Magi e Capano (Radicali) : “Garante Detenuti abbia ruolo in procedura applicazione Tso”


riccardo-magi-segretario-radicali-italianiSi è svolto oggi a Roma un incontro tra il Movimento Nazionale dei Radicali Italiani ed il Collegio del Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti composto da Mauro Palma, da Emilia Rossi e da Daniela De Robert. Al centro dell’incontro le prospettive di riforma della procedura di applicazione del trattamento sanitario obbligatorio, in direzione di un aumento della tutela dei pazienti e della previsione di un ruolo dello stesso Garante Nazionale, secondo le linee di intervento di cui Radicali Italiani è portatore.

“Ringraziamo il Presidente Palma e le dottoresse Rossi e De Robert”, dichiarano il segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi e il tesoriere Michele Capano. “Il Collegio, come da mandato normativo, estende il suo ruolo alla verifica non solo delle condizioni di internati e detenuti, ma anche dei migranti ristretti nei Cie e da rimpatriare, come delle migliaia di persone che, pazienti psichiatrici, sono sottoposti a misure di sicurezza o al Tso. L’efficacia di questa attività di monitoraggio risiede anche nella capacità di “fare rete” con i Garanti Regionali: occorre dunque che per un verso Liguria, Basilicata e Calabria – che mancano all’appello – si dotino finalmente della figura, per l’altro che tutte le Regioni intendano il ruolo come relativo non ai soli detenuti, ma alla generalità delle persone in condizioni di restrizione della libertà personale. Abbiamo proposto al Garante un’ “anagrafe” dei luoghi di restrizione, affinché anche l’arcipelago di strutture sanitarie e socio-sanitarie dove i pazienti psichiatrici si trovano in condizione di “libertà vigilata” siano noti, controllabili, visitabili”, concludono Magi e Capano.

Mazzamuto (Conams): La penso come Gherardo Colombo, in Italia c’è troppo carcere


nicola-mazzamuto-presidente-tds-di-messinaIntervista a Nicola Mazzamuto, coordinatore nazionale dei Magistrati di sorveglianza. Il Coordinamento nazionale dei Magistrati di sorveglianza chiude oggi a Roma la sua assemblea generale. Dopo aver ricordato le figure di Alessandro Margara e di Luigi Daga, veri cultori di un diritto penitenziario umano e costituzionalmente orientato, l’assemblea è stata anche l’occasione per un bilancio della Legge Gozzini a trenta anni della sua approvazione. Legge spesso vituperata, a cui si attribuisce la colpa di tutti i “buonismi” ed i “lassismi”, quando invece ha avuto il merito di aver reso umana la pena contribuendo alla realizzazione delle sue finalità costituzionali. In occasione dell’assemblea abbiamo intervistato Nicola Mazzamuto, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Messina e Coordinatore Nazionale dei Magistrati di Sorveglianza.

Presidente, a che punto siamo sui rimedi risarcitori per detenzione inumana e degradante?

La sentenza Torreggiani ingiungeva all’Italia la messa a punto di un efficace sistema di tutela preventiva e compensativa dei diritti dei detenuti. E accordava priorità al rimedio che impedisce o interrompe la lesione in corso. Occorre quindi dire che il rimedio risarcitorio, al di là del suo valore simbolico e del suo modesto effetto lenitivo in termini di riduzione di pena detentiva e/o di ristoro pecuniario, interviene comunque a lesione consumata. Nella pratica giurisprudenziale non ha trovato ampia e diffusa applicazione, sia in ragione delle difficoltà interpretative della nuova normativa, che solo di recente sembrano superate, sia in ragione della oggettiva complessità degli accertamenti istruttori, sia soprattutto in ragione delle condizioni di operatività degli Uffici di sorveglianza che soffrono ataviche carenze d’organico.

Che cosa si deve fare?

Se sotto il profilo della riforma legislativa sempre perfettibile e delle misure penitenziarie volte alla riduzione del sovraffollamento ed al miglioramento del regime penitenziario l’Italia ha superato l’esame di Strasburgo, anche se di recente il trend penitenziario è tornato a salire, l’obiettivo di un sistema giudiziario di tutele efficienti ed effettive è ancora tutto da realizzare. Non possono non salutarsi con favore i recenti indirizzi legislativi e ministeriali finalizzati al potenziamento ed alla stabilizzazione del personale magistraturale e amministrativo della Magistratura di sorveglianza.

Non è riduttivo concentrarsi solo sulla questione dei 3mq per detenuto, quando poi nelle celle si hanno i bagni alla turca?

In realtà il criterio “catastale” della metratura della cella, che pure ha il pregio di essere un parametro oggettivo e misurabile, non costituisce nella giurisprudenza nazionale ed europea un indice esclusivo ed esaustivo. Il giudizio sulle condizioni (dis) umane e (non) degradanti dovrebbe integrarsi con le valutazioni inerenti la salubrità e dignità degli ambienti e, più in generale, il complessivo regime trattamentale con particolare riguardo alla tutela della salute, e alle concrete opportunità rieducative e risocializzanti. È possibile che, pur in presenza di una cella con metri quadri superiori al limite minimo, si ravvisi la violazione dell’articolo 3 della Convenzione Edu a causa della deficienza degli altri parametri.

Si segnalano spesso “tensioni” fra il magistrato di sorveglianza e il garante dei detenuti. Quale è la sua esperienza?

Credo che tali rapporti andrebbero impostati fin dall’inizio in termini di mutua e leale collaborazione e di chiara distinzione dei rispettivi ambiti di competenza, visto che in mancanza di ciò è elevato il rischio di confusioni, sovrapposizioni di ruoli e funzioni, dispersioni di energie e prevedibili conflitti. Mi pare in tale ottica un buon criterio è quello che riconosce alla Magistratura di sorveglianza la garanzia giurisdizionale dei diritti e la cura dei casi concreti. Mentre al Garante riconosce la tutela “politica” di tali diritti e l’azione politico-culturale volta ad affrontare i nodi strutturali del sistema sanzionatorio e penitenziario ed al suo complessivo miglioramento, coinvolgendo istituzioni ed opinione pubblica.

Dagli Opg alle Rems. A che punto siamo?

L’esodo verso le Rems è stato lento, faticoso e progressivo e soltanto nei prossimi mesi si può sperare che si completi l’opera di dimissione. Nelle more si verificano situazioni di conflitto, a fronte dell’insufficienza delle Rems disponibili e del numero chiuso di quelle esistenti. Si è allora costretti a scegliere tra lasciare i ricoverati in Opg illegittimamente o in libertà in caso di misure di sicurezza provvisorie ineseguite, oppure derogare al numero chiuso e metterli nei Rems.

Non è anomalo il rapporto fra detenuti in custodia cautelare e detenuti definitivi?

La custodia cautelare in carcere, in un numero non infrequente di casi, non è ultima ma prima ratio. Viene utilizzata, al di là delle appropriate finalità endoprocessuali, come anticipazione di pena, anche quando sarebbe prevedibile, in fase esecutiva, la concessione di una misura alternativa. Indubbiamente tale rapporto si può configurare come una anomalia.

Non si ricorre troppo spesso al carcere in Italia?

Credo che un sistema sanzionatorio e penitenziario moderno, in linea con i principi costituzionali e con le direttive europee, debba realizzare l’idea della pena e della pena detentiva come extrema ratio. Concordo con i recenti scritti di Gherardo Colombo e del professor Giovanni Fiandaca: in Italia come in altri Paesi c’è troppo carcere e soprattutto troppo cattivo carcere, nonostante i recenti sforzi del legislatore e dell’amministrazione penitenziaria per migliorare la situazione detentiva.
Penso, inoltre, non solo in una prospettiva utopica ma riflettendo su concrete esperienze giurisprudenziali, che un tale sistema dovrebbe prevedere le pene non detentive e le misure alternative in una percentuale del 70/80% – purché ricche di contenuti rieducativi, riparativi e risocializzativi e soprattutto ben gestite con regimi prescrittivi individualizzati. Bisognerebbe riservare la costosa (in termini non solo economici) e segregante pena detentiva ai casi gravi che la meritano, puntando attraverso strategie sanzionatorie differenziate, a una lotta davvero efficace al crimine anche organizzato, alla recidiva ed alla diffusa impunità.

Giovanni M. Jacobazzi

Il Dubbio, 8 ottobre 2016

Carceri, Stefano Anastasia è il Garante dei Diritti dei Detenuti dell’Umbria


Stefano AnastasiaIl Presidente della Società della Ragione, Stefano Anastasia, è stato nominato ieri dall’Assemblea Legislativa Umbra nuovo Garante regionale delle persone private della libertà personale in sostituzione del prof. Carlo Fiorio.
Laureato in Scienze politiche nell’Università degli studi di Bari, ha conseguito il dottorato di ricerca in “Diritto europeo su baste storico-comparatistica” nell’Università di Roma Tre. I suoi interessi scientifici vertono principalmente sulla teoria e la storia dei diritti umani, sul rapporto tra potere e legittimità e sull’esecuzione penale e la privazione della libertà. È attualmente ricercatore di Filosofia e Sociologia del diritto presso l’Università di Perugia, Anastasia insegna Filosofia del diritto nell’ambito dei Corsi di laurea in Scienze dei servizi giuridici e per funzionario giudiziario e amministrativo attivati presso la Facoltà di Giurisprudenza.

Iscritto all’albo dei docenti dell’Istituto superiore di studi penitenziari (Issp) del Ministero della giustizia, è condirettore di Antigone. Quadrimestrale di critica del sistema penale e penitenziario e fa parte della direzione di Democrazia e diritto, della redazione di Studi sulla questione criminale, del Comitato scientifico internazionale della rivista Critica penal y poder (Barcellona, ES).
Esperto del Consiglio d’Europa a supporto del Comitato per la prevenzione della tortura e delle pene inumani o degradanti, è è Presidente de La Società della Ragione Onlus e Presidente onorario dell’associazione Antigone, per i diritti e le garanzie nel sistema penale, e componente del Comitato scientifico internazionale dell’Osservatorio sul sistema penale e i diritti umani istituito presso l’Università di Barcellona (Spagna). È stato presidente della Conferenza nazionale del volontariato della giustizia, organismo rappresentativo del volontariato penitenziario. Dal 2001 al 2006 è stato Direttore del Centro di studi e iniziative per la riforma dello Stato in Roma, di cui attualmente è responsabile delle attività editoriali.

Autore di articoli, saggi e interventi in materia di politica del diritto e della giustizia per giornali, riviste e volumi collettanei, ha pubblicato L’appello ai diritti. Diritti e ordinamenti nella modernità e dopo (Torino, 2008), Patrie galere. Viaggio nelle carceri italiane (con P. Gonnella, Roma 2005) e Il caso Venezia. Una estradizione a rischio capitale (Roma, 1996). Ha curato, con F. Corleone, Contro l’ergastolo. Il carcere a vita, la rieducazione, la dignità della persona (Roma, 2009), con P. Gonnella, Inchiesta sulle carceri italiane (Roma, 2002) e, con M. Palma, La bilancia e la misura. Giustizia, sicurezza, riforme (Milano, 2002). La sua ultima monografia è Metamorfosi penitenziarie. Carcere, pena e mutamento sociale (Ediesse 2012). Insieme a Luigi Manconi, Valentina Calderone e Federica Resta ha pubblicato nel 2015 per Chiarelettere il volume Abolire il carcere. Una ragionevole proposta per la sicurezza dei cittadini. A Stefano Anastasia, collaboratore fisso di sito e rubrica di Fuoriluogo vanno i complimenti della redazione di Fuoriluogo e dell’Associazione Forum Droghe.

http://www.fuoriluogo.it, 9 aprile 2016

Rapporto annuale del Blog Emilio Quintieri di WordPress.com : 65 mila visite nel 2015


I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un Rapporto annuale 2015 per il Blog “Emilio Quintieri”.

Ecco un estratto:

Il Madison Square Garden può accogliere 20 000 spettatori per un concerto. Questo blog è stato visto circa 65.000 volte nel 2015. Se fosse un concerto al Madison Square Garden, ci vorrebbero circa 3 rappresentazioni esaurite perché lo vedessero altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Veneto: manca la Rems, 14 detenuti psichiatrici restano nell’ex Opg di Reggio Emilia


OPG Reggio Emilia - DAPSu reclamo dei detenuti veneti, infatti, il magistrato ha deciso che non potendo essere trasferiti alle Rems dovesse essere comunque tolta la vigilanza delle guardie carcerarie. Ma per il Garante delle persone private della libertà personale dell’Emilia-Romagna “si tratta di un carcere e servono misure di sicurezza che non possono essere affidate al personale sanitario, già peraltro insufficiente”.

I ritardi delle Regioni nell’applicazione della normativa sulla chiusura degli ex Opg e l’attivazione delle Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (Rems) rischiano di creare gravi problemi in Emilia Romagna. Infatti, mentre questa Regione ha ottemperato agli obblighi di legge trasferendo, entro il 31 marzo 2015, nelle due Rems già istituite (una a Casale di Mezzani, nel parmense, e l’altra a Bologna) tutti gli internati residenti nel territorio emiliano-romagnolo che non potevano essere dimessi dall’ex Opg di Reggio Emilia, lo stesso non è potuto accadere con i 20 internati ospitati dall’Opg di Reggio Emilia ma provenienti da altre Regioni (14 dal Veneto, 5 dalla Lombardia e 1 dalla Toscana). Nelle due Rems emiliane, infatti, non c’è più posto, e in Veneto le Rems non esistono ancora.

Di fatto, quindi, l’Opg di Reggio, che doveva chiudere i battenti lo scorso 31 marzo, non è stato ancora chiuso. Ma rischia di restare senza servizio di sorveglianza della Polizia Penitenziaria. Il magistrato di Reggio Emilia, accogliendo il reclamo degli internati veneti, ha infatti disposto l’allontanamento del personale di Polizia Penitenziaria dall’Opg di Reggio in esecuzione della nuova normativa che prevede che la gestione delle misure di sicurezza psichiatriche detentive debba essere “a carattere esclusivamente sanitario”.

Una decisione che ha allarmato il Garante delle persone private della libertà personale dell’Emilia-Romagna, Desi Bruno, secondo la quale “non è pensabile che negli attuali spazi possa declinarsi una gestione esclusivamente sanitaria degli internati perché la struttura non è autonoma dal resto dell’istituto in cui l’amministrazione penitenziaria sovrintende a tutta una serie di attività, dai colloqui alla cucina, dal controllo esterno agli ingressi, che non possono essere svolte dal personale sanitario che, peraltro, è del tutto insufficiente in termini numerici”. Il tutto mentre nella struttura risultano essere presenti anche 19 condannati con infermità psichica sopravvenuta durante l’esecuzione della pena e 27 minorati psichici.

A fornire al nostro giornale i dettagli della vicenda è proprio il Garante Desi Bruno, che lo scorso 26 novembre ha visitato gli spazi detentivi del settore dell’istituto psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia raccogliendo l’allarme del personale. L’attuale situazione, spiega infatti il Garante, “rischia di mettere a dura prova l’attuale organizzazione del lavoro negli spazi detentivi dell’ospedale psichiatrico giudiziario. Stiamo parlando di un carcere, non possiamo pensare che a gestirlo sia solo il personale sanitario”. Per Bruno, la decisione del magistrato mira, di fatto, a trasformare l’Opg in una Rems. “Ma la Rems è una struttura sanitaria che risponde a particolari requisiti e standard. Non basta togliere la Polizia Penitenziaria a un Opg per realizzare una Rems”.

Se le Rems non sono pronte, trovare una soluzione non sarà però semplice. Come detto, la normativa vigente prevede infatti che dal 31 marzo 2015 l’internamento debba essere eseguito esclusivamente nelle strutture sanitarie denominate Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, le Rems. Per il magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia, dunque, nell’Opg di Reggio “l’attuale internamento sta avvenendo in violazione di legge, con un pregiudizio grave e attuale dei diritti degli internati che hanno il pieno diritto all’esecuzione delle misure di sicurezza operata esclusivamente mediante il ricovero nelle Rems”. Tuttavia, non spetta all’Emilia Romagna garantire questo diritto agli internati provenienti da altre Regioni. L’Accordo Stato-Regioni-Provincie Autonome del 26/2/2015 attuativo della legge di soppressione degli Ospedali psichiatrici prevede infatti che “le Regioni e le Provincie Autonomie devono garantire l’accoglienza nella proprie Rems di persone sottoposte a misura di sicurezza detentiva residenti nel proprio ambito territoriale”. Di conseguenza, non può essere contestato al Dipartimento l’utilizzo del criterio primario della “regionalizzazione” nella scelta degli internati da traferire né può essere accusato di pregiudizi nei confronti degli internati rimasti di Reggio Emilia.

Il magistrato di sorveglianza ha dunque ordinato al presidente della Giunta regionale veneta di “porre rimedio al pregiudizio degli internati adottando i necessari provvedimenti nel termine di 15 giorni”, ma nel frattempo ha ordinato anche all’amministrazione penitenziaria “di esonerare il personale della Polizia penitenziaria dal servizio nel settore dell’ospedale psichiatrico giudiziario”, sempre nel termine di 15 giorni. Il problema è che, in sede di udienza, la Regione Veneto ha fatto sapere che, pur essendo in fase di attuazione una Rems a Nogara che potrà ospitare 40 pazienti, questa non potrà essere pronta però prima dell’ottobre del 2016. E così, nell’attesa dell’attivazione della Rems veneta, l’Opg di Reggio rischia di dover trattenere gli internati di altre Regioni restando, tuttavia, sfornita di personale di Polizia Penitenziaria.

Nelle prossime settimane saranno decisi anche altri reclami giurisdizionali presentati contro l’illegittimo internamento dagli altri internati residenti in Regione che non hanno ancora attuato le Rems. Intanto Bruno sollecita la magistratura ha riconsiderare il provvedimento, magari prorogandone i tempi, “che comunque devono essere stretti. La Regione Veneto – spiega il Garante – ha comunicato che è in fase di attuazione una Rems a Nogara che potrà ospitare 40 pazienti, pronta però non prima dell’ottobre del 2016. Parliamo di un anno, un periodo troppo lungo, che va assolutamente ridotto. Aspettiamo di vedere come risponderà alla diffida che gli è stata recapitata”. Dal Garante, infine, un appello al Governo affinché venga imposta una scadenza in tempi brevi per la realizzazione delle Rems, anche attraverso il commissariamento delle Regioni. “È stato ventilato tante volte, forse è arrivato il momento che venga messo in atto”.

ilfarmacistaonline.it, 4 dicembre 2015

Abruzzo, Legnini (Csm) : “Bernardini sarebbe ottimo Garante dei Detenuti”. Favorevole anche il Ministro Orlando


Rita Bernardini“Nel pieno rispetto delle prerogative della libertà di scelta, che spetta al Consiglio regionale dell’Abruzzo,che lo ricordo è la mia regione e alla quale voglio molto bene, penso che la candidatura di Rita Bernardini sia una bella candidatura e mi auguro che ciascuno dei consiglieri rifletta sulla necessità di affidare a una persona capace, competente e appassionata su questi importanti temi, perché si possa fare in modo che quella  aspirazione venga soddisfatta. Sarebbe un bel segnale per la condizione carceraria in Italia  e anche per l’Abruzzo”. Lo ha detto il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, intervistato a Bari da Radio Radicale, a margine dei lavori del congresso dell’Anm, sulla candidatura di Rita Bernardini, segretaria di Radicali Italiani, alla carica di garante dei detenuti della Regione Abruzzo.

Legnini si è poi soffermato sullo sciopero della fame che la tessa Bernardini ha avviato dalla mezzanotte scorsa per la drammatica situazione degli organici nei tribunali di sorveglianza e degli uffici per la esecuzione esterna della pena. “Condivido le preoccupazioni, le forti sollecitazioni di Radicali Italiani – ha detto Legnini- all’indirizzo di un necessario rafforzamento dei ruoli della magistratura di Sorveglianza e per consentire per tale via un più effettivo esercizio dei diritti dei detenuti italiani e una maggiore attenzione per le condizioni del sistema carcerario italiano, che pure in questi anni e in questi mesi ha registrato un netto miglioramento, per esempio con un drastico abbassamento del sovraffollamento. Mi auguro che le risposte possano arrivare subito, so che il ministro della Giustizia si sente molto impegnato a conseguire questo obiettivo, ugualmente lo è il Csm, e mi auguro che Rita Bernardini voglia desistere dallo sciopero della fame”.

“Quella di Rita Bernardini e’ un’ottima candidatura”. Risponde così il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, interpellato da Radio Radicale sulla candidatura di Rita Bernardini a garante dei detenuti Abruzzo, a margine del congresso dell’Anm a Bari. “Non so quali siano le altre – aggiunge Orlando- e quindi mi rimane difficile fare una valutazione di merito”.

Carcere di Parma, è cambiata la modalità dei colloqui con i famigliari: la gioia dei detenuti As1


carcere_latina-2Nel carcere di Parma da qualche giorno la vita è meno dura. La direzione del penitenziario ha accettato di dare più spazio ai famigliari dei detenuti, concedendo 4 ore in famiglia all’interno delle mura di via Burla. Una novità frutto del dialogo intrapreso fra differenti attori presenti a Parma, avviato per migliorare le condizioni di vita dei coscritti.

La Direzione del carcere ha recentemente autorizzato una differente modalità di svolgimento dei colloqui tra i detenuti appartenenti al circuito AS1, dedicando una giornata alla affettività ed incontro con le famiglie. Il colloquio, della durata di 4 ore, si è svolto in una grande sala nella quale ciascun detenuto ha avuto modo di avere vicino i propri familiari e consumare con loro il pranzo, grazie all’impegno dell’associazione di volontariato “Per ricominciare”

“Tra i molteplici benefici che un approccio di questo genere ha nella cura degli affetti familiari – racconta Roberto Cavalieri, garante dei detenuti a Parma – riporto la testimonianza della figlia di un detenuto, di 23 anni e studentessa universitaria di farmacia, la quale, attraverso il garante dei detenuti, ha voluto ringraziare la direzione e gli operatori del carcere in quanto la “Giornata in famiglia” gli ha permesso di pranzare per la prima volta nella sua vita con suo padre condannato all’ergastolo”.

I detenuti della Sezione AS1 hanno scritto una lettera per ringraziare pubblicamente l’Amministrazione Penitenziaria di Parma e l’impegno di chi ha reso possibile l’iniziativa:

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Carcere_lettera_detenuti_con_firmeQualche tempo fa alcuni di noi, discutendo con le Educatrici di questo carcere avanzarono richiesta per trascorrere una “Giornata in famiglia”; una giornata al di fuori dei consueti canoni del colloquio.

Nel corso dei mesi ci siamo resi conto che la Direzione stava davvero operando affinché l’evento si realizzasse.

Il progetto di una giornata dedicata all’incontro tra papà, nonni, zii con i loro figli e nipoti è l’evento che abbiamo coltivato con grande entusiasmo e nel quale ci siamo proiettati con sguardo curioso ed emozionato, osservandone lo sviluppo attraverso le parole, le attività e l’impegno di queste meravigliose Educatrici, le quali sostenute dal Direttore, dr. Carlo Berdini, dalla Vice Direttrice, dr.ssa Lucia Monastero, dal Comandate e dalla Polizia Penitenziaria stessa, dall’Associazione “Per ricominciare”, hanno portato a compimento un progetto a noi particolarmente caro.

Forse basterebbe la parola entusiasmo per dirvi ciò che proviamo, poiché è proprio quello il sentimento con il quale noi, detenuti condannati a lunghe pene e in prigione da più di vent’anni, ci siamo avvicinati a questo appuntamento e l’incoraggiamento che abbiamo ricevuto dal Direttore nel sapere possibile questo tipo di incontro è divenuto atto di allegra passione, trasmesso e poi vissuto con i nostri familiari, anche per coloro tra noi le cui figlie o figli hanno ormai superato l’età dell’infanzia (in ogni caso parliamo di chi per noi rappresenta il futuro e porta con sé il futuro, poiché ogni incontro è stupore, è diritto alla affettività, è forte sentire del senso di appartenenza).

Abbiamo gioito, giocato, dato corpo alla fantasia e osservato che la sensazione palpabile di oppressione che il carcere innegabilmente porta con sè, per qualche ora era sparita e quei frenetici e semplici gesti infantili hanno riconquistato il diritto al rumore, hanno lasciato il segno, hanno parlato con il nostro tenace desiderio di costruire il ritorno.

Siamo consapevoli che la nostra vita, per quanto realizzato, non è cambiata, tuttavia grazie alla solidarietà offerta dall’Associazione “Per ricominciare”, dalla sua Presidente, dr.ssa Emilia Zaccomer, e da tutte quelle splendide persone li presenti si è arieggiata una sala, si è dato valore alla solidarietà e all’ospitalità. Vorremmo dirvi, cordiali e affettuosi amici de l’Associazione “Per ricominciare” che il vostro impegno in favore della serenità dei bimbi molto centra con quanto avvenuto nella giornata del 24 agosto non solo perché avete sempre lavorato in favore dei minori, non solo perché avete fatto giocare i nostri rampolli. Voi ci avete parlato di solidarietà, ci avete offerto il vostro cibo, ci avete permesso di realizzare un incontro tra culture diverse, tra religioni diverse, il tutto all’interno di uno spazio che ha parlato di vite, di famiglie, di incontri, di rispetto reciproco. Voi ci avete donato il sorriso dei nostri cari e noi speriamo abbiate vissuto un’esperienza altrettanto rilevante, delicata e sincera, umile e generosa e siamo sicuri che i vostri familiari e le persone con le quali vi relazionate vi leggeranno con orgoglio ed emozione, questo è certo, perché con a vostra solidarietà avete reso felici tanti cuori; cuori imprigionati e segnati dalla lontananza e dal dolore.

Noi confidiamo vivamente che un simile momento non resti episodico e possa ripetersi, possa migliorarsi, perché esperienze del genere possono rappresentare per la società civile fonte di riflessione propositiva, giacché la speranza e la voglia di partecipazione sono risorse che non vanno smarrite o derise dall’indifferenza.

Il nostro messaggio vuole trasmettere un grazie a tutti coloro che hanno permesso si realizzasse l’evento e tra loro inseriamo il Garante comunale dei detenuti, dr. Roberto Cavalieri, per il contributo che sappiamo generoso e costante. Come costante è stata per noi la sua presenza in questi anni.

Esprimiamo con sincera lealtà la nostra gioia e il nostro ringraziamento verso un atto che è si previsto dalla legge, ma è pur sempre un atto coraggioso che valorizza un percorso lineare di chi è disponibile al confronto, allo sviluppo del trattamento e alla tutela di un insieme di soggettività tra loro unite: “i nostri familiari”.

Un grande abbraccio.

Carcere di Parma, Sezione AS1, 24 Agosto 2015

ANTONIO DI GIRGENTI – GIOVANNI MAFRICA – DOMENICO MORELLI – CORRADO FAVARA – ROBERTO REITANO – GIUSEPPE PISCOPO – CIRO PUCCINELLI – GIOVANNI AVARELLO – GIANFRANCO RUA’ – DOMENICO FERRAIOLI – GIUSEPPE BARRANCA – VITO MAZZARA – ENZO DI BONA – DOMENICO TESTA – GIOACCHINO NUNNARI – FIORE BEVILAQUA – VINCENZO NICASTRO – CIRO STOLDER – PIETRO VERNENGO – GAETANO BOCCHETTI – ANDREA GANCITANO – ANTONIO SORRENTO – LUIGI CAPOZZA – ANTONIO ROMEO – SALVATORE BENIGNO – GIOVANNI DONATIELLO – AURELIO CAVALLO

Comunicato Garante Comunale Detenuti di Parma e lettera Detenuti AS1