Match di calcio per sostegno alla campagna “Bambini senza sbarre” al Carcere di Vibo Valentia


bambinisenzasbarre-partita-san-vittore-milano-500x375Si terrà il prossimo 12 dicembre, in contemporanea con altri 40 istituti di pena, un match di calcio a sostegno della campagna contro la discriminazione dei bambini con genitori in carcere. Un match di calcio per sostenere la campagna sui diritti dei bambini figli di detenuti: la casa circondariale di Vibo Valentia parteciperà il prossimo 12 Dicembre, alle ore 09.30, alla seconda edizione della partita di calcio di “Bambini senza sbarre”.
I detenuti con e senza figli si sfideranno per dare voce e visibilità ai bambini – oltre 100mila ogni anno in Italia – che hanno un genitore recluso, per sensibilizzare istituzioni, sistema carcerario, media e opinione pubblica affinché non vengano emarginati solo perché figli di detenuti. L’adesione è altissima: si gioca a dicembre in tutte le regioni italiane. I calciatori scenderanno in campo con la maglietta di “Bambinisenzasbarre”, azzurra e gialla come i colori dell’associazione e con la scritta “I diritti dei grandi iniziano dai diritti dei bambini”. Le famiglie potranno assistere alle partite, e i bambini tifare per il loro papà in campo. In totale si giocherà in circa 40 istituti penitenziari, a partecipare saranno oltre 400 persone detenute.

La “Partita di calcio Bambinisenzasbarre” fa parte delle iniziative all’interno della Campagna nazionale di sensibilizzazione “Non un mio crimine, ma una mia condanna. I diritti dei grandi iniziano dai diritti dei bambini”, per promuovere dal 20 novembre al 20 dicembre la “Carta dei figli dei detenuti” rinnovata lo scorso settembre dal ministro Orlando, dalla Garante dell’Infanzia Albano e da “Bambinisenzasbarre” e per portare all’attenzione il tema dei 100mila bambini che entrano ogni giorno in carcere per mantenere il legame con i propri genitori, e che oggi vedono riconosciuti i propri bisogni trasformati in diritti.

L’Italia è la prima in Europa ad avere un documento che impegna il sistema istituzionale del nostro Paese e la società civile a confrontarsi con la presenza in visita del bambino in carcere, e con il peso che la detenzione del proprio genitore comporta.
L’esperienza della Carta dei figli dei detenuti ha portato l’Italia a essere capofila a livello internazionale. L’intergruppo del Parlamento europeo per i diritti dell’infanzia ha deciso di proporre formalmente che la Carta dei figli dei detenuti italiana sia adottata da tutti i Paesi dell’Unione Europea. In queste settimane i deputati del Parlamento europeo stanno raccogliendo le firme necessarie alla Dichiarazione scritta n. 84, per avviare l’iter di adozione della Carta italiana.

ilvibonese.it, 9 dicembre 2016

Europee, i Radicali non partecipano al voto Ma finché ci sono loro c’è speranza


Parlamento Europeo 1Mentre cala il silenzio elettorale e si aspetta l’esito della sfida a tre – fra Renzi, Grillo e Berlusconi – i radicali restano fuori dal voto. E così si realizza il paradosso che, se vuoi parlare di politica, devi uscir fuori dalla contesa elettorale. La politica ufficiale, di Palazzo, è tutta racchiusa in una sfida personalistica, di abilità comunicativa, fra tre leader privi di programmi e di valori ideali; la politica marginale trova sbocco nell’attività radicale che pone sul tappeto grandi questioni come la giustizia, i diritti, il carcere, l’amnistia, la lotta al giustizialismo, il ripristino dello stato di diritto.

Tutto ciò è ancora più paradossale se si pensa che fino a vent’anni fa l’impressione, nell’opinione pubblica, era esattamente opposta alle sensazioni di oggi: c’era Pannella, istrione, grande comunicatore, maestro della politica spettacolo – e che per questo veniva criticato da tutti – contrapposto alla tetraggine delle burocrazie e degli anonimi apparati collettivi di partito.

Come è avvenuta questa metamorfosi? Bisogna tenere conto di tante cose. La prima – essenziale – è quella che ci interessa oggi: non è vero che negli anni ottanta la contrapposizione fosse tra “l’istrione” e “il collettivo” . Succedeva semplicemente che la grande politica dei partiti di massa era sorda alla modernità delle questioni che il partito radicale gettava nell’arena della lotta politica, non riusciva a sentirle né a vederle, e perciò reagiva concentrando lo sguardo sui metodi clamorosi e nuovi, di lotta politica, inventati da Pannella, senza accorgersi della modernità della lotta politica che proponeva. La modernità dei contenuti. Provate oggi a correre con la memoria a quegli anni. Il divorzio e poi l’aborto, la lotta alla fame nel mondo, i diritti dei soldati, dei carcerati, degli omosessuali, delle donne, la battaglia antiproibizionista, l’antimilitarismo… Come si faceva a pensare che fossero questioni marginali, e che nessuna battaglia politica potesse essere condotta – a sinistra – se non in funzione dei diritti sindacali, oppure – a destra – senza rispettare i principi del cristianesimo Vaticano o della grande ideologia conservatrice e post fascista (ordine, disciplina, merito, rispetto)?

I partiti politici di massa, in quegli anni, non colsero in nessun modo il radicalismo profondo del partito radicale. Non capirono che era un radicalismo di sostanza e non di forme, e che poneva due grandi questioni: entrare a pieno titolo nella modernità ed entrare nella democrazia compiuta. Perché in quegli anni, la modernità era considerata un disvalore, e nessuno vedeva i limiti della “democrazia realizzata” con lo Stato Repubblicano e la necessità di farle compiere un salto in avanti, superando le paure, le ragioni di stato, le burocrazie, i barocchismi, gli ideologismi. Paure di che? Semplicemente della libertà. La macchina politica – socialmente formidabile – della prima Repubblica, lodava la libertà ma la temeva, riteneva che avesse bisogno di un involucro, di un sistema collettivo di limitazione e di organizzazione. Amava la libertà organizzata e finalizzata, non concepiva nemmeno la “libertà libera”.

Allora, probabilmente, nacque una frattura profondissima tra politica e modernità. E quella frattura portò la politica a vivere in una dimensione che era interamente interna “al patto di Yalta” e ai suoi automatismi. Caduta l’Europa di Yalta, nell’89, e caduti gli automatismi, la fortezza della politica si sgretolò e fu divorata, in pochi mesi, da nuovi poteri – molto più moderni e molto più spregiudicati, e molto più feroci – tra i quali, prima di tutto, il potere giudiziario.

La crisi politica di oggi nasce da lì. Da quegli errori. E la seconda Repubblica è venuta su riproducendo tutti gli errori della prima. Né la destra di Berlusconi, né la sinistra di Prodi, né quella di D’Alema, né la sinistra radicale, si sono davvero posti il tema dell’ingresso nella modernità. E cioè la necessità di uno sviluppo della civiltà in senso liberale, fuori dagli automatismi del socialismo e fuori dagli automatismi del mercatismo. Anzi, la nuova classe politica ha cercato una mediazione tra socialismo e mercatismo, immaginando che fosse quella mediazione – e dunque la moltiplicazione di difetti e sciagure – la porta per entrare nella modernità.

Così oggi ci troviamo dinnanzi alla politica-immagine, al solito governo di emergenza, e alla presunta opposizione – i grillini – incapace di indicare la prospettiva di una società diversa da quella autoritaria e fondamentalista che è nella mente del loro leader. Mentre la destra berlusconiana e la sinistra renzista non sanno a trovare fra loro nessuna differenza che non sia una differenza nella scelta del personale e del ceto dirigente.

E al margine di questo circo, che ha tirato a fondo e quasi annullato la democrazia politica, resta il drappello coraggioso dei radicali. Ce la faranno? Non so: so che finché loro esistono esiste anche la speranza.

Piero Sansonetti

Gli Altri, 23 Maggio 2014

Giustizia: la presunzione d’innocenza “europea” sempre più vicina


ImmagineLa Commissione affari legali dell’Europarlamento ha approvato all’unanimità la proposta della Commissione europea che prevede la garanzia del rispetto della presunzione d’innocenza per tutti i cittadini comunitari indagati dalle autorità giudiziarie.

In dettaglio Bruxelles prevede che un presunto colpevole non possa subire nessuna decisione ufficiale prima della condanna definitiva, l’onere della prova ricade interamente sulla pubblica accusa qualunque dubbio in merito alla colpevolezza sia a favore dell’indagato o imputato. Inoltre sono garantiti sia il diritto di rimanere in silenzio quando interrogato che quello di essere presente in Aula durante il processo.

La proposta della Commissione fa parte di un pacchetto di misure che comprende anche una direttiva sulle garanzie speciali per i minori indagati o imputati, che assicura loro (vulnerabili a causa della loro età) il diritto di avvalersi di un difensore in tutte le fasi del procedimento.

Si tenta così di tutelare quei minori che decidono di rinunciare a un avvocato difensore, perché esiste il forte rischio che non comprendano le conseguenze di una loro eventuale rinuncia ai diritti di cui godono. Sono anche previste altre garanzie a salvaguardia dei minori, come il diritto di essere tempestivamente informati sui loro diritti, di essere aiutati dai genitori, di non essere interrogati in udienze pubbliche, di essere esaminati da un medico e di essere tenuti separati dai detenuti adulti qualora privati della libertà personale.

Dello stesso pacchetto fa parte una raccomandazione sulle garanzie procedurali per le persone vulnerabili indagate o imputate in un procedimento penale. Obiettivo riconoscere queste persone affette da disabilità fisiche o mentali, per tener conto delle loro speciali esigenze.

Se i cittadini non comprendono il procedimento o le conseguenze di azioni quali la confessione, il procedimento non si può svolgere secondo i principio del “confronto ad armi pari” tra accusa e difesa. Previste per gli indagati vulnerabili garanzie speciali, quali l’obbligo di avvalersi di un difensore, l’assistenza da parte di un terzo idoneo e l’assistenza medica. Prossimo step l’approvazione del pacchetto in plenaria.

di Paolo Bozzacchi

Italia Oggi, 11 aprile 2014

Carceri piene di innocenti o di imputati in attesa di giudizio


Parlamento Europeo 2L’emergenza giustizia ormai ha raggiunto livelli insostenibili soprattutto per il cittadino comune. E con essa aumenta esponenzialmente l’emergenza carceri di cui in questo paese si fa un uso disinvolto e terrificante come contrappeso alle mancate riforme. Da una parte i magistrati mandano volentieri in galera chiunque incappi in un problema con la giustizia a prescindere dalla gravità del reato o del supposto reato, dall’altra la politica lascia ai magistrati (salvo poi lamentarsene con accenti di vittimismo francamente insopportabili) la totale libera iniziativa in proposito non mettendo mano alle riforme che ormai da anni vengono invocate dagli stessi politici che non le fanno.

E sapete perché non le fanno? Perché in realtà anche ai politici fa comodo questo stato di cose, se infatti la mannaia dell’azione discrezionale del giudice si può abbattere su di loro (che però hanno le spalle più larghe del cittadino comune, soldi e avvocati, e possono sempre invocare la persecuzione), essa diventa anche un’arma da rivolgere contro l’avversario politico o contro la stampa quando sia utile. Ognuno avrà osservato che nell’imminenza di appuntamenti elettorali si scatenano inchieste, iniziative legali di parte, “retate” varie spesso su denuncia più o meno esplicita di una parte politica piuttosto che di un’altra. Alla fine tutto viene adulterato, inquinato, confuso, in una guerra senza quartiere dove alla fine chi paga è solo il cittadino che si ritrova in un vortice incomprensibile di inchieste, controinchieste e simili perdendo totalmente la fiducia nella politica, nei politici e nella giustizia.

Il risultato di questa situazione non è una moralizzazione della cosa pubblica, non è una diminuzione dei reati, non è una garanzia di tutela del cittadino ma sono le carceri piene di innocenti o di imputati in attesa di giudizio, o di persone accusate di reati la cui pena potrebbe essere scontata con pene alternative, mentre i veri delinquenti (soprattutto quelli macchiatisi di reati di sangue) sono fuori e gli unici a beneficiare di incredibili sconti benefici ecc.

Gli unici che da anni si stanno occupando della questione, seppure non sempre in maniera condivisibile, sono i Radicali ai quali la politica ha lasciato totalmente l’iniziativa in proposito. Così oggi non resta che seguire almeno dal punto di vista dell’informazione, le proposte che essi propugnano nella speranza che intervenga, come abbiamo scritto qualche giorno, fa una soluzione che azzeri lo status quo e faccia partire una vera e profonda riforma che tuteli i cittadini.

Perciò riceviamo, e volentieri pubblichiamo, il comunicato che segue.

Il Gruppo Parlamentare dei Verdi al Parlamento Europeo ha inoltrato alla Commissione Europea una Interrogazione con richiesta di risposta scritta denunciando la gravissima ed intollerabile situazione in cui, ormai da troppo tempo, versano le Carceri della Repubblica Italiana.

L’atto di Sindacato Ispettivo, sollecitato dall’Ecologista Radicale Emilio Quintieri ed elaborato dallo stesso, è stato sottoscritto dai Deputati Europei dei Verdi Raul Romeva i Rueda, Rui Tavares, Eva Lichtenberger, Jean-Paul Besset, Karima Delli, Jan Philipp Albrecht e dai loro colleghi italiani Gianni Pittella e Mario Pirillo del Gruppo Parlamentare Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo ed infine dall’On. Andrea Zanoni membro del Gruppo Parlamentare Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa.

“Nelle carceri d’Italia, a fronte di una capienza regolamentare di 45.568 posti sono rinchiuse 66.271 persone detenute delle quali 24.773 straniere. Degli oltre 66.000 detenuti, 25.970 sono ancora in attesa di giudizio mentre i condannati definitivi risultano essere 38.906. Di questi detenuti 685 sono sottoposti al 41 bis, un regime detentivo speciale che gli organismi comunitari considerano, a ragione, una forma sofisticata di tortura, severamente proibita dall’Art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti Umani e dall’Art. 4 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. In Italia oggi oltre la metà delle persone recluse è sottoposto a custodia cautelare : si tratta di una delle percentuali più alte di tutta l’Europa che fotografa chiaramente un’anomalia tutta italiana per non parlare del sovraffollamento che ha raggiunto il 157% contro una media europea del 97%. Dall’inizio dell’anno nelle carceri italiane sono morti già 117 detenuti dei quali ben 40 per suicidio. La Repubblica Italiana è stata già richiamata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa e condannata migliaia di volte dalla Corte Europea dei Diritti Umani; attualmente sarebbero pendenti oltre 1.000 ricorsi che, probabilmente, verranno esaminati con una sentenza pilota”. Tanto premesso, i Parlamentari Europei hanno chiesto alla Commissione Europea di sapere “se non ritenga urgente agire per assicurare il rispetto uniforme dei diritti delle persone detenute e di condizioni dignitose di vita ponendo fine ai trattamenti disumani, crudeli e degradanti posti in essere in tutte le Carceri della Repubblica Italiana e se non ritenga doveroso avviare d’ufficio ai sensi dell’Art. 258 del TFUE una procedura di infrazione nei confronti della Repubblica Italiana per ripetuta violazione degli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione Europea.”

Come Gruppo Parlamentare dei Verdi al Parlamento Europeo – afferma l’Ecologista Radicale Emilio Quintieri – ci impegneremo affinché la Repubblica Italiana rispetti gli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione Europea ed esegua le sentenze pronunciate dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo. A nulla sono servite le condanne, i richiami ed i rimproveri fatti all’Italia in questi anni per cui riteniamo che la Commissione Europea debba ufficialmente aprire una procedura di infrazione nei confronti dello Stato membro ingiungendogli di porre fine all’indiscriminata e reiterata violazione dei diritti umani fondamentali riconosciuti dall’Unione Europea e, in caso di inottemperanza, di adire formalmente la Corte di Giustizia del Lussemburgo.

Bruxelles lì 28 Settembre 2012

Simonetta Bartolini

Totalità.it – 28 Settembre 2012