Carceri, Radicali : i risarcimenti ai detenuti sono un fallimento, porteremo le prove alla Corte di Strasburgo


Isernia 1Ieri sera a Radio Carcere (la trasmissione condotta da Riccardo Arena su Radio Radicale) la Segretaria di Radicali Italiani, Rita Bernardini, ha parlato dello stop ai ricorsi pronunciato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per violazione dell’art. 3 della Convenzione (trattamenti inumani e degradanti).

Secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, la Corte Edu nel respingere 19 ricorsi provenienti dall’Italia, ha dichiarato di “non avere prove per ritenere che il rimedio preventivo e quello compensativo introdotti dal governo con i decreti legge 146/2013 e 92/2014, non funzionino”. La Corte di Strasburgo ha inoltre deciso di mettere uno stop anche ai quasi 4.000 ricorsi ricevuti in questi anni dai detenuti delle carceri italiane.

“Come abbiamo già documentato al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa con il nostro dossier del 22 maggio (non consegnato per tempo ai delegati dalla burocrazia europea) – ha dichiarato la Segretaria di Radicali italiani, Rita Bernardini – proveremo che i rimedi previsti dal Governo italiano non solo sono umilianti per chi ha subito trattamenti equiparabili alla tortura, ma nemmeno funzionano per come è organizzata oggi la Magistratura di sorveglianza, inadeguata persino a rispondere alle istanze di ordinaria amministrazione avanzate dalla popolazione detenuta. Toccherà ancora una volta a noi e alle associazioni del mondo penitenziario armarsi di nonviolenza e di molta precisione e pazienza per impedire che la “peste italiana” della negazione di diritti umani fondamentali si diffonda anche in Europa. Lo faremo con i detenuti e le loro famiglie”.

http://www.radicali.it, 1 ottobre 2014

Pisa : suicidio in Carcere. Si è impiccato un 46enne della Repubblica Ceca


pisa detenuto“È di poche ore fa la triste notizia della morte per suicidio di un detenuto nella Casa Circondariale di Pisa. Ieri mattina tra le 5,30 e le 06,00 si è impiccato un detenuto originario della Repubblica Ceca, Martin Amcha, di 46 anni, che aveva un fine pena 2018 e si trovava in regime aperto e con un altro compagno nella cella. Verso le 5,30, il collega della Polizia penitenziaria addetto alla sezione, durante un giro di controllo, lo ha visto sulla branda, dopo di che si è recato di sentinella dando il cambio ad altro collega. Quest’ultimo è arrivato nella sezione dopo circa una mezz’ora e nel corso del giro di controllo non ha visto il suddetto ristretto sulla branda.

Insospettito ha svegliato l’altro detenuto che lo ha trovato appeso, con delle lenzuola, alla finestra del bagno. Nulla ha fatto presagire l’insano gesto del detenuto, anche in virtù del comportamento corretto dello stesso, sia nei confronti della restante popolazione detenuta che nei confronti del personale di Polizia Penitenziaria. Purtroppo, nonostante il prezioso e costante lavoro svolto dalla Polizia Penitenziaria, con le criticità che l’affliggono, non si è riusciti ad evitare tempestivamente ciò che il detenuto ha posto in essere nella propria cella”.

La notizia arriva dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, il primo e più rappresentativo della Categoria, per voce del leader Donato Capece.

Il sindacalista del Sappe sottolinea che “negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 16mila tentati suicidi ed impedito che quasi 113mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze”.

Capece torna a sottolineare le criticità del sistema penitenziario: “Manca il personale di Polizia Penitenziaria e ogni giorno c’è una nuova criticità. L’Amministrazione Penitenziaria è ormai da diversi mesi senza un Capo Dipartimento e l’organico dei Baschi Azzurri è sotto di 7mila unità. La spending review e la legge di Stabilità hanno cancellato le assunzioni, nonostante l’età media dei poliziotti si aggira ormai sui 40 anni.

Altissima, considerato il lavoro usurante che svolgiamo. Nonostante le affrettate rassicurazioni di chi va in giro a dire che i problemi delle carceri sono (quasi) risolti e non c’è più un’emergenza, i drammi umani restano, eccome, ed è quindi sbagliata la scelta del Ministero della Giustizia di cancellare i presidi di sicurezza penitenziaria in cinque importanti regioni come Calabria, Liguria, Umbria, Marche e Basilicata”.

“Non è pensabile chiudere strutture importanti di raccordo tra carcere, istituzioni e territorio come i Provveditorati Regionali dell’Amministrazione Penitenziaria di Calabria, Liguria, Umbria, Marche e Basilicata” conclude Capece “a meno che non si voglia paralizzare il sistema ed avere del carcere l’esclusiva concezione custodiale che lo ha caratterizzato fino ad oggi. Vuole il Governo Renzi essere ricordato per questo attacco ai presidi di sicurezza del Paese?”.

Osapp: in Italia è il 28esimo dall’inizio dell’anno

“Un detenuto di 46 anni ristretto nel carcere di Pisa si è impiccato questa mattina nel bagno della cella che condivideva con un altro detenuto” a darne notizia in una nota è Leo Beneduci. segretario generale dell’Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria).

Secondo il sindacato: “sulla carta il sovraffollamento penitenziario la Toscana non sarebbe in condizioni critiche, a differenza di altre sedi, atteso che per i 3.246 detenuti presenti sarebbero 3.345 i posti della capienza c.d. “regolamentare” e, addirittura, 4.916 posti della capienza c.d. “tollerabile”, mentre nel carcere di Pisa a fronte di una capienza “regolamentare” di 288 posti sono presenti 261 detenuti, per cui è da ritene3re che le cause che hanno portato ai gravi eventi di Firenze-Sollicciano, Porto Azzurro nei giorni scorsi e oggi a Pisa hanno altre cause, probabilmente, insite in un sistema e in una organizzazione che al di là dei numeri produce comunque disagio e sofferenza nell’utenza come nel personale.”,

“Peraltro – prosegue il leader dell’Osapp – l’episodio ingenera ulteriori e gravi dubbi anche rispetto ai criteri di gestione del lavoro in uso negli istituti di pena e riguardo alla considerazione istituzionale in cui è tenuta l’Amministrazione penitenziaria, in ambito nazionale e periferico, se da un lato risulterebbero contemporaneamente assenti per ferie il direttore e il comandante di reparto di Pisa nonché il Provveditore Regionale, mentre nell’assoluta discrezionalità che compete all’autorità giudiziaria le indagini di rito a Pisa sono state comunque affidate ai militari dell’Arma dei Carabinieri e non agli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria benché colà in servizio.

“È, pertanto, non solo urgente ma di vitale importanza – conclude Beneduci – che il Governo inserisca nella riforma della Giustizia anche la completa riorganizzazione dell’Amministrazione penitenziaria e, ad oltre 24 anni dalla prima, una nuova riforma della Polizia Penitenziaria”.

Radicali: suicidio dimostra inadeguatezza sistema penitenziario

“Ieri mattina si è suicidato nella sua cella del carcere di Pisa un detenuto cecoslovacco: é il 28º caso di suicidio nelle carceri italiane, il 3º nelle carceri toscane dall’inizio del 2014”. La segretaria di Radicali Italiani, Rita Bernardini, e Maurizio Buzzegoli, segretario dell’Associazione “Andrea Tamburi” di Firenze, sottolineano che “i proclami del Governo Renzi che ritengono di aver risolto il problema carcerario vengono sconfessati quotidianamente dalle tragedie che avvengono negli istituti penitenziari italiani: la morte per pena é una triste realtà che testimonia l’illegalità e l’inadeguatezza del nostro sistema penitenziario”.

Lo scorso 30 giugno Rita Bernardini, insieme a Marco Pannella e a centinaia di cittadini, ha intrapreso uno sciopero della fame, durato 43 giorni, con l’obiettivo, tra gli altri, di scongiurare le morti violente in carcere. “A più riprese, siamo stati obbligati da parte delle giurisdizioni internazionali a ristabilire la legalità e lo Stato di Diritto all’interno delle patrie galere -proseguono Bernardini e Buzzegoli – ma ad oggi si continuano ad ignorare le uniche due soluzioni in grado di risolvere immediatamente il problema, così come auspicato anche dal Presidente Napolitano: i provvedimenti di amnistia e indulto”. I due esponenti radicali lanciano un appello al Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi: “Le carceri toscane sopravvivono nella continua emergenza: auspichiamo che, quanto prima, si riesca a convocare sul tema una seduta straordinaria del Consiglio regionale”.

Ristretti Orizzonti, 02 Settembre 2014

Conclusa l’Ispezione Ministeriale nel Carcere di Rossano. Il Ministro Orlando attende la relazione degli Ispettori


On. Enza Bruno Bossio - Deputato PdÈ stata portata a termine l’ispezione mirata nel carcere di Rossano Calabro (Cosenza) disposta dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, a seguito della denuncia dell’on. Enza Bruno Bossio riferita alle condizioni detentive riscontrate personalmente dalla parlamentare nell’istituto penitenziario. Gli ispettori, secondo quanto si è appreso, sono arrivati già lunedì scorso ed avrebbero terminato il loro lavoro la sera stessa. Dal carcere, intanto, nessun commento, né da parte del direttore Giuseppe Carrà, né dalla polizia penitenziaria, dal momento che in istituto si attende di sapere l’esito dell’ispezione. Nel carcere di Rossano sono attualmente ospitati 260 detenuti, il 70% dei quali sta espiando una pena definitiva, 36 all’ergastolo, con un sovraffollamento, secondo un recente studio di Demoskopika, del 25,2%. Nell’istituto c’è anche una sezione di alta sicurezza dedicata ai terroristi islamici nella quale sono reclusi in 15.

Nei giorni scorsi, il Sappe, il sindacato della polizia penitenziaria, ha reso noto che gli agenti avevano sventato un tentativo di evasione di un gruppo di detenuti che stavano allargando le sbarre delle finestre per calarsi con le lenzuola.
Sabato scorso, Bruno Bossio si era recata nel carcere calabrese per una visita a sorpresa. Subito dopo aveva scritto al Garante dei detenuti del Lazio per denunciare condizioni di detenzione inumane e degradanti e i tentativi del personale della struttura per impedirgli l’accesso e la visita nelle varie sezioni del carcere, nonostante il proprio status di parlamentare.
Riguardo alle segnalazioni della parlamentare calabrese, Angiolo Marroni, Garante dei detenuti del Lazio, ha detto: «Ho ricevuto proprio in queste ore una dettagliata relazione da parte del deputato del Pd Vincenza Bruno Bossio sulla situazione del carcere di Rossano Calabro. Auspico che il ministro della Giustizia Andrea Orlando verifichi al più presto, come richiesto dal deputato, se siano rispettati i diritti fondamentali delle persone che sono ristrette in quella struttura».
«Quanto denunciato dall’on. Bruno Bossio – ha aggiunto Marroni – è grave ed inquietante e riporta le lancette della storia bruscamente indietro nel tempo, a comportamenti non degni di un Paese democratico. Spetta alle istituzioni fare piena luce sulla vicenda ed accertare eventuali responsabilità partendo da un dato di fatto incontrovertibile: le carcere fanno parte a pieno titolo della nostra società e certamente non sono luoghi franchi, dove è possibile sospendere regole e diritti».

Corriere della Calabria – 13 Agosto 2014

In cella nudi tra vomito e escrementi. Abu Ghraib è in Calabria. Il blitz della deputata Bruno Bossio


Cella carcereCostretti a vivere nelle loro feci e nel loro vomito. A dormire per terra, senza un materasso. I detenuti delle celle 1, 2 e 7 hanno ematomi su tutto il corpo. Alcuni di loro sostengono di essere stati pestati dai carcerieri. Ad uno gli avrebbero rotto un orecchio a forza di botte. Nessun medico, dice, l’ha poi visitato. Segregati completamente, anche durante l’ora d’aria che viene trascorsa in uno spazio più piccolo della cella, circondata da una rete metallica. Non è la descrizione del carcere di Guantamo o di Abu Grahib, e nemmeno delle celle turche descritte nel film “Fuga da mezzanotte”.

Accade qui da noi. A Rossano, provincia di Cosenza. Nello stesso carcere dove circa un mese fa un detenuto di etnia curda si è dato fuoco usando la piccola bomboletta di gas del fornellino usato per cucinare ed un accendino. Due anni fa si è suicidata anche una guardia carceraria, un assistente capo di 44 anni. Si è sparato un colpo di pistola alla tempia.
A descrivere l’orrore del carcere di Rossano è la deputata Enza Bruno Bossio del partito democratico. Ha accertato le condizioni inumane e degradanti durante una visita ispettiva, senza preavviso. Accompagnata dal Emilio Quintieri, ragazzo dei Radicali, calabrese, da sempre attento ai diritti dei detenuti. Gli addetti del carcere hanno cercato di impedire la visita della deputata, chiedendole di entrare in un altro momento. Lei ha insistito e alla fine hanno acconsentito che entrasse, ma da sola.

Poiché voleva capire come mai un detenuto che era al carcere di Catanzaro fosse stato trasferito all’improvviso a quello di Rossano, la deputata ha accettato di entrare alle condizioni poste. Una volta varcata la soglia dell’ istituto ha trovato una condizione terribile. Il detenuto in questione era in un reparto di isolamento. Non l’hanno fatta entrare nella sua cella, che comunque presentava condizioni accettabili. I familiari avevano detto alla Bruno Bossio che gli era stata bloccata la corrispondenza epistolare. Ad un certo punto però i detenuti, per attirare l’attenzione della deputata, si sono messi a gridare e allora ha potuto scoprire una situazione che lei non pensava nemmeno potesse esistere all’interno di un carcere italiano.

Una realtà atroce che in pochi hanno l’opportunità di vedere, compresi i deputati che fanno le visite ispettive con preavviso: detenuti semi-nudi, con le sole mutande addosso; un uomo in una cella senza il letto né un materasso, seduto per terra in mezzo ai suoi escrementi e sporcizia; un altro ha il letto nella, ma senza lenzuola e non ha vestiti; un altro per terra circondato dal suo vomito perché sta male, è celiaco e vomita in continuazione. Ha visto detenuti ricoperti di lividi, uno con un orecchio rotto che non ha ricevuto nessuna assistenza sanitaria.
Le guardie si sono giustificate dicendo che questi detenuti sono tenuti in quelle condizioni perché hanno tentato il suicidio, altri perché hanno tentato di evadere. Giustificazione senza senso, l’esperienza ha dimostrato gli effetti deleteri che l’isolamento produce sulla psiche e sul fisico delle persone costrette a subirlo.

Ad aggravare la situazione è stata la telefonata della comandante delle guardie penitenziarie, la vice commissaria Elisabetta Ciambrello: ha insultato la deputata dicendole che non si doveva permettere di entrare in carcere senza chiedere prima il permesso. Le è stato ricordato che il regolamento, per quanto riguarda le visite ispettive parlamentari, permette di fare le ispezioni anche all’improvviso e senza chiedere il permesso a nessuno.
Enza Bruno Bossio ha informato dell’accaduto la segretaria dei radicali Rita Bernardini, il responsabile nazionale carceri del Pd Sandro Favi e la segreteria del ministro della giustizia Orlando. Nei prossimi giorni procederà ad una formale denuncia indirizzata alla procura di Castrovillari e presenterà un’interrogazione parlamentare per chiedere una risposta scritta del governo. Il Ministro ha fatto sapere di essere stato informato della visita della deputata del Pd e di essere anche lui indignato, e ha giurato che interverrà immediatamente. Speriamo che sia vero, speriamo che lo faccia con efficacia.

Damiano Aliprandi

Il Garantista, 12 Agosto 2014

Carcere di Rossano, la denuncia del radicale Emilio Quintieri: degrado senza precedenti


Emilio Quintieri - Luigi MazzottaUna normale visita ispettiva in una delle strutture penitenziarie calabresi ha portato alla scoperta di una condizione di degrado senza precedenti. E’ la denuncia del radicale Emilio Quintieri che assieme all’onorevole Enza Bruno Bossio, Deputato del Partito Democratico e membro della Commissione Bicamerale Antimafia, ha visitato a sorpresa la Casa di Reclusione di Rossano (Cosenza) per accertare le condizioni di uno dei detenuti come richiesto dai familiari. Dopo numerose remore da parte del personale in servizio e il tentativo di impedire l’ispezione, la situazione riscontrata all’interno del reparto di isolamento del carcere si è rivelata drammatica.

Calabria24News ha intervistato Quintieri che ci ha raccontato l’accaduto: “Da un po’ di mesi a questa parte, assieme all’onorevole Bruno Bossio stiamo effettuando negli istituti penitenziari della Calabria delle visite ispettive a sorpresa. Quindi senza dare preannuncio, dal momento che i membri del parlamento e chi li accompagna hanno facoltà di effettuare ispezioni in qualsiasi momento senza avere bisogno di autorizzazione. Proprio avvalendosi delle sue prerogative di parlamentare, con la deputata del Pd, ci siamo presentati nella strutta di Rossano in provincia di Cosenza, per accertare le condizioni di detenzione di alcuni detenuti che ci avevano segnalato di essere sottoposti a trattamenti illegali; in particolare ci era nota la condizione di un ergastolano trasferito dalla sera alla mattina dalla casa circondariale di Catanzaro a quella di Rossano”.

Come avete saputo di questa situazione ? Tramite i familiari del detenuto al quale per fortuna è stato consentito di effettuare una telefonata. Questo è stato il suo unico contatto con l’esterno, essendogli stata bloccata illegalmente la corrispondenza, mentre  sappiamo che la legge stabilisce che in particolare la corrispondenza indirizzata ai membri del parlamento o a organismi nazionali e internazionali che si occupano di diritti umani non possa essere sottoposta a censura.

Cosa è successo quando siete arrivati a Rossano? La polizia penitenziaria, non appena ci siamo presentati, ha iniziato a fare storie, a temporeggiare… Un tira e molla che non ha fatto altro che insospettirci. Hanno tentato in tutti i modi di dissuadere l’onorevole Bruno Bossio dall’effettuare l’ispezione, sostenendo che non fossero in servizio né il comandante di reparto, né il direttore dell’Istituto.

Cercavano di perdere tempo, insomma… Esatto. Ovviamente, abbiamo replicato che essendo una ispezione urgente, la nostra intenzione era esclusivamente quella di accertare la veridicità di quanto ci era stato segnalato.

Siete riusciti a entrare comunque nella struttura? Ci è riuscita solo la collega e dopo notevoli insistenze. Ma io e l’altro suo collaboratore siamo dovuti rimanere fuori, nonostante la legge consenta ai parlamentari di essere accompagnati. Si è trattato dunque di una gravissima limitazione delle attività ispettive.

Nelle altre strutture ispezionate avete incontrato situazioni simili? No, nel modo più assoluto. E’ la prima volta che accade una cosa del genere. Visito le carceri da molto tempo, ho accompagnato diversi deputati e senatori di varie forze politiche e non è mai accaduta una cosa del genere. Anche il segretario nazionale di Radicali Italiani, Rita Bernardini, mi ha confermato che mai le era successo qualcosa di simile.

Una volta dentro la struttura, invece? In un primo momento hanno cercato di impedire alla deputata di vedere direttamente le celle e il reparto di isolamento per evitare che si rendesse conto di persona del trattamento che veniva riservato ai detenuti. Solo dopo esplicita richiesta è riuscita a entrare, ma i poliziotti hanno chiuso tutte le porte blindate delle celle, adducendo vari motivi. Incontrato però l’ergastolano che volevamo visitare, e raccolta la sua testimonianza, sono stati gli altri detenuti costretti in regime di isolamento a farsi sentire, mettendosi a urlare e a battere contro le celle, chiedendo il suo intervento.

Un vero e proprio grido di aiuto. Esatto. E gli agenti hanno cercato anche in questo caso di impedire l’ispezione, contravvenendo all’obbligo che hanno nei confronti dei Parlamentari. La collega Bruno Bossio ha potuto, tuttavia, constatare dagli spioncini le condizioni in cui versavano questi detenuti in celle sporche, prive di arredo, caldissime. I detenuti giacevano in terra e senza vestiti.

Le ragioni di questo degrado? Gli agenti hanno chiarito che i detenuti erano tenuti in questo modo (senza arredi e senza effetti personali) perché avevano tentato il suicidio e c’era il rischio che tentassero nuovamente di attentare alla propria vita. Mentre è comprovato che sottoporre le persone all’isolamento sia deleterio sia per il fisico che per la psiche.

Questa è la condizione peggiore che avete riscontrato nelle vostre visite ispettive? Guardi, una delle strutture peggiori che abbiamo visitato è quella di Catanzaro, per le carenze strutturali, con condizioni igieniche deprecabili e assolutamente fatiscente. Anche nella struttura di Catanzaro, però , pur avendo accertato situazioni drammatiche ,non si è raggiunta la condizione riscontrata qui a Rossano che non ha precedenti.

Quali sono ora le vostre prossime mosse? E’ stata già aggiornata Rita Bernardini, Sandro Favi , responsabile nazionale carceri del Partito Democratico e la segreteria del Ministro della Giustizia andrea Orlando. Successivamente verrà presentata una interrogazione a risposta scritta al Governo e stiamo predisponendo denuncia formale a procura della Repubblica di Castrovillari competente per il territorio di Rossano.

Monica Gasbarri

Calabria24News – 11 Agosto 2014

Ispezione al Carcere di Rossano. L’On. Enza Bruno Bossio (PD) : “Hanno tentato di non farmi entrare”


On. Enza Bruno Bossio1“Hanno tentato in tutti i modi di non farmi entrare. Mi chiedevano di tornare in altro momento, adducendo che non vi era in servizio né il Direttore né il Comandante di Reparto. Alla fine, solo per la mia ferma opposizione, gli Agenti di Polizia Penitenziaria mi hanno consentito di entrare privandomi dei miei collaboratori tra cui l’esponente radicale Emilio Quintieri con il quale stiamo facendo diverse visite ispettive a sorpresa.” E’ quanto denuncia l’Onorevole Enza Bruno Bossio, Deputato del Partito Democratico e membro della Commissione Bicamerale Antimafia che nel tardo pomeriggio di ieri, si era presentata, senza alcun preavviso, alla Casa di Reclusione di Rossano per effettuare una ispezione. Com’è noto l’Art. 67 dell’Ordinamento Penitenziario consente anche ai membri del Parlamento ed ai loro accompagnatori di ispezionare in qualunque momento gli Istituti Penitenziari senza la necessità di essere autorizzati per accertare se le condizioni di detenzione siano conformi al dettato costituzionale e cioè che non siano contrarie al senso di umanità e che rispettino la dignità della persona.

“Volevo verificare, in particolare, la condizione di un detenuto che avevo precedentemente incontrato a Catanzaro e che, dalla sera alla mattina, senza alcun motivo, era stato trasferito al Carcere di Rossano anche perché, lo stesso, tramite i familiari, mi aveva segnalato che si trovava segregato in isolamento in modo inumano e gli avevano bloccato la corrispondenza epistolare e telegrafica anche con me mentre non lo potevano fare” Gli Agenti della Polizia Penitenziaria credevano, invece, che si trattasse di una “tranquilla visita di cortesia”. Tant’è vero che hanno detto alla Parlamentare “Onorevole, attenda in questa stanza, le andiamo a prendere il detenuto che ha chiesto di vedere.” La Bruno Bossio però si è opposta “Questa è una ispezione, voglio andare a vedere dov’è ristretto questo detenuto e le condizioni delle celle. Non serve a nulla avere un colloquio in questa stanza”.

Detto questo, finalmente, ha avuto la possibilità di accedere nel Reparto di Isolamento, posto al piano terra della struttura penitenziaria che, attualmente, a fronte di una capienza regolamentare di 215 posti, ospita 258 detenuti (43 in esubero), tantissimi dei quali appartenenti al Circuito differenziato dell’Alta Sicurezza (AS3 ed AS2). “Gli Agenti stavano provvedendo a chiudere le porte blindate delle celle di tutti i detenuti allocati in Isolamento, lasciando aperta solo quella del detenuto che volevo visitare. Ad un certo momento gli altri ristretti si sono messi ad urlare chiedendo che vedessi in che condizioni erano costretti a vivere. Ho chiesto di aprire le celle ma gli Agenti mi hanno detto che non avevano le chiavi per cui non sono potuta entrare. In ogni caso ho visto le condizioni illegali che, sinceramente, non pensavo esistessero in un carcere d’Italia. Ho trovato detenuti sostanzialmente nudi, soltanto con gli slip, in delle celle in cui non c’era neanche il letto, quindi seduti per terra, in mezzo ai loro escrementi, al vomito ed ai piatti sporchi. Mi riferisco, in particolare, alle celle 1, 2 e 7. Uno di loro, italiano, era stato messo lì per aver tentato il suicidio e quindi, assolutamente, doveva essere tenuto in Isolamento. L’esperienza ha dimostrato gli effetti deleteri che l’isolamento produce sulla psiche e sul fisico delle persone costrette a subirlo. Gli altri due, a quanto pare, avevano tentato una evasione. Questi ultimi hanno sostenuto di essere stati pestati dalla Polizia Penitenziaria ed infatti si vedeva che avevano ricevuto delle percosse. Ad uno di loro avrebbero rotto anche un orecchio e non avrebbero ricevuto alcuna assistenza sanitaria.”

Carcere di RossanoAd aggravare la situazione si è aggiunto il comportamento posto in essere dal Comandante della Polizia Penitenziaria di Rossano, Vice Commissario Elisabetta Ciambriello, la quale ha preteso che l’On. Enza Bruno Bossio fosse accompagnata fuori dal Reparto, ad una postazione telefonica, per potergli parlare. Brevemente le ha detto “Onorevole lei non si doveva permettere di venire al Carcere senza preavviso. Quando si va a casa degli altri si chiede il permesso.” Affermazioni gravissime alle quali il Deputato ha risposto che “Io sono un Parlamentare ed in tale qualità posso ispezionare le Carceri quando ritengo opportuno, senza preavviso e senza chiedere il permesso a nessuno.”

Di quanto accertato e dell’ostruzionismo fatto dalla Polizia Penitenziaria che ha limitato l’attività di Sindacato Ispettivo Parlamentare, ne sono stati già informati l’On. Rita Bernardini, Segretario Nazionale dei Radicali Italiani, Sandro Favi, Responsabile Nazionale Carceri del Partito Democratico e la Segreteria del Ministro della Giustizia On. Andrea Orlando. Nei prossimi giorni si procederà ad una formale denuncia indirizzata alla Procura della Repubblica di Castrovillari ed ad una Interrogazione a risposta scritta rivolta al Governo. L’Onorevole Bruno Bossio, ha inteso precisare che, nei prossimi giorni, ritornerà a fare una ennesima visita ispettiva alla Casa di Reclusione di Rossano per fare degli approfondimenti.

L’Intervista dell’On. Bruno Bossio al Notiziario di Radio Radicale alle 20,34 del 09/08/2014 :

http://www.radioradicale.it/palinsesto/2014/8/9

Bernardini (Radicali) : in questo Paese comandano i Magistrati, il testo cambierà


Bernardini lista Amnistia Giustizia Libertà, pol 2013Il segretario dei Radicali dubita che il testo finale resterà simile alla bozza: “L’Anm farà pressioni pesanti”. Rita Bernardini, segretario dei Radicali italiani, accoglie positivamente le linee guida sulla riforma della Giustizia ma con una grande riserva sul testo finale: “Dubito che rimanga così”.

Ampliata la responsabilità civile dei magistrati, in linea con le direttive europee, anche se non ci sarà responsabilità diretta. Soddisfatta?

“Si tratta di una serie di intenzioni che mi sembrano piuttosto serie. Essendo passati 27 anni da quando il popolo italiano decise che voleva la responsabilità civile dei magistrati (legge Vassalli ndr), mi auguro che questa sia la volta buona”.

Si aspetta dei cambiamenti tra la bozza e il testo finale?

“Le pressioni che farà l’Anm (Associazione Nazionale Magistrati) saranno pesanti, come è normale in uno Stato dove non è affermata in modo chiaro la separazione dei poteri. Basti pensare a tutti i magistrati fuori ruolo che sono distaccati, in particolare presso il ministero della Giustizia. Affermare la responsabilità civile è giusto ma è necessario intervenire anche in altri settori come quello dell’obbligatorietà dell’azione penale che oggi lascia completamente nelle mani della magistratura la scelta dei processi da celebrare e quelli da far cadere in prescrizione che sono circa 140 mila all’anno”.

Il presidente Sabelli dell’Anm ha già parlato del “rischio di cause strumentali”…

“Saranno sempre i magistrati a giudicare… Cause strumentali ci possono sempre essere, a volte sono strumentali quelle che vengono fatte nei confronti dei cittadini che subiscono processi inutili”.

Quali sono gli aspetti che la convincono di più del testo?

“Voglio vedere quanto regge il testo rispetto alle pressioni, ciò dimostrerà anche la determinazione del governo. L’aver previsto la violazione manifesta del diritto è un passaggio importante su cui c’era forte opposizione da parte dei magistrati. Sull’azione di rivalsa è vero che è sempre indiretta però lo Stato deve obbligatoriamente rivalersi nei confronti del magistrato quando c’è una negligenza inescusabile”.

Quindi, secondo lei è stato centrato l’obiettivo dichiarato di togliere le limitazioni del ricorrente per facilitare l’azione di rivalsa?

“Se il testo rimane questo mi sembra un enorme passo avanti, ma io ne dubito”.

Hanno troppo potere i magistrati…

“Comandano loro. Loro si scelgono i reati da perseguire e quelli da far cadere in prescrizione”.

Il 2 agosto è stato approvato il decreto carceri. Un giudizio sul testo?

“Lo abbiamo definito il prezzo della tortura. Si dovevano spendere 450 milioni di euro, invece così ce la siamo cavata con 20. In questo modo hanno ingannato anche l’Europa che aveva chiesto rimedi concreti. Su questo tema, della salute nelle carceri, io sono al 35° giorno di sciopero della fame”.

Andrea Barcariol

Il Tempo, 05 Agosto 2014