Il Sap : “No all’approvazione del reato di tortura” Coro di proteste contro il Sindacato Autonomo della Polizia


polizia-picchia-studentiDomani è la giornata internazionale contro la tortura e, in Italia, ad oltre 26 anni dalla ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite, il codice penale ancora non prevede questo reato.
Nelle ultime ore il Sap (Sindacato Autonomo di Polizia), vi si è scagliato contro, annunciando che oggi scenderà in piazza distribuendo appositi volantini. La motivazione sta nel fatto che favorirebbe estremisti e violenti, impedendo alle forze dell’ordine di svolgere il proprio lavoro.

“La posizione del Sap è fuori dalla comunità internazionale” dichiarano Patrizio Gonnella (Antigone), Massimo Corti (Acat) e Franco Corleone (coordinatore dei Garanti dei detenuti). “La polizia deve essere un corpo che protegge i diritti umani e non deve aver paura del reato di tortura. Va ricordato che la tortura è considerato dal diritto internazionale un crimine contro l’umanità tanto da essere fra quelli su cui può investigare e giudicare la Corte Penale Internazionale dell’Aia”.

“Affermare che il reato di tortura sarebbe un regalo agli estremisti e ai violenti è inaccettabile. Praticamente tutti i Paesi a democrazia avanzata dell’Europa hanno il reato nel loro Codice. Anche il Vaticano grazie a Papa Francesco ha codificato il crimine di tortura così come chiesto dall’Onu di Ban Ki-Moon”.

“Il Sap – proseguono – parla di reato ideologico, ma di ideologica c’è solo la loro opposizione. La previsione di questo crimine non è un capriccio italiano, né tantomeno di un presunto partito contro le forze dell’ordine, ma arriva direttamente dalle Nazioni Unite che, nel 1984, approvarono la Convenzione contro la tortura. La codificazione del crimine ci consente di dare valore al lavoro straordinario di tutti quei poliziotti che si muovono nel solco della legalità”.
“Va spiegato dunque al segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon e al Papa perché sono contrari”.

Tra le varie questioni su cui il sindacato di polizia si scaglia c’è anche la dicitura “torture psichiche”, anch’esse previste nella Convenzione internazionale. Anche qui, con una posizione per nulla ancorata alla realtà, il Sap paragona questo genere di torture all’alzare la voce durante un interrogatorio, avvertendo con durezza l’indiziato sui rischi che corre. Le torture psichiche sono un dramma nella vita delle persone così come ci raccontano le organizzazioni internazionali: finte esecuzioni, la privazione costante e per giorni del sonno, l’obbligo di radersi per i prigionieri di fede musulmana, minacce di stupro, isolamento prolungato, deprivazione sensoriale. Alcune di queste furono inflitte a due detenuti del carcere di Asti, quando un giudice – nella sentenza di condanna di alcuni poliziotti penitenziari – scrisse che di torture si trattava, ma che i responsabili non potevano ricevere pene proporzionali alla gravità del fatto commesso per l’assenza dello specifico reato.

“È responsabilità anche del governo rispondere a questi muri che si costruiscono e obiezioni fittizie che vengono sollevate. Approvare la legge oggi è un obbligo per il nostro paese e, se qualcosa di ideologico c’è nel volere il crimine di tortura – dichiarano infine Patrizio Gonnella, Massimo Corti e Franco Corleone –, è il volersi ancorare alle democrazie avanzate europee e mondiali”.

Per domani Antigone ha organizzato una mobilitazione via twitter, invitando chi utilizza questo social network a scrivere questo tweet:
#‎GiornataMondialeControLaTortura‬ In Italia la tortura esiste e si pratica. @matteorenzi vogliamo ‪#‎SubitoLaLegge

Giustizia: tortura, arriva il reato, ma è devitalizzato. Nessun aggravante per i Pubblici Ufficiali


Palazzo Montecitorio Roma“Forti sofferenze fisiche o mentali ovvero trattamenti crudeli, disumani o degradanti” allo scopo di ottenere informazioni, di punizione o discriminazione. È questa la tortura secondo il disegno di legge per l’introduzione del reato di tortura nel codice penale”. E non appena la Camera lo avrà vagliato, il ddl registrato al n. 849 entrerà finalmente nell’ordinamento italiano. Al Senato, infatti, il ddl è già passato a marzo con la quasi unanimità.

Quasi, perché in tre si sono astenuti dal voto: Maria Rizzotti e Francesco Aracri (Fi-Pdl) e il leghista Roberto Calderoli. Il provvedimento, proposto dal senatore Luigi Manconi (Pd), è stato però modificato ampiamente dalla commissione Giustizia del Se-nato, tanto da “devitalizzarlo”, come spiega lo stesso presidente della commissione sui Diritti umani di Palazzo Madama: nell’attuale testo “la tortura non è qualificata come reato proprio ma comune, quindi imputabile a qualunque cittadino e non solo ai titolari di funzione pubblica”.

Un reato ordinario, quindi. Ma sono previste, in compenso, delle aggravanti nel caso in cui il colpevole sia “un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio”, come si legge nel provvedimento. Depotenziato ma almeno ci sarà. Il disegno di legge si va a inserire tra i delitti contro la persona già previsti nel nostro ordinamento, più esattamente in aggiunta all’art. 613 del codice penale “Stato di incapacità prodi rato mediante violenza”, con gli articoli 613-bis e 613- ferii reato è punibile con una pena da 3 a 12 anni.

Pena che raddoppia in caso di lesioni gravi o gravissime e che diventa ergastolo in caso di decesso. Inoltre, ne beneficeranno anche gli stranieri che non potranno essere espulsi o estradati verso un Paese in cui esistano motivi di ritenere che corrano il rischio di essere sottoposti a tortura. Prima di sanare definitivamente la lacuna rispetto alla Convenzione Onu manca solo un passo: il vaglio della Camera. Diversi parlamentari avevano assicurato che la discussione sarebbe cominciata entro la fine del mese, di maggio. Siamo arrivati a giugno.

di Tiziana Barìllà

Left, 9 giugno 2014