Suicidi dei detenuti e 41 bis, indaga la Commissione Diritti Umani del Senato. Audita la Radicale Bernardini


Cella 41 bis OPAl Senato continuano le audizioni della Commissione straordinaria dei diritti umani, in particolar modo sul regime di detenzione relativo all’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario, presieduta dal senatore Luigi Manconi. Il 15 ottobre scorso è stata la volta della segretaria dei radicali Rita Bernardini che ha tracciato un bilancio preoccupante in merito alla situazione del nostro sistema penitenziario. “Ci sono intere sezioni detentive esclusivamente in mano alla polizia penitenziaria – ha spiegato la Bernardini – anch’essa sotto organico e sofferente, e lo dimostra il numero di suicidi. Anche sull’aspetto lavoro a me non risulta che i numeri siano notevolmente cambiati. Siamo sempre a una percentuale di non più del 20% di detenuti che hanno accesso alla possibilità di lavoro e questo determina la giornata del detenuto, che viene trascorsa nell’ozio”.


D’altronde, sempre secondo la Bernardini, “in carcere si risparmia su tutto, anche nel materiale di pulizia della cella, tranne che sugli psicofarmaci, che consentono a persone provate dalla detenzione di poter superare questo stato. E molto alta infatti, intorno al 25%, la percentuale di persone detenute che hanno precedenti di tossicodipendenza”. Davanti alla Commissione, la segretaria dei radicali ha anche affrontato il tema, oramai abbandonato dalla politica, dell’amnistia spiegando che “non viene tenuto conto del fatto che avere oltre 5 milioni di procedimenti penali pendenti continua a rallentare la nostra giustizia, quindi fare un’amnistia significa pulire un’arteria intasata per fare quelle riforme strutturali che consentano alla macchina di camminare”.
La segretaria dei radicali spiega anche il ruolo decisivo dell’informazione: “Si martella l’opinione pubblica con i fatti di cronaca nera, facendo intuire che aumentano i reati quando non è vero e solo perché fa audience. In un Paese che così facendo, dal punto di vista del diritto della conoscenza dei cittadini – ha concluso la Bernardini – dimostra di essere fuori da ogni criterio di democrazia”.


rita bernardiniDurante l’audizione ha preso la parola il senatore Peppe De Cristofaro, del gruppo Sinistra ecologia e libertà e membro della commissione, esprimendo sintonia di idee con la Bernardini e ribadendo che “il clima è sfavorevole grazie anche all’informazione, ma il parlamento dovrebbe avviare una riflessione e porre l’argomento della clemenza, accompagnata però dalle riforme che aboliscano leggi che producono carcerazione facile”.
Il senatore De Cristofaro ha voluto anche porre una considerazione sulla vicenda del 41 Bis spiegando che “la vera struttura del 41 bis è quella del non detto. Non si dice chiaramente – ha chiosato De Cristofaro – che è un duro strumento per portare al pentimento i mafiosi”. Il senatore ha concluso con una domanda: “È un esempio di civiltà il fatto che lo Stato utilizzi uno strumento di tortura per portare i mafiosi a collaborare?”. Parole forti, soprattutto dopo l’audizione del 4 Giugno scorso del procuratore Nicola Gratteri, il quale ha confermato la validità del 41 Bis e la proposta di riaprire il carcere dell’Asinara e Pianosa per concentrare tutti i detenuti sottoposti alla carcerazione dura. Parere che si era andato a scontrare con le parole del dottor Roberto Piscitello, direttore generale dei detenuti e del trattamento presso il Dap, ascoltato dalla Commissione sempre nel mese di Giungo: “Nell’assegnazione della misura si evita l’assembramento in pochi istituti di soggetti che facciano parte della medesima associazione o ai organizzazioni fra loro contrapposte. E si evita che soggetti di grande spessore criminale siano ristretti nello stesso istituto. I soggetti in 41 bis sono detenuti rigorosamente in celle singole. Come tutti i detenuti hanno diritto a colloqui e momenti socialità con altri detenuti, in gruppi non superiori a quattro”. La Commissione preseduta da Luigi Manconi, continuerà a svolgere l’indagine conoscitiva sui livelli e i meccanismi di tutela dei diritti umani per poi produrre un dossier entro gennaio prossimo. La prospettiva sarebbe quella di portare la discussione in parlamento.

Damiano Aliprandi

Il Garantista, 18 ottobre 2014

Carceri, De Cristofaro (Sel) : Strasburgo condanna l’impunità della Polizia Penitenziaria


Sen. Peppe De Cristofaro«La condanna della Corte Europea dei Diritti Umani a carico dell’Italia per aver sottoposto a trattamento inumano e degradante un detenuto nel carcere di San Sebastiano di Sassari indica non la gravità di un caso isolato ma di un intero costume che deve assolutamente cambiare».

Lo afferma Peppe De Cristofaro, Senatore di Sinistra Ecologia e Libertà (Sel), membro della Commissione Straordinaria per la Tutela dei Diritti Umani di Palazzo Madama e della Commissione Bicamerale Antimafia.
«Gli agenti denunciati dai detenuti di quel carcere per le violenze commesse dagli agenti nell’aprile del 2000 – prosegue De Cristofaro – sono stati condannati, ma a pene leggerissime e di fatto quasi prive di conseguenze. Per gli Agenti della Polizia Penitenziaria o per quelli in servizio di ordine pubblico vale una sorta di impunità a priori, per cui anche quando vengono considerati colpevoli le pene devono essere alleggerite in virtù della loro appartenenza alle forze dell’ordine. 
Ciò è del tutto inaccettabile – conclude il Parlamentare di Sel – e proprio questa perversa abitudine ha voluto denunciare, con la sua sentenza di condanna, la Corte europea»

 

 

Piscitello (Dap); sono 715 i detenuti al 41bis, di cui 648 per associazione mafiosa


Cella 41 bis OPI detenuti in 41 bis, cioè in regime di carcere duro, sono complessivamente 715. Di questi 648 sono in carcere per associazione mafiosa (rispetto a un totale di detenuti per 416 bis pari a 6.009). Sono inoltre 295 i condannati all’ergastolo a cui è stato applicato il 41 bis. Sono i dati forniti da Roberto Piscitello, direttore generale dei detenuti e del trattamento presso il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), nel corso di un’audizione alla commissione Diritti umani.

Sono in tutto 12 gli istituti in cui viene applicato il 41bis. Il regime di carcere duro viene disposto “con decreto del ministro della Giustizia a seguito di un’istruttoria della mia direzione”, ha spiegato Piscitello; e anche le proroghe “non sono mai automatiche”, ma seguono analoghe verifiche.

Nell’assegnazione della misura si evita l’assembramento in pochi istituti di soggetti che facciano parte della medesima associazione o di organizzazioni fra loro contrapposte. E si evita che soggetti di grande spessore criminale siano ristretti nello stesso istituto. I soggetti in 41 bis sono detenuti rigorosamente in celle singole. Come tutti i detenuti hanno diritto a colloqui e momenti socialità con altri detenuti, in gruppi non superiori a quattro”.

Riguardo ai colloqui, su cui il presidente della Commissione, il senatore Luigi Manconi, ha chiesto approfondimenti, “la normativa – ha detto Piscitello – stabilisce che i detenuti possono fare un colloquio al mese in sale attrezzate con vetri divisori per evitare passaggio di oggetti”.

Nel tempo “ci sono stati interventi per rendere più umani i rapporti con la famiglia e per tutelare i minori”: è stata prima “prevista possibilità che figli con meno di 16 anni potessero svolgere colloquio senza vetro divisorio”. Successivamente “una circolare ha ridotto da 16 a 13 anni la soglia, a seguito di alcune segnalazioni da parte delle procure distrettuali antimafia di minori che, in non pochi casi, venivano utilizzati per veicolare messaggi fraudolenti e in alcuni casi ordini di morte”.

I colloqui “sono videoregistrati, ma non registrati a meno che non lo chieda la magistratura”. Riguardo alle telecamere, “sono presenti nelle aree comuni, e in alcuni casi anche in aree riservate”, ha spiegato Piscitello, che ha anche rilevato di aver avuto “più volte interlocuzioni con procure distrettuali” e di aver “risposto negativamente all’uso surrettizio delle telecamere come sistema di intercettazione”.