D’Ascola (Senatore Ap): la “certezza della pena” appartiene al diritto penale del passato


Sen. Nico D'Ascola“Più il sistema si sbilancia nella direzione di prevedere fatti illeciti qualificati nelle forme del reato, puniti con la pena detentiva, più il problema dell’affollamento carcerario è destinato a non risolversi”. Ad affermarlo è il senatore Nico D’Ascola, responsabile giustizia Area Popolare, intervenuto al convegno sulle carceri nell’aula magna della facoltà di Architettura di Reggio Calabria.

“Reato e pena – prosegue – non costituiscono più un collegamento assolutamente indissolubile. La certezza della pena appartiene ad un diritto penale del passato, non certo ad un diritto penale del presente. Sarebbe il caso ovviamente di prenderne atto allorquando ci ricordiamo di principi fondamentali che non trovano più un corrispettivo nelle attuali esigenze di un diritto penale che ormai, perlomeno da quarant’anni, si è trasformato in questa direzione. Tra l’altro non dobbiamo dimenticare una circostanza estremamente importante, che è dimostrativa di una sorta di cortocircuito nel quale versa questa difficile e complessa disciplina.

Il punto serio della questione dovrebbe consistere nel comprendere, intanto, che l’affermazione della responsabilità penale andrebbe garantita da un sistema che, rispetto all’attuale, sia più in grado di selezionare la certa responsabilità del condannato rispetto ai casi di incerta responsabilità che dovrebbero esitare in sentenze dichiarative della non responsabilità dell’imputato”. “Quindi – conclude D’Ascola – la garanzia andrebbe certamente riferita alle fasi dell’accertamento, a pene commisurate effettivamente alla gravità del fatto e che tengano conto del principio della rieducazione”.

Giustizia: Riforma, si parte subito dal civile e dalla responsabilità dei Magistrati


giustizia-500x375Giro di consultazioni del ministro. Oggi vertice di maggioranza. Si parte dalla giustizia civile “che civile non è”, come dice Matteo Renzi su Twitter. Il premier prepara il terreno in vista del Consiglio dei ministri del 29 agosto che però, secondo il cronoprogramma, avrebbe dovuto sbloccare l’intera riforma annunciata per titoli il 30 giugno.

Perché in quel pacchetto, articolato in 12 punti, c’era un po’ di tutto, oltre al processo civile: intercettazioni, elezione del Csm, azione disciplinare, riduzione delle sedi delle Corti d’Appello, tempi di prescrizione, reati contro la criminalità economica compresi il falso in bilancio e l’auto-riciclaggio. Ma questi ultimi sono temi caldi ancora in discussione al tavolo delle trattative aperto fin da luglio dal ministro Andrea Orlando.

Renzi, dunque, aggiusta il tiro e dice esplicitamente che il primo passo della riforma sarà fatto sul terreno della giustizia civile. E così, stamattina, il vertice di maggioranza convocato al ministero avrà un ordine del giorno sui cosiddetti temi “non divisivi”.

Quelli per cui è scontato il via libera in Parlamento anche da parte di FI che pure non fa parte della maggioranza: accelerazione del processo civile, dimezzamento dell’arretrato civile, magistratura onoraria, Tribunale della famiglia e delle Imprese. E, forse, ci sono pure i margini per chiudere il testo sulla responsabilità civile dei magistrati.

“Già se si potesse portare questo primo pacchetto di testi sul civile nel Cdm di fine agosto sarebbe un grande risultato, una vera rivoluzione anche perché sono i temi che maggiormente incidono sui dati economici e in particolare su quelli relativi agli investimenti”, commenta Donatella Ferranti (Pd) che presiede la commissione Giustizia della Camera.

Il primo pacchetto, quindi, diventerebbe ancora più sostanzioso se il ministro Orlando riuscirà a chiudere entro fine mese anche il testo sulla responsabilità civile dei magistrati. L’accordo è a portata di mano, tutti condividono la responsabilità indiretta ma Enrico Buemi (Socialisti) stamattina ripeterà al Guardasigilli che la garanzia offerta dalla metà dello stipendio del magistrato (ritenuto responsabile per avere amministrato male la giustizia) è ancora troppo bassa.

Nella delegazione del Pd (oggi ci saranno in via Arenula Walter Verini e Giuseppe Lumia) questa tesi non convince, come ci sono mille perplessità e sospetti in casa dem sul pressing esercitato da Ncd: “L’abuso interpretativo da parte del magistrato deve essere considerato una violazione di legge”, sostiene il senatore Nico D’Ascola che nel vertice di maggioranza troverà ascolto da parte del viceministro della Giustizia Enrico Costa (Ncd).

Domani il ministro incontrerà invece le minoranze: M5S, Sel e FI. Per il partito di Berlusconi, “la riforma della giustizia è necessaria e urgente” tanto che “l’attesa è forte”. In particolare FI punta sui nodi del penale (intercettazione e prescrizione) sperando che “sia cambiato qualcosa rispetto a quanto prospettato alle delegazioni” azzurre nel primo giro di tavolo.

Dino Martirano

Corriere della Sera, 20 agosto 2014