Revocata ab origine Sorveglianza Speciale a Quintieri, la Corte di Appello di Catanzaro boccia il Tribunale di Cosenza


C’è chi vince e c’è chi perde, chi resiste, impugna e non si arrende. La Giustizia è lenta, ma prima o poi arriva. Ringrazio la Sezione Misure di Prevenzione della Corte di Appello di Catanzaro, il Presidente Marco Petrini ed i Consiglieri Fabrizio Cosentino e Domenico Commodaro, per aver accolto la richiesta di revoca della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza impostami dal Tribunale di Cosenza, nonostante ormai cessata da tempo. Lo dice Emilio Enzo Quintieri, già Consigliere Nazionale di Radicali Italiani, candidato Garante Regionale dei Diritti dei Detenuti della Regione Calabria e prossimo alla laurea magistrale in Giurisprudenza. La Corte di Appello di Catanzaro, all’esito della Camera di Consiglio tenutasi il 20 febbraio, con Decreto n. 28/19 depositato oggi 7 marzo, si è pronunciata sul ricorso proposto da Quintieri, difeso dagli Avvocati Sabrina Mannarino e Carmine Curatolo del Foro di Paola, avverso il decreto del Tribunale di Cosenza del 31 gennaio 2018, con il quale è stata rigettata la richiesta di revoca della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per due anni, imposta dal medesimo Tribunale il 24 settembre 2014 ed eseguita dal 30 maggio 2015 al 30 maggio 2017.

Con la pronuncia del Tribunale di Cosenza, veniva respinta non solo la richiesta di revoca del Quintieri (01/03/2016) ma anche la proposta di aggravamento della Questura di Cosenza (13/05/2016) che chiedeva di prolungare la misura per il massimo del tempo (5 anni), aggravandola con l’obbligo di soggiorno in Cosenza, per l’insofferenza e il disinteresse con la quale veniva eseguita la misura essendo stati reiteratamente violati tutti i divieti e gli obblighi imposti. L’iter giudiziario è stato molto lungo e complesso con istanze, appelli e ricorsi in Cassazione ma Quintieri ed i suoi difensori non hanno mai mollato, anche dopo che la misura era stata tutta espiata, per ottenere l’annullamento di un provvedimento del tutto ingiusto ed illegittimo che, tra le altre cose, ha gravemente limitato la libertà personale per ben due anni. Il Tribunale di Cosenza, respingeva la richiesta di revoca, nonostante la Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione, su conforme richiesta della Procura Generale della Repubblica, con sentenza n. 39247/2017 del 16 maggio 2017, aveva accolto il ricorso proposto da Quintieri, annullando con rinvio i provvedimenti emessi dal Tribunale cosentino, all’epoca presieduto dal Giudice Enrico Di Dedda, trasferito da tempo alla Sezione Civile del Tribunale di Campobasso.

Secondo i giudici cosentini la revoca della misura per la originaria insussistenza dei presupposti legittimanti la sua applicazione doveva essere rigettata perché fondata sui carichi pendenti e sulle condanne e su una disamina della personalità incline al conflitto interpersonale e perché l’assoluzione del Quintieri nell’operazione antidroga “Scacco Matto” era stata pronunciata dal Tribunale di Paola con formula dubitativa per la ritrattazione dei testimoni mentre la revoca subordinata per la sopraggiunta cessazione dei presupposti non poteva essere più concessa perché ormai già cessata, prima della pronuncia del provvedimento. La Corte di Appello di Catanzaro ha accolto tutti i motivi di impugnazione presentati, bocciando le determinazioni assunte dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Cosenza nel 2018 presieduta dal Giudice Claudia Pingitore. “La perdita di efficacia della misura nel corso della procedura non esime il Giudice della prevenzione – in mancanza di espressa rinuncia alla trattazione da parte del ricorrente – dello stabilire se la misura di prevenzione trovasse solido fondamento negli elementi di causa e la valutazione dell’istanza difensiva finisce pertanto con il coincidere sotto entrambi gli aspetti temporali di validità dell’obbligo di prevenzione imposto a Quintieri, la cui posizione va pertanto valutata nella sua interezza” scrive nel decreto il Presidente della Corte catanzarese Petrini ed il Consigliere relatore Cosentino. “Anche la più recente vicenda giudiziaria (denominata localmente op. Scacco Matto) si è conclusa con un provvedimento dibattimentale definitivo favorevole per il ricorrente, assolto con formula perché il fatto non sussiste. Scolorano, in tale nuovo quadro della presunta pericolosità di Quintieri, le frequentazioni, che da sole e non meglio circostanziate, e anch’esse singolarmente contestate dalla difesa (molti soggetti in realtà incensurati o gravati da precedenti lontani nel tempo, che il giovane Quintieri non poteva conoscere) non possono fondare un giudizio oltre il mero sospetto di un abituale dedizione del proposto a traffici delittuosi.”

Inoltre, la Corte di Appello di Catanzaro, “quanto infine alla mancanza di attività lavorativa, di per sé la stessa non è indice di uno stile di vita irregolare, avendo oltretutto la difesa esposto come Quintieri sia uno studente universitario, allegando le dichiarazioni reddituali ISEE della famiglia intervenute negli anni, mostratasi in grado di mantenerlo agli studi. Infine, il rigetto della proposta di aggravamento, da parte del medesimo giudice cosentino, rafforza il convincimento che la misura adottata nei confronti di Quintieri fosse già ab origine dotata di insufficiente fondamento.” Infine, quanto all’assoluzione del Quintieri ritenuta “dubitativa” dal Tribunale di Cosenza, il Collegio giudicante catanzarese, ha stabilito che “né può essere concesso rilevare che l’assoluzione per il principale procedimento penale affrontato dall’imputato sia basata su esiti di testimonianze sospettate di falsità o reticenza in quanto in contrasto con le dichiarazioni predibattimentali, e per l’aver il collegio rimesso gli atti al PM: non vale inferire attraverso tale via la commissione della condotta esclusa. Per questi motivi, in accoglimento del ricorso, revoca la misura di prevenzione imposta a Quintieri Emilio Enzo.” Nel corso della misura, che ho sistematicamente violato, sono stato ripetutamente denunciato dai Carabinieri e dalla Polizia di Stato, conclude l’ormai ex “sorvegliato speciale” Quintieri. La maggior parte dei Procedimenti sono stati archiviati dal Gip del Tribunale di Cosenza ed altri sono in corso di dibattimento presso il Tribunale di Cosenza. Per altri ancora vi è stata condanna in primo grado ed ho proposto appello. Ora, con la revoca ex tunc disposta dalla Corte di Appello, tutte quelle denunce sono diventate “carta straccia” perché divieti ed obblighi impostimi erano illegittimi e non ero dunque tenuto a rispettarli.

Carceri, Morì suicida nel Carcere di Castrovillari. Domani la requisitoria del Pm contro i colleghi della Poliziotta Penitenziaria Fabrizia Germanese


carcere-castrovillariE’ quasi giunto alla fine il processo di primo grado sulla misteriosa morte di Fabrizia Germanese, 44 anni, originaria di Malito (Cosenza), nubile, Vice Sovrintendente della Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale di Cosenza, avvenuta presso il Carcere di Castrovillari ove era detenuta da due giorni, in attesa di giudizio, essendo stata tratta in arresto dagli Agenti della Squadra Mobile della Questura di Cosenza per traffico di sostanze stupefacenti (nel bagagliaio della sua auto trovarono un borsone con nove chili di eroina, provenienti dall’Albania).

Per la sua morte, sono state rinviate a giudizio dinanzi al Tribunale di Castrovillari tre sue colleghe con l’accusa di concorso in omicidio colposo per violazione dell’obbligo di sorveglianza a vista. Si tratta di Rosa Ruberto, 52 anni, Nadia Bortolotta, 26 anni e Mimma Lauria, 41 anni, tutte e tre di Castrovillari. Entrambe, inizialmente, erano state indagate dal Pm di turno della locale Procura della Repubblica Dott. Baldo Pisani anche per istigazione ed aiuto al suicidio.

Avrebbero violato non solo di sorvegliare a vista la loro collega come ordinato dal Comandante di Reparto ma anche di ritirargli i lacci delle scarpe con i quali, poi, si è impiccata all’interno del bagno della cella. Gli Agenti della Polizia Penitenziaria sono difesi dagli Avvocati Roberto Laghi, Gennaro La Vitola, Michele Donadio ed Antonio Bonifati.

Secondo gli imputati, ascoltati subito dopo la scoperta del cadavere, la Germanese si era impiccata da pochi minuti poiché l’avevano tenuta costantemente sotto controllo mentre dall’esame autoptico eseguito dai Medici legali nominati dal Pm Dottori Roberto De Stefano e Raffaele Mauro, è emerso che la detenuta era deceduta almeno due ore prima che gli addetti alla sorveglianza se ne accorgessero.

Il procedimento penale si basa soprattutto sugli orari, le intercettazioni telefoniche, l’organico e l’organizzazione dei servizi, poiché risultarono vani tutti i tentativi di strappare la Germanese alla morte. Anche secondo il Direttore del Carcere Filiberto Benevento, in quei giorni in missione presso la Casa Circondariale di Castrovillari per sostituire il suo collega pari grado Fedele Rizzo, ascoltato in aula come persona informata sui fatti, le possibili concause del suicidio della Vice Sovrintendente Germanese che aveva uno stato di servizio “immacolato” erano dovute, probabilmente, al personale ridotto in servizio ed al troppo lavoro.

Domani dovrebbe tenersi la requisitoria del Pubblico Ministero Dott.ssa Maria Sofia Cozza nonché della parte civile costituita rappresentata dall’Avvocato Ornella Nucci del Foro di Cosenza. Poi toccherà al Giudice Monocratico Dott.ssa Loredana De Franco emettere il verdetto finale.

CC CastrovillariLa poliziotta penitenziaria suicidatasi era una tipa “tosta”. Faceva parte, infatti, del G.O.M., il Gruppo Operativo Mobile della Polizia Penitenziaria che si occupa, tra l’altro, della gestione dei detenuti sottoposti al regime del 41 bis e dei Collaboratori di Giustizia. Circa 6 mesi prima del tragico evento, la Germanese, aveva prestato servizio “in missione” proprio presso la Casa Circondariale di Castrovillari. Prima di togliersi la vita, raccontò al Gip di Cosenza, Dott. Livio Cristofano, assistita dal suo legale, l’avv. Francesco Cribari, tutta la verità su quell’illecito tesoro che custodiva nella sua auto.

«Non sapevo nulla di quella droga, almeno fino a poche ore dall’arrivo della Mobile. Quel borsone l’ho portato dall’Albania. È stato un amico del mio uomo ad affidarmelo. Avrei dovuto consegnarlo a suo fratello, ad Altamura. Ma io il destinatario non l’ho trovato e così, dopo un’attesa vana, ho pensato di portarmelo dietro, rinviando la consegna. Tanto a Tirana vado spesso in vacanza. Da due anni sono fidanzata con questa persona. L’ultima volta sono andata con la mia auto. Ma lui non volle farmi notare in giro alla guida d’una macchina: mi disse solo che andava contro la loro religione. E così, la vettura è rimasta chiusa in garage. Tornando al borsone, appena giunta a casa a Malito, l’ho tirato fuori dall’auto e l’ho salito in casa. Finalmente, il destinatario si è fatto vivo ed ha cominciato a telefonarmi. Voleva che glielo portassi subito. Io ho provato a spiegargli che sarei dovuta risalire molto presto per tornare a lavoro, ma lui insisteva. Una tenacia che mi ha insospettito. Così ho deciso di dare un’occhiata al contenuto ed ho scoperto la droga. Mi sono spaventata, non ho avuto la lucidità necessaria per riflettere sul da farsi».

Sulla vicenda, nella scorsa legislatura, venne presentata una Interrogazione Parlamentare (la nr. 5/06729 – ex 4/14504) al Governo da parte dei Deputati Radicali Rita Bernardini, Marco Beltrandi, Maria Antonietta Farina Coscioni, Maurizio Turco, Matteo Mecacci ed Elisabetta Zamparutti, alla quale rispose in Commissione Giustizia a Palazzo Montecitorio il Sottosegretario di Stato Salvatore Mazzamuto.