Malagiustizia, lo Stato ha speso 600 milioni di euro per risarcire le vittime dei Magistrati. Solo nel 2014 spesi 35 milioni di euro


giustizia2Mentre non si sopiscono le polemiche nella magistratura per la legge sulla responsabilità civile dei giudici, vale la pena ricordare che da due anni a questa parte, la relazione annuale presentata dalla direzione generale del ministero della Giustizia per il contenzioso e per i diritti umani inizia sempre allo stesso modo.

“La materia dei ritardi della giustizia ordinaria costituisce la gran parte del contenzioso seguito. Per altro il numero e l’entità delle condanne (allo Stato di risarcimento ai cittadini, ndr.) rappresentano annualmente una voce importante del passivo del bilancio della Giustizia, voce la cui eliminazione dovrebbe porsi come prioritario obiettivo dell’amministrazione”.

E poi quantificano una cifra che, invece, puntualmente, di anno in anno diventa sempre più ingente. Solo per i risarcimenti legati alla ragionevole durata dei processi, lo Stato italiano ha “un debito che a metà del 2014 ammontava ad oltre 400 milioni di euro”. Una cifra a cui vanno ulteriormente aggiunti vari milioni di euro di risarcimento per altri danni causati dalla magistratura italiana ai cittadini, tra cui l’ingiusta detenzione o l’errore giudiziario.

La relazione della direzione generale del ministero evidenzia un particolare che farebbe sorridere, se non piangere. Oltre all’ammontare del debito dovuto dallo Stato per i processi lumaca, nel solo 2014 a questa cifra si sono aggiunti “mille ricorsi presentati alla Corte europea dei diritti dell’uomo per lamentare il pagamento ritardato degli indennizzi” già fissati per i cittadini che hanno subìto un danno per l’eccessivo ritardo dei processi. Pur non quantificando gli eventuali risarcimenti dovuti né la loro conclusione, la relazione resa pubblica all’inizio di quest’anno certifica anche che nel 2014 sono stati presentati 37 nuovi ricorsi per la responsabilità civile dei magistrati (ancora regolamentati dalla vecchia legge). Questi ricorsi vanno a sommarsi agli oltre tremila ricorsi presentati tra il 1989 e il 2012.

Bisogna passare ad un’altra relazione di un’altra direzione generale, quella dei servizi del Tesoro che si occupa materialmente di liquidare i risarcimenti pecuniari, per comprendere quanto sia enorme la piaga degli errori giudiziari in Italia. Con questo termine sono indicati tutti quei casi di persone condannate con una sentenza divenuta definitiva e che poi stati assolti da un processo di revisione. Nel 2014 si è registrato per gli indennizzi di questi casi un vero e proprio record: si è passati dai 4mila euro dovuti nel 2013 per 4 casi di errore agli 1,6 milioni di euro dovuti per i 17 nuovi errori giudiziari. Di questi indennizzi, in particolare, 1 milione è stato disposto come risarcimento per la vittima di un errore a Catania, mentre gli altri 600 mila euro sono andati a 12 persone di Brescia, due di Perugia, una di Milano, una di Catanzaro. Dal 1991, quando con la legge Vassalli sono stati erogati i primi risarcimenti, fino al 2012 lo Stato ha pagato 575 milioni 698 mila euro per i casi di malagiustizia. Tra i nuovi casi che si stanno discutendo nei tribunali, a Catania spicca quello di Giuseppe Gulotta, ingiustamente condannato al carcere per 22 anni e poi assolto perché il fatto non sussiste, che ha chiesto 69 milioni di euro di risarcimento.

La legge prevede che vengano risarciti anche tutti quei cittadini che sono stati ingiustamente detenuti, anche solo nella fase di custodia cautelare, e poi assolti magari con la formula piena. Nel solo 2014 sono state accolte 995 domande di risarcimento per 35,2 milioni di euro, con un incremento del 41,3 per cento dei pagamenti rispetto al 2013. Dal 1991 al 2012 lo Stato per questo motivo ha dovuto spendere 580milioni di euro per 23.226 cittadini ingiustamente sbattuti dietro le sbarre negli ultimi 15 anni. Tra le città con un maggior numero di risarcimenti nel 2014, in pole position c’è Catanzaro (146 casi), seguita da Napoli (143 casi).

Chiara Rizzo

Tempi, 28 febbraio 2015

Catanzaro, i Pm fanno danni e lo Stato paga. 26 mila euro di risarcimento per il collega Magistrato ingiustamente indagato


tribunale_catanzaroL’ultimo errore giudiziario “inescusabile” che lo Stato dovrà risarcire chiama in causa il sindaco di Napoli ed ex “toga” Luigi De Magistris. La legge Vassalli sulla responsabilità civile dei magistrati, da pochi giorni soppiantata dalle nuove norme del governo Renzi, ha concluso i suoi 27 anni di applicazione con un caso clamoroso: Palazzo Chigi dovrà risarcire 22.400 euro (circa 26mila con le rivalutazioni Istat), tra danni e spese legali, in favore di Paolo Antonio Bruno, magistrato di Cassazione che la procura di Catanzaro, nel 2004, aveva perquisito e indagato per concorso in associazione mafiosa. A firmare quel provvedimento, poi rivelatosi abnorme, erano stati l’allora procuratore capo di Catanzaro Mariano Lombardi (deceduto nel 2011), il pm De Magistris (dimessosi dalla magistratura a fine 2009 per entrare in europarlamento con l’Idv di Di Pietro) e l’aggiunto Mario Spagnuolo (ora procuratore capo a Vibo Valentia).

A condannare lo Stato per almeno due “errori inescusabili”, commessi dalla procura di Catanzaro ben 11 anni fa, è stato il mese scorso il Tribunale civile di Salerno con motivazioni che pesano come macigni e ora aprono una serie di interrogativi: il governo avrà o no l’obbligo di rivalsa entro due anni su De Magistris, ora che non è più in magistratura? Varranno le vecchie norme della Vassalli o quelle più salate della nuova legge Orlando (fino alla metà dell’annualità dello stipendio)? In assenza di una norma transitoria, vige l’incertezza sui procedimenti pendenti. Agli atti resta però un fatto: in dieci anni, il nono e ultimo caso di condanna dello Stato per un errore giudiziario, valutato sulla base della Vassalli, tocca la procura di Catanzaro, finita tra il 2006 e il 2008 nell’occhio del ciclone.

Le inchieste “Toghe lucane”, “Why Not” e “Poseidone” aprirono una stagione di guerre intestine alla magistratura (De Magistris intercettò alcuni colleghi e avviò un conflitto col suo capo Lombardi) e di scontro frontale con la politica (nel registro degli indagati, poi archiviati, finirono anche l’allora premier Prodi e l’ex Guardasigilli Mastella).

Il giudice Paolo Antonio Bruno si era trovato coinvolto in una precedente inchiesta di Catanzaro che, il 9 novembre del 2004, aveva portato all’arresto di sei persone, tra cui l’ex parlamentare forzista Matacena, accusate a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso e minaccia a un corpo giudiziario. L’ipotesi di De Magistris era la seguente: a Reggio Calabria ci sarebbe stato un comitato di affari che avrebbe cercato di condizionare i magistrati della Dda per bloccare le inchieste. Tra i 34 indagati anche il consigliere di Cassazione Bruno. Il quale aveva solo una “colpa”: essere nato a Reggio. Il filone principale fu chiuso con l’assoluzione in primo grado di tutti gli imputati.

E anche il giudice Bruno ha avuto ragione in toto. Il gup di Roma, competente per territorio e al quale Catanzaro ha inviato gli atti in ritardo, dopo averli girati per errore a Perugia, ha archiviato tutte le accuse. E lo ha fatto, scrive il Tribunale di Salerno che ha condannato lo Stato, “non già in forza di sopravvenienze investigative, ma sulla base della mera presa d’atto che fin dall’inizio mancava qualsiasi elemento, sia pure di mero sospetto, idonea a sorreggere l’accusa come prospettata”. Le indagini, poi, hanno avuto una “durata assolutamente irragionevole”, senza contare che il magistrato perquisito non è mai stato interrogato, nonostante lo avesse chiesto per oltre un anno.

Silvia Barocci

Il Messaggero, 2 marzo 2015

Buemi (Psi) : Nessuno c’è l’ha con i Magistrati ma, quando sbagliano. anche loro debbono pagare


Sen. Enrico Buemi PSI“L’Anm grida al lupo, quando il lupo, di fatto, ha fatto marcia indietro”. Esordisce cosi’ il Senatore Enrico Buemi, Capogruppo del Partito Socialista Italiano (PSI) in Commissione Giustizia a Palazzo Madama, interpellato dal Velino, a proposito della reazione del sindacato delle toghe alle linee guida del Governo sulla riforma della giustizia in materia di responsabilità civile dei magistrati. Buemi, che e’ relatore della norma al Senato e che sulla responsabilità civile dei magistrati ha presentato la pdl n. 1070, spiega che la sanzione applicabile in caso di colpa grave del magistrato “e’ molto limitata rispetto all’elaborazione fatta in commissione Giustizia, dove si profilava che il minimo recupero economico potesse essere intorno al 50% del danno arrecato”. Mentre nelle linee guida della riforma del ministro della Giustizia Andrea Orlando e’ previsto che il risarcimento per chi ha subito il danno può arrivare fino al 50% dello stipendio annuo netto del magistrato al momento in cui sono avvenuti i fatti.

“Una briciola di incremento – commenta Buemi – rispetto a una situazione che prima era irrisoria. Stiamo infatti parlando di qualche migliaio di euro di incremento, passando dal 30% al 50% dello stipendio, e cioè a 25/30 mila euro di risarcimento del danno, in più col vincolo del prelievo mensile di un massimo del quinto dello stipendio”. Il risarcimento previsto dal ministero non e’ proporzionale al danno. “Di fronte a un danno che potrebbe essere di decine di migliaia di euro, penso in particolare ai magistrati del civile, c’e’ una non proporzionalità, tra il danno arrecato e la sanzione applicata”, osserva Buemi.

Un discorso che vale anche per i comportamenti che prevedono la limitazione della libertà. “I magistrati – spiega ancora Buemi – non hanno mai risposto civilmente per gli arresti prolungati nel tempo che hanno generato azioni di risarcimento da parte di coloro che li hanno subiti. In 25 anni di applicazione della norma Vassalli – ricorda il senatore Psi – solo quattro casi sono andati a compimento, ma nessuno ha avuto un’azione di rivalsa”. Insomma “il lupo non c’e’ e nessuno c’e’ l’ha con i magistrati che svolgono azione meritoria – osserva Buemi rispondendo alle preoccupazione dell’Anm – inoltre e’ sempre un giudice che deve stabilire se un altro giudice ha commesso o no colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni”.

Quando la riforma passerà all’esame del Parlamento “chiederò ai colleghi un atteggiamento coerente e lo chiederò anche al presidente del Consiglio, che in più riprese ha detto che ci deve essere lo stesso tipo di recupero rispetto al danno arrecato. Non dico che ci debba essere un recupero al cento per cento, ma ci deve essere una proporzionalità – ribadisce Buemi – tra il danno arrecato e l’azione di concorso all’indennizzo della parte che ha subito il danno, un indennizzo che non può essere irrisorio”.

La responsabilità civile dei Magistrati esiste dal 1988, in 26 anni solo 4 condanne


Da quando esiste la legge sulla responsabilità civile i magistrati non hanno mai sborsato un euro. C’è una legge che regola la responsabilità civile dei giudici. Esiste dal 1988 ed è nota con il nome di “Legge Vassalli”.

Quella norma prevede in teoria che lo Stato, se costretto a risarcire un cittadino per un errore giudiziario, possa rivalersi sul giudice. In teoria, appunto. Perché in pratica quest’ultima circostanza si è verificata zero volte. Da 26 anni cioè non è ma successo che un magistrato abbia pagato per un proprio errore. Il che fa comprendere per quale motivo il ministro della Giustizia Andrea Orlando intenda rivedere la norma. Meno comprensibili sono le resistenze opposte dall’Anm. Soprattutto se si pensa che ogni anno vengono intentate, per esempio, decine di migliaia di cause per errori sanitari (circa 600mila dal 1994), e che di queste un terzo si conclude con una condanna.

Su una cosa il presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli batte con insistenza, riguardo alla responsabilità civile: non vanno toccati i filtri di ammissibilità. Il che di fatto equivale a dire che la legge Vassalli deve sopravvivere così com’è. Perché i “filtri” – cioè la valutazione di ammissibilità delle cause per danno giudiziario – rappresentano il punto decisivo: se non si tolgono quelli non cambia niente. E se non cambia niente i giudici continueranno a non risarcire un euro. Un euro che sia uno, e non è un’iperbole.

Dall’introduzione della legge Vassalli sulla responsabilità civile dei magistrati, infatti, non è mai successo che lo Stato si rivalesse su un giudice. Mai, neppure una volta in 26 anni, perché la Vassalli è dell’88. Venne approvata per recepire l’esito di un referendum promosso dai radicali l’anno prima. Dopo 26 anni, con tutto il rispetto del grande giurista di cui porta il nome, si può dire che quella legge è una presa in giro. Non nelle intenzioni, evidentemente, ma nei fatti sì.

Solo 4 condanne

In 26 anni solo 4 volte è capitato che arrivasse a sentenza definitiva una causa di risarcimento intentata contro lo Stato per un errore giudiziario. Parliamo di 4 volte in 26 anni, cioè in media viene condannato un giudice ogni 6 anni e mezzo. Dopodiché neppure in queste 4 misere occasioni il giudice in questione ha tirato fuori un soldo. Perché? Lo si deve proprio alla formulazione della legge Vassalli. Che su un punto si è rivelata particolarmente vaga: l’obbligo di rivalsa da parte dello Stato. Tale obbligo è formulato in modo talmente vago che di fatto non esiste. Cosicché neppure in una delle 4 occasioni in cui lo ha dovuto pagare un cittadino per colpa di un giudice, lo Stato ha provveduto ha rivalersi sul responsabile.

Certo, seppure lo avesse fatto, il giudice non avrebbe comunque tirato fuori un euro dalle proprie tasche. Dalle buste paga di tutti i magistrati italiani infatti viene trattenuta una piccola quota che serve a pagare l’assicurazione sulla responsabilità civile. A quanto ammonta? “Io ho smesso di fare il giudice nel 2001: all’epoca la trattenuta era di 100mila lire l’anno”, ricorda il presidente della commissione Giustizia del Senato Francesco Nitto Palma. Oggi si arriva a circa 150 euro l’anno. Cifra davvero bassa: per una categoria di medici particolarmente esposta alle cause civili come quella dei chirurghi possono scattare premi assicurativi superiori ai 15mila euro, come segnala l’Ordine dei medici di Pavia. In pratica per ogni euro pagato all’assicurazione da un giudice, un chirurgo ne paga 100.

Le polizze farsa

Come si può intuire la posizione rigida assunta dall’Anm su questa materia rischia di perpetuare un effetto paradossale, di certo non voluto: ossia di preservare non solo l’intangibilità delle toghe ma anche il lucro delle assicurazioni. In 26 anni di legge Vassalli le compagnie hanno occupato il tempo a stappare champagne. Due conti: oggi a ogni magistrato vengono trattenuti in media 150 euro l’anno per la polizza; moltiplicato per i 9.000 magistrati italiani fa un milione e 350mila euro l’anno; moltiplicato per 26 anni, pure a tenere conto dell’inflazione, siamo intorno ai 30 milioni di euro. Una cifra regalata alle assicurazioni, pulita. Perché come detto, in questi 26 anni le compagnie non hanno mai dovuto pagare neppure un risarcimento.

È pur vero che in qualche modo l’interesse delle toghe coincide con quello degli assicuratori. Se infatti le maglie della responsabilità civile fossero allargate, come vorrebbe fare il ministro Andrea Orlando, e aumentasse il rischio di veder condannati gli errori giudiziari, da una parte le compagnie comincerebbero finalmente a risarcire qualche danno, dall’atra aumenterebbero anche i premi assicurativi. Cioè potrebbe succedere che lo Stato debba trattenere dalla busta paga di un magistrato una cifra un po’ più consistente degli attuali 150 euro. Sempre di soldi si tratta, dunque. Di soldi e di rischi: roba da broker più che da guardasigilli.

La rivalsa

Ecco perché nella riforma di Orlando ci sono almeno altri due aspetti, oltre all’eliminazione dei filtri di ammissibilità, che tengono in allarme l’Associazione nazionale magistrati. Il primo è la definizione precisa dell’obbligo di rivalsa da parte dello Stato. Secondo la scheda tematica pubblicata l’altro ieri sul sito del ministero della Giustizia, la rivalsa sarebbe automatica non solo nel caso estremo del dolo (lo è già oggi) ma anche di fronte a una particolare fattispecie di colpa grave: la cosiddetta “mancanza per negligenza inescusabile”.

Il secondo motivo di tensione tra governo e giudici è l’estensione dei casi nei quali un giudice può essere citato in giudizio: l’esecutivo pensa di recepire un’indicazione della Corte europea, secondo cui la responsabilità civile di un giudice deve essere prevista anche in caso di mancata adesione alla giurisprudenza comunitaria. L’Anm vorrebbe che questa casistica venisse limitata il più possibile. Il match, come si vede, è destinato ad andare avanti per parecchie riprese.

Enrico Novi

Il Garantista, 6 agosto 2014

Bernardini (Radicali) : in questo Paese comandano i Magistrati, il testo cambierà


Bernardini lista Amnistia Giustizia Libertà, pol 2013Il segretario dei Radicali dubita che il testo finale resterà simile alla bozza: “L’Anm farà pressioni pesanti”. Rita Bernardini, segretario dei Radicali italiani, accoglie positivamente le linee guida sulla riforma della Giustizia ma con una grande riserva sul testo finale: “Dubito che rimanga così”.

Ampliata la responsabilità civile dei magistrati, in linea con le direttive europee, anche se non ci sarà responsabilità diretta. Soddisfatta?

“Si tratta di una serie di intenzioni che mi sembrano piuttosto serie. Essendo passati 27 anni da quando il popolo italiano decise che voleva la responsabilità civile dei magistrati (legge Vassalli ndr), mi auguro che questa sia la volta buona”.

Si aspetta dei cambiamenti tra la bozza e il testo finale?

“Le pressioni che farà l’Anm (Associazione Nazionale Magistrati) saranno pesanti, come è normale in uno Stato dove non è affermata in modo chiaro la separazione dei poteri. Basti pensare a tutti i magistrati fuori ruolo che sono distaccati, in particolare presso il ministero della Giustizia. Affermare la responsabilità civile è giusto ma è necessario intervenire anche in altri settori come quello dell’obbligatorietà dell’azione penale che oggi lascia completamente nelle mani della magistratura la scelta dei processi da celebrare e quelli da far cadere in prescrizione che sono circa 140 mila all’anno”.

Il presidente Sabelli dell’Anm ha già parlato del “rischio di cause strumentali”…

“Saranno sempre i magistrati a giudicare… Cause strumentali ci possono sempre essere, a volte sono strumentali quelle che vengono fatte nei confronti dei cittadini che subiscono processi inutili”.

Quali sono gli aspetti che la convincono di più del testo?

“Voglio vedere quanto regge il testo rispetto alle pressioni, ciò dimostrerà anche la determinazione del governo. L’aver previsto la violazione manifesta del diritto è un passaggio importante su cui c’era forte opposizione da parte dei magistrati. Sull’azione di rivalsa è vero che è sempre indiretta però lo Stato deve obbligatoriamente rivalersi nei confronti del magistrato quando c’è una negligenza inescusabile”.

Quindi, secondo lei è stato centrato l’obiettivo dichiarato di togliere le limitazioni del ricorrente per facilitare l’azione di rivalsa?

“Se il testo rimane questo mi sembra un enorme passo avanti, ma io ne dubito”.

Hanno troppo potere i magistrati…

“Comandano loro. Loro si scelgono i reati da perseguire e quelli da far cadere in prescrizione”.

Il 2 agosto è stato approvato il decreto carceri. Un giudizio sul testo?

“Lo abbiamo definito il prezzo della tortura. Si dovevano spendere 450 milioni di euro, invece così ce la siamo cavata con 20. In questo modo hanno ingannato anche l’Europa che aveva chiesto rimedi concreti. Su questo tema, della salute nelle carceri, io sono al 35° giorno di sciopero della fame”.

Andrea Barcariol

Il Tempo, 05 Agosto 2014

E’ giusto che chi sbaglia paghi. Il Governo favorevole alla responsabilità dei Magistrati


La responsabilità civile delle toghe è il punto sei della riforma della giustizia. Orlando ha pronto il testo. No al risarcimento diretto. Le somme saranno prelevate dallo stipendio. È giusto che chi sbaglia paghi. Anche tra i magistrati. Il governo Renzi intende rompere anche questo tabù. Gli uffici del ministero della Giustizia hanno già preparato un testo, un disegno di legge di circa una decina di articoli che difficilmente piaceranno del tutto alle toghe visto che è previsto il risarcimento da parte dello Stato che farà il prelievo dallo stipendio del magistrato che ha sbagliato “per dolo o colpa grave”. È il punto 6 delle linee guida della riforma della giustizia che, annunciata il 30 giugno scorso, da qualche giorno campeggia sotto forma di fiore sulla home page del ministero. Ogni petalo, un punto della riforma. Il Guardasigilli ha dato due mesi di tempo per i contributi esterni, via mail, all’indirizzo rivoluzione@governo.it.

Poi i testi, il più possibile condivisi, cominceranno il loro iter parlamentare. Inutile dire che la questione sia incandescente. Era il 1988 quando, sull’onda di un referendum richiesto dai Radicali, l’80 per cento degli italiani votò a larga maggioranza a favore della responsabilità civile dei magistrati. Il caso Tortora aveva sconvolto l’opinione pubblica. E quella sembrò la giusta e necessaria risposta. Solo che la legge Vassalli, nata da quel referendum, da allora è riuscita a condannare quattro magistrati. Decisamente pochi rispetto al numero di errori giudiziari che sono stati commessi. Da allora il tema è sempre stato un problema in cerca di soluzione ma mai veramente affrontato perchè una delle tante questioni legate alla giurisdizione vittime del clima da derby ideologico che ha congelato ogni problema legato alla giustizia nel ventennio berlusconiano. L’inerzia, alla fine, ha provocato un comune sentire per cui ancora oggi per l’80 per cento dei cittadini chiede che anche i magistrati siano sottoposti a una forma di risarcimento per i danni provocati. E alcune mostruosità legislative.

Ad esempio la norma del leghista Pini che introduce la responsabilità civile diretta ed è già stata approvata da un ramo del Parlamento (la Camera) nell’ambito della più vasta norma comunitaria che riguarda succhi di frutta e richiami ornitologici per i cacciatori. È l’Europa infatti che chiede di provvedere all’ennesimo vuoto normativo italiano. “Soltanto lo Stato, ove abbia dovuto concedere una riparazione, può richiedere l’accertamento di una responsabilità civile del giudice attraverso un’azione innanzi ad un tribunale” si legge nella Raccomandazione n° 12/2010 del Comitato dei ministri agli Stati membri del Consiglio d’Europa. Ora la legge comunitaria, quella con la norma Pini, potrebbe arrivare al Senato per essere approvata.

La Commissione Giustizia del Senato, a firma del senatore socialista Enrico Buemi, ha pronto un testo relativo alla responsabilità civile che potrebbe sostituire in corsa la norma Pini e viaggiare con la legge comunitaria. Ma tutto è stato bloccato. In attesa del testo del ministro Orlando. Che condivide alcuni passaggi fondamentali del testo Buemi. Certamente la responsabilità civile non sarà diretta: il cittadino che ritiene di aver subito un torto dal suo giudice che ha agito “con dolo o colpa grave”, non potrà mai rivalersi, come succede per altri professionisti, direttamente davanti a un giudice civile e pretendere il risarcimento. La rivalsa, cioè, sarà sempre filtrata dallo Stato che “avrà poi la possibilità di prelevare direttamente ogni mese fino alla metà dello stipendio del magistrato giudicato colpevole”.

Il governo condivide, anche, “l’eliminazione di tutti quei filtri di ammissibilità che finora hanno reso nei fatti inapplicabile la legge Vassalli”. Via i filtri, dunque. Resta da chiarire “chi definisce il dolo e la colpa grave”. Quali sono i confini della responsabilità del magistrato, quando veramente sbaglia e perchè. E il fatto che “la rivalsa del singolo cittadino debba essere sottoposta a un giudizio di ammissibilità”. “Faremo di tutto – si spiega dal ministero – per evitare che nelle pieghe del disegno di legge ci siano rischi di scivolamento in forme di responsabilità diretta “. Così come “faremo di tutto per tutelare l’indipendenza della magistratura e i diritti dei cittadini ed evitare che da queste norma possano derivare condizionamenti di sorta”. La magistratura è pronta alla battaglia e mette in guardia, come dice il presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli, “dagli effetti paralizzanti e distorsivi” che una norma scritta male può avere su tutta la giurisdizione. E però stavolta i tempi sono maturi e non più rinviabili. I magistrati che sbagliano dovranno risarcire il danno.

Claudia Fusani

L’Unità, 14 luglio 2014

Responsabilità civile dei Magistrati. Intervista di Radio Radicale all’On. Rita Bernardini, Segretario Nazionale dei Radicali


radioradicale logoOggi la Camera dei Deputati. in un voto a scrutinio segreto, con 187 voti favorevoli e 180 contrari, ha approvato un emendamento dell’Onorevole Gianluca Pini (Lega Nord) in materia di responsabilità civile dei Magistrati.

Intervista su Radio Radicale all’Onorevole Rita Bernardini, Segretario Nazionale dei Radicali Italiani.

http://www.radioradicale.it/scheda/413809/approvazione-dellemanedamento-pini-in-materia-di-responsabilita-civile-dei-magistrati-collegamento-con-rit