Catanzaro: Detenuto salvato dal suicidio per un pelo… ma ora aiutate Fabio Pignataro


10469776_786327044759501_4692306044271438006_nHa tentato di impiccarsi con un cappio rudimentale nella sua cella all’interno del reparto di isolamento del carcere di Catanzaro Siano ma, per fortuna, è stato salvato in extremis dai sanitari e dalla polizia penitenziaria. Grazie alla immediata denuncia del radicale Emilio Quintieri e l’immediata attenzione della deputata del Pd Enza Bruno Bossio, l’amministrazione penitenziaria ha sospeso il regime 14 bis a cui era sottoposto. L’autore del disperato ed estremo gesto è il detenuto Fabio Pignataro, proveniente dal famigerato carcere di Rossano – vicenda raccontata anche dal Garantista – dove, grazie alla visita ispettiva condotta dalla deputata Enza Bruno Bossio, aveva denunciato di aver subito pestaggi dalla polizia penitenziaria perché avrebbe tentato di evadere.

Aveva già messo il cappio al collo quando davanti alla sua cella, per fortuna, si sono presentati i sanitari per la somministrazione della terapia ed una volta accortisi di quanto stava accadendo, hanno allertato il personale di polizia penitenziaria ed insieme sono riusciti a salvarlo.

A darne notizia è l’esponente radicale calabrese Emilio Quintieri che ha colto l’occasione per chiedere all’Amministrazione penitenziaria ed alla magistratura di sorveglianza di Catanzaro di intervenire, per quanto di competenza, per valutare la sospensione – quantomeno temporanea -del regime di sorveglianza particolare nei confronti di questo detenuto, per prevenire ulteriori atti autolesionistici o suicidari.

Il pestaggio da parte della Polizia Penitenziaria, sul quale la Procura della Repubblica di Castrovillari ha aperto un fascicolo, venne denunciato dal Pignataro all’onorevole Enza Bruno Bossio, deputato del Partito democratico e membro della Commissione Bicamerale Antimafia, durante la visita ispettiva “a sorpresa” effettuata lo scorso 9 agosto al Carcere di Rossano.

Una vicenda che l’on. Bruno Bossio, ha espressamente richiamato nella sua interrogazione a risposta in commissione, indirizzata ai ministri della Giustizia, della Salute e del Lavoro e delle Politiche sociali del governo Renzi, presentata alla Camera dei Deputati durante la 291esima seduta del 16 settembre.

Il radicale Quintieri, non appena venuto a conoscenza del tentato suicidio del detenuto Pignataro, ne ha immediatamente informato la parlamentare democratica, la quale ha chiesto immediatamente delucidazioni al dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia.

“Avevo già evidenziato – denuncia il radicale Quintieri – che quei detenuti ristretti a Rossano tenuti per lungo tempo in isolamento, erano a rischio suicidio. Ieri, a Catanzaro, per fortuna, è stato evitato il peggio. Il suicidio è spesso la causa più comune di morte nelle carceri. Gli istituti penitenziari hanno l’obbligo di preservare la salute e la sicurezza dei detenuti, ed un eventuale fallimento di questo mandato può anche essere perseguito penalmente.

Il metodo più utilizzato per il suicidio è l’impiccamento, messo in atto il più delle volte, durante l’isolamento”. Il radicale calabrese prosegue dicendo che “gli studi effettuati hanno dimostrato che esiste una torte associazione tra il suicidio dei detenuti ed il tipo di alloggio assegnato. Nello specifico, un detenuto posto in isolamento, o sottoposto a particolari regimi di detenzione (specialmente in cella singola) e incapace di adattarvisi, è ad alto rischio di suicidio.

La detenzione, in sé e per sé, è un evento devastante anche per detenuti “sani” figuriamoci per chi, come il Pignataro, soggetto tossicodipendente e quindi particolarmente vulnerabile, la sottoposizione ad un rigoroso regime custodiale, qual è il 14 bis, possa sviluppare gesti auto-suicidari”.

Per questo motivo, il radicale Quinteri chiede all’amministrazione penitenziaria ed alla magistratura di sorveglianza competente di “valutare di sospendere, quantomeno temporaneamente, l’applicazione del regime di sorveglianza particolare nei confronti del detenuto Fabio Pignataro che prevede una serie di restrizioni, a partire dall’isolamento totale, che comportano anche vistose deroghe all’ordinario trattamento carcerario, lesive dei principi costituzionali di umanità e rispetto della dignità umana”.

Dopo lo scandalo del carcere di Rossano, definito “l’Abu Ghraib calabrese” per via delle condizioni di tortura riscontrate, l’onorevole Enza Bruno Bossio aveva espressamente segnalato, con una precisa interrogazione parlamentare al governo, che tenere in isolamento i detenuti (tra i quali proprio Pignataro, colui che stava per morire impiccato) era pericoloso per la loro incolumità psicofisica. “Non capisco – si interroga il radicale Quinteri – perché ancora oggi questo detenuto si trovava in isolamento anche dopo il trasferimento”. Ma grazie alla sua pronta denuncia, il Dap ha sospeso il regime di isolamento nei confronti di Pignataro.

Damiano Aliprandi

Il Garantista, 23 ottobre 2014

Servizio dell’Inviato Speciale sulla questione delle Carceri e la condizione dei detenuti


Inviato Speciale Rete KalabriaLa questione delle carceri e la condizione dei detenuti sono la misura del livello di una democrazia. A Cariati, due culture politiche, quella del Partito Democratico e quella dei Radicali si confrontano su questi temi. Protagonista della serata, il leader storico dei Radicali Marco Pannella. L’Inviato ha incontrato i protagonisti del dibattito andato in scena sul palcoscenico del festival provinciale de L’Unità di Cosenza.

Servizio di Inviato Speciale sulle Carceri e sulla Casa di Reclusione di Rossano

 

Cosa è cambiato nelle carceri italiane dopo la Sentenza “Torreggiani” della Corte di Strasburgo ?


cedu strasburgoL’art. 27 comma 3 della Costituzione sancisce che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono garantire la rieducazione del detenuto”. Ma cosa succede nelle carceri italiane?

Il sovraffollamento provoca situazioni indescrivibili al punto che i detenuti sono costretti a vivere in celle di pochi metri dove non c’è la possibilità di muoversi agevolmente, dove per mangiare bisogna fare i turni e per andare in bagno non c’è nessuna privacy.

Spesso c’è una promiscuità tale che i detenuti sono anche costretti a condividere le celle con persone malate di Aids, tubercolosi o altre patologie gravi.

Sabato 9 agosto la deputata del Pd Enza Bruno Bossio, componente della Commissione Parlamentare Antimafia, si è recata nel carcere di Rossano (Cs) per una ispezione, dopo aver intrattenuto una conversazione epistolare con un detenuto di quel penitenziario. La deputata, dopo un primo blocco da parte dalla Polizia Penitenziaria è riuscita a rendersi conto con i suoi occhi quali erano le reali condizioni del carcere:” Ho trovato detenuti nudi in celle senza nemmeno letti, seduti a terra in mezzo ai loro escrementi, vomito e piatti sporchi”.

L’interrogazione sul carcere di Rossano

La deputata ha presentato un esposto alla Procura di Castrovillari e un’interrogazione parlamentare a risposta scritta. Una denuncia che non è sfuggita al segretario del Sindacato di Polizia Penitenziaria Giovanbattista Durante, che tuttavia non si sbilancia sulla situazione del carcere. Anzi ha reso pubblica una vicenda avvenuta pochi giorni prima della visita dell’onorevole. Un gruppo di detenuti italiani e stranieri, ha tentato di evadere dal carcere realizzando alcuni bastoni ricavati da oggetti reperiti nel penitenziario e legati tra loro da lenzuola. Proprio grazie alla tempestività della Polizia Penitenziaria l’impresa non è riuscita.

La risposta all’interrogazione della deputata Bossio non è tardata; lunedì 13 agosto il Ministro della Giustizia Andrea Orlando ha disposto un’ispezione tecnica presso il carcere di Rossano, e solo allora redigerà una relazione dettagliata. Il penitenziario di Rossano ha una capienza regolamentare di 215 posti e ospita 258 detenuti, compresi quelli in regime di alta sicurezza. Il 70% dei detenuti rinchiusi sconta una pena definitiva, 36 sono ergastolani e nell’istituto è presente una sezione di alta sicurezza dedicata ai terroristi islamici.

Il Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura e dei trattamenti inumani, afferma che il sovraffollamento è tale da poter essere inserito tra i comportamenti negativi che influiscono sulla rieducazione dei detenuti, che vivono in celle di soli tre metri quadrati.

Sentenza Torreggiani e condanne Ue

Riflettori ancora puntati sull’Italia quindi, che all’indomani della “Sentenza Torregiani” non può più permettersi di fallire nel dimostrare di essere un paese civile rispettoso dei diritti e doveri dei cittadini, detenuti o liberi. Il nostro paese deve recuperare una credibilità persa per un insieme di cause: condizioni critiche delle carceri, personale penitenziario al collasso, processi troppo lunghi e soprattutto un codice penale risalente al 1930 che per molti penalisti e giuristi deve essere riscritto. A Strasburgo erano stati presentati già diversi ricorsi e nel 2009 l’Italia venne condannata per il caso Izet Sulejmanovic, detenuto in una cella con meno di tre metri quadri a disposizione, rispetto ai sette garantiti e obbligatori.

Il 13.01.2010 sulla base della Legge 225/1992, per la prima volta nella storia della repubblica Italiana il Governo ha dichiarato lo “Stato di emergenza nazionale” delle carceri italiane. Da allora però le cose non sono cambiate. L’8 gennaio 2013 la Cedu (Corte Europea Diritti Umani) ha condannato di nuovo l’Italia per l’emergenza carceri. La grave condizione dei penitenziari, la violazione dei diritti umani e il sovraffollamento testimoniato da un cospicuo numero di ricorsi a Strasburgo, ha portato i giudici a optare per una “sentenza pilota”. In attesa dell’adozione di tutte le misure necessarie per rimediare al sovraffollamento, la corte avrebbe congelato per un anno l’esame di tutti i ricorsi.

Il tempo però è passato e l’Italia non è riuscita a sistemare il problema penitenziari. Il 28 Maggio 2014 quindi, la Corte Europea, ha condannato l’Italia a risarcire ciascun detenuto che ha subito maltrattamenti e che ha presentato regolare denuncia previa accertamento medico, somme di denaro che vanno da 10 mila euro a 23 mila euro.

Capienza dei penitenziari

Il Ministero della Giustizia ha pubblicato online i dati relativi alla capienza dei vari penitenziari aggiornati al 30 giugno 2014 dai quali viene fuori che il numero totale di detenuti smistati nei 205 penitenziari è di 58.092 ma la capienza regolamentare è di 49.461.

Il Guardasigilli Andrea Orlando, ha lavorato alla riforma della giustizia subito dopo la “Sentenza Torreggiani”, che ha imposto al nostro paese la possibilità di scegliere quello che è il risarcimento ai detenuti.

Il “Decreto Legge svuota carceri” n° 10 del 21.06.2014 mira a ridurre il sovraffollamento, permettendo la riduzione delle pene inflitte e l’ampliamento delle misure alternative al carcere. Il provvedimento ha soprattutto la funzione di adempiere alla direttiva Europea che prevede il pagamento di somme ai detenuti che hanno subìto trattamenti inumani e contrari all’art. 27 della Costituzione. Il prossimo appuntamento per l’Italia sarà nel giugno del 2015, quando il comitato europeo alla luce dei provvedimenti adottati, analizzerà di nuovo la condizione dei penitenziari italiani.

http://www.laveracronaca.com, 17 agosto 2014