La Penna morì mentre era detenuto a Regina Coeli. Per la Cassazione devono essere risarciti i suoi familiari


Avrà conseguenze civilistiche, in tema di risarcimenti, la vicenda penale legata alla morte di Simone La Penna, detenuto a Regina Coeli e deceduto il 26 novembre 2009 all’interno del carcere. La quarta sezione della corte di Cassazione ha, infatti, assolto definitivamente il direttore sanitario del reparto sanitario del carcere, Andrea Franceschini, con la formula «per non avere commesso il fatto» e ha riconosciuto la estinzione per prescrizione delle accuse nei confronti del medico Andrea Silvano.
La suprema corte ha, però, fatto salvi ai fini degli effetti civili le condanne. In primo grado i due imputati erano stati condannati ad un anno di reclusione per omicidio colposo. Sentenza confermata dai giudici di secondo grado. La Penna, nel gennaio del 2009, venne portato nel carcere di Viterbo per scontare una condanna di due anni, quattro mesi e 29 giorni per detenzione di sostanze stupefacenti. Allora pesava 79 chili. Il 27 luglio venne ricoverato all’ospedale Sandro Pertini dove restò due giorni. La difesa, quindi, avanzò le richieste di arresti domiciliari ma furono respinte dal Tribunale di Sorveglianza, secondo il quale il regime detentivo era compatibile con il suo stato di salute. Le condizioni continuarono a peggiorare al punto che La Penna, dopo essere dimagrito 34 chili, venne trovato morto nella sua cella il 26 novembre di nove anni fa.
La sua vicenda fu accostata a quella di Stefano Cucchi morto mentre si trovava ricoverato all’ospedale Sandro Pertini il 22 ottobre del 2009. «Questa drammatica storia – spiegano gli avvocati Sergio Maglio e Roberto Randazzo, legali di parte civile – ha caratteristiche sotto il profilo sanitario molto più gravi di quelle del caso Cucchi, e potrebbero riguardare anche un numero ben più cospicuo di casi, considerando che la morte del giovane avvenne a distanza di 9 mesi dalle prime ed evidenti manifestazioni dei disturbi alimentari accusati dal giovane».

Cosenza, 57 detenuti psichiatrici senza cure ed assistenza. Radicali denunciano l’Asp


Nelle scorse settimane, una Delegazione dei Radicali Italiani integrata da Dirigenti ed Istruttori Sportivi, autorizzata dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, ha fatto visita alla Casa Circondariale di Cosenza “Sergio Cosmai”. La Delegazione, guidata da Emilio Enzo Quintieri, già membro del Comitato Nazionale, era composta da Valentina Moretti, Roberto Blasi Nevone, Adamo Guerrini e Francesca Stancati, questi ultimi due, rispettivamente, Presidente Provinciale dell’Acsi di Cosenza e Delegato Provinciale del Coni di Cosenza. A ricevere la Delegazione c’era il Direttore Filiberto Benevento, la Responsabile dell’Area Giuridico Pedagogica Bruna Scarcello ed il Comandante di Reparto Facente Funzioni della Polizia Penitenziaria, Ispettore Capo Pasquale Picarelli. Nell’Istituto di Cosenza, al momento della visita, a fronte di una capienza di 218 posti disponibili, erano presenti 272 detenuti, 50 dei quali di nazionalità straniera, aventi le seguenti posizioni giuridiche: 63 giudicabili, 51 appellanti, 18 ricorrenti e 140 definitivi di cui 2 ergastolani. Durante la visita è stato accertato che tra i 272 detenuti, vi sono 14 tossicodipendenti di cui 2 in terapia metadonica, 1 con disabilità motoria e 57 con patologie psichiatriche nonché 3 semiliberi dipendenti da datori di lavoro esterno e 2 lavoratori ex Art. 21 O.P.

Qualche giorno fa, gli esiti della visita, sono stati comunicati, al Capo dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo, al Provveditore Regionale della Calabria Cinzia Calandrino, al Magistrato di Sorveglianza di Cosenza Paola Lucente ed all’Ufficio del Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti presso il Ministero della Giustizia. La Delegazione, nella relazione, si è particolarmente soffermata sulla gravissima situazione riscontrata in ordine alla tutela della salute delle persone detenute con patologie psichiatriche, ristrette nell’Istituto.

Sulla questione, i Radicali Italiani, hanno effettuato puntigliosi accertamenti dai quali è emersa l’assoluta veridicità e fondatezza delle rimostranze dei detenuti. Lo stesso Direttore Benevento, non ha potuto far altro che confermare l’esistenza del problema, precisando di aver fatto tutto quel che era nelle sue possibilità, segnalando la situazione venutasi a creare agli Uffici Superiori ed alle altre Autorità competenti ivi compresa la Procura della Repubblica di Cosenza per quanto di competenza. Riferiva, altresì, di aver ripetutamente sollecitato, negli ultimi mesi, i vertici dell’Asp di Cosenza affinché nell’Istituto fosse garantita alla popolazione ristretta l’assistenza psichiatrica. Ma tutte le richieste e le sollecitazioni effettuate sono rimaste tutte inesitate. Anche quelle del Provveditorato Regionale della Calabria e dall’Ufficio di Sorveglianza di Cosenza.

Mi domando come sia possibile, dice l’esponente radicale Quintieri, che l’Asp di Cosenza abbia ridotto il monte ore per il servizio intramurario di psichiatria da 30 ore settimanali prima a 12 e poi a 6 ore alla settimana, nella Casa Circondariale di Cosenza, l’Istituto più grande della Provincia di Cosenza, ove sono presenti mediamente circa 300 detenuti, 60 dei quali affetti da patologie psichiatriche, bisognosi di cura ed assistenza continua, in misura efficace ed appropriata.

Lo scorso 20 dicembre 2016, il Direttore Generale dell’Asp di Cosenza Raffaele Mauro, rendeva noto con apposito avviso pubblico che erano disponibili i turni di attività specialistica ambulatoriale presso la Casa Circondariale di Cosenza (25 ore di psichiatria e 5 di otorinolaringoiatria) ed invitava gli Specialisti ad inviare entro il 10 gennaio 2017 la propria disponibilità al Comitato Consultivo Zonale della Provincia di Cosenza. Per la pubblicazione delle ore di specialistica ambulatoriale per garantire l’assistenza alla popolazione detenuta, i vertici dell’Asp di Cosenza, avevano finanche preteso l’autorizzazione del Commissario del Governo per la Sanità Massimo Scura che l’ha accordata.

Nonostante la disponibilità manifestata dagli Specialisti ed il notevole lasso di tempo trascorso, prosegue il capo della delegazione Quintieri, l’Asp di Cosenza, non ha assunto alcun provvedimento al riguardo, mantenendo una condotta deliberatamente omissiva comprimendo ai soggetti detenuti il diritto alla tutela della salute, tutelato dalla Costituzione. Peraltro, ultimamente, il servizio di psichiatria, viene assicurato da 5 Medici secondo un calendario prestabilito, per un turno di 3 ore, che è del tutto inefficace ed inappropriato perché non garantisce la continuità del trattamento terapeutico. L’Asp, inoltre, non ha provveduto nemmeno a sottoscrivere il Protocollo di Intesa con l’Amministrazione Penitenziaria, per la prevenzione e gestione degli eventi suicidari, nonostante la disponibilità fornita durante gli incontri del 7 maggio e l’8 settembre 2016.

La Delegazione dei Radicali Italiani, visto che ogni tentativo posto in essere dalla Direzione della Casa Circondariale di Cosenza, dal Provveditorato Regionale della Calabria e dall’Ufficio di Sorveglianza di Cosenza è risultato vano, ha chiesto al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria presso il Ministero della Giustizia, di adoperarsi per sollecitare l’intervento sostitutivo della Regione Calabria e del Ministero della Salute, in luogo dell’inadempiente Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza, affinché venga reso effettivo alle persone detenute, ristrette nella Casa Circondariale di Cosenza, il godimento del diritto fondamentale alla tutela della salute, al pari dei cittadini in stato di libertà, come prevede la normativa vigente in materia. In particolare, è stato chiesto, che si provveda con sollecitudine ad una migliore organizzazione del servizio di assistenza psichiatrica intramoenia, mediante implementazione del monte ore settimanale e nomina di uno o al massimo due Specialisti Psichiatri in pianta stabile ed alla stipula del Protocollo di Intesa per la prevenzione del rischio suicidario. Il Capo dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo, appena ricevuta la relazione dei Radicali Italiani, ha assicurato al Capo della delegazione Emilio Enzo Quintieri il suo personale ed immediato intervento per quanto di competenza.

Ispezione dei Radicali e della Camera Penale alla Casa Circondariale di Paola


Delegazione CC PaolaQuesto pomeriggio, come annunciato, una Delegazione dei Radicali Italiani e della Camera Penale di Paola aderente all’Unione delle Camere Penali Italiane, composta dai radicali Emilio Enzo Quintieri e Valentina Moretti e dagli Avvocati Carmine Curatolo e Salvatore Carnevale del Foro di Paola, ha effettuato una visita ispettiva presso la Casa Circondariale di Paola in Provincia di Cosenza, giusta autorizzazione rilasciata dal Vice Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia Massimo De Pascalis su richiesta del Senatore della Repubblica Francesco Molinari.

La delegazione visitante è stata ricevuta dagli Ispettori Ercole Vanzillotta e Attilio Lo Bianco, sottufficiali del Reparto di Polizia Penitenziaria comandato dal Commissario Maria Molinaro, che l’hanno accompagnata durante la visita in tutti i padiglioni detentivi dell’Istituto in cui, a fronte di una capienza regolamentare di 182 posti, vi erano ristretti 171 detenuti, 42 dei quali stranieri aventi le seguenti posizioni giuridiche : 117 condannati, 11 imputati, 18 appellanti e 26 ricorrenti. Tutti uomini ed appartenenti al Circuito Penitenziario della Media Sicurezza. A 15 condannati il Magistrato di Sorveglianza di Cosenza Paola Lucente ha concesso un permesso premio previsto dall’Art. 30 ter dell’Ordinamento Penitenziario per trascorrere le festività pasquali all’esterno del Carcere unitamente ad i propri familiari.

E’ stato riscontrato che, ancora oggi, nonostante da circa un anno siano stati effettuati i lavori prescritti dall’Autorità Giudiziaria, non è stata dissequestrata la lavanderia e non se ne comprendono i motivi. Su tale circostanza, nei prossimi giorni, il Senatore Molinari, rivolgerà una precisa Interrogazione al Ministro della Giustizia On. Andrea Orlando per conoscere quali siano le ragioni che impongano il mantenimento del vincolo giudiziario sulla lavanderia dell’Istituto e, se non si ritenga doveroso, procedere con sollecitudine al dissequestro ed alla restituzione della stessa all’Amministrazione Penitenziaria.

Nell’ambito della visita ispettiva Radicali e Penalisti hanno, altresì, accertato che sono in corso i lavori di rifacimento dei cortili esterni adibiti al “passeggio” dei detenuti che erano abbastanza malridotti, anche a causa della vicinanza con il mare e che il Reparto di Isolamento allo stato è chiuso e non funzionante poiché sono iniziati i lavori di ristrutturazione dello stesso al fin di adeguarlo ai dettami del “nuovo” Regolamento di Esecuzione Penitenziaria (D.P.R. nr. 230/2000) che prevede la sistemazione della doccia direttamente all’interno della camera di pernottamento e non in locali comuni. Fino alla riapertura del Reparto, l’isolamento dei detenuti per motivi giudiziari, disciplinari e sanitari avverrà nelle camere site all’interno dell’aletta esistente nella Prima Sezione a piano terra che sono state separate dal resto delle altre. Una delle “criticità” constatate dalla delegazione riguarda le cattive condizioni delle scale di accesso ai piani detentivi riservate al personale di Polizia Penitenziaria ed agli stessi detenuti. Pertanto è necessario che, in breve tempo, si provveda alla sostituzione di tutti i rivestimenti delle rampe e dei pianerottoli delle scale al fin di tutelare l’incolumità dei soggetti che le utilizzano.

Tanti detenuti hanno lamentato, quasi esclusivamente, l’inefficienza del Servizio Sanitario Penitenziario di competenza della Regione Calabria il quale non riesce a garantire prestazioni efficaci ed appropriate agli stessi. In particolare è stato accertato il caso di un detenuto di Diamante che, al fin di vedersi riconosciuti i propri diritti, ha dovuto rivolgersi al Magistrato di Sorveglianza di Cosenza il quale, secondo quanto riferito dal personale di Polizia Penitenziaria, avrebbe recentemente dato precise disposizioni in merito ai Sanitari che operano nell’Istituto. Questa situazione verrà comunque rappresentata nell’Interrogazione che verrà effettuata al Ministro della Giustizia Orlando. Nell’atto ispettivo verrà sollecitata anche l’attenuazione del regime custodiale tramite l’apertura delle celle affinchè tutti i detenuti trascorrano un numero sufficiente di ore al giorno fuori dalla cella anche perché è noto che una maggiore quantità di tempo trascorsa fuori dalle celle ha comprovati effetti positivi per la prevenzione della recidività e per la risocializzazione.

I Radicali Italiani e la Camera Penale di Paola, all’esito della visita, hanno rinnovato un giudizio positivo sullo stabilimento penitenziario gestito dal Direttore Caterina Arrotta. Nel pomeriggio di domani, gli esponenti radicali Quintieri e Moretti, faranno visita alla Casa Circondariale “Sergio Cosmai” di Cosenza.

Salute dei detenuti, il diritto d’accesso agli atti va garantito anche dall’Istituto Penitenziario


Consiglio di StatoIl diritto d’accesso agli atti sulla salute dei detenuti va garantito anche dall’istituto penitenziario che li ha conservati stabilmente e non solo dall’Asl a cui il legislatore ha deciso di trasferire la competenza sull’assistenza sanitaria carceraria. A stabilirlo è il Consiglio di Stato nella sentenza n. 1137/2015, depositata dalla Quarta sezione il 6 marzo scorso. I giudici, in linea con quanto deciso in primo grado, hanno bocciato il ricorso del ministero della Giustizia e di una casa circondariale che col silenzio-diniego avevano negato ad un ex detenuto, in carcere per cinque mesi da novembre 2010 ad aprile 2011, ma poi scarcerato e prosciolto con sentenza di assoluzione, di estrarre copia della propria documentazione medica per conoscere le terapie sanitarie praticate durante il periodo di detenzione.
Per l’ex detenuto, la domanda di accesso era necessaria per attivare la causa di riparazione per ingiusta detenzione come disciplinato dal Codice di procedura penale (artt. 314-315). A parere del Ministero, è l’Asl e non più l’Amministrazione carceraria a dover garantire l’accesso a tali atti poiché dal 2008 l’assistenza sanitaria penitenziaria è stata ormai trasferita al Servizio sanitario nazionale come disposto dal Governo su legge delega del Parlamento (Dpcm 1 aprile 2008 che fissa “le modalità, i criteri e le procedure per il trasferimento al Servizio sanitario nazionale delle funzioni sanitarie, delle risorse finanziarie, dei rapporti di lavoro, delle attrezzature, arredi e beni strumentali relativi alla sanità penitenziaria”).

Secondo il collegio, invece, «vero è infatti che dall’entrata in vigore del DPCM dell’agosto 2008 la documentazione sanitaria riguardante lo stato di salute dei detenuti è formata dalle Asl, ma nulla vieta che i documenti sanitari in questione siano detenuti e conservati presso la struttura carceraria presso cui l’appellato è stato ristretto». Il principio è stato chiarito dopo aver sottolineato che «riguardo ai principi di tutela del diritto di difesa di cui all’art. 24 Cost. deve essere comunque garantito l’accesso ai documenti a chi deve acquisire la conoscenza di determinati atti per la cura degli interessi giuridicamente protetti» e che «l’art. 25 comma 2 della legge n. 241/90 – “Accesso ai documenti amministrativi”, ndr – stabilisce che è tenuta ad esibire i documenti l’Amministrazione che ha formato l’atto o che lo detiene stabilmente e tale norma non appare…preclusiva all’accoglimento dell’istanza di accesso» come nella controversia in esame.

Per i giudici di Palazzo Spada dunque «non viene allora disatteso il dettato legislativo che ha individuato, sia pure in via alternativa, l’Amministrazione tenuta a consentire l’esercizio del diritto di accesso, nel soggetto che detiene stabilmente, e quindi conserva, la relativa documentazione». Nel caso di specie, è stato precisato, «legittimamente e correttamente la domanda di accesso è stata rivolta dall’interessato alla Casa Circondariale, quale Amministrazione che conserva i documenti, ed è sempre la stessa Casa Circondariale che deve puntualmente evadere l’istanza».

In tema di diritto d’accesso a tali dati, come spiegato nella sentenza, l’istituto penitenziario è quindi la Pubblica amministrazione che possiede la documentazione sanitaria richiesta dal detenuto (art. 22, legge n. 241/1990) e che non a caso, nella fattispecie, è stata facilmente individuata dal collegio con la lettura di una nota già inviata al Tar dallo stesso direttore dell’istituto che, tra le altre cose, riferiva che «“… la richiesta dell’avvocato è stata pertanto girata…alla infermeria dove sono giacenti le cartelle cliniche…”».

Consiglio di Stato, Sez. IV, Sent. n. 1137/2015 del 06/03/2015

Catanzaro, detenuto tenta il suicidio. Salvato in extremis dalla Penitenziaria. Quintieri (Radicali) : “Sospendetegli il 14 bis”


Carcere Siano - ingressoHa tentato di impiccarsi con un cappio rudimentale nella sua cella all’interno del Reparto di Isolamento del Carcere di Catanzaro Siano ma, per fortuna, è stato salvato in extremis dai Sanitari e dalla Polizia Penitenziaria. Il fatto è accaduto ieri, nel tardo pomeriggio, nella Casa Circondariale del capoluogo calabrese. Ad accorgersi di quanto stava accadendo è stato il personale sanitario che, in quel momento, stava passando per somministrare la terapia ai detenuti bisognosi. A darne notizia è l’esponente radicale calabrese Emilio Quintieri che, ha colto l’occasione, per chiedere all’Amministrazione Penitenziaria ed alla Magistratura di Sorveglianza di Catanzaro di intervenire, per quanto di competenza, per valutare la sospensione – quantomeno temporanea – del regime di sorveglianza particolare nei confronti di questo detenuto, per prevenire ulteriori atti autolesionistici o suicidari.

Fabio PignataroL’autore del disperato ed estremo gesto è il detenuto Fabio Pignataro, classe 1978, tossicodipendente, originario di Mesagne (Brindisi), con fine pena prevista per il 2025 per vari reati tra cui rapina, estorsione e traffico di stupefacenti, recentemente trasferito a Catanzaro dalla Casa di Reclusione di Rossano (Cosenza) ove, unitamente ad altro ristretto straniero, avrebbe tentato di evadere. Una condotta che, oltre alla irrogazione di una sanzione disciplinare ed una denuncia all’Autorità Giudiziaria, stando a quanto riferito dallo stesso, gli avrebbe comportato anche un pestaggio da parte del personale di Polizia Penitenziaria nonché, per ultimo, la sottoposizione al rigoroso regime di sorveglianza particolare previsto dall’Art. 14 bis dell’Ordinamento Penitenziario, su richiesta del Consiglio di Disciplina del Penitenziario della sibaritide.

Il pestaggio da parte della Polizia Penitenziaria, sul quale la Procura della Repubblica di Castrovillari ha aperto un fascicolo, venne denunciato dal Pignataro all’Onorevole Enza Bruno Bossio, Deputato del Partito Democratico e membro della Commissione Bicamerale Antimafia, durante la famigerata visita ispettiva “a sorpresa” effettuata lo scorso 9 agosto al Carcere di Rossano. Una vicenda che l’On. Bruno Bossio, ha espressamente richiamato nella sua Interrogazione a risposta in Commissione nr. 5-03559, indirizzata ai Ministri della Giustizia, della Salute e del Lavoro e delle Politiche Sociali del Governo Renzi, presentata alla Camera dei Deputati durante la 291^ seduta del 16 settembre. Il radicale Quintieri, nella serata di ieri, non appena venuto a conoscenza del tentato suicidio del detenuto Pignataro, ne ha immediatamente informato la Parlamentare Democratica che, questa mattina, ha chiesto delucidazioni al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia.

Avevo già evidenziato che quei detenuti ristretti a Rossano, tenuti per lungo tempo in isolamento, erano a rischio suicidio. Ieri, a Catanzaro, per fortuna, è stato evitato il peggio. Il suicidio è spesso la causa più comune di morte nelle carceri. Gli Istituti Penitenziari hanno l’obbligo di preservare la salute e la sicurezza dei detenuti, ed un eventuale fallimento di questo mandato può anche essere perseguito penalmente. Il metodo più utilizzato per il suicidio è l’impiccamento, messo in atto il più delle volte, durante l’isolamento. Gli studi effettuati, prosegue Quintieri, hanno dimostrato che esiste una forte associazione tra il suicidio dei detenuti ed il tipo di alloggio assegnato. Nello specifico, un detenuto posto in isolamento, o sottoposto a particolari regimi di detenzione (specialmente in cella singola) e incapace di adattarvisi, è ad alto rischio di suicidio. La detenzione, in sé e per sé, è un evento devastante anche per detenuti “sani” figuriamoci per chi, come il Pignataro, soggetto tossicodipendente e quindi particolarmente vulnerabile, la sottoposizione ad un rigoroso regime custodiale, qual è il 14 bis, possa sviluppare gesti autosuicidari. Per questo motivo, mi permetto di chiedere all’Amministrazione Penitenziaria ed alla Magistratura di Sorveglianza competente, di valutare di sospendere, quantomeno temporaneamente, l’applicazione del regime di sorveglianza particolare nei confronti del detenuto Fabio Pignataro che prevede una serie di restrizioni, a partire dall’isolamento totale, che comportano anche vistose deroghe all’ordinario trattamento carcerario, lesive dei principi costituzionali di umanità e rispetto della dignità umana.

 

 

 

Napoli, Ispezione al Carcere di Secondigliano del Sen. Luigi Compagna (Ncd) organizzata dai Radicali


Luigi Compagna e Luigi MazzottaContinuano senza sosta su tutto il territorio nazionale le ispezioni dei Radicali negli Istituti Penitenziari italiani. Nonostante i Radicali non siano più in Parlamento grazie alla disponibilità di Deputati e Senatori di altre Forze Politiche riescono ad accedere all’interno delle Carceri per accertare le condizioni di detenzione e, più in generale, le problematiche di tutta la comunità penitenziaria. Questa mattina è toccato alla Casa Circondariale di Napoli Secondigliano, situata nel “caldo” quartiere di Scampia, una delle strutture detentive più grandi d’Italia costruita nel 1982 ed inaugurata nel 1991 dotata, tra l’altro, di un Centro Diagnostico Terapeutico che ospita tantissimi detenuti ammalati cronici provenienti non solo dalla Regione Campania ed altrettanti con problemi di tossicodipendenza. La visita ispettiva è stata effettuata, con preavviso, dal Senatore della Repubblica Luigi Compagna (Nuovo Centro Destra) unitamente al Dirigente dei Radicali Italiani Luigi Mazzotta ed ha riguardato, principalmente, il Reparto di Infermeria dove sono ristretti alcuni detenuti gravemente ammalati e bisognosi di continua assistenza sanitaria.

Nel corso della visita il Senatore Compagna ed il radicale Mazzotta, su segnalazione dell’esponente radicale calabrese Emilio Quintieri, hanno incontrato anche il detenuto Sebastiano Pelle, classe 1961, originario della Provincia di Reggio Calabria, trasferito nel Penitenziario napoletano dalla Casa Circondariale di Roma Rebibbia. Come si ricorderà, nelle scorse settimane, il suo difensore di fiducia Angela Giampaolo, aveva presentato l’ennesima istanza al Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma per le sue gravi condizioni di salute. Nello specifico, l’avvocato sollecitava il trasferimento dello stesso in un Centro Clinico Specializzato per essere sottoposto ad un delicato intervento chirurgico finalizzato alla sostituzione della valvola aortica poiché, altrimenti, rischiava e rischia di morire in carcere.

Già precedentemente, negli scorsi mesi, il Gip di Roma aveva invitato la Direzione Generale dei Detenuti e del Trattamento del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ad attivarsi con la massima sollecitudine per reperire un’altra idonea sistemazione per il detenuto calabrese, viste le gravi patologie riscontrate sia dal Medico Legale incaricato dall’Autorità Giudiziaria sia dal Consulente di parte. Dalle perizie che vennero effettuate emerse che le condizioni di salute del Pelle, in custodia cautelare per traffico di sostanze stupefacenti, erano assolutamente incompatibili con l’ordinario regime di detenzione inframuraria.

Il Pelle ha riferito alla delegazione che ha bisogno di essere operato con la massima urgenza poiché rischia di morire da un momento all’altro lamentando, altresì, il suo mancato trasferimento presso una struttura sanitaria esterna che attende da diversi mesi. Il detenuto ha tenuto a precisare che la necessità dell’intervento chirurgico è stata riconosciuta sia dal Servizio Sanitario Penitenziario di Rebibbia e di Secondigliano che da quello dell’Azienda Ospedaliera “Vincenzo Monaldi” di Napoli.  

Il Senatore Luigi Compagna ha promesso al detenuto calabrese il suo impegno impegnandosi a sollecitare il suo trasferimento presso l’Ospedale Monaldi di Napoli, specializzato nella cura delle patologie pneumo-cardiovascolari, o in altra struttura sanitaria pubblica della Campania presso la quale potrà, finalmente, essere operato e curato in maniera appropriata.

Nel Penitenziario di Secondigliano, secondo quanto racconta il radicale Luigi Mazzotta, sono stati incontrati anche altri detenuti gravemente che, sicuramente, per le loro problematiche di salute non dovrebbero restare in carcere. Tra questi il napoletano Fabio Ferrara, 27 anni, condannato definivo per tentata rapina in concorso, il cui fine pena è previsto tra 2 anni e 7 mesi. Questo ragazzo – dice Mazzotta – venne ferito all’addome in uno scontro a fuoco con la Polizia di Stato e, dopo tale circostanza, finì sulla sedia a rotelle con tutta una serie di problematiche. Oggi si trova rinchiuso a Secondigliano, in una cella piccolissima dove a malapena entra la carrozzella, assistito da un altro detenuto piantone che lo aiuta a compiere anche i più elementari gesti della vita quotidiana. Porta anche il pannolone, non riuscendo ad andare in bagno. Precedentemente – continua l’esponente radicale – era detenuto nel Padiglione San Paolo della Casa Circondariale di Napoli Poggioreale dove, tutto sommato, stava meglio rispetto a Secondigliano. Da qualche giorno Fabio ha intrapreso lo sciopero della fame per protestare contro il trattamento disumano riservatogli dallo Stato.

Il Carcere di Secondigliano, ad oggi, a fronte di una capienza regolamentare di 898 posti (dei quali 12 non disponibili), ospita 1.278 persone detenute, molte delle quali appartenenti al circuito differenziato dell’Alta Sicurezza. Le celle sono piccolissime essendo state progettate per una sola persona ed invece sono occupate sistematicamente da 2 detenuti, attraverso l’utilizzo dei letto a castello. I bagni sono piccoli, privi della doccia interna e dell’acqua calda.

Non c’è dubbio che le condizioni di detenzione stabilite dalla costante giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo non vengano rispettate e, quindi, si sia in presenza di una flagrante violazione dell’Art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti Umani che proibisce in termini assoluti la tortura ed i trattamenti inumani e degradanti.

Servizio di Radio Radicale sulla Visita Ispettiva effettuata alla Casa Circondariale di Napoli Secondigliano :

Visita al Penitenziario di Secondigliano – Radio Radicale