XIII Congresso di Radicali Italiani a Chianciano Terme dal 30 ottobre al 2 novembre


radicali-italiani-540x210Care compagne, cari compagni,
il 13° Congresso di Radicali italiani si terrà a Chianciano Terme da giovedì 30 ottobre (inizio ore 16.00) a tutta domenica 2 novembre presso il Centro Congressi Excelsior in piazza Sant’Agnese 6 (piazza Italia).

Voglio innanzi tutto ringraziarti per aver voluto dare, con il tuo sostegno, letteralmente corpo e vita a iniziative e lotte politiche essenziali. Grazie per aver compreso l’importanza e il valore dell’iscrizione, della militanza, in poche parole dell’essere e del fare i radicali. Davvero, grazie per esserci.
È stato un anno, questo che ci stiamo lasciando alle spalle, denso, ricco di iniziative politiche; ed è stato anche uno degli anni più difficili, per il Movimento di Radicali Italiani, ma in generale per tutte le organizzazioni che compongono la “galassia radicale” e che sono i soggetti costituenti del Partito Radicale Nonviolento Transpartito Transnazionale. È stato un anno pesante per la pervicace e perdurante esclusione dall’accesso ai media. Il diritto a conoscere e ad essere conosciuti è costantemente violato, nonostante sentenze della magistratura e deliberati delle Authority. È una delle questioni che credo debba costituire oggetto della nostra riflessione nei giorni del congresso per l’individuazione di strumenti e iniziative che consentano di ripristinare un minimo di legalità.

Questa violazione di un diritto umano fondamentale ha avuto ed ha come logica conseguenza risvolti concreti nella nostra vita quotidiana. È infatti vero che RI ha dovuto vivere con una struttura operativa quasi inesistente e che il Partito Radicale ha dovuto chiudere il call center e licenziare le otto persone che da anni vi lavoravano; Partito che, nonostante i tagli, registra, ad oggi, un indebitamento pari all’intero autofinanziamento dello scorso anno.

È una questione di stretta attualità, rispetto alla quale noi – come movimento – non abbiamo dimostrato di essere, individualmente e collettivamente, non solo adeguati, ma neanche del tutto consapevoli. Intendo consapevoli del fatto che, dopo sessant’anni, il connotato di “democrazia reale” – l’opposto a Stato di Diritto, democratico, laico e federalista – del regime italiano è divenuto un dato strutturale, tecnicamente e formalmente ciò che si definisce un Regime, non fosse per il fatto che, anche in questo caso, vale la massima: “la durata è la forma delle cose”. Un sistema di comportamenti reiterati e trasmessi per un tempo così lungo nei confronti del popolo italiano è difficile da mutare a meno che non si operi un salto di qualità nella nostra lotta politica, nella nostra consapevolezza e intenzionalità, nell’esercizio e nella disciplina di analisi, idee e obiettivi a cui si dà corpo e che abbiano la forza della durata e della durezza delle cose che si fanno, le quali – ne sono convinta – durano solo se sono dure.

Per questo e in tal senso, dobbiamo ringraziare, intanto, lo studio legale del Prof. Andrea Saccucci per la collaborazione che ci ha permesso di depositare un nostro primo ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo proprio riguardo al diritto fondamentale negato al popolo italiano di conoscere per poter scegliere e deliberare: l’esempio, certificato, della nostra esclusione dai media sta lì a dimostrarlo. A partire da questo esempio, occorre estendere, perfezionare e aggravare i nostri ricorsi alle giurisdizioni sovranazionali contro lo Stato-canaglia detto Italia, che non merita di essere annoverato nella lista dei Paesi democratici, lista che già lo vede agli ultimi posti per molti altri aspetti che riguardino il Diritto e la Legge.
Come documentato fino a poco tempo fa dal Centro di Ascolto, nonostante le grandi difficoltà che lo hanno portato alla chiusura (e anche questo è un segno dei tempi della “democrazia reale” in cui vive il Paese), esiste e si aggrava una scientifica espulsione dei radicali da ogni spazio informativo, pubblico o privato che sia; l’ostracismo nei confronti delle iniziative del movimento radicale e dei suoi leader Emma Bonino e Marco Pannella; ed esiste, clamoroso, un vero e proprio “caso Pannella”, deliberatamente, sistematicamente cancellato, abrogato.

Ciò nonostante, grazie a tutti voi, al vostro impegno e alla vostra consapevolezza, siamo riusciti negli anni a inscrivere nell’agenda politica di questo Paese molti dei temi da noi individuati come prioritari ed essenziali. Grazie a una durissima lotta nonviolenta, condotta in prima persona da Pannella, e con l’adesione importantissima di tanti radicali, e di tantissimi appartenenti alla comunità penitenziaria e cittadini, abbiamo conseguito significativi risultati per quel che riguarda il diritto alla Giustizia e l’Amnistia per la Repubblica. Non era scontato il messaggio solenne del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alle Camere; quel messaggio, un vero e proprio documento radicale, pur se finora vergognosamente e volgarmente ignorato dai partiti del regime, costituisce un punto fermo destinato a incidere; e ha già inciso, come hanno inciso gli strumenti da noi individuati del ricorso alle giurisdizioni nazionali e internazionali che sempre più confermano e fortificano la nostra analisi.

Sono indubitabili conquiste e successi radicali le sentenze delle corti di giustizia europee, della Corte Costituzionale, e persino le prese di posizione di Papa Francesco, il quale non solo ha abrogato la pena dell’ergastolo e introdotto nell’ordinamento Vaticano il reato di tortura, ma ha voluto anche incoraggiare, mentre da ogni parte gli si chiedeva di “mollare”, con due telefonate, l’azione nonviolenta di Marco Pannella. Non solo: una delegazione di esperti dell’ONU sulla detenzione arbitraria che ha visitato le carceri italiane dal 7 al 9 luglio ha avanzato raccomandazioni e proposte puntuali analoghe a quelle formulate dal Presidente Napolitano nel messaggio alle Camere volte a interrompere lo stato di illegalità in cui versa l’amministrazione della giustizia e la sua appendice carceraria nel nostro Paese, incluse le proposte in materia di Amnistia e indulto, che sono “quanto mai urgenti per garantire la conformità al diritto internazionale”.

È stato l’anno in cui le giurisdizioni hanno emesso sentenze letteralmente rivoluzionarie che hanno recepito diritti umani fondamentali, obiettivi storici delle lotte per il movimento radicale: dall’abrogazione per incostituzionalità delle parti più proibizioniste della legge Fini-Giovanardi sugli stupefacenti, alla demolizione di molti degli aspetti più odiosamente restrittivi dell’accesso alla procreazione medicalmente assistita ottenuti, questi ultimi, grazie al perseverante impegno dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca. La via del ricorso alle giurisdizioni si rivela uno strumento imprescindibile di lotta per affermare lo Stato di diritto, democratico, federalista in una realtà in cui la degenerazione partitocratica e corporativa ha fatto precipitare l’Italia agli ultimi posti delle classifiche mondiali riguardo all’amministrazione della giustizia, alla libertà di impresa, all’inarrestabile formazione del debito pubblico.

È anche stato l’anno in cui ho posto in essere, con la presidente Laura Arconti e Marco Pannella un rilancio dell’iniziativa nonviolenta di disobbedienza civile in merito all’uso terapeutico della cannabis e volto alla legalizzazione delle sostanze stupefacenti a partire dalla marijuana.
Il Congresso deve essere l’occasione per dibattere e riflettere di tutto questo e di altro ancora, per confermare e rafforzare l’impegno sulle iniziative in corso, e decidere quelle che ci vedranno impegnati nel prossimo anno. Dovremo inoltre assumere decisioni urgenti e importanti rispetto al futuro e alle prospettive del Movimento, il reperimento di risorse, come far fronte a una situazione economico-finanziaria che rischia di collassare e pregiudicare le future iniziative, l’esistenza stessa di Radicali Italiani; e, non ultimo, l’apporto che saremo in grado di assicurare al Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito.

Il prossimo anno il Partito Radicale compirà 60 anni. Nella nostra storia abbiamo spesso attraversato lunghi periodi di resistenza che hanno poi consentito all’Italia di realizzare grandi conquiste nel campo dei diritti umani, sociali e civili e di rallentare il processo di desertificazione della democrazia perseguito con sempre maggiore violenza dal regime partitocratico nelle sue diverse manifestazioni. Un processo che ha prodotto un “deserto” che è soprattutto di idee e si manifesta nella forma della supremazia della ragione di Stato sullo Stato di diritto democratico, federalista e laico. L’obiettivo primario è e resta la fuoriuscita del nostro Stato dalla condizione indiscutibile e indiscussa di flagranza criminale per la sua reiterata, ultradecennale violazione di diritti umani fondamentali sanciti dalla Costituzione italiana e tutelati dalla Convenzione Europea sui diritti umani relativi al divieto di tortura e trattamenti inumani e degradanti e all’irragionevole durata dei processi.

La vera e propria débâcle della democrazia ha prodotto quella della giustizia e dell’economia. Chi si ricorda di quando Marco Pannella ammoniva che il formarsi del debito pubblico italiano era un macigno sulle spalle di ogni cittadino, neonati compresi, un macigno che avrebbe ipotecato il futuro? Chi rammenta i referendum vinti, negati, ostracizzati, sull’economia, sulla giustizia, sui diritti civili, sulle riforme istituzionali e sull’ambiente? Non solo “prese di posizione”, che lasciano il tempo che trovano, ma lotte concrete, vissute spesso sui marciapiedi e mai nei salotti televisivi abitati da sempre -e sempre di più- da voraci maggioranze e opposizioni di regime. Nel solco di questa nostra alterità va considerato l’esposto per danno erariale recentemente presentato alla Corte dei Conti a causa dell’inaccettabile costo che lo Stato ha fatto e sta facendo pagare al popolo italiano per decenni di violazioni di diritti umani nel campo dell’amministrazione della giustizia e delle carceri.

Molto è stato conquistato e incardinato, molto resta da conquistare e incardinare; e non ho accennato alle importanti iniziative poste in essere sul fronte del dissesto ambientale e idrogeologico, il “caso Vesuvio e “campi Flegrei”, il disastro ecologico combattuto dai radicali -sul campo- in alcune regioni del nostro Paese.

Con pochissimi giorni a disposizione e davvero tanta “carne al fuoco”, affido a questo scritto il mio caloroso invito a partecipare in tanti al congresso sin dal primo giorno. È importante. Un abbraccio

Rita Bernardini 

La miseria della politica e la nobiltà di Marco Pannella


Marco Pannella 5Nel mondo del reggae c’è una formula con cui si manifesta la più alta stima nei confronti di chi si è distinto in quella storia musicale. La formula è: “massimo rispetto”. È una formula che viene utile per rivolgersi a Marco Pannella e al suo impegno politico. I giornali hanno reso nota la sua condizione di malattia. Nonostante questo, Marco Pannella conferma la sua radicale forma di lotta non violenta. Non violenta ma non perciò non esposta a rischio per chi la pratica. Non bastasse lo sciopero della fame, vi ha aggiunto da tempo quello della sete. Per Marco, non c’è malattia che tenga.

Viene così alla luce ancora una volta il profilo letteralmente eccezionale nella politica italiana di questo combattente. Insieme la sua originalità e la sua intransigenza. Un che di indomito. Di irriducibile. Che testimonia una presenza socratica. “Massimo rispetto”, dicono quelli del reggae. “Massimo rispetto”, ripetiamo noi. Solo per dire cosa mi può suggerire una presenza così capace di produrre dialogo, e di cambiare il corso ordinario delle cose.

Valgano due piccole episodi che mi riguardano. Qualche giorno fa, venuto a conoscenza della malattia di Marco, mi sono informato sulla sua condizione con un amico comune, il direttore di “Radio Radicale”. Non mi sembrava opportuno forzare una dimensione troppo personale: né l’amicizia nei confronti della persona né il ruolo pubblico del personaggio mi permettevano di valicarlo.

Tempo fa, seppure l’idea non fosse originalissima, al Presidente della Repubblica proposi di nominare Marco Pannella senatore a vita. Più che su Pannella, il lustro sarebbe ricaduto sul Senato. Né mi sembrava di qualche impedimento il pur possibile rifiuto di Marco. La nomina a senatore a vita meritava di lasciare a Marco la libertà di accettare o rifiutare rimanendo intrinsecamente Pannella.

Il rapporto tra la prosecuzione della lotta non violenta, la ragionevolezza della causa che l’ha originata da un lato e, dall’altro, una malattia che avrebbe indotto i più a desistervi senza pensarci molto, rivela un profilo politico e un carattere umano. Nel tempo della grande crisi della politica, in Europa tocca a uno come Marco Pannella mostrare con la propria personale testimonianza, una possibilità disponibile a tutte e a tutti. Quale che sia la miseria della politica che presiede le istituzioni e i partiti. Quale che sia la desertificazione generata da quella macchina totalitaria che è il capitalismo del nostro tempo. Il carattere indomito di una testimonianza è così propriamente un messaggio politico.

Ho ricordato più volte il carattere interno alla grande tradizione delle famiglie politiche europee nate sul finire dell’Ottocento affermatisi in quel secolo grande e terribile che è stato il Novecento e giunte fino al secondo dopoguerra. Ieri alcune di queste famiglie in lotta – marxisti e liberali per esempio – si sfidavano sul destino dell’uomo e della polis. Oggi, dopo la grande sconfitta del movimento operaio, gli eredi di quelle tradizioni sono chiamati a drastici ripensamenti. E persino a mescolarsi. Tante volte mi è capitato di dissentire, sempre dialogando, con Marco Pannella, in ragione delle nostre rispettive tradizioni. E non solo.

Oggi anche la presenza sulla scena del mondo di un Papa come Francesco, e insieme la sconcertante disfatta dell’autonomia della politica in Europa, ci apre a nuovi sentieri. Apre a nuovi sentieri la ricerca di chi non accetta l’ordine esistente delle cose. Ieri Marco Pannella, per un militante del movimento operaio, era “solo” un valente liberale di sinistra, poi un “radicale”. La sua testimonianza di oggi sembra riecheggiare un orizzonte nei confronti del quale non possiamo sentirci stranieri: “la nostra patria è il mondo intero”, la nostra legge è la libertà.

Nella indomita risoluzione di Marco Pannella c’è indubbiamente tutto il carattere dell’uomo. Ma forse anche l’eco di qualche antica lettura, come “Il catechismo del rivoluzionario”. Se ci avesse messo le mani o no Bakunin, poco importa. Auguri Marco.

Fausto Bertinotti

Il Garantista, 8 agosto 2014

Carceri inumane e processi infiniti. Pannella continua la battaglia !


marco-pannella-6402Giacca anni Ottanta con spalline e bottoni di metallo, camicia portata fuori, jeans, cravatta a macchie di colori sgargianti, tratti approfonditi dall’età, codino incanutito; e poi, frasi ellittiche, il soggetto che scompare per riemergere dopo cinque subordinate, ricordi affioranti, nomi di cinquant’anni fa, buttati lì, come se tutti avessero il dovere morale di conoscerli.

Anche a Padova, ieri pomeriggio, Marco Pannella ha dato spettacolo di sé, della propria cultura e del proprio impegno civile. Intervistato dal direttore del “Corriere del Veneto”, Alessandro Russello, ha parlato soprattutto dei temi che gli stanno più a cuore, e cioè quelli legati alla privazione dei diritti dei detenuti, e alla durata irragionevole dei processi; ma qualcosa di “local” alla fine lo ha detto.

Per esempio, ce l’ha con gli indipendentisti, i Veneti come i Catalani. A suo giudizio, “c’è una speranza contro l’esplosione dei nuovi nazionalismi, quelli che operano su scala provinciale, e che costituiscono un effetto della crisi economica: l’esempio del Dalai Lama (autorità spirituale del buddismo nonché, fino al marzo 2011, capo del governo tibetano in esilio; ndr)”.

Sempre secondo Pannella, infatti, il Dalai Lama avrebbe “rinunciato all’indipendenza del Tibet dalla Cina; punta, invece, a democratizzare gli oppressori”. Che poi sono i Cinesi della Repubblica Popolare, che occupa, manu militari, Lhasa dal 1959. “Ora – ha continuato Pannella – i tibetani chiedono autonomia, tanto che han preso a modello lo Statuto del Trentino Alto Adige”.

Altro tema riconducibile al Veneto, quello della corruzione. Sì, perché c’è l’Expo, con i soliti imprenditori e la solita classe dirigente, ma c’è anche il Mose. “Finché in questo Paese regna indisturbata l’anti-democrazia – ha spiegato Pannella – non se ne esce. Solo con una democrazia autorevole si può fare qualcosa”. E, per Pannella, la democrazia vera, da noi, non c’è, perché i diritti sono calpestati. In Italia “c’è continua strage di legalità”.

Se ne era già parlato alla conferenza stampa organizzata dal partito Radicale, di cui Pannella, classe 1930, è stato tra i fondatori nel 1955. In questo contesto, l’avvocato Olga Lo Presti del foro di Padova ha descritto la disciplina della legge Pinto per richiedere un’equa riparazione per il danno, patrimoniale 0 non patrimoniale, subito per l’irragionevole durata di un processo. “Il fatto è che i casi di ricorso, sia nel civile che nel penale, aumentano esponenzialmente”. Secondo in radicali, va peggio in altre cose: “In Italia – secondo il segretario nazionale del partito Rita Bernardini – c’è la tortura.

In carcere si sperimenta la degradazione. Chi è detenuto ha la certezza che tra il 60% e l’80% dei casi si ammalerà in carcere, per infezioni ed altro”. Secondo Pannella sono “temi rispetto ai quali l’attuale premier Matteo Renzi è perfettamente disinteressato. Non gliene importa niente: sono temi scomodi, non portano consenso, e lui è sempre in tv. Era più interessato Berlusconi”.

Un esempio è il caso di Bernardo Provenzano, criminale, dal 1995 al 2006 capo di Cosa Nostra. “Ora è incapace di intendere e di volere. Non riconosce i figli. Ma per la burocrazia deve morire in carcere. Ora: la Chiesa ha abolito l’ergastolo. Renzi no. L’ho incontrato in stazione, a Firenze, e gli ho chiesto se firmava i nostri referendum. Mi ha risposto che per questioni come queste c’è la Camera”.

Marco De Francesco

Corriere del Veneto, 07 Luglio 2014

Camera, ok a responsabilità civile dei Magistrati, Governo battuto per 7 voti


MontecitorioArriva la responsabilità civile dei magistrati. L’Aula della Camera dei Deputati approva a voto segreto, con 187 sì e 180 no, l’emendamento in tal senso della Lega alla legge Comunitaria.

La Lega aveva chiesto il voto segreto sul suo emendamento, riferito all’articolo 26 della Comunitaria. I deputati del Movimento Cinque Stelle e di Sinistra Ecologia e Libertà si sono astenuti. Governo e commissione avevano espresso parere contrario.

In base al testo approvato, proposto dal leghista Gianluca Pini, «chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni ovvero per diniego di giustizia può agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che dertivino da privazione della libertà personale». Ettore Rosato del Pd, alla richiesta di convocazione del comitato dei Nove da parte di Fi, ha detto che «questo testo deve ancora passare al Senato, dove verrà modificato».

I commenti. Il governo è stato battuto per 7 voti nello scrutinio segreto: 187 a 180. «Ci sarà il Senato per modificare il testo», ha detto in aula Ettore Rosato del Pd. Ma Forza Italia difende il colpo a sorpresa. «Il voto segreto è protetto dalla Costituzione. È stata una votazione legittima», ribatte Francesco Paolo Sisto di Fi. Esultano i 5 Stelle: «La nostra decisione di astenerci ha tirato fuori tutta l’ipocrisia del Pd», dice il grillino Andrea Colletti in aula alla Camera. L’emendamento della Lega, passato nonostante il parere contrario di maggioranza e governo, prevede sanzioni più dure per i magistrati che commettono errori.

Prestigiacomo. «Con grande soddisfazione salutiamo il via libera alla Camera alla responsabilità civile dei magistrati grazie all’approvazione a scrutinio segreto dell’emendamento della Lega a cui Governo e relatore avevano dato parere contrario». Lo afferma Stefania Prestigiacomo. «Si ottengono nello stesso tempo due risultati positivi – prosegue – da una parte finalmente si introduce, seppur manchi ancora il passaggio al Senato, una norma sacrosanta che l’Ue sollecita da mesi all’Italia e che abbatte un privilegio incomprensibile prevedendo la possibilità per chi ha subito un danno ingiusto di agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento; dall’altra si aggiunge un altro importantissimo tassello nella ricostruzione dell’alleanza tra Fi e la Lega. Ora, auspichiamo che il provvedimento sia licenziato al più presto dal Senato».

«È importantissimo il voto di oggi sulla responsabilità civile magistrati. L’Assemblea, a scrutinio segreto, espressione di libertà e protetto dalla Costituzione, ha ribaltato totalmente la volontà della maggioranza e del governo. Adesso prendano atto che la genuflessione e l’ipocrisia verso la corporazione dei magistrati non è nelle corde del Parlamento e dei cittadini italiani. Questa proposta è stata rivendicata da Fi, M5S e dalla Lega che l’hanno presentata». È quanto afferma Jole Santelli, deputata di Forza Italia.

“Grande soddisfazione per l’emendamento del leghista Pini passato per soli 7 voti oggi a Montecitorio. Dopo 27 anni viene così riscattato il voto popolare del 1987 quando con il “referendum Tortora” promosso dai radicali l’80,2% degli elettori pronunciò il suo sì alla responsabilità civile dei magistrati. Quel voto, purtroppo, fu tradito dal Parlamento che, con la Legge Vassalli, negò quanto deciso dal popolo italiano: è bene ricordarlo ora perché il passaggio al Senato contiene mille insidie.   Già paventiamo le contromosse del Partito dei Magistrati sempre in agguato quando si tratta di rispettare la volontà dei cittadini e di mantenere privilegi e rendite di posizione sconosciute negli altri paesi democratici.    Ringrazio di cuore il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti che, con la sua leale dichiarazione di voto a favore, ha fatto sicuramente la differenza. Non a caso, ma per scelta ponderata e consapevole, Giachetti è iscritto a pacchetto ai soggetti dell’area radicale in primis il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito.” afferma Rita Bernardini, Segretario Nazionale dei Radicali Italiani.

Anm: norma incostituzionale Presenta “evidenti profili di illegittimità costituzionale” la norma sulla responsabilità civile diretta dei giudici introdotta dalla Camera. Ed è “grave e contraddittorio che si indebolisca l’azione giudiziaria proprio mentre la magistratura è chiamata a un forte impegno contro la corruzione”. Lo sottolinea l‘Associazione Nazionale Magistrati.