Bimbi in carcere, Lega Nord e Cinque Stelle votano contro le misure alternative per le detenute madri


La maggioranza giallo-verde, impegnata nell’esame dello schema di decreto legislativo di riforma dell’ordinamento penitenziario, ha bocciato l’ipotesi di introdurre misure alternative al carcere per le detenute madri con figli al seguito. Una scelta duramente criticata dal Pd, che accusa il governo di essere “sordo” nei confronti di questa particolare categoria di detenute, anche alla luce di recenti fatti di cronaca (come il caso della donna del carcere romano di Rebibbia che ha ucciso i suoi bambini).

“Avevamo dei principi cardine nella legge delega, che attuava il decreto legislativo predisposto dal governo Gentiloni, principi che sostenevano una riforma del sistema penitenziario più giusta e mirata”, spiega la senatrice Valeria Valente, vicepresidente del gruppo Pd.  “Quello schema prevedeva, ad esempio, per le madri detenute misure alternative al carcere fino al compimento di un anno del bambino, al fine di assicurare una maggiore tutela del rapporto con i figli piccoli. Ci è stato risposto dal governo che leggi per tutelare le madri detenute già esistono. Questo è vero, ma il punto era come potenziare quella impostazione, perché le strutture di accoglienza alternative alla prigione, come le case famiglia protette e gli Icam (istituti di custodia attenuata per detenute madri, ndr.) sono poche e non sufficienti”.

“Quanto è avvenuto stamattina in commissione è grave e preoccupante – conclude Valente – il voto di oggi testimonia una grave involuzione di cultura giuridica che, dimenticando ogni umanità e allontanandosi dalla funzione rieducativa della pena, vede M5S seguire la Lega su una strada che nulla ha a che vedere con il miglioramento nel nostro sistema penitenziario e giudiziario”.

In tutta Italia i bambini che vivono reclusi in vari istituti di pena sono 62: poco meno della metà sono figli di straniere. Si trovano in cella perché non esistono alternative familiari.

Monica Rubino

http://www.repubblica.it – 25/09/2018

 

“Troppi divieti insensati”, le richieste al Governo per un 41 bis più umano


Cella 41 bis OPIl cosiddetto “carcere duro” è diventato in molti casi troppo duro, ben oltre l’esigenza di tagliare e impedire i rapporti tra i detenuti e la criminalità organizzata di appartenenza. Ecco perché la Commissione Diritti umani del Senato, al termine di quasi due anni di indagine conoscitiva sull’applicazione dell’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario introdotto dopo le stragi di mafia del 1992, in una relazione approvata ieri a maggioranza (favorevoli tutti i gruppi tranne Forza Italia e Movimento 5 Stelle) affida a governo e Parlamento una serie di raccomandazioni.

Tra le quali spicca la necessità di sorvegliare con maggiore attenzione la proroga di un regime di detenzione speciale che “dovrebbe essere applicato solo eccezionalmente e per limitati periodi di tempo”, mentre c’è la preoccupazione che attraverso una “prassi della proroga” troppo disinvolta e routinaria, si finisca per non rispettare la ratio della legge. In particolare ci vorrebbe “una più accurata istruttoria” nei confronti delle persone “incapaci di intendere e di volere”.
La commissione ritiene necessario “adeguare alcune strutture a standard minimi di abitabilità”, nonché “rivedere le limitazioni al possesso di oggetto nelle camere detentive”, cioè le celle, “riservandole a ciò che ha effettiva incidenza sulle possibilità di comunicazione con l’esterno”. L’organismo presieduto dal senatore Luigi Manconi ha visitato molti degli istituti dove sono rinchiusi i 729 carcerati al “41 bis” (tra cui 7 donne, i dati risalgono al 31 dicembre), raccogliendo indicazioni su quello che lo stesso Manconi definisce un “surplus di afflizioni, privazioni e restrizioni che non sembra avere ragion d’essere nella logica, prima ancora che nella legge”.
La relazione evidenzia che “c’è un limite preciso ai capi di biancheria che possono essere tenuti in cella, in molti casi considerato insufficiente; in alcuni istituti i sandali non possono essere indossati prima del 21 giugno”, e se fa caldo prima pazienza. “Non si possono indossare abiti “firmati” perché potrebbero portare a episodi di conflittualità tra detenuti, ma non è chiaro in base a quale criterio si possa stabilire quando un abito sia o meno “firmato””. A un anziano detenuto con l’hobby della pittura “è stata negata l’autorizzazione a tenere in cella tela e colori, e può dipingere solo un’ora al giorno nella stanzetta della socialità”, mentre uno che s’è laureato discutendo la tesi attraverso il vetro divisorio si lamenta che il tempo passato al computer venga sottratto all’ora d’aria. E ancora: “Alle pareti non è possibile tenere fotografie o altre immagini: in moltissimi casi questo divieto è stato presentato come esempio di una eccessiva rigidità e di una certa volontà punitiva”.

Tra i reclusi al “carcere duro” 29 lo sono da più di vent’anni (compresi i capimafia Totò Riina e Leoluca Bagarella), 161 fra dieci e venti, 321 fra i quattro e i dieci anni, e 204 da meno di quattro anni. I tre quarti (73,1 per cento) hanno almeno una condanna definitiva, e poco meno (70,8 per cento) sono in galera per il secondo comma dell’articolo 416 bis del codice penale: organizzatori e capi delle varie associazioni mafiose; il 21,3 per cento sono invece mafiosi “semplici”, cioè partecipanti (non promotori) all’organizzazione criminale; l’1,6 per cento sono accusati “solo” di omicidio, lo 0,3 per strage e l’1,3 di estorsione. Tra le mafie di appartenenza spicca la camorra (40,3 per cento), seguita da Cosa nostra (27,6) e dalla ‘ndrangheta(21,7). I terroristi sono soltanto sei.
“Su questa norma faremo le barricate, se qualcuno pensa di fare cortesie a qualche amico capomafia si sbaglia”, tuona il grillino Giarrusso. Ma la commissione non mette in dubbio la legittimità del “carcere duro”; si tratta solo, spiega Manconi, “di verificare che rimanga nei limiti previsti dalla legge, senza sconfinamenti ingiusti e inutili”.

Giovanni Bianconi

Corriere della Sera, 8 aprile 2016

Caso Cuffaro, Quintieri (Radicali): “Il Sen. Santangelo (M5S) è un ignorante matricolato”


“Come si può non indignarsi ? Cuffaro, un condannato per mafia, grazie all’indulto e grazie allo sconto di pena voluto da Renzi torna in libertà ! Che vergogna”. Sono queste le dichiarazioni apparse su Facebook di Vincenzo Maurizio Santangelo, architetto trapanese, Senatore della Repubblica appartenente al Gruppo Parlamentare del Movimento Cinque Stelle.

Non appena ho letto queste brevi dichiarazioni sono rimasto sconcertato ed ho chiesto subito al Senatore Santangelo di conoscere qual’era lo “sconto di pena voluto da Renzi” del quale avrebbe beneficiato l’ex Governatore della Sicilia e Senatore della Repubblica Salvatore Cuffaro poiché lo “sconto di pena” riconosciutogli (45 giorni ogni semestre di pena espiata) è previsto nell’Ordinamento Penitenziario dalla Legge nr. 354 del 26 luglio 1975 quando Renzi era nato da soli pochi mesi e non era certamente Capo del Governo Italiano !

Il citato Senatore mi rispondeva : “Grazie all’indulto ha ottenuto un’anno per i reati “non ostativi” e lo sconto di 45 giorni ogni sei mesi per buona condotta. Ora si scusi.” Replicai immediatamente che “Senatore non le ho chiesto dell’indulto ma dello “sconto di pena voluto da Renzi”. Di cosa mi dovrei scusare ? Lei continua a dimostrare la sua ignoranza.”.

Credevo che il botta e risposta fosse finito ed invece, il Santangelo, replicava ancora dicendo “Spenda il suo tempo in cose concrete piuttosto che cercare sterili polemiche. Niente di personale ma inizi a studiare un po’”. Alchè, per l’ennesima volta, risposi al Parlamentare pentastellato che si permetteva pure il lusso di insultare dicendogli “Dovrebbe studiare lei caro Senatore vista la sua ignoranza in merito. E’ stato lei a scrivere fesserie ed ho ritenuto opportuno replicare.”

Il Senatore grillino, evidentemente a corto di argomenti, concludeva la discussione con “Gentile Emilio Quintieri, le auguro buona giornata” ed io replicai “Anche a lei Senatore. Studi un pochino di diritto penitenziario che la prossima volta eviterà di fare figuracce. Saluti”. Non contento, proseguiva con un altro intervento “Grazie ancora, lei è davvero una persona cortesissima.” ed io “Credo che non sia giusto fare disinformazione. Nulla di personale contro di lei ma da un Parlamentare certe cose non sono tollerabili. Mi dispiace.”

Alle mie contestazioni si aggiunsero anche numerosi altri cittadini, militanti Radicali, Avvocati e Professori Universitari. Tutti nel lamentare le enormi scemenze dette dal Senatore Santangelo. Poco dopo, intervennero gli “squadristi a cinque stelle” con insulti ed ingiurie di ogni genere nei miei riguardi e di chi si era permesso di “difendere Cuffaro”. Ed al Senatore Santangelo non gli rimaneva nient’altro da fare che bannarmi e cancellare tutti i commenti sulla sua pagina pubblica, lasciando quelli che gli facevano piacere e qualche altro dai toni più moderati.

Credo che sulla incompetenza di questo “Portavoce a Cinque Stelle” in materia di diritto ed in particolare di quello relativo all’esecuzione penale e penitenziaria, non ci siano dubbi. I cittadini italiani dovrebbero veramente indignarsi nel sapere che un ignorante matricolato come Vincenzo Santangelo sieda in Parlamento !

Andiamo ai fatti.

Salvatore Cuffaro, detto Totò, ex politico italiano, nella giornata di ieri dopo 4 anni e 11 mesi di detenzione espiata presso la Casa Circondariale di Roma Rebibbia è tornato in libertà (22 gennaio 2011 – 13 dicembre 2015).

Il Cuffaro ha riportato condanna definitiva alla complessiva pena di 7 anni di relcusione per i delitti, uniti in continuazione di rivelazione di segreti di ufficio continuata in concorso con altri e favoreggiamento personale continuato in concorso con altri nei confronti di alcuni indagati per associazione mafiosa e per concorso esterno nella medesima.

La Corte di Appello di Palermo, in qualità di Giudice dell’Esecuzione, con Ordinanza del 24 giugno 2011, ha dichiarato condonato 1 anno di reclusione, pari alla pena inflitta, a titolo di aumenti per la continuazione, per i reati di rivelazione di segreti di ufficio e di favoreggiamento personale, commessi nel 2003.

Infatti la Corte di Appello di Palermo, il 23 gennaio 2010, in riforma della sentenza di primo grado, aveva ravvisato per i reati di cui agli articoli 378 e 326 codice penale (favoreggiamento e rivelazione segreti) l’aggravante di cui all’articolo 7 decreto legge 152/1991 ed aveva determinato la pena per il reato di cui all’articolo 378 codice penale (ritenuto più grave e quindi pena base del reato continuato) in anni 5 di reclusione, determinando l’aumento a titolo di continuazione per il reato di cui all’articolo 326 codice penale, in 1 anno di reclusione (quello che poi è stato condonato).

Quindi, in poche parole, il Cuffaro, ha ottenuto un indulto di 1 anno sulla pena complessiva che riguardava il reato di rivelazione di segreti di ufficio, reato non ricompreso tra quelli ostativi ai sensi dell’articolo 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario. Non è stata condonata la pena inflitta per favoreggiamento alla mafia perché tale delitto era escluso tassativamente dall’articolo 1 comma 2 lettera d) della Legge n. 241 del 31 luglio 2006.

La Costituzione Repubblicana mi pare che all’articolo 3 comma 1 sancisca che la legge sia uguale per tutti. Il cosiddetto principio di uguaglianza che vuol dire che tutti sono titolari dei medesimi diritti e doveri, in quanto tutti sono uguali davanti alla legge e tutti devono essere, in egual misura, ad essa sottoposti. Anche se il condannato si chiama Salvatore Cuffaro. Probabilmente, neanche questo importantissimo principio di democrazia liberale sancito dall’Ordinamento Costituzionale, conosce l’esimio Senatore !

Chiarito questo, andiamo allo “sconto di pena voluto da Renzi”.

Il Senatore Santangelo, evidentemente, credeva che al condannato Cuffaro, fosse stata riconosciuta la riduzione della pena a seguito delle recenti novelle legislative, la cosiddetta liberazione anticipata speciale che prevede l’aumento di 30 giorni per ogni semestre di pena espiata (da 45 a 75 giorni), per le condizioni di detenzione inumane e degradanti e quindi contrarie alla legge, patite dai detenuti in tutti gli Istituti Penitenziari d’Italia.

Presumibilmente, anzi sicuramente, l’ignorante Senatore pentastellato, non sapeva che la suddetta liberazione anticipata speciale (quella che lui chiama lo “sconto di pena voluto da Renzi”) non si applica ai condannati per i reati ostativi previsti dall’Articolo 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario. Ed infatti, la Legge n. 10 del 21 febbraio 2014, di conversione del Decreto Legge n. 146 del 23 dicembre 2013, prevede espressamente che la detrazione di pena di 75 giorni si applichi ai detenuti “Ad esclusione dei condannati per taluno dei delitti previsti dall’articolo 4 bis della Lege 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni” (fra i quali quelli riportati dal Cuffaro perché aggravati dalla mafiosità).

Ed infatti, a tal proposito, il Magistrato di Sorveglianza di Roma, con Ordinanza dell’11 aprile 2014, accoglieva la domanda di liberazione anticipata proposta da Cuffaro Salvatore in relazione al semestre di detenzione 22 luglio 2013 – 22 gennaio 2014 e, nel contempo, negava in relazione al medesimo semestre e ad altri in precedenza già positivamente valutati, l’applicazione dell’ulteriore beneficio della liberazione anticipata speciale proprio a causa del divieto stabilito a favore dei condannati per taluno dei reati di cui all’articolo 4 bis O.P., ipotesi ricorrente nel caso in esame. Il Tribunale di Sorveglianza di Roma, con Ordinanza del 10 giugno 2014 prima e la Corte Suprema di Cassazione dopo, il 14 aprile 2015, rigettavano il reclamo dappoichè fondata era la causa ostativa alla concessione del beneficio indicata dal provvedimento reclamato.

Al Cuffaro, dunque, non è stato riconosciuto alcuno “sconto di pena” voluto dal Governo Renzi e/o dagli altri Governi precedenti come intendeva far credere il Senatore Vincenzo Santangelo. Al predetto detenuto, infatti, è stata concessa, ricorrendone i presupposti, la liberazione anticipata di 45 giorni ogni semestre di pena espiata prevista dall’articolo 54 dell’Ordinamento Penitenziario concedibile, a propria discrezione, dal Magistrato di Sorveglianza su specifica domanda del detenuto solo quando ravvisi la mancanza di rilievi disciplinari e la prova di attiva partecipazione all’opera di rieducazione predisposta dall’Amministrazione Penitenziaria (cioè quella che il parlamentare grillino chiama volgarmente ed erroneamente “buona condotta”) e che, si badi bene, non è stata fatta dal Segretario del Pd Matteo Renzi ma risale nientedimeno al lontano 26 luglio 1975 nella VI Legislatura quando al Governo del Paese vi era Aldo Moro, esponente della Democrazia Cristiana (DC) ed il Ministro di Grazia e Giustizia era Oronzo Reale, esponente del Partito Repubblicano Italiano (PRI) ed entrambi Illustri Giuristi e non “dilettanti politici” come il grillino Santangelo.

Proprio questa mattina davanti al Magistrato di Sorveglianza di Roma si è tenuta l’Udienza Camerale per discutere sulla richiesta ex Art. 35 ter dell’Ordinamento Penitenziarioo formulata nel mese di luglio 2014 dal condannato Salvatore Cuffaro per il risarcimento dei danni a causa della illegale condizione di detenzione subita nei quasi 5 anni di detenzione nell’Istituto Penitenziario di Rebibbia. Sono i famosi 8 euro per ogni giorno di detenzione espiato in condizioni disumane e degradanti, non conformi ai criteri di cui all’Art. 27 della Costituzione della Repubblica e all’Art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti Umani, secondo la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo.

Ebbene, neanche questo “risarcimento” al momento è stato possibile riconoscere al Cuffaro poiché, essendo stato nel frattempo scarcerato (è trascorso circa 1 anno e 6 mesi per fissare l’Udienza), il Magistrato di Sorveglianza di Roma, in accoglimento della richiesta avanzata dal suo difensore Avvocato Maria Brucale, ha dovuto dichiararsi incompetente. Dovrà procedere a citare a giudizio lo Stato innanzi al Giudice Monocratico Civile del Tribunale Ordinario di Roma.

In conclusione, lo ripeto, bisogna indignarsi non per Cuffaro che è uscito dal Carcere ma per Santangelo che siede al Senato della Repubblica !

Mi auguro che il più volte citato Senatore della Repubblica, colga l’occasione, per rassegnare le proprie dimissioni.

Emilio Quintieri

Esperto di Diritto Penitenziario

Già membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani

Giarrusso (Senatore M5S) : “Giulio Lampada vada in cella!”. Morirà ? Chissenefrega


Mario Giarrusso M5SIl sito del “Fatto quotidiano” riporta la notizia che il senatore del Movimento Cinque Stelle Mario Michele Giarrusso ha affermato che Giulio Lampada – accusato di essere un capo cosca calabrese, trattenuto in carcerazione preventiva per circa quattro anni, e pochi giorni or sono inviato agli arresti domiciliari per gravi ragioni di salute su istanza dei difensori – deve tornare in carcere. Giarrusso chiederà l’intervento diretto del ministro della giustizia e farà convocare per un’audizione, in Parlamento, il Presidente del Tribunale di Sorveglianza che ha assunto la decisione di scarcerare Lampada.

Ora, di fronte a prese di posizione di questo genere, non si sa se ridere o piangere: ci sarebbero buone ragioni per l’una e per l’altra cosa.

Per ridere: il Tribunale di Sorveglianza non c’entra per nulla, perché esso si occupa solo di casi di detenuti definitivi, non di quelli ancora in attesa di una sentenza definitiva, come nel caso di Lampada, per il quale mi permetto di sperare – senza chiedere il permesso di Giarrusso – che la sentenza di condanna che lo riguarda non diverrà mai definitiva; cosa dovrà mai fare il ministro della giustizia invocato da Giarrusso? Colpire di anatema il Tribunale del Riesame di Milano che, dopo ben nove consulenze mediche, ripeto dopo nove consulenze tutte concordi, ha inviato Lampada agli arresti domiciliari? O che altro? Quali nuove e sconcertanti competenze Giarrusso vorrà mai attribuire al ministro? Quante sono, per amor di precisione, le consulenze mediche che debbono concordemente ritenere una persona in condizioni di salute talmente gravi da essere mandato a casa? Dieci, cento, trecentosessantacinque (cioè una consulenza per ogni giorno dell’anno)? Da quante Giarrusso sarebbe alla fine soddisfatto?

O, forse, debbo presumere che non lo potrebbe mai essere? Giarrusso tende forse all’infinito? E dall’audizione del Presidente del Tribunale del Riesame, tanto scrupoloso d’avere atteso per mesi e mesi prima di decidere, e l’esperimento di un numero sovrabbondante di consulenze di parte e d’ufficio – lo ripeto: tutte concordi – cosa spera di conoscere che non sia negli atti del procedimento? E questi atti ai quali egli spregiudicatamente si sovrappone per smentirli, Giarruso, componente di varie commissioni parlamentari e credo anche di quella antimafia, li conosce? Ne ha forse una pallida idea? Ce lo dica per favore, ce lo faccia sapere.

Per piangere: ebbene, siamo in presenza di un senatore della repubblica italiana, uno cioè mandato dal popolo sovrano ad esercitare la sovranità per suo conto, che ragiona in questo modo, cioè come uno che pretende di sparare giudizi di tale gravità – e per giunta pubblicamente – a prescindere da ogni prova circa la reale colpevolezza di Lampada e soprattutto circa il suo reale stato di salute che lo rende incompatibile con la detenzione in carcere.

Giarrusso mostra cioè di vivere e di esprimere il proprio mandato politico in chiave strettamente osservante dei pre-giudizi, che, come è noto, sono i nemici giurati dei giudizi, dal momento che mentre i primi si basano su una opinione del tutto sganciata dalla realtà, i secondi tendono a fondarsi sulla verità oggettiva dei fatti che sia stato possibile provare.

Anzi, potrebbe dirsi di più. Potrebbe cioè leggersi tutta l’attività dei Tribunali e delle Corti, nei vari e a volte contrastanti gradi di giurisdizione, come il faticoso, laborioso, ma necessario tentativo di transitare dal pregiudizio, al giudizio, dalla semplice opinione ( dei singoli ) alla verità ( da tutti condivisa). Ecco qual è, fra l’altro, il compito dei giudici nello Stato di diritto: spodestare il pregiudizio, per far posto alla verità.

Il che è ovviamente accaduto anche nel caso di Lampada e del suo invio agli arresti domiciliari per gravi ragioni di salute ( fra l’altro, calo ponderale di oltre trenta chili, incapacità di alimentarsi, duplice tentativo di suicidio…).

Sicché è il caso di comunicare a Giarrusso che con le sue improvvide dichiarazioni – tese a far tornare subito in carcere Lampada – egli si pone in rotta di collisione proprio con il lavoro dei giudici, tende cioè a vanificarne il significato e la funzione, cercando di regredire dal giudizio – da loro scrupolosamente formulato – al pregiudizio – di cui egli soltanto è evidentemente l’integerrimo custode e il pubblico dispensatore.

Ma quali titoli, quale legittimazione vanterebbe Giarruso per sovrapporsi a tal segno alle decisioni dei Tribunali? Per esigere cioè che Lampada torni “subito” fra le mura di quel carcere, dove, secondo i consulenti nominati dal Tribunale, altissimo sarebbe il rischio di più non uscirne vivo? Lo ignoro. Probabilmente, Giarruso si ritiene legittimato per definizione attraverso il suo impegno antimafia: ma – il punto è questo – l’impegno antimafia da chiunque rivendicato – o si esprime attraverso le strutture e i meccanismi giuridici dello Stato di diritto oppure, nel caso voglia farne a meno, diviene esso stesso, tragicamente, una forma di violenza e di sopraffazione, contro la quale è doveroso schierarsi e combattere da parte di ogni essere umano.

Perciò, se il Giarrusso politico non vuol contraddire il Giarrusso essere umano, che smetta i panni di Minosse, il quale, come è noto, “orribilmente… ringhia, giudica e manda, secondo che avvinghia” e torni a risiedere fra di noi, semplici esseri umani, che – con grande e diuturna fatica – cerchiamo di servire la giustizia nell’unico modo in cui riteniamo sia possibile e lecito farlo: spodestando il pre-giudizio, per far posto al giudizio.

Non sarà, per lui, facilissimo: ma con un po’ di impegno genuinamente umano, che non guasta mai, speriamo tutti possa farcela.

Vincenzo Vitale

Il Garantista, 3 giugno 2015

Rossano, i Radicali difendono l’On. Bruno Bossio dalle accuse dei Cinque Stelle


Bruno-Bossio-e-Guccione-visita-carcere-RossanoDopo aver letto le farneticanti, vergognose e sorprendenti dichiarazioni degli “Amici di Beppe Grillo, Rossano in Movimento” nei confronti dell’On. Enza Bruno Bossio, Deputato del Partito Democratico e membro della Commissione Bicamerale Antimafia, per quanto riguarda la sua attività di Sindacato Ispettivo Parlamentare effettuata, tra l’altro, in perfetta sinergia con il Partito Radicale (unica Forza Politica che si occupa da decenni del “Pianeta Carceri”) e che ha interessato anche la Casa di Reclusione di Rossano (Cosenza), non posso esimermi dal fare alcune, doverose, precisazioni a seguito della lectio magistralis di diritto penitenziario fatta dagli sconosciuti grillini e ripresa anche dagli organi di stampa.

Relativamente al fatto che “in quella particolare ala del Carcere di Rossano vengono rinchiuse determinate tipologie di soggetti che danno segni di elevata irrequietezza ovvero che vengono monitorati costantemente dallo Psichiatra della Casa di detenzione in attesa di un eventuale trasferimento nelle apposite strutture” evidenzio che, tale trattamento riservato ai detenuti ristretti nell’Istituto di Rossano, è contrario alla Costituzione ed alla Legge Penitenziaria. Infatti, nel Reparto di Isolamento (attualmente in fase di ristrutturazione dopo l’attività ispettiva dell’On. Bruno Bossio), possono essere “rinchiuse” soltanto quelle persone nei casi tassativi stabiliti dal legislatore (Art. 33 O.P.). Non vi è alcuna disposizione di legge che consentiva alla Direzione della Casa di Reclusione di Rossano di allocare i detenuti che davano “segni di elevata irrequietezza” o per essere “monitorati costantemente dallo Psichiatra” all’interno di quel Reparto. Anzi, vi è di più. Proprio per rafforzare l’eccezionalità della disciplina, il legislatore, ha stabilito il divieto per l’Amministrazione Penitenziaria, di utilizzare sezioni o reparti di isolamento per casi diversi da quelli previsti dalla Legge. (Art. 73 c. 8 Reg. Es. O.P.). Principi poi richiamati anche dalla Circolare Dipartimentale n. 500422 del 02/05/2011. L’isolamento del detenuto rappresenta una situazione del tutto eccezionale in quanto idoena ad incidere negativamente sul diritto alla salute ed al benessere individuale della persona e poiché, di norma, il detenuto, deve vivere insieme agli altri perché la vita in comune è un elemento basilare del trattamento penitenziario. Il Medico può prescrivere l’isolamento per ragioni sanitarie e, più precisamente, solo in caso di malattia contagiosa, da eseguirsi in appositi locali dell’infermeria o in un reparto clinico (Art. 73 c. 1 Reg. Es. O.P.). A tal proposito, sono già numerosi, i Medici (ed altri dipendenti dell’Amministrazione Penitenziaria) condannati dall’Autorità Giudiziaria competente, per omicidio colposo proprio per aver cagionato il suicidio di detenuti, specie quelli con disturbi psichiatrici conclamati, mettendoli in isolamento, misura prevista in casi eccezionali e tassativamente elencati, in violazione dell’Ordinamento e del Regolamento di Esecuzione Penitenziaria.

Quanto, invece, alle “celle” di questa “particolare ala del Carcere”, ribadisco la illegittimità del collocamento dei detenuti nelle “celle lisce” cioè prive dell’arredo ministeriale poiché, anche durante l’esecuzione dell’isolamento, i detenuti debbono essere alloggiati in camere ordinarie pur se il loro comportamento sia tale da arrecare disturbo o da costituire pregiudizio per l’ordine e la disciplina. (Art. 73 c. 2 Reg. Es. O.P.). Anche per questa particolare “prassi generalizzata” sono già state diverse le sentenze di condanna pronunciate nei confronti del personale dipendente dell’Amministrazione Penitenziaria. Le sanzioni disciplinari, infatti, devo essere “eseguite nel rispetto della personalità” (Art. 38 c. 4 O.P.) in ossequio al principio costituzionale di cui all’Art. 27 c. 3 secondo cui le pene devono essere conformi ad umanità. E “rinchiudere” delle persone in cella, senza vestiti, senza alcun mobilio o suppellettile non può considerarsi sicuramente rispettoso della dignità umana !

Per quanto riguarda tutto il resto delle critiche rivolte dagli “Amici di Beppe Grillo di Rossano” all’On. Bruno Bossio, le stesse, sono destituite di fondamento e, pertanto, vanno rispedite al mittente o, piuttosto, indirizzate ai propri rappresentanti in Parlamento che mai, sino ad ora, si sono seriamente occupati delle problematiche penitenziarie. Nell’Interrogazione Parlamentare nr. 5-03339 del 16/09/2014 presentata dalla Deputata democratica ai Ministri della Giustizia, della Salute e del Lavoro e delle Politiche Sociali non vi sono assolutamente riportate “mezze verità” come invece sostenuto dai “grillini”. E’ stato espressamente sollecitato il Governo ad attivarsi, con urgenza, sia per incrementare l’organico della Polizia Penitenziaria e degli Educatori in modo da migliorare le condizioni lavorative del personale e rendere lo stesso adeguato alle esigenze della popolazione detenuta e sia per aumentare l’organico degli esperti psicologi o, comunque, assicurare l’incremento delle ore di lavoro di quelli attualmente assegnati per migliorare l’efficacia degli interventi trattamentali nei confronti dei detenuti. Infine, è stato chiesto ai Ministri, se non ritengano di implementare l’attività trattamentale dei detenuti, sia essa di studio e/o di formazione e lavoro, di avviare immediatamente un corso di formazione professionale affinchè i detenuti possano lavorare in cucina e, se non ritengano opportuno intervenire con urgenza, per riavviare il laboratorio di falegnameria denominato “Dedalo” di cui è dotato l’Istituto in modo da ampliare i posti di lavoro intramurario. L’On. Bruno Bossio non si è mai adoperata per favorire l’allontanamento del Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria. Il trasferimento del Vice Commissario Elisabetta Ciambriello è stato disposto dall’Ufficio del Personale del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria perche, evidentemente, ve ne erano i presupposti.

Venendo al “piano carceri razionale e degno di tal nome, come quello proposto dal M5S alla Camera”, bene ha fatto l’On. Bruno Bossio (e, contestualmente, il Parlamento ed il Governo) a non sostenerlo, poiché si trattava di un autentica accozzaglia di dati scollegati tra loro, anche non aggiornati, che non risolveva assolutamente la questione di prepotente urgenza, sempre più prepotentemente urgente, delle Carceri italiane, pluricondannate dalla giurisdizione europea. Francamente non capisco come si faccia ancora a parlare di “piano carceri” poiché si trattava di tre misere paginette accompagnate da una sola nota, con dati non aggiornati, risalenti addirittura al 2010. Il “piano carceri” dei grillini, all’epoca dei fatti, venne sonoramente bocciato da tutti, persino dalle Organizzazioni Sindacali della Polizia Penitenziaria.

Gli “Amici di Beppe Grillo di Rossano” quindi, a mio avviso, avrebbero fatto bene a continuare a tacere invece di improvvisarsi “professori” su qualcosa come la “comunità penitenziaria” che non conoscono e che ignorano completamente.

Emilio Enzo Quintieri

Calabria, il Governo risponde ad una Interrogazione sulla situazione degli Istituti Penitenziari


Palazzo Montecitorio Roma2.364 detenuti su 2.620 posti detentivi disponibili, un solo ricorso nel 2013 alla Cedu presentato da alcuni detenuti calabresi per violazione dell’articolo 3 della Convenzione sui diritti dell’uomo e, nel 2014, 190mila euro per la manutenzione ordinaria e 1 milione e 352mila euro per quella straordinaria delle case circondariali calabresi.

Sono questi alcuni dei numeri forniti in commissione Giustizia alla Camera dal viceministro della Giustizia Enrico Costa, che ha risposto a un’interrogazione di Vittorio Ferraresi (M5S) sulla situazione degli istituti penitenziari in Calabria.

Da quanto riferito dal governo, “a fronte di una capienza regolamentare di 2620 posti detentivi, alla data del 29 settembre scorso, negli istituti calabresi risultano presenti 2364 detenuti”. Nello specifico, ha ricordato Costa, nella casa circondariale di Vibo Valentia vi sono 258 detenuti presenti a fronte di una capienza regolamentare di 365 posti, a Castrovillari sono 110 su 122 posti, nel carcere di Cosenza 243 presenze ma 220 posti, nella casa circondariale di Locri sono 146 presenti per 89 posti.

A Palmi, invece, il numero dei detenuti ammonta a 176 a fronte di una capienza di 152 posti mentre a Paola la capienza è indicata in 182 posti ma ci sono 224 persone. Nella casa circondariale di Reggio Calabria “Panzera” 180 presenti per una capienza di 176 posti, nel carcere di Rossano 247 presenti su 215 posti e, infine, nella casa circondariale di Catanzaro i presenti sono 560 e la capienza regolamentare è di 627 posti.

Eppure, per il viceministro, bisogna ricordare come “la capienza regolamentare” cui si fa riferimento è quella “calcolata dalla competente direzione generale utilizzando un parametro ben superiore a quello considerato dalla Corte”. Infatti il parametro del ministero della Salute italiano si riferisce a “uno spazio di 9 mq per una persona singola più 5 mq per ogni altra persona alloggiata nello stesso ambiente” mentre il paramento della Corte di Strasburgo “è di 7 mq per la persona singola e altri 4 mq per ciascuna ulteriore”.

Ricorsi alla Cedu

Per quanto riguarda i ricorsi presentati alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali da parte dei detenuti negli istituti di pena della Calabria nel 2011, “sono stati comunicati dalla Cedu al governo italiano 8 ricorsi, presentati da altrettanti detenuti presso l’istituto penitenziario di Cosenza”.

Ma i primi ricorsi “sono stati dichiarati irricevibili dalla Corte europea con sentenza del 16 settembre 2014 – ha continuato Costa – non risultando esaurite le vie offerte dal diritto interno”. Nel 2013, invece, “è stato comunicato un solo ricorso, da un detenuto ristretto nell’istituto penitenziario di Catanzaro”, anch’esso dichiarato irricevibile dalla Corte con sentenza del 1° aprile 2014. Per Costa, invece, negli anni 2010, 2012 e 2014 non sono stati comunicati ricorsi da detenuti calabresi.

Effetti dello svuota-carceri

Secondo quanto riferito da Costa sui detenuti che negli istituti penitenziari calabresi hanno fruito delle norme cosiddette svuota-carceri “dal 2010 alla fine del mese di agosto 2014 il numero ammonta a 406 soggetti, 44 sono le istanze complessivamente avanzate ai sensi della legge 199/2010 (quella sull’esecuzione domiciliare delle pene; Ndr) e 25 il numero complessivo delle istanze di espulsione dal territorio dello Stato come misura alternativa alla detenzione, presentate da detenuti stranieri ai competenti uffici di sorveglianza”.

Risorse finanziarie

Per quanto attiene alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle carceri in Calabria il viceministro ha riportato puntualmente i conti: nel 2009 le somme destinate ammontano a 360.873,76 euro per la manutenzione ordinaria e a 1 milione e 200mila euro per la manutenzione straordinaria, nel 2010 a 509.360,00 e a 798.302,00 euro; nel 2011 a 729.970,00 ed a 37.112,76 euro; nel 2012 a 224mila e 500 euro ed a 3.224.197,96 euro; nel 2013 a 327.226,18 ed a 2.423.447,92 euro; nel 2014 190mila euro e a 1 milione e 352mila euro. E nel 2014 “è stata assegnata una ulteriore somma pari a 253mila euro, destinata a finanziare i lavori di completamento del nuovo reparto dell’istituto di Catanzaro”.

Carcere Catanzaro

Per quanto riguarda la casa circondariale di Catanzaro, per Costa, non sussiste carenza di personale di polizia penitenziaria essendoci “298 unità a fronte della previsione di 257” e “la carenza relativa alla mancanza di una figura di capoarea per l’area educativa e per l’area contabile è stata risolta già da tempo dal provveditorato regionale”. E “gli uffici interni destinati alle varie attività istituzionali e gestionali sono stati tutti sistemati” mentre “è in atto la progettazione degli interventi di adeguamento dei reparti detentivi che non hanno la doccia all’interno delle stanze detentive.

Infine – ha riferito il viceministro – “sono in corso lavori di adeguamento dei cortili dei passeggi, per i quali è prevista la creazione di un posto di servizio coperto per il personale vigilante e l’implementazione del sistema di videosorveglianza”.

E in merito alla popolazione detenuta straniera “non sono presenti i mediatori culturali, ma vi è una positiva presenza del volontariato”. Infine in merito alla allocazione di tre detenuti per cella, chiusi per 20 ore al giorno – cui faceva riferimento l’interrogazione – Costa ha ricordato “che nei circuiti di alta e di media sicurezza le camere detentive ospitano al massimo 2 detenuti. Soltanto nel padiglione di reclusione di media sicurezza nel quale le celle hanno una superficie maggiore ai 18 mq – escluso il bagno – sono ospitati fino a tre detenuti”.

La situazione a Paola

Nel carcere di Paola, invece, da quanto riportato nel testo della risposta all’interrogazione “ogni ristretto fruisce all’interno della camera di pernottamento di 4,5 mq calpestabili, escluso il bagno, che diventano 5 mq nel nuovo padiglione adibito a custodia attenuata e che, in conformità alle indicazioni contenute nella sentenza Torreggiani, sono garantite almeno 8 ore al giorno al di fuori della camera di pernottamento, che salgono a 10 ore per i detenuti allocati nel reparto a custodia attenuata a sorveglianza dinamica”.

Ed è presente “un teatro dotato di 158 posti a sedere dove si svolgono rappresentazioni artistiche anche con il coinvolgimento dei ristretti e una ampia palestra solo momentaneamente chiusa per contingenti necessità organizzative”.

L’impegno del ministero

Infine, ha concluso Costa, la questione carceri “esige un impegno costante che il ministro ha in più di un’occasione manifestato”, assicurando anche che “l’attenzione e la sensibilità al tema delle condizioni detentive è costantemente mantenuto dal ministero della Giustizia, nella convinzione che la dialettica parlamentare non mancherà di fornire i propri contributi per ogni nuova soluzione” funzionale al raggiungimento “dell’obiettivo condiviso di una realtà carceraria migliore e più umana”.

Public Policy, 11 ottobre 2014

Carcere di Paola, il Governo risponde a Montecitorio. Ferraresi (M5S) : Faremo delle verifiche. Insoddisfatti i Radicali


ferraresiIl Governo Renzi, giovedì pomeriggio, come preannunciato, ha risposto in Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati all’Interrogazione di cui è primo firmatario l’Onorevole Vittorio Ferraresi (M5S), sollecitata dal radicale calabrese Emilio Quintieri, relativa anche alla situazione in cui versa la Casa Circondariale di Paola. La risposta è giunta dal Vice Ministro della Giustizia Enrico Costa, dopo una lunga istruttoria, effettuata dal Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, del Dipartimento degli Affari di Giustizia e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Dicastero di Via Arenula, rispettivamente investiti della verifica dell’operato della Magistratura di Sorveglianza, della sussistenza o meno di possibili violazioni della normativa europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle condizioni del penitenziario. Ulteriori notizie sono pervenute, per il tramite del Presidente della Corte di Appello di Catanzaro, dai Presidenti dei Tribunali di Catanzaro e Cosenza e dai Magistrati di Sorveglianza in servizio presso detti Uffici. Il Deputato pentastellato, anche a nome dei suoi colleghi firmatari dell’Interrogazione, in replica al Vice Ministro, ha ringraziato il Governo per l’impegno posto in essere e per l’esaustività della ricostruzione dei fatti, riservandosi l’accertamento di quanto dichiarato e quindi l’eventuale presentazione di altri atti di sindacato ispettivo. Restano insoddisfatti i Radicali per la mancata risposta del Governo ad alcuni quesiti e per l’inesattezza delle informazioni fornite. Il Vice Ministro, in via preliminare, ha precisato che l’impegno del Guardasigilli Andrea Orlando per migliorare le condizioni detentive è stato massimo e polidirezionale sin dall’inizio del suo mandato. I risultati ottenuti sul versante della diminuzione della popolazione carceraria sono sicuramente importanti. Sono infatti notevolmente diminuiti, anche a seguito delle recenti riforme in materia di custodia cautelare, di stupefacenti e di pene non detentive, i flussi medi di ingresso, così come si sono significativamente ridotte le presenze di detenuti in attesa di primo giudizio ed è grandemente cresciuto il numero dei detenuti ammessi a misure alternative.

On. Enrico Costa - Vice Ministro della GiustiziaDall’istruttoria praticata – dice l’On. Costa – non sono emersi riscontri per eventuali carenze o omissioni suscettibili di rilievo disciplinare da parte della Magistratura di Sorveglianza. In particolare, non sono stati rilevati comportamenti dovuti a negligenza o inerzia, risultando piuttosto una attenta vigilanza – anche tramite frequenti visite – nei penitenziari di competenza. E’ stato reso noto che, alla data del 29 settembre, a fronte di una capienza regolamentare di complessivi 2.620 posti detentivi, negli Istituti calabresi risultano presenti 2.364 detenuti e, nella Casa Circondariale del Tirreno, la capienza è indicata in 182 posti, mentre le presenze ammontano a 224 dei quali 35 stranieri (42 in esubero). Prima, tiene a precisare Quintieri, la capienza era di 161 posti, poi aumentata a 172 ed ulteriormente a 182 e la presenza effettiva era sempre intorno alle 300 unità (260 al 31/12/2012, 252 al 30/06/2013, 289 al 31/12/2013, 264 al 30/06/2014). All’interno dell’Istituto, vi sono ristretti 49 tossicodipendenti e 7 detenuti affetti da patologie psichiatriche. Relativamente alla manutenzione ordinaria della struttura, negli ultimi 5 anni, è stata impegnata una cifra così ripartita pe anno : 28.000,00 euro nel 2009, 57.000,00 euro nel 2010, 44.548,00 euro nel 2011, 24.320,00 euro nel 2012, 8.190,00 euro nel 2013. Per quanto attiene l’impegno di spesa per la manutenzione straordinaria è stata impegnata la cifra di : 378.743,00 euro nel 2009, 72.430,00 euro nel 2010, 35.840,00 euro nel 2011, 74.089,00 euro nel 2012 e 687.826,00 euro nel 2013. Complessivamente, in Calabria, sono state spese : nel 2009, 360.873,76 euro per la manutenzione ordinaria e 1.200.000,00 euro per la manutenzione straordinaria, nel 2010, 509.360,00 e 798.302,00 euro, nel 2011, 729.970,00 e 37.112,76 euro, nel 2012, 224.500,00 e 3.224.197,96 euro, nel 2013, 327.226,18 e 2.423.447,92 euro, nel 2014, 190.000,00 e 1.352.000,00 euro.

Cella Casa Circondariale di PaolaSebbene nel corso del 2014 le somme assegnate abbiano subito un decremento rispetto agli anni precedenti, ha segnalato il Vice di Orlando, è stata assegnata una ulteriore somma pari a 253.000 euro, destinata a finanziare i lavori di completamento del nuovo reparto annesso all’Istituto di Catanzaro. Il Governo ha rassicurato gli Onorevoli interroganti che nel Carcere di Paola è stato finalmente approvato il Regolamento interno con regolare Decreto del Capo del Dipartimento del 16 febbraio scorso, che viene praticata la “sorveglianza dinamica” imposta con la Sentenza Torreggiani della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, garantendo ai detenuti almeno 8 ore al giorno al di fuori della cella, che salgono a 10 ore per i detenuti allocati nel nuovo reparto a custodia attenuata. Ogni ristretto, secondo il Ministero, fruisce all’interno della cella di 4,5 mq calpestabili, escluso il bagno, che diventano 5 mq nel nuovo padiglione adibito a custodia attenuata e che nessuno vive in spazi inferiori ai 3 mq imposti dall’Europa. Questi dati, in particolare, vengono sonoramente contestati dal radicale Quintieri perché, ogni detenuto nei cinque reparti comuni, fruisce di uno spazio pro capite di 2,88 mq, e quindi inferiore ai 3 mq, e ciò in quanto dalla superficie totale va sottratta la superficie occupata dagli arredi della cella (letti, armadietti, etc.) come stabilito dalla giurisprudenza della Corte di Strasburgo e della Cassazione. Riguardo le opportunità trattamentali offerte in ambito intramurario sono molteplici : in particolare, la biblioteca centrale gestita dal cappellano che si aggiunge ad altre attività, quali quelle che si svolgono nella sala socialità ed in quella di lettura e modellismo presenti in ogni reparto, perfettamente funzionanti ed assiduamente frequentate dai detenuti. Nella struttura paolana vi è altresì un teatro dotato di 158 posti a sedere dove si svolgono rappresentazioni artistiche anche con il coinvolgimento dei ristretti e una ampia palestra solo momentaneamente chiusa per contingenti necessità organizzative. Anche queste ultime circostanze vengono contestate dall’esponente radicale il quale riferisce che : le sale socialità, lettura e modellismo, sono state allestite ed aperte solo di recente così come il teatro, realizzato nel 2005, precedentemente chiuso e non funzionante per tutto il 2013 per lavori di ristrutturazione dovuti ad infiltrazioni meteoriche e le rappresentazioni artistiche di cui parla il Vice Ministro risalgono a qualche anno fa. Le attività lavorative presenti ha confermato il Governo sono esclusivamente quelle alle dipendenze dell’Amministrazione. Tuttavia, l’On. Enrico Costa, ha segnalato che esiste un protocollo di intesa tra la Casa Circondariale ed il Comune di Paola, sottoscritto il 19/12/2012 con validità triennale, con il quale dovrebbero essere avviati al lavoro esterno ai sensi dell’Art. 21 della Legge Penitenziaria, un congruo numero di detenuti. Allo stato, per quanto mi risulta, continua il radicale Quintieri, nessun detenuto è mai stato ammesso al lavoro esterno con il Comune di Paola. La lavanderia, risulta chiusa dallo scorso mese di luglio per lavori di ristrutturazione. L’impianto di illuminazione notturna è stato ripristinato ed è oggi perfettamente funzionante, in seguito all’accoglimento, da parte del Magistrato di Sorveglianza di Cosenza, di un reclamo presentato dal detenuto Quintieri, quand’era ristretto in detto Istituto.

Casa Circondariale 1Per le sale colloqui, ha aggiunto il Vice Ministro On. Enrico Costa, sono in via di completamento i lavori di adeguamento che riguarderanno anche la creazione di una sala destinata ai colloqui con i bambini oltre ad altre 3 sale a norma del Regolamento di Esecuzione Penitenziaria. E’ garantita a tutti i detenuti la effettuazione dei colloqui anche nelle ore pomeridiane e per sei giorni a settimana, compresa, a rotazione, la giornata di domenica ed è prevista la prenotazione delle visite al fine di evitare file ed attese. Nel corso del 2014 è stato attivato, a cura del “Centro Territoriale Permanente – Educazione degli Adulti” di Paola, un progetto a termine di servizio di mediazione culturale per la popolazione detenuta straniera, iniziato nel mese di maggio e concluso nel successivo mese di luglio 2014. Il rappresentante del Governo ha tenuto a precisare che, anche la Casa Circondariale di Paola, viene visitata con cadenza temporale periodica, dalla competente Autorità Sanitaria Locale. Nulla ha detto il Governo – conclude il radicale calabrese Emilio Quintieri agli specifici quesiti formulati nell’atto ispettivo parlamentare – afferenti le istanze di espulsione avanzate all’Ufficio  di Sorveglianza di Cosenza dai detenuti stranieri, le date e gli esiti delle visite igienico – sanitarie effettuate ed alla frequenza delle visite, anche di ispezione nelle celle dei detenuti, da parte del Giudice di Sorveglianza.

Interrogazione Parlamentare On. Ferraresi e Risposta Governo