Riforma legge sugli Stupefacenti, la proposta degli On. Bruno Bossio e Stumpo (Pd)


Cannabis legaleCannabis legale, un ulteriore prezioso contributo alla discussione parlamentare in materia di legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati e riforma del Testo Unico sugli Stupefacenti (D.P.R. n. 309/1990) da parte degli Onorevoli Enza Bruno Bossio e Nico Stumpo, Deputati del Partito Democratico eletti in Calabria. Rispetto alle altre iniziative legislative presentate in Parlamento, propone la riduzione del trattamento sanzionatorio (pene detentive e pecuniarie) – nello specifico la reclusione da 1 a 4 anni e della multa da euro 1.000 a euro 5.000 relativamente alle sostanze di cui alle tabelle I e III previste dall’articolo 14 c.d. “droghe pesanti” e la reclusione da 6 mesi a 3 anni e della multa da euro 500 a euro 2.500 relativamente alle sostanze di cui alle tabelle II e IV previste dal medesimo art. 14 c.d. “droghe leggere” – per i fatti di lieve entità (Art. 73 c. 5) a prescindere dal tipo di sostanza, ribadendo l’applicabilità della non punibilità per la particolare tenuità del fatto (Art. 131 bis cp) e della sospensione del processo con messa alla prova dell’imputato (Art. 168 bis cp).

L’atto di iniziativa parlamentare, abbinato a quello dell’Intergruppo Cannabis legale e ad altre proposte di legge, prevede espressamente la depenalizzazione dell’uso personale di gruppo degli stupefacenti (Art. 73 c. 7 ter); stabilisce la perentorietà del termine concesso al Prefetto (40 giorni) per l’adozione dei provvedimenti per gli illeciti amministrativi e la non applicabilità delle sanzioni, in automatico, a chi giustifichi di non aver potuto ottemperare a presentarsi al colloquio dal Prefetto (Art. 75 c. 4); abolisce completamente le misure di prevenzione (Art. 75 bis); propone l’abolizione completa delle pene accessorie, diverse dalla confisca, per i condannati al termine della pena detentiva (divieto di espatrio, revoca patente di guida, etc) in ossequio al principio costituzionale di finalizzazione rieducativa della pena (Art. 85); prevede la riforma della misura di sicurezza dell’espulsione dallo Stato nei confronti dello straniero condannato a pena espiata se risulti socialmente pericoloso all’esito di una procedura giurisdizionale camerale partecipata avanti al Magistrato di Sorveglianza e che la revoca della misura escluda o faccia cessare gli effetti di altre eventuali espulsioni amministrative. Viene, in sostanza, recepita l’indicazione della Corte Costituzionale circa la necessità di applicare la misura di sicurezza, al termine della pena, soltanto qualora il condannato sia concretamente ed attualmente socialmente pericoloso. Inoltre, ai commi successivi, è sancito che la revoca della misura pronunciata dal Giudice escluda o faccia cessare gli effetti di altri provvedimenti di espulsione di natura amministrativa e che dei provvedimenti adottati dalla Magistratura di Sorveglianza venga data immediata comunicazione, a cura della cancelleria, alla Autorità Provinciale di Pubblica Sicurezza competente (Art. 86).

Commissione Giustizia Camera DeputatiLa proposta dei Deputati Bruno Bossio e Stumpo, introduce il diritto di Sindacato Ispettivo di varie Autorità (Parlamentari, Consiglieri Regionali, Magistrati, etc.) e per i loro accompagnatori nelle Comunità Terapeutiche pubbliche e private convenzionate nonché la possibilità di accesso alle predette strutture, previa autorizzazione da parte dei Responsabili, dei Ministri del Culto cattolico e di altri Culti (Art. 135 bis). La proposta di legge AC 3447 del 24/11/2015 degli On. Enza Bruno Bossio e Nico Stumpo è stata assegnata alle Commissioni riunite Giustizia e Affari Sociali che si sono riunite giovedì 26 Novembre 2015 alle ore 16 presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati (Relatori On. Daniele Farina di Sel e Anna Margherita Miotto del Pd) per avviare l’esame in sede referente prima di approdare all’esame dell’Aula nel prossimo mese di dicembre, ove conclusi i lavori delle Commissioni Parlamentari.

Proposta di Legge n. 3447 On. Bruno Bossio e Stumpo (clicca per scaricare)

Resoconto Commissioni riunite Giustizia e Affari Sociali Camera dei Deputati del 26 Novembre 2015 (clicca per scaricare)

 

Bruno Bossio (Pd) : “Si riconosca ai Sindaci e Presidenti di Provincia il diritto di ispezionare le Carceri”


Palazzo Montecitorio RomaIl regime delle visite ispettive e dei colloqui con i detenuti, attualmente, è disciplinato dall’Art. 67 dell’Ordinamento Penitenziario. Tale articolo, com’è noto, riconosce a determinate persone o categorie di persone, che esplicano funzioni o ricoprono cariche pubbliche di particolare rilievo, il diritto di visitare gli stabilimenti carcerari ed avere colloqui con i detenuti quando lo si desidera e senza dare alcun preavviso. Per altri, invece, occorre una specifica autorizzazione da parte del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Art. 117 c. 2 Reg. Es. OP). Ovviamente, in tale ultima circostanza, non si tratta di una “visita ispettiva” poiché è il Dap che fissa le modalità della stessa. Tra le “Autorità” legittimate all’accesso, senza autorizzazione, non sono ricompresi i Sindaci ed i Presidenti delle Province o gli Assessori da questi delegati nell’ambito del territorio di loro competenza. Eppure, riconoscere tale diritto a questi soggetti, è necessario in considerazione del fatto dei loro compiti e funzioni in materia sanitaria, urbanistica ed edilizia nonché delle iniziative degli enti locali per la formazione e l’inserimento lavorativo dei detenuti. Per tali motivi, negli anni scorsi, in Parlamento, ci hanno provato in tanti, a far modificare l’Art. 67. Si può dire che è una “battaglia storica” della Sinistra Parlamentare !

Nella XIV Legislatura, il 30/11/2005, l’Aula di Montecitorio, con 281 voti favorevoli, 107 contrari, 9 astenuti (presenti 397, maggioranza 195, votanti 388) approvò la proposta di legge n. 3532 presentata il 13/01/2003 dall’On. Ermete Realacci (Margherita) ed altri Deputati (Verdi, Ds, PdCi, Sdi, Udeur, Prc, An, Udc, Fi, etc.). Venne subito trasmessa all’altro ramo del Parlamento ma, a causa dello scioglimento anticipato, non riuscì ad essere approvata anche dal Senato. Venne riproposta ancora dalla Sinistra nella XV Legislatura sia alla Camera dall’On. Realacci (Ulivo) che al Senato dai Senatori Cesare Salvi (Ulivo) e Natale Ripamonti (Verdi) ma non se ne fece nulla. Poi nella XVI tentarono nell’ardua impresa i Radicali eletti nelle liste del Pd. La proposta di legge (n. 3722 del 21/09/2010) venne presentata alla Camera dall’On. Rita Bernardini ed altri e pur essendo stato terminato, favorevolmente, il suo esame in Commissione Giustizia il 28/03/2012, non riuscì ad esser calendarizzata ed approvata. Anche nell’attuale legislatura ci sono state diverse proposte in entrambi i rami del Parlamento, riproponenti la proposta del Segretario Nazionale dei Radicali. A Montecitorio sono due i progetti di legge, uno presentato da Sandro Gozi e Roberto Giachetti (Pd) e l’altro da Walter Verini, Capogruppo del Pd in Commissione Giustizia ed altri democrat. A Palazzo Madama, invece, vi è una sola proposta da parte del Senatore socialista Lucio Barani, appartenente al Gruppo di Grandi Autonomie e Libertà, rimaste tutte senza alcun esito.

revisione art 67 opNei giorni scorsi, in Commissione Giustizia, alla Camera, la questione è stata nuovamente riproposta dall’On. Enza Bruno Bossio, Deputato del Partito Democratico, notoriamente vicina al Partito Radicale e molto attiva nell’attività di sindacato ispettivo nei Penitenziari. Infatti, tra le proposte emendative presentate al ddl 2798, vi è il 26.45 con il quale si propone di aggiungere al comma 1 dell’Art. 26, dopo la lettera i) la seguente lettera : “l) revisione dell’Art. 67 della Legge 26 luglio 1975, n. 354 e successive modifiche ed integrazioni in materia di visite agli Istituti Penitenziari per consentire anche ai Sindaci, ai Presidenti delle Province ed agli Assessori delegati dei predetti Enti nel cui territorio siano situati gli Istituti Penitenziari, di farvi ingresso senza necessità di autorizzazione al fine di verificare le condizioni di vita dei detenuti, compresi quelli in isolamento giudiziario”. Tale emendamento porta anche la firma dei Deputati Danilo Leva, Bruno Censore, Luigi Lacquaniti ed Ernesto Preziosi del Pd, Daniele Farina, Celeste Costantino e Gianni Melilla di Sel ed Elda Pia Locatelli del Psi.

Nel frattempo, la Commissione Giustizia di Montecitorio, continua l’esame in sede referente del progetto di legge del Governo e delle circa 350 proposte emendative presentate dai Deputati appartenenti ai vari Gruppi Parlamentari. Tali proposte, attualmente, sono al vaglio della Presidente e relatrice On. Donatella Ferranti (Pd) e del Governo che dovrà deliberare sulla loro ammissibilità.

Ci auguriamo che, almeno questa volta, grazie all’emendamento dell’On. Bruno Bossio, dopo oltre 10 anni di “battaglie” nei due rami del Parlamento, tra le figure istituzionali, religiose ed ispettive che potranno visitare gli Istituti Penitenziari senza autorizzazione ed intrattenere colloqui con i detenuti, vi siano ricompresi anche i Sindaci, i Presidenti di Provincia e gli Assessori Comunali e Provinciali specificatamente delegati, ponendo fine a questa gravissima lacuna normativa. Attualmente, infatti, la “trasparenza” all’interno delle Carceri e la verifica delle condizioni di vita dei detenuti viene assicurata sul territorio nazionale da pochissimi membri del Parlamento e, nell’ambito delle loro circoscrizioni, dai Consiglieri Regionali che si avvalgono di questa importante prerogativa che è diretta a verificare proprio l’attuazione di quel precetto costituzionale, sancito dall’Art. 27 comma 3 della Costituzione, che prevede che l’esecuzione della pena (e della custodia per gli imputati) avvenga in condizioni che siano rispettose della dignità umana e, che tendano, al recupero ed al reinserimento sociale dei detenuti.

Emilio Quintieri, Radicali Italiani

Giustizia: l’On. Enza Bruno Bossio (Pd) torna alla carica “l’ergastolo ostativo va abolito”


On_Vincenza_Bruno_BossioDetto, fatto. L’Onorevole Enza Bruno Bossio del Partito Democratico, dopo che la Commissione Giustizia, nelle scorse settimane, su proposta della Presidente Donatella Ferranti, aveva adottato come “testo base” il Disegno di Legge del Governo C. 2798 riguardante la riforma dell’Ordinamento Penitenziario, ha presentato alcune proposte emendative e tra queste quelle che ripropongono, sotto forma di criterio di delega, la revisione dell’Art. 4 bis della Legge Penitenziaria già contenute nel progetto di legge di cui è prima firmataria, comunque abbinato a quello del Governo.

Bruno Bossio che è anche membro della Commissione Bicamerale Antimafia, ha proposto con l’Emendamento 26.15 di sostituire l’articolo 26 comma 1, lettera C) del Disegno di Legge con il seguente “c) eliminazione di rigidi automatismi e di preclusioni che impediscono o rendono molto difficile, sia per i recidivi sia per gli autori di determinate categorie di reati, l’individualizzazione del trattamento rieducativo e revisione della disciplina di accesso ai benefici penitenziari ed alle altre misure alternative alla detenzione per i condannati per taluno dei delitti di cui all’articolo 4 bis della Legge 26 luglio 1975 n. 354 e successive modifiche ed integrazioni nei casi in cui risulti che la mancata collaborazione dei predetti con la Giustizia ai sensi dell’articolo 58 ter della Legge medesima, non escluda il sussistere dei presupposti, diversi dalla predetta collaborazione, che consentono la concessione dei benefici e delle misure alternative in modo tale da permettere anche il superamento dell’ergastolo ostativo, cioè di numerose situazioni in cui il fine pena coincide necessariamente con il fine vita, e a trasformare l’attuale presunzione di non rieducatività in assenza di collaborazione da assoluta in relativa fermo restando che non siano stati acquisiti elementi conoscitivi concreti e specifici fondati su circostanze di fatto espressamente indicate che dimostrino in maniera certa l’attualità di collegamenti dei condannati con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva”.

Tale proposta, al momento, è una delle più sottoscritte di tutti i numerosi emendamenti (319, 52 quelli specifici sulla riforma dell’Ordinamento Penitenziario) presentati al progetto di legge del Governo Renzi all’esame, in sede referente, nella Commissione Giustizia di Palazzo Montecitorio. Oltre all’On. Bruno Bossio, hanno apposto la loro firma anche i Deputati Danilo Leva, Bruno Censore, Ernesto Preziosi, Luigi Lacquaniti (Partito Democratico), Daniele Farina, Celeste Costantino, Gianni Melilla (Sinistra Ecologia e Libertà) ed Elda Pia Locatelli (Partito Socialista Italiano).

Analoga proposta, più o meno, è stata avanzata da Forza Italia con l’Emendamento 26.16. Prima firmataria l’Onorevole Jole Santelli, Deputato di Forza Italia ed ex Sottosegretario alla Giustizia nel secondo e terzo Governo Berlusconi, calabrese anche lei come l’On. Bruno Bossio. All’Art. 26 comma 1, sostituire la lettera e) con la seguente : “e) eliminazione di automatismi che impediscono o rendono molto difficile, sia per i recidivi sia per gli autori di determinate categorie di reati l’individualizzazione del trattamento rieducativo, anche a seguito di revoca di benefìci penitenziari, secondo i principi di ragionevolezza, uguaglianza e finalizzazione rieducativa della pena; rimozione di generalizzati sbarramenti preclusivi all’accesso ai benefici al fine di conformare l’esecuzione penale all’evoluzione della personalità del condannato ed alla concreta pericolosità sociale, presenza di perduranti collegamenti con le organizzazioni criminali di riferimento; revisione della disciplina di preclusione dei benefici penitenziari per i condannati alla pena dell’ergastolo per i reati di matrice mafiosa e terroristica individuando nella prova positiva della dissociazione il superamento della presunzione relativa di pericolosità.” In questo caso, oltre alla firma della Santelli, vi è apposta quella di Massimo Parisi e Luca D’Alessandro, Deputati di Forza Italia, tutti membri della Commissione Giustizia della Camera. Decisamente contraria è invece la Lega Nord che con l’Emendamento 26.14 ha proposto di sopprimere tutta la lettera c) dell’Articolo 26 del Disegno di Legge. Primo firmatario l’Onorevole Nicola Molteni, Capogruppo del Partito in Commissione Giustizia insieme al collega Deputato Massimiliano Fedriga. Addirittura gli Onorevoli Molteni e Fedriga hanno presentato un altro Emendamento (il 13.12) sul processo penale con il quale, in sostanza, riprendono il contenuto della proposta di legge C. 1129 dell’On. Molteni ed altri per la modifica degli Articoli 438 e 442 del Codice di Procedura Penale per l’inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell’ergastolo, pur preferendo l’approvazione della stessa. In pratica, con la proposta, vengono esclusi dal giudizio abbreviato i procedimenti per i delitti di competenza della Corte di Assise e viene soppressa la possibilità per il Giudice di infliggere, in luogo della pena dell’ergastolo, quella della reclusione di 30 anni o, in luogo dell’ergastolo con l’isolamento diurno nei casi di concorso di reati o di reato continuato, quella del solo ergastolo. Molteni ha, inoltre, espressamente chiesto che tale proposta di legge sia inserita nel calendario dei lavori dell’Assemblea per il mese di luglio.

Commissione Giustizia Camera DeputatiContrario anche il Gruppo Parlamentare del Movimento Cinque Stelle che ha presentato, per il caso specifico, due distinti emendamenti. Il 26.19 con il quale propone, all’Art. 26 comma 1 lett. c) di sopprimere le parole “e revisione della disciplina di preclusione dei benefici penitenziari per i condannati alla pena dell’ergastolo” ed il 26.20 con il quale propone di modificare la predetta lettera c), aggiungendo dopo le parole “per i condannati alla pena dell’ergastolo” le seguenti “eccetto per i condannati per i reati di cui all’articolo 51 comma 3 bis c.p.p.”. Entrambe le proposte emendative sono state sottoscritte oltre dall’On. Giulia Sarti, anche dagli altri Deputati pentastellati Vittorio Ferraresi, Andrea Colletti, Donatella Agostinelli, Alfonso Bonafede e Francesca Businarolo.

La Presidente della Commissione, Donatella Ferranti (Pd) e relatrice del progetto di legge, ha proposto, invece, per quanto riguarda la lettera c), con l’Emendamento 26.17 di aggiungere dopo la parola “eliminazione” le seguenti parole “salvo i casi di eccezionale gravità e pericolosità”. Infine, la Ferranti, ha convocato la conferenza dei Presidenti di Gruppo, per definire i tempi e le modalità di organizzazione dei lavori, riservandosi di valutare l’ammissibilità degli emendamenti presentati e facendo presente che, in ogni caso, nel corso della prossima settimana, si potrà procedere alla discussione sul complesso delle proposte emendative presentate, anche ai fini di una più efficace interlocuzione tra i gruppi e con il Governo, rappresentato in Commissione dal Vice Ministro della Giustizia On. Enrico Costa.

Emilio Quintieri (Radicali italiani)

Il Garantista, 28 giugno 2015

Carceri, Paglia e Farina (Sel) interrogano il Governo sul trasferimento dei detenuti da Padova a Parma


On. Daniele FarinaPaglia e Farina di Sel: “Le condizioni di spazio, di trattamento e di partecipazione ad attività tra le sezioni di Alta Sicurezza di Padova e di Parma non sono neanche lontanamente paragonabili come si evince anche dalla testimonianza diretta resa dai detenuti – osservano gli On. Paglia e Farina – ed è perciò certo che se il paventato trasferimento si compisse, si andrebbe a ledere l’articolo 27 della Costituzione”.

“È degli ultimi giorni la notizia -si legge in una nota dei deputati di Sel Giovanni Paglia e Daniele Farina – del trasferimento di un numero ancora imprecisato di detenuti delle sezioni di massima sicurezza del carcere di Padova al carcere di Parma, a causa della decisione repentina e non meglio motivata del Dap di chiudere le suddette sezioni del carcere veneto.

Alcuni di questi spostamenti sono già avvenuti nonostante l’allarme lanciato dal Garante per i diritti dei detenuti di Parma a cui oggi si è aggiunta una drammatica testimonianza da parte degli attuali detenuti della sezione As1 (reati legati alla criminalità organizzata di tipo mafioso) del carcere emiliano, attraverso una lettera sulla vivibilità interna e sull’ulteriore peggioramento che ne conseguirebbe se si realizzasse il paventato trasferimento dei detenuti da Padova.

A prendere l’iniziativa ed interrogare il ministro della Giustizia Andrea Orlando sono i deputati di Sel Giovanni Paglia e Daniele Farina, grazie ad una puntuale ricostruzione delle condizioni in essere. Le condizioni di spazio, di trattamento e di partecipazione ad attività tra le sezioni di Alta Sicurezza di Padova e di Parma non sono neanche lontanamente paragonabili come si evince anche dalla testimonianza diretta resa dai detenuti – osservano gli On. Paglia e Farina – ed è perciò certo che se il paventato trasferimento si compisse, si andrebbe a ledere l’articolo 27 della Costituzione. Perciò crediamo – concludono Paglia e Farina – che il ministero della Giustizia e il Dap abbiano l’obbligo morale di scongiurare questo trasferimento, a tutela dei detenuti ristretti a Padova e a Parma”.

Interrogazione n. 4_09579 (clicca per leggere)

parmatoday.it – 25 giugno 2015

Bortolato (Giudice di Sorveglianza) : “Si alla modifica dell’Art. 4 bis ed all’abolizione dell’ergastolo ostativo”


Marcello Bortolato, MagistratoMentre il Senatore del Movimento Cinque Stelle Mario Michele Giarrusso, critica pesantemente l’On. Enza Bruno Bossio, Deputato Pd e membro della Commissione Bicamerale Antimafia, per la proposta di legge AC 3091 presentata lo scorso 4 maggio 2015 alla Camera dei Deputati, sottoscritta da altri Parlamentari del Partito Socialista Italiano, di Sinistra Ecologia e Libertà, Scelta Civica per l’Italia e Alleanza Popolare per l’Italia, accusandola di “voler togliere per legge l’ergastolo ai mafiosi stragisti dando il colpo mortale e definitivo alla lotta alla mafia”, il Magistrato di Sorveglianza di Padova Marcello Bortolato, membro della Giunta Esecutiva Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) e del Comitato Esecutivo del Coordinamento Nazionale dei Magistrati di Sorveglianza (Conams), sostiene la necessità che l’attuazione della delega di cui al Disegno di Legge C. 2798 del Governo, attualmente all’esame della Commissione Giustizia di Montecitorio, “dovrebbe rispondere all’esigenza di una completa revisione del sistema del “doppio binario” introdotto con il Decreto Legge n. 306/1992, con riferimento all’Art. 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario, nell’ottica di una riaffermazione del principio di individualizzazione del trattamento la cui piena applicazione deve rimanere affidata, nel merito, alla Magistratura di Sorveglianza.”

Il Giudice di Sorveglianza padovano ha le idee molto chiare (pur se espresse a titolo personale), idee che convergono, esattamente, con la coraggiosa iniziativa legislativa assunta dalla Deputata democratica calabrese. Bortolato, infatti, afferma che “Pur senza l’abolizione del tutto dell’Art. 4 bis o.p. (nodo centrale di tutto il sistema delle preclusioni) la delega dovrebbe comportarne una rivisitazione secondo linee razionali che ne recuperino la coerenza e la compatibilità con il diritto penitenziario della rieducazione, ispirate a criteri di ragionevolezza ed uguaglianza (che ad esempio escluda dal catalogo dei reati alcune ipotesi, via via introdotte nel corso degli anni, che non hanno più alcuna ragione d’esservi).”

Inoltre, contrariamente alle “cazzate” del parlamentare pentastellato siciliano, secondo il Magistrato Bortolato, che conosce molto bene la questione, “L’eliminazione di automatismi e preclusioni impone altresì una sostanziale abrogazione dell’Art. 58 quater o.p. (divieto di concessione in caso di revoca di benefici precedentemente concessi o di commissione di alcuni reati), così come la definitiva abolizione della preclusione alla detenzione domiciliare per i condannati per i reati di cui all’Art. 4 bis o.p. (Art. 47 ter c. 1 bis o.p.), che già possono usufruire del ben più ampio beneficio dell’affidamento in prova.”

Quanto, invece, allo specifico caso della pena dell’ergastolo, il componente della Giunta Esecutiva Centrale dell’Anm e del Comitato Esecutivo del Conams, aggiunge che “In materia di ergastolo la delega dovrebbe essere esercitata con l’eliminazione delle ipotesi di c.d. ergastolo “ostativo”, anche attraverso l’affrancamento della liberazione condizionale dalle preclusioni penitenziarie nonché l’espunzione (anche per i condannati a pene temporanee) dall’Ordinamento Penitenziario della “collaborazione” quale requisito per l’accesso ai benefici (Art. 58 ter o.p.) imponendo viceversa quale unica condizione di ammissibilità, oltre al fattore temporale, la prova positiva della dissociazione.”

Mario Giarrusso M5SLa posizione del Sen. Giarrusso, naturalmente, è diametralmente opposta poiché sostiene che “consentire l’accesso ai benefici degli sconti di pena era sino ad ora riservato ai mafiosi che collaboravano manifestando così il proprio ravvedimento. Con questa proposta di legge invece anche ai mafiosi irriducibili potranno accedere ai benefici degli sconti di pena e salvarsi dall’ergastolo. Sarebbe la fine della lotta alla mafia e la libertà per migliaia di pericolosi criminali. Noi non lo possiamo permettere”.

Quanto dichiarato dal Senatore Giarrusso che, tra l’altro è anche Avvocato, non corrisponde al vero dice Emilio Quintieri, esponente dei Radicali Italiani il quale collabora con l’On. Enza Bruno Bossio proprio per le questioni penitenziarie. Nessuno ha proposto “sconti di pena” per i “mafiosi irriducibili” che non si ravvedono così come nessuno ha proposto di liberare “migliaia di pericolosi criminali”.

Si tratta, invece, di una riforma “costituzionalmente orientata” dei presupposti per l’accesso ai benefici penitenziari ed alle altre misure alternative alla detenzione che prescinda in toto dal titolo di reato per il quale è intervenuta la condanna e dalla pretesa di comportamenti di collaborazione, ritenendo sufficientemente idonea la verifica – da parte del Gruppo di Osservazione e Trattamento dell’Istituto in cui il condannato si trova detenuto e della Magistratura di Sorveglianza competente – del percorso risocializzante compiuto dal condannato e la mancanza di elementi che facciano ritenere comprovati contatti con la criminalità organizzata. Il divieto di non concedere l’ammissione ai benefici ed alle misure extramurarie per i condannati per i reati di cui all’Art. 4 bis, solo per il fatto della loro mancata collaborazione con la Giustizia, appare di dubbia compatibilità con una concezione rieducativa della esecuzione penale, specie alla luce della copiosa giurisprudenza della Corte Costituzionale e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che afferma che è in contrasto con la finalità rieducativa della pena ogni preclusione di natura assoluta all’accesso ai benefici penitenziari, che non lasci al Giudice di Sorveglianza la possibilità di verificare se le caratteristiche della condotta e la personalità del condannato giustifichino la progressione del trattamento rieducativo finalizzato al reinserimento sociale e, quindi, al suo ritorno in libertà al pari degli altri detenuti che hanno “collaborato” o la cui “collaborazione” sia stata ritenuta inesigibile o, comunque, irrilevante per essere stati integralmente accertati i fatti in giudizio.

On. Bruno Bossio PdQuesta discriminazione, fondata sul titolo di reato e sulla pretesa di atteggiamenti collaborativi – prosegue l’esponente del Partito Radicale – appare fortemente in contrasto con gli articoli 3 e 27 della Costituzione perché, se i soggetti richiedenti l’ammissione ai benefici ed alle misure alternative, sono ritenuti “meritevoli” perché non vi sono elementi che dimostrano in maniera certa l’attualità di collegamenti con la criminalità organizzata e perché comunque hanno fatto un certo percorso trattamentale durante l’espiazione della pena, non debbono trovare alcun altro “sbarramento preclusivo” all’ordinario regime di trattamento carcerario. L’On. Enza Bruno Bossio, proprio per tale motivo – conclude Emilio Quintieri – oltre alla nota proposta di legge, in questi giorni, depositerà in Commissione Giustizia alla Camera, delle proposte emendative al Disegno di Legge del Governo che ripropongono oltre alla revisione delle norme per l’accesso ai benefici ed alle misure alternative alla detenzione anche per i detenuti non collaboranti anche altre riforme della Legge Penitenziaria.