Poggioreale nel caos, il Ministero revoca l’incarico al Direttore del Carcere


Casa Circondariale Napoli«Indulto indulto». Gridano da dietro le sbarre i detenuti dell’inferno Poggioreale nella mattinata in cui è in forse il direttore del carcere sovraffollato per eccellenza del sud d’Italia. Bufera sul penitenziario napoletano: a Teresa Abate l’amministrazione penitenziaria ha notificato un provvedimento nel quale si chiede di indicare una nuova sede per un incarico diverso. A Radio Radicale che le chiedeva conto dei pestaggi denunciati dai detenuti, così replicava la direttrice: «A me non risulta. Il carcere non è più quello di una volta: è trasparente». Il Dap di Roma ha disposto un cambio della guardia, il cui iter è cominciato ieri, quando il provveditore regionale alle amministrazioni penitenziarie, Tommaso Contestabile, ha consegnato alla direttrice Abate i documenti sull’avvio di un provvedimento di revoca: «Una richiesta di rappresentare se può essere adibita ad altro tipo di incarico e a quale  spiega il provveditore  Lo prescrive la legge 241 sulla trasparenza qualora si immagini un cambio di direzione». Il contratto triennale della dirigente sarebbe scaduto nel 2015, entro 15 giorni è prevista la replica. 

Un cambio di marcia chiesto da Roma per uno dei penitenziari con la maggiore criticità in Italia, accolto all’ora della refezione di Poggioreale con una rivolta “sonora”, in gergo carcerario “battitura”: posate che percuotono pentole, metallo di oggetti quotidiani contro metallo delle finestre occluse dai letti a castello dove manca l’aria. Restano i cinque vicedirettori, mentre anche il comandante delle guardie, Salvatore D’Avanzo, se ne andrà a fine anno per raggiunti limiti d’età. Non ci saranno altre mobilità in Italia, fatta eccezione per un altro pensionato, il direttore del carcere di Fuorni nel salernitano. 

Per la successione a Poggioreale si fa il nome di Antonio Fullone, l’attuale dirigente (dal 2011) della casa circondariale di Lecce, che ha dovuto vedersela con una situazione simile a quella di Napoli: 1230 detenuti quando il carcere pugliese poteva ospitarne fino a 650. Nessun nesso diretto tra la revoca alla direttrice Abate e le criticità cresciute negli anni, facendo di Poggioreale un carcere con la piaga del sovraffollamento e di un turnover continuo.

Ministero Giustizia DAPAnche se l’amministrazione si sta muovendo per ridurre le presenze: da 2.750 di qualche mese fa, ora i detenuti sono 2.100 e entro la fine di maggio, quando la Corte di Strasburgo potrebbe sanzionare l’Italia per la situazione carceri, dovranno scendere sotto i duemila. Il problema, il ministro della Giustizia Andrea Orlando l’ha trovato sulla scrivania e anche questo deve aver consigliato un cambio di rotta. Insieme con la minaccia dei giudici della Cedu di multe miliardarie,

Orlando ha dovuto subire gli strali della commissione Libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento europeo, venuta in visita il 28 marzo. La missione, guidata dal socialista spagnolo Juan Fernando Lopes Aguilar, ha ascoltato il sindaco de Magistris, la Garante dei detenuti Adriana Tocco, il cappellano del carcere don Franco Esposito, il responsabile della sanità penitenziaria Amendola e il sindacalista Emilio Fattorello del Sappe Campania. Severi i giudizi della commissione, che ha definito “medioevale” la situazione di Poggioreale.

«Non sarebbe giusto  osserva il senatore del Pd Vincenzo Cuomo  far ricadere sul corpo della polizia e sul personale dell’amministrazione i deficit strutturali che hanno determinato le condizioni registrate dalla commissione europea attesa l’inefficacia nell’adozione di misure strutturali da parte del ministero della Giustizia da 15 anni. Non saranno certo amnistie e indulto legiferate ad intermittenza a risolvere i problemi».

Stella Cervasio, 30 Aprile 2014

La Repubblica – Napoli 

Napoli: le celle di Poggioreale teatro di episodi di maltrattamento, malasanità, abbandono


Radicali Carcere Poggioreale NapoliDuemila e cento detenuti a oggi, a fronte di una capienza di 1.500. Presenza media 2.800, punta massima raggiunta nel settembre 2013 con 2.900 detenuti. Praticamente quasi il doppio del previsto. Tanto da diventare dodici in una cella per sei. Di questi almeno mille “definitivi”, che dunque non dovrebbero essere in quel carcere.

Poggioreale inferno a Napoli, ma anche frequente passerella di massime autorità che spesso sollevano il problema sovraffollamento nelle celle. E ancora: teatro di episodi di maltrattamento, malasanità, abbandono. Un carcere dove vengono gestiti in media ben 115mila colloqui tra detenuti e familiari all’anno. È una città.

Ma una città senza servizi per i suoi pur costretti cittadini. Basta un dato dell’osservatorio Antigone: su dodici padiglioni solo tre hanno le docce in cella, un quarto le ha solo per metà. Basta questo, per avvertire il disagio di chi ci vive. C’è una sola cucina in tutto il carcere. Di contro, il super lavoro della polizia penitenziaria. 730 agenti in servizio a fronte di una pianta organica che ne prevede 946.

Cifre che supportano l’allarme “sovraffollamento”, causato in buona parte dai tanti casi di custodia cautelare preventiva, di fatto pene scontate prima della condanna che magari non arriverà. Tema ricorrente, sollevato periodicamente dalle proteste dei detenuti che si affidano al fracasso delle “battiture”, le stoviglie battute contro le sbarre. Perché costretti a convivere fino a dodici in una cella. È il carcere più affollato d’Italia, richiama più volte la preoccupata attenzione del presidente della Repubblica. Napolitano viene più di una volta a Napoli. “Non è giustizia – dirà ai detenuti durante la visita del 2013 – essere costretti a scontare la pena nel modo in cui molti di voi sono costretti a scontarla”.

Invia un messaggio alle Camere, chiede l’indulto. Nulla succede. Fino alla condanna nero su bianco del Consiglio d’Europa, che arriva a un mese di distanza della visita dell’europarlamentare Juan Fernando Lopez Aguilar, capo delegazione della Commissione Libertà civili, Giustizia e Affari istituzionali del Parlamento Europeo. “Solo la Serbia è peggio dell’Italia per sovraffollamento delle carceri in Europa”, si legge ora nel rapporto europeo.

Certo su quel giudizio devono aver influito molto le cifre di Poggioreale, se questo è il carcere più affollato d’Italia. I suoi numeri hanno alzato la media italiana. Poggioreale che è fonte di polemiche anche su altri fronti. Ad esempio le inchieste della magistratura in seguito a denunce di ex detenuti (settanta in un primo fascicolo, cinquanta in un secondo). È il caso della “Cella zero”. È una fantomatica cella dove verrebbero portati i detenuti per essere pestati a sangue da una “squadretta” di agenti penitenziari.

penitenziaria poggiorealeViene aperta un inchiesta in Procura, mentre il sindacato Uil-Pa Penitenziari spiega che invece si tratta di una cosiddetta “cella liscia”, dove vengono isolati detenuti a rischio suicidio. Inchiesta ancora in corso, nulla è stato fino a questo momento provato, c’è una indagine del Dipartimento amministrazione penitenziaria ma l’attenzione, nel solo 2014, torna di nuovo ad accendersi su Poggioreale per due nuovi gravi episodi. 8 novembre 2013: muore il detenuto trentaduenne Federico Perna.

Era malato di tumore, in gravi condizioni, in attesa di trapianto di fegato. È sua madre a lanciare l’allarme, non le hanno detto neanche dove è morto il figlio, è stata informata dell’accaduto con una lettera del compagno di cella di suo figlio. I sospetti che Perna abbia subito una aggressione spingono l’allora ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri a disporre una ispezione nel carcere di Poggioreale. L’autopsia, in seguito, escluderà pestaggi.

Ma è una storia amara di abbandono. La madre di Perna riceverà anche le condoglianze del giurista Stefano Rodotà durante la sua visita nel carcere. Gennaio 2014: il detenuto Vincenzo Di Sarno, trentacinquenne condannato a sedici anni per omicidio, malato di tumore, chiede a Napolitano di concedergli l’eutanasia. Sua madre preme per la grazia. Il presidente della Repubblica lo conosce, lo ha incontrato durante la sua visita a Poggioreale.

Ma il magistrato di sorveglianza rigetta la richiesta di differimento della pena presentata dai difensori di Vincenzo Di Sarno, il detenuto viene infine trasferito al Cardarelli. Due episodi a fronte di inquietanti statistiche, ad esempio delle morti per varie cause in carcere. Nel 2013 a Poggioreale ci sono stati nove decessi.

di Irene De Arcangelis

La Repubblica, 30 aprile 2014

Carceri: peggio dell’Italia solo la Serbia… ma per il Dap “lo spazio vitale è assicurato”


Ministero Giustizia DAPMentre il Consiglio d’Europa diffonde (come sempre un anno e mezzo dopo) i dati delle carceri in Europa relative all’anno 2012 che confermano la situazione italiana come tra le peggiori del continente – seconda per sovraffollamento solo alla Serbia e per suicidi solo alla Francia, ma prima, in quella triste classifica, per numero di reclusi stranieri e, nell’Europa a 28, di detenuti in attesa di giudizio – il Dap precisa al manifesto che “non c’è alcuna guerra di cifre sui detenuti”, come scritto su queste colonne ieri.

“Contrariamente a quanto sostiene anche il sindacato di polizia penitenziaria Sappe – spiega Luigi Pagano, vice capo del Dap, il dipartimento di amministrazione penitenziaria – oggi il problema del sovraffollamento che ci è costato la condanna della Corte europea dei diritti umani è superato. Nel senso che siamo certamente sopra quel limite minimo vitale dei tre metri quadri a testa che corrisponde al trattamento inumano e degradante.

Anche se non abbiamo ancora raggiunto lo standard che le nostre leggi ci impongono di sei metri quadri a testa e il regime di “cella di pernotto”. Il problema però ora è arrivare a una riforma di tutto l’ordinamento penitenziario e dell’esecuzione penale, in modo da incidere sulla qualità della vita in carcere e sull’efficacia della pena detentiva”.

Anche il capo del Dap, Giovanni Tamburino, ieri è tornato a ripetere che rispetto alla situazione del 2012, un anno prima della condanna di Strasburgo, quando nelle carceri italiane c’erano 145 carcerati per ogni 100 posti, con 66.271 detenuti a fronte di 45.568 letti disponibili secondo il rapporto del Consiglio d’Europa, oggi “la presenza dei detenuti in carcere è quantificabile in 59.700, ai quali – precisa Tamburino – vanno tolti 800 mila che sono in semilibertà e quindi si trovano in sezioni esterne al carcere”.

E i posti disponibili? “Su circa 48 mila regolamentari – precisa Luigi Pagano – sono realmente disponibili 44 mila perché alcune strutture sono da ristrutturare”. Dunque sembrerebbe che secondo il Dap la situazione sia completamente cambiata rispetto all’ottobre scorso, quando la precedente Guardasigilli Anna Maria Cancellieri aveva riconosciuto come buona la cifra diffusa da Antigone di 37 mila posti realmente disponibili.

D’altra parte la Circolare che vieta ai direttori degli istituti di fornire dati all’associazione Antigone non è stata ancora ritirata. “In questo momento di grande difficoltà a inquadrare tutti i problemi e fare dei calcoli precisi – spiega Pagano che è il firmatario di quella circolare – gli unici che possono dare dati attendibili siamo solo noi del Dipartimento centrale. Non è per mancanza di fiducia nell’associazione, ma è per coerenza e per dare un minimo di trasparenza al sistema”.

Fortunatamente la trasparenza, sia pure in ritardo, ce la garantisce il Consiglio d’Europa che nel report 2012 diffuso ieri colloca l’Italia al secondo posto per sovraffollamento dopo la Serbia che ha quasi 160 detenuti per ogni 100 posti. Allora – e non è cambiato praticamente nulla – il 36% della popolazione carceraria era straniera e il 45% in attesa di giudizio.

Ma a fine marzo la Commissione europea di Giustizia ha inviato nel nostro Paese una delegazione di quattro osservatori capeggiata da un giurista socialista spagnolo per fare il punto della situazione a due mesi dalla scadenza imposta dalla sentenza Torreggiani. E nel rapporto, che non assolve affatto le carceri italiane, il peggiore è Poggioreale dove “le condizioni igieniche precarie fanno proliferare le malattie, i tossicodipendenti non ricevono cure adeguate e i prigionieri (anche quelli afflitti da problemi psichici) vengono scaraventati nelle celle di sicurezza. I suicidi e gli atti di autolesionismo sono all’ordine del giorno”.

Non solo nel carcere napoletano, si potrebbe aggiungere: ieri, per esempio, a Padova si è suicidato un poliziotto di 49 anni, padre di tre figli: “Cento casi dal 2000 ad oggi sono una enormità”, commenta il Sappe dandone notizia. E se nel 2011 solo in Francia si tolse la vita un numero superiore di detenuti che in Italia (100 francesi e 63 italiani), nei primi quattro mesi del 2014 sono già 13, secondo le stime di Ristretti Orizzonti. E 45 sono le morti dietro le sbarre. Molte delle quali ancora senza un perché.

Italia seconda solo a Serbia per sovraffollamento

L’Italia è seconda solo alla Serbia per sovraffollamento nelle carceri. Lo afferma un rapporto del Consiglio d’Europa relativo al 2012 e reso pubblico oggi, nel quale si legge che i Paesi dove la situazione rimane più grave sono Serbia, Italia, Cipro, Ungheria e Belgio. Presentando le Statistiche penali annuali il Consiglio d’Europa afferma che il sovraffollamento dei penitenziari è un problema che persiste nei Paesi europei, e raccomanda ai governi di fare un uso più ampio di misure alternative alla detenzione.

Nel rapporto si legge che i Paesi europei non hanno ridotto significativamente il sovraffollamento nelle carceri, nonostante l’aumento dei casi monitorati dalle agenzie per la libertà vigilata. Secondo le Statistiche penali annuali dal 2011 al 2012 il numero di detenuti nelle prigioni europee è diminuito da 99,5 a 98 ogni 100 posti disponibili. Nonostante la riduzione di quasi 90mila individui nella popolazione delle carceri (un 5% di riduzione dai 1.825.000 del 2011 e dal 1.737.000 del 2012), il sovraffollamento rimane un problema grave per 21 amministrazioni penitenziarie in Europa. Secondo le statistiche del Consiglio d’Europa gli enti giudiziari emettono spesso sentenze di custodia molto brevi, il che comporta che circa il 20% dei detenuti sconta pene di meno di un anno. Anche se si registra un significativo aumento delle persone sotto la supervisione di servizi di custodia e di libertà vigilata (fino al 13,6% dal 2011 al 2012, e del 29,6% rispetto al 2010), molti Paesi non stanno introducendo abbastanza alternative alla detenzione, e la usano raramente per sostituire la detenzione prima dei processi: solo il 7% degli imputati in attesa di processo è stato messo sotto la supervisione dei servizi di libertà vigilata.

Il comitato dei ministri del Consiglio d’Europa e altri enti come il Comitato per la prevenzione delle torture hanno raccomandato agli Stati membri di affrontare il problema del sovraffollamento con forza, e di aumentare le possibilità di reintegrazione dei rei. Ricordando che la privazione della libertà dovrebbe essere una sanzione di ultima istanza, hanno chiesto ai governi di fare il più ampio uso possibile di alternative alle sanzioni di custodia.

Quasi 124 euro al giorno per detenuto nel 2011

Dai dati diffusi dal Consiglio d’Europa e che si basano sulle informazioni fornite dall’amministrazione penitenziaria italiana, il nostro Paese ha speso in media 123,75 euro al giorno per ogni detenuto nel 2011, quasi 7 euro in più rispetto all’anno precedente (116,68 euro). Dallo stesso rapporto emerge anche che tra il 2011 e il 2012 è aumentato il numero di guardie carcerarie, mentre al contempo scendeva il numero di detenuti.

Le guardie carcerarie sono passate tra il 2011 al 2012 da 35.458 unità a 36.794, mentre i detenuti sono scesi da 67.104 a 66.271. L’Italia resta quindi uno dei grandi paesi europei dove si spende di più per i detenuti e c’è un migliore rapporto tra il loro numero e quello di guardie carcerarie. In Francia nel 2011 sono stati spesi in media 96 euro per detenuto e nel 2012 c’erano 25.082 guardie carcerarie per un totale di 66.704 detenuti. In Germania nello stesso anno c’erano 26.768 guardie carcerarie per 69.268 detenuti, mentre la Spagna, con quasi lo stesso numero di detenuti, aveva 18.620 guardie carcerarie.

Italia prima in Europa per stranieri detenuti

Parlamento Europeo 1L’Italia nel 2012 è stato il paese del Consiglio d’Europa con il maggior numero di detenuti stranieri nelle sue carceri. In totale erano 23.773, e rappresentavano quasi il 36% dell’intera popolazione carceraria. Il 45% era in attesa di giudizio, e quasi il 21% era un cittadino di un altro Stato membro dell’Unione europea. Questi sono alcuni dei dati contenuti nel rapporto del Consiglio d’Europa sulla popolazione carceraria nei 47 Stati membri, fotografata al settembre 2012. In base ai dati forniti dal Consiglio d’Europa, dopo l’Italia i paesi con più detenuti stranieri sono la Spagna (23.423), la Germania (19.303), la Francia (13.707) e l’Inghilterra e il Galles (10.861). In termini percentuali il paese con la più alta presenza di detenuti stranieri è però il Principato di Monaco, dove i non monegaschi rappresentano il 95% dei detenuti. Sempre in termini percentuali seguono l’Andorra, la Svizzera, il Lussemburgo e il Liechtenstein e Cipro. Per quanto riguarda invece i detenuti stranieri in attesa di giudizio l’Italia ne ha più di tutti in termini assoluti, 10.717. In Spagna sono quasi 6mila, mentre in Germania sono 5.171. La Germania è invece lo Stato in cui sono detenuti più cittadini di altri paesi dell’Unione europea, 6.580, contro i 4.970 in Italia, i 4.875 in Spagna, mentre in Francia i cittadini di altri Stati Ue sono 3.330 e in Inghilterra e Galles 3.808.

Italia seconda Europa per suicidi, peggio Francia

Nelle carceri italiane nel 2011 si sono suicidate 63 persone. Il nostro paese è secondo solo alla Francia, dove nello stesso anno si sono tolti la vita 100 detenuti. Seguono poi le carceri d’Inghilterra e Galles (57), Germania (53) e Ucraina (48), secondo i dati del Rapporto 2012 del Consiglio d’Europa. L’Ucraina è invece lo Stato dove si registra il maggior numero di morti dietro le sbarre, 1009, seguono poi la Turchia (270), la Spagna (204) e Inghilterra e Galles (192). In Italia invece il numero di detenuti deceduti in carcere è di 165, cifra che ricomprende i suicidi, anche se per le altre morti il nostro Paese, come quasi tutti gli altri, non fornisce dati sulle cause. Si sa solo che per il 2011 l’Italia dichiara che nessuna di queste persone è stata vittima di omicidio.

Dap: dati del Consiglio d’Europa precedenti a riforme

I dati sulle carceri diffusi dal Consiglio d’Europa “fanno riferimento al 2012 e non tengono conto dei molteplici interventi” adottati negli ultimi tre anni “per stabilizzare il sistema penitenziario e adeguarlo alle prescrizioni della Cedu”.

È quanto precisa il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ricordando che, negli ultimi tre anni, in Italia sono stati messi a punto “interventi di carattere gestionale e organizzativo che hanno consentito, ad oggi, di assicurare lo spazio minimo di vivibilità non inferiore ai tre metri quadrati, all’interno delle camere detentive”, nonché interventi di “natura edilizia, attraverso l’apertura di nuovi penitenziari e nuovi padiglioni che hanno aumentato la capacità ricettiva di circa 4mila posti”. Il Dap, inoltre, ricorda le riforme che “hanno inciso sulla custodia cautelare e sull’aumento di misure alternative”.

Il Dap sottolinea i “molteplici interventi che sono stati adottati nel corso degli ultimi tre anni per stabilizzare il sistema penitenziario e adeguarlo alle prescrizioni della Corte europea dei diritti dell’Uomo”, “interventi di carattere gestionale e organizzativo che hanno consentito, ad oggi, di assicurare lo spazio minimo di vivibilità (non inferiore ai tre mq) all’interno delle camere detentive; interventi di natura edilizia attraverso l’apertura di nuovi penitenziari e nuovi padiglioni che hanno aumentato la capacità ricettiva di circa 4 mila posti; interventi legislativi che hanno inciso sulla custodia cautelare e sull’aumento delle misure alternative”.

Il Dipartimento fornisce quindi una serie di dati: a fronte delle 65.701 presenze registrate al 31 dicembre 2012, alla data odierna la popolazione detenuta è di 59.728 unità; dal 2009 la custodia cautelare è calata di circa 10 punti in percentuale, dal 46% al 36%; per le misure alternative si registra un aumento di 17.00 presenze in più rispetto alla fine del 2009, che tenderà ad aumentare grazie alle recenti disposizioni normative; al 31 dicembre 2012 la capienza regolamentare era di 47.040 posti detentivi, oggi è pari a 49.131 posti, con un aumento di 2.091 posti detentivi. I posti non disponibili, ad oggi, sono 4.762.

“L’Amministrazione, nei limiti delle risorse disponibili, sta concentrando gli sforzi per recuperare in tempi rapidi il maggior numero di posti inagibili”, si legge ancora nella nota. In calo anche i “suicidi dal 2011, anno in cui si verificarono 63 casi. Nel 2012 sono stati 57 e 42 nel 2013. Alla data di oggi per il 2014 i suicidi nelle carceri sono 13”. I detenuti ristretti per reati connessi alla criminalità organizzata sono 9.752, pari al 16,33%. Di questi 333 in alta sicurezza e 715 in 41 bis.

di Eleonora Martini

Il Manifesto, 30 aprile 2014

Carceri strapiene, 60 associazioni lanciano l’allarme


carcere chiave cellaUn appello per cambiare le condizioni dei carcerati in Italia. Sono 60 le associazioni che si sono unite per indirizzare un messaggio alle autorità italiane ed europee e far presente il problema del sovraffollamento carcerario, che rischia di costare una multa salatissima all’Italia da parte della Corte europea dei Diritti dell’Uomo.

I firmatari chiedono “un diverso modello di giustizia e detenzione, più responsabilizzante, meno chiuso in se stesso e più aperto al ritorno nella società”. L’appello si compone di sette punti. Tra i punti più in vista, la richiesta di “diversificare il sistema sanzionatorio”, così da “procedere sulla doppia via della depenalizzazione e della residualizzazione della pena carceraria”.

Ma, in particolare, va cambiato, scrivono i firmatari, il modello di gestione delle case circondariali. Si invoca l’accantonamento del vecchio trattamento dei detenuti, fondato sulla “soggezione, l’afflizione e l’umiliazione”, per passare ad un modello più improntato alla socialità e alle attività all’interno del carcere, prendendo spunto da realtà che in Italia sono già esistenti e dimostrano di funzionare a dovere.

Per quanto riguarda le attività all’interno delle strutture, l’Italia è ancora indietro: il tasso di disoccupazione nelle carceri nostrane è del 96% e, nonostante l’esistenza di una legge che lo disciplina (la legge Smuraglia), il lavoro è ancora argomento che non fa presa, a causa delle ridotte coperture. Nell’appello, si sottolinea che “il lavoro qualificato è essenziale quale fattore di riduzione della recidiva e va concretamente incentivato”.

Si fa notare che la gran parte dei detenuti è a basso indice di pericolosità: per questo, è sbagliato che l’attenzione legittima che si riversa alla minoranza pericolosa si estenda a tutti gli altri detenuti. Infine, si chiede di favorire l’invio in comunità di detenuti in affidamento, sia provenienti dalla detenzione che dalla libertà. Tali esperienze “abbattono la recidiva e hanno un costo inferiore a quello dello Stato”.

Napoli: un viaggio nella realtà terrificante degli Opg, tra i “residui manicomiali”


Ospedale Psichiatrico GiudiziarioDuecento quarantaquattro internati, continui nuovi ingressi (24 solo a Napoli tra marzo e aprile), 8 persone recluse da più di vent’anni, tra cui L. di Avellino da 27 anni rinchiuso ad Aversa ed L. da 29 anni tra Aversa e Napoli: circa l’80% di quanti sono in queste strutture non avrebbe più motivo per restarvi.

E ancora strutture fatiscenti, condizioni igienico sanitarie precarie, internati che a Napoli sono costretti anche a magiare chiusi in celle sprovviste finanche di un televisore o una doccia, ricorso sistematico alle celle di isolamento, persone che rientrano dopo il fallimento della licenza finale d’esperimento, spesso anche solo per aver rifiutato di assumere la terapia all’interno di strutture neo-manicomiali di cui anche i magistrati chiedono solo l’indirizzo e nulla più. È parte della realtà dei due ospedali psichiatrici giudiziari della Campania che il consigliere regionale del Pd Antonio Amato ha ispezionato nelle ultime settimane con due visite non annunciate realizzate nelle strutture di Secondigliano (sabato scorso) e Aversa (mercoledì 9 aprile). Hanno fatto parte della commissione ispettiva il ricercatore Antonio Esposito (ad Aversa e a Secondigliano), e (a Napoli) Dario Stefano Dell’Aquila componente dell’Osservatorio Nazionale sulla Detenzione di Antigone.

“Ci siamo trovati di fronte a contenitori di sofferenza che continuano a riempirsi: a fronte dei progetti di dimissione degli internati in previsione del superamento prorogato al 2015, i perversi meccanismi delle misure di sicurezza e della cosiddetta osservazione psichiatrica restano immutati. Cosi solo a Napoli tra marzo e aprile ci sono stati 24 nuovi ingressi” afferma Amato. “Ognuna delle storie incontrate dimostra l’assoluta inefficacia di un sistema manicomiale infernale, incapace di curare, che colpisce i più’ deboli, oggi molti immigrati e anche ragazzi (abbiamo incontrato anche tanti, troppi ventenni) che dal circuito delle dipendenze e della sofferenza mentale arrivano poi in Opg, anche per piccolissimi reati.

Ospedale Psichiatrico Giudiziario 1La proroga al 2015 difficilmente verrà rispettata e comunque la soluzione individuata, quella delle Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza, non risolverà alcunché, riproporrà su scala ridotta la stessa logica manicomiale e costerà una cifra spropositata”. Solo in Campania, infatti, per le 8 Rems da 20 posti ciascuna previste nelle 5 province, tra costi di ristrutturazione e costruzione ex novo è prevista una spesa di oltre 19 milioni di euro”. “Innanzitutto, non si inter-

viene sulla questione delle misure di sicurezza, sia quelle definitive per persone riconosciute incapaci di intendere e volere che trasformano la certezza della pena nella possibilità di ergastoli bianchi, sia quelle provvisorie, disposte senza che nemmeno ci sia stato il processo, e che poi possono durare anche anni in attesa del dibattimento. C’è poi la seconda questione, quella più importante, quella del sistema territoriale di cura della sofferenza psichica, che, come dimostrano diversi esempi concreti, realizzerebbe una fondamentale opera di prevenzione”.

Otto Pagine, 22 aprile 2014

Chiamiamola Tortura: diecimila firme in pochi giorni per chiedere una legge sulla tortura


AntigoneChiamiamolaTorturaBanner

‪#‎ChiamiamolaTortura‬
In pochi giorni la Petizione lanciata da Antigone ha raggiunto 10.000 firme. Un dato che la politica non può ignorare. E’ importante ora che la discussione della legge sia immediatamente calendarizzata anche alla Camera dei Deputati affinché l’Italia si uniformi a tutti i paesi democratici.

Nel frattempo abbiamo deciso di lasciare ancora aperta la petizione per chi volesse firmarla e non lo avesse fatto.

http://www.osservatorioantigone.it/new/component/content/article/82-news/2710-chiamiamola-tortura-diecimila-firme-in-pochi-giorni-per-chiedere-una-legge-sulla-tortura

Diecimila firme in pochi giorni. È questo lo straordinario risultato raggiunto dalla petizione che, indirizzata ai capogruppo parlamentari e alla presidente della Commissione Giustizia della Camera, chiedeva l’inserimento del reato di tortura nel codice penale.

Da oltre 25 anni l’Italia aspetta di adeguarsi a tutti i paesi democratici, mantenendo fede ad un impegno assunto con le Nazioni Unite che, con il Consiglio d’Europa, ritengono la tortura un crimine contro l’umanità. I prossimi mesi saranno cruciali proprio per il nostro paese. La Corte Europea dei Diritti Umani deciderà infatti se condannarci per la condizione di disumanità a cui sono sottoposti i detenuti in Italia mentre, le stesse Nazioni Unite, valuteranno la tenuta dei diritti umani nel nostro paese. Non indifferente sarà la questione della mancanza del delitto di tortura nel nostro ordinamento. Siamo tra i pochissimi nella Ue.

10 mila cittadini che si aggiungono a firme importanti tra le quali quelle di: Andrea Camilleri, Massimo Carlotto, Ascanio Celestini, Cristina Comencini, Erri De Luca, Luigi Ferrajoli, Davide Ferrario, Elena Paciotti, Mauro Palma, Stefano Rodotà, Rossana Rossanda, Ettore Scola, Daniele Vicari, Vladimiro Zagrebelsky, Don Luigi Ciotti, Franco Corleone, Cecilia Strada, Paolo Flores D’Arcais.

Lo scorso mese di febbraio il Senato ha approvato una proposta di legge contro la tortura. Un passo in avanti, anche se non la migliore delle leggi possibili. Ad esempio il reato non è considerato come un reato specifico che può essere commesso solo da un pubblico ufficiale. E’ invece qualificato come un delitto generico che chiunque può commettere.

E’ importante ora che la discussione della legge sia immediatamente calendarizzata anche alla Camera dei Deputati. E così la pensano anche le migliaia di persone che hanno firmato la nostra petizione su http://www.change.org.

Nel frattempo, essendo l’obiettivo ultimo di 10.000 firme stato raggiunto e superato in così poco tempo, abbiamo deciso di lasciare aperta la petizione, dando la possibilità a chi non lo avesse fatto di firmare a favore dell’introduzione del reato di tortura.

Giustizia. Vecellio (Radicali): se Berlusconi e i suoi consiglieri vedessero al di la’ del loro ombelico…


Valter VecellioI radicali, in quanto organizzazione politica non saranno presenti con proprie liste e simboli alle prossime elezioni per il Parlamento Europeo. Non ci sono le condizioni minime che rendano possibile e praticabile una consultazione elettorale che si e’ voluto trasformare in una sostanziale truffa ai danni del cittadino-elettore messa in essere pregiudicando e ledendo innanzitutto il diritto fondamentale a essere informati, l’einaudiano conoscere per poter giudicare. E’ quanto scrive su “Notizie Radicali” Valter Vecellio, della direzione di Radicali italiani.

La (s)partitocrazia, prosegue Vecellio, sta definitivamente chiudendo il ciclo cominciato 60 anni fa: Matteo Renzi e Beppe Grillo sono due nuovi/vecchi protagonisti di una politica dove maggioranza e opposizione, progressisti e conservatori, sinistra e destra non sono piu’ distinguibili e sono anzi interscambiabili: come i ladri di Pisa che fingono di litigare per meglio spartirei il bottino.

La questione di queste ore – a questo siamo! – sembra essere Berlusconi ai servizi sociali, che gli potrebbero essere revocati se si azzarda a esprimere commenti non graditi sui magistrati e opinioni “fuori linea” sulla magistratura. Se dovesse per esempio esprimere una valutazione negativa sull’atteggiamento dell’ANM che non accetta tagli agli stipendi, questo sarebbe il segno di un non ravvedimento? E i benefici di cui usufruisce gli verrebbero revocati?

Berlusconi mesi fa ha personalmente firmato i referendum radicali sulla giustizia, falliti perche’ la doverosa informazione su questi temi e’ dolosamente venuta meno. E’ un “pacchetto” referendario che costituisce un vero e proprio programma di governo riformatore sulla e della giustizia.

Berlusconi, che dice di avere a cuore le questioni della giustizia, ha un modo per dimostrarlo senza per questo prestare il fianco a prevedibili ritorsioni: attraverso i mezzi di comunicazione di cui dispone assicuri e garantisca una autentica campagna informativa sui temi della giustizia, a partire dai quesiti referendari. Sarebbe un ottimo contributo, e il paese ne avrebbe un beneficio straordinario, il solo modo per cominciare ad occuparsi seriamente di giustizia tornando ad essere quel liberale che voleva essere, e che per un attimo si spero’ fosse. Probabilmente pero’ anche questo appartiene a quel possibile destinato ad essere schiacciato dal probabile…

http://www.radicali.it 

Notizie Radicali – 19 Aprile 2014

Giustizia: “marcia indietro” del Dap sulla Circolare che negava i dati ad Antigone?


Ministero Giustizia DAPLa notizia non è ancora ufficiale ma sembra che al Dap starebbero pensando. Opportunamente istruiti da via Arenula a una marcia indietro che avrebbe del clamoroso su quella famigerata circolare, ribattezzata della “non trasparenza”, che vieta di fornire dati sui detenuti nelle singole carceri italiane alle associazioni di volontariato come Antigone. La “Circolare Antigone” era stata stigmatizzata dalla segretaria di Radicali italiani Rita Bernardini e da numerosi esponenti politici.

La motivazione di questa censura sui dati era stata questa: si crea confusione se tutti possono accedervi. In realtà poteva sembrare (e pare che questo a Orlando non sia andato giù, di qui la suggerita retromarcia) che ci fosse stata una volontà ministeriale di accentrare questi numeri in attesa della famosa sentenza Cedu del 28 maggio prossimo affinché lo stato italiano non venisse più smentito (per non dire sbugiardato) come era accaduto al ministro Andrea Orlando solo ai primi di aprile. Quando si era recato in Europa a dire che i posti in carcere disponibili in Italia erano 48 mila e rotti. Il tutto ignorando che i dati dello stesso Dap spiattellati alla Bernardini per rispondere, nelle loro intenzioni, per le rime a una precedente polemica, evidenziavano poco più di 43 mila posti.

Due giorni fa una delle responsabili di Antigone, Susanna Marietti, ha risposto al Dap su un blog del “Fatto quotidiano” affermando che quella dell’amministrazione penitenziaria “…pare una tesi senza fondamento”. E questo perché, oltretutto, “la rilevazione periferica dei dati è sicuramente più capillare e utile di quella centralizzata”. Poi la conclusione al veleno: “Sappiamo che il Ministro vorrebbe che la circolare venisse ritirata. Ci auguriamo che ciò accada al più presto”. E infatti dal ministero trapelano voci che questa pezza, alla situazione che si è venuta determinando, verrà messa.

Anche perché, altrimenti, il 28 maggio in Europa qualcuno, oltre al balletto dei dati sui detenuti e sui posti di capienza, potrebbe rinfacciarci persino questo maldestro tentativo di censurare chi si occupa di carceri e carcerati. Come la stessa Antigone e i radicali italiani.

di Dimitri Buffa

http://www.clandestinoweb.com, 18 aprile 2014

Giustizia: i Radicali inoltreranno al Consiglio d’Europa un nuovo “dossier carceri”


Consiglio d'EuropaSi è riunito a Roma dall’11 fino al 13 aprile 2014 il Comitato Nazionale di Radicali Italiani. Nella Mozione Generale si legge il rilancio del Satyagraha “abbiamo contato gli anni, ora contiamo i giorni” iniziato il 28 febbraio scorso per sensibilizzare sui “trattamenti inumani e degradanti” nei 205 penitenziari italiani ed il ringraziamento radicale agli oltre 1.500 cittadini, in gran parte detenuti e loro familiari, che hanno animato “la lotta nonviolenta” assieme alla Segretaria di Radicali italiani. I Radicali danno mandato agli organi statutari di “inoltrare sollecitamente al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il dossier predisposto dall’avvocato radicale Deborah Cianfanelli sullo stato delle nostre carceri in vista della riunione in cui verranno valutate le misure adottate dall’Italia per corrispondere all’ingiunzione della sentenza Torreggiani”.Il Ministro Orlando, intervistato qualche giorno fa dal quotidiano L’Unità sul caso Dell’Utri, ha parlato della sua scorsa visita a Strasburgo per presentare il piano di risoluzione della questione carceraria italiana: “abbiamo messo in evidenza progressi e punti critici – ha detto il Guardasigilli. I progressi sono nei numeri: oggi circa 60mila detenuti a fronte ci circa 45mila posti disponibili. Prima di una lunga serie di interventi eravamo arrivati a circa 40mila posti a fronte di una crescita tendenziale che puntava a circa 70mila detenuti. Bene: questo trend è stato bloccato e tutti i mesi assistiamo a una piccola diminuzione”.

Lo scopo per il Ministro è quello di “ridurre ulteriormente, arrivare a una forbice di circa diecimila unità. Non è chiaramente l’ottimo ma è un obiettivo che consente di iniziare a lavorare sulla qualità della detenzione”. Orlando la settimana scorsa è stato anche a La Spezia nel corso della convention “Parole di Giustizia” ed ha riaffrontato il problema del sovraffollamento, che “va risolto – ha spiegato il Ministro Orlando – e ci stiamo lavorando, ma è il tasso di recidiva che preoccupa. In Italia è del 75%, in Francia del 25%, questo perché il detenuto italiano cade in un baratro da cui rischia di non uscire più. Sono pochi gli istituti con scuole all’interno e con possibilità di formazione e crescita, vero antidoto a una ripetizione del reato”. Il Ministro sta pensando anche ad una classificazione delle carceri.

Il piano giustizia nel timing renziano è previsto per giugno, intanto sui numeri forniti dall’amministrazione penitenziaria e dal Ministro ancora vengono avanzati dubbi da diverse associazioni. La data del 28 maggio è vicina e lo stallo parlamentare sui ddl amnistia e indulto non lascia intravedere sbocchi positivi per i provvedimenti di clemenza.

 

Dramma carceri in Italia, l’inferno è Poggioreale: lo conferma il rapporto europeo.


Situazione tragica nel penitenziario napoletano. Lo conferma il rapporto della Commissione Libertà Civili dell’Unione europea, che striglia l’Italia sulle carceri: “Molto deve essere ancora fatto”.

Casa Circondariale Napoli PoggiorealeUna vecchia prigione sovraffollata, con 2.534 detenuti dove potrebbero esserci al massimo 1.400 persone.  ”I detenuti trascorrono 22 ore al giorno nelle loro celle, con “un’ora gratuita al mattino e una al pomeriggio, che spendono in un cortile di dimensioni inadeguate per il gran numero di persone. Alcuni di essi trascorrono 24 ore al giorno nelle loro celle e mai uscire”. Poche docce: 3 ogni 87 detenuti, in un edificio, alcuni non hanno acqua calda e riscaldamento. Nella migliore delle ipotesi, ci si può lavare due volte alla settimana. E poi, “problemi dovuti alla mancanza di luce e ventilazione”.

Manca anche l’aria, a Poggioreale,  secondo il rapporto sulle carceri italiane, che Fanpage.it ha visionato, presentato dopo la missione dei parlamentari della Commissione Libertà Civili dell’Ue in Italia, alla fine di marzo. La missione, guidata dal socialista spagnolo Juan Frenando Lopes Aguilar, ha visitato tra l’altro le carceri di Rebibbia (maschile e femminile), a Roma, e Poggioreale, a Napoli, e la delegazione ha incontrato diverse personalità: il ministro Orlando, il Dap, il senatore Manconi, l’associazione Antigone, il segretario dei Radicali Rita Bernardini, la garante dei detenuti della Campania, il sindacato di polizia penitenziaria, il Csm.

Inferno Poggioreale: la cella zero – Nel carcere di Poggioreale c’è anche la presunta “cella zero”, la cella delle torture sulla quale la magistratura sta indagando dopo l’inchiesta di  Fanpage.it e le denunce di oltre 50 detenuti. Sulla presunta cella zero la Commissione Libertà Civili scrive: “Una stanza vuota dove un certo numero di prigionieri sarebbe stato picchiato dalla polizia penitenziaria. Sulla questione è in corso un’inchiesta a seguito di una serie di denunce da parte dei detenuti per maltrattamenti”. Non c’è solo questo. Un’altra inquietante circostanza è arrivata alla delegazione. E oggi, nel rapporto si legge: “I detenuti sono messi in celle di isolamento per motivi di salute o disciplinari . Un certo numero di reclusi con problemi psichiatrici sono stati trovati a essere detenuti in celle di isolamento”. A Poggioreale, il capitolo suicidi è un altro incubo senza fine: “Suicidi , tentativi di suicidio e atti di autolesionismo sono molto frequenti – scrive la delegazione – Un detenuto ha tentato il suicidio solo un’ora prima che la delegazione visitasse il penitenziario”. Ma la tortura è continua, si instilla nei momenti che scandiscono la giornata. Come il pranzo: “Ci sono solo due cucine per l’intero stabilimento e senza  scatole termiche , quindi la maggior parte dei detenuti riceve cibo freddo”. In totale, per il vitto di un detenuto lo Stato stanzia 3,5 euro: “Di conseguenza  – continua il rapporto – Il cibo è freddo e di qualità molto scadente ; molti detenuti si cucinano su cucinini rudimentali nei bagni”. Se si sta male, ed è facile che in carcere si stia male (come nel caso di Federico Perna, gravemente ammalato e morto nel penitenziario napoletano in circostanze tutte da chiarire, caso che abbiamo sollevato sul nostro giornale), “l’assistenza sanitaria in questa prigione è molto scarsa , anche a causa della mancanza di risorse e ad un grande turnover di detenuti , dal momento che tutti i nuovi detenuti sono sottoposti ad una visita medica . Il sovraffollamento e le condizioni igieniche pessime facilitano la diffusione di malattie. In particolare , i tossicodipendenti non ricevono una terapia appropriata”. Difficili anche le condizioni della polizia penitenziaria e di tutto il personale che vi opera: in dieci anni sono stati ottanta i suicidi tra il personale di polizia penitenziaria.

A conoscere tristemente e a fondo la situazione di Poggioreale è Antigone Campania, tra le realtà che sono state ascoltate dai membri della delegazione: “La relazione ha recepito gran parte dei problemi che da anni solleviamo – afferma Mario Barone, presidente di Antigone Campania e membro dell’Osservatorio sulle condizioni di detenzione in Italia – A Poggioreale si sta in cella 22 ore su 24; gli spazi esterni dedicati ai passeggi sono di dimensioni inadeguate; l’istituto ha una funzione eminentemente “abitativa” (non vi sono, Padiglione per Padiglione, spazi destinati alla socialità); soltanto una minoranza di detenuti può accedere alla doccia in cella; scarsa è la tutela della salute e delle condizioni igieniche”. E nelle conclusioni, “il rapporto invita a migliorare le condizioni di detenzione con particolare riferimento a Poggioreale – continua Barone – Un posto in cui sono particolarmente carenti le attività trattamentali e le opportunità di lavoro”.

L’Italia condannata: davanti a noi solo Serbia e Grecia – In totale, il numero dei detenuti in Italia è di 60.828. Ben oltre la capienza, che secondo le autorità è di 47.857 detenuti, ma secondo diverse organizzazioni (Radicali, Antigone, l’Osservatorio Ristretti Orizzonti) le cose non stanno così, segnala il rapporto: calcolano, infatti, “una capacità di 41.000″. Dopo che l’Italia è stata condannata per aver violato l’articolo 3 (divieto di tortura e trattamenti inumani o degradanti) della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali,  i detenuti sono diminuiti, “ma la differenza tra capienza e numero di ristretti resta “significativa”, secondo la delegazione. “L’Italia -scrive il rapporto della delegazione europea – ha il terzo più alto sovraffollamento carcerario, con 147 detenuti per 100 posti disponibili, e viene solo dopo la Serbia e la Grecia”. Abbiamo più delinquenti? Niente affatto: “Questo – precisa il rapporto – nonostante l’Italia abbia un rapporto tra detenuti e popolazione di circa 1, che corrisponde alla media europea”. Il 38 per cento dei detenuti sta scontando una pena inferiore ai 5 anni, il 38 per cento è dietro le sbarre per reati di droga, 29mila stranieri e il record: il 40 per cento è in attesa di giudizio. La percentuale più alta nell’Unione europea.

La Fini – Giovanardi, legge carcerogena – Dopo il giudizio della Corte Costituzionale, “le pene devono essere ri- determinate e molti detenuti condannati per reati connessi alle droghe leggere potrebbero essere rilasciati  – scrive la delegazione guidata da Lopes Aguilar –  Inoltre , condanne future per reati legati alla droga saranno , in media , più brevi; questo contribuirà anche a ridurre il sovraffollamento delle carceri. Tuttavia, gli effetti della presente sentenza per le carceri italiane sono ancora poco chiare e le discussioni sono ancora in corso, in particolare sulla possibilità di rideterminare la pena per i detenuti la cui condanna è diventata definitiva”. In ogni caso, sottolinea il rapporto, l’impatto di questo cambiamento sarà probabilmente molto forte, “dal momento che circa un terzo dei detenuti è recluso per reati legati alla droga”.

Il reato di tortura – Già nel 2012, ricorda il rapporto della Commissione, il Comitato europeo per la prevenzione detta tortura ha esortato l’Italia a introdurre, al più presto, il reato. “Ma tuttora il reato non esiste – si ricorda – nel codice penale italiano e la violenza contro i detenuti è punibile solo come lesioni personali, che non sono perseguite d’ufficio se la prognosi medica non supera i 20 giorni”. E poiché in pochi denunciano e tanta è la paura, “molti atti di tortura restano impuniti”. Il rapporto sulle carceri continua ricordando che il Senato ha approvato un ddl per l’introduzione del reato di tortura, ma striglia l’Italia perché il testo è stato modificato e, se a torturare è un pubblico ufficiale, questo rientra solo tra le aggravanti: “Mentre nella proposta originaria era un elemento costitutivo del reato – si legge  – Per questo motivo il testo modificato è stato fortemente criticato, anche perché non conforme alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura ratificata dall’Italia nel 1989″.

Le conclusioni – Nelle conclusioni si “accolgono gli sforzi delle autorità italiane per risolvere il problema del sovraffollamento”, ma “molto deve ancora essere fatto”. Il rapporto esorta ad affrontare con maggiore efficacia anche la questione dei detenuti per droga. Una menzione particolare proprio al carcere di Poggioreale, dove mancano le opportunità di lavoro e le attività.  Inoltre, la Commissione parlamentare “condanna l’uso di violenza contro i detenuti” e si appella alle autorità “perché prendano le necessarie misure” contro tali violenze. Infine, i parlamentari si dicono “preoccupatissimi per l’uso della carcerazione preventiva”.

Gaia Bozzahttp://www.fanpage.it