Padova: esame tossicologico sul detenuto suicida poche ore dopo l’interrogatorio del Pm


Casa CircondarialeViene effettuato questa mattina l’esame esterno e un’indagine tossicologica sul corpo di Giovanni Pucci, il detenuto che si è tolto la vita nella sua cella poche ore dopo l’interrogatorio con il magistrato in merito ad una inchiesta sul carcere che lo vedeva indagato. L’indagine è stata affidata dal pubblico ministero Giorgio Falcone dalla dottoressa Rossella Snenghi. Il detenuto era accusato di corruzione e spaccio tra le celle del Due Palazzi.

Era usato, almeno da quanto risulta dall’inchiesta, come pedina dalle guardie corrotte per portare la droga e non solo agli altri detenuti. Lui non dava nell’occhio visto che ogni giorno passava per le celle a portare il pranzo e la cena con il carrello. Ma oltre a pasta e carne arrivava dell’altro. Dai telefonini alla cocaina, bastava che i parenti pagassero le guardie carcerarie. Il pm Falcone ha aperto un’inchiesta in merito al suo suicidio, per trovare eventuali responsabilità.

Va detto che Pucci, 44 anni, elettricista leccese, tossicodipendente si era macchiato di un omicidio orribile. Nel 1999 aveva ammazzato con un punteruolo una dottoressa in servizio al Servizio di guardia medica a Gagliano del Capo (Lecce). Era stato condannato all’ergastolo, ma poi la sua pena era stata ridimensionata a 30 anni. Sarebbe uscito dal Due Palazzi nel 2024.

Ma queste nuove accuse in caso di condanna avrebbero prolungato la sua permanenza dietro le sbarre (attualmente era in una cella singola), ma da subito questi nuovi guai avrebbero portato alla sospensione dei permessi dei quali lui godeva, che mitigavano la sue permanenza nel penitenziario.

Il Mattino, 28 luglio 2014

Padova, detenuto di Lecce si impicca in cella. Aveva 45 anni e godeva della semilibertà


Casa Circondariale di PadovaLo hanno ritrovato privo di vita nella sua cella nel carcere di Padova, dove stava scontando oltre 20 anni per omicidio e sequestro di persona. Il protagonista dell’ennesimo suicidio nelle carceri italiane è un detenuto leccese, Giovanni Pucci, 45enne originario di Castrignano del Capo, ritrovato in mattinata privo di vita.

L’uomo, dopo avere scontato diversi anni di carcere, godeva del regime di semilibertà e recentemente si era anche sposato. Per togliersi la vita, si sarebbe impiccato nella sua cella, durante le ore notturne. La drammatica notizia è stata diffusa dal sindacato di polizia penitenziaria Sappe. Fu arrestato nel 1999 per l’omicidio della dottoressa Maria Monteduro, uccisa nella notte tra il 24 ed il 25 aprile di quindici anni fa. Il suo nome, oltre che per il raccapricciante omicidio della dottoressa, era comparso all’interno di una inchiesta della squadra mobile di Padova su un traffico di stupefacenti tra le mura del carcere. Era stato sentito dagli investigatori poche ore prima del presunto suicidio proprio nell’ambito di tale inchiesta e forse il gesto potrebbe essere la risposta alla paura di un aggravamento di pena.

Pucci venne arrestato il 24 settembre del 1999 ad Alma Ata, nella capitale dell Kazakistan dove era andato a trovare il padre. Le indagini dell’allora pubblico ministero Leonardo De Castris (attuale procuratore capo di Foggia) e dei carabinieri del Nucleo investigativo riuscirono a venire a capo di un caso che era sembrato piuttosto complesso sin dall’inizio. Sconcerto e incredulità nel piccolo paese sud salentino si sono diffusi non appena la notizia è diventata di dominio pubblico e l’incombenza di informare i familiari. Pucci era difeso dagli avvocati Luca Puce e Giuseppe Stefanelli.

Sull’ennesimo suicidio è intervenuto il segretario nazionale del Coosp Domenico Mastrulli: “Continuano le vittime all’interno delle carceri italiane, anche se le motivazioni che spingono a gesti estremi ed inconsulti come questo restano un mistero delle carceri italiane e mondiali. La situazione penitenziaria in Italia ed il suo enorme sovraffollamento – 58mila unità ad oggi – nonostante le rassicurazioni del ministro Orlando e del Premier Renzi, continuano ad essere motivo di forte preoccupazione per il sindacato Coosp e per tutte le associazioni nazionali di categoria. Ciò che mancano in tutte le carceri italiane – continua Mastrulli – sono le unità operative (12 mila quelle mancanti). Probabilmente, questa ennesima tragedia si sarebbe potuta evitare”.

http://www.corrieresalentino.it – 25 Luglio 2014