stefano sono gli esiti di un pestaggio.

“Le lesioni? La causa è la malnutrizione. Il povero Cucchi aveva una vita sfortunata. Era un tossico e uno spacciatore. È stato ricoverato 16 volte, ma polizia e carabinieri non c’entravano”. Quando poi le perizie accertano che il corpo di Stefano presenta due vertebre fratturate da evento traumatico, aggiusta il tiro: “Quella della vertebra L3 é una vecchia frattura. È la tossicodipendenza a poter aver svolto un ruolo causale. Se Cucchi non si fosse drogato, non sarebbe morto. Ilaria Cucchi dice che il decesso è stato provocato dalle fratture? Non credo agli asini che volano”.

Né si arrende, quando (2017) la responsabilità dei carabinieri è stata ormai accertata dalla Procura. E per farlo deve nuovamente giocare a mano libera sul nesso di causalità tra pestaggio e morte. “La strada dell’omicidio preterintenzionale – dice – cadrà visto che tutte le perizie hanno escluso qualsiasi nesso tra la morte e le botte”.

Giocano al contrario su un terreno laterale ai fatti, ma capace di arrivare dritto alla pancia e ai rancori del Paese la Lega e qualche suo portatore d’acqua come Gasparri. Dice il deputato Tonelli: “Se uno ha disprezzo di sé e conduce una vita dissoluta, ne paga le conseguenze”. Gli fa eco Gasparri: “Se la famiglia lo avesse aiutato con la droga, sarebbe ancora vivo”.

Tira le conclusioni politiche Matteo Salvini, in quel momento non ancora Ministro dell’Interno: “Mi fa schifo”, dice, riferendosi al post Facebook con cui Ilaria si è scagliata contro il carabiniere Tedesco (quello che poi si pentirà).

E aggiunge: “Mi sembra difficile pensare che ci siano stati poliziotti e carabinieri che abbiano pestato Cucchi per il gusto di pestare. Se così fosse, chi lo ha fatto dovrebbe pagare. Ma bisogna aspettare la sentenza. Anche se della giustizia italiana non mi fido”.

È una costruzione dì “senso” che deve rendere maggioritaria l’idea che per i “diversi” – migranti, tossici, gay, neri – le garanzie dell’habeas corpus non valgano. Che scontino un naturale pregiudizio di colpevolezza. E che, se qualcosa va storto, se la siano cercata. Nessuno infatti chiederà scusa. Né sembra intenzionato a farlo. Come Giovanardi, interpellato ieri dalla “Zanzara” su Radio24: “Cucchi? Non è un benemerito. Spacciava. Non è Cavour o Garibaldi”. È vero. Era solo un innocente in attesa di giudizio la cui sentenza di condanna a morte è stata pronunciata ed eseguita senza processo.

Carlo Bonini

La Repubblica, 10 aprile 2019

Il Sap : “No all’approvazione del reato di tortura” Coro di proteste contro il Sindacato Autonomo della Polizia


polizia-picchia-studentiDomani è la giornata internazionale contro la tortura e, in Italia, ad oltre 26 anni dalla ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite, il codice penale ancora non prevede questo reato.
Nelle ultime ore il Sap (Sindacato Autonomo di Polizia), vi si è scagliato contro, annunciando che oggi scenderà in piazza distribuendo appositi volantini. La motivazione sta nel fatto che favorirebbe estremisti e violenti, impedendo alle forze dell’ordine di svolgere il proprio lavoro.

“La posizione del Sap è fuori dalla comunità internazionale” dichiarano Patrizio Gonnella (Antigone), Massimo Corti (Acat) e Franco Corleone (coordinatore dei Garanti dei detenuti). “La polizia deve essere un corpo che protegge i diritti umani e non deve aver paura del reato di tortura. Va ricordato che la tortura è considerato dal diritto internazionale un crimine contro l’umanità tanto da essere fra quelli su cui può investigare e giudicare la Corte Penale Internazionale dell’Aia”.

“Affermare che il reato di tortura sarebbe un regalo agli estremisti e ai violenti è inaccettabile. Praticamente tutti i Paesi a democrazia avanzata dell’Europa hanno il reato nel loro Codice. Anche il Vaticano grazie a Papa Francesco ha codificato il crimine di tortura così come chiesto dall’Onu di Ban Ki-Moon”.

“Il Sap – proseguono – parla di reato ideologico, ma di ideologica c’è solo la loro opposizione. La previsione di questo crimine non è un capriccio italiano, né tantomeno di un presunto partito contro le forze dell’ordine, ma arriva direttamente dalle Nazioni Unite che, nel 1984, approvarono la Convenzione contro la tortura. La codificazione del crimine ci consente di dare valore al lavoro straordinario di tutti quei poliziotti che si muovono nel solco della legalità”.
“Va spiegato dunque al segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon e al Papa perché sono contrari”.

Tra le varie questioni su cui il sindacato di polizia si scaglia c’è anche la dicitura “torture psichiche”, anch’esse previste nella Convenzione internazionale. Anche qui, con una posizione per nulla ancorata alla realtà, il Sap paragona questo genere di torture all’alzare la voce durante un interrogatorio, avvertendo con durezza l’indiziato sui rischi che corre. Le torture psichiche sono un dramma nella vita delle persone così come ci raccontano le organizzazioni internazionali: finte esecuzioni, la privazione costante e per giorni del sonno, l’obbligo di radersi per i prigionieri di fede musulmana, minacce di stupro, isolamento prolungato, deprivazione sensoriale. Alcune di queste furono inflitte a due detenuti del carcere di Asti, quando un giudice – nella sentenza di condanna di alcuni poliziotti penitenziari – scrisse che di torture si trattava, ma che i responsabili non potevano ricevere pene proporzionali alla gravità del fatto commesso per l’assenza dello specifico reato.

“È responsabilità anche del governo rispondere a questi muri che si costruiscono e obiezioni fittizie che vengono sollevate. Approvare la legge oggi è un obbligo per il nostro paese e, se qualcosa di ideologico c’è nel volere il crimine di tortura – dichiarano infine Patrizio Gonnella, Massimo Corti e Franco Corleone –, è il volersi ancorare alle democrazie avanzate europee e mondiali”.

Per domani Antigone ha organizzato una mobilitazione via twitter, invitando chi utilizza questo social network a scrivere questo tweet:
#‎GiornataMondialeControLaTortura‬ In Italia la tortura esiste e si pratica. @matteorenzi vogliamo ‪#‎SubitoLaLegge