Padova: il detenuto suicida fu picchiato da altri carcerati su ordine degli Agenti Penitenziari


Cella Carcere ItaliaIl 44enne leccese si era impiccato nella sua cella di Padova lo scorso 25 luglio, dopo aver riferito agli inquirenti di essere stato aggredito da altri carcerati su mandato degli agenti coinvolti nel giro di droga. Avrebbe voluto uscire dal “giro” di droga che avveniva all’interno del carcere Due Palazzi di Padova in cui rivestiva il ruolo di consegnare lo stupefacente agli altri detenuti. Un’intenzione che gli sarebbe costata, come punizione, il pestaggio da parte di alcuni carcerati su ordine degli agenti di polizia penitenziaria coinvolti nell’illecito business.

La presunta violenta aggressione era stata riferita dalla stessa vittima – un 44enne leccese condannato a più di 20 anni per omicidio e sequestro di persona – agli inquirenti nel suo ultimo interrogatorio, dopo il quale lo scorso 25 luglio si era suicidato impiccandosi all’interno della sua cella. Una rivelazione che aggiunge un nuovo tassello e nuove accuse nell’ambito dell’inchiesta che l’8 luglio scorso aveva portato all’arresto di un avvocato e 6 guardie penitenziarie in servizio nella struttura padovana. La Procura ha iscritto nel registro degli indagati sei detenuti e due guardie – queste ultime già indagate per il giro di droga – con l’accusa di concussione in concorso. Lo scorso 11 agosto si era suicidato, tagliandosi le vene, anche un altro degli indagati, una guardia 40enne, nella stanza del carcere dove si trovava agli arresti domiciliari.

http://www.padovaoggi.it, 19 agosto 2014

Padova: sviluppi nell’inchiesta sul “Due Palazzi”, detenuti pestati per mantenere il segreto


Casa Circondariale di PadovaDetenuto picchiato perché voleva uscire dal giro: alla fine si è suicidato. I fatti sono di un anno fa, ben prima che il sostituto procuratore Sergio Dini con la sua inchiesta squarciasse il velo che avvolgeva il sottobosco di spaccio e corruzione tra le celle e i corridoi del carcere Due Palazzi di Padova, dove detenuti e guardie conniventi avevano messo in piedi un commercio di droga, sim, telefonini e favori vari in cambio di denaro. Un giro stretto in cui era facile entrare e da cui era difficile, se non impossibile, uscire.

Sono stati due i detenuti che avevano provato a lasciare il giro negli ultimi ventiquattro mesi: hanno testimoniato entrambi e uno dei due si è suicidato dopo l’interrogatorio. Avevano raccontato di essere stati convinti con la forza a non lasciare il gruppo; picchiati da due agenti di polizia penitenziaria e da altri detenuti spinti dalle ritorsioni e dalle minacce della polizia a mettere in un angolo le persone con cui condividevano i segreti e pestarle a sangue. Ora sono in otto a essere indagati con l’accusa di concorso in concussione: due agenti di custodia e sei detenuti, tutti già iscritti nel tronco maestro dell’inchiesta.

Nero su bianco quelle accuse le aveva messe l’interrogatorio di uno dei carcerati finito tra i trentacinque indagati dell’operazione Apache: Giovanni Pucci, 44 anni, dietro le sbarre fino al 2025 per l’omicidio di una dottoressa uccisa a colpi di cacciavite nel 1999 e usato come corriere di droga e tecnologia proibita dalla cricca, che sfruttava il suo ruolo di cameriere tra i vari piani del Due Palazzi. Giovanni Pucci però si è suicidato impiccandosi con una cintura alla finestra della sua cella il 25 luglio scorso, il giorno dopo aver vuotato il sacco di fronte al pm e aver fatto nomi e cognomi di quanti lo avevano picchiato quando si era lasciato scappare il desiderio di farla finita con quel giro.

Gli inquirenti non credono che il suicidio del 44enne, parso molto teso durante il faccia a faccia con il magistrato, sia legato ai pestaggi dal momento che non aveva mai chiesto un trasferimento di carcere per poter stare vicino alla moglie, residente nel padovano. Pensano invece che a spingerlo a compiere un gesto così estremo siano state le troppe pressioni personali e l’incubo di vedersi allontanare di parecchio la possibilità di tornare un uomo libero.

Ma la testimonianza di Giovanni Pucci (sul cui suicidio non è mai stata aperta un’inchiesta se non per atti relativi alla morte, ndr) non è stata la sola che ha trasformato in certezze voci di corridoio diventate il nerbo del nuovo fascicolo aperto al quarto piano del palazzo di Giustizia. Dopo gli arresti dell’8 luglio – quando la Mobile del vicequestore Marco Calì, su ordinanza del gip Mariella Fino, aveva decapitato l’intero sistema – un altro detenuto italiano travolto dal fascicolo e dalle accuse di spaccio, ha deciso di raccontare tutto. Anche di quella volta, circa due anni fa, quando aveva detto di voler uscire dal sodalizio e di tutta risposta su ordine delle guardie era stato vittima di un raid punitivo da parte di altri detenuti.

Sia lui che Giovanni Pucci avevano fatto nomi e cognomi, gli stessi che nei giorni scorsi hanno ricevuto un nuovo avviso di garanzia per il nuovo filone di un’inchiesta tanto delicata quanto complessa. Durante questa settimana infatti sono in programmi altri interrogatori e il rischio che si allarghi l’indagine c’è. Sempre questa settimana era già fissato l’incontro tra il pm Dini e Paolo Giordano, 40 anni, una delle sei guardie del Due Palazzi arrestate l’8 luglio; un incontro che non si terrà: Paolo Giordano si è suicidato domenica 10 agosto nel proprio alloggio di servizio tagliandosi la gola con una lametta da barba. Il suo è stato il secondo suicidio a macchiare di sangue il fascicolo aperto dalla procura padovana su quel baratto che aveva permesso ai detenuti più ricchi di avere droga, telefoni, chiavette usb a piacimento, dietro il pagamento degli agenti da parte dei parenti. E adesso a fare da scomodo appoggio anche l’ombra lunga dei pestaggi tra i corridoi dell’istituto.

Nicola Munaro

Corriere Veneto, 19 agosto 2014

Padova: esame tossicologico sul detenuto suicida poche ore dopo l’interrogatorio del Pm


Casa CircondarialeViene effettuato questa mattina l’esame esterno e un’indagine tossicologica sul corpo di Giovanni Pucci, il detenuto che si è tolto la vita nella sua cella poche ore dopo l’interrogatorio con il magistrato in merito ad una inchiesta sul carcere che lo vedeva indagato. L’indagine è stata affidata dal pubblico ministero Giorgio Falcone dalla dottoressa Rossella Snenghi. Il detenuto era accusato di corruzione e spaccio tra le celle del Due Palazzi.

Era usato, almeno da quanto risulta dall’inchiesta, come pedina dalle guardie corrotte per portare la droga e non solo agli altri detenuti. Lui non dava nell’occhio visto che ogni giorno passava per le celle a portare il pranzo e la cena con il carrello. Ma oltre a pasta e carne arrivava dell’altro. Dai telefonini alla cocaina, bastava che i parenti pagassero le guardie carcerarie. Il pm Falcone ha aperto un’inchiesta in merito al suo suicidio, per trovare eventuali responsabilità.

Va detto che Pucci, 44 anni, elettricista leccese, tossicodipendente si era macchiato di un omicidio orribile. Nel 1999 aveva ammazzato con un punteruolo una dottoressa in servizio al Servizio di guardia medica a Gagliano del Capo (Lecce). Era stato condannato all’ergastolo, ma poi la sua pena era stata ridimensionata a 30 anni. Sarebbe uscito dal Due Palazzi nel 2024.

Ma queste nuove accuse in caso di condanna avrebbero prolungato la sua permanenza dietro le sbarre (attualmente era in una cella singola), ma da subito questi nuovi guai avrebbero portato alla sospensione dei permessi dei quali lui godeva, che mitigavano la sue permanenza nel penitenziario.

Il Mattino, 28 luglio 2014

Padova, detenuto di Lecce si impicca in cella. Aveva 45 anni e godeva della semilibertà


Casa Circondariale di PadovaLo hanno ritrovato privo di vita nella sua cella nel carcere di Padova, dove stava scontando oltre 20 anni per omicidio e sequestro di persona. Il protagonista dell’ennesimo suicidio nelle carceri italiane è un detenuto leccese, Giovanni Pucci, 45enne originario di Castrignano del Capo, ritrovato in mattinata privo di vita.

L’uomo, dopo avere scontato diversi anni di carcere, godeva del regime di semilibertà e recentemente si era anche sposato. Per togliersi la vita, si sarebbe impiccato nella sua cella, durante le ore notturne. La drammatica notizia è stata diffusa dal sindacato di polizia penitenziaria Sappe. Fu arrestato nel 1999 per l’omicidio della dottoressa Maria Monteduro, uccisa nella notte tra il 24 ed il 25 aprile di quindici anni fa. Il suo nome, oltre che per il raccapricciante omicidio della dottoressa, era comparso all’interno di una inchiesta della squadra mobile di Padova su un traffico di stupefacenti tra le mura del carcere. Era stato sentito dagli investigatori poche ore prima del presunto suicidio proprio nell’ambito di tale inchiesta e forse il gesto potrebbe essere la risposta alla paura di un aggravamento di pena.

Pucci venne arrestato il 24 settembre del 1999 ad Alma Ata, nella capitale dell Kazakistan dove era andato a trovare il padre. Le indagini dell’allora pubblico ministero Leonardo De Castris (attuale procuratore capo di Foggia) e dei carabinieri del Nucleo investigativo riuscirono a venire a capo di un caso che era sembrato piuttosto complesso sin dall’inizio. Sconcerto e incredulità nel piccolo paese sud salentino si sono diffusi non appena la notizia è diventata di dominio pubblico e l’incombenza di informare i familiari. Pucci era difeso dagli avvocati Luca Puce e Giuseppe Stefanelli.

Sull’ennesimo suicidio è intervenuto il segretario nazionale del Coosp Domenico Mastrulli: “Continuano le vittime all’interno delle carceri italiane, anche se le motivazioni che spingono a gesti estremi ed inconsulti come questo restano un mistero delle carceri italiane e mondiali. La situazione penitenziaria in Italia ed il suo enorme sovraffollamento – 58mila unità ad oggi – nonostante le rassicurazioni del ministro Orlando e del Premier Renzi, continuano ad essere motivo di forte preoccupazione per il sindacato Coosp e per tutte le associazioni nazionali di categoria. Ciò che mancano in tutte le carceri italiane – continua Mastrulli – sono le unità operative (12 mila quelle mancanti). Probabilmente, questa ennesima tragedia si sarebbe potuta evitare”.

http://www.corrieresalentino.it – 25 Luglio 2014