Radio Carcere : il 6° suicidio del 2015. Ne discutono l’On. Bruno Bossio (PD), il Sen. Buemi (PSI) con gli On. Pannella e Bernardini (Radicali)


radioradicale logoCarceri: il sesto suicidio del 2015, che questa volta si è verificato nel carcere Opera di Milano. Riforme: l’on. Enza Bruno Bossio, Deputato del Partito Democratico e membro della Commissione Bicamerale Antimafia e il Senatore Enrico Buemi del Partito Socialista Italiano, condividono gli obiettivi dello sciopero della fame di Marco Pannella che chiede che lo Stato Italiano rispetti gli obblighi enunciati dal Presidente Napolitano nel suo messaggio inviato alle Camere l’8 ottobre del 2013 e si augura che il Presidente Mattarella operi nella stessa direzione. Le recenti dichiarazioni del capo del Dap, il Presidente Santi Consolo, circa l’aumento della capienza effettiva delle carceri e circa il fatto che “oggi nessun detenuto vive con meno di 3 mq a testa”. Giustizia: la mozione che domani verrà presentata dal sen. Enrico Buemi in commissione guistizia, che ha come scopo quello di seplificare la procedura per gli indennizzi in favore di chi a subito ritardi nella risposta di giustizia.

Radio Carcere con Marco Pannella, Rita Bernardini, Enza Bruno Bossio ed Enrico Buemi

Carceri, Palermo: Muore detenuto 54 enne dopo ricovero in Ospedale. Già 79 i decessi nel 2014


carcere-Pagliarelli-di-Palermo.Del caso di Gioacchino Selvaggio, di 54 anni e detenuto nel Carcere Pagliarelli se ne era occupata la trasmissione “Radio Carcere”, su Radio Radicale ogni martedì e giovedì sera, condotta da Riccardo Arena. Chiedeva da tempo di curarsi il cuore malato ma la burocrazia si è messa di traverso. Ora la tremenda notizia è che è morto ieri all’Ospedale civico di Palermo dove era stato trasportato d’urgenza dal carcere. La morte di Gioacchino Selvaggio non è certo un evento imprevedibile e inatteso, visto che Gioacchino Selvaggio da tempo soffriva di cuore e di ipertensione, tanto che spesso quando era detenuto chiedeva l’aiuto del medico. Sta di fatto che ieri sera si è sentito male nella sua cella ed è poi morto in ospedale. Con il decesso di Gioacchino Selvaggio sono 79 le persone detenute morte nella prima parte del 2014, ovvero una media di oltre 11 decessi al mese: 79 decessi, molti dei quali causati dalla negazione del diritto alla salute.

Giorgio De Neri

http://www.sicilia24news.it, 23 Luglio 2014

“In carcere da 7 mesi per un reato commesso nel 2000″


carcere busto arsizioCara Radiocarcere,
ho 33 anni e sono in carcere da quasi 7 mesi per un reato commesso nel 2000, ovvero 14 anni fa quando avevo solo 19 anni. Un reato legato alla droga… un errore di gioventù.
Ricordo che allora feci un anno di misura cautelare in carcere e poi fui scarcerato per scadenza dei termini e ora dopo 14 anni ecco che la giustizia mi rovina la vita e mi porta in carcere per pagare un reato commesso tanti anni fa quando ero un’altra persona.

Sia chiaro io non dico di essere innocente! Dico solo che quel reato, quello sbaglio avrei dovuto pagarlo subito e non ora che mi sono rifatto una vita.
Ed infatti, in questi 14 anni, ho messo la testa a posto, ho trovato un regolare lavoro, mi sono sposato e ho avuto due bambini. Insomma facevo una vita normale, fino a quando questa giustizia tardiva mi ha fatto perdere tutto!
Ora, a distanza di 14 anni, devo scontare una pena di un anno e sei mesi (di cui sette mesi già passai in carcere) e ti confesso che sono distrutto anche perché non saprò se, una volta libero, riuscirò di nuovo a ricostruirmi una vita.

Ma domando: si può chiamare questa giustizia?
Infine ci tenevo a dirti che essere ristretti nel carcere San Michele di Alessadria è come smettere di esistere in quanto qui siamo privati di tutto.
Pensa infatti che ci fanno vivere come degli animali, costretti a restare chiusi in 2 persone all’interno di una cella di 6 mq e, se si toglie il mobilio, ci restano solo 60 cm a testa per vivere altro che 3 mq! Ciao e grazie.

Radio carcere è una rubrica di informazione su processo penale e detenzione che va in onda su Radio Radicale il martedì alle 21 e il giovedì alle 19.45 a cura di Riccardo Arena

Il Garantista, 20 Giugno 2014

Caso Gambirasio, Arena : “Non spetta a un Ministro condannare un indagato”


Radio CarcereIl processo penale si celebra solo nelle aule di giustizia (e non sui giornali). La sentenza di condanna viene pronunciata solo da un giudice (e non da un Ministro dell’Interno). Ogni imputato è presunto non colpevole fino a condanna definitiva.

Sono questi concetti ovvi per un Paese che si dice civile. Concetti che evidentemente non sembrano così ovvi per il Ministro dell’Interno Angelino Alfano. Ministro che si è affrettato ad emettere la sua condanna definitiva nei confronti di un indagato. “Le forze dell’ordine” ha sentenziato Alfano “hanno individuato l’assassino di Yara”. Una frase categorica capace di superare la necessità di celebrare un processo. Un’affermazione lapidaria che si è sostituita a tre gradi di giudizio: Corte d’Assise, Corte d’Appello e Corte di Cassazione.

Eppure nessuna norma attribuisce al Ministro dell’Interno il compito di emettere sentenze né di diffondere notizie che riguardano esclusivamente le attività istituzionali dei magistrati. Attività dei magistrati che, soprattutto quando riguardano casi che sono nella fase delle indagini, necessitano del massimo riserbo. Riserbo che se violato potrebbe nuocere alle indagini stesse.

Ma c’è dell’altro. La gogna politica di Alfano ha prodotto anche una gogna mediatica su tanti giornali.

Una gogna mediatica fatta di titoli in prima pagina che hanno riportato tra le virgolette la sentenza emessa da Alfano: “Yara, preso l’assassino”.

È la contaminazione dell’errore. È l’epidemia del decadimento.

Resta infine un ultima perplessità: perché il ministro Alfano si è spinto tanto oltre? Al momento non è dato saperlo, anche se è preferibile non pensare al peggio. Ovvero che lo abbia fatto per ragioni di visibilità. Approfittare dell’omicidio di una tredicenne per andare sui giornali sarebbe una condotta davvero inqualificabile. Forse anche peggiore che fingersi giudice.

Riccardo Arena, Direttore Radio Carcere

18 Giugno 2014, http://www.ilpost.it

Carceri. L’Europa chiude gli occhi e “assolve” l’Italia. Ma «è una presa in giro sulla pelle dei carcerati»


carcere chiave«È una presa in giro sulla pelle dei carcerati». Così Riccardo Arena, direttore di Radiocarcere, definisce a tempi.it la decisione del comitato europeo dei ministri di assolvere l’Italia per aver conseguito «significativi risultati» nel ripristinare la legalità nelle carceri. L’Italia avrebbe ricevuto una maxi-multa pari a centinaia di milioni di euro, questo giugno, se il Consiglio d’Europa non l’avesse assolta, almeno formalmente (il testo integrale della “assoluzione” lo trovate su radiocarcere.com)Ma come denuncia Arena (e insieme a lui operatori del settore, politici e autorità, compresi il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e papa Benedetto XVI) i detenuti italiani vivono ancora in condizioni disumane. «La realtà è ben diversa, la decisione del comitato dei ministri del Consiglio d’Europa è frutto di un inciucio politico».

Arena, cosa c’è che non va nel testo con cui il Consiglio d’Europa non punisce le inadempienze dello Stato italiano?
Basta leggerlo: è tragicomico. Secondo il Consiglio in Italia, dal 2013, ci sarebbe stato un «importante e continuo calo della popolazione carceraria» e «un aumento dello spazio di vita di 3 mq per detenuto». I dati ci dicono che si è passati da 67 mila a 60 mila detenuti. Sarebbe questo un grande risultato? Inoltre, scopriamo dal Consiglio che sarebbe «imminente» un decreto legge del Governo Renzi che prevede «una riduzione di pena per i detenuti che sono ancora ristretti e un risarcimento pecuniario per coloro che sono stati rilasciati». Futuri risarcimenti? Futuro decreto? Il comitato dei ministri del Consiglio d’Europa ha fatto uno scoop. Trovo assurdo che il comitato dei ministri abbia parlato di passi che l’Italia non ha ancora fatto e di cui nessuno ha sentito parlare.

Pensa che su questa decisione abbiano pesato i problemi economici italiani?  
I membri del comitato dei ministri del Consiglio d’europa sono ambasciatori degli Stati membri dell’Unione Europea e non giuristi indipendenti. Perciò è possibile che si siano messi d’accordo per fini politici, anche se in realtà il loro compito in questo caso sarebbe limitato a verificare l’attuazione delle sentenze della Corte di Strasburgo.

Compito che non ha svolto?
Purtroppo il comitato ha approvato un documento parziale, che non guarda alla realtà ma si limita a parlare di alcuni numeri. Così da una valutazione complessiva e approfondita della corte di Strasburgo si è arrivati a un documento parziale e superficiale. Basti dire che dei venti punti posti in rilievo dalla Corte dei diritti umani nella sentenza pilota Torreggiani contro l’Italia, il comitato dei ministri ne ha esaminato uno e mezzo. Poi ha concluso rinviando la questione all’anno prossimo. In pratica, ha chiuso gli occhi.

Però, secondo alcuni organi di stampa, la decisione del Consiglio sarebbe una promozione europea delle politiche italiane sulle carceri.
L’Europa non ha promosso l’Italia sulle condizioni in cui versano i carcerati in Italia, l’ha “rimandata a settembre” con un documento lacunoso. La situazione dei carcerati in Italia è ancora terribile. Continuo a ricevere centinaia di testimonianze che provano le condizioni disumane in cui vivono i detenuti in Italia.

Però anche il Dap difende i passi in avanti fatti dal 2013.
Sì, però è lo stesso Luigi Pagano (vicedirettore del Dap, ndr) a dire che c’è da fare ancora tantissimo per i carcerati. Quello che invece emerge nel documento europeo è ben diverso. Il Consiglio ha addirittura apprezzato presunte “riforme di sistema” che avrebbe varato l’Italia, facendo riferimento alle soluzioni “tampone”, come i vari decreti svuota-carceri. Una assurdità che fa il paio con quella di esprimere apprezzamento per un futuro e ipotetico decreto legge che prevede la scarcerazione di un numero imprecisato di detenuti. È una presa in giro, no?

Crede che il governo non voglia occuparsi delle condizioni dei carcerati?
Da quando è diventato ministro della Giustizia, Orlando non ha mai messo un piede in carcere. Eppure i carcerati sono ancora trattati dallo Stato non come persone, ma peggio di animali. Si fanno grandi promesse, ma si nega la realtà. Al massimo si parla di cifre, come se le condizioni delle carceri dipendessero soltanto dai numeri e non anche, per esempio, dalla situazione delle celle, dalle condizioni igenico-sanitarie.

di Francesco Amicone

Tempi.it, 07 Giugno 2014

Giustizia Penale e Detenzione : la trasmissione di Radio Carcere del 3 Giugno 2014


Radio CarcereL’attesa per la decisione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa che dovrà verificare l’esecuzione della sentenza Torreggiani. La decisione assunta dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione sulla legge Fini Giovanardi. L’esposto per danno erariale che i Radicali stanno per presentare alla Corte dei Conti.

Conduce : Riccardo Arena

Ospiti : Rita Bernardini, Segretaria Radicali Italiani e Marco Pannella, Presidente del Senato del Partito Radicale

Radio Carcere – 03 Giugno 2014

http://www.radioradicale.it/scheda/413141/radio-carcere-informazione-su-giustizia-penale-e-detenzione

Scade la Sentenza Cedu sulle Carceri. Le Interviste di Radio Radicale


Scade la sentenza Cedu sulle Carceri. Tutte le interviste

Cedu1Scade oggi, 28 maggio, la proroga concessa al governo italiano dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per risolvere la questione del sovraffollamento carcerario, dopo la sentenza Torreggiani che chiede all’Italia di di rimuovere le cause strutturali che generano trattamenti inumani e degradanti.

I Radicali hanno presentato un dossier, il dossier Bernardini-Cianfanelli, di oltre 50 pagine al Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, che a partire dal 3 giugno dovrà valutare quanto fatto dall’Italia in merito alla condanna della sentenza Torreggiani.

Carceri/Bernardini: L’ Italia deve cancellare i trattamenti inumani

Il dossier presentato dai Radicali