Carceri, Lecce : ci sono 500 mila euro per curare i detenuti, ma l’Asl fa finta di niente


Carcere Lecce Borgo San NicolaIl direttore di Borgo San Nicola: “l’azienda sanitaria si è presentata con un elenco di apparecchiature per un totale di circa 170mila euro che non risulta rispondente a quello elaborato dal distretto socio sanitario. Questo senza dare alcuna spiegazione che cosa ne è degli altri 330 mila euro?”.

I fondi comunitari destinati all’acquisto di dotazioni sanitarie per il carcere Borgo San Nicola di Lecce, ci sono e anche abbondanti: si tratta di 500mila euro tenuti a bagnomaria da oltre un anno e che l’Asl non ha ancora speso. Mezzo milione di euro, che rischia di finire in fumo: se non verranno impiegati entro il 31 ottobre andranno perduti, perché, spiega la Regione, quelle spese vanno “pagate e quietanzate inderogabilmente entro il 31 ottobre 2015 per consentire validazioni e controlli del caso da parte dei suoi uffici. Procedure, queste ultime, da definire a loro volta entro il 31 dicembre”.

È una corsa contro il tempo insomma. E soprattutto uno spreco intollerabile, che il Sappe, il sindacato autonomo di Polizia penitenziaria, non intende supinamente accettare: tant’è che ha segnalato la vicenda alla Procura di Lecce. Quei 500mila euro possono salvare la pelle di chi è in galera. Spenderli nelle apparecchiature vorrebbe dire poter curare i detenuti ammalati direttamente in carcere, evitando loro il trasporto in strutture esterne che comporta molti tipi di rischi. Il segretario regionale del Sappe, Federico Pilagatti, in una lettera inviata, tra gli altri, al procuratore Cataldo Motta, al prefetto di Lecce, Claudio Palomba, e al governatore Michele Emiliano, esprime molta preoccupazione per le “traduzioni di detenuti, anche pericolosissimi, con un numero inadeguato di poliziotti di scorta.

“Ci sembra inaccettabile che, in presenza di condizioni che potrebbero far diminuire le uscite dal carcere non si agisca con la dovuta rapidità”, ammonisce Pilagatti. E la stessa irritazione emerge anche dai vertici dell’amministrazione penitenziaria del carcere leccese “Attendiamo chiarimenti dal direttore generale dell’Asl, Giovanni Gorgoni, che in questi giorni ci ha richiesto l’elenco degli acquisti destinati al carcere, già peraltro stilato a suo tempo dal Distretto socio sanitario di Lecce e consegnato all’azienda sanitaria”, spiega la direttrice della casa circondariale salentina, Rita Russo. Motivi per essere perplessi ce ne sono: l’elenco richiesto di recente fu inviato all’Area Patrimonio dell’Asl già nel settembre del 2014. Ma non è tutto. Nel vertice del 25 agosto che ha coinvolto il comitato provinciale per l’ordine; e la sicurezza pubblica convocato appositamente dal prefetto di Lecce, al quale ha preso parte anche il manager dell’Asl, “l’Asl si è presentata con un elenco di apparecchiature per un totale di circa 170mila euro che non risulta rispondente a quello elaborato dal distretto socio sanitario.

Questo senza dare alcuna spiegazione. Dunque, ci chiediamo perché non si stia sfruttando l’intero finanziamento! di 500mila euro”, chiarisce la direttrice del carcere, Rita Russo. Perché, si chiede insomma l’amministrazione del penitenziario insieme al Sappe, c’è voluto tanto tempo per bandire la gara? E perché mancano all’appello ben 329 mila euro, dei 500mila disponibili ?

Errico Novi

Il Garantista, 4 settembre 2015

Padova: il detenuto suicida fu picchiato da altri carcerati su ordine degli Agenti Penitenziari


Cella Carcere ItaliaIl 44enne leccese si era impiccato nella sua cella di Padova lo scorso 25 luglio, dopo aver riferito agli inquirenti di essere stato aggredito da altri carcerati su mandato degli agenti coinvolti nel giro di droga. Avrebbe voluto uscire dal “giro” di droga che avveniva all’interno del carcere Due Palazzi di Padova in cui rivestiva il ruolo di consegnare lo stupefacente agli altri detenuti. Un’intenzione che gli sarebbe costata, come punizione, il pestaggio da parte di alcuni carcerati su ordine degli agenti di polizia penitenziaria coinvolti nell’illecito business.

La presunta violenta aggressione era stata riferita dalla stessa vittima – un 44enne leccese condannato a più di 20 anni per omicidio e sequestro di persona – agli inquirenti nel suo ultimo interrogatorio, dopo il quale lo scorso 25 luglio si era suicidato impiccandosi all’interno della sua cella. Una rivelazione che aggiunge un nuovo tassello e nuove accuse nell’ambito dell’inchiesta che l’8 luglio scorso aveva portato all’arresto di un avvocato e 6 guardie penitenziarie in servizio nella struttura padovana. La Procura ha iscritto nel registro degli indagati sei detenuti e due guardie – queste ultime già indagate per il giro di droga – con l’accusa di concussione in concorso. Lo scorso 11 agosto si era suicidato, tagliandosi le vene, anche un altro degli indagati, una guardia 40enne, nella stanza del carcere dove si trovava agli arresti domiciliari.

http://www.padovaoggi.it, 19 agosto 2014

Padova, detenuto di Lecce si impicca in cella. Aveva 45 anni e godeva della semilibertà


Casa Circondariale di PadovaLo hanno ritrovato privo di vita nella sua cella nel carcere di Padova, dove stava scontando oltre 20 anni per omicidio e sequestro di persona. Il protagonista dell’ennesimo suicidio nelle carceri italiane è un detenuto leccese, Giovanni Pucci, 45enne originario di Castrignano del Capo, ritrovato in mattinata privo di vita.

L’uomo, dopo avere scontato diversi anni di carcere, godeva del regime di semilibertà e recentemente si era anche sposato. Per togliersi la vita, si sarebbe impiccato nella sua cella, durante le ore notturne. La drammatica notizia è stata diffusa dal sindacato di polizia penitenziaria Sappe. Fu arrestato nel 1999 per l’omicidio della dottoressa Maria Monteduro, uccisa nella notte tra il 24 ed il 25 aprile di quindici anni fa. Il suo nome, oltre che per il raccapricciante omicidio della dottoressa, era comparso all’interno di una inchiesta della squadra mobile di Padova su un traffico di stupefacenti tra le mura del carcere. Era stato sentito dagli investigatori poche ore prima del presunto suicidio proprio nell’ambito di tale inchiesta e forse il gesto potrebbe essere la risposta alla paura di un aggravamento di pena.

Pucci venne arrestato il 24 settembre del 1999 ad Alma Ata, nella capitale dell Kazakistan dove era andato a trovare il padre. Le indagini dell’allora pubblico ministero Leonardo De Castris (attuale procuratore capo di Foggia) e dei carabinieri del Nucleo investigativo riuscirono a venire a capo di un caso che era sembrato piuttosto complesso sin dall’inizio. Sconcerto e incredulità nel piccolo paese sud salentino si sono diffusi non appena la notizia è diventata di dominio pubblico e l’incombenza di informare i familiari. Pucci era difeso dagli avvocati Luca Puce e Giuseppe Stefanelli.

Sull’ennesimo suicidio è intervenuto il segretario nazionale del Coosp Domenico Mastrulli: “Continuano le vittime all’interno delle carceri italiane, anche se le motivazioni che spingono a gesti estremi ed inconsulti come questo restano un mistero delle carceri italiane e mondiali. La situazione penitenziaria in Italia ed il suo enorme sovraffollamento – 58mila unità ad oggi – nonostante le rassicurazioni del ministro Orlando e del Premier Renzi, continuano ad essere motivo di forte preoccupazione per il sindacato Coosp e per tutte le associazioni nazionali di categoria. Ciò che mancano in tutte le carceri italiane – continua Mastrulli – sono le unità operative (12 mila quelle mancanti). Probabilmente, questa ennesima tragedia si sarebbe potuta evitare”.

http://www.corrieresalentino.it – 25 Luglio 2014

Carceri, detenuti a Monza e Lecce tentano suicidio. Salvati dalla Penitenziaria


Carcere MonzaMONZA. Tentato suicidio questa mattina all’interno del Carcere di Monza dove intorno alle 11 un detenuto di 38 anni ha cercato di togliersi la vita ingoiando diverse medicine.

Secondo quanto trapelato, l’uomo aveva da poco appreso la sentenza della magistratura nei suoi confronti: forse per disperazione o protesta ha finto un malore e si è fatto ricoverare all’interno dell’infermeria del carcere. Lì ha ingurgitato un certo numero di pasticche per tentare il suicidio.

Soccorso prima dal personale interno e successivamente dagli uomini del 118 è stato trasportato all’ospedale San Gerardo dove si trova ora ricoverato in psichiatria. Non è in pericolo di vita

Carcere Lecce Borgo San NicolaLECCE. Un suicidio di un detenuto è stato sventato ieri mattina dal personale carcerario all’interno del plesso di Borgo San Nicola, a Lecce. Lo stesse detenuto, che a quanto pare è stato bloccato prima che riuscisse ad impiccarsi, avrebbe in un secondo momento inscenato un altro gesto di autolesionismo, ferendosi lievemente a un avambraccio con una lametta.

La notizia è stata resa nota da Domenico Mastrulli, segretario del Cosp (Coordinamento sindacale penitenziario, una delle sigle di riferimento degli agenti), che ricorda come questo sia il quarto episodio in una sola settimana nel penitenziario del capoluogo salentino, menzionando anche la nota rissa scoppiata, sempre nei giorni scorsi, in cui sono rimasti contusi anche alcuni agenti nel tentativo di sedare gli animi. Insomma, una situazione incandescente, dovuta alle difficili condizioni di vivibilità. “Cos’altro potrà succedere se non intervengono le istituzioni centrali e regionali?”, si domanda oggi Mastrulli.

Il nuovo episodio che accende i riflettori sulle problematiche del carcere leccese è avvenuto nella tarda mattinata di ieri, 28 aprile, nei reparti detentivi. Stando al Cosp, sarebbe stata usata una corda, stretta a mo’ di cappio intorno al collo. Il detenuto, 34enne, brindisino, condannato in via definitiva per reati contro patrimonio con termine della pena previsto il 22 giugno 2018, in serata si sarebbe poi reso responsabile di un nuovo episodio, procurandosi lievi tagli.

“In Italia i detenuti sono 59mila 738, di cui 57mila 210 uomini e 2mila e 528 donne, contro una capienza regolamentare pari a 46mila e 338 posti per i primi e 2mila e 2443 per le seconde. E la Puglia vanta una popolazione detenuta di 3mila 608 persone, di cui 173 sono donne, contro una capienza regolamentare di 2mila 249 posti, di cui 182 riservati alle donne”, sottolinea il segretario del sindacato. Cifre che la dicono lunga sulle difficoltà che si possono vivere all’interno delle celle.

“Solo il carcere di Lecce mantiene inalterata una forza detentiva di mille 150 persone di cui 80 donne, un dato statistico che varia di giorno in giorno, contro una capienza regolamentare di 671 posti letto, di cui 59 riservati alle donne”.

“Secondo noi del Cosp – prosegue Mastrulli – è giunto il momento di aver il coraggio di dire basta alla vigilanza dinamica o alle celle aperte nelle carceri, fino a quando non si ristabilisca il giusto numero degli organici del corpo, ora a meno 12mila unità, in rapporto ai previsti 45mila”.

“Solo in Puglia – dichiara – per le continue dismissioni di personale di polizia tra quiescenze, riforme e passaggio ai sensi dell’articolo 75 nell’amministrazione civile dello Stato, mancherebbero 600 poliziotti di cui cento donne”. E oltre alla pluri-denunciata situazione di Lecce, destano problemi anche quelle di Foggia e Bari. “

Lecce, Presunto pestaggio in carcere, tre Senatori interrogano il Ministro


Carcere Lecce Borgo San NicolaLecce. Vittima di un grave pestaggio ad opera del personale di Polizia Penitenziaria nel carcere di Lucera, sarebbe stato Giuseppe Rotundo, arrestato nell’ambito dell’Operazione “Cinemastore”. I senatori Fleres, Poretti e Perduca hanno depositato un’interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia 

La denuncia alla Procura  della Repubblica di Lucera partì dal detenuto Giuseppe Rotundo, abitante a Lecce, arrestato nell’ambito dell’Operazione “Cinemastore”, condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Lecce, su disposizione della locale Autorità Giudiziaria. Nel carcere di Lucera, qualche tempo fa, sembrerebbe che il detenuto lì rinchiuso, sia stato vittima di un grave pestaggio ad opera del personale di Polizia Penitenziaria in servizio presso la struttura. Accertamenti in merito sono stati disposti anche dalla Procura della Repubblica di Lecce, informata dell’accaduto dall’Avv. Elvia Belmonte del Foro di Lecce, difensore di fiducia del detenuto Rotundo, la quale, per le indagini, ha delegato la Polizia Scientifica in servizio presso la Questura di Foggia. I Senatori della Repubblica Salvo Fleres (Grande Sud), Donatella Poretti e Marco Perduca (Radicali Italiani), su sollecitazione dell’Ecologista Radicale Emilio Quintieri, hanno depositato un’Interrogazione Parlamentare al Ministro della Giustizia Paola Severino in merito a quanto avvenuto nel carcere di Lucera.

“Il Procedimento Penale istruito dal Pubblico Ministero Pasquale De Luca – scrivono i senatori – è stato definito con la citazione diretta a giudizio del Sovrintendente Pasquale De Gennaro, dell’Assistente Capo Francesco Benincaso e dell’Assistente Capo Vincenzo Leone, tutti appartenenti alla Polizia Penitenziaria ed in servizio presso la Casa Circondariale di Lucera. Tutti devono rispondere, in concorso tra loro, di aver abusato dei mezzi di correzione o disciplina in danno di Giuseppe Rotundo, a loro affidato per ragione di vigilanza o custodia, che aveva proferito parole offensive nei confronti dell’Assistente Capo Benincaso, insieme portandolo in una cella di isolamento, costringendolo a spogliarsi e colpendolo con calci e pugni in varie parti del corpo; di aver sottoposto a misure di rigore non consentite dalla Legge il detenuto Giuseppe Rotundo di cui essi avevano la custodia, insieme invitandolo a seguirli in una cella di isolamento e là colpendolo con calci e pugni in varie parti del corpo ed infine per avergli cagionato lesioni personali guaribili entro 40 giorni, insieme colpendolo prima con un pugno alla nuca, poi in faccia ed infine con calci e pugni su tutto il corpo, facendolo cadere a terra in uno stato di incoscienza, procurandogli così ‘ematoma avambraccio destro, emitorace sinistro con graffi, vistoso ematoma ginocchio, gamba e caviglia destra, ematoma regione periorbitale bilaterale, emorragia oculare e orbitale bilaterale, tumefazione regione frontale destra, ematoma regione mandibolare sinistra’; con l’aggravante di aver commesso il fatto con abuso dei poteri, o con violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione o a un pubblico servizio.” L’Udienza si terrà innanzi al Giudice Monocratico del Tribunale di Lucera il prossimo 5 marzo 2013. Pare che oltre al detenuto anche l’Associazione Antigone Onlus interverrà nel processo costituendosi parte civile contro gli imputati.

Ad ogni modo anche il detenuto Rotundo, in un separato ed autonomo Procedimento Penale, è stato rinviato a giudizio per violenza e minaccia e lesioni ai tre Pubblici Ufficiali della Polizia Penitenziaria.

“Attualmente nella Casa Circondariale di Lucera, a fronte di una capienza regolamentare di 156 reclusi, nonostante i diversi lavori di ristrutturazione nelle diverse aree detentive, sono ospitate circa 250 persone – sottolineano i senatori – Sembra che si siano verificati 5 ferimenti, 11 colluttazioni, 8 atti di autolesionismo, 3 tentati suicidi, 9 scioperi della fame, 1 fenomeno di violenza, resistenza ed oltraggio a pubblico ufficiale, 3 manifestazioni di percussione rumorosa dei cancelli. Il personale di Polizia penitenziaria sarebbe composto da 104 unità, di cui 6 unità femminili (senza che vi sia un Reparto detentivo femminile). Sembra, inoltre, che le scale di ingresso ai Reparti detentivi ed in tutti gli altri posti di servizio dell’Istituto presentino dei limiti in termini di sicurezza in violazione della normativa prevista dal decreto legislativo n. 81 del 2008”.

I Senatori Fleres, Poretti e Perduca hanno esposto il tutto al Ministro della Giustizia Paola Severino.

“Quanto accaduto presso il Carcere di Lucera a danno del detenuto Rotundo – dichiara l’Ecologista Radicale Emilio Quintieri – è veramente molto grave ed è necessario che i responsabili vengano severamente puniti così come prevede la Legge perché episodi del genere non si ripetano. Troppo spesso nelle Carceri avvengono abusi intollerabili che rimangono impuniti anche per la mancanza del delitto di tortura nel nostro ordinamento giuridico”.

Leccenews24.it, 06 Novembre 2012