Nuovo Decreto Carceri, approvato dal Parlamento sotto dettatura dei Magistrati


carcere_latina-2Il Ministro della Giustizia Orlando impone il voto di fiducia sul decreto carceri, che passa al Senato: ora il provvedimento è legge. Ma con la forzatura di sabato scorso è stata cancellata la modifica approvata dalla commissione Giustizia del Senato, che aveva eliminato la norma sui Tribunali di Sorveglianza affidati ai giudici ragazzini.

Il governo aveva mostrato molta più disponibilità, quando si era trattato di accogliere le rettifiche imposte, alla Camera, dall’Anm. A inizio seduta i senatori di opposizione sono assaliti da quelli che il ragionier Fantozzi definirebbe “vaghissimi sospetti”.

Le voci di un maxiemendamento dell’esecutivo sul decreto carceri circolano già da giovedì. Poi una passeggiata per i corridoi di Palazzo Madama toglie ogni dubbio: molti colleghi di maggioranza sono arrivati armati di trolley, pronti a volare verso una domenica di relax. Due indizi bastano in questo caso a fare una prova: il provvedimento sui detenuti sarà risolto con maxiemendamento governativo e fiducia, niente discussioni lunghe. Così il calendario, già alleggerito dal “canguro”, si libera.

E lascia spazio per un mini week end, prima dello sprint sulla riforma costituzionale. Così è: a un’oretta dall’inizio dell’esame in aula il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi comunica che l’esecutivo pone la fiducia sul decreto detenuti. Proteste dell’opposizione, uno striscione vecchia maniera della curva leghista (“Il governo sta dalla parte dei criminali”). Contestuale comunicazione che la capigruppo ha revocato a maggioranza la seduta fissata, con orario 9-24, anche per oggi. Altre proteste, stavolta soprattutto del capogruppo cinque stelle Vito Petrocelli. I suoi fotografano i trolley e li postano sul blog di Grillo. Ma finisce secondo previsioni: la fiducia viene votata e il decreto è convertito in legge, con 162 favorevoli, 39 contrari e nessun astenuto.

Due obiettivi in un colpo solo, per Renzi. Evitare di stressare ulteriormente un’aula attesa dalla fase finale dell’esame sulla riforma della Costituzione. E tagliare corto sulla questione carceri, diventata fastidiosissima per il premier e il guardasigilli Orlando, dopo l’emendamento fatto passare dalle opposizioni in commissione Giustizia. Una modifica che avrebbe costretto a sottoporre di nuovo il provvedimento all’esame di Montecitorio, con il rischio di vederlo decadere. Disciplina ripristinata, rapporti di forza chiariti. Anche se a costo di insistere su un decreto carceri che rischia di essere bocciato in sede europea, per l’esiguità del risarcimento da 8 euro al giorno. E con la possibilità che la Consulta lo dichiari incostituzionale, dopo i dubbi sollevati dal Csm.

Riforme, si tratta

D’altronde l’aula si presenta vuota per un terzo, segno che le voci sulla fiducia sono considerate sufficientemente affidabili da indurre a un’ampia diserzione. Il riflettori si spostano subito sulle riforme. Partita in cui resta da definire ancora qualche nodo. Potrebbe essere perfezionato l’armistizio tra Pd e Sei, dopo il ritorno in aula dei vendoliani.

Sul tavolo c’è la disponibilità offerta dal ministro Boschi per “modifiche migliorative sugli articoli del ddl di riforma che vanno dal 2 al 40”. Le concessioni potrebbero estendersi fino alla soppressione dell’immunità. Con una valvola di sicurezza: se saltasse la trattativa il premier potrebbe additare all’opinione pubblica chi ha causato la sopravvivenza del privilegio. Dopodiché il vero punto di caduta dell’accordo resta la legge elettorale. Il partito del governatore pugliese chiede soglie di sbarramento meno severe. È lì lo snodo che può consentire di arrivare alla “quadra” sull’italicum.

Lo strappo

Intanto il combinato disposto tra la norma canguro e la determinazione cieca di Renzi riportano l’equilibrio in favore dell’esecutivo. Che riesce a liquidare in tempi più rapidi del previsto anche l’insidiosa questione del decreto detenuti. Un po’ la scena iniziale inganna. Perché il Pd Beppe Lumia fa un discorso spiazzante. Del tipo: “Sull’impiego dei magistrati appena vincitori di concorso nei tribunali di sorveglianza sono emerse molte perplessità”.

E vero che all’inizio dell’esame in Commissione anche il relatore democratico Felice Casson aveva espresso dubbi. Poi però è bastato che il viceministro Costa inarcasse le sopracciglia perché lo stesso Casson desistesse. Tanto da limitarsi a uscire dall’auletta al momento del voto. A governo battuto, Lumia se l’è presa con l’unico senatore di maggioranza ad aver votato l’emendamento, Susta di Scelta civica. Perciò a sentirgli pronunciare quell'”abbiamo espresso perplessità” per un attimo fa pensare che la fiducia e il ritorno al testo della Camera non siano scontati.

Invece finisce proprio così. Con Orlando che rivendica la necessità del decreto detenuti di fronte agli impegni assunti in Europa dopo la sentenza Torreggiani: “Dobbiamo evitare il rischio di una condanna europea sulle carceri nel pieno del semestre di presidenza italiano”. Viene dunque ripristinata e approvata la versione del provvedimento in cui compare anche la norma sui giovani magistrati di sorveglianza. Ma lo stesso Orlando si impegna a riproporne l’eliminazione “nel primo provvedimento utile”. Nessun ripensamento, neppure postumo, sul risarcimento da 8 euro a chi è detenuto “in condizioni inumane e degradanti”.

È il vero cuore del provvedimento. Un ristoro che il Csm ha bocciato come insufficiente e iniquo, addirittura a rischio incostituzionalità. Ma anche su questo il governo tira dritto. C’è da piantare la bandiera delle riforme, e la piccola bandierina delle carceri rischiava di essere un intralcio. Che poi da qui a qualche mese il Consiglio d’Europa possa sollevare obiezioni sulla “idoneità” della misura, o che la Corte costituzionale italiana possa cancellarla, è problema che ci si porrà dopo.

Enrico Novi

Il Garantista, 5 agosto 2014

Lo Giudice (PD): “Approvato in Senato ODG sui minori in carcere”


Sergio Lo GiudiceL’estensione del limite di età, dai ventuno ai venticinque anni, per l’applicazione delle misure penali previste per i minorenni, sia accompagnata da misure adeguate. Questo il contenuto di un ordine del giorno presentato in Commissione Giustizia del Senato e fatto proprio dal Governo, relativo al decreto n. 92 in materia carceraria che sarà al voto nell’aula del Senato il prossimo 6 agosto. L’odg, sottoscritto dai senatori Pd Sergio Lo Giudice, Giuseppe Lumia, Rosaria Capacchione, Monica Cirinnà, Giuseppe Cucca, Rosanna Filippin e Nadia Ginetti segue un atto analogo assunto nei giorni scorsi dalla Camera su proposta della deputata Pd Sandra Zampa.

“L’intenzione di mantenere all’interno dell’ordinamento penale minorile i giovani fino ai venticinque anni che abbiano compiuto un reato da minorenne è in sé condivisibile – spiega Sergio Lo Giudice, primo firmatario della proposta -. Tuttavia questa scelta potrebbe avere contraccolpi negativi sull’organizzazione degli istituti penali minorili. Non è possibile progettare trattamenti analoghi per un ragazzo di quattordici anni e uno di ventiquattro, magari con già alle spalle un’esperienza precedente nel carcere per adulti. Per questo motivo abbiamo chiesto e ottenuto dal Governo di valutare tre interventi: erogare più risorse finanziarie e di personale agli istituti penitenziari minorili, differenziare gli interventi psico-pedagogici mirati alle diverse età dei soggetti, attivare specifici istituti a custodia attenuata utilizzando le strutture già disponibili nel circuito penale minorile”.

SENATO DELLA REPUBBLICA – XVII LEGISLATURA

COMMISSIONE GIUSTIZIA

Resoconto Sommario n. 135 del 30 Luglio 2014

ORDINE DEL GIORNO AL DISEGNO DI LEGGE (AL TESTO DEL DECRETO LEGGE N. 92/2014) N. 1579

Il Senato
premesso che:

il decreto-legge 26 giugno 2014, n. 92, recante disposizioni urgenti in materia di rimedi risarcitori in favore dei detenuti e degli internati che hanno subito un trattamento in violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, nonché di modifiche al codice di procedura penale e alle disposizioni di attuazione, all’ordinamento del Corpo di polizia penitenziaria e all’ordinamento penitenziario, anche minorile, all’articolo 5 detta una specifica disposizione relativa all’esecuzione delle pene detentive, delle misure cautelari, delle misure alternative e di sicurezza nei soggetti che abbiano compiuto da poco la maggiore età;

il succitato articolo 5 prevede che le disposizioni dettate in materia di esecuzione dei provvedimenti limitativi della libertà personale nei confronti dei minorenni si applichino a tutti i soggetti sottoposti a sanzione che non abbiano ancora raggiunto il venticinquesimo anno di età e non più il ventunesimo;

l’inserimento di un sia pur esiguo numero di detenuti e internati di età maggiore ai ventun’anni negli istituti penali minorili pone la necessità di affrontare con la massima attenzione il tema delicato della compresenza fra detenuti internati minori e altri di età più elevata

impegna il Governo:

a valutare la possibilità di erogare maggiori risorse finanziarie e di personale agli istituti penitenziari minorili presso i quali saranno assegnati i soggetti sottoposti a sanzione che abbiano già raggiunto il ventunesimo anno di età e non abbiano ancora raggiunte il venticinquesimo;

a valutare la possibilità di predisporre interventi psico-pedagogici mirati alle diverse età dei soggetti sottoposti a sanzione, volti a dare continuità ai percorsi rieducativi e contribuire al pieno recupero sociale degli stessi;

a valutare l’opportunità di attivare appositi e dedicati istituti a custodia attenuata per la fascia di detenuti e internati in questione, utilizzando a tale scopo spazi detentivi recuperati fra le strutture presenti nell’ambito del circuito penale minorile.

Lo Giudice , Lumia, Capacchione, Cirinnà, Cucca, Filippin, Ginetti

Carceri, De Cristofaro (Sel) : Strasburgo condanna l’impunità della Polizia Penitenziaria


Sen. Peppe De Cristofaro«La condanna della Corte Europea dei Diritti Umani a carico dell’Italia per aver sottoposto a trattamento inumano e degradante un detenuto nel carcere di San Sebastiano di Sassari indica non la gravità di un caso isolato ma di un intero costume che deve assolutamente cambiare».

Lo afferma Peppe De Cristofaro, Senatore di Sinistra Ecologia e Libertà (Sel), membro della Commissione Straordinaria per la Tutela dei Diritti Umani di Palazzo Madama e della Commissione Bicamerale Antimafia.
«Gli agenti denunciati dai detenuti di quel carcere per le violenze commesse dagli agenti nell’aprile del 2000 – prosegue De Cristofaro – sono stati condannati, ma a pene leggerissime e di fatto quasi prive di conseguenze. Per gli Agenti della Polizia Penitenziaria o per quelli in servizio di ordine pubblico vale una sorta di impunità a priori, per cui anche quando vengono considerati colpevoli le pene devono essere alleggerite in virtù della loro appartenenza alle forze dell’ordine. 
Ciò è del tutto inaccettabile – conclude il Parlamentare di Sel – e proprio questa perversa abitudine ha voluto denunciare, con la sua sentenza di condanna, la Corte europea»

 

 

Giustizia: tortura, arriva il reato, ma è devitalizzato. Nessun aggravante per i Pubblici Ufficiali


Palazzo Montecitorio Roma“Forti sofferenze fisiche o mentali ovvero trattamenti crudeli, disumani o degradanti” allo scopo di ottenere informazioni, di punizione o discriminazione. È questa la tortura secondo il disegno di legge per l’introduzione del reato di tortura nel codice penale”. E non appena la Camera lo avrà vagliato, il ddl registrato al n. 849 entrerà finalmente nell’ordinamento italiano. Al Senato, infatti, il ddl è già passato a marzo con la quasi unanimità.

Quasi, perché in tre si sono astenuti dal voto: Maria Rizzotti e Francesco Aracri (Fi-Pdl) e il leghista Roberto Calderoli. Il provvedimento, proposto dal senatore Luigi Manconi (Pd), è stato però modificato ampiamente dalla commissione Giustizia del Se-nato, tanto da “devitalizzarlo”, come spiega lo stesso presidente della commissione sui Diritti umani di Palazzo Madama: nell’attuale testo “la tortura non è qualificata come reato proprio ma comune, quindi imputabile a qualunque cittadino e non solo ai titolari di funzione pubblica”.

Un reato ordinario, quindi. Ma sono previste, in compenso, delle aggravanti nel caso in cui il colpevole sia “un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio”, come si legge nel provvedimento. Depotenziato ma almeno ci sarà. Il disegno di legge si va a inserire tra i delitti contro la persona già previsti nel nostro ordinamento, più esattamente in aggiunta all’art. 613 del codice penale “Stato di incapacità prodi rato mediante violenza”, con gli articoli 613-bis e 613- ferii reato è punibile con una pena da 3 a 12 anni.

Pena che raddoppia in caso di lesioni gravi o gravissime e che diventa ergastolo in caso di decesso. Inoltre, ne beneficeranno anche gli stranieri che non potranno essere espulsi o estradati verso un Paese in cui esistano motivi di ritenere che corrano il rischio di essere sottoposti a tortura. Prima di sanare definitivamente la lacuna rispetto alla Convenzione Onu manca solo un passo: il vaglio della Camera. Diversi parlamentari avevano assicurato che la discussione sarebbe cominciata entro la fine del mese, di maggio. Siamo arrivati a giugno.

di Tiziana Barìllà

Left, 9 giugno 2014

Decreto droghe approvato in Commissione: nessuna modifica al testo licenziato da Montecitorio


Dibattito e approvazione lampo del decreto Lorenzin sulle droghe alle Commissioni Giustizia e Igiene e Sanità di Palazzo Madama: non cambia niente. Il decreto che arriverà martedì nell’aula del Senato per il voto finale (probabile venga imposto il voto di fiducia) rimane quello licenziato dalla Camera dei Deputati. Il Nuovo Centro Destra, con un emendamento presentato dalla senatrice Bianconi, ha tentato con un colpo di mano di reintrodurre la cannabis nella tabella delle droghe pesanti, ma il tentativo è fallito. Il Senatore Giovanardi, nel ruolo di relatore del decreto, è tornato a difendere la sua legge nonostante la bocciatura della Corte Costituzionale: “Era una legge fatta con grande attenzione”, suscitando le proteste di M5S e Sel.
Ancora una volta sono stati respinti tutti gli emendamenti migliorativi presentati da M5S e Sel che avevano proposto la depenalizzazione della coltivazione di poche piante di cannabis a uso personale, e un’ulteriore diminuzione delle pene per i reati di lieve entità collegati alle droghe leggere.

AIROLA: “TUTTO VA A GRAVARE SUI GIUDICI”. Il decreto che doveva servire a rimodulare le tabelle dopo che la bocciatura della Fini-Giovanardi aveva fatto sparire dalle norme le centinaia di nuove sostanze nate dopo il 2006, si è trasformato così nell’ennesima battaglia ideologica sulla cannabis. Secondo il senatore Alberto Airola del Movimento 5 Stelle, “ora tutta la confusione generata da questo decreto, che mette la cannabis in una tabella diversa dalle droghe pesanti per quanto riguarda lo spaccio, ma la lascia nella stessa per i reati di lieve entità, e non fa luce su tutte le altre sostanze, si tradurrà in un’enorme confusione per i giudici, che si dovranno muovere in una legislazione farraginosa e non omogenea”.

MARTEDI’ IL DECRETO IN SENATO. Il governo, guidato dal Partito Democratico, si è concentrato sulla necessità di approvare il decreto in fretta ad ogni costo, senza valutare alcun emendamento, per evitare la scadenza del decreto stesso. Ora il decreto Lorenzin passa al Senato dove si terrà la prima discussione martedì. Il voto finale dovrà necessariamente arrivare entro il prossimo 20 maggio: è per tanto molto probabile un nuovo ricorso al voto di fiducia da parte del governo.