Carceri indegne, arrivano multe milionarie. L’Italia è la nazione peggiore dell’Unione Europea


Cedu1Siamo il fanalino di coda. Anzi no, dopo di noi c’è la Serbia. Magrissima consolazione. Il sovraffollamento delle carceri, che fa dell’Italia il “paese reietto” d’Europa, ha portato la Corte Europea dei diritti dell’uomo ad infliggerci multe su multe. E ora è in arrivo il “colpo fatale”.

Dopo che nel gennaio 2013 la stessa Corte ha emesso la cosiddetta “sentenza Torreggiani”, dal nome di uno dei sette detenuti che hanno fatto ricorso, vincendolo, vedendosi riconoscere un risarcimento complessivo di 100mila euro per aver “vissuto” in meno di tre metri quadrati di spazio, l’Italia ha avuto più di un anno per mettersi in regola. Ora il tempo è scaduto.

Il 27 maggio la Corte di Strasburgo si pronuncerà sui progressi compiuto dallo Stato italiano per eliminare il “trattamento inumano e degradante” che infliggiamo ai detenuti. I ricorsi pendenti sono fra i 4 e i 5mila. Per il Dap le situazioni che hanno portato alla condanna sono state azzerate grazie ai provvedimenti deflattivi varati dai governi. Per i Radicali è pura fantasia.

Ad oggi i detenuti sono 59.728. Secondo Rita Bernardini, leader dei Radicali, i posti disponibili sono 43.547, e non 48.309, come sostiene l’Amministrazione Penitenziaria. Non solo. Sempre secondo Bernardini, dai 43.547 ne vanno sottratti altri 2739. Questo perché “alcuni istituti penitenziari hanno più posti dei detenuti presenti”, inutilizzati “o perché i padiglioni non stati ancora aperti per carenza di personale o perché si tratta dei vecchi ospedali psichiatrici giudiziari”. Questo porta la cifra a 40.808 posti “legali” per quasi 60mila detenuti.

Se la Corte di Strasburgo ci condannerà a cosa potremo andare incontro? L’Italia ha pagato 100mila euro di multa per sette detenuti. Significa che per ognuno di essi ha tirato fuori 14.285 euro. Se questa cifra la moltiplichiamo per i detenuti in “eccesso”, cioè 20mila, fa quasi 300 milioni di multa. Ma se si moltiplica per tutti i 60mila detenuti (se 60mila stanno in prigioni che ne possono contenere solo 40mila, a vivere in condizioni inaccettabili non sono certo solo quelli in eccesso) potremmo ritrovarci a pagare 850 milioni di euro di multa.

Per Rita Bernardini è comunque “difficile ipotizzare una cifra”. In ogni caso, afferma, “la Corte ha intimato al governo di dimostrare di aver ottenuto risultati” non solo riguardo ai tre metri di spazio. Per la leader radicale, infatti, “le multe scattano anche se non si rispettano, ad esempio, le condizioni igienico-sanitarie o la possibilità di accedere all’aria e alla luce naturale”. Giudicherà un Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa. Lo Stato italiano ha depositato la sua memoria, i Radicali, convinti che nulla sia stato risolto, stanno per fare lo stesso.

Luca Rocca

Il Tempo.it, 20 Maggio 2014

Carceri, Italia e Serbia al bivio del diritto (democratico) processuale europeo


Parlamento Europeo 1Gli osservatori internazionali hanno puntualmente certificato un dato che non era sfuggito (seppure non con questa evidenza) a qualunque cittadino europeo che avesse semplicemente cercato di impegnarsi sui temi della giustizia continentale.

Se si adotta, come parametro di una riflessione seria ed effettiva, la condizione delle carceri – nonché di almeno quel ramo del diritto che si chiama “dell’esecuzione penale”, nel girone dei dannati troviamo la Serbia e l’Italia.

È opportuno, certo, operare un minimo distinguo tra le due situazioni, che purtroppo scambiano le posizioni di legalità democratica e riconsegnano, in realtà in modo peggiorativo, la palma dell’inefficacia, dell’inefficienza e dell’ingiustizia al Belpaese.

Tanto per cominciare, la popolazione penitenziaria italiana è ben più numerosa. Non solo, la strumentazione giuridico-parlamentare “nostrana” dovrebbe avere strumenti analitici e, addirittura, risolutivi più consolidati e meglio riferibili a una grande quantità di soggetti sottoposti a privazione della libertà personale, corrispondente a decine di migliaia di individui (con l’aggravante di quelli in attesa di giudizio, sono cifre che equivalgono a una città media di uno degli Stati dell’Europa Orientale).

La legalità costituzionale serba, inoltre, è più recente: oltre alla storia demografica e culturale di quel popolo, infatti, di cui qua non si discute (anzi, va per quanto sommariamente ricordata), il sistema giuridico pubblico dello Stato in questione si forma, in modo ancorché precario, solo allo smembramento dell’ex Jugoslavia, in un percorso accidentato che dura sino a tutto l’ultimo quinquennio, con problemi di conflittualità sociale, di dichiarato accentramento politico nei frangenti di maggiore tensione interna.

Insomma, se si vuole essere onesti, in un ambito di giustizia processuale e penitenziaria, un Paese che aveva, o ha, l’ambizione di mettersi alla stessa stregua dei grandi pionieri liberal-democratici europei, non può sentirsi troppo soddisfatto di essere finito alla pari o quasi di uno Stato di recente formazione e che non registra, nemmeno legislativamente, una peculiare evoluzione sul terreno dei diritti umani. E già questo dovrebbe chiudere i conti con le false consolazioni del “non è detto che siamo i peggiori”.

La via maestra all’Italia, per riportarsi dentro un parametro di legalità comunitaria-internazionale (e, se ciò sembrasse poco, come a volte sembra, per onorare un minimo di giustizia sostanziale), è stata indicata dal Presidente della Repubblica, suggerita strutturalmente dalla stessa Corte di Strasburgo e non scoraggiata, ma addirittura incentivata, da due Pontefici: amnistia e indulto.

Il governo nemmeno ci pensa; interviene sulle carceri con ridottissimi provvedimenti disorganici e che creano difficoltà interpretative, persino nella mera quantificazione e qualificazione dei beneficiari, e si pronuncia, soprattutto nella sua componente a Sinistra (cioè, quella che giurava di farsi carico dell’innovazione, del riformismo, del grande cambiamento, della ripartenza economica e civile), contro ogni ipotesi di clemenza, addirittura bollata come inutile o approssimativa o deficitaria o, peggio, “errore da non ripetere” (e quando recentemente era stato compiuto? Ci torneremo).

Il vero padre e pioniere dell’europeismo politico, nel quadro del costituzionalismo post-bellico, è Altiero Spinelli. Con Ernesto Rossi, di cui troppo spesso si ricorda solo l’anticlericalismo -ma che anticlericalismo! documentato, intuitivo e non in disprezzo della libertà religiosa, autore del Manifesto di Ventotene. Lo scopo: un’Europa libera e unita.

Lo scenario della redazione (prima, ovviamente, della preziosa cucitura sistematica di Colorni): un confino politico. Il sogno europeo nasce, o almeno rinasce, dalle macerie della privazione della libertà politica. Dove c’è un forte regolamento interno che si sfida con la clandestinità. La detenzione e il confino specchio del Paese: ordine e corporativismo, unica alternativa “sediziosa” il cambiamento attraverso discussioni, aperture sovversive con dialogo, impegno e studio, dichiarazioni di opposizione.

La speranza e il progetto di un’Europa federale hanno profondamente bisogno di ripartire dalle sofferenze estreme e distruttive, patite dai suoi fautori: rilanciarsi attraverso la libertà, la decarcerizzazione, la depenalizzazione, la garanzia dell’esercizio dei diritti di libertà. Colorni, Rossi e Spinelli ne fanno manifesto esistenziale: sulla loro pelle e nella loro esperienza, la federazione degli Stati Uniti d’Europa significa massimizzazione dei diritti di libertà, organizzazione efficace antiautoritaria e anticentralistica.

Rispetto della legge penale che deve coincidere con la sua natura residuale, scritta, espressa, limitata. Altrimenti, il fallimento interno allo Stato nazionale sarà, in prospettiva, cancro che può contraddittoriamente posizionarsi anche a danno del progetto unitario: se quella violenza cancerogena non viene estirpata coi metodi autentici e nonviolenti dell’armonizzazione e dell’amicizia tra i popoli, può diffondersi e, contemporaneamente, consumare da dentro quello Stato e quel popolo.

La situazione italiana è a questo disagevole guado e ricordare l’indulto Mastella in nulla aiuta quanti vogliono continuare a tenere, sotto il secchio di fango, il gigante malato dai piedi d’argilla: quell’indulto non fu compiuto proprio per le ragioni opposte a quelle che si ricordano nella “vulgata” di una democrazia “reale”.

Innanzitutto, non fu integrato da un provvedimento di amnistia: non fu elevatissima la percentuale di detenuti che ne beneficiarono concretamente in sede di “output” dagli istituti di pena, processi inconcludenti sul filone della pena principale furono comunque celebrati, la tregua ai numeri infernali e al sovraffollamento fu solo temporanea.

In seconda battuta, vi fu qualche errore nella selezione nella griglia dei reati integranti l’applicabilità oggettiva: i reati bagatellari potevano e dovevano essere al centro di un dichiarato programma di depenalizzazione e, forse, poteva essere più utile evitare che l’indulto fungesse, anche se secondariamente e marginalmente, da salvacondotto per qualche furbetto del reato “bianco”.

Ancora: ma quanto poco si è detto, quanto poco è realmente entrato nella sfera conoscitiva dell’opinione pubblica, sui numeri della recidiva degli indultati, competitivi e, anzi, apertamente inferiori rispetto al trend medio garantito dal nostro sistema penitenziario?

La domanda, a questo punto, è legittima: che c’entra invocare un nuovo indulto, la tanto reclamata amnistia, una riforma complessiva ed economica dei diritti processuali e un quadro di depenalizzazioni, funzionali ad esigenze umanitarie, di spesa e di coerenza giudiziaria interna alla legalità costituzionale, col riferimento ai grandi obiettivi del federalismo europeo, fatto a pezzi dalle opzioni di chi vuole un’Europa di contenimenti di spesa o, all’opposto, un’Europa di Nazioni sul piede di guerra e protezionistiche?

Il riferimento è, innanzitutto, al monito ormai quasi irrecuperabilmente in scadenza giuntoci da Strasburgo; e si rimanda anche ai rapporti sulla detenzione degli Stati “virtuosi”, che dovrebbero suggerirci buone prassi (non solo le aste per le auto blu). E ricordiamo, quasi simbolicamente, la condizione di sofferenza e privazione di quegli intellettuali che, dalle gole infami della prevenzione penale, malamente interpretata dallo stato di polizia, seppero scrivere un’agenda di obiettivi e sogni per un Continente macilento, quasi quanto quello attuale.

di Domenico Bilotti

http://www.politicamentecorretto.com, 3 maggio 2014

Carceri: peggio dell’Italia solo la Serbia… ma per il Dap “lo spazio vitale è assicurato”


Ministero Giustizia DAPMentre il Consiglio d’Europa diffonde (come sempre un anno e mezzo dopo) i dati delle carceri in Europa relative all’anno 2012 che confermano la situazione italiana come tra le peggiori del continente – seconda per sovraffollamento solo alla Serbia e per suicidi solo alla Francia, ma prima, in quella triste classifica, per numero di reclusi stranieri e, nell’Europa a 28, di detenuti in attesa di giudizio – il Dap precisa al manifesto che “non c’è alcuna guerra di cifre sui detenuti”, come scritto su queste colonne ieri.

“Contrariamente a quanto sostiene anche il sindacato di polizia penitenziaria Sappe – spiega Luigi Pagano, vice capo del Dap, il dipartimento di amministrazione penitenziaria – oggi il problema del sovraffollamento che ci è costato la condanna della Corte europea dei diritti umani è superato. Nel senso che siamo certamente sopra quel limite minimo vitale dei tre metri quadri a testa che corrisponde al trattamento inumano e degradante.

Anche se non abbiamo ancora raggiunto lo standard che le nostre leggi ci impongono di sei metri quadri a testa e il regime di “cella di pernotto”. Il problema però ora è arrivare a una riforma di tutto l’ordinamento penitenziario e dell’esecuzione penale, in modo da incidere sulla qualità della vita in carcere e sull’efficacia della pena detentiva”.

Anche il capo del Dap, Giovanni Tamburino, ieri è tornato a ripetere che rispetto alla situazione del 2012, un anno prima della condanna di Strasburgo, quando nelle carceri italiane c’erano 145 carcerati per ogni 100 posti, con 66.271 detenuti a fronte di 45.568 letti disponibili secondo il rapporto del Consiglio d’Europa, oggi “la presenza dei detenuti in carcere è quantificabile in 59.700, ai quali – precisa Tamburino – vanno tolti 800 mila che sono in semilibertà e quindi si trovano in sezioni esterne al carcere”.

E i posti disponibili? “Su circa 48 mila regolamentari – precisa Luigi Pagano – sono realmente disponibili 44 mila perché alcune strutture sono da ristrutturare”. Dunque sembrerebbe che secondo il Dap la situazione sia completamente cambiata rispetto all’ottobre scorso, quando la precedente Guardasigilli Anna Maria Cancellieri aveva riconosciuto come buona la cifra diffusa da Antigone di 37 mila posti realmente disponibili.

D’altra parte la Circolare che vieta ai direttori degli istituti di fornire dati all’associazione Antigone non è stata ancora ritirata. “In questo momento di grande difficoltà a inquadrare tutti i problemi e fare dei calcoli precisi – spiega Pagano che è il firmatario di quella circolare – gli unici che possono dare dati attendibili siamo solo noi del Dipartimento centrale. Non è per mancanza di fiducia nell’associazione, ma è per coerenza e per dare un minimo di trasparenza al sistema”.

Fortunatamente la trasparenza, sia pure in ritardo, ce la garantisce il Consiglio d’Europa che nel report 2012 diffuso ieri colloca l’Italia al secondo posto per sovraffollamento dopo la Serbia che ha quasi 160 detenuti per ogni 100 posti. Allora – e non è cambiato praticamente nulla – il 36% della popolazione carceraria era straniera e il 45% in attesa di giudizio.

Ma a fine marzo la Commissione europea di Giustizia ha inviato nel nostro Paese una delegazione di quattro osservatori capeggiata da un giurista socialista spagnolo per fare il punto della situazione a due mesi dalla scadenza imposta dalla sentenza Torreggiani. E nel rapporto, che non assolve affatto le carceri italiane, il peggiore è Poggioreale dove “le condizioni igieniche precarie fanno proliferare le malattie, i tossicodipendenti non ricevono cure adeguate e i prigionieri (anche quelli afflitti da problemi psichici) vengono scaraventati nelle celle di sicurezza. I suicidi e gli atti di autolesionismo sono all’ordine del giorno”.

Non solo nel carcere napoletano, si potrebbe aggiungere: ieri, per esempio, a Padova si è suicidato un poliziotto di 49 anni, padre di tre figli: “Cento casi dal 2000 ad oggi sono una enormità”, commenta il Sappe dandone notizia. E se nel 2011 solo in Francia si tolse la vita un numero superiore di detenuti che in Italia (100 francesi e 63 italiani), nei primi quattro mesi del 2014 sono già 13, secondo le stime di Ristretti Orizzonti. E 45 sono le morti dietro le sbarre. Molte delle quali ancora senza un perché.

Italia seconda solo a Serbia per sovraffollamento

L’Italia è seconda solo alla Serbia per sovraffollamento nelle carceri. Lo afferma un rapporto del Consiglio d’Europa relativo al 2012 e reso pubblico oggi, nel quale si legge che i Paesi dove la situazione rimane più grave sono Serbia, Italia, Cipro, Ungheria e Belgio. Presentando le Statistiche penali annuali il Consiglio d’Europa afferma che il sovraffollamento dei penitenziari è un problema che persiste nei Paesi europei, e raccomanda ai governi di fare un uso più ampio di misure alternative alla detenzione.

Nel rapporto si legge che i Paesi europei non hanno ridotto significativamente il sovraffollamento nelle carceri, nonostante l’aumento dei casi monitorati dalle agenzie per la libertà vigilata. Secondo le Statistiche penali annuali dal 2011 al 2012 il numero di detenuti nelle prigioni europee è diminuito da 99,5 a 98 ogni 100 posti disponibili. Nonostante la riduzione di quasi 90mila individui nella popolazione delle carceri (un 5% di riduzione dai 1.825.000 del 2011 e dal 1.737.000 del 2012), il sovraffollamento rimane un problema grave per 21 amministrazioni penitenziarie in Europa. Secondo le statistiche del Consiglio d’Europa gli enti giudiziari emettono spesso sentenze di custodia molto brevi, il che comporta che circa il 20% dei detenuti sconta pene di meno di un anno. Anche se si registra un significativo aumento delle persone sotto la supervisione di servizi di custodia e di libertà vigilata (fino al 13,6% dal 2011 al 2012, e del 29,6% rispetto al 2010), molti Paesi non stanno introducendo abbastanza alternative alla detenzione, e la usano raramente per sostituire la detenzione prima dei processi: solo il 7% degli imputati in attesa di processo è stato messo sotto la supervisione dei servizi di libertà vigilata.

Il comitato dei ministri del Consiglio d’Europa e altri enti come il Comitato per la prevenzione delle torture hanno raccomandato agli Stati membri di affrontare il problema del sovraffollamento con forza, e di aumentare le possibilità di reintegrazione dei rei. Ricordando che la privazione della libertà dovrebbe essere una sanzione di ultima istanza, hanno chiesto ai governi di fare il più ampio uso possibile di alternative alle sanzioni di custodia.

Quasi 124 euro al giorno per detenuto nel 2011

Dai dati diffusi dal Consiglio d’Europa e che si basano sulle informazioni fornite dall’amministrazione penitenziaria italiana, il nostro Paese ha speso in media 123,75 euro al giorno per ogni detenuto nel 2011, quasi 7 euro in più rispetto all’anno precedente (116,68 euro). Dallo stesso rapporto emerge anche che tra il 2011 e il 2012 è aumentato il numero di guardie carcerarie, mentre al contempo scendeva il numero di detenuti.

Le guardie carcerarie sono passate tra il 2011 al 2012 da 35.458 unità a 36.794, mentre i detenuti sono scesi da 67.104 a 66.271. L’Italia resta quindi uno dei grandi paesi europei dove si spende di più per i detenuti e c’è un migliore rapporto tra il loro numero e quello di guardie carcerarie. In Francia nel 2011 sono stati spesi in media 96 euro per detenuto e nel 2012 c’erano 25.082 guardie carcerarie per un totale di 66.704 detenuti. In Germania nello stesso anno c’erano 26.768 guardie carcerarie per 69.268 detenuti, mentre la Spagna, con quasi lo stesso numero di detenuti, aveva 18.620 guardie carcerarie.

Italia prima in Europa per stranieri detenuti

Parlamento Europeo 1L’Italia nel 2012 è stato il paese del Consiglio d’Europa con il maggior numero di detenuti stranieri nelle sue carceri. In totale erano 23.773, e rappresentavano quasi il 36% dell’intera popolazione carceraria. Il 45% era in attesa di giudizio, e quasi il 21% era un cittadino di un altro Stato membro dell’Unione europea. Questi sono alcuni dei dati contenuti nel rapporto del Consiglio d’Europa sulla popolazione carceraria nei 47 Stati membri, fotografata al settembre 2012. In base ai dati forniti dal Consiglio d’Europa, dopo l’Italia i paesi con più detenuti stranieri sono la Spagna (23.423), la Germania (19.303), la Francia (13.707) e l’Inghilterra e il Galles (10.861). In termini percentuali il paese con la più alta presenza di detenuti stranieri è però il Principato di Monaco, dove i non monegaschi rappresentano il 95% dei detenuti. Sempre in termini percentuali seguono l’Andorra, la Svizzera, il Lussemburgo e il Liechtenstein e Cipro. Per quanto riguarda invece i detenuti stranieri in attesa di giudizio l’Italia ne ha più di tutti in termini assoluti, 10.717. In Spagna sono quasi 6mila, mentre in Germania sono 5.171. La Germania è invece lo Stato in cui sono detenuti più cittadini di altri paesi dell’Unione europea, 6.580, contro i 4.970 in Italia, i 4.875 in Spagna, mentre in Francia i cittadini di altri Stati Ue sono 3.330 e in Inghilterra e Galles 3.808.

Italia seconda Europa per suicidi, peggio Francia

Nelle carceri italiane nel 2011 si sono suicidate 63 persone. Il nostro paese è secondo solo alla Francia, dove nello stesso anno si sono tolti la vita 100 detenuti. Seguono poi le carceri d’Inghilterra e Galles (57), Germania (53) e Ucraina (48), secondo i dati del Rapporto 2012 del Consiglio d’Europa. L’Ucraina è invece lo Stato dove si registra il maggior numero di morti dietro le sbarre, 1009, seguono poi la Turchia (270), la Spagna (204) e Inghilterra e Galles (192). In Italia invece il numero di detenuti deceduti in carcere è di 165, cifra che ricomprende i suicidi, anche se per le altre morti il nostro Paese, come quasi tutti gli altri, non fornisce dati sulle cause. Si sa solo che per il 2011 l’Italia dichiara che nessuna di queste persone è stata vittima di omicidio.

Dap: dati del Consiglio d’Europa precedenti a riforme

I dati sulle carceri diffusi dal Consiglio d’Europa “fanno riferimento al 2012 e non tengono conto dei molteplici interventi” adottati negli ultimi tre anni “per stabilizzare il sistema penitenziario e adeguarlo alle prescrizioni della Cedu”.

È quanto precisa il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ricordando che, negli ultimi tre anni, in Italia sono stati messi a punto “interventi di carattere gestionale e organizzativo che hanno consentito, ad oggi, di assicurare lo spazio minimo di vivibilità non inferiore ai tre metri quadrati, all’interno delle camere detentive”, nonché interventi di “natura edilizia, attraverso l’apertura di nuovi penitenziari e nuovi padiglioni che hanno aumentato la capacità ricettiva di circa 4mila posti”. Il Dap, inoltre, ricorda le riforme che “hanno inciso sulla custodia cautelare e sull’aumento di misure alternative”.

Il Dap sottolinea i “molteplici interventi che sono stati adottati nel corso degli ultimi tre anni per stabilizzare il sistema penitenziario e adeguarlo alle prescrizioni della Corte europea dei diritti dell’Uomo”, “interventi di carattere gestionale e organizzativo che hanno consentito, ad oggi, di assicurare lo spazio minimo di vivibilità (non inferiore ai tre mq) all’interno delle camere detentive; interventi di natura edilizia attraverso l’apertura di nuovi penitenziari e nuovi padiglioni che hanno aumentato la capacità ricettiva di circa 4 mila posti; interventi legislativi che hanno inciso sulla custodia cautelare e sull’aumento delle misure alternative”.

Il Dipartimento fornisce quindi una serie di dati: a fronte delle 65.701 presenze registrate al 31 dicembre 2012, alla data odierna la popolazione detenuta è di 59.728 unità; dal 2009 la custodia cautelare è calata di circa 10 punti in percentuale, dal 46% al 36%; per le misure alternative si registra un aumento di 17.00 presenze in più rispetto alla fine del 2009, che tenderà ad aumentare grazie alle recenti disposizioni normative; al 31 dicembre 2012 la capienza regolamentare era di 47.040 posti detentivi, oggi è pari a 49.131 posti, con un aumento di 2.091 posti detentivi. I posti non disponibili, ad oggi, sono 4.762.

“L’Amministrazione, nei limiti delle risorse disponibili, sta concentrando gli sforzi per recuperare in tempi rapidi il maggior numero di posti inagibili”, si legge ancora nella nota. In calo anche i “suicidi dal 2011, anno in cui si verificarono 63 casi. Nel 2012 sono stati 57 e 42 nel 2013. Alla data di oggi per il 2014 i suicidi nelle carceri sono 13”. I detenuti ristretti per reati connessi alla criminalità organizzata sono 9.752, pari al 16,33%. Di questi 333 in alta sicurezza e 715 in 41 bis.

di Eleonora Martini

Il Manifesto, 30 aprile 2014

Italia bocciata per le carceri piene “In Europa solo la Serbia fa peggio”


 Il Consiglio d’Europa, l’organismo di Strasburgo che sovrintende alla difesa dei diritti umani, torna a bacchettare lo Stato italiano: le nostre carceri, infatti, continuano ad essere le più sovraffollate in ambito europeo. La realtà riferita al nostro Paese, come emerge dalla pubblicazione del rapporto annuale sulle statistiche riferito al 2012, parla di 145,4 detenuti per 100 posti disponibili, contro una media di 98 su 100: è la situazione peggiore dell’Unione europea a 28 paesi, mentre fra i 47 paesi che fanno parte del Consiglio d’Europa solo in Serbia il sovraffollamento è maggiore. 

I NUMERI

Il problema, si legge ancora nel rapporto, è grave in 22 Stati, e in particolare, oltre che in Italia e Serbia, anche in Belgio, Ungheria e a Cipro. In Italia solo lo 0,7% dei detenuti (quota tra le più contenute) è in carcere per reati legati alla criminalità organizzata. Al contrario, sempre stando al rapporto che fa riferimento a 47 delle 52 amministrazioni carcerarie d’Europa, da noi è molto elevata la proporzione dei condannati a più di 20 anni di reclusione: il 4,8% contro una media dell’1,9%. E ancora, in media, il 20% dei detenuti condannati sconta pene inferiori a un anno, e un quarto di tutti i detenuti è ancora in attesa di una sentenza definitiva. Oltre ad essere le più affollate, le carceri italiane si evidenziano per un altro record negativo: contengono il più elevato numero di detenuti per reati legati al traffico di droga, pari al 38,8% del totale dei condannati, contro una media europea del 17,1%.

L’IPOTESI INDULTO O AMNISTIA

In generale, il furto e il traffico di droga restano i reati per i quali più facilmente si finisce in carcere in Europa, seguiti da rapina e omicidio. Sul tema del sovraffollamento è intervenuto anche Giovanni Tamburino, capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ai microfoni di “Prima di tutto”, su Radiouno: «Dalle ultime stime di ieri, la presenza dei detenuti nelle nostre carceri è quantificabile in poco meno di 60 mila, esattamente 59.700, ai quali vanno tolti 800 mila che sono in semilibertà, e quindi si trovano in sezioni esterne al carcere. Va però detto – ha aggiunto Tamburino – che il problema dell’indulto e dell’amnistia è prettamente politico, sono misure che devono essere decise dal Parlamento a maggioranza, visto che dal 1990 è stata apportata una modifica costituzionale che richiede il voto favorevole dei 2/3 del Parlamento. Quindi si tratta di una scelta politica che deve essere ampia e condivisa»

SUICIDI 

Nelle carceri italiane nel 2011 si sono suicidate 63 persone. Il nostro paese è secondo solo alla Francia, dove nello stesso anno si sono tolti la vita 100 detenuti. Seguono poi le carceri d’Inghilterra e Galles (57), Germania (53) e Ucraina (48). L’Ucraina è invece lo Stato dove si registra il maggior numero di morti dietro le sbarre, 1009, seguono poi la Turchia (270), la Spagna (204) e Inghilterra e Galles (192).

PRESENZA DI STRANIERI

L’Italia nel 2012 è stato il paese del Consiglio d’Europa con il maggior numero di detenuti stranieri nelle sue carceri. In totale erano 23.773, e rappresentavano quasi il 36% dell’intera popolazione carceraria. Il 45% era in attesa di giudizio, e quasi il 21% era un cittadino di un altro Stato membro dell’Unione europea. Dopo l’Italia i paesi con più detenuti stranieri sono la Spagna (23.423), la Germania (19.303), la Francia (13.707) e l’Inghilterra e il Galles (10.861). In termini percentuali il paese con la più alta presenza di detenuti stranieri è però il Principato di Monaco, dove i non monegaschi rappresentano il 95% dei detenuti. Sempre in termini percentuali seguono l’Andorra, la Svizzera, il Lussemburgo e il Liechtenstein e Cipro. Per quanto riguarda invece i detenuti stranieri in attesa di giudizio l’Italia ne ha più di tutti in termini assoluti, 10.717. In Spagna sono quasi 6mila, mentre in Germania sono 5.171. La Germania è invece lo Stato in cui sono detenuti più cittadini di altri paesi dell’Unione europea, 6.580, contro i 4.970 in Italia, i 4.875 in Spagna, mentre in Francia i cittadini di altri Stati Ue sono 3.330 e in Inghilterra e Galles 3.808.

FUGHE

L’Italia è uno dei paesi del Consiglio d’Europa con il minor numero di fughe dal carcere o durante il trasporto in tribunale, ad altro istituto penitenziario o all’ospedale. In totale in Italia nel 2011 sono riusciti a evadere 5 detenuti. Il primato per numero di evasioni spetta alla Svizzera (33), seguita dall’Austria (30), Francia (29), Belgio (28), Turchia e Scozia entrambe con 24 evasioni.

Dal rapporto risulta che la maggior parte dei detenuti fugge durante i permessi d’uscita o quando è sotto un regime di semi libertà. Le persone fuggite in Italia in queste circostanze sono state 148 nel 2011. Numero molto distante da quelli riportati per la Spagna (1.510), la Francia (888) o il Belgio (702).

COSTI

Il nostro Paese ha speso in media 123,75 euro al giorno per ogni detenuto nel 2011, quasi 7 euro in più rispetto all’anno precedente (116,68 euro). Dallo stesso rapporto emerge anche che tra il 2011 e nel 2012 è aumentato il numero di guardie carcerarie, mentre al contempo scendeva il numero di detenuti.

La Stampa, 29 Aprile 2014

Carceri: in Europa solo la Serbia peggio dell’Italia


Consiglio d'Europa 2STRASBURGO – Solo la Serbia peggio dell’Italia per sovraffollamento delle carceri in Europa. E’ uno dei dati pubblicati nel rapporto 2012 sugli istituti di pena del Consiglio d’Europa. L’analisi non fa che confermare che l’Italia deve riuscire a risolvere il problema del sovraffollamento carcerario. Nel 2012, un anno prima della sentenza Torreggiani con cui la Corte di Strasburgo condannava il nostro Paese per il sovraffollamento carcerario infatti, l’Italia è risultata ancora una volta nella top ten di quelli con il maggior numero di detenuti per posti disponibili. In quel momento, con 66.271 detenuti e 45.568 posti disponibili, c’erano 145 carcerati per ogni 100 posti. Peggio dell’Italia solo la Serbia, con un rapporto di quasi 160 detenuti per ogni 100 posti.

Il monito di Napolitano. Nuovi dati che fanno riemergere la questione. Un problema quello del sovraffollamento degli istituti di detenzione che ha sollevato proprio da poco ancora una volta l’attenzione del capo dello Stato.  Giorgio Napolitano ha chiesto alle Camere di fare il punto sulle misure adottate e di rispettare la sentenza di Strasburgo. E a tenuto a ringraziare il Papa per la telefonata a Marco Pannella: il leader radicale che, come ha detto il presidente della Repubblica, “perora la causa dei detenuti anche a rischio della sua salute”.
 
Detenuti in attesa di giudizio. Secondo il Consiglio d’Europa, l’Italia con 12.911 detenuti in attesa di giudizio (di cui 10.717 stranieri) è preceduta da Turchia (32.470) e Ucraina (16.281). Ma tra i paesi Ue il nostro paese precede Francia (12.870) e Germania (11.195). Non sono invece pervenuti i dati che riguardano invece la Grecia.

ARCHIVIO Il dibattito su indulto e amnistia

Cella Carcere ItaliaGli stranieri.  L’Italia nel 2012 è stato il paese del Consiglio d’Europa con il maggior numero di detenuti stranieri nelle sue carceri. In totale erano 23.773, e rappresentavano quasi il 36% dell’intera popolazione carceraria. Dopo l’Italia i paesi con più detenuti stranieri sono la Spagna (23.423), la Germania (19.303), la Francia (13.707) e l’Inghilterra e il Galles (10.861). 

I suicidi. Nelle carceri italiane nel 2011 si sono suicidate 63 persone e il nostro paese è secondo solo alla Francia, dove nello stesso anno si sono tolti la vita 100 detenuti. Seguono poi le carceri d’Inghilterra e Galles (57), Germania (53) e Ucraina (48). L’Ucraina è invece lo Stato dove si registra il maggior numero di morti dietro le sbarre, 1009, seguono poi la Turchia (270), la Spagna (204) e Inghilterra e Galles (192).

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Le fughe. Il nostro è uno dei paesi del Consiglio d’Europa con il minor numero di fughe dal carcere o durante il trasporto in tribunale, ad altro istituto penitenziario o all’ospedale. In totale nel 2011 sono riusciti a evadere 5 detenuti. Il primato per numero di evasioni spetta alla Svizzera (33), seguita dall’Austria (30), Francia (29), Belgio (28), Turchia e Scozia entrambe con 24 evasioni. La maggior parte dei detenuti fugge durante i permessi d’uscita o quando è sotto un regime di semi libertà. Le persone fuggite in Italia in queste circostanze sono state 148 nel 2011. Numero molto distante da quelli riportati per la Spagna (1.510), la Francia (888) o il Belgio (702).

Il costo. L’Italia ha  speso in media 123,75 euro al giorno per ogni detenuto nel 2011, quasi 7 euro in più rispetto all’anno precedente (116,68 euro). Dallo stesso rapporto del Consiglio d’Europa emerge anche che tra il 2011 e il 2012 è aumentato il numero di guardie carcerarie, mentre al contempo scendeva il numero di detenuti.

La Repubblica, 29 Aprile 2014