Il Governo vuole smantellare il Dipartimento della Giustizia Minorile. Contrari i Radicali Italiani


Minori - Polizia PenitenziariaIl Ministero della Giustizia sta per smantellare – è questione di ore – uno dei pochi settori funzionanti, quello della giustizia minorile, da sempre impegnata con successo nel recupero dei ragazzi che entrano a far parte del circuito penale. Ciò accade mentre gli si affidano nuovi compiti, come quello di accogliere anche i giovani detenuti da 21 ai 25 anni.

Il Dipartimento della Giustizia Minorile (DGM), infatti, è quello sul quale sembra voler abbattersi con maggiore violenza la mannaia dei tagli in quanto il Governo ha previsto sia la scomparsa dell’attuale specifica Direzione Generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari, sia la drastica riduzione dei dirigenti di seconda fascia, cuore del DGM. Come se ciò non bastasse, la scure si abbatterà anche su assistenti sociali, educatori e amministrativi peraltro già notevolmente ridimensionati dalle cesure precedenti.

Insomma, il Governo italiano si appresta ad annientare l’unico settore della Giustizia italiano non raggiunto dalle condanne sistematiche della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Al Satyagraha che sto portando avanti nella forma dello sciopero della fame da 16 giorni, con Marco Pannella e altri 190 cittadini, aggiungo anche questo obiettivo, questa volta non per ripristinare la legalità perduta, ma per mantenere quella c’è in un comparto che finora l’Italia ha potuto mostrare in Europa come un fiore all’occhiello.

On. Rita Bernardini

Segretario Nazionale Radicali Italiani

 

Cassazione : Si al colloquio senza vetro per i minori con i detenuti ristretti al 41 bis


Cella Detentiva 41 bis OPTuttavia, specifica la Cassazione nella sentenza n. 28250 del 1 luglio 2014, il colloquio deve svolgersi in assenza di altri familiari. Infatti, se, da un lato, anche in omaggio ai principi stabiliti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, le esigenze del detenuto devono essere rispettate, compresa quella di mantenere le proprie relazioni coi parenti, dall’altro lato si impone anche la salvaguardia delle esigenze di sicurezza all’interno degli istituti penitenziari, evitando forme di contatto che possano importare passaggi di oggetti o messaggi all’esterno.

La normativa sul punto (art. 41 bis, comma 2-quater, legge sull’ordinamento penitenziario), nella parte in cui regola le modalità dei colloqui con i familiari,

prevede che il detenuto sottoposto allo speciale regime di sorveglianza possa usufruire di un colloquio al mese “da svolgersi a intervalli di tempo regolari e in locali attrezzati in modo da impedire il passaggio di oggetti”. Prevede, inoltre, che i colloqui vengano sottoposti a controllo e a registrazione, previa motivata autorizzazione dell’autorità giudiziaria competente. L’amministrazione penitenziaria prevede inoltre che i parenti stretti possano, negli ultimi dieci minuti del colloquio, avere un incontro diretto col detenuto, senza la barriera del vetro divisorio, mantenendo però la precauzione della registrazione del colloquio e impedendo agli altri familiari di partecipare a questa fase finale del colloquio.

Nel caso di specie, la decisione del magistrato di sorveglianza aveva previsto la disapplicazione immediata delle circolari vigenti in materia laddove prevedeva l’allontanamento dei familiari durante il colloquio senza vetro divisorio tra detenuto e figlio (minore di dodici anni). Il magistrato sosteneva che l’esclusione fosse una misura sproporzionata.

Il Ministero della Giustizia ricorreva contro la decisione; la Cassazione ha accolto il ricorso, assumendo che non v’è alcuna violazione dei diritti del detenuto, previsti anche a livello internazionale, nel far rispettare la prescrizione poste a sicurezza degli istituti penitenziari. Per cui il colloquio senza vetro è possibile, con le limitazione già elencate, solo se non vi partecipano altri familiari.

http://www.diritto.it, 4 luglio 2014