Calabria, Sub judice la nomina del Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti. Deciderà il Tar di Reggio Calabria


Sub judice la nomina del Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti della Calabria. L’ex Consigliere Nazionale dei Radicali Italiani, Emilio Enzo Quintieri, anch’egli candidato alla carica di Garante, difeso dall’Avvocato Fabio Spinelli del Foro di Paola, ha impugnato il Decreto n. 5 del 30 luglio 2019, con il quale il Presidente del Consiglio Regionale Nicola Irto, sostituendosi all’Assemblea Legislativa, ha nominato l’Avv. Agostino Siviglia del Foro di Reggio Calabria, Garante Regionale dei Diritti delle persone detenute e private della libertà personale. Il ricorso è stato presentato al Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria, Sezione Staccata di Reggio Calabria, al quale è stato chiesto non solo l’annullamento del Decreto perché illegittimo per vari motivi in fatto e in diritto, ma anche la sospensiva dello stesso, in attesa della definizione del giudizio. Oltre a Quintieri ed a Siviglia, in corsa per la carica di Garante, vi erano altri quindici candidati, dichiarati idonei dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale con Deliberazione del 23 ottobre 2018. Altri tre aspiranti, invece, sono stati esclusi perché privi dei requisiti stabiliti.  La Regione Calabria, una delle ultime in Italia, con Legge Regionale n. 1/2018 ha istituito il Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti, prevedendo all’Art. 3 che, il medesimo, debba essere eletto dal Consiglio Regionale con deliberazione adottata a maggioranza dei due terzi dei Consiglieri assegnati e che in mancanza di raggiungimento del quorum, dalla terza votazione, l’elezione avvenga a maggioranza semplice.

Dopo innumerevoli sollecitazioni, il 24 ottobre, la Proposta di Provvedimento Amministrativo n. 234/10 “Elezione del Garante Regionale dei Diritti delle persone detenute o private della libertà personale” veniva depositata presso la Segreteria Assemblea del Consiglio Regionale e comunicata all’Aula nella seduta del 16 novembre e rimase ferma per molti mesi fino all’11 marzo 2019 quando, per la prima volta, venne iscritta all’ordine del giorno del Consiglio Regionale. In tale seduta, però, a seguito della rivisitazione dell’ordine del giorno, non venne trattata e rinviata alla seduta del 15 aprile ma, anche in tale seduta, per altra rivisitazione dell’ordine del giorno e per la mancanza del numero legale poiché la maggioranza aveva abbandonato l’aula, venne ulteriormente rinviata alla seduta del 29 aprile. Come nelle altre occasioni, in tale seduta, vi fu una rivisitazione dell’ordine del giorno e la elezione del Garante Regionale, su proposta del Capogruppo del Pd Sebastiano Romeo, approvata dall’Aula, venne rinviata a data da destinarsi. Successivamente, nonostante vi furono altre quattro sedute dell’Assemblea Regionale (28 maggio, 17 giugno, 24 giugno e 15 luglio), la questione non venne più iscritta all’ordine del giorno, nonostante una diffida in tal senso, fatta da Quintieri, all’Ufficio di Presidenza ed alla Conferenza dei Capigruppo Consiliari. Fino a quando, lo scorso 30 luglio, il Presidente Irto, esercitando il “potere sostitutivo”, procedeva alla nomina del Garante Regionale, scegliendo l’Avv. Siviglia, peraltro in carica come Garante dei Diritti dei Detenuti del Comune di Reggio Calabria nonché Console della Repubblica di Tunisia per la Calabria, scrivendo nel provvedimento che tale potere gli era stato conferito dal Consiglio Regionale, con decisione unanime, assunta nella seduta del 29 aprile. Tale circostanza non risponde al vero poiché né nella seduta indicata né in altre, il Consiglio Regionale, si è mai pronunciato in merito, oltre al rinvio dell’elezione a data da destinarsi.

Ritengo che la nomina del Garante sia illegittima ed annullabile – dice l’ex Consigliere Nazionale dei Radicali Italiani – poiché il Presidente Irto non poteva, nella maniera più assoluta, nominare detta Autorità, spettando tale prerogativa esclusivamente in capo al Consiglio Regionale, come prevede lo Statuto Regionale, la Legge Regionale istitutiva ed il Regolamento Interno del Consiglio Regionale. Quanto al “potere sostitutivo” non poteva essere esercitato dal Presidente perché la Legge Regionale che ha istituito il Garante, non gli ha attribuito espressamente tale potere; l’Art. 113 comma 2 del Regolamento Interno del Consiglio Regionale è molto chiaro e preciso prevedendo che il Presidente possa sostituirsi all’Assemblea “qualora la Legge attribuisca esplicitamente tale potere”. Ma non è solo una questione di “incompetenza relativa” e violazione e falsa applicazione delle disposizioni legislative, statali e regionali, vi sono altri motivi, tutti eccepiti nel ricorso, che rendono il decreto di nomina illegittimo: eccesso di potere e violazione di legge per difetto di motivazione e di istruttoria, violazione dei principi di legalità, trasparenza e imparzialità dell’azione amministrativa. La nomina del Garante, per quanto di natura fiduciaria – conclude il radicale Quintieri – non è un “atto politico” che può essere svincolato da qualsiasi obbligo di motivazione che renda conto della ragione della scelta operata che appare arbitraria, ingiusta, illogica ed irragionevole. Nel decreto impugnato non risultano esplicitate, neppure in maniera sintetica, le ragioni che hanno indotto il Presidente Irto a scegliere, tra più candidati ritenuti idonei, un aspirante all’incarico rispetto agli altri.

Il Tribunale Amministrativo Regionale di Reggio Calabria, ricevuto il ricorso e l’istanza di sospensiva, ha già provveduto a fissare la Camera di Consiglio per il prossimo 2 ottobre alle ore 9, in cui il Collegio giudicante deciderà se sospendere o meno l’efficacia del provvedimento impugnato. Non è escluso che, all’esito della Camera di Consiglio, il Tribunale, trattenga la causa in decisione, pronunciando una sentenza in forma semplificata. I Giudici Amministrativi che si occuperanno del caso saranno Caterina Criscenti, Presidente e Relatore, Agata Gabriella Caudullo, Referendario ed Antonino Scianna, Referendario. Al momento si è costituito in giudizio, con una “memoria di stile”, senza alcuna critica al ricorso, il Presidente della Regione Calabria On. Mario Oliverio, difeso dall’Avvocato Angela Marafioti dell’Avvocatura Regionale di Reggio Calabria.

Franco Muto scarcerato perchè lo prevede la Legge. Quella che l’On. Magorno ha approvato


Non riesco a capire l’inopportuna ed assurda polemica montata in questi giorni da alcuni soggetti, tra i quali il Senatore del Partito Democratico ed Avvocato del Foro di Paola Ernesto Magorno, riguardo all’avvenuta scarcerazione del settantanovenne Franco Muto e la sottoposizione alla misura cautelare personale degli arresti domiciliari presso la sua abitazione di Cetraro.

Ritengo molto grave che un Parlamentare della Repubblica nonché Avvocato, commenti un provvedimento giurisdizionale, muovendo critiche del tutto infondate e fuoriluogo, nei confronti dei Magistrati che hanno legittimamente sostituito la custodia cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari, nei confronti di una persona che ne aveva diritto. Il Senatore Magorno, infatti, dovrebbe sapere che non solo Franco Muto ma tutti gli indagati ed imputati che hanno compiuto settant’anni, non possono essere sottoposti alla custodia cautelare in carcere, salvo esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, come prevede l’Art. 275 comma 4 del Codice di Procedura Penale.

Dovrebbe senz’altro saperlo visto che nel 2014, quando era alla Camera dei Deputati, insieme a tutto il Gruppo Parlamentare del Partito Democratico, votò a favore della riforma del Codice di Procedura Penale in materia di misure cautelari personali in cui, tra le altre cose, si stabilì che la custodia in carcere, dovesse essere la extrema ratio, applicabile soltanto qualora ogni altra misura fosse inadeguata, imponendo al Giudice della cautela, un più gravoso onere motivazionale, soprattutto per quanto concerne l’attualità e la concretezza delle esigenze cautelari e non meramente concreto come in precedenza. Inoltre, il legislatore, con la riforma del 2015 (Legge n. 47/2015), ha stabilito che le situazioni di concreto ed attuale pericolo non possono essere desunte esclusivamente dalla gravità del titolo di reato per cui si procede, selezionando solo alcuni reati, talmente gravi ed allarmanti dal punto di vista sociale, (quelli previsti dagli Artt. 270, 270 bis e 416 bis del Codice Penale) che impongono l’applicazione della custodia inframuraria, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari.

E’ noto che il Muto, all’esito di un giudizio celebrato non con il rito abbreviato quindi allo stato degli atti ma con il rito dibattimentale, in cui sono stati sentiti dal Tribunale di Paola decine di collaboratori di giustizia, ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria, testimoni, etc., sia stato assolto dal grave delitto di associazione a delinquere di stampo mafioso, per il quale era stato tratto in arresto, venendo condannato solo per intestazione fittizia di beni, aggravata dal metodo mafioso, alla pena di anni 7 e mesi 10 di reclusione.

Tra l’altro, proprio a seguito dell’assoluzione per mafia riportata nell’ambito dell’Operazione Frontiera, al Muto, il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, aveva revocato anticipatamente il regime detentivo speciale di cui all’Art. 41 bis comma 2 dell’Ordinamento Penitenziario a cui era sottoposto nella Casa Circondariale di Milano Opera, così come peraltro avvenuto in altri casi analoghi.

Mi sembra che il tutto sia avvenuto nel pieno e rigoroso rispetto della Legge e che non ci siano stati favoritismi o interpretazioni estensive della norma da parte dei Magistrati per far scarcerare il Muto. Oppure, secondo il Senatore ed Avvocato Magorno, bisognava tenerlo illegittimamente in carcere e magari anche al regime 41 bis, solo perché sospettato di essere un capomafia o per la sua pessima biografia penale, esponendo anche lo Stato ad ulteriori condanne da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ?

Onorevole Magorno ma la Costituzione della Repubblica che pone il principio di uguaglianza dei cittadini dinanzi alla Legge stabilito all’Art. 3 vale anche per Franco Muto oppure no?

16 settembre 2019 – http://www.cosenzachannel.it

Emilio Enzo Quintieri

già Consigliere Nazionale Radicali Italiani

Calabria, Nominato (e non eletto come prevede la Legge) il Garante dei Diritti dei Detenuti. Sarà fatto ricorso al Tar


Il Presidente del Consiglio Regionale della Calabria Nicola Irto, con Decreto n. 5 del 30 luglio 2019, ha proceduto alla nomina del Garante Regionale dei Diritti delle persone detenute o private della libertà personale, scegliendo l’Avvocato Agostino Siviglia di Reggio Calabria, peraltro in carica dal 2015 come Garante dei Diritti dei Detenuti della Città Metropolitana di Reggio Calabria.

Il Presidente Irto, per come si desume dal Decreto, ha inteso nominare il Garante Regionale visto che il Consiglio, nonostante la questione sia stata iscritta per ben tre volte all’ordine del giorno (11 marzo, 15 aprile e 29 aprile), non ha proceduto alla “nomina” del Garante.

Ma, in realtà, non si tratta di una “nomina” come sostiene il Presidente del Consiglio, bensì di una “elezione” poiché l’Art. 3 della Legge Regionale n. 1/2018, istitutiva dell’Autorità di Garanzia, prevede che il Garante debba essere eletto dal Consiglio Regionale con deliberazione adottata a maggioranza dei due terzi dei Consiglieri assegnati. In mancanza di raggiungimento del quorum, dalla terza votazione, l’elezione avviene a maggioranza semplice dei Consiglieri assegnati.

La “nomina” del Garante appare illegittima e annullabile sia perché avvenuta in violazione di legge e sia per carenza di potere, visto che la Legge Regionale n. 1/2018 non conferisce espressamente tale compito al Presidente del Consiglio Regionale. Invero, il potere sostitutivo, come prevede l’Art. 113 del Regolamento interno del Consiglio Regionale della Calabria, può essere esercitato dal Presidente per le nomine e designazioni di competenza del Consiglio Regionale. Tale potere riguarda le nomine e designazioni scadute, terminato il periodo di prorogatio, nonché le nomine e designazioni relative a organi di nuova istituzione qualora la Legge attribuisca esplicitamente tale potere al Presidente del Consiglio. Mi sembra che il Regolamento sia abbastanza chiaro e preciso !

Come già detto, il Garante Regionale, non doveva essere “nominato” ma “eletto” (sono due cose diverse, con procedimenti altrettanto diversi) e la Legge Regionale non prevede l’intervento sostitutivo del Presidente del Consiglio in caso di inadempienza da parte dell’Assemblea.

Ma, a quanto pare, in Calabria, si può fare di tutto, giocando con cavilli, silenzi e ritardi. Anche quando si tratta di un organismo estremamente importante, appositamente istituito per vigilare sulla tutela dei diritti umani fondamentali delle persone detenute o private della libertà personale !

Per tali ragioni, ritenendo che la “nomina” del Garante Regionale non sia avvenuta nel pieno rispetto della Legge e delle procedure da essa stabilite, presenterò ricorso al Tar della Calabria, Sezione di Reggio Calabria, per chiedere l’annullamento del Decreto del Presidente del Consiglio Regionale.

Decreto del Presidente del Consiglio Regionale n. 5 del 30/07/2019 (clicca per leggere)

Emilio Enzo Quintieri

già Consigliere Nazionale Radicali Italiani

candidato Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti

I Penitenziari della Calabria sono troppo affollati, manca pure il Garante Regionale dei Detenuti


Può definirsi civile un Paese che non riesce a garantire condizioni umane e dignitosi a chi si trova in carcere per scontare una pena? Domanda retorica e anche un po’ banale, ma sempre attuale in riferimento all’Italia. Il sovraffollamento delle carceri è un problema irrisolto, ciclicamente portato alla ribalta, ma mai seriamente affrontato. Un trend negativo, che tocca da vicino anche la Calabria. Secondo gli ultimi dati diffusi dal dipartimento dell’amministrazione penitenziaria – datati 30 giugno 2019 -, nelle carceri calabresi sono ospitate 2.869 persone a fronte di una capienza di 2.734 posti. In buona sostanza, nei penitenziari sono presenti 135 persone in più rispetto agli standard previsti dalle leggi. Sulle dodici case circondariali presenti in Calabria solo due sono frequentate da meno detenuti rispetto alla capienza massima: si tratta del carcere di Palmi e di quello di Vibo Valentia. Tutti gli altri penitenziari presentano numeri superiori agli standard regolamentari. Le situazioni più critiche sono quelle che riguardano le strutture di Castrovillari, Cosenza, Locri, Reggio-Arghillà e Corigliano Rossano.

Quanto alla classificazione dei detenuti, va registrato che le donne presenti nei penitenziari calabresi sono 57, mentre gli stranieri 645 (prevalentemente rumeni, marocchini, ucraini, albanesi, tunisini e nigeriani). I detenuti presentano l’attuale posizioni giuridica: 498 in attesa di primo giudizio, 330 appellanti, 165 ricorrenti, 1 internato e 1.825 condannati definitivi, 23 dei quali ammessi alla semilibertà. Se non siamo davanti a una situazione d’emergenza – con episodi di insubordinazione in costante e preoccupante aumento – , poco ci manca.

Ma chi potrebbe difendere i diritti delle persone costrette a vivere dietro le sbarre? Una figura super partes è rappresentata dal garante dei detenuti. Peccato che in Calabria questa figura non esista. Già, perché nonostante una legge approvata nel gennaio 2018 che ne prevedeva l’istituzione, il Consiglio regionale non ha provveduto alla sua individuazione. Nei mesi scorsi sembrava che qualcosa stesse per sbloccarsi dopo la pubblicazione, da parte dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale, dei nomi degli idonei per ricoprire l’incarico. Tuttavia l’Aula di Palazzo Campanella non è ancora arrivata a una designazione. In caso di inadempienze è possibile che il presidente del Consiglio, Nicola Irto, decida di attivare i poteri sostitutivi che la legge gli riconosce e accelerare i tempi. In più di un’occasione lo stesso Irto ha ribadito l’importanza della nomina del garante: «Non una poltrona per la politica, ma una figura di altissimo profilo e particolarmente strategica per il nostro territorio». Ma oltre alle buone intenzioni, nulla. E non ha sortito effetti, almeno fino ad oggi, nemmeno la diffida scritta inviata sempre alla presidenza del Consiglio regionale da Emilio Quintieri, attivista dei Radicali e da anni studioso delle condizioni di chi vive e lavora nelle carceri calabresi. «Senza riscontri positivi – annuncia Quintieri – sarò costretto a portare la vicenda all’attenzione dell’autorità giudiziaria». Chissà che non si riveli decisivo l’appello lanciato nei giorni scorsi dal Garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma, che in visita in Calabria, ha sottolineato la necessità di procedere in maniera rapida all’individuazione del responsabile regionale dei diritti dei detenuti.

Antonio Ricchio

Gazzetta del Sud, 15/07/2019

Operazione della Polizia Penitenziaria: sequestrati 4 microcellulari all’interno del Carcere di Cosenza


Questa mattina una delegazione dei Radicali Italiani, autorizzata dal Vice Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia Lina Di Domenico, ha effettuato una visita alla Casa Circondariale di Cosenza. La delegazione visitante, guidata da Emilio Enzo Quintieri, ex Consigliere Nazionale di Radicali Italiani e candidato Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti della Calabria, è stata ricevuta dal Direttore dell’Istituto Maria Luisa Mendicino, dal Funzionario Responsabile dell’Area Giuridico Pedagogica Brunella Scarcello, dal Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria Ispettore Superiore Francesco Bufano e dal Coordinatore del Nucleo Traduzioni e Piantonamenti Ispettore Superiore Pasquale Picarelli. Quintieri era accompagnato dall’esponente radicale Valentina Anna Moretti e da alcuni Studenti di Giurisprudenza dell’Università della Calabria.

Nell’Istituto Penitenziario di Cosenza, a fronte di una capienza regolamentare di 218 posti, sono ristrette 247 persone detenute, 55 delle quali straniere, con le seguenti posizioni giuridiche : 49 giudicabili, 20 appellanti, 17 ricorrenti, 161 definitivi di cui 5 ergastolani (3 Media Sicurezza e 2 Alta Sicurezza); 151 appartengono al Circuito della Media Sicurezza e 93 a quello dell’Alta Sicurezza ed altri 3 sono sottoposti al regime della semilibertà.

Poiché durante la mattinata era in atto una importante operazione di Polizia Giudiziaria condotta dal personale di Polizia Penitenziaria, la visita non ha interessato tutti gli ambienti e gli spazi della Casa Circondariale. Infatti, gli uomini coordinati dall’Ispettore Superiore Bufano, a seguito di una attività investigativa, hanno sequestrato quattro micro cellulari, perfettamente funzionanti, nella disponibilità di alcuni detenuti del Circuito di Media Sicurezza. Gli Agenti Penitenziari, nel giro di poco tempo, sono riusciti ad intercettare gli apparecchi telefonici introdotti abusivamente nell’Istituto: uno era nascosto nella cavità anale di un detenuto, un’altro nelle parti intime, uno all’interno di una cartellina e l’altro all’interno di una presa della corrente. Tali telefonini, essendo molto piccoli e composti prevalentemente da materiale plastico, sono difficilmente rilevabili dai metal detector. Gli apparecchi rinvenuti sono stati sottoposti a sequestro e verranno messi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria competente per ulteriori indagini.

Complimenti al personale del Corpo di Polizia Penitenziaria, dice Quintieri, per l’operazione di Polizia Giudiziaria compiuta all’interno dell’Istituto di Cosenza, che ha permesso di rinvenire e sequestrare ben quattro telefonini, utilizzati dai detenuti per comunicare fraudolentemente con l’esterno. Nonostante la cronica carenza di organico e tra mille difficoltà la Polizia Penitenziaria di Cosenza continua ad assicurare un encomiabile servizio per il mantenimento della sicurezza interna ed esterna, contrastando ogni forma di illegalità, conclude l’ex Consigliere Nazionale dei Radicali Italiani.

Al termine della visita la Delegazione Radicale ha partecipato alla conferenza stampa – tenutasi presso i locali della Direzione dell’Istituto – per la sottoscrizione di un Protocollo di Intesa con l’Associazione Lotta contro i Tumori, che sarà attivo nelle Carceri di Cosenza e di Rossano.

Cosenza, trasferito d’urgenza a Barcellona Pozzo di Gotto il detenuto che aveva aggredito l’Agente Penitenziario


E’ stato trasferito d’urgenza dalla Casa Circondariale di Cosenza il pericolosissimo giovane detenuto calabrese, Francesco OIivieri, originario di Nicotera, recentemente condannato all’ergastolo, responsabile di varie aggressioni verbali e fisiche al personale del Corpo di Polizia Penitenziaria (ed in ultimo ai Magistrati – PM e GUP – del Tribunale di Vibo Valentia che ha ingiuriato e minacciato di morte, danneggiando la gabbia metallica in cui era ospitato e tentando di sfilare la pistola ad un operatore di Polizia Penitenziaria).

Il detenuto dopo tutte le aggressioni che ha posto in essere negli Istituti di Catanzaro, Castrovillari e Cosenza (in quest’ultimo caso, oltre ad aggredire un Assistente Capo Coordinatore della Polizia Penitenziaria, gli ha spento pure una sigaretta accesa sul volto), su disposizione dell’Ufficio Servizi Sanitari della Direzione Generale dei Detenuti e del Trattamento del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, è stato subito trasferito presso la Casa Circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) ove è presente una articolazione per la tutela della salute mentale.

Vista la estrema pericolosità dello stesso, per la sua traduzione sono state disposte dall’Amministrazione Penitenziaria, rigorosissime misure di sicurezza ed è stata rinforzata la scorta per evitare che potesse compiere altre aggressioni ai danni del personale penitenziario.

Agli Operatori Penitenziari, come sempre, la mia solidarietà personale per essere stati, senza alcun motivo, ripetutamente oggetto di inaudite violenze verbali e fisiche da parte di un detenuto – probabilmente affetto da gravi disturbi psichiatrici, affidato alla loro custodia.

Emilio Enzo Quintieri

già Consigliere Nazionale Radicali Italiani

candidato Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti Calabria

Chiuse le Scuole nelle Carceri di Paola, Cosenza, Castrovillari e Rossano. Radicali interrogano il Governo Conte


Martedì 28 maggio, una Delegazione di Radicali Italiani composta da Emilio Enzo Quintieri e Valentina Anna Moretti, ha visitato la Casa Circondariale di Castrovillari “Rosetta Sisca” unitamente ad alcuni Studenti di Giurisprudenza dell’Università della Calabria, accompagnati dal Prof. Mario Caterini, Associato di Diritto Penale.

La Delegazione, autorizzata all’ingresso nell’Istituto, dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia, è stata accolta dal Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria, Sostituto Commissario Maurizio Petrassi e dal Responsabile dell’Area Trattamentale, Funzionario Giuridico Pedagogico Maria Pia Patrizia Barbaro.

Nell’ambito della visita, la Delegazione è venuta a conoscenza che l’Ufficio Scolastico Provinciale di Cosenza, aveva disposto la chiusura di tutte le Classi Scolastiche degli Istituti di Istruzione Superiore attivi all’interno dell’Istituto, nonostante proprio di recente, con enormi sacrifici, l’Amministrazione Penitenziaria, aveva investito per realizzare ed attrezzare un laboratorio-cucina nel Reparto Femminile per le detenute frequentanti l’Istituto Alberghiero.

Successivamente, al termine della visita, gli esponenti dei Radicali Italiani sono stati telefonicamente informati che la soppressione aveva interessato anche le altre sedi penitenziarie della Provincia di Cosenza (Rossano, Paola e Cosenza) e, per tale ragione, si sono immediatamente attivati per protestare contro tale scellerata decisione e chiederne la revoca immediata con una nota inviata ai vertici dell’Amministrazione Penitenziaria, centrale e periferica, all’Ufficio di Sorveglianza di Cosenza ed al Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti presso il Ministero della Giustizia.

Inoltre, l’ex Consigliere Nazionale dei Radicali Italiani Quintieri, candidato Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti della Calabria, ha chiesto all’Onorevole Alessandro Fusacchia, Deputato di Più Europa, di presentare subito una Interrogazione Parlamentare al Governo Conte.

Ebbene, qualche giorno dopo, giovedì 30 maggio, durante la 181^ seduta della Camera dei Deputati, l’On. Fusacchia, ha indirizzato una Interrogazione a risposta in Commissione ai Ministri della Giustizia On. Alfonso Bonafede e dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Prof. Marco Bussetti, evidenziando che la la reclusione priva i detenuti della propria libertà ma non dei diritti fondamentali, che sono previsti e garantiti sia dall’ordinamento penitenziario che dalla Costituzione della Repubblica. Infatti, secondo il Deputato di Più Europa, i detenuti, non perdono il loro status di cittadini e rimangono perciò titolari di alcuni diritti, tra cui quello all’istruzione, che, oltre ad essere un diritto costituzionale, rappresenta l’elemento principale del percorso rieducativo dei condannati e, per tale motivo, ha chiesto se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative intendano adottare, per quanto di competenza, affinché sia garantito il diritto allo studio ai detenuti ristretti negli istituti penitenziari di Castrovillari, Rossano di Calabria, Paola e Cosenza. Per la risposta al quesito contenuto nel predetto atto di Sindacato Ispettivo (Interrogazione n. 5/02198 del 30/05/2019) è stato delegato il Ministro della Giustizia On. Alfonso Bonafede.

Interrogazione a risposta in Commissione n. 5_02198 (clicca per leggere)

 

Catanzaro, inaugurato Reparto Scolastico e Trattamentale per l’Alta Sicurezza nel Carcere di Siano


Mercoledì scorso, in tarda mattinata, presso la Casa Circondariale di Catanzaro “Ugo Caridi” è stato inaugurato un moderno ed attrezzato Reparto Scolastico e Trattamentale destinato ai detenuti del Circuito dell’Alta Sicurezza ristretti nella medesima sede penitenziaria.

Un evento che è il frutto del lavoro dei detenuti, i quali con la loro attività hanno reso possibile la fruizione di luoghi non utilizzati per anni, ha tenuto a precisare il Direttore dell’Istituto Angela Paravati che, nell’occasione, ha consegnato a ciascun detenuto impegnatosi in tale attività una ricompensa (encomio), che sarà inviata alla Magistratura di Sorveglianza competente, come previsto dagli Articoli 37 dell’Ordinamento Penitenziario e 76 del Regolamento di Esecuzione. Inoltre, una nota di apprezzamento, è stata rivolta dal Direttore al Coordinatore del Reparto, l’Ispettore Capo di Polizia Penitenziaria Giacinto Longo.

Il Reparto è stato inaugurato dal Vescovo dell’Arcidiocesi di Catanzaro – Squillace Mons. Vincenzo Bertolone, che ha proceduto al taglio del nastro e benedetto i nuovi locali : aule scolastiche per la scuola primaria e secondaria, laboratori di sartoria, musica, informatica ed anche una palestra.

All’iniziativa erano presenti il Vice Direttore dell’Istituto Emilia Boccagna, il personale di Polizia Penitenziaria ed i Funzionari Giuridico Pedagogici, i Magistrati di Sorveglianza di Catanzaro Laura Antonini e Angela Cerra, il Dirigente Scolastico del Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti Giancarlo Caroleo, il Direttore dell’Ufficio Detenuti e Trattamento del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Calabria Giuseppa Irrera e l’Ingegnere Rosario Focà dell’Ufficio Tecnico dello stesso Provveditorato.

Presenti, inoltre, una delegazione di Radicali Italiani, l’ex Consigliere Nazionale Emilio Enzo Quintieri, candidato Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti della Calabria e Valentina Anna Moretti, che nella mattinata, previa autorizzazione del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Francesco Basentini, hanno accompagnato una delegazione di Studenti di Giurisprudenza dell’Università della Calabria in visita all’Istituto Penitenziario di Catanzaro.

La mattinata si è conclusa con l’offerta di un buffet realizzato dal laboratorio di pasticceria gestito all’interno del carcere dai detenuti dell’Alta Sicurezza ed il finale dell’evento è stato allietato dalla musica dell’oboe di un detenuto.

Calabria, Elezione del Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti, lunedì la votazione in Consiglio


Mi auguro che, questa volta, non si rinvii ulteriormente l’elezione del Garante Regionale dei Diritti delle persone detenute o private della libertà personale, prevista per lunedì pomeriggio all’ottavo punto all’ordine del giorno del Consiglio Regionale della Calabria. Non è possibile che la Regione Calabria possa essere ancora priva di una Autorità non giurisdizionale preposta alla salvaguardia e promozione dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. Tra l’altro, contrariamente a tutte le altre Regioni d’Italia, non esistono neanche Garanti Comunali o Provinciali su tutto il territorio regionale, fatta eccezione per i Garanti nominati dai Comuni di Reggio Calabria e Crotone. Lo sostiene Emilio Enzo Quintieri, già Consigliere Nazionale di Radicali Italiani e candidato a Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti della Calabria il quale, nei prossimi giorni, in occasione delle festività pasquali, farà visita agli Istituti Penitenziari di Vibo Valentia, Paola, Rossano, Cosenza, Castrovillari e Locri, grazie all’autorizzazione concessagli dal Vice Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia Lina Di Domenico

Nella nostra Regione vi sono dodici Istituti per adulti in cui, a fronte di una capienza regolamentare di 2.734 posti, attualmente sono ristrette 2.882 persone (58 donne), dei quali 667 stranieri (prevalentemente rumeni, albanesi, ucraini, marocchini, tunisini e nigeriani) e 24 semiliberi. 600 sono in attesa di primo giudizio, 263 appellanti, 179 ricorrenti, 51 misti e 1.787 condannati definitivi. Per quanto riguarda il sistema penitenziario minorile – prosegue Quintieri – vi è un Istituto Penitenziario per i Minorenni (24 presenti di cui 15 giovani adulti), un Centro di Prima Accoglienza ed una Comunità Ministeriale per Minori a Catanzaro (9 presenti) ed una Comunità Ministeriale per Minori a Reggio Calabria (6 presenti). Vi sono altre 5 Comunità private per Minori in tutta la Regione (14 presenti).

Vi è, altresì, una sola Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (Rems) a Santa Sofia d’Epiro in Provincia di Cosenza, gestita dal Centro di Solidarietà “Il Delfino”, Società Cooperativa Sociale Onlus in collaborazione con l’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza, che ospita 21 persone, 9 dei quali in misura di sicurezza definitiva e 12 in misura di sicurezza provvisoria. Non è stata ancora attivata la Rems di Girifalco in Provincia di Catanzaro, nonostante da tempo, per tale struttura, siano stati elargiti oltre 6 milioni di euro dallo Stato. Per questo motivo, allo stato, 67 persone alle quali l’Autorità Giudiziaria ha applicato una misura di sicurezza personale, sono in “lista di attesa” per essere ricoverate causa l’indisponibilità di posto letto e ciò è gravissimo poiché si tratta di soggetti con gravi problemi psichiatrici, pericolosi per la sicurezza pubblica.

Tutte le strutture carcerarie calabresi sono sovraffollate (affollamento regionale del 109%): a Castrovillari sono ristretti 165 detenuti (22 donne e 49 stranieri) per una capienza di 122 posti (affollamento del 135,2%); a Cosenza 262 detenuti (60 stranieri) per 218 posti (affollamento del 120,2%); a Paola 218 detenuti (100 stranieri) per 182 posti (affollamento del 119,8%); a Rossano 301 detenuti (68 stranieri) per 263 posti (affollamento del 114,4%); a Catanzaro 674 detenuti (177 stranieri) per 683 posti (affollamento del 98,7%); a Crotone 125 detenuti (54 stranieri) per 109 posti (affollamento del 114,7%); a Laureana di Borrello 46 detenuti (14 stranieri) per 35 posti (affollamento del 131,4%); a Locri 99 detenuti (23 stranieri) per 89 posti (affollamento del 111,2%); a Palmi 72 detenuti (3 stranieri) per 138 posti (affollamento del 52,2%); a Reggio Calabria “Arghillà” 378 detenuti (58 stranieri) per 302 posti (affollamento del 125,2%); a Reggio Calabria “Panzera” 227 detenuti (36 donne e 14 stranieri) per 186 posti (affollamento del 122,0%) ed a Vibo Valentia 315 detenuti (47 stranieri) per 407 posti (affollamento del 77,4%).

Gravemente carente anche il personale del Corpo di Polizia Penitenziaria addetto alla vigilanza, alla osservazione, alla traduzione ed al piantonamento dei detenuti: a fronte di una pianta organica che prevede 1.991 unità, sono presenti in servizio solo 1.470 tra Agenti, Assistenti, Sovrintendenti, Ispettori e Commissari con un deficit di 521 unità. Non va meglio per quanto concerne i Funzionari Giuridico Pedagogici: nella pianta organica sono previsti 66 educatori ed invece ne sono in servizio appena 44.

Mancano pure i Dirigenti Penitenziari per alcuni Istituti – continua il candidato Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti – e qualcuno di loro, ormai da tempo, si occupa “in missione” di altri Istituti con tutto ciò che ne consegue in termini di gestione e conduzione degli stessi: ad esempio manca il Direttore alla Casa di Reclusione a Custodia Attenuata di Laureana di Borrello ed alla Casa di Reclusione di Rossano – che sono le due uniche Case di Reclusione in Calabria – Istituti importanti e complessi che necessitano di un Dirigente a tempo pieno per ottenere risultati concreti e non di una reggenza a singhiozzo ed a scavalco. Anche per cercare di risolvere tutti questi problemi occorre che il Consiglio Regionale della Calabria elegga subito il Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti.

Spero che, per la elezione del Garante Regionale, conclude l’ex Consigliere Nazionale di Radicali Italiani Emilio Enzo Quintieri, non si debba arrivare al terzo scrutinio ove occorre la maggioranza semplice dei Consiglieri Regionali assegnati. Infatti, in prima e seconda votazione, proprio per la importanza che riveste il Garante Regionale, per eleggerlo è necessaria la maggioranza qualificata dei due terzi dei membri del Consiglio.

Rossano, muore giovane detenuto. Ed il Consiglio Regionale rinvia l’elezione del Garante dei Detenuti


Muore a distanza di poche ore dal ricovero per una sospetta broncopolmonite. Ed ora i familiari di Andrea Cavalera, 41enne di Gallipoli, detenuto nella Casa di Reclusione di Rossano, chiedono verità e giustizia su un decesso a loro dire inspiegabile.

Il caso è finito all’attenzione dell’Avvocato Angelo Ninni che, nelle prossime ore, chiederà alla Procura della Repubblica di Castrovillari, competente sul territorio di Rossano, di eseguire l’autopsia sul corpo del 41enne dopo il sequestro delle cartelle cliniche.

La tragedia si è consumata nella giornata di ieri nel rapido volgere di poche ore. Intorno alle 10 del mattino Cavalera è stato trasportato in ambulanza presso l’ospedale di Rossano per difficoltà respiratorie acute. Alle 11.30 sarebbe emersa una broncopolmonite acuta.

Dopodiché sarebbero subentrate difficoltà respiratorie dell’85% per un’infezione ai polmoni. Alle 12 Cavalera è entrato in rianimazione da dove non sarebbe più uscito. In serata, poco dopo le 20.45, al suo difensore, Avvocato Ninni, è stato comunicato che Cavalera era morto. Tante le domande che aleggiano su questa tragedia. Come mai le condizioni di salute dell’uomo si sono aggravate così velocemente ? Possibile che i problemi di salute si siano manifestati in poche ore ?

Cavalera, dallo scorso mese di ottobre, si trovava detenuto nel Carcere di Rossano, dopo essere stato trasferito dall’Istituto Penitenziario di Lecce per motivi di sovraffollamento. Stava bene in salute. Solo un pò in sovrappeso. E il 17 febbraio, nel corso dell’ultimo colloquio con il suo Avvocato, Cavalera non aveva manifestato alcun problema particolare.

Tra l’altro il fine pena era molto vicino. Recluso nel reparto di media sicurezza doveva espiare un altro anno per detenzione d’arma e lesioni. Per il momento non è stata sporta alcuna denuncia. Ma i familiari di Cavalera non si capacitano per una morte tanto rapida quanto inattesa su cui, a breve, sarà chiamata a pronunciarsi la Magistratura.

Tutto ciò mentre il Consiglio Regionale della Calabria continua a non eleggere il Garante Regionale dei Diritti delle persone detenute o private della libertà personale, commenta Emilio Enzo Quintieri, già Consigliere Nazionale di Radicali Italiani e candidato Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti della Calabria.

Nei giorni scorsi, l’Assemblea Legislativa avrebbe dovuto eleggere il Garante Regionale ma il Presidente ed i Capigruppo Consiliari hanno deciso di rinviare ancora una volta. Evidentemente per loro, prosegue Quintieri, la tutela dei diritti umani fondamentali delle persone detenute o private della libertà personale non costituisce una priorità.