“Dopo 33 anni non è cambiato nulla. Il tormento di Enzo Tortora è stato inutile”


tortoraFrancesca Scopelliti ha presentato il libro con le lettere di Tortora. Trentatré anni. Tanto è trascorso dall’arresto di Enzo Tortora, ma le sue Lettere a Francesca, scritte in carcere e raccolte in un volume presentato ieri nei locali della Camera di Commercio di Roma, sono di “estrema attualità”, come ha sottolineato il presidente dell’Unione delle camere penali Beniamino Migliucci. L’autore delle missive, lette dall’attore Enzo Decaro, il celebre giornalista e presentatore televisivo, di colpo chiamato a rispondere di accuse gravissime: associazione camorristica e spaccio di droga.

La compagna, Francesca Scopelliti, ha ricordato che la loro era “una storia d’amore piuttosto recente. La separazione forzata fu ancora più dolorosa perché originata da un obbrobrio giuridico, un’infamia ingiustificata, la protervia di due magistrati della Procura di Napoli, che volevano a tutti i costi un colpevole. Più emergeva che Enzo era una persona perbene e non si trovavano riscontri, più i giudici si accanivano alla ricerca di nuovi pentiti. I media lo hanno subito condannato, ma lui è stato un grande esempio, dimettendosi da parlamentare europeo per proseguire la battaglia sulla giustizia giusta”.
Il drammatico errore giudiziario sembra però non avere insegnato nulla: “La tristezza più grande è che ci si è fermati a trent’anni fa: il sistema penale-carcerario è rimasto immutato, nessuno è corso ai ripari. I malesseri che Enzo denuncia nelle sue lettere vivono nella nostra quotidianità. Il ministro della Giustizia dovrebbe tenere conto della sua storia”.

Presenti due testimonial d’eccellenza, Giuliano Ferrara, che ha firmato anche la prefazione del volume, ed Emma Bonino, che da decenni si batte sul tema. L’ex direttore del Foglio ha evidenziato che dalle lettere emergono “amore, umanità, personalità, il rapporto con la sorella, le figlie e soprattutto la compagna. La verità è che il “pentito dire” e il partito preso si erano appropriati del meccanismo giudiziario e lo trascinavano verso il basso, dove erano schiacciati Tortora e molti altri cittadini, come i famosi omonimi, che furono arrestati e detenuti a Poggioreale, distrutti da un’indagine che ha dato luogo a un processo che definire discutibile è un eufemismo grave”.
Anche Ferrara ha acceso i riflettori sull’assenza di provvedimenti conseguenti: “Un referendum sollecitò l’introduzione della responsabilità civile dei magistrati, ma poi non si intervenne in modo significativo e non vi è stata la separazione delle carriere, per cui uomini come Falcone si erano spesi. Purtroppo tutte le classi dirigenti fanno un patto con i giudici, perché ne hanno paura. Il caso Tortora evidenziò per la prima volta l’onnipotenza della magistratura”.

“All’epoca i giornali dopo l’arresto non furono certo innocentisti – ricorda con amarezza la Bonino. I Radicali, Biagi e Sciascia le uniche voci fuori dal coro. Da allora Marco Pannella e Rita Bernardini non hanno mai interrotto una battaglia che oggi deve continuare. La conseguenza d’altronde è il disastroso stato delle carceri. Per riaffermare pienamente lo Stato di diritto attendiamo ancora le grandi riforme, come l’obbligatorietà dell’azione penale. Enzo ha insegnato ai giovani cos’è la dignità, non arrendendosi mai, neppure nei momenti di sconforto. Purtroppo abbiamo perso la memoria e la vista, guardiamo solo l’ombelico”. Migliucci ha aggiunto che il libro “non è solo una testimonianza di rabbia, dolore e sofferenza ma offre tanti spunti. Dalla separazione delle carriere al pubblico ministero collegato al giudice, dalla gestione dei pentiti alla custodia cautelare, che da “extrema ratio” si è trasformata in carcerazione preventiva. La condotta successiva a quando ha ottenuto Enzo giustizia e le sue lettere lanciano un messaggio e la speranza che il Paese possa migliorare. Questo dramma deve portare a una riflessione collettiva sulla presunzione d’innocenza, sull’esecuzione della pena e sul carcere, inteso come risocializzazione e rieducazione e non come vendetta.

Temi che saranno sostenuti dagli avvocati penalisti, mentre l’assenza della politica oggi è colpevole e imbarazzante”. Ha fatto discutere, in particolare, la mancata concessione di una sala in Senato, giustificata dall’assenza di “finalità istituzionali”. “Spero non sia stata dettata dal passato di magistrato del presidente Grasso. Sarebbe un’ulteriore ferita” ha commentato con amarezza la Scopelliti. Ad attenuare il caso la lettera inviata dall’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: “Enzo Tortora ha subito torti e sofferenze. Indagini e sanzioni penali non sono state fondate su basi probatorie adeguate. Problemi di sistema e di clima che restano ancora aperti”.

Francesco Straface

Il Dubbio, 18 giugno 2016

Intervista all’On Bruno Bossio (Pd) sul discorso del Presidente Emerito Napolitano sulla questione carceraria


Radio Radicale logoIntervista di Radio Radicale all’On. Enza Bruno Bossio sul discorso del Presidente Emerito Giorgio Napolitano sulla questione carceraria 

Intervista all’On. Enza Bruno Bossio, Deputato del Partito Democratico e membro della Commissione Bicamerale Antimafia, da parte di Giovanna Reanda di Radio Radicale, sul discorso del Presidente Emerito della Repubblica Giorgio Napolitano sulla questione carceraria

Pannella (Radicali), “Contento che anche il Ministro Orlando dica che le nostre Carceri sono criminogene”


On. Marco Pannella“Saluto quanto detto oggi dal ministro della giustizia Andrea Orlando e cioè che oggi il carcere è criminogeno. Ci tengo a dire al ministro Orlando formalmente che sono felice di una cosa per nulla scontata. Dico ad Orlando grazie di questa posizione che avrà ascoltato anche il Presidente della Repubblica Mattarella”.

Così Marco Pannella ha commentato quanto detto oggi dal ministro della giustizia Andrea Orlando a Napoli, e cioè che attualmente le carceri sono criminogene. “Il ministro della giustizia – aggiunge – ha detto ufficialmente che il carcere è criminogeno, quando secondo Costituzione e scienza la funzione del carcere è proprio quella di decriminalizzare.

Non è capitato spesso che un ministro abbia detto quello che ha detto lui oggi. Saluto questo pubblico riconoscimento. Prima ancora ricordo che abbiamo avuto lo splendido messaggio alle Camere del Presidente della Repubblica Napolitano che faceva proprie le nostre tesi e che noi abbiamo fatto nostra mozione di Radicali Italiani“.

 “In Italia ci sono norme che producono e non riducono il crimine”. Così il ministro della Giustizia Andrea Orlando intervenendo alla tavola rotonda del seminario “Il carcere dei diritti, verso gli Stati Generali” in corso di svolgimento presso il Circolo Ufficiali di Napoli, a Palazzo Salerno. “Spendiamo tre miliardi di euro l’anno per l’esecuzione delle pene – il ragionamento del Guardasigilli – e abbiamo i tassi di recidiva più alti d’Europa. Perché la paura ha generato paura, ha innescato una spirale che non si interrompe mai”.

Di qui l’impegno del ministro affinché, in vista degli Stati generali dello status delle carceri e rispetto alla riforma dell’ordinamento penitenziario, “dobbiamo riempire di contenuti la delega e porci la domanda su quale sia la chiave di volta per cambiare l’opinione comune”. Perché, appunto, se in Italia le norme esistenti “producono e non riducono il crimine”, allora, Questo deve essere un elemento di riflessione su cui si deve richiamare l’attenzione del forze politiche e dell’opinione pubblica”

Carceri, Il Presidente Emerito Napolitano “E’ arrivato il momento di riformare la Legge Penitenziaria del 75”


Si è commosso il presidente emerito Giorgio Napolitano, a Napoli per la tavola rotonda sul tema delle carceri. “È importante fare le leggi con audacia – ha dichiarato – ma oggi non ci troviamo di fronte solo ad un problema normativo, ama anche e soprattutto culturale. Noto un impoverimento sul piano dei valori della società italiana”.

Napolitano, al convegno organizzato dalla Garante dei detenuti Adriana Tocco, nella sala del Circolo degli Ufficiali di Palazzo Salerno, ha proseguito ribadendo la necessità di cambiare la riforma penitenziaria: “Nel nostro Paese non sono state fatte le riforme necessarie. Penso che sia arrivato il momento di riformare la legge del 75.

Il presidente Mattarella, che degnamente esercita la funzione di capo dello Stato, avrà sicuramente al centro della sua attenzione la questione penitenziaria. Con il mio intervento sui diritti dell’uomo ho scommesso e mi è andata bene – ha affermato commuovendosi e ricordando il suo intervento alle Camere nel 2013 dopo la condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo – ci sono stati dei miglioramenti, come ricorrere a pene alternative in certi casi. Molto ancora non è stato, penso agli gli stranieri che finiscono in carcere solo per aver violato la legge sull’immigrazione clandestina”.

L’ex inquilino del Quirinale, durante il suo discorso, ha rimproverato i giornalisti: “L’informazione adesso partecipa alla polemica sulle riforme, quelle in particolare che riguardano il senato, si preoccupano – ha evidenziato – che questa modifica potrebbe indebolire la democrazia parlamentare, ma quanto spazio hanno dedicato all’attività stessa del Parlamento? Zero. Quello che fanno le Camere – ha sottolineato – non viene pubblicato. Da poco sono rientrato e non sono entusiasta di ciò che ho trovato”.

Napolitano, accompagnato dalla moglie e compagna di sempre Clio, ha dunque approfittato della sua Napoli per lanciare un monito agli organi di informazione e alla politica stessa: “Oggi si pensa a condannare un intercettato, prima ancora che si arrivi alla conclusione delle indagini, o che ci sia un rinvio a giudizio. Mi dispiace dirlo, ma oltre a rivolgermi ad un anello fondamentale come quello dell’informazione, chiamo in causa la politica. Non voglio soffermarmi sul solito tema della decadenza della politica – ha poi concluso Napolitano – ma proprio la politica deve essere capace di rilanciare il Paese e soprattutto deve essere portatrice di valori sani”.

http://www.ilvelino.it – 09 Giugno 2015

Carceri, Per l’ex Presidente Napolitano ed il Ministro Orlando “sono criminogene”


Ministro Orlando (2)Il Presidente Emerito si affida a Mattarella: “avrà a cuore la questione penitenziaria”. Il ministro: “norme da rifare”. Non capita tutti i giorni di ascoltare un ministro della Giustizia che definisce “criminogene” le carceri.

Né di sentire un Presidente Emerito della Repubblica come Giorgio Napolitano pregare il suo successore Sergio Mattarella di “avere al centro della sua attenzione la questione penitenziaria”. Sono proprio queste però le espressione pronunciate ieri nel corso del seminario “Il carcere dei diritti, verso gli Stati Generali”, organizzato dal Garante per i detenuti della Campania, Adriana Tocco, insieme con la Fondazione Mezzogiorno Europa.

“Il tema del sovraffollamento non dico è stato completamente risolto ma sicuramente oggi siamo in condizioni migliori di un anno fa”, esordisce Orlando. Che spiega come l’attenuarsi dell’emergenza di tipo strettamente “numerico” sia proprio il presupposto utile per affacciarsi sulla nuova sfida, ossia “il tema del trattamento e dell’esecuzione della pena”, che poi è proprio l’oggetto centrale degli Stati generali, che si svolgeranno in vari “tavoli” fino al prossimo autunno.

Il guardasigilli ha ricordato che nei prossimi giorni sarà a Strasburgo per illustrare i “progressi compiuti” alla Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, l’organismo chiamato a verificare l’attuazione degli ammonimenti seguiti alla sentenza Torreggiani “Rappresenteremo cosa l’Italia ha fatto nel corso di quest’anno, pur nella consapevolezza che c’è ancora molto da fare”. I numeri d’altronde dicono che la forbice tra reclusi e posti disponibile nelle carceri si è molto assottigliata, con 53mila reclusi per una capienza di 49mila, ma non siamo ancora all’allineamento.

Ma appunto Orlando lascia nell’uditorio una certa impressione soprattutto quando dichiara apertamente che “oggi il carcere come è in Italia produce crimine e non riduce le potenzialità criminali nel Paese”. Un’affermazione pesantissima proprio perché fatta dal ministro della Giustizia, in linea d’altronde con le posizioni sempre più nette assunte dal numero uno di via Arenula su questo tema negli ultimi tempi. La valutazione si trasforma in atto d’accusa quando il guardasigilli dice che “chi ha utilizzato la paura ha davvero generato paura”.

Non si tratta però solo di propaganda. A parte le chiassate di partiti come la Lega, nel nostro Paese c’è un problema strutturale, dovuto a “norme cancerogene. Spendiamo tre miliardi di euro l’anno per l’esecuzione delle pene e abbiamo i tassi di recidiva più alti d’Europa”. Si cercherà di rimediare proprio con le proposte che verranno fuori dagli Stati generali dell’esecuzione penale, destinate a dare corpo alla legge delega sulla riforma dell’ordinamento penitenziario: “Dobbiamo riempirla di contenuti e porci la domanda su quale sia la chiave di volta per cambiare l’opinione comune”, dice ancora il ministro.

La commozione di Napolitano

Giorgio Napolitano cella NapoliNel corso del suo intervento, Giorgio Napolitano non riesce a nascondere la commozione. Parte “da lontano”: “È importante fare le leggi con audacia, ma oggi non ci troviamo di fronte solo ad un problema normativo, ma anche e soprattutto culturale. Noto un impoverimento sul piano dei valori della società italiana”, sono le parole del presidente emerito della Repubblica. Che ribadisce quindi l’urgenza della questione specifica alla base del convegno, la riforma penitenziaria: “Nel nostro Paese non sono state fatte le riforme necessarie. Penso che sia arrivato il momento di cambiare la legge del 1975.

Il presidente Mattarella, che degnamente esercita la funzione di Capo dello Stato, avrà sicuramente al centro della sua attenzione la questione penitenziaria”, è la previsione di Napolitano, che nel corso del proprio mandato a mostrato di aver così a cuore l’argomento da farne oggetto del suo unico messaggio alle Camere con il suo intervento nel 2013 dopo la condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, ed è qui che arriva la commozione.

“Ci sono stati dei miglioramenti, come ricorrere a pene alternative in certi casi. Molto ancora non è stato, penso agli gli stranieri che finiscono in carcere solo per aver violato la legge sull’immigrazione clandestina”.

Non manca un pur misurato atto d’accusa al sistema mediatico: “L’informazione adesso partecipa alla polemica sulle riforme, quelle in particolare che riguardano il Senato, si preoccupano del fatto che questa modifica potrebbe indebolire la democrazia parlamentare, ma quanto spazio hanno dedicato all’attività stessa del Parlamento? Zero. Quello che fanno le Camere”, fa notare il presidente emerito, “non viene pubblicato.

Da poco sono rientrato e non sono entusiasta di ciò che ho trovato”. Napolitano è accompagnato dalla moglie e compagna di sempre Clio, e approfitta dunque della sua Napoli per lanciare un monito agli organi di informazione e alla politica stessa: “Oggi si pensa a condannare un intercettato, prima ancora che si arrivi alla conclusione delle indagini, o che ci sia un rinvio a giudizio.

Mi dispiace dirlo, ma oltre a rivolgermi ad un anello fondamentale come quello dell’informazione, chiamo in causa la politica. Non voglio soffermarmi sul solito tema della decadenza della politica, ma proprio la politica deve essere capace di rilanciare il Paese e soprattutto deve essere portatrice di valori sani”. Parole che pesano, e che forse alla politica, a questo punto, non conviene più ignorare.

Errico Novi

Il Garantista, 10 giugno 2015

Presidente Mattarella, nel suo discorso si è dimenticato delle Carceri e della Giustizia


Mattarella - NapolitanoIl discorso del Presidente si segnala per una macroscopica omissione. Il tema della giustizia è, ormai, da anni al centro non solo del dibattito politico, ma anche delle attese dei cittadini. Argomenti quali quello delle carceri, dell’uso abnorme della carcerazione preventiva e delle intercettazioni telefoniche, della responsabilità civile dei Magistrati, della esposizione mediatica di alcuni Procuratori della Repubblica, non hanno avuto, nel messaggio presidenziale, alcun riscontro.

Il discorso alle Camere del nuovo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non ha brillato per originalità e neppure ha dato conto di un particolare rinnovato vigore nella volontà di affrontare in modo deciso i problemi del Paese. Esso non si è discostato in modo significativo dai messaggi dei Presidenti che lo hanno preceduto e, come sempre accade quando si è in presenza di ripetizioni, sorge immediata la preoccupazione che si sia solo rinnovato un rito. A questa prima impressione se ne deve aggiungere un’altra.

Il discorso del Presidente si segnala per una macroscopica omissione. Il tema della giustizia, nelle sue varie articolazioni, è, ormai, da anni al centro non solo del dibattito politico, ma anche delle attese dei cittadini. Esiste, nel Paese, un problema giustizia che ha avuto una centralità, che non è mai venuta meno durante tutta la seconda Repubblica.

Argomenti quali quello delle carceri, dell’uso abnorme della carcerazione preventiva e delle intercettazioni telefoniche, della responsabilità civile dei Magistrati, della esposizione mediatica di alcuni Procuratori della Repubblica, non hanno avuto, nel messaggio presidenziale, alcun riscontro. Anzi, se si considera il discorso del Presidente Mattarella con il metro dei discorsi tenuti da Napolitano e da Ciampi, l’unico vero elemento di discontinuità è costituito dalla mancata attenzione ai temi della giustizia.

In particolare, suscita sorpresa l’assenza di qualsiasi attenzione al tema delle carceri, ove si consideri la preoccupazione che vi è stata, nel discorso presidenziale, sulla necessità di prestare attenzione agli ultimi e a coloro che non hanno voce. Nelle carceri italiane, così come in quelle di tutto il mondo, finiscono soprattutto gli ultimi. E se vi è una categoria di cittadini che non ha voce, è proprio quella dei detenuti.

Si tratta di una evidenza tale da aver unito nel denunciare il problema carcerario soggetti diversi quali il Presidente Napolitano, i Radicali, Papa Giovanni Paolo II. Un Presidente che rivolge la sua attenzione agli ultimi, e che non si dà carico dei problemi delle carceri in Italia, finisce con il togliere autenticità e credibilità alla professione di attenzione per chi soffre e non ha nulla. Ma anche i pochi riferimenti alla giustizia, contenuti nel discorso presidenziale, destano preoccupazione. A parte un fugace accenno all’esigenza di una maggiore celerità nella conclusione delle procedure giudiziarie, il contenuto del messaggio presidenziale si è esaurito nella indicazione della esigenza di combattere la corruzione e la mafia.

Si tratta di fenomeni che richiedono una forte mobilitazione morale e culturale, che deve investire il modo stesso di concepire la cosa pubblica. Corruzione sono anche lo sperpero di denaro pubblico attraverso gli enti inutili e le società a partecipazione pubblica, l’inefficienza come stato permanente della pubblica amministrazione.

Combattere la corruzione significa anche rettificare l’attuale rapporto tra pubblico e cittadino, restituendo a quest’ultimo i diritti di cui dovrebbe essere titolare in uno Stato autenticamente democratico. Di tutto questo non c’è traccia significativa. Ed allora il riferimento alla lotta alla corruzione ed alla mafia rischia di essere un appiattimento su quelle posizioni giustizialiste, che vedono la soluzione di tutti i problemi nel distribuire più carcere a tutti.

Certamente, il discorso di insediamento di un Presidente della Repubblica non è un atto sufficiente a giudicarne la figura e l’operato. Si vedrà quale sarà l’atteggiamento concreto quando sarà chiamato a dipanare i nodi che vengono dai problemi sopra indicati. Tuttavia, il tenore del discorso non può non suscitare preoccupazione in ordine alla sensibilità del nuovo Presidente rispetto ai problemi della giustizia.

Astolfo Di Amato

Il Garantista, 4 febbraio 2015

Pannella (Radicali): Mattarella ? lo valuteremo su carceri e legalizzazione delle droghe


On. Marco PannellaIl leader dei Radicali sulla manovra del premier per portare il siciliano al Quirinale: “è stato molto abile, ma ha una visione a lungo termine?”.

Non si lascia ipnotizzare come il resto del mondo politico italiano dalle evoluzioni tattiche del premier, dopo le elezioni del Presidente della Repubblica. Dal suo osservatorio in via della Torre Argentina, sede del Partito Radicale, così vicino così lontano al Parlamento, Marco Pannella preferisce affrontare la vittoria di Sergio Mattarella da tutt’altra prospettiva.

Del resto l’84enne leader radicale, ha sempre preferito muovere le proprie guerriglie a partire da uno sguardo sulle dinamiche e sugli strumenti giuridici internazionali. Laico anche sulla figura del democristiano Mattarella, Marco Pannella conta soprattutto su un impegno concreto sui temi dei diritti dei carcerati e della giustizia.

Pannella. alla fine tutti o quasi d’accordo sul nome di Sergio Mattarella. Lei che ne pensa del nuovo presidente della Repubblica?

“C’è qualcuno che ritiene che è esattamente quello che ci voleva. Io dico che i nomi in campo più o meno si equivalevano”.

Non mi sembra molto entusiasta.

“Più che altro, aspetto di vedere come si muoverà su alcuni temi importanti per noi radicali. Di Mattarella posso dire che quando era ministro della Difesa ha abolito la naja e ha avviato il paese verso la professionalizzazione delle forze dell’ordine, che era una nostra battaglia da decenni”.

Un punto a suo favore. E invece per quanto riguarda il leit motiv di questi giorni, “moriremo democristiani”?

“Ma guarda, da questo punto di vista devo dire che i radicali hanno sempre avuto rapporti ottimi con il mondo cattolico, formali ma ottimi. Non solo con il papa attuale, che mi ha telefonato, ma anche, per restare alla Sicilia, la regione del presidente, con tanti esponenti del partito popolare, con lo stesso Sturzo. C’è anche un aneddoto che riguarda papa Wojtyla, quando il sindaco comunista Petroselli presentò la sua giunta al pontefice, erano i primi anni 80, e arrivato ad Angiolo Bandinelli, disse: “Questo è quello di Pannella” e lui rispose, tra la sorpresa di tutti: “Ah, lui ci vuole bene. Dio ce l’ha dato e nessuno ce lo tocchi”.

Mi sembra di capire che per il momento sospende il giudizio su Mattarella. A bocce ferme, invece, qual è il suo giudizio sull’operato di Napolitano al Colle?

“Sicuramente con l’ultimo atto, il suo discorso sulle carceri, il mio giudizio non può che essere sostanzialmente positivo. Dirò di più, quelle sue dichiarazioni noi le abbiamo assunte come manifesto operativo”.

Addirittura.

“Certo, un presidente della Repubblica, parla di obbligo di ripristinare una situazione di normalità per quanto riguarda la giustizia e le condizioni carcerarie per far rientrare l’Italia in una situazione di legalità a livello internazionale, è una bomba che prima o poi esploderà. E Se non si fosse dimesso, lo stesso Napolitano avrebbe dovuto fare qualcosa per dar seguito a queste parole, come ad esempio scrivere alla Corte internazionale di giustizia”.

Adesso c’è Mattarella al suo posto.

“E noi lo giudicheremo su come interverrà sulla giustizia, sulle carceri e anche quale sarà la sua posizione rispetto alla legalizzazione delle droghe”.

Adesso chiede troppo a un democristiano!

“Ma no, perché ormai il mondo va in quella direzione. Guarda anche gli Stati Uniti che stanno legalizzando. L’atmosfera è diversa da quando abbiamo iniziato la battaglia antiproibizionista in un clima totalmente sfavorevole”.

Resta il fatto che un presidente della Repubblica non è un capo del Governo.

“Infatti, noi chiediamo che svolga fino in fondo la sua funzione di garante e non di arbitro”.

Qual è la differenza?

“Che l’arbitro nella politica italiana si barcamena tra interessi diversi, invece il garante deve difendere l’applicazione delle leggi, soprattutto quelle internazionali. Ad esempio anche sul dissesto idrogeologico, abbiamo presentato diversi esposti a livello internazionale, e sono sicuro che ci verrà dato ragione. Ecco, il presidente della Repubblica deve essere garante, come ha fatto Giorgio Napolitano”.

I suoi detrattori dicono che ha fatto politica, altroché garante.

“Questo succede perché negli ultimi trent’anni i presidenti della Repubblica hanno seguito un altro tipo di comportamento. Io glielo dissi a Giorgio appena eletto, “se proteggerai i principi costituzionali fino in fondo, avrai tutti i costituzionalisti contro”.

Tornando a queste ultime elezioni per il Colle. Pensa che se non avesse annunciato di doversi curare per un tumore, Emma Bonino sarebbe stata tra i papabili, questa volta?

“Nonostante i radicali vengano scientificamente tagliati fuori dai media, Emma Bonino risulta sempre la più popolare nei sondaggi. Ma appunto, i partiti hanno paura di noi”.

L’esito finale del voto è stato un capolavoro politico di Renzi?

“Certo, è stato abilissimo. Ma il punto è un altro. Quanto questa sua abilità reggerà nel tempo? Quanto le sue posizioni, le sue intuizioni, sono radicate nel tempo? Questo è quello che conta. Noi radicali abbiamo le stesse posizioni da quarant’anni, e ad esempio sulla legalizzazione delle droghe, ci sono voluti parecchi anni, ma adesso il vento è favorevole in tutto il mondo. Ma Renzi è quello che non ha voluto firmare i nostri referendum perché diceva che toccava al Parlamento occuparsene. Mentre Berlusconi è venuto a firmarli tutti davanti alle telecamere”.

Il patto del Nazareno reggerà dopo lo schiaffo di Renzi su Mattarella?

“Ma che importa! Queste sono cose che cambiano di sei mesi in sei mesi. Quello che conta è se l’Italia risponderà all’appello di Napolitano, e alle richieste dell’Europa sulla giustizia. Per questo chiediamo a Mattarella di dare seguito alle parole di Giorgio”.

Qualcuno le risponderebbe che ci sono cose che vengono prima della giustizia, come ad esempio la crisi economica.

“Ma le due cose sono assolutamente legate. Chi viene a investire in Italia, quando qui un creditore per riavere i suoi soldi deve aspettare un processo che non inizia prima di tre o quattro anni?”.

A proposito d’Europa, la soluzione si chiama Tsipras?

“Noi radicali abbiamo lottato per anni contro l’aumento esponenziale del debito pubblico. La strada scelta è invece stata quella di tassare il mondo del commercio e le imprese. Con i risultati disastrosi che tutti vedono”.

Lorenzo Misuraca

Il Garantista, 3 febbraio 2015