Rossano, Quintieri (Radicali): Gli ergastolani non hanno diritto alla cella singola


CARCERE ROSSANOAlla luce di quanto accaduto nei giorni scorsi presso la Casa di Reclusione di Rossano ove un detenuto, C.D., napoletano, condannato alla pena dell’ergastolo, ha aggredito il Medico Psichiatra ed un sottufficiale del Corpo di Polizia Penitenziaria, poiché voleva essere collocato in cella singola, ritenendo di averne diritto per il suo status di ergastolano, nell’esprimere la mia convinta solidarietà alle vittime, intendo precisare quanto peraltro già sostenuto durante numerose visite circa l’insussistenza di tale diritto in capo agli ergastolani. Infatti, numerosi detenuti in espiazione della pena dell’ergastolo, in virtù di quanto disposto dall’Art. 22 comma 1 del Codice Penale che prevede l’isolamento notturno, sono convinti che spetti loro il diritto di essere collocati in una camera singola mentre in realtà l’isolamento notturno, a differenza di quello diurno, non costituisce una vera e propria sanzione penale, ma soltanto una modalità esecutiva della pena, peraltro, affidata alla discrezionalità dell’Amministrazione Penitenziaria.

Invero, la Corte Suprema di Cassazione, chiamata ripetutamente a pronunciarsi in merito ad ordinanze emesse dalla Magistratura di Sorveglianza, con le quali venivano rigettati i reclami proposti dai detenuti per la omessa attuazione dell’isolamento notturno, ha affermato il seguente principio di diritto : «l’isolamento notturno del condannato all’ergastolo, che rappresenta un inasprimento sanzionatorio e non una sanzione vera e propria come quello diurno, non può considerarsi oggetto di un diritto soggettivo giuridicamente azionabile dall’interessato. Ne consegue, che è legittimo il rigetto di istanza presentata da condannato alla pena dell’ergastolo e mirante ad ottenere, in costanza della sua esecuzione, l’isolamento notturno.».

Inoltre, allo stato, tuttavia, l’isolamento notturno, quale istituto generalizzato collegato alla pena dell’ergastolo con finalità segregante, non può considerarsi più previsto dall’ordinamento giuridico positivo, giacche gli Artt. 22, 23 e 25 del Codice Penale che lo menzionavano, devono ritenersi implicitamente modificati in parte qua in seguito all’entrata in vigore dell’Art. 6 comma 2 dell’Ordinamento Penitenziario approvato con Legge nr. 354/1975. Dispone, infatti, tale norma che i locali destinati al pernottamento dei detenuti consistono “in camere dotate di uno o più posti”, senza distinguere la pena da eseguire. Ed il Regolamento di Esecuzione Penitenziaria approvato con Decreto del Presidente della Repubblica nr. 230/2000, nel dare attuazione al disposto legislativo, ribadisce all’Art. 110 comma 5 che l’esecuzione della ergastolo debba essere effettuata nelle Case di Reclusione. Peraltro, l’Ordinamento Penitenziario, contempla l’Art. 89, norma di coordinamento, in forza del quale deve ritenersi abrogata “ogni altra norma incompatibile con la presente legge”. E’ del tutto evidente, quindi, che i provvedimenti assunti dall’Amministrazione Penitenziaria – che non ammettano il detenuto ergastolano (che lo richieda) ad essere “isolato” durante la notte con collocazione in cella singola, specie in presenza di ragioni ostative come il sovraffollamento – siano conformi alla Legge, non essendo un diritto soggettivo del condannato, giuridicamente azionabile.

Per completezza di informazione evidenzio che, durante gli Stati Generali dell’Esecuzione Penale voluti dal Ministro della Giustizia On. Andrea Orlando e, più precisamente, durante i lavori del Tavolo 2 “Vita detentiva, responsabilizzazione, circuiti e sicurezza” coordinato dal Dott. Marcello Bortolato, Magistrato di Sorveglianza di Padova, è stata proposta la cella singola per gli ergastolani mediante la modifica dell’Art. 6 dell’Ordinamento Penitenziario, inserendo dopo il comma 3 il seguente : “3.bis. Al condannato alla pena dell’ergastolo è garantita nell’istituto di assegnazione la camera ad un posto a meno che egli richieda di coabitare con altri detenuti.”

Con l’occasione, intendo dissociarmi dalle critiche mosse alla Casa di Reclusione di Rossano, all’esito di una visita effettuata da una delegazione del Partito Radicale Transnazionale guidata da Giuseppe Candido il 15/08/2016 perché diverse criticità che sono state raccontate sulla stampa non rispondono al vero (ad esempio, assenza di un Mediatore Culturale per i detenuti stranieri, assenza di attività trattamentali, etc.).

Emilio Enzo Quintieri, Esponente di Radicali Italiani

Radicali e Camere Penali in visita alle Case Circondariali di Paola e di Cosenza


Carcere di PaolaProseguono le visite dei Radicali in tutti gli Istituti Penitenziari della Calabria. Nella giornata di domani, domenica 3 gennaio 2016, una delegazione del Partito Radicale composta da Giuseppe Candido, Rocco Ruffa, Emilio Enzo Quintieri, Claudio Scaldaferri, Ernesto Biondi e dagli Avvocati Sabrina Mannarino e Carmine Curatolo, questi ultimi in rappresentanza della locale Camera Penale di Paola – aderente all’Unione delle Camere Penali Italiane (Ucpi), visiterà nella mattinata la Casa Circondariale di Paola sita in C.da Deuda sul Tirreno Cosentino. Nel pomeriggio, invece, la delegazione radicale composta anche da Gaetano Massenzo e Valentina Moretti, visiterà la Casa Circondariale “Sergio Cosmai” di Cosenza sita in Via Giacomo Mancini.

Entrambe le visite, su richiesta dell’On. Rita Bernardini, già Deputato e Segretario di Radicali Italiani, sono state autorizzate dal Dott. Santi Consolo, Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia. Durante le visite ai predetti Istituti Penitenziari saranno verificate le condizioni di detenzione ed il trattamento praticato dall’Amministrazione Penitenziaria nei confronti di tutte le persone private della libertà.

Nei giorni scorsi i Radicali hanno effettuato ulteriori visite alle Carceri di Rossano, Castrovillari, Locri, Catanzaro, Crotone, Palmi, Reggio Calabria e Vibo Valentia. Martedì 5 gennaio si recheranno presso la Casa di Reclusione “Luigi Daga” di Laureana di Borrello in Provincia di Reggio Calabria.

Castrovillari, Radicali in visita al Carcere : niente sovraffollamento ma restano criticità


Radicali CastrovillariIl carcere di Castrovillari sotto la lente ispettiva del Partito Radicale nel consueto tour di visite alle strutture detentive italiane che si svolge nel periodo delle festività natalizie e di fine anno. Attraverso l’autorizzazione chiesta al Dap – attraverso la dirigente radicale Rita Bernardini – e concessa dal capo Santi Consolo, gli attivisti del partito di Marco Pannella, Giuseppe Candido, Rocco Ruffa, Ernesto Biondi, Claudio Giuseppe Scaldaferri, Emilio Enzo Quintieri, Gaetano Massenzo il 24 dicembre scorso si sono recati in visita presso la struttura di detenzione di Castrovillari. Accolti dal vice comandante Carmine Di Giacomo i Radicali hanno preso visione di una struttura che dal punto di vista del sovraffollamento non presenta elementi di criticità avendo al suo interno 93 detenuti sui 122 posti disponibili, alloggiati nei quattro bracci presenti nella struttura penitenziaria e suddivisi in una popolazione che vede in prevalenza uomini (81) rispetto alle donne (12).

La nota di criticità rispetto a quanto visionato – per come riferisce Giuseppe Candido a Radio Radicale – è la «situazione delle docce» che presentano condizioni «vergognose». I soffitti sono «verde muffa» per quanto riguarda gli uomini, mentre nel braccio delle donne mancano addirittura le mattonelle alle pareti delle docce rendendo gli ambienti carichi di «muffe che non fanno bene alla salute». Definita «precaria» anche la condizione dell’acqua calda che «arriva solo nelle sezioni femminili» mentre gli uomini sono costretti a lavarsi, soprattutto ora che è inverno, con acqua fredda. Carente anche l’organico degli educatori. Solo due ne sarebbero assegnati alla struttura detentiva diretta dal reggente Maria Luisa Mendicino. Così come limitata la possibilità di fare attività motoria per i detenuti nelle otto ore in cui gli è permesso di vivere fuori dalla cella di detenzione. Nella sala socialità non è presente nessun macchinario per compiere attività motorie ed il campetto esterno si può usare solo quando non piove. Per fortuna il Ministero della Pubblica Istruzione ha attivato corsi scolastici che coinvolgono alcuni detenuti, i quali hanno a disposizione anche una biblioteca. L’occasione della visita nelle carceri è una delle attività che i Radicali compiono proprio per continuare a «verificare se sussistono le condizioni di detenzione oppure se ci sono situazioni in cui si sfiorano i trattamenti inumani». Dopo le parole di Papa Francesco che ha lanciato un appello sull’amnistia il Partito dei radicali con Marco Pannella ha sottolineato come il provvedimento sia stato richiesto da tempo come «provvedimento strutturale affinché si possa fare una riforma seria della giustizia». Le visite dei Radicali in questi giorni interesseranno anche il carcere di Crotone, oggi 30 dicembre, ed il 1 gennaio 2016 quello di Rossano. Il giorno dopo saranno a Locri ed il 3 a Cosenza.

Vincenzo Alvaro

http://www.abmreport.it – 30 Dicembre 2015

Intervista di Radio Radicale a Giuseppe Candido sulla visita alla CC di Castrovillari (clicca per ascoltare)

Catanzaro, Visita dei Radicali al Carcere di Siano : situazione decisamente migliorata


Delegazione Radicale CC Catanzaro“Spes contra spem”: speranza, contro ogni speranza. Sperare e lottare anche quando le condizioni sembrano disperate. Nell’ambito dell’iniziativa “Spes contra spem”, che in Calabria ha visto alcuni militanti radicali impegnati nella visita di tutte le carceri del territorio calabrese, nella giornata di ieri abbiamo visitato, come delegazione di radicali (presenti Giuseppe Candido, Antonio Giglio – Consigliere comunale di Catanzaro, iscritto da anni al Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito – Emilio Quintieri, Rocco Ruffa) la Casa Circondariale “Ugo Caridi” di Catanzaro, accompagnati dal personale della polizia penitenziaria, e dalla direttrice del carcere dott.ssa Angela Paravati. Verificate, come sempre, le condizioni della struttura, e ascoltati i detenuti. Confermato, rispetto all’ultima visita (effettuata l’1 gennaio scorso) il dato positivo sul sovraffollamento. Rispetto alle condizioni rilevate durante la visita effettuata a fine marzo 2014, quando ancora le presenze (484) erano maggiori della capienza regolamentare dichiarata di 617 che, in realtà, era di 329 perché erano ancora indisponibili i 288 posti del padiglione nuovo, al momento la situazione è decisamente migliorata. Nella struttura, ieri, durante la visita, erano presenti 570 detenuti (di cui 320 comuni e 250 di alta sicurezza, 0 in regime di 41-bis), tutti uomini; un numero inferiore rispetto alla capienza regolamentare dichiarata di 627 posti; ma a questi, vanno sottratti 72 posti dell’ultimo piano del nuovo padiglione perché ancora inutilizzati. Praticamente la struttura è al completo. 136 sono i detenuti stranieri; 8 i tossicodipendenti in terapia con metadone.

Carcere Siano - reparti detentiviCi sono diverse sale attrezzate come palestra, un campo sportivo, il teatro e c’è un laboratorio dentistico con tre odontoiatri che vi lavorano a turno; per quanto riguarda le cure mediche alcuni detenuti lamentano tempi di attesa lunghi. Negativo il dato sulla quasi completa impossibilità di lavorare: solo 145 di loro possono farlo e lavorano alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria. Per tutti gli altri ci sono solo socialità, passeggio, e alcuni lavoretti interni al carcere, che li tengono “impegnati” per sei ore al giorno. Il resto del tempo i detenuti lo passano nelle celle che, ad eccezione di quelle del nuovo padiglione, sono umide, e hanno il water nello stesso angusto loculo dove c’è pure la cucina e il lavabo. Problemi di umidità anche nelle docce, che nei vecchi padiglioni sono tutte in comune.

Nell’area sanitaria sono presenti, nei vari turni di lavoro, 10 medici che garantiscono un servizio h24, con la possibilità di fare viste specialistiche con la presenza settimanale del cardiologo, dermatologo, diabetologo, infettivologo, neurologo, ortopedico, urologo, otorinolaringoiatra ed è presente il defibrillatore.   Su una pianta organica di 401 agenti di polizia penitenziaria, effettivi in servizio ce ne sono appena 293, di cui 48 impegnati nel nucleo traduzioni. E su 547 detenuti sono 7 gli educatori che lavorano nella struttura. Detenuti in attesa di giudizio: 107, di cui 66 appellanti, 45 ricorrenti, 38 in posizione mista. Zero suicidi nel 2015. Frequenti, anche se diminuiti rispetto al recente passato, gli atti di autolesionismo, 14 nel 2015; 12 i detenuti che usufruiscono di permesso premio. Siamo rimasti stupiti dallo smantellamento, avvenuto nel totale silenzio da parte del DAP, del Reparto Alta Sicurezza AS2, in cui, da anni, erano ospitati detenuti per motivi politici (Brigate Rosse, Anarchici). Nel mese di dicembre, gli 8 detenuti sono stati tradotti dalla Polizia Penitenziaria in altra Casa circondariale, fuori Regione. Negativo il fatto che non ci siano più progetti per fare lavorare i detenuti all’esterno: si ritorna, quindi, alla vecchia concezione del carcere, dove i progetti di reinserimento e di recupero – fondati su idee di civiltà, giuridica e non – sono prossimi allo zero a causa del disinteresse della maggior parte della Politica e delle amministrazioni. Il carcere viene visto come un ghetto, una struttura da isolare e dimenticare; l’argomento “carcere” e “detenuti” è malvisto anche dalla gran parte dell’opinione pubblica, che preferisce affrontare il tema parlando alla pancia dei cittadini.

Antonio Giglio e Giuseppe Candido, Militanti Radicali

Candido (Radicali) : La pena perpetua uccide la speranza e ci pone fuori dalla Costituzione


TGiuseppe Candidora qualche giorno saremo costretti a pagare il canone alla TV concessionaria per il sevizio pubblico radiotelevisivo. Anzi, da quest’anno lo pagheremo direttamente con la bolletta della luce, e chi si è visto si è visto. Ma se è e deve essere pubblico servizio radiotelevisivo, allora mi domando perché ai cittadini non sia consentito di poter conoscere (e quindi di poter deliberare, di scegliere) sulle diverse proposte e le diverse iniziative politiche presenti in “campo”.

Mentre le TV i telegiornali e i giornali, che pur dovrebbero svolger il loro servizio nell’ottica di servizio pubblico quando macinano carta grazie ai contributi che lo stato finanzia loro, erano pieni di titoli, di servizi e di approfondimenti sul fatto che il ministro Maria Elena Boschi avesse ottenuto la fiducia dei suoi (come si poteva dubitarne?), nulla si è detto invece ai cittadini di un congresso svoltosi, nei giorni del 18 e del 19 dicembre, nella casa circondariale di Opera organizzato da un’associazione politica radicale che si chiama “Nessuno Tocchi Caino”.

Un congresso al quale hanno partecipato oltre che esponenti Radicali di livello nazionale e di spicco come Emma Bonino, Marco Pannella, Sergio D’Elia, Rita Bernardini da sempre ostracizzati dall’informazione, anche esponenti di istituzioni importanti come il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo che, tra l’altro ha portato un messaggio importante e inedito (se non fosse che si può riascoltare sul sito di radio radicale) del Ministro della Giustizia Andrea Orlando.

Un congresso organizzato dall’associazione Nessuno Tocchi Caino impegnata col Partito Radicale da decenni, anche con successi importanti per l’Italia alle Nazioni Unite come quella per la moratoria capitale, e che si batte per l’abolizione della pena di morte nel mondo ma anche contro la pena fino alla morte nel nostro Paese. Il titolo del congresso a cui hanno partecipato – seduti accanto – il capo del DAP, il Presidente emerito della Corte Costituzionale Gianni Maria Flick e più di un centinaio di detenuti ed ergastolani provenienti dalle carceri di tutta Italia; un congresso di cui gli italiani non hanno potuto sapere nulla. Un titolo che da solo poteva esser già notizia: “spes contram spem”, in riferimento esplicito al passaggio di Paolo di Tarso, l’Apostolo delle genti, che sulla incrollabile fede di Abramo disse che “ebbe fede sperando contro ogni speranza e così divenne padre dei nostri popoli”. E pure l’argomento stesso era notizia: perché si parlava di abolizione della pena di morte e della pena fino alla morte, di abolire cioè l’ergastolo ostativo, quello che porta la dicitura: “fine pena mai” e che è stato più volte detto durante il congresso è contrario alla finalità rieducativa e di reinserimento sociale prevista dall’articolo 27 della nostra Costituzione per la pena detentiva.

Quello che mi chiedo è se sia giusto che i cittadini non possano saper nulla di ciò che è avvenuto nel carcere di Opera durante quella due giorni congressuale, di ciò che si sia detto e, soprattuto, chi ha detto cosa. Perché se lo dice il Papa, o se lo dice Marco Pannella che l’ergastolo è sia inumano sia anticostituzionale, anche questa, come quella della Boschi che trova i numeri per non esser sfiduciata, sono delle “non notizie”. Nel giornalismo, la regola dovrebbe essere che non è il cane che morde l’uomo la notizia ma, al contrario, l’uomo che morde il cane. Quindi, se il capo del DAP dice che l’ergastolo ostativo ci porta fuori dalla costituzione, questa dovrebbe diventare subito notizia. In un Paese normale ci sarebbero stati titoli, ultim’ora, approfondimenti, e in un Paese democratico si dovrebbe quantomeno aprire un dibattito. Un’intervista almeno a chi queste affermazioni le ha fatte. Invece c’è il silenzio. Un silenzio così assordante di notizie inesistenti, spesso trovate apposta per coprire, magari, qualcosa che non deve esser detto, che non deve esser comunicato.

Non si dice nulla del fatto che il direttore di un carcere come quello di Opera con presenti oltre 150 ergastolani, il dott. Giacinto Siciliano abbia detto che è possibile cambiare e conciliare il rispetto della sicurezza con quello dei diritti umani. Nulla si fa conoscere ai cittadini delle parole contenute nel messaggio del Presidente Mattarella inviato a Marco Pannella, agli organizzatori e ai congressisti tutti, un messaggio letto da Rita Bernardini udito solo dai congressisti e gli abituali di radio radicale; né delle parole contenute nel messaggio del Ministro Andrea Orlando che ha affidato il suo scritto a Santi Consolo.

Nulla si è saputo di un congresso che ha per titolo quello che, lo stesso Sergio D’Elia segretario riconfermato specifica non essere solo un titolo, ma un vero e proprio progetto, qualcosa che, dice, “allo stesso tempo, è metodo e merito, forma e sostanza, mezzo e fine, cioè un obbiettivo: spes contram spem. Un obbiettivo nel quale c’è anche a fondamento un metodo di lotta politica e civile che è quello di essere noi stessi speranza contro l’avere speranza, contro le tante speranze”.

Una cosa dirompente detta a dei detenuti con fine pena mai: Pannella dice agli ergastolani e ai detenuti: dovete voi esser speranza non solo per voi stessi, ma anche per i vostri familiari, per chi vi ama. Speranza per lo Stato che diventi Stato di diritto rispettoso della sua stessa Costituzione. Essere speranza contro quello che è stato definito “un marchio indelebile col quale lo Stato dice: tu non cambierai mai”. Nulla di tutto ciò è stato raccontato ai cittadini, e nulla delle parole del capo del DAP Santi Consolo sono filtrate dalla cortina di ferro dell’informazione di regime: sull’ergastolo ostativo, dice Santi Consolo, “la mia posizione è nota perché ho già dato parere favorevole a questa abolizione” aggiungendo che “molte cose stanno cambiando in positivo”. Il titolo del congresso, dice ai Radicali che l’hanno scelto, “vi rende vicini e sostenitori dell’opera di cambiamento che la Polizia penitenziaria sta portando avanti” ricordando che anche la Polizia penitenziaria ha cambiato motto: despondere spem munus nostrum. Assicurare la speranza, questo è il ruolo, la missione della nostra amministrazione”. Poi Consoli, saltando indietro nel tempo, ricorda ai presenti come nacque in Italia l’ergastolo ostativo che ci porta fuori dalla nostra costituzione.

“L’articolo 176 del Codice penale era compatibile con l’articolo 27 della Costituzione e nel nostro sistema, noi per primi, l’Italia, abbiamo concepito un articolo che parla di umanità. E che significa umanità? Significa speranza e lo esplicita l’articolo 27 laddove dice che la pena deve tendere alla rieducazione e se non si ha speranza come si può migliorare?”. “Perché è successo tutto questo?”, si chiede. “Perché abbiamo avuto gli anni di piombo e ricordo i dibattiti: la collaborazione, l’incentivare la legislazione premiale. Perché? Perché eravamo impreparati a comprendere un fenomeno” – spiega Santi Consolo – “perché non lo sapevamo contrastare e, allora, dovevamo premiare chi ci dava informazioni.

E poi,” – aggiunge ancora – “c’è stato il trionfalismo: abbiamo vinto e, su quella scia, abbiamo utilizzato gli stessi moduli, le stesse strategie per contrastare la criminalità organizzata” e “non ci siamo resi conto che la società aveva bisogno di opportunità, di modelli di vita alternativa che tenessero lontani i nostri consociati dal delitto, dal delitto che non paga mai. Ci siamo calati, da un lato, in un regime differenziato, il 41bis, e dall’altro in una accentuazione, in un’incentivazione della legislazione premiale che è giunta, ed è lì il vulnus dell’intero sistema, lì la violazione della nostra Costituzione che ci porta ad essere incostituzionali”.

È lì, a quel punto, che scoppia l’applauso degli ergastolani al capo del DAP. “Siamo arrivati ad affermare” – dice ancora il capo del DAP – “che c’è uno sbarramento all’accesso alla liberazione condizionale laddove non c’è collaborazione utile che si deve sostanziare in: o un contributo per evitare che il reato sia portato avanti ad ulteriori conseguenze, ovvero, ma questo si può fare nell’immediatezza, ci deve essere un ravvedimento immediato; e se questo ravvedimento immediato non c’è? Se l’autore del reato viene perseguito dopo molto tempo dalla commissione del reato? O il reato di per sé non offre questa opportunità? Allora bisogna dare un contributo utile o per l’individuazione degli autori o per perseguire nuovi autori”. Poi aggiunge che nel legiferare “bisogna essere consapevoli di che cosa è la criminalità organizzata o la criminalità terroristica”. E ancora: “Se l’organizzazione è stata sgominata. Quando tutti gli appartenenti a quell’organizzazione sono stati perseguiti, quale possibilità è data al singolo di collaborare. Ad impossibilia nemo tenetur”. “Non si può esigere un comportamento collaborativo”, dice il capo del DAP, “da chi, de facto e de iure, non può oggettivamente darlo. E, allora, trasformiamo la pena detentiva in pena perpetua che uccide la speranza”.

La pena perpetua che uccide la speranza e che ci pone fuori dalla nostra costituzione. Parole del capo del DAP cui fanno eco quelle del presidente emerito della Corte costituzionale Flick. Riflessioni importanti su temi importanti cui non solo i cittadini dovrebbero poter conoscere attraverso giornali e telegiornali, ma su cui si dovrebbe fare approfondimento. Argomenti che dovrebbero discutersi persino nelle scuole perché “Riflessioni” con la R maiuscola a cui i giovani cittadini, in primis i giovani, avrebbero diritto di conoscere per comprendere quei valori fondanti della nostra Carta.

Un congresso come quello di Nessuno Tocchi Caino dovrebbe essere approfondito da trasmissioni televisive e persino fatto conoscere ai ragazzi delle scuole, trascritto in atti da studiare come si fa per i convegni importanti e non invece dimenticato, ignorato così come si sta facendo, lasciato negli archivi a futura memoria. La televisione avrebbe il compito fondamentale di far conoscere ed educare i cittadini al rispetto dei diritti e a conoscere temi come l’abolizione della pena di morte o della pena fino alla morte; l’abolizione di quell’ergastolo ostativo che uomini dello Stato del calibro di Consoli ci dicono essere anticostituzionale. Meritoriamente qualche giornale è stato attento a non censurare del tutto, ma è qualche mosca bianca in mezzo al mare nero dell’informazione radiotelevisiva e non basta. Servirebbe una TV interamente dedicata ai diritti umani, un TV che aiutasse, assieme alla scuola, a formare cittadini consapevoli e non semplici sudditi. E servirebbe una TV in grado di far conoscere tutte le alternative. Altrimenti i populismi forcaioli trionferanno.

Giuseppe Candido

L’Opinione, 29 dicembre 2015

Castrovillari, Radicali in visita al Carcere “Rosetta Sisca” per la vigilia di Natale


carcere-castrovillariGiovedì 24 dicembre, Vigilia del Santo Natale, una Delegazione dei Radicali composta da Giuseppe Candido, Rocco Ruffa, Ernesto Biondi, Claudio Scaldaferri, Emilio Enzo Quintieri e Gaetano Massenzo, effettuerà una visita alla Casa Circondariale di Castrovillari “Rosetta Sisca”.

La visita è stata autorizzata dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia guidato dal Dott. Santi Consolo grazie all’interessamento dell’Onorevole Rita Bernardini, già Segretario Nazionale dei Radicali Italiani.

L’Istituto Penitenziario di Castrovillari sito in Località Petrosa, ultimato nel 1984 ed entrato in funzione solo nel 1995, ha una capienza regolamentare di 122 posti. All’interno dello stesso, al momento, vi sono ristretti 102 detenuti (29 stranieri), tutti appartenenti al Circuito della Media Sicurezza. Vi è anche una Sezione Femminile che ospita 15 detenute.

I Radicali calabresi, oltre a far visita al Penitenziario del Pollino, effettueranno altre visite in quasi tutte le Carceri della Calabria nonché all’Istituto Penitenziario Minorile di Catanzaro. Durante le visite ai Penitenziari della Provincia di Reggio Calabria gli esponenti del Partito Radicale saranno affiancati dagli Avvocati Gianpaolo Catanzariti, Giuseppe MazzaCaterina Anna Siclari della Camera Penale di Reggio Calabria e dagli Avvocati Sabrina Mannarino e Carmine Curatolo della Camera Penale di Paola durante la visita alla Casa Circondariale di Paola sul Tirreno Cosentino.

CALENDARIO DELLE VISITE AGLI ISTITUTI PENITENZIARI DELLA CALABRIA

Giovedì 24 Dicembre 2015 ore 9,00 – Casa Circondariale di Castrovillari (Cosenza)

Delegazione visitante : Giuseppe CANDIDO, Rocco RUFFA, Ernesto BIONDI, Claudio SCALDAFERRI, Emilio Enzo QUINTIERI e Gaetano MASSENZO.

Sabato 26 Dicembre 2015 ore 9,00 – Casa Circondariale di Palmi (Reggio Calabria)

Delegazione visitante : Giuseppe CANDIDO, Rocco RUFFA, Gianpaolo CATANZARITI.

Sabato 26 Dicembre 2015 ore 14,30 – Casa Circondariale di Vibo Valentia (Vibo Valentia)

Delegazione visitante : Giuseppe CANDIDO, Rocco RUFFA.

Domenica 27 Dicembre 2015 ore 9,00 – Casa Circondariale di Reggio Calabria (Reggio Calabria)

Delegazione visitante : Giuseppe CANDIDO, Rocco RUFFA, Gianpaolo CATANZARITI, Giuseppe MAZZA, Gernando MARASCO.

Domenica 27 Dicembre 2015 ore 14,00 – Casa Circondariale di Arghillà (Reggio Calabria)

Delegazione visitante : Giuseppe CANDIDO, Rocco RUFFA, Gianpaolo CATANZARITI, Giuseppe MAZZA, Gernando MARASCO.

Martedì 29 Dicembre 2015 ore 9,00 – Casa Circondariale di Catanzaro (Catanzaro)

Delegazione visitante : Giuseppe CANDIDO, Rocco RUFFA, Antonio GIGLIO, Emilio Enzo QUINTIERI.

Martedì 29 Dicembre 2015 ore 14,00 – Istituto Penitenziario Minorile di Catanzaro (Catanzaro)

Delegazione visitante : Giuseppe CANDIDO, Rocco RUFFA, Antonio GIGLIO, Emilio Enzo QUINTIERI.

Mercoledì 30 Dicembre 2015 ore 9,00 – Casa Circondariale di Crotone (Crotone)

Delegazione visitante : Giuseppe CANDIDO, Rocco RUFFA.

Venerdì 01 Gennaio 2016 ore 9,00 – Casa Circondariale di Rossano (Cosenza)

Delegazione visitante : Giuseppe CANDIDO, Rocco RUFFA, Emilio Enzo QUINTIERI e Gaetano MASSENZO.

Sabato 02 Gennaio 2016 ore 9,00 – Casa Circondariale di Locri (Reggio Calabria)

Delegazione visitante : Giuseppe CANDIDO, Rocco RUFFA, Caterina Anna SICLARI, Gianpaolo CATANZARITI.

Domenica 03 Gennaio 2016 ore 9,00 – Casa Circondariale di Paola (Cosenza)

Delegazione visitante : Giuseppe CANDIDO, Rocco RUFFA, Ernesto BIONDI, Claudio SCALDAFERRI, Emilio Enzo QUINTIERI, Sabrina MANNARINO, Carmine CURATOLO.

Domenica 03 Gennaio 2016 ore 14,00 – Casa Circondariale di Cosenza (Cosenza)

Delegazione visitante : Giuseppe CANDIDO, Rocco RUFFA, Ernesto BIONDI, Claudio SCALDAFERRI, Emilio Enzo QUINTIERI, Gaetano MASSENZO e Valentina MORETTI.

Catanzaro, Visita dei Radicali nel Penitenziario di Siano


Radicali Carcere di CatanzaroNell’ambito delle iniziativa “Satyagraha di Natale con Marco Pannella”, che vede centinaia di militanti radicali impegnati nelle visite degli istituti penitenziari di tutta Italia, anche una delegazione di Radicali calabresi, composta da Cesare Russo, Sabatino Savaglio, Rocco Ruffa, Antonio Giglio (PSE, iscritto al Partito Radicale con doppia tessera), e Giuseppe Candido, membro del comitato nazionale, giovedì primo dell’anno, si è recata in visita presso la Casa Circondariale di Catanzaro Ugo Caridi per constatare l’attuale situazione e per a manifestare quell’attenzione verso realtà carceraria che da anni i Radicali non hanno mai dismesso.

Durante la visita, iniziata alle 10.00 circa, – ha detto Candido all’uscita – c’ha accolti e accompagnato l’ispettore Pagliuso della polizia penitenziaria poiché sia la direttrice del carcere, dott.ssa Angela Paravati, sia il comandante Scalzo non erano presenti.

Rispetto alle condizioni rilevate durante la visita effettuata a fine marzo 2014, quando ancora le presenze erano maggiori (484) della capienza regolamentare dichiarata di 617 ma che, in realtà, era di soli 329 perché erano ancora indisponibili i 288 posti del padiglione nuovo, oggi la situazione è decisamente migliorata almeno per quel che riguarda il mero dato del sovraffollamento.

Nella struttura, oggi, durante la visita – erano presenti 547 detenuti (di cui 302 comuni e 107 di alta sicurezza), tutti uomini; un numero inferiore rispetto alla capienza regolamentare dichiarata di 617 posti; ma a questi, vanno sottratti 72 posti dell’ultimo piano del nuovo padiglione perché ancora inutilizzati. Praticamente la struttura è al completo, satura, e 114 sono i detenuti stranieri. Nove i tossicodipendenti in terapia con metadone.

C’è una palestra, un campo sportivo, il teatro e c’è un laboratorio dentistico con tre odontoiatri che vi lavorano a turno, ma rimangono molte criticità sia per quanto riguarda le cure mediche (molti detenuti lamentano tempi di attesa lunghi), sia per la quasi completa impossibilità di lavorare: solo 148 di loro possono farlo; il 27 per cento circa. Per tutti gli altri ci sono solo socialità e passeggio che li tengono “impegnati” per sei ore al dì. Il resto del tempo i detenuti lo passano nelle celle che, ad eccezione di quelle del nuovo padiglione, sono assai umide, e hanno il water nello stesso angusto loculo dove c’è pure la cucina e il lavabo. I riscaldamenti si accendono solo due ore al giorno, una la mattina e una la sera tanto che “non fanno in tempo neanche a riscaldarsi gli elementi”, dicono in molti di loro.

Se nell’area sanitaria sono presenti, nei vari turni di lavoro, dieci medici che garantiscono, altresì, un servizio h24; ha la possibilità di fare viste specialistiche con la presenza settimanale del cardiologo, dermatologo, diabetologo, infettivologo, neurologo, ortopedico, urologo, otorinolaringoiatra ed è anche presente il defibrillatore, c’è da dire che sono solo due gli psichiatri e solo uno psicologo che devono assistere ben 547 detenuti che, a detta degli stessi sanitari e agenti di polizia penitenziaria, nel 40-50 per cento dei casi, presentano problemi psichiatrici e/o psicologici.

Su una pianta organica di 300 agenti di polizia penitenziaria, effettivi in servizio ce ne sono appena 240, di cui 50 impegnati nel nucleo traduzioni. E su 547 detenuti sono cinque gli educatori che lavorano nella struttura. Ma il numero che fa più specie, continua Candido, è il numero dei detunuti in attesa di primo giudizio: 121 (22%), metre solo il 57% dei detenuti (313) hanno una sentenza divenuta definitiva; 34 gli appellanti e 27 i ricorrenti. Nel 2014 si è avuto un suicidio mentre due detenuti si sono tolti la vita al Caridi nel 2013. Molto frequenti, anche se diminuiti rispetto al recente passato, gli atti di auto lesionismo che, secondo quanto riferitoci dallo stesso ispettore Pagliuso, si verificavano al ritmo di uno ogni due giorni nel 2013 mentre oggi “viaggiano” al ritmo di un atto di autolesionismo circa ogni tre giorni.

Marco Pannella da Radio Radicale ha annunciato il suo ricovero perché – ha detto – vuole riprendere uno sciopero assoluto, della sete e della fame, per difendere il messaggio inviato alle camere dal Presidente Napolitano contro l’attacco di Renzi che, da quando si è insediato come segretario, sino all’ultima conferenza stampa di ieri l’altro, ha continuato ad andar contro amnistia e indulto che il Presidente ha definito nel suo messaggio “obblighi”.

Gli obiettivi del satyagraha – che non è protesta ma proposta di dialogo con le Istituzioni – sono chiari, specifici: Sanità in carcere: garantire le cure ai detenuti; Immediata revoca del 41bis a Bernardo Provenzano; Introduzione nel nostro ordinamento del reato di tortura; Abolizione dell’ergastolo a sostegno della campagna di Nessuno Tocchi Caino; No alle deportazioni in corso dei detenuti dell’alta sicurezza; diritto alla conoscenza; rendere effettivi i risarcimenti ai detenuti che hanno subito trattamenti inumani e degradanti; abolire la detenzione arbitraria e illegale del 41bis; nomina immediata del Garante Nazionale dei Detenuti; per gli Stati Generali delle Carceri, preannunciati dal Ministro della Giustizia, prevedere la presenza anche dei detenuti. E in attesa che sia nominato quello Nazionale, anche dalla Calabria, chiediamo al neo Presidente della Regione Mario Oliverio d’istituire subito il Garante regionale dei diritti delle persone private della libertà. Richiesta che, contemporaneamente, estendiamo a tutti i Sindaci dei comuni calabresi sede di istituti penitenziari: anche loro possono istituire il Garante come del resto ha già fatto Reggio Calabria.

http://www.lagente.info

02 Gennaio 2015

Riunione Radicale in Calabria con la Segretaria Nazionale On. Rita Bernardini


radioradicale logoRiunione-assemblea di iscritti e simpatizzanti radicali utile a fare il punto sulla situazione politica e sulle ulteriori iniziative di lotta anche in Calabria con la Segretaria Nazionale On. Rita Bernardini

http://www.radioradicale.it/scheda/413974/riunione-assemblea-di-iscritti-e-simpatizzanti-radicali-utile-a-fare-il-punto-sulla-situazione-politica-e-

Catanzaro : Sabato Convegno sulla Cannabis Terapeutica e poi Assemblea dei Radicali a Lamezia Terme


cannabis catanzaro

“Dall’illecito all’uso terapeutico della cannabis”.

E’ il titolo del convegno che si svolgerà a Catanzaro, presso la sala della Provincia di Catanzaro in piazza Luigi Rossi, sabato 14 giugno dalle ore 9,30.

L’incontro, cui parteciperà pure la segretaria di Radicali Italiani, Onorevole Rita Bernardini, è stato voluto dalla Cooperativa sociale “La Cura” in collaborazione con l’Associazione Ra.Gi. Onlus  ed è stato accreditato dall’ordine degli avvocati e dei medici.
Per l’Avvocato Antonello Talerico, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Catanzaro, nonché organizzatore, unitamente ad altre associazioni, del Convegno e portavoce dell’Associazione “La cura”, è possibile affermare che:

“Per la prima volta in Calabria è stato organizzato un evento su un tema molto discusso, ma poco conosciuto, invitando al tavolo dei lavori importanti relatori appartenenti al mondo scientifico e giuridico. Dal dibattito di Catanzaro usciremo sicuramente con una visione aggiornata dell’argomento e con una sempre maggiore consapevolezza che la tutela dei diritti passa necessariamente dal confronto e dalla cultura dell’ascolto, ovvero dalla conoscenza della materia sotto ogni profilo ed aspetto”.

Il convegno è aperto a tutti e ha un duplice obiettivo: far conoscere anche in Calabria i risultati della letteratura medico scientifica che dimostrano l’efficacia dei farmaci a base del principio attivo della Cannabis, Thc, per molte malattie e, in secondo luogo, sollecitare e sensibilizzare il mondo politico regionale nella realizzazione anche in Calabria di una legge per predisporre le misure necessarie che permettano l’utilizzo di cannabinoidi nel caso di malattie come sclerosi, Sla, Parkinson, malattie oncologiche.
Dopo i saluti istituzionali e quelli del portavoce della “Cura” avvocato Antonello Talerico e della portavoce della Ra.Gi. dott.ssa Elena Sodano,  ad aprire i lavori dell’incontro sarà Gianpiero Tiano, Vicepresidente dell’Associazione nazionale cannabis terapeutica e che è stata la prima persona in Italia che, a seguito di un gravissimo incidente, ha iniziato a curarsi facendo uso di medicinali il cui principio attivo è l’infiorescenza della sativa e che relazionerà sul tema: Cannabis Terapeutica la situazione italiana tra promesse e difficoltà.
Seguiranno gli interventi del dott. Camillo Falvo, Giudice presso il Tribunale di Messina,  che parlerà della “Responsabilità penale nell’uso terapeutico“; del dott. Domenico Bosco, Neurologo e Direttore F.F. presso l’ Ospedale  di Crotone che tratterà de “Gli effetti della cannabis nelle malattie neurologiche“.
Graditi ospiti della giornata saranno alcuni membri del direttivo de “LapianTiamo” , Cannabis Social Club Racale Lecce, un’associazione no profit  formata da persone affette da malattie neuromuscolari che per la prepotente urgenza dei malati promuove l’uso terapeutico della canapa medicinale attraverso la coltivazione e l’approvvigionamento ai pazienti affetti da patologie come sclerosi multipla, cancro, dolore cronico, sla, parkinson, glaucoma e tantissime altre, fornendo  supporto informativo e morale ai malati che devono convivere quotidianamente con i sintomi di malattie gravi e che con l’aiuto del comitato medico-scientifico  incentivano attivita’ di ricerca sui vantaggi della canapa medicinale.
Parteciperanno infatti Willy Verardi che racconterà l’esperienza dell’associazione LapianTiamo” e Lucia Spiri che racconterà cosa significa “Curarsi con la Cannabis”.
Concluderà la giornata l’Onorevole Rita Bernardini, Segretaria Nazionale dei Radicali Italiani, che da anni si batte per la legalizzazione.
Hanno garantito la loro presenza il Senatore Piero Aiello del Nuovo Centro Destra e l’Onorevole Mimmo Talarico– Consigliere Regionale del Partito Democratico.
Attualmente sono otto le regioni in Italia che attraverso un proprio disegno di legge hanno legalizzato l’uso della marjuana a scopo terapeutico – afferma  l’avvocato Talerico de “La Cura”,  la Sicilia grazie alla sensibilità dell’assessore regionale alla Salute Lucia Borsellino, sorella del celeberrimo magistrato Paolo, e poi Puglia, Toscana, Liguria, Veneto, Lombardia, Piemonte.
Vorremmo che anche in Calabria ci fosse la sensibilità e la possibilità di realizzare un disegno di legge che possa legalizzare e consentire l’uso terapeutico della cannabis sativa”. Nel resto d’Europa ne è consentito l’utilizzo medico.  In Italia è stato presentato il ddl da parte di Luigi Manconi (PD) che  ha lo scopo di riallineare l’Italia a quanto già avviene in Europa e nel Nord America. L’obiettivo del disegno di legge sull’uso terapeutico della cannabis è di semplificare e rendere accessibile ai pazienti il ricorso a quei farmaci a base cannabinoide, che nell’esperienza scientifica hanno dimostrato di avere una notevole efficacia.  Il governo Renzi inoltre  ha dato il via libera all’uso della cannabis a scopo terapeutico. Il Consiglio dei Ministri infatti  ha deciso di non impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale la legge regionale abruzzese “n. 4 Del 04 gennaio 2014, che disciplina le “modalità di erogazione dei farmaci e dei preparati galenici magistrali a base di cannabinoidi per finalità terapeutiche”. La norma prevede che i “medicinali cannabinoidi possono essere prescritti, con oneri a carico del Sistema sanitario regionale, da medici specialisti del Ssr e da medici di medicina generale del Ssr, sulla base di un piano terapeutico redatto dal medico specialista”.
Nel pomeriggio l’Onorevole Bernardini e i Radicali proseguiranno la giornata con una assemblea regionale che si terrà presso l’Agriturismo “Trigna”, nella piana di Lamezia Terme.
              Mappa
Come arrivare all’Agriturismo Trigna a Lamezia TermeAutostrada del Sole (SA-RC)  per chi viene da Nord, uscita per Lamezia Terme-Aeroporto, raggiungere la rotatoria dell’aeroporto, imboccare la ss 18 direzione Reggio C. al km 378 svoltare a sinistra, in direzione Palazzo, ed ancora a sinistra, percorrere un rettifilo di circa 1  km, allo Stop girare nuovamente a sinistra, a 200 metri sulla destra si trova il cancello che immette nell’azienda.Per chi viene da Sud Autostrada del Sole (SA-RC) uscita per Pizzo,  imboccare la ss 18 direzione Aeroporto (percorrere 16 km ) al km 378, in direzione Palazzo, svoltare a destra e poi a sinistra, percorrere un rettifilo di circa 1 km, allo Stop girare nuovamente a sinistra, a 200 metri sulla destra si trova il cancello che immette nell’azienda.Per chi proviene da Catanzaro attraverso la Statale dei Due Mari, prendere l’uscita Palazzo (Lamezia Sud), svoltare a sinistra, proseguire senza mai lasciare la strada intrapresa passando sotto tre ponti, dall’ultimo di questi percorrere un rettifilo di circa 1  km,  allo Stop girare nuovamente a sinistra, a 200 metri sulla destra si trova il cancello che immette nell’azienda.

Stazione di Lamezia Terme centrale (a 5 km)

Aeroporto di Lamezia Terme (a 5 km)