Suicidio “sospetto” nel penitenziario di Paola, il detenuto morto stava per tornare libero


Casa Circondariale 2Linea d’ombra sul decesso di un detenuto straniero nel carcere calabrese di Paola. Il ristretto si chiamava Youssef Mouchine, aveva 30 anni e gli restavano pochissimi giorni per essere scarcerato e tornare in libertà. Si sarebbe suicidato nella notte tra il 23 ed 24 ottobre. La famiglia che vive in Marocco è stata avvisata della sua morte dopo diversi giorni. Youssef era stato già sepolto presso il cimitero del comune di Paola, col nulla osta del pm Anna Chiara Fasano.
Il pm, oltre ad aver disposto l’autopsia e l’acquisizione di atti e filmati delle telecamere di sorveglianza, ha chiesto alla direzione del carcere di sapere se il detenuto aveva familiari e parenti o altre persone con le quali era in contatto, eventualmente anche per informarli della possibilità di nominare un proprio consulente di parte per partecipare alle operazioni autoptiche e per la restituzione della salma. Invece, e non si capisce il perché, pare che il carcere abbia risposto negativamente chiedendo contestualmente all’autorità giudiziaria il nulla osta per il seppellimento a spese dell’amministrazione.
L’esponente dei Radicali Italiani Emilio Quintieri che ha denunciato questa oscura vicenda spiega che “la salma, come prevede l’Ordinamento penitenziario, avrebbe dovuto essere messa immediatamente a disposizione dei congiunti e solo qualora alla sepoltura non volessero provvedere i predetti, l’amministrazione doveva farsene integralmente carico”.

Per tale motivo, Larbi Mouchine, padre di Youssef, sempre su consiglio del radicale Quintieri, ha nominato l’avvocato Manuela Gasparri del Foro di Paola, conferendole espressamente mandato di rivolgersi alla procura della Repubblica di Paola, perché sia fatta piena luce sulla morte del figlio, non riuscendo a credere che si tratti di suicidio atteso che il fine pena era imminente e lui voleva tornare in Marocco per sposarsi ed anche perché durante le pochissime telefonate intercorse questi aveva lamentato di essere ripetutamente maltrattato, di essere messo in isolamento in cella liscia e costretto a dormire sul pavimento a causa delle sue rimostranze poiché non gli veniva consentito di corrispondere telefonicamente con la famiglia.
Nella mattinata di giovedì scorso, la cugina di Youssef, Zaineb Belaaouej, accompagnata dagli avvocati Manuela Gasparri e Carmine Curatolo, si è recata presso la procura della Repubblica di Paola per parlare con il pm Fasano, raccontandole i fatti di sua conoscenza. Nei prossimi giorni, invieranno una dettagliata memoria scritta alla Procura, con la quale sporgeranno denuncia contro l’Amministrazione penitenziaria e la citeranno in giudizio per non aver tutelato la incolumità del loro congiunto, avendone l’obbligo.
Tra l’altro – denuncia il radicale Emilio Quintieri – la direzione della Casa circondariale di Paola, non ha risposto al Consolato generale del Regno del Marocco di Palermo, competente anche per la Regione Calabria, il quale il 31 ottobre ha chiesto notizie sulla morte del proprio connazionale. I familiari chiederanno aiuto al Re Mohammed VI, al ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione del Regno del Marocco.

Ahmed Berraou, il responsabile del Dipartimento Politiche dell’Immigrazione della Cgil di Cosenza e capo della locale comunità marocchina, dopo aver appreso della misteriosa morte del suo conterraneo, commenta: “Esprimo a nome mio personale tutto il mio sdegno per la morte del giovane Youssef Mouchine avvenuta, nelle scorse settimane, nella casa circondariale di Paola. È assolutamente necessario che si faccia chiarezza anche perché non è la prima volta che accadono fatti del genere”.
Berraou prosegue con una denuncia: “La direzione del carcere, nei mesi scorsi, ha proceduto a revocare l’autorizzazione accordata alla mediatrice culturale Shyama Bokkory asserendo, falsamente, che non vi erano più detenuti extracomunitari nell’Istituto”. Il capo locale della comunità marocchina infine conclude con una serie di domande: “Per quale motivo non è stata avvisata tempestivamente la famiglia di Mouchine del suo decesso?
Per quale motivo, nonostante la richiesta della famiglia di voler restituito il cadavere per il funerale secondo il tradizionale rito islamico, hanno proceduto alla sepoltura in un cimitero cristiano? Per quale motivo non hanno riscontrato la richiesta pervenuta dal Consolato generale del Marocco di Palermo che chiedeva informazioni sulla morte di Mouchine ? Non è possibile che in uno Stato civile come l’Italia possano esserci delle Carceri gestite in questo modo”.
Non è nuovo un caso del genere nel carcere di Paola. Sempre quest’anno, un detenuto che si chiamava Maurilio Pio Morabito, in carcere per spaccio di stupefacenti, si sarebbe suicidato nell’aprile scorso nella sua cella, dopo aver trascorso un periodo di isolamento in una cella liscia. Il suo fine pena era imminente. Maurilio sarebbe uscito dal carcere il 30 giugno. Aveva anche scritto una lettera indirizzata ai familiari e al suo avvocato con queste inquietanti e profetiche parole: “Se dovesse accadere un mio eventuale decesso, facendo il tentativo di farlo passare per un suicidio, non è così in quanto amo troppo la vita e il mio fine pena è imminente, 30 giugno. Ovvio che l’agente che fa la notte sa”. Anche in questo caso ci sono delle nubi a cui l’autorità giudiziaria dovrà dare una risposta chiara.

Damiano Aliprandi

Il Dubbio, 11 Novembre 2016

 

Berraou (Cgil Cosenza), “Grave quanto accaduto nel Carcere di Paola. Si faccia subito chiarezza”


berraou-ahmedEsprimo a nome mio personale, del Dipartimento Politiche Immigrazione della Cgil di Cosenza e della Comunità Marocchina, tutto il mio sdegno per la morte del giovane Youssef Mouchine avvenuta, nelle scorse settimane, nella Casa Circondariale di Paola. E’ assolutamente necessario che si faccia chiarezza anche perché non è la prima volta che accadono fatti del genere. Lo dice Ahmed Berraou, Responsabile del Dipartimento Politiche dell’Immigrazione della Confederazione Generale Italiana del Lavoro di Cosenza e Capo della locale Comunità Marocchina, dopo aver appreso della misteriosa morte del suo conterraneo.

Sappiamo che da tempo il Carcere di Paola, ove ci sono tantissimi detenuti stranieri, molti dei quali arabi, è privo di Mediatori Culturali e che tale situazione è stata, più volte, denunciata dai Radicali Italiani e dall’Associazione Alone Cosenza Onlus alle Autorità Penitenziarie competenti ma non è stato preso alcun provvedimento. Inoltre, prosegue Berraou, la Direzione del Carcere, nei mesi scorsi, ha proceduto a revocare l’autorizzazione accordata alla Mediatrice Culturale Shyama Bokkory asserendo, falsamente, che non vi erano più detenuti extracomunitari nell’Istituto.

Per quale motivo non è stata avvisata tempestivamente la famiglia di Mouchine del suo decesso ? Per quale motivo, nonostante la richiesta della famiglia di voler restituito il cadavere per il funerale secondo il tradizionale rito islamico, hanno proceduto alla sepoltura in un cimitero cristiano ? Per quale motivo non hanno riscontrato la richiesta pervenuta dal Consolato Generale del Marocco di Palermo che chiedeva informazioni sulla morte di Mouchine ? Non è possibile che in uno Stato civile come l’Italia possano esserci delle Carceri gestite in questo modo. Chiediamo, dunque, che si faccia chiarezza e che i responsabili di tali fatti siano subito puniti e rimossi. Se non ci saranno immediati sviluppi su questa gravissima vicenda, come Comunità Marocchina, conclude Ahmed Berraou, insieme ai Radicali ed all’Associazione Alone Cosenza Onlus, organizzeremo un presidio nonviolento dinanzi al Carcere di Paola.

Giallo sul decesso del detenuto marocchino Youssef Mouchine morto in Carcere a Paola


Palazzo di Giustizia di PaolaChiederò subito al Ministero della Giustizia di disporre una ispezione ministeriale presso la Casa Circondariale di Paola in ordine all’incredibile vicenda verificatasi col decesso del giovane detenuto marocchino. Lo dichiara Emilio Enzo Quintieri, esponente dei Radicali Italiani, stigmatizzando pesantemente l’operato della locale Amministrazione Penitenziaria, annunciando anche che farà presentare una Interrogazione Parlamentare ai Ministri della Giustizia On. Andrea Orlando e degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale On. Paolo Gentiloni.

Nei giorni scorsi, l’esponente radicale, che aveva già protestato e chiesto spiegazioni al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria unitamente a Shyama Bokkory, Presidente dell’Associazione Alone Cosenza Onlus, è stato rintracciato dai familiari del giovane marocchino morto nel Carcere di Paola. Lo straniero si chiamava Youssef Mouchine, aveva 30 anni ed era stato arrestato lo scorso mese di marzo dai Carabinieri a Lamezia Terme per espiare una pena di 11 mesi per reati comuni (furti ed altro). Da alcuni anni era residente nel Comune di Marostica in Provincia di Vicenza ove era agli arresti domiciliari e dove abitano anche i suoi parenti mentre i genitori vivono ad Ain Sebaa Casablanca in Marocco. Gli restava pochissimo, 15 giorni, per essere scarcerato e tornare in libertà ma, stranamente, è deceduto nella notte tra il 23 ed 24 ottobre. La famiglia che vive in Marocco, che ogni tanto Youssef chiamava quando glielo permettevano, è stata resa edotta della morte solo il 27 ottobre, dopo diversi giorni dalla sua morte, violando precise disposizioni dell’Ordinamento Penitenziario e del Regolamento di Esecuzione che stabiliscono che in caso di decesso di un detenuto debba essere data immediata notizia ai congiunti con il mezzo più rapido e con le modalità più opportune. Al papà gli è stato detto da una interprete araba, chiamata dalla Casa Circondariale, che il figlio era morto perché aveva inalato del gas da una bomboletta avvolgendosi la testa con un sacchetto di plastica. L’interprete, inoltre, chiedeva al Mouchine, se voleva che del funerale se ne occupasse l’Amministrazione Penitenziaria. Questi in risposta gli riferiva, espressamente, che la famiglia desiderava occuparsi del funerale per cui chiedeva di conoscere la procedura per la restituzione della salma. Alchè l’interprete gli comunicava che per ogni altra notizia in merito avrebbe dovuto rivolgersi al Consolato Generale del Regno del Marocco di Roma.

I familiari, oltre a cercare di contattare subito l’Autorità Consolare, inviavano subito un amico, italiano, presso il Carcere di Paola al fin di appurare se, realmente, il loro figlio fosse deceduto perché pensavano che fosse uno scherzo. A questi veniva riferito che il Mouchine era deceduto il 26 ottobre cioè il giorno prima della telefonata, cosa non vera. Una serie di bugie, una dietro l’altra. Infatti, già al momento della telefonata da parte dell’interprete, il Mouchine era stato già sepolto presso il Cimitero del Comune di Paola, col nulla osta della Procura della Repubblica di Paola in persona del Pubblico Ministero Dott.ssa Anna Chiara Fasano, dopo gli accertamenti necroscopici eseguiti da un Medico legale che fra 60 giorni dovrebbe depositare la relazione peritale.

Youssef MouchineC’è da dire che il Pubblico Ministero, oltre ad aver disposto l’autopsia e l’acquisizione di atti e filmati delle telecamere di sorveglianza, ha chiesto alla Direzione del Carcere di conoscere se il detenuto aveva familiari e parenti o altre persone con le quali era in contatto, eventualmente anche per informarli della possibilità di nominare un proprio consulente di parte per partecipare alle operazioni autoptiche e per la restituzione della salma. Invece, e non si capisce il perché, pare che il Carcere abbia risposto negativamente chiedendo contestualmente all’Autorità Giudiziaria il nulla osta per il seppellimento a spese dell’Amministrazione. Diversamente, la salma, come prevede l’Ordinamento Penitenziario, avrebbe dovuto essere messa immediatamente a disposizione dei congiunti e solo qualora alla sepoltura non volessero provvedere i predetti, l’Amministrazione doveva farsene integralmente carico.

Per tale motivo, Larbi Mouchine, padre di Youssef, su consiglio del radicale Quintieri, ha nominato l’Avvocato Manuela Gasparri del Foro di Paola, conferendole espressamente mandato di rivolgersi alla Procura della Repubblica di Paola, perché sia fatta piena luce sulla morte del figlio, non riuscendo a credere che si tratti di suicidio atteso che il fine pena era imminente e lui voleva tornare in Marocco per sposarsi ed anche perché durante le pochissime telefonate intercorse questi aveva lamentato di essere ripetutamente maltrattato, di essere messo in isolamento in cella liscia e costretto a dormire sul pavimento a causa delle sue rimostranze poiché non gli veniva consentito di corrispondere telefonicamente con la famiglia.

Nella mattinata odierna, la cugina di Youssef, Zaineb Belaaouej, accompagnata dagli Avvocati Manuela Gasparri e Carmine Curatolo del Foro di Paola, si è recata presso la Procura della Repubblica di Paola ove ha avuto un colloquio con il Pubblico Ministero Dott.ssa Fasano, raccontandole tutti i fatti di sua conoscenza. Nei prossimi giorni, si procederà ad inviare una dettagliata memoria scritta all’Ufficio di Procura nonché a sporgere denuncia contro l’Amministrazione Penitenziaria ed a citarla in giudizio per non aver tutelato la incolumità del loro congiunto, avendone l’obbligo.

Tra l’altro, la Direzione della Casa Circondariale di Paola, non ha nemmeno risposto al Consolato Generale del Regno del Marocco di Palermo, competente anche per la Regione Calabria, il quale il 31 ottobre ha chiesto notizie sulla morte del proprio connazionale. I familiari chiederanno aiuto al Re Mohammed VI ed al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione del Regno del Marocco Salaheddine Mezouar.

Emilio Enzo Quintieri

Detenuto muore in Carcere a Paola. Notizia tenuta nascosta, Radicali protestano col Dap


 

Casa Circondariale di PaolaUn giovane detenuto, di nazionalità straniera, con problemi di tossicodipendenza ed al quale restava da espiare circa un mese di reclusione, nei giorni scorsi, è stato trovato morto all’interno della sua cella nella Casa Circondariale di Paola. Al momento non è dato capire se si tratti di un suicidio oppure di un incidente visto che l’evento critico sarebbe stato causato dalla inalazione del gas della bomboletta, del tipo consentito di cui i detenuti sono in legittimo possesso per riscaldare cibi e bevande. Pare, inoltre, che la Procura della Repubblica di Paola abbia disposto l’esame autoptico per accertare le cause del decesso. Lo dichiara Emilio Enzo Quintieri, esponente dei Radicali Italiani ed attivista per i diritti dei detenuti. Non ci sono notizie ufficiali e nessuno ha diffuso la notizia del tragico evento ma nonostante tutto, tramite i nostri informatori, siamo riusciti a venirne a conoscenza. E non è la prima volta che accade che si cerchi di nascondere decessi o altri “eventi critici” nella Casa Circondariale di Paola. Infatti ci sono stati altri gravi atti autolesivi anche con tentativi di suicidio nonché casi di aggressione al personale dell’Amministrazione Penitenziaria che non sono state rivelate all’esterno, contrariamente a quanto avviene in altri Penitenziari.

Viene ripetutamente violato – prosegue l’esponente radicale – un provvedimento del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del 18/10/2011, trasmesso con Circolare n. 397498 del 21/10/2011, col quale si stabilisce che “Per garantire una trasparente e corretta informazione dei fenomeni inseriti nell’applicativo degli “eventi critici” le principali notizie d’interesse saranno, inoltre trasmesse al Direttore dell’Ufficio Stampa e Relazioni Esterne per le attività di informazione e comunicazione agli organi di stampa e la eventuale diffusione mediante i canali di comunicazione di cui dispone il Dap (rivista istituzionale, newsletter, siti istituzionali).” Non è più tollerabile che venga nascosto quanto avviene all’interno degli Istituti Penitenziari. Ho sentito l’Ufficio Stampa e Relazioni Esterne del Dap e non sapevano nulla. Ho sentito anche la Sala Situazioni dell’Ufficio per l’Attività Ispettiva e per il Controllo ma mi hanno detto che, telefonicamente, non davano queste notizie, pretendendo una formale richiesta scritta alla quale, per il momento, non è stata data risposta. Nemmeno all’Osservatorio Permanente per le Morti in Carcere sapevano nulla. L’ultimo decesso inserito nell’elenco riguarda il suicidio del detenuto El Magharpil Said, 47 anni, avvenuto il 22 ottobre scorso nella Casa di Reclusione di Padova. Senza il decesso verificatosi a Paola, continua Quintieri, nelle Carceri italiane in questi mesi del 2016 sono morte 81 persone detenute, 29 delle quali per suicidio, mentre dal 2000 ad oggi sono 2.575 i detenuti “morti di carcere”, 917 dei quali si sono tolti la vita. Una strage che non fa notizia e che non interessa a nessuno !

A protestare e chiedere spiegazioni in ordine al decesso del detenuto straniero anche Shyama Bokkory, Presidente dell’Associazione Alone Cosenza Onlus che si occupa della tutela dei diritti degli stranieri, già Mediatrice interculturale e linguistica presso la Casa Circondariale di Paola, attività di volontariato stranamente fatta cessare dal Direttore Caterina Arrotta perché non vi erano più stranieri quando invece il Carcere di Paola è uno dei pochi in cui la presenza dei detenuti extracomunitari è particolarmente rilevante (83 su 210). La Bokkory ha scritto al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ed al Provveditorato Regionale della Calabria nonché all’Ufficio di Sorveglianza presso il Tribunale di Cosenza.

Nelle ultime visite dei Radicali al Carcere di Paola, tenutesi il 16 luglio ed il 24 settembre, era stata riscontrata e denunciata alle Autorità competenti, tra le altre cose, l’assenza del Mediatore culturale per gli stranieri, la mancata attivazione nell’Istituto della “sorveglianza dinamica”, la carenza degli Educatori ed il mancato accesso e visita del Provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria.

Nei giorni scorsi, il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo con nota Prot. n. 346188 del 20/10/2016, in risposta alla relazione inviatagli dai Radicali all’esito della visita presso la Casa Circondariale di Paola, ha trasmesso la direttiva impartita alle articolazioni competenti con la quale ha chiesto di relazionare in merito alle criticità rilevate durante la visita e agli interventi all’uopo adottati.

La direttiva del Capo Dipartimento Prot. n. 346169 del 20/10/2016 è stata inviata alla Direzione Generale del Personale e delle Risorse del Dap, al Provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per la Calabria di Catanzaro ed al Direttore della Casa Circondariale di Paola.

Consolo ha chiesto che gli vengano riferite notizie riguardo al “perdurare dell’assenza del “mediatore culturale”, nonostante all’esito della precedente visita del 16/7/2016 la Direzione dell’Istituto de quo avesse dato rassicurazione circa l’adozione di apposite iniziative, anche mediante le associazioni e gli enti presenti sul territorio tirreno, al fine di individuare una idonea figura professionale; avvio delle opportune verifiche volte a favorire l’eventuale applicazione del modello operativo della c.d. “sorveglianza dinamica”, anche tramite il ricorso, con progetti specifici, ai finanziamenti della Cassa delle Ammende; carenza di personale appartenente alla qualifica professionale di Funzionario giuridico pedagogico, atteso che si asserisce che risultino in servizio solo n. 2 educatori, a fronte di una previsione organica di n. 6 unità totali (con conseguente opportunità di mobilità intra-distrettuale o inter-distrettuale finalizzata ad una progressiva soluzione della problematica) e sugli asseriti mancati accessi e ispezioni da parte del Provveditore, sia nell’Istituto di Paola che in altri Penitenziari calabresi”.

Detenuto suicida nel Carcere di Paola, l’On Bruno Bossio interroga il Ministro Orlando


On. Enza Bruno Bossio - PDNei giorni scorsi, il caso del detenuto Maurilio Pio Morabito, 46 anni, di Reggio Calabria, morto suicida in una cella del Reparto di Isolamento della Casa Circondariale di Paola, in Provincia di Cosenza, lo scorso 29 aprile 2016, intorno all’una di notte, è finito sulla scrivania del Ministro della Giustizia Onorevole Andrea Orlando grazie ad una circostanziata Interrogazione Parlamentare, con richiesta di risposta scritta, presentata dall’Onorevole Enza Bruno Bossio, Deputata del Partito Democratico e membro della Commissione Bicamerale Antimafia.

Il Morabito, che aveva avuto problemi di tossicodipendenza, da circa un mese, dopo essere stato trasferito dalla Casa Circondariale “Arghillà” di Reggio Calabria, si trovava ristretto presso la Casa Circondariale di Paola, dovendo espiare una pena detentiva di 4 mesi di reclusione. Il suo fine pena era previsto per il prossimo 30 giugno.

L’Onorevole Bruno Bossio, grazie anche alle informazioni acquisite dalla visita ispettiva effettuata da una Delegazione dei Radicali Italiani guidata dal radicale Emilio Enzo Quintieri, effettuata nei giorni successivi al decesso del Morabito, ha riferito che quest’ultimo avrebbe posto in essere il gesto autosoppressivo mediante impiccagione, utilizzando una coperta, che è stata annodata a forma di cappio alla grata della finestra della cella, nel reparto di isolamento, del predetto Istituto Penitenziario che, all’epoca dei fatti, ospitava 182 persone detenute a fronte di altrettanti posti detentivi.

Nell’ambito della visita ispettiva, la Delegazione Radicale, aveva potuto verificare che la cella n. 9 in cui si è impiccato il Morabito era “liscia” cioè priva dell’arredo ministeriale, sporca e maleodorante e che il citato detenuto non era stato sottoposto a “sorveglianza a vista” nonostante, già in altre occasioni, avesse manifestato propositi suicidiari e compiuto vari atti autolesionistici, nonché distrutto due celle, una delle quali mediante l’incendio di un materasso posta nel primo reparto detentivo e l’altra nel reparto di isolamento dirimpetto alla cella in cui si è impiccato.

Sul decesso del Morabito, la Procura della Repubblica di Paola, a seguito della denuncia dei familiari, ha aperto un Procedimento Penale, al momento nei confronti di ignoti, per il delitto di istigazione o aiuto al suicidio previsto e punito dall’Art. 580 del Codice Penale al fine di appurare le cause, le circostanze e le modalità del decesso. Infine, la predetta Autorità Giudiziaria, oltre ad aver disposto l’acquisizione dei filmati delle telecamere di sorveglianza presenti nel reparto detentivo, ha anche ordinato l’esame autoptico sulla salma del Morabito, effettuato lo scorso 7 maggio presso l’Ospedale Riuniti di Reggio Calabria dal Dottore Mario Matarazzo che dovrà concludere la relazione peritale nelle prossime settimane.

Nell’Interrogazione (atto n. 4-13360 del 07/06/2016, Seduta n. 633 della Camera dei Deputati) sono stati richiamati, oltre al suicidio di Morabito, gli altri 12 suicidi e le altre 21 morti per malattia, assistenza sanitaria disastrata, overdose o per cause ancora da accertare, avvenuti dall’inizio del 2016, negli Istituti Penitenziari italiani. Dal 2000 ad oggi, i “morti di carcere” sono stati 2.527, 900 dei quali per suicidio. La maggior parte dei suicidi che avvengono negli stabilimenti penitenziari – ha denunciato con forza la Deputata calabrese – si è verificata nei reparti di isolamento e, ancor di più, nelle “celle lisce”, cioè completamente vuote, (come quella in cui il Morabito è stato collocato, per diversi giorni, in condizioni al limite della tollerabilità, nella Casa Circondariale di Paola) nonostante, da tempo, tali pratiche (collocazione dei detenuti in isolamento ed in celle lisce), secondo gli esperti, siano ritenute “assolutamente controproducenti” poiché pur togliendo dalla cella tutto ciò che potrebbe essere usato dai detenuti per suicidarsi, il modo di farlo lo trovano lo stesso.

In tanti Istituti Penitenziari – come proprio la stessa Onorevole Bruno Bossio ha già avuto modo di denunciare al Governo – con altra Interrogazione a risposta in Commissione Giustizia, rimasta inevasa, a seguito della visita ispettiva alla Casa di Reclusione di Rossano e, direttamente, al Dott. Santi Consolo, Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria durante la sua audizione presso la Commissione Bicamerale Antimafia – l’utilizzo del reparto e dell’istituto dell’isolamento in modo difforme dalla normativa vigente in materia e cioè all’infuori dei casi stabiliti dall’Art. 33 dell’Ordinamento Penitenziario (motivi giudiziari, sanitari o disciplinari).

Ministro Orlando (2)Ha richiamato anche il fatto che il detenuto Morabito avesse, più volte, chiesto con delle missive, di essere trasferito in un Istituto Penitenziario dotato di una “Sezione Protetta” poiché aveva fondato timore di essere vittima di aggressioni, avendo ricevuto minacce di morte conseguenti a non meglio precisati fatti occorsi quando era ristretto presso la Casa Circondariale Arghillà di Reggio Calabria. Inoltre, stando a quanto riferito dai familiari del detenuto morto suicida, sarebbero state numerose le richieste di colloquio fatte anche al Direttore della Casa Circondariale di Paola e mai tenute in considerazione dallo stesso, in violazione di quanto prescrive l’Art. 75 c. 1 dell’Ordinamento Penitenziario.

Pertanto, l’Onorevole Enza Bruno Bossio, ha chiesto al Ministro della Giustizia Onorevole Andrea Orlando, di conoscere : a) se e di quali informazioni disponga in ordine ai fatti rappresentati, anche con riferimento ai casi specifici segnalati e se questi corrispondano al vero; b) se non ritenga, in via cautelativa, di assumere le iniziative, per quanto di competenza, nel rispetto dell’attività della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Paola, volte ad avviare una indagine amministrativa interna al fine di chiarire la causa, le circostanze e le modalità del decesso del detenuto Morabito ed appurare se nei confronti dello stesso siano state messe in atto tutte le misure di sorveglianza custodiale e sanitaria, previste e necessarie, e quindi se non vi siano responsabilità disciplinarmente rilevanti in capo al personale dell’Amministrazione Penitenziaria ; c) quali siano le motivazioni che hanno condotto all’improvviso trasferimento del Morabito dalla Casa Circondariale di Arghillà di Reggio Calabria alla Casa Circondariale di Paola chiarendo, altresì, per quali ragioni, il predetto detenuto non sia stato trasferito, sin da subito o comunque dopo le sue richieste, presso altro Istituto Penitenziario dotato di reparti “protetti” visto che era stato gravemente minacciato ed aveva fondato timore di essere aggredito invece di essere tenuto a giudizio dell’interrogante, impropriamente, nel reparto di isolamento della Casa Circondariale di Paola; d) se e quali problemi di salute presentava il detenuto Morabito all’atto della visita obbligatoria di primo ingresso presso la Casa Circondariale di Arghillà di Reggio Calabria e poi presso quella di Paola, ricavabili dal suo diario clinico e se risulti se lo stesso, durante tutto il periodo detentivo, sia stato adeguatamente assistito dal punto di vista sanitario; se intenda chiarire, infine, se lo stesso fosse sottoposto a particolari trattamenti terapeutici per le sue condizioni personali; e) se risulti veritiero il fatto che il detenuto Morabito abbia chiesto, più volte, di poter avere un colloquio col Direttore della Casa Circondariale di Paola e che le sue istanze siano rimaste tutte inevase; f) se risulti che, il Direttore della Casa Circondariale di Paola offra, con particolare frequenza, ai detenuti la possibilità di poter avere con lo stesso dei periodici colloqui individuali e se e quante volte il predetto si sia recato ad ispezionare i locali ove sono ristretti i medesimi, anche tramite la visione delle annotazioni apposte negli appositi registri previsti dalla normativa ; g) per quali motivi, il signor Morabito, sia stato recluso nell’istituto di cui in premessa visto che la pena da espiare era di soli 4 mesi di reclusione e se, in ogni caso, corrisponde al vero che questi abbia presentato istanza alla competente Magistratura di Sorveglianza per la concessione di una misura alternativa alla detenzione prevista dall’Ordinamento Penitenziario (detenzione domiciliare, affidamento, e altro) ed in caso affermativo, per quali ragioni, gli sia stata negata ed h) se e quali iniziative il Ministro interrogato intenda assumere per assicurare che l’isolamento nei confronti dei detenuti venga disposto solo ed esclusivamente in circostanze eccezionali e, comunque, nei soli casi tassativi stabiliti dal legislatore, proibendo all’Amministrazione Penitenziaria di utilizzare sezioni o reparti di isolamento per altri motivi in applicazione di quanto disposto dall’Articolo 73 del Regolamento di Esecuzione Penitenziaria e se non ritenga, altresì, di dover intervenire con urgenza per emanare delle direttive soprattutto per quanto attiene l’esecuzione dell’isolamento, poiché, ancora oggi, come accertato dalla Delegazione Radicale nella Casa Circondariale di Paola, esistono delle “celle lisce”, prive di ogni suppellettile, in cui vengono collocati i detenuti che, invece, dovrebbero essere posti secondo l’interrogante in “camere ordinarie” che presentino le caratteristiche indicate dall’Articolo 6 dell’Ordinamento Penitenziario.

Interrogazione n. 4-13360 dell’On. Bruno Bossio (clicca per leggere)