Napoli, Quintieri (Radicali): Solidarietà a Direttore e Polizia Penitenziaria. Pessimo servizio delle Iene


Ieri sera non avevo visto il servizio delle Iene sulla Casa Circondariale di Napoli Poggioreale. Oggi sono andato a rivederlo visto che sono stato sollecitato in tal senso e dopo aver letto su Facebook migliaia di insulti ed offese contro il Direttore dell’Istituto ed il personale del Corpo di Polizia Penitenziaria, ritenuti responsabili di abusi e violenze di ogni genere ai danni dei detenuti.

Conosco da anni Maria Luisa Palma, da qualche mese Direttore della Casa Circondariale di Napoli Poggioreale e posso tranquillamente affermare che é una delle migliori Dirigenti dell’Amministrazione Penitenziaria in Campania che svolge il suo lavoro con tanta professionalità, disponibilità ed umanità. Sfido chiunque a dimostrare il contrario !

L’Amministrazione Penitenziaria, come ho già avuto modo di dire nel corso di una mia recente visita al Carcere di Poggioreale, non poteva fare scelta migliore per continuare la rivoluzionaria e meritoria attività dell’ex Direttore Antonio Fullone, trasferito ad altro superiore incarico dopo la promozione a Dirigente Generale da parte del Governo.

Stesso discorso dicasi per il Reparto di Polizia Penitenziaria guidato dal Comandante, Commissario Coordinatore Gaetano Diglio e dal Vice Comandante, Commissario Capo Antonio Sgambati, due Ufficiali che nulla hanno a che vedere con le precedenti gestioni (quando c’era come Direttore Teresa Abate e Comandante di Reparto il Commissario Salvatore D’Avanzo).

Oggi nel Carcere di Poggioreale la famigerata “cella zero” in cui, negli anni passati, avvenivano i maltrattamenti nei confronti dei detenuti ad opera di alcuni Poliziotti Penitenziari, non esiste più. “Non c’è” come ha detto la Palma durante l’intervista con la iena Giulio Golia. E’ non ci sono più nemmeno i Poliziotti Penitenziari che sono imputati perché sono stati allontanati dalle Sezioni detentive ed addetti agli Uffici amministrativi per non essere a contatto con la popolazione detenuta.

Quanto ai “maltrattamenti” o ai “pestaggi”, da anni non si avevano più notizie di tali azioni; infatti i detenuti durante tutte le visite che abbiamo effettuato hanno sempre smentito qualsiasi abuso da parte del personale penitenziario. Personalmente non credo e non mi risulta che ancora oggi continuino tali attività illegali, pur non potendo escluderlo completamente.

Vanno bene gli accertamenti in ordine agli abusi denunciati ma occorre cautela perché spesso i fatti accaduti non corrispondono al vero e cioè come vengono narrati dai detenuti e dai loro familiari.

Per tali ragioni, esprimo la mia convinta solidarietà al Direttore della Casa Circondariale di Napoli Poggioreale Maria Luisa Palma, al Comandante Gaetano Diglio, al Vice Comandante Antonio Sgambati ed a tutto il personale di Polizia Penitenziaria per le accuse, gli insulti e le offese ingiuste sino ad ora ricevute.

Emilio Enzo Quintieri

Comitato Nazionale di Radicali Italiani

Napoli, Don Franco Esposito: “Spettacolo indegno delle Iene sul Carcere di Poggioreale”


Qualche anno fa quando nel carcere di Poggioreale alcuni detenuti mi confidavano di aver ricevuto maltrattamenti e anche qualche pestaggio ad opera di agenti della polizia penitenziaria mi sono adoperato a denunciare ciò che mi era stato comunicato alla direzione del carcere, ne parlai con il Garante dei diritti dei detenuti allora la dottoressa Adriana Tocco e anche in un incontro col Cardinale il comandante e la direttrice comunicai ciò di cui ero venuto a conoscenza. Inoltre con una lettera aperta alla polizia penitenziaria invitavo gli agenti a dissociarsi da coloro che commettevano questi abusi. Da allora a Poggioreale sono stati fatti passi da gigante, alcuni agenti sono stati allontanati, altri denunciati alle autorità, infine con l’avvento di un nuovo direttore e un nuovo comandante nel carcere si è incominciato a respirare un aria nuova. E’ iniziato un processo di rinnovamento che attualmente trova continuità con la venuta della nuova direttrice dottoressa Maria Luisa Palma.

Credo che sia profondamente ingiusto oggi voler trovare il capro espiatorio per le innumerevoli problematiche che il carcere continua a vivere, la mala sanità, il sovraffollamento, l’inesistenza di spazi per la socialità, la difficoltà a gestire le celle aperte, la presenza di un numero sempre crescente di persone con seri problemi psichici, e non ultimo la carenza di personale : educatori, psicologi, polizia penitenziaria. Credo che oggi sia profondamente ingiusto continuare ad accusare la polizia penitenziaria di abusi nella gestione della sicurezza. Anzi sento il dovere di lodare i tanti agenti che con sacrificio, professionalità e senza risparmio di fatica, gestiscono ciò che sembra tante volte ingestibile. È grazie a loro che oggi possiamo “nonostante Poggioreale” realizzare delle iniziative a favore dei detenuti, spettacoli, attività culturali, religiose, ricreative, sociali, le uniche che possono dare una parvenza di umanità a una istituzione, quella del carcere, che è di sua natura contro l’uomo.

Voglio infine sottolineare che oggi proprio grazie a tanti agenti della polizia penitenziaria, anche il servizio del volontariato carcerario può svolgere la sua attività di vicinanza alla persona del detenuto con una attenzione particolare a coloro che vivono in particolare stato di bisogno, spesso segnalati proprio da agenti della polizia che quotidianamente assistono alle sofferenze di una umanità ferita dal male, e tante volte sono i primi a cercare di dare un piccolo sollievo insieme ai volontari.
Infine credo che sia profondamente ingiusto oggi soffiare sul fuoco, per creare casi o fare notizia.
Poggioreale, visto che purtroppo deve continuare ad esistere, credo, abbia bisogno di chi con la presenza, il sacrificio e l’impegno, cerchi di migliorarlo soprattutto in umanità, non creando divisioni pericolose, sospetti, calunnie, Questo serve solo ad esasperare gli animi e a distruggere quel poco di bene che si cerca di fare.

Don Franco Esposito

Cappellano della Casa Circondariale di Napoli Poggioreale

Direttore dell’Ufficio per la Pastorale Carceraria della Diocesi di Napoli

Radicali Italiani in visita al Carcere di Napoli Poggioreale


Sabato di Pasqua dietro le sbarre per una nutrita delegazione di Radicali Italiani che, dopo le visite del venerdì Santo ad Aversa e Pozzuoli, ha concluso il suo giro di ispezioni prepasquali nella casa circondariale di Napoli Poggioreale. A guidare il gruppo, il membro della direzione nazionale di Radicali Italiani, avvocato Raffaele Minieri, assieme ad Emilio Quintieri e Sarah Meraviglia, del comitato nazionale dello stesso movimento. Nel corso della lunga ispezione nel carcere partenopeo, la delegazione è stata accompagnata dalla direttrice, dottoressa Maria Luisa Palma e dal commissario capo Antonio Sgambati, già abituato a seguire i radicali durante le visite ispettive.

Le cifre emerse durante il colloquio coi due dirigenti del carcere, parlano ad oggi di 2193 detenuti (di cui oltre 1.100 in attesa di giudizio) in un penitenziario che può contenerne non più di 1700, dunque è ancora evidente un sovraffollamento che in taluni padiglioni particolarmente degradati coincide con condizioni di vita rese ulteriormente complicate dalla fatiscenza della struttura. È il caso dei padiglioni Salerno, Napoli e Milano che saranno a breve – come spiegato dalla direttrice – oggetto di ristrutturazioni in qualità di opere pubbliche. “E’una scelta politica per un nuovo carcere”, ha tenuto a evidenziare la dottoressa Palma che ha promesso quanto prima l’istituzione di 300 nuovi posti nel carcere partenopeo con il completamento del primo lotto del padiglione Genova (inizio lavori a giugno, consegna prevista a dicembre) del padiglione Venezia e con il rifacimento già in corso dei padiglioni Salerno e Roma. Il tutto grazie anche all’impiego dei fondi della cassa ammende. Promessi anche una nuova cucina – che per un periodo di due mesi sarà sostituita da una cucina da campo – mentre tramite un montacarichi è stato risolto l’annoso problema delle vivande servite fredde ai detenuti. Prevista infine la manutenzione delle docce del centro clinico San Paolo.

La direttrice del carcere ha inoltre fatto notare, nel corso del colloquio coi radicali, che vi sono diversi casi di detenuti incompatibili col regime detentivo e, nonostante le richieste di differimento pena che partono dall’istituto stesso, le risposte molto spesso tardano ad arrivare. Al momento a Poggioreale lavora circa il 10% dei detenuti (più o meno 200 persone) e per incrementare il numero di lavoratori dietro le sbarre è stato liberato il sottopadiglione del reparto Firenze, dove sorgerà un’attività produttiva che sarà stabilita mediante un bando pubblico. Obiettivo, iniziare la produzione da giugno. A breve potrebbe aprire una pizzeria (con tanto di formazione per i pizzaioli detenuti) mentre presto i detenuti potranno intrattenersi in un’area verde con le proprie famiglie per dei colloqui anche a misura di bambino. Inoltre, presto nel padiglione Avellino al posto di 16 celle sorgeranno otto stanze adibite alla socialità. Ulteriore segno di apertura di un’amministrazione che si pone in linea di continuità con quella, altrettanto illuminata, di Antonio Fullone.

L’ispezione non ha tuttavia mancato di evidenziare vecchie criticità tutt’ora in essere: nel padiglione San Paolo, centro clinico del carcere, in alcune celle i detenuti lamentano l’assenza dell’allarme in bagno e il malfunzionamento di macchinari utili a mantenere i detenuti in condizioni almeno accettabili. La responsabilità è tuttavia da ascrivere all’Asl e non all’amministrazione del carcere. Visitato anche il padiglione Roma (trans, sex offenders, malati di Aids e attività trattamentali) dove sono in corso lavori di ristrutturazione. Ristrutturato di recente il reparto Torino che appare luminoso e pulito. Vi è una palestra (gli attrezzi sono stati donati dalla chiesa valdese) e un’infermeria degna di questo nome. Tuttavia le celle sono piccole e i letti a castello sono posti su tre piani. Ciò nonostante, ha spiegato il commissario capo della Polizia Penitenziaria, Antonio Sgambati, sono rispettati i tre metri quadri di spazio calpestabile a detenuto, ai sensi della sentenza Torreggiani. Il tutto con l’utilizzo dell’applicativo 15. Il padiglione Genova, recentemente inaugurato, rappresenta una vera eccellenza. Le celle sono quasi dei mini appartamenti con zona giorno e due camere da letto per tre detenuti. Visitando il padiglione Genova, insomma, ci si dimentica di essere in un carcere italiano. Il padiglione è altresì provvisto di attrezzi da palestra in corridoio e perfino di alcune librerie.

La visita ha poi toccato padiglioni le cui condizioni sono imparagonabili con quelle del reparto Genova o anche con quelle dei reparti Torino e Venezia, decisamente accettabili. Si è passati per il padiglione Firenze, dove transitano i detenuti al primo arresto, per poi passare al Salerno: qui la situazione è degradata per stessa ammissione della direttrice che ha però rassicurato la delegazione in merito ai futuri interventi e ha chiosato: “Stiamo facendo”. Inoltre, rivolgendosi a un detenuto, ha detto che “questo padiglione va chiuso e ristrutturato”, evidenziando le difficili condizioni di vita e di lavoro all’interno di uno dei peggiori reparti di Poggioreale. Qui mancano le docce in cella, le stanze sono fatiscenti e le pareti spesso interamente scrostate con giornali usati come carta da parati perfino in bagno. Bagni che, inutile sottolinearlo, sono apparsi in condizioni pessime.

Per descrivere la situazione del padiglione Milano, segnatamente il lato destro, è possibile citare quanto esclamato da un detenuto al passaggio della delegazione: “Queste non sono stanze, sono tuguri”. Insomma Poggioreale conferma antiche pecche ma evidenzia l’attivismo di una direttrice che appare al fianco dei detenuti nella richiesta di un carcere legale e a misura d’uomo. Una donna il cui lavoro si può sintetizzare con una sua stessa battuta: “Vorrei avere la bacchetta magica, chiudere gli occhi e dopo averli riaperti vedere tutto il carcere di Poggioreale come il padiglione Genova”. La strada, in ogni caso, è quella giusta.

Fabrizio Ferrante 

http://www.argacampania.it 02 aprile 2018