Droghe: pena rivista anche per chi ha patteggiato, dopo bocciatura della Fini-Giovanardi


marijuanaAnche chi ha patteggiato per reati di droga ha diritto a una revisione della sua pena, per effetto della parziale abolizione della legge Fini-Giovanardi dopo la dichiarazione di illegittimità da parte della Corte costituzionale che ha condotto a una rivisitazione della disciplina. La Cassazione, con la sentenza 28198 depositata ieri, afferma l’applicabilità del trattamento più favorevole al reo, anche quando la pena è stata concordata dalle parti.

Una sanzione meno severa che è il risultato della rinnovata distinzione tra droghe pesanti e leggere, tornata in auge con le tabelle della Iervolino Vassalli (Dpr 309/90).

A beneficiare del principio affermato dai giudici della quarta sezione penale il ricorrente, condannato a un anno e quattro mesi di reclusione, oltre 34.500 euro di multa per aver coltivato e detenuto marijuana. La Suprema corte annulla dunque la precedente sentenza, senza rinvio con contestuale trasmissione degli atti al Tribunale di Napoli Nord, perché la cancellazione della norma incide sulla pena concordata e determina la “caducazione del patto”.

La Corte di cassazione si esprime così su un ricorso che, in punta di diritto, sarebbe stato inammissibile perché sollevava un difetto di motivazione infondato. La Suprema corte ricorda però che, come stabilito da una precedente sentenza della Sezioni unite (23428/2005), esiste una chance di arrivare a un giudizio di cognizione anche per le impugnazioni inammissibili, ed è rappresentata proprio dall’abolitio crimins o dalla declaratoria di incostituzionalità della norma incriminatrice. Come avvenuto nel caso esaminato.

Patrizia Maciocchi

Il Sole 24 Ore, 2 luglio 2014

Giustizia: ministro Orlando; sentenza Fini-Giovanardi interesserà non più 3mila detenuti


Orlando“Non è possibile, allo stato, stimare esattamente l’impatto dell’applicazione della sentenza della Cassazione (che ha dichiarato incostituzionale parte della legge Fini-Giovanardi; Ndr). Comunque si sta procedendo ad un’analisi delle posizioni giuridiche dei singoli detenuti: allo stato delle verifiche, la platea potenzialmente interessata dagli effetti della pronuncia potrebbe risultare non superiore alle 3.000 unità”.

Così il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha risposto, nell’Aula della Camera, a un’interrogazione della Lega su quali saranno gli effetti reali dell’applicazione della sentenza della Corte di cassazione. Nello specifico la Lega chiedeva “il numero di detenuti condannati per reati di spaccio che usciranno dal carcere, e se sia possibile stimare l’impatto che ciò avrà sul mercato dello spaccio di stupefacenti e sulla sicurezza della popolazione”. Ad oggi, secondo gli ultimi dati trasmessi dall’amministrazione penitenziaria, i detenuti presenti in carcere per il reato di produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope, sono circa 8.500.

Giovanardi (Ncd): Orlando smonta balle antiproibizionisti

“La realtà ha ancora una volta ridimensionato gli allarmi demagogici del fronte antiproibizionista che con Franco Corleone aveva previsto un uscita dal carcere di circa 10.000 detenuti dopo la sentenza della Corte Costituzionale sulla Fini-Giovanardi”. Lo dice il senatore Carlo Giovanardi (Ncd), che aggiunge: “Come abbiamo sempre detto si trattava di balle spacciate per condizionare l’opinione pubblica, mentre oggi il ministro della Giustizia Andrea Orlando valuta in circa 3000 i detenuti che potrebbero uscire dopo l’interpretazione della Cassazione, ma che, alla fine – conclude Giovanardi – saranno sicuramente meno perchè la scarcerazione può avvenire soltanto su domanda del detenuto e il giudice di sorveglianza deve vagliare se esistono le condizioni per ottenerla”.

Public Policy, 5 giugno 2014

Droghe: Anastasia (Antigone) : Subito un decreto per le pene illegittime


Stefano AnastasiaAl decreto-legge promesso a Strasburgo sulle carceri si aggiunga un articolo, semplice semplice, con cui si stabilisce che il giudice dell’esecuzione provvede d’ufficio alla rideterminazione della pena illegittima nella misura in cui essa è stata ridotta in astratto (dei due terzi, nel caso della dichiarazione di incostituzionalità della Fini-Giovanardi).

Dunque anche su questo avevamo ragione: non è possibile eseguire pene illegittime. Come la Corte costituzionale ci ha dato ragione sulla illegittimità della legge Fini-Giovanardi, così le sezioni unite della Cassazione ci hanno dato ragione sull’impossibilità di continuare l’esecuzione di pene determinate sulla base di norme giudicate costituzionalmente illegittime.

Il caso all’esame della Suprema Corte riguardava l’esecuzione di pene viziate dalle norme incostituzionali della legge Cirielli, la “Three Strikes Law” dè noaltri, ma c’erano precedenti sull’aggravante di immigrazione clandestina (anch’essa giudicata incostituzionale dalla Consulta) e gli effetti della decisione inevitabilmente si riflettono sulle pene spropositate volute dalla Fini-Giovanardi.

Eccole qua, le tre leggi del sovraffollamento penitenziario italiano riunite nel comune giudizio di illegittimità costituzionale. Non si poteva far di meglio per rendere chiaro al colto e all’inclita che quella vergogna nazionale non è il frutto di una congiunzione astrale, ma di precise scelte politiche di cui qualcuno porta la responsabilità.

Vedremo se Governo e Parlamento saranno capaci di “cambiare verso” in queste delicate materie. Intanto, però, bisogna affrontare il destino di quelle migliaia di detenuti che stanno scontando una pena illegittima. Quello affermato dalla Cassazione è un principio di diritto che vale nel caso concreto. I singoli giudici di merito potranno richiamarvisi per decidere quelli che verranno loro sottoposti. Ma quanti delle migliaia di detenuti condannati sulla base di pene illegittime sanno che stanno scontando una pena cui non dovrebbero essere tenuti? E quanti sanno che possono rivolgersi a un giudice per farsela rideterminare? E quanti sono i giudici che, come a Milano qualche settimana fa, potrebbero confermare una pena minima in base alla Fini-Giovanardi per il solo fatto che rientra nei nuovi limiti di pena, senza considerare che ora sarebbe una pena massima? Il campo delle ingiustizie potrebbe allargarsi fino a includere la maggioranza di quei detenuti in esecuzione di pene illegittime.

All’indomani della sentenza della Corte costituzionale avevamo chiesto al Governo un decreto ad hoc, affinché fosse fissata per legge la rideterminazione delle pene illegittime. L’amministrazione penitenziaria avrebbe potuto almeno informare i detenuti interessati della possibilità di ricorrere al giudice dell’esecuzione. Nulla di tutto ciò è successo, salvo qualche modifica migliorativa del discutibile decreto Lorenzin. Ora però la pronuncia della Cassazione ripropone il problema e in alcune procure si comincia a paventare il collasso degli uffici di esecuzione. Bene, sarà dunque il momento per recuperare il tempo perduto: nel decreto-legge promesso a Strasburgo per sanare la mancanza di rimedi compensativi alla violazione dei diritti dei detenuti in Italia, si aggiunga un articolo, semplice semplice, con cui si stabilisca che il giudice dell’esecuzione provvede d’ufficio alla rideterminazione della pena illegittima nella misura in cui essa è stata ridotta in astratto (dei due terzi, nel caso della dichiarazione di incostituzionalità della Fini-Giovanardi).

Non è la riforma organica che ci vorrebbe sulle droghe, non è un provvedimento di clemenza ad hoc come quello che Obama sta mettendo in opera negli Usa, non è il generale provvedimento di clemenza che servirebbe per ricondurre alla piena legalità le carceri italiane, ma – almeno – cancellerebbe l’ulteriore vergogna di migliaia di detenuti trattenuti in carcere sulla base di una legge dichiarata incostituzionale.

di Stefano Anastasia, Presidente Nazionale Onorario Antigone Onlus

Il Manifesto, 4 giugno 2014

Droga, Cassazione: sì a riduzione pene per piccolo spaccio. “Fuori dal carcere migliaia di detenuti”


Giudici cassazioneVanno rideterminate al ribasso le condanne definitive per spaccio di droghe leggere, inflitte nel periodo in cui era in vigore la legge Fini-Giovanardi, dichiarata incostituzionale lo scorso febbraio. E’ quanto hanno stabilito le sezioni unite penali della Cassazione, chiarendo così le ricadute della pronuncia della Corte Costituzionale, a seguito della quale è tornata in vigore la legge Iervolino-Vassalli.

I giudici della suprema corte erano chiamati a pronunciarsi su una questione più generale rispetto alle norme in materia di stupefacenti: la questione da chiarire era infatti “se la dichiarazione di illegittimita’ costituzionale di una norma penale diversa dalla norma incriminatrice, ma che incide sul trattamento sanzionatorio comporti una rideterminazione della pena in sede di esecuzione, vincendo la preclusione del giudicato”.

La soluzione dei giudici di piazza Cavour è stata “affermativa”. In tal modo, questo principio generale secondo cui l’illegittimità costituzionale di una norma ‘travolge’ anche le condanne già divenute definitive, assume oggi particolare importanza in relazione agli effetti della bocciatura della legge Fini-Giovanardi sulle condanne passate in giudicato. Questa sentenza potrebbe avere, dunque, notevoli ripercussioni anche sul numero di detenuti che stanno scontando una condanna per spaccio di droghe leggere. Inoltre, i giudici della Cassazione, nella massima provvisoria diffusa al termine della camera di consiglio, spiegano che la rideterminazione della pena è possibile anche per i recidivi, nel caso i cui venga ritenuta prevalente la circostanza attenuante della lieve entità del fatto.

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge in materia di stupefacenti, la Cassazione aveva già affrontato in questi mesi i casi riguardanti processi ad imputati per spaccio di droghe leggere: per questi processi ancora in corso, la Suprema Corte ha applicato il principio del ‘favor rei’, ritenendo dunque che neiprocessi ancora in atto si torni ad applicare la legge Iervolino-Vassalli.

POSSIBILI EFFETTI – Fonti della Suprema Corte spiegano che per effetto della decisione delle sezioni unite penali della Cassazione “potranno uscire dal carcere migliaia di detenuti condannati per piccolo spaccio, qualora venisse accolta la loro richiesta di revisione del trattamento sanzionatorio”. Le stesse fonti della Suprema corte, preannunciano anche come, in questo modo, “aumentera’ di molto il lavoro dei magistrati dell’esecuzione della pena” che nella maggior parte dei casi sono i tribunali e in misura minore le corti d’appello.

Informazione Provvisoria CassazioneDel verdetto della Cassazione inoltre “non si possono avvantaggiare i detenuti condannati in via definitiva per spaccio di droghe pesanti commesso con l’associazione a delinquere”. In base alle ultime stime, in carcere ci sono circa cinque mila detenuti per spaccio di droghe pesanti in associazione, e circa nove mila per spaccio di lieve entità. E’ quest’ultima ‘platea’ che potrà chiedere il ricalcolo della pena ai giudici dell’esecuzione.

“La decisione della Cassazione mette l’Italia al passo con la giurisprudenza di Strasburgo e, insieme alle due sentenze della Consulta, ci mettono piu’ ‘in regola’ con la Carta di Diritti dell’Uomo”. Così Giuseppe Maria Berruti, direttore del massimario della Cassazione.

 

Cassazione: “Ridurre carcere a piccoli spacciatori condannati con la Fini-Giovanardi”


Corte di cassazione1I condannati in via definitiva e recidivi per spaccio lieve di droga potranno chiedere la rideterminazione, al ribasso, della pena. Il via libera è giunto dalle sezioni unite penali della Cassazione e il nuovo pronunciamento è diretta conseguenza di quello con cui nel 2012 la Consulta aveva dichiarato la incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi.

I supremi giudici – presieduti dal primo presidente Giorgio Santacroce – hanno accolto un ricorso della procura di Napoli contro la decisione del tribunale, che aveva negato a un condannato recidivo per piccolo spaccio di ottenere il ricalcolo della pena a seguito della sentenza sulla incostituzionalità della norma della Fini-Giovanardi, che vietava la concessione delle circostanze attenuanti prevalenti nel caso di recidivi.

La Cassazione, inoltre, ha stabilito – comprendendo nella sua decisione anche gli effetti del recente verdetto della Consulta che ha ripristinato la distinzione tra droghe pesanti e leggere – che i giudici dell’esecuzione, chiamati al ricalcolo delle pene dei condannati definitivi, dovranno anche tenere conto del fatto che è stato ripristinato il testo della Iervolino-Vassalli, per effetto dell’ultima decisione della Consulta sulla Fini-Giovanardi.

La decisione della Corte avrà come conseguenza che “potranno uscire dal carcere migliaia di detenuti condannati per piccolo spaccio, qualora venisse accolta la loro richiesta di revisione del trattamento sanzionatorio”.

Del verdetto della Cassazione, precisano fonti della stessa Suprema corte, “non si possono avvantaggiare i detenuti condannati in via definitiva per spaccio di droghe pesanti commesso con l’associazione a delinquere”. In base alle ultime stime, in carcere ci sono circa 5mila detenuti per spaccio di droghe pesanti in associazione, e circa 9mila per spaccio di lieve entità. E saranno questi ultimi a poter chiedere il ricalcolo della pena.

Il coordinatore dei garanti dei detenuti, Franco Corleone, entra ancor più nel dettaglio. “Sono circa 10mila, in base a una prima stima, i detenuti che, potenzialmente, potrebbero beneficiare della decisione delle Sezioni Unite della Cassazione. I detenuti per la violazione dell’art. 73 del Testo unico sulla droga sono circa 23 mila. Da questi bisogna discernere quali sono condannati per spaccio di cannabinoidi, che sono circa il 40%”.

Giovanardi: “Da Cassazione nessuna rivoluzione”. Per il senatore Carlo Giovanardi non scaturisce “nessuna rivoluzione” dalla pronuncia della Cassazione. “E’ appena entrata in vigore una nuova legge – spiega a Adnkronos – che stabilisce che lo spaccio di qualsiasi sostanza, sia cannabis o eroina, comporta la reclusione da sei mesi a quattro anni. Quest’intervento potrà forse avere ripercussioni sul sovraffollamento carcerario, ma non saprei quantificare in che misura”.

Manconi: “Decisione sacrosanta”.  “Ancora una volta – afferma il senatore del Partito democratico, presidente della Commissione Diritti Umani a Palazzo Madama – la magistratura provvede là dove la politica non fa o tarda a fare. Si intervenga immediatamente per sanare quella intollerabile ingiustizia che vede recluse migliaia di persone, condannate a una pena prevista da una norma dichiarata incostituzionale”.

“Su droghe leggere al passo con Strasburgo”. “La decisione della Cassazione mette l’Italia al passo con la giurisprudenza di Strasburgo e, insieme alle due sentenze della Consulta, ci mettono più ‘in regola’ con la Carta di Diritti dell’Uomo”. Così Giuseppe Maria Berruti, direttore del massimario della Cassazione, sul verdetto che riduce le condanne per spaccio leggero. Una decisione, prosegue Berruti, che avrà “effetti positivi” anche rispetto all’ultimatum dell’Europa all’Italia per il sovraffollamento carcerario. “Il diritto non è immobile, cambia a seconda del quadro storico di riferimento e questa vicenda dimostra che il quadro storico è mutato rispetto a quando la legge Fini-Giovanardi venne emanata”.

Gasparri: “Spacciatori impuniti”. “Il decreto Renzi-Lorenzin sulla droga lascerà impuniti gli spacciatori di droga. Lo conferma la Cassazione, affermando che con gli sconti di pena introdotti a vantaggio degli spacciatori di droga saranno ricalcolate le condanne. Avremo più spacciatori impuniti e scarcerati agli angoli delle strade. Uno dei più gravi risultati tenacemente voluti da Renzi e compagni” afferma in una nota Maurizio Gasparri (Forza Italia), vicepresidente del Senato.

Zaia: “Urge confronto”. Il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, invoca un “civile e pacato confronto su una materia così delicata”. “Trovo farisaico che si continui a parlare di messa in libertà di detenuti per un piccolo reato – incalza Zaia-. Per andare in galera in questo Paese non bisogna aver commesso un solo reato per piccolo spaccio, come lo definisce la Cassazione, bensì avere alle spalle o un reato ben più grave o una sommatoria di piccoli spacci che rendono il soggetto più che recidivo. Dobbiamo dire a chiare lettere alla società che chiede ordine e sicurezza che si stanno liberando dei delinquenti che minano la nostra gioventù e la convivenza civile”.

La Repubblica, 29 Maggio 2014